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Lunedì, 17 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 20 Marzo 2019 - nelPaese.it

Dal 22 al 24 marzo alle ore 21.15 al Teatro Europa, nell’ambito della rassegna “Non solo 8 marzo. Omaggio al valore”, va in scena “Antologia dell’anima. Amore e Psiche” a partire dai racconti scritti da Chiara Rubes, voce recitante insieme al canto di Caterina Carbo Kate e Alessandro Scorsiroli (22 marzo ‘Canto dell'amore’, 23 marzo ‘Canto del bene e del male’, 24 marzo ‘Canto dei confusi’) che nella forma del recital e del canto interpretano la voce dell'anima.

La parola racconta i nodi esistenziali più urgenti, quelli con cui le anime si incastrano per poi liberarsi e superarsi in un fluire più dolce e delicato dopo il bagno di sangue che comporta la ferita di un lutto anche nel suo più ampio significato di lontananza dal sé.

Perdita, abbandono, mancanza, separazione dalla propria realizzazione sono i nodi con cui i protagonisti delle storie cantano la propria vita trovando in essa lo scioglimento del problema. Racconti, canto, musica, atti psicomagici, azioni meditative e percorsi utili a favorire la catarsi concorrono al sogno e alla realtà di vivere i nodi dell’anima con importanti alleati che mirano a un unico obiettivo: sperimentare e condividere l’arte della gioia.

 

Pubblicato in Cultura

In occasione della Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, Banca Etica e Libera annunciano un piano straordinario per dare credito alle imprese sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie.

Banca Etica mette a disposizione un plafond di 3 milioni di euro di finanziamenti che - in base alla tipologia di impresa richiedente e di attività svolta - potranno ottenere la garanzia di diversi strumenti tra cui quelli europei del programma Easi per l’occupazione e l’innovazione sociale e quello del Mediocredito Centrale per i beni confiscati. 

Ogni anno, il 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera e Avviso Pubblico celebrano la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. L'iniziativa nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare mai il suo nome. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome. Dal 1996, ogni anno, in una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Quest'anno Padova, la città dove Banca Etica ha aperto la sua prima filiale 20 anni fa, ospita la Giornata. Un corteo inizierà alle 8 in Piazzale Boschetti e culminerà in Prato della Valle alle 11 con un intervento di Don Luigi Ciotti e la lettura dei nomi delle vittime innocenti.

“La mafia non può fare a meno di collusioni con il mondo della finanza. Per questo ogni progetto che voglia definirsi di finanza etica deve avere al cuore anche l’impegno antimafia.  E non è un caso se tra i primi finanziamenti concessi 20 anni fa dalla neonata Banca Etica ce ne furono alcuni a favore di cooperative di Corleone che volevano restituire all’utilità sociale beni e terreni confiscati - dice Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica - . La legge italiana sul riuso sociale dei beni confiscati all’estero è considerata un modello da imitare, ma la sua concreta attuazione ancora soffre di lentezze amministrative e scarsità di risorse. Banca Etica risponde mettendo a disposizione risorse economiche e umane per facilitare il più possibile l’effettiva destinazione sociale dei beni confiscati: attraverso il credito concesso, cooperative e associazioni possono rimettere in funzione i beni confiscati realizzando progetti culturali e di inserimento lavorativo di persone con qualche fragilità”.

Già oggi Banca Etica finanzia progetti di riuso dei beni confiscati per un valore complessivo di 3 milioni e mezzo di euro erogati a favore di 22 realtà (cooperative e associazioni), che nel loro insieme hanno un fatturato di 33 milioni di euro e impiegano 520 addetti.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale

Il 25 marzo alle ore 10 al Teatro de' Servi di Roma, il Forum Disuguaglianze e Diversità presenta il rapporto "15 Proposte per la giustizia sociale": un pacchetto di proposte di politiche pubbliche e azioni collettive che intervengono su tre meccanismi di formazione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione tra lavoro e impresa, il passaggio generazionale.

Tra il 1995 e il 2016 la quota di ricchezza dell'1% più ricco della popolazione adulta è passata dal 18% al 25%, quella del 10% più ricco dal 49% al 62%.

Le grandi disuguaglianze di ricchezza e di reddito, di accesso ai servizi essenziali, di riconoscimento dei nostri valori e aspirazioni, hanno prodotto una società fortemente lacerata dove l'ingiustizia sociale e la percezione della sua ineluttabilità sono all'origine dei sentimenti di rabbia e di risentimento dei ceti deboli verso i ceti forti e della "dinamica autoritaria" in atto.

Una frase continuamente ripetuta per scoraggiare ogni pretesa di cambiamento è che "non ci sono alternative". È invece giusto ridurre le disuguaglianze ed è possibile farlo perché sono frutto di scelte errate. 

“Ispirandoci al Programma di Azione di Anthony Atkinson abbiamo elaborato, in oltre cento persone, un gruppo di proposte radicali che consentono una redistribuzione di potere e favoriscono soluzioni concrete e fra loro fortemente integrate. Al tempo stesso molte di esse si prestano a essere immediatamente sperimentate e offrono un terreno per un confronto acceso, aperto, informato e ragionevole”, scrive in una nota il FDD. 

“Presentiamo proposte per un cambiamento tecnologico che diffonda il controllo sulla conoscenza, invertendo l'attuale processo di concentrazione. E che riduca così le disuguaglianze nella distribuzione tra profitti e salari, nella dignità e nell'autonomia del lavoro, nell'equilibrio uomo-donna in merito ai tempi di cura e assistenza, nella realizzazione degli indispensabili interventi per la transizione energetica, nell'uso che viene fatto della massa di dati che immettiamo in rete. Un cambiamento tecnologico che ridia a tutti noi il controllo sugli algoritmi di apprendimento automatico”, continua la nota.

Sono proposte che intervengono sulla relazione fra lavoro e impresa, per ridare al lavoro dignità salariale e nelle sue condizioni di impiego, una voce sulle scelte strategiche delle imprese e l'autonomia necessaria per affrontare la volatilità della domanda e dei mercati. Accrescere il potere del lavoro è un requisito irrinunciabile per innalzare la giustizia sociale. Richiede oggi la combinazione di antiche e nuove tutele e un nuovo dialogo tra lavoro e cittadinanza attiva.

Un altro passaggio riguarda il passaggio generazionale quando i giovani e le giovani che iniziano a costruire un piano di vita e pesa su di loro, non solo il contesto familiare e sociale e l'istruzione ricevuta, ma anche la ricchezza della propria famiglia. È così che rischiano di accentuarsi le disuguaglianze di opportunità indipendentemente da ogni merito e si accelera la concentrazione della ricchezza. È quindi necessario un intervento che mescoli le carte, accrescendo la libertà sostanziale dei giovani e delle giovani appartenenti ai ceti deboli.

“La forza delle nostre proposte sta nel mobilitare gli interessi dei ceti deboli, nel fornire obiettivi chiari e nell'usare meglio e in modo diverso fondi pubblici esistenti. Gli interlocutori diretti sono i partiti, che la Costituzione individua come luogo primario "per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale" (art. 49) e i soggetti che, nel mondo della cultura e del lavoro, della produzione e della cittadinanza attiva, della scuola e della salute, dell'ospitalità e della rete digitale, vogliono farsene promotori” e “abbiamo già trovato un importante punto di incontro con alcuni di loro che ne spiegheranno le ragioni assieme all'impegno che ne discende durante l'evento, a cui sono stati invitati a partecipare rappresentanti di tutte le forze politiche”, conclude il Forum Disuguaglianze Diversità.

 

Pubblicato in Economia sociale

“Una deriva misogina, patriarcale, razzista di fronte alla quale non si può stare a guardare”. L’Osservatorio Pari Opportunità e politiche di genere di Auser Nazionale esprime un giudizio chiaro e netto sul prossimo Congresso Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Verona dal 29 al 31 marzo 2019 ed invita tutti a partecipare alla Manifestazione del 30 marzo  promossa dalla CGIL, le associazioni, i movimenti “perché quest’iniziativa è contraria ai princìpi fondamentali di uguaglianza e di non discriminazione garantiti dalla nostra Costituzione e per dire basta ad una visione restrittiva dei diritti e del ruolo della donna”.

“La destra radicale e integralista vorrebbe riproporre e imporre modelli di disparità e di sottomissione femminili che speravamo superati –sottolinea l’Auser -  Il Ddl Pillon, l’attacco alla 194, le continue discriminazioni e violenze sulle donne, le sentenze “choc” nei processi per stupro e per femminicidio sono i segnali che ci devono mettere in allarme perché questi atti mirano alla negazione della libertà femminile”.  

“Una democrazia cresce assieme ai diritti che garantisce. Più cittadini vengono tutelati, più si rafforzano le libertà collettive. Garantire diritti e uguaglianza significa rendere tutte e tutti noi più forti e sicuri, nel rispetto delle libertà fondamentali di ogni individuo. Al contrario, queste proposte tolgono alcuni diritti e riducono le libertà. Non dobbiamo dare nulla per scontato, tantomeno i diritti delle donne e i diritti civili, che sono una conquista recente; dobbiamo proseguire nel cammino di crescita, conoscenza e uguaglianza iniziato dalle nostre madri  e poi  trasmettere il testimone alle nostre figlie e ai nostri figli”.

Le femministe di Non Una di Meno stanno organizzando tre giorni di proteste, dibattiti, assemblee e spettacoli che si svolgeranno a Verona, negli stessi giorni del Congresso Mondiale delle Famiglie.

 

Pubblicato in Parità di genere

La cooperazione sociale integrata gioca un ruolo chiave per lo sviluppo economico dei territori e per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Oggi è necessario saper agire in termini di innovazione, capacità di cambiamento e riorganizzazione, per sostenere il livello della competitività e gettare le basi di un rapporto trasparente e riconosciuto con le imprese e i policy maker.

È quanto emerso nel corso del dibattito “Cooperare per crescere”, organizzato il 13 marzo scorso a Roma dalla Cooperativa aCapo, presso la Cartiera Latina sede del Parco dell’Appia Antica. “La Regione sta accelerando l’impegno a favore della cooperazione - ha dichiarato nel corso dell’incontro l’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio, Gian Paolo Manzella – Abbiamo approvato un piano di interventi, è appena uscito un bando sulla cooperazione e abbiamo stanziato un fondo per aiutare i lavoratori delle aziende in crisi a ‘farsi’ cooperativa ed acquistare la loro impresa. Portiamo avanti questo percorso in maniera molto convinta perché siamo convinti che i valori della cooperazione sono oggi più attuali che mai: dalla sostenibilità all’inclusione, alla mutualità. È un impegno che Regione Lazio continuerà, con un’attenzione speciale alla comunicazione. Va raccontata quanta innovazione si fa con la cooperazione. Lo si sa troppo poco”.

Nel suo saluto Andrea Venuto, Disability Manager di Roma Capitale, ha sottolineato come sia tempo di riportare l’attenzione sulla cooperazione sociale: “Il contesto sociale in cui ci troviamo oggi è molto diverso da quello del passato, dopo quello che è accaduto in questa città. Ma le realtà che hanno obiettivi saldi devono portare avanti la propria missione. La cooperazione è infatti l’unico argine alla disuguaglianza perché ridistribuisce ricchezza e offre occasioni di inserimento lavorativo per le persone con disabilità. Ci stiamo impegnando con Roma Capitale a ricostruire l’immagine della cooperazione sociale. Le occasioni che un’amministrazione deve dare a un’impresa sociale devono essere di più”.

“È arrivato il momento del riscatto e del riconoscimento – ha detto la Presidente di aCapo, Roberta Ciancarelli, ricordando tutto il lavoro svolto per ridare trasparenza e credibilità alla cooperativa messa in discussione dalle conseguenze di mafia capitale – La Cooperativa e i suoi soci sono sempre stati onesti. Avevo un mandato: salvare la cooperativa e i posti di lavoro. Ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo riusciti”. Ora è tempo di un nuovo inizio, ha continuato Roberta Ciancarelli: “Le parole dell’Assessore Manzella ci danno fiducia e mostrano la giusta direzione. Occorre ricostruire un modello di relazioni chiare e costruttive con gli amministratori di questo territorio, passati dalla contiguità protettiva ed in troppi casi equivoca, alla chiusura preconcetta sui temi del lavoro. Noi siamo andati a capo, malgrado questo diffuso atteggiamento, trovando anche la forza straordinaria di investire su formazione, ricerca, innovazione e progettazione sociale. Se siamo tutti concordi nel riconoscere l’importanza dell’impatto sociale, tanto più, è urgente riconoscere l’impatto generato dalle cooperative sociali integrate di tipo B, per l’apporto unico dato da imprese come la nostra nella creazione di opportunità di lavoro per le persone con disabilità”.

Il Presidente di CDTI Roma, Massimo Di Virgilio, ha poi aggiunto “La strategia di aCapo è vincente perché porta con sé una cultura della crescita. Anche le cooperative, come tutte le imprese, devono puntare sulla propria competitività senza ripiegarsi su subalternità politiche. Il compito degli amministratori pubblici, invece, è quello di ripensare ad una domanda che includa anche le PMI, con una selezione fatta non sulla base del prezzo ma della effettiva competenza. Importante è stimolare l’innovazione favorendo detassazioni che inducano le imprese ad accrescere la conoscenza e non singole conoscenze; un processo che, se portato avanti, genererà un nuovo approccio non più incentrato sugli aiuti.”

L’importanza di investire sulle cooperative sociali è stata illustrata dal Prof. Luigi Corvo, cattedra di imprenditoria Sociale e innovazione dell’Università di Roma Tor Vergata, che ha sottolineato come il percorso intrapreso da aCapo corrisponda a quello adottato dalle realtà più resilienti tra le imprese sociali, illustrando alcuni passaggi della ricerca “La collaborazione crea valore”. Una ricerca empirica sulle imprese sociali italiane, analizzando i comportamenti di imprese sociali distribuite nel Paese con più di 5 addetti, secondo il metodo CAWI: “L’indagine svolta su 612 imprese italiane mostra che, al crescere dell’orientamento collaborativo, le performance economiche e sociali sono positive. La propensione all’innovazione poi funge da acceleratore. Comparando inoltre in termini aggregati l’andamento delle performance degli investitori su imprese sociali e su quelle tradizionali, emerge che le banche e la finanza sociale investono il 76% del proprio attivo nel prestare soldi all’economia reale mentre le banche sistemiche immettono soltanto il 40% del proprio attivo. Le vere banche sono le prime, che prestano soldi per creare sviluppo sul proprio territorio”.

Chi investe in imprese sociali ha un rendimento economico 3 volte superiore rispetto a chi compie operazioni di finanza tradizionale, su orizzonti temporali di medio periodo, e ha aggiunto Corvo: “Si crea più sviluppo investendo in imprese sociali che in quelle che tendono alla massimizzazione del profitto. È una consapevolezza diffusa in tutto il mondo. Nella Regione Lazio scontiamo ancora un ritardo. Non chiediamo alla PA di finanziare questo mondo perché è buono ma di corrispondere un finanziamento equivalente al beneficio che il suo impatto genera”.

L’esperto di diritto amministrativo, Matteo Valente, è entrato nel merito dei limiti insiti nel codice degli appalti e nelle procedure di gara: “La vita delle imprese e delle cooperative, con gli appalti pubblici, non è semplice essendo norme in continua evoluzione. Il dubbio la fa da padrone. Come risultato vi è stata una pioggia di ricorsi amministrativi da parte delle imprese e la messa in mora dell’Italia da parte dell’Unione Europea”.

Secondo la portavoce del Forum del Terzo Settore Lazio, Francesca Danese: “Noi vogliamo parlare di economia perché produciamo economia. Dobbiamo fare un lavoro culturale per chiedere di tener conto di quanta economia solidale noi portiamo nei territori. Dobbiamo essere capaci di raccontarci meglio”. In riferimento al rapporto con le Istituzioni, Danese ha ribadito che “Occorre continuare ad andare coraggiosamente avanti in un rapporto dialettico e trasparente con la PA”, ribadendo anche come sia “ora di pretendere insieme che il piano sociale venga integrato con il piano sanitario”.

Per la Presidente di Legacoopsociali, EleonoraVanni: “aCapo è la testimonianza di un lavoro concreto, di un ‘Si può fare’ della cooperazione sociale. C’è una miopia negli Enti pubblici nel comprendere quali sono gli elementi di valore, non solo sociale ma di generatività economica delle cooperative. Non è l’aiuto di cui abbiamo bisogno”. La cooperazione non è un soggetto dell’assistenza ma della promozione umana e sociale. La cooperazione ha sempre voluto far capire che si può coniugare la produttività sociale con quella economica.

Come rivendica Vanni: “C’è un pregiudizio dilagante verso il Terzo Settore e l’impresa cooperativa sociale. Non abbiamo bisogno di aiuti per far crescere la nostra cultura ma c’è bisogno di rimboccarsi le maniche per costruire un linguaggio comune. Solo così è possibile superare un pregiudizio che in questi anni ci ha fatto e continua a farci molto male dal punto di vista del riconoscimento della qualità imprenditoriale. Noi – ha concluso Vanni – siamo partner imprenditoriali credibili pur non avendo come finalità il profitto, noi siamo imprese che devono fare utili: ci servono per dare lavoro alle persone, per migliorare la qualità del lavoro, per fare innovazione, crescere e affermarci”.

Pubblicato in Lazio
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