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Domenica, 21 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 22 Marzo 2019 - nelPaese.it

Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) che stanno intervenendo per rispondere alla devastazione del ciclone Idai in Mozambico, confermano che la situazione è sempre più allarmante. Le piogge intense continuano e nelle prossime ore o giorni, le autorità locali potrebbero essere costrette ad aprire le dighe per evitare che cedano, cosa che comporterebbe ulteriori inondazioni. È ormai evidente che si tratta di unasituazione estremamente grave che richiederà una imponente risposta d’emergenza.

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I risultati oggetto di questo perspective paper, frutto del lavoro di Paolo Papale, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e Warner Marzocchi, dell'Università Federico II, offrono per la prima volta una stima globale della probabilità del verificarsi di una eruzione vulcanica. Il lavoro si basa sulle informazioni relative ad eruzioni vulcaniche avvenute in tutto il mondo e prende in considerazione la distribuzione temporale di eventi di ogni dimensione: grazie a questi dati, frutto di lavori precedenti, Papale e Marzocchi hanno potuto calcolare la probabilità che si verifichi una eruzione di ciascuna taglia, e hanno quindi potuto confrontare queste probabilità con quelle associate ad altri eventi avversi, come l'impatto di asteroidi o il verificarsi di incidenti in centrali nucleari.

"Non esistono piani per affrontare le conseguenze di una eruzione di dimensioni cataclismatiche, in grado di colpire profondamente la società su scala planetaria", spiega il ricercatore INGV Papale, "tuttavia, tali eruzioni sono avvenute molte volte in passato, certamente avverranno ancora in futuro e la probabilità che ciò accada è dieci volte maggiore della massima probabilità di fusione del nucleo, un rischio considerato accettabile per il funzionamento di una centrale nucleare".

Non solo: gli effetti di una super-eruzione avrebbero un impatto ben maggiore di quello di un incidente nucleare. Anche se in epoca storica non si è ancora assistito a una eruzione di tali proporzioni, è possibile comprenderne gli effetti grazie alle ricostruzioni geologiche, ai modelli fisici e matematici e alle estrapolazioni dalle osservazioni effettuate su eruzioni di scala minore. Nell'insieme, le conseguenze di una super-eruzione vengono considerate dai vulcanologi tali da mettere in discussione la sopravvivenza della stessa civiltà come la conosciamo oggi: basti pensare, ad esempio, all'eruzione del vulcano Tambora, in Indonesia, avvenuta nel 1815 che, pur essendo stata decine di volte più piccola di una potenziale super-eruzione, causò in Europa quello che venne definito "l'anno senza estate".

Una super-eruzione che avvenisse da qualche parte nel mondo, dunque, potrebbe causare mesi, forse anni, di chiusura del traffico aereo su gran parte del globo a causa della concentrazione di ceneri vulcaniche nell'atmosfera, in grado di provocare il blocco dei motori a reazione. I cambiamenti climatici, dovuti principalmente alle ceneri vulcaniche e ancor più alla formazione di aerosol negli strati alti dell'atmosfera, potrebbero protrarsi per molti anni con effetti sull'agricoltura in tutto il pianeta.

"La società globale investe grandi risorse per difendersi dalle severe conseguenze del possibile impatto con un asteroide di dimensioni chilometriche, nonostante questo evento abbia una probabilità di verificarsi almeno dieci volte minore rispetto a una super-eruzione", conclude Papale, "sarebbe quindi opportuno, allo stesso modo, investire nella definizione di piani di resilienza da eruzioni di grandissime dimensioni così da dotare l'umanità di una strategia che consenta la salvaguardia degli elementi critici necessari per il mantenimento del livello di progresso e civilizzazione così faticosamente conseguito".

Lo studio di Papale e Marzocchi, "Volcanic threats to global society", è stato pubblicato sulla rivista Science. Lo studio rispecchia le opinioni dei suoi autori.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Risorsa indispensabile alla vita, bene comune per eccellenza e diritto umano fondamentale, l'acqua potabile è a tutt'oggi, per circa 850 milioni di persone, ancora un'utopia. Il 22 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell'Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992.

In molte regioni del pianeta infatti le popolazioni soffrono quotidianamente crisi idriche e processi di desertificazione e vedono negato il proprio diritto all'acqua, con gravi conseguenze per la salute, l'ambiente e le economie locali.

In Bolivia, dove sull'altipiano le risorse idriche si stanno facendo via via più scarse, è nato il Progetto Pachamama, finanziato dall'AICS e promosso da CEVI in collaborazione con COSPEA SUD e Università di Udine, che intende rafforzare le comunità attraverso la costruzione di infrastrutture per l'acqua, il rafforzamento del ruolo delle donne e la promozione della salute.

Donne e terra

Il 15/10/2016, Giornata Internazionale delle Donne Rurali, la FAO ha reso noto che le donne rurali producono il 45% degli alimenti, ciò nonostante solo recentemente si è iniziato a riconoscere la loro centralità nella sicurezza alimentare. Le donne sono responsabili della coltivazione e della preparazione della maggior parte del cibo consumato nelle case. Sono inoltre le donne che garantiscono la diversificazione della dieta e spendono in maggior misura che gli uomini, i loro ingressi economici per garantire l’alimentazione e preservare la salute nelle famiglie. Secondo la FAO, le probabilità di sopravvivenza di un bambino aumentano del 20% quando la madre controlla il bilancio della famiglia. “Le donne, pertanto, svolgono un ruolo decisivo per garantire la sicurezza alimentare, la diversità alimentare e la salute dei bambini” (FAO).

La Bolivia è il paese latinoamericano con l’indice Globale della Fame (GHI) più elevato (2016). 
Il GHI considera quattro parametri: la proporzione della popolazione che non ottiene abbastanza calorie, i bambini con un peso inferiore a quanto corrisponderebbe per le loro dimensioni, il numero di bambini minori di cinque anni la cui altezza è inferiore alla media ed il tasso di mortalità infantile. Nel gennaio 2017, la WFP ha diffuso dati specifici sulla Bolivia: la denutrizione cronica raggiunge il 25-27%, a fronte di una media regionale del 16%.

Tra le aree di maggiore vulnerabilità del paese rispetto alla sicurezza alimentare e la denutrizione ci sono i comuni delle vallate inter-andine il cui potenziale di produzione di alimenti sta venendo progressivamente eroso dalle inefficienti risposte alle sfide ambientali e sociali che questi territori si trovano ad affrontare. La presente proposta intende intervenire in 8 comuni dei Dipartimenti di Cochabamba (6) e La Paz (2) che, da un lato, presentano alti livelli di vulnerabilità, ma, dall’altro, un alto potenziale produttivo per garantire l’accesso ad una sana alimentare delle popolazioni autoctone e generare un surplus per rifornire i mercati locali e nazionali.

 

Vulnerabilità alimentare

Si tratta di territori rurali semiaridi ad un’altitudine media di 2500m, abitati da comunità indigene che si dedicano all’agricoltura con un indice medio-alto (2-3) di vulnerabilità all’insicurezza alimentare 1 ed un tasso di denutrizione del 27%2. La popolazione nei 2 comuni di La Paz è di 10.804 persone (9.109 in situazione di vulnerabilità), mentre nei 6 di Cochabamba 90.832 persone (75.984 in situazione di vulnerabilità). 

La scarsa disponibilità di acqua limita la quantità e varietà delle colture, che attualmente sono patate e mais, e in minor misura oca, papalisa, fagioli, piselli, fave destinate alla sussistenza. Le donne allevano ovini, avicoli e api con scarse risorse e nessuna assistenza tecnica. Questi sono i prodotti alla base dell’alimentazione familiare, integrati con riso, pasta ed olio. La scarsa disponibilità di acqua a Cochabamba è legata allo stato d’emergenza nazionale per la siccità, per cui il 63% della popolazione non ha accesso all’acqua, inoltre solo il 14% delle superfici agricole utilizza sistemi efficienti di irrigazione e lo sfruttamento delle fonti sotterranee è insostenibile. Nelle comunità d’intervento a La Paz pur essendo presenti acque superficiali mancano totalmente sistemi di captazione e distribuzione. 

La vulnerabilità rispetto alla sicurezza alimentare è inoltre maggiore per le donne che per gli uomini, a causa del radicato patriarcalismo che comporta maggiori difficoltà ad accedere alle risorse naturali, in particolare acqua e terra (nei programmi di riforma agraria si sono trasferiti i diritti esclusivi alla terra agli uomini capofamiglia), accedere agli input agricoli, alla tecnologia ed ai servizi correlati, accedere all’educazione e formazione tecnica, accedere autonomamente ai mercati e generare entrate proprie, accedere agli spazi decisionali e di costruzione di politiche pubbliche.

 

Un aumento spettacolare dei prezzi, un numero record di senzatetto, una grave carenza di alloggi a prezzi accessibili: la crisi immobiliare colpisce tutta l'Europa. Si avvicina la scadenza per la politica di coesione dell'UE 2020, ed è tempo di una valutazione. I risultati sono fuori discussione: non tutti gli europei stanno beneficiando della crescita appena rilevata dall'UE - al contrario.

 Con la loro relazione congiunta, la quarta panoramica sull'esclusione abitativa in Europa, FEANTSA e la Fondazione Abbé Pierre mirano a mettere in evidenza la diminuzione dell'efficacia della lotta dell'UE contro la povertà. Con un aumento del 150% dei senzatetto in Germania, + 71% nel Regno Unito e + 160% in Irlanda, FEANTSA e la Fondazione Abbé Pierre si chiedono: come possiamo parlare di "coesione europea" quando un'altra Europa - quella dei senzatetto e delle persone non adeguatamente alloggiate, i cui numeri sono cresciuti a livelli senza precedenti negli ultimi anni - viene esclusa? Come possiamo parlare di "coesione europea" quando in Francia almeno 1 persona senza dimora muore ogni giorno, a un'età che è di 30 anni inferiore a quella del resto della popolazione, e quando nel Regno Unito la quantità di tali casi ha aumentato del 24% tra il 2013 e il 2017?

L'indice del rapporto presenta gli ultimi dati disponibili sulla spesa delle famiglie in relazione alla casa, agli alloggi inadeguati e al profilo delle persone più vulnerabili alla crisi abitativa, in particolare le famiglie con bambini. Saranno presentati quattro nuovi zoom per comprendere meglio le realtà nazionali: Polonia, Paesi Bassi, Germania e Portogallo.

A seguito di un'indagine su scala europea, il rapporto analizza le politiche sull’alloggio di emergenza per i senzatetto. Ogni inverno, gli stati membri dell'UE tentano di fornire accoglienza a migliaia di senzatetto quando i servizi sono già al limite delle loro capacità e nonostante il fatto che la gestione stagionale della povertà estrema si sia già dimostrata inefficiente. L'Unione Europea deve confrontarsi con la realtà: i servizi di emergenza sovraffollati si trovano di fronte a richieste di alloggio sempre più numerose, non sono attrezzati per affrontare la diversificazione della popolazione dei senzatetto e mancano soluzioni abitative durature ed economicamente convenienti.

FEANTSA e la Fondazione Abbé Pierre sostengono che “porre fine al problema dei senzatetto e dell'esclusione abitativa è possibile mobilitando una base legale, la volontà politica, i fondi europei e una pianificazione strategica. La fine dell’homelessness e dell'esclusione abitativa deve diventare una priorità, non solo per il bene della dignità umana, ma anche per motivi di credibilità quando si tratta del progetto sociale europeo”.

Per analizzare questo fenomeno e presentare una proposta per un'Europa senza persone che vivono per strada, FEANTSA e la Fondazione Abbé Pierre presenteranno la loro quarta panoramica sull'esclusione abitativa in Europa il 22 marzo a Bruxelles e il 3 aprile a Parigi.

I dati

Oltre 23 milioni di famiglie, il 10,4% della popolazione totale dell'UE, spende eccessivamente per il costo della casa (almeno il 40% del reddito familiare).

Quasi 9 milioni di famiglie, il 4% della popolazione totale, vive in alloggi inadeguati. O17 263 444 famiglie, il 7,8% della popolazione totale dell'UE, non è in grado di mantenere una temperatura adeguata nelle proprie case. Ogni notte, almeno 700.000 senzatetto dormono in Europa. Questo, secondo le stime di FEANTSA, equivale ad un aumento del 70% dal 2009.

 

Pubblicato in Nazionale

Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) che stanno intervenendo per rispondere alla devastazione del ciclone Idai in Mozambico, confermano che la situazione è sempre più allarmante. Le piogge intense continuano e nelle prossime ore o giorni, le autorità locali potrebbero essere costrette ad aprire le dighe per evitare che cedano, cosa che comporterebbe ulteriori inondazioni. È ormai evidente che si tratta di unasituazione estremamente grave che richiederà una imponente risposta d’emergenza.

Il team d’urgenza di MSF ha raggiunto Beira e si sta preparando ad affrontare i bisogni delle popolazioni colpite - stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone. Le prime forniture di materiali medicali e logistici stanno con fatica arrivando nell’area, via aereo o via barca, e stiamo preparando un massiccio invio di forniture mediche d’urgenza da Dubai, dal Belgio e da altri centri logistici di MSF.

 “In questo tipo di emergenze MSF cerca di intervenire nelle prime 12-24 ore, momento chiave per ridurre al massimo la mortalità” spiegaFederica Nogarotto, direttore supporto alle operazioni di MSF. “Ora ci aspettiamo un picco di malattie respiratorie per le persone più vulnerabili, bambini, anziani e donne incinte. Dovremo raggiungere le aree più remote, rimettere in piedi i centri di salute distrutti, e fare attenzione alle allerte di colera, perché tutto il sistema acquifero è stato danneggiato e quindi l’acqua non è pulita.”

“Vi ricordiamo che Beira è una città di 500.000 persone, per l’80% andata distrutta. Al momento le principali priorità e preoccupazioni sono: l’assistenza medica: la maggior parte delle strutture mediche di Beira sono danneggiate o distrutte e il Ministero della Salute sta faticando a rimettere in funzione il sistema sanitario. MSF sta ricostruendo il tetto di due ospedali nei quartieri più poveri perché possano riprendere a fornire assistenza. L’acqua potabile: il governo è riuscito a portare un generatore che deve essere installato e dovrebbe garantire il funzionamento della centrale idrica della città. Ma le persone nei quartieri più poveri non avranno facile accesso a questa fornitura pubblica e potrebbero restare senza acqua pulita ancora a lungo”

Prima del ciclone MSF gestiva un progetto per l’HIV nella città. “Stiamo riconvertendo il camion che usavamo come clinica, in un’unità mobile per portare cure mediche di base negli insediamenti informali dove si sono radunate le persone sfollate, in collaborazione con il Ministero della Salute locale”.

Si stima che i bisogni saranno ancora più critici nelle aree rurali, difficili da raggiungere per le condizioni generali e la distruzione di strade e infrastrutture. Altri team d’urgenza di MSF sono in arrivo.

 MSF ha anche avviato, da due settimane, una risposta d’emergenza in Malawi, dove sono iniziate le alluvioni prima che le tempeste si trasformassero nel ciclone Idai. Mentre in Zimbabwe ha inviato un’équipe d’emergenza nell’area montuosa della provincia di Manicaland, al confine col Mozambico.

Prima del ciclone, in Mozambico MSF forniva assistenza ai pazienti sieropositivi e ai pazienti affetti da tubercolosi multi-resistente ai farmaci e dal 2016 ha avviato un programma per dell’Epatite C.

In Malawi MSF dal 1986 fornisce assistenza ai pazienti HIV, in particolare tra gli adolescenti e altri gruppi vulnerabili. Nel distretto di Chiradzulu, sta sviluppando anche un progetto per la prevenzione e il trattamento del tumore cervicale. 

In Zimbabwe MSF lavora dal 2000 in collaborazione con il Ministero della Salute, fornendo trattamenti per HIV, TB, malattie croniche e salute mentale. Nel 2017 ha assistito 1.400 pazienti per violenza sessuale e condotto 1.500 sedute individuali di salute mentale. 

È possibile sostenere le attività MSF per le popolazioni colpite dal ciclone attraverso il nostro Fondo Emergenze sul sito:www.msf.it/ciclone

 

 

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