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Martedì, 15 Ottobre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 25 Marzo 2019 - nelPaese.it

“L’atto di intimidazione nei confronti di Chiara Natoli è il segnale evidente di quello che lei stessa ha detto il 21 marzo durante la bella e partecipata Giornata della Memoria davanti al teatro: Ricordare le vittime della mafia vuol dire impegnarsi concretamente per i diritti e la giustizia sociale. Il successo della manifestazione, la presenza di tante famiglie e giovani in piazza, deve aver dato fastidio a chi impone logiche di sopraffazione e violenza, individuando su Chiara come persona in prima linea, una figura da colpire. Chiara e tutta l’associazione Libera sono impegnati in un quartiere difficile come Borgo Vecchio dove è avvenuta l’intimidazione proprio il giorno dopo la manifestazione in piazza Verdi. A lei e a tutta Libera esprimo la mia piena solidarietà e quella di Sos impresa”. A dirlo è il presidente regionale di Sos Impresa, Nino Tilotta. 

“Il controllo sociale della mafia sul territorio non è finito – presegue Tilotta - atti di intimidazione come questo devono indurre tutto il mondo dell’associazionismo antimafia ad aprire una fase nuova dialogando di più e confrontandosi meglio per determinare un salto di qualità nell’interpretazione della realtà e nelle azioni concrete da mettere in campo.

SOS Impresa è convinta che ci sia “un calo di attenzione sui fenomeni come il racket e l’usura”, fenomeni che, in periodi di crisi come quello che vivono oggi le imprese e le famiglie siciliane, “assume livelli più forti e si fa tutt’uno con il controllo sociale, prima ancora che economico, del territorio”.

Pubblicato in Sicilia

Dopo lo sbarco a Lampedusa i 49 migranti della Mare Jonio sono stati trattenuti per alcuni giorni nell’hotspot provocando la protesta di Asgi- progetto In Limine. Poi il 24 mattina sono stati trasferiti presso centri di accoglienza sul territorio siciliano. Asgi continuerà “a monitorare la loro condizione al fine di verificare l'effettivo accesso ai diritti e porre in essere azioni di contrasto rispetto alla illegittima privazione della libertà cui sembrerebbe siano stati sottoposti a Lampedusa”.

Secondo l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione “l'hotspot è percepito dall'ente responsabile della sua gestione come un centro di detenzione e le autorità pubbliche responsabili sembrano assecondare tale visione. Il problema della detenzione illegittima all'interno dell'hotspot di Lampedusa era già stato sollevato dal Garante dei diritti dei detenuti in data 11 maggio 2017. In tale occasione il prefetto di Agrigento alla richiesta del perché non venisse permesso alle persone di uscire dal Centro aveva risposto ‘se vogliono possono uscire da un buco nella rete’. In seguito, nel febbraio del 2018 il Prefetto inviava una comunicazione all'allora ente gestore con l'indicazione di dotarsi di sistemi per consentire ai richiedenti asilo di circolare liberamente. A oltre un anno da tale comunicazione, tali sistemi non sono stati adottati”.

“Di fronte a questa allarmante situazione ricordiamo che la libertà personale è un diritto inviolabile, in quanto tale tutelato dalla Costituzione (art. 13) nonché da norme di diritto internazionale, tra cui l'art. 5 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. La privazione della libertà può avvenire solo sulla base di norme che ne disciplinino tassativamente casi e modi, deve essere disposta da provvedimenti scritti e motivati e deve essere convalidata dall'autorità giudiziaria competente”.

Per quanto riguarda i minori, la situazione “è evidentemente ancora più grave”. Infatti, in nessun caso i minori non accompagnati possono essere trattenuti e devono essere accolti in "strutture governative di prima accoglienza a loro destinate" e, in caso di indisponibilità di posti in tali strutture, l'assistenza e l'accoglienza devono essere garantite dal Comune. Il trattenimento ovvero la permanenza dei minori nel centro hotspot “è estremamente preoccupante in quanto illegittima e contraria al principio del superiore interesse del minore”.

Lo scorso 22 marzo Asgi ha inviato richiesta di ingresso all'hotspot di una delegazione del progetto In Limine “al fine di verificare l'effettivo rispetto dei diritti delle persone presenti, è indispensabile continuare a mantenere alta la soglia dell'attenzione: va puntualmente garantito il rispetto dei diritti all'interno degli hotspot e nelle delicate fasi successive”.

 

Pubblicato in Migrazioni

Il santo. Il rifugio. L’orco. Il poeta e il contadino. Sono alcune delle storie di “Salva con nome”, una raccolta di testi sparsi che il giornalista Pietro Treccagnoli ha voluto recuperare, ma non postumo “com’è da consuetudine”. E così nel libro edito da Alessandro Polidoro Editore (2019, pa.124, 8 euro) l’autore “ha osato essere postumo in vita” con testi narrativi mescolati a falsa autobiografia e in gran parte inediti.

Qualcuno è stato pubblicato su Il Mattino, giornale per cui Treccagnoli ha lavorato per quasi 40 anni, altri sui social: “tornano con qualche limatura. Tutti gli altri sono inediti e li lega un filo nascosto che il lettore non faticherà a trovare”, dice l’autore nelle note.

Una lettura da viaggio che può accompagnarvi sul treno o in metropolitana, per recuperare ogni tanto il valore della carta e farvi riporre tablet e cellulari in tasca per alcuni minuti. Magari dopo aver letto proprio questo link. Ecco un estratto del primo racconto.

Il vecchio e la vecchia

"Non c’era racconto, per quanto povero, che non cominciasse con due vecchi. Lei, la vecchia, la immaginavo piccola e ossuta, come un passero spennato. Lui, il vecchio, alto e curvo, un po’ sciancato, con i baffi e un liso abito da impiegato statale in pensione, al collo un cravattino nero stinto. In pratica nessuno, perché i miei due nonni, Ventura e Ze’ Pieto, erano contadini, dritti e secchi come stecche e piccoli, baffuti e orgogliosi dei loro panciotti e della catena d’oro che si chiudeva con il cipollone, nascosto in un taschino laterale. Così erano nei ritrattoni ufficiali che, a sepoltura avvenuta, avrebbero dovuto testimoniare alla discendenza che loro erano i patriarchi.

I vecchi del monte e dello specchio restavano degli esseri immaginari e fiabeschi. Che ci facessero dietro il monte potevo pure capirlo, nella mia bambinesca scienza. Stavano di casa lontano ancora di zi’ Prizzitina e zi’ Carmela che vivevano ai piedi delle montagne di Caserta, vicino a paesi dai incredibili: Formicola, Pignataro, Mondragone, Sessa Aurunca. Ma lo specchio a che serviva? Non lo sapeva neppure mia madre. Ci stava, e loro si nascondevano. Ma dove lo tenevano, nel cortile o in casa? E che ne sapeva lei? In casa, congetturavo io, tra l’armadione e il letto. Ed era uno specchione grande e ovale, di quelli che si capovolgevano ed erano doppi, come avevo visto una volta in un film. Uno specchio e basta, tagliava corto mia madre. Perché non è importante lo specchio, il bello viene appresso" […]

Pubblicato in Campania

Il 2 aprile 2019, dalle ore 11:00 alle ore 16:00, il WeGil di Roma, lo spazio restituito ai cittadini dalla Regione Lazio gestito da LAZIOcrea, ospiterà la tavola rotonda AWARE – La Nave degli Incanti. Il teatro come strumento di attivazione sociale, un focus group di ricerca e approfondimento sulla tematica della produzione culturale e delle arti performative, applicate al campo della rigenerazione urbana e territoriale, nell’ambito del progetto di Matera 2019 – Capitale Europea della Cultura.  

L’appuntamento – promosso dalla compagnia teatrale Gommalacca Teatro – si configurerà come un momento di confronto fra operatori artistici e culturali impegnati, su tutto il territorio nazionale, in processi e iniziative partecipate attivamente dai cittadini. L’incontro non vuole concentrarsi soltanto su quelle che sono o sono state le buone pratiche sperimentate dai professionisti coinvolti, ma intende focalizzarsi anche sulle problematiche che hanno impedito la buona riuscita delle programmazioni politiche e sociali riguardanti le periferie. La nave di cemento che, a Potenza, ispira l’immaginario del progetto AWARE sintetizza pienamente, in questo senso, la circostanza tipica in cui chi ha progettato, pur agendo in assoluta buona fede, non è riuscito nell’intento originariamente ipotizzato.

Sono stati invitati a portare il loro contributo Martina Bacigalupi - The Fundraising School, Ariane Bieou - manager culturale per Matera 2019 - Capitale Europea della Cultura, Nicola Borghesi - fondatore della compagnia Kepler 452, Mimmo Conte - co-fondatore, regista/attore di Gommalacca Teatro, Ilda Curti - esperta di progetti complessi, scrive, ricerca, agisce in ambito urbano, Renzo Francabandera - giornalista, critico d'arte e teatro, Paolo Lago - critico letterario e cinematografico, Paolo Masini - creatore di progetti e di reti in relazione a beni comuni, buone pratiche e inclusione sociale, Andrea Paolucci - co-fondatore e direttore artistico della Compagnia del Teatro dell’Argine, Carlo Quartucci – regista, scrittore e drammaturgo, Riccardo Spagnulo - attore e drammaturgo, Carla Tatò – attrice e drammaturga, Carlotta Vitale - co-fondatrice, attrice e direttrice artistica di Gommalacca Teatro.

L’incontro è inserito all’interno delle attività organizzate su tutto il territorio nazionale da Gommalacca, compagnia teatrale lucana che lavora da oltre dieci anni nel campo della formazione e delle arti performative e visive, con particolare attenzione al coinvolgimento dei cittadini attraverso laboratori di ricerca scenica, giochi urbani, arte partecipativa. La compagnia, che sta lavorando alla realizzazione di due progetti paralleli per le due Capitali Europee della Cultura 2019, Plovdiv e Matera, ha ideato, per quest’ultima, il progetto AWARE, ispirato al Parco Miralles, la cosiddetta “nave” di Rione Cocuzzo di Potenza, un’enorme struttura in cemento che avrebbe dovuto essere parte integrante della riqualificazione del quartiere con il suo tetto giardino, ma in realtà frequentata molto raramente dai residenti per passeggiare o dai bambini per giocare.

Proprio a partire da questa struttura è stata ideata La Nave degli Incanti, una macchina spettacolare che, percorrendo la via della Basentana, metta in circolo le identità molteplici e in continuo mutamento della Lucania contemporanea, reinterpretate dalla direzione artistica di Carlotta Vitale, dalla regia di Mimmo Conte, e dalla drammaturgia di Riccardo Spagnulo.

Cinque le comunità coinvolte nel progetto – supervisionato dal mentoring artistico e organizzativo del Teatro dell’Argine, e in partnership con la compagnia di danza canadese SQx Dance Company e con l’artista plastico Didier Gallot-Lavallée: Potenza, Albano di Lucania, Calciano-Garaguso-Oliveto Lucano, Ferrandina e Matera. Saranno queste comunità ad ospitare i cinque episodi dello spettacolo teatrale itinerante che, dal 7 al 21 luglio, le attraverserà con la sua Nave incantata - sempre preceduto, in ciascuna delle tappe, dall’Isola degli Incontri: un momento, anche laboratoriale, di confronto con gli abitanti e con i fruitori dello spettacolo, propedeutico allo spettacolo stesso. Cinque spettacoli unici quindi, nutriti dalle storie e degli elementi identitari raccolti nel territorio, che troverà la sua forma totale nella tappa di Matera.

 

Pubblicato in Cultura

Sarà una lezione su volontariato e legalità di Don Giacomo Panizza, fondatore e presidente della Comunità Progetto Sud ad aprire a Lucca il 10 maggio il Festival del Volontariato, organizzato dal Centro Nazionale per il Volontariato (Cnv) e dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione (Fvp). Tanti i temi sotto la lente del programma culturale i cui convegni saranno ospitati -nella tre giorni dell'evento da venerdì 10 a domenica 12 maggio- da una tensostruttura attrezzata che verrà montata nella centrale Piazza Napoleone. 

"Il Festival del Volontariato lancerà un messaggio di speranza -spiega il presidente del Cnv Pier Giorgio Licheri-.  Alzeremo il velo sul Paese che 'ricuce', che rimette insieme ciò che è ai margini, o rischia di finirci, in un'ottica inclusiva. C'è un filo comune che lega tutti i convegni e le attività di animazione che dipingeranno ancora una volta Lucca dei colori del volontariato: lo sguardo fedele ai valori costitutivi del volontariato che sa interpretare i nuovi bisogni e dare risposte innovative, svolgendo il suo ruolo scomodo nei confronti della politica e del pubblico".

Fra i primi nomi di esperti e testimoni che hanno assicurato la loro presenza all'evento ci sono la sociologa Chiara Saraceno, la quale, insieme al responsabile d'area nazionale di Caritas Francesco Marsico e alla statistica sociale Linda Laura Sabbadini, darà un quadro aggiornato sulle risposte alle povertà; sul ruolo insostituibile del terzo settore per costruire comunità parleranno il direttore di Aiccon Paolo Venturi, il presidente di Assifero Felice Scalvini insieme al Direttore del Terzo Settore del Ministero del lavoro e delle politiche sociali Alessandro Lombardi che porterà nel dibattito anche le più recenti evoluzioni della riforma del terzo settore. 

Sempre nel corso della prima giornata si parlerà di migrazioni e dei faticosi percorsi di inclusione: hanno già dato la disponibilità ad intervenire, fra gli altri, la direttrice del Servizio Centrale dello Sprar Daniela Di Capua, il responsabile dell'Unità Migrazione di Intersos Cesare Fermi, il direttore della Fondazione Migrantes Don Giovanni De Robertis. l'ex sottosegretario agli Interni Domenico Manzione e il docente universitario Maurizio Ambrosini. 

Sabato 11 maggio focus sui temi della protezione civile e della comunicazione del rischio, le politiche per la disabilità, il volontariato penitenziario e i giovani, con le esperienze del Corpo Europeo di Solidarietà e del Servizio Civile Universale. Nomi e dettagli verranno comunicati nelle prossime settimane insieme anche a quelli relativi alla giornata conclusiva, quella di domenica, che verrà interamente dedicata ai bambini.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Negli ultimi quattro giorni di combattimenti pesanti nella città di Taiz, in Yemen, tre strutture supportate da MSF hanno ricevuto 49 feriti e due morti. Almeno un ospedale pubblico è stato costretto a chiudere, lasciando le persone senza possibilità di accedere alle cure. Medici Senza Frontiere (MSF) denuncia che i combattimenti in aree densamente popolate stanno avendo conseguenze devastanti per la popolazione civile e impedendo ai feriti di ricevere cure mediche salvavita nella città di Taiz.

“Siamo preoccupati che ci siano persone ferite bloccate tra le linee del fronte e che molte di loro non riusciranno ad accedere a strutture sanitarie all’interno o al di fuori della città” dichiara Caroline Ducarme, capomissione di MSF in Yemen. “Nelle tre strutture supportate da MSF a Taiz, le équipe mediche hanno ricevuto 49 feriti e due persone già decedute. Ma non conosciamo l’effettivo numero di feriti che potrebbe aver bisogno di cure d’urgenza.”

Si parla di almeno un ospedale danneggiato dai combattimenti, mentre uno degli ospedali pubblici della città è stato costretto a chiudere rendendo ancora più difficile per le persone ricevere cure mediche urgenti. In un ospedale pubblico supportato da MSF, i team medici hanno raccontato che un paziente gravemente ferito è stato portato fuori a forza dalla sala operatoria e non ha potuto ricevere le cure di cui aveva disperato bisogno. "È semplicemente inaccettabile".

“C’è un bisogno estremo di maggiore protezione delle strutture sanitarie” ha detto Ducarme di MSF. “I pazienti ci dicono che non possono raggiungere gli ospedali a causa degli scontri e dei posti blocco e hanno paura che gli ospedali vengano attaccati. Per questo le persone portano via dall’ospedale i loro parenti. Alcuni medici hanno lasciato il lavoro perché avevano troppa paura per la loro sicurezza.”

Nel primo giorno di combattimenti, il centro traumatologico di MSF sull’altro lato della linea del fronte, a Taiz Houban, ha ricevuto un bambino di due anni ferito al volto da una scheggia dopo che una bomba è caduta vicino alla sua casa nella città vecchia. La famiglia ha dovuto guidare per tre ore, attraversando le linee del fronte sotto gli spari per raggiungere la struttura.

Ancora una volta, MSF chiede a tutte le parti in guerra di attuare misure più efficaci per garantire la protezione dei civili, facilitare l’accesso alle strutture mediche per tutti i malati e i feriti, consentire l’ingresso di forniture mediche e umanitarie in tutte le aree del paese, e proteggere lo staff e le strutture sanitarie.

 

Pubblicato in Nazionale

Il ciclone Idai non ha solo devastato il Mozambico, ma si è abbattuto anche su Zimbabwe e Malawi. Anche in questi due paesi i team di MSF sono in azione per raggiungere le comunità colpite e finora rimaste isolate. Qui gli aiuti arrivano a piedi o in barca, perché le strade sono state completamente spazzate via o sono ancora inondate.

Zimbabwe: raggiunte comunità rimaste isolate per giorni

In Zimbabwe un’équipe di MSF è riuscita a entrare nel distretto di Chimanimani, per giorni rimasto isolato, dove il ciclone ha provocato 154 morti, 162 feriti e circa 5000 sfollati. I danni in quest’area sono massivi, molte strade sono state spazzate via per chilometri, diversi ponti sono crollati e l’unico modo per raggiungere alcune comunità è a piedi. In alcune aree l’acqua ha portato via intere case, negozi e fattorie. Molte famiglie non hanno più di che vivere né medicine. Gli acquedotti sono stati distrutti e l’acqua potabile è un problema.

Due équipe mobili di MSF stanno cercando di raggiungere tutte le 20 strutture sanitarie del distretto per valutare le loro condizioni e distribuire medicine alle cliniche e agli operatori sanitari comunitari. Camminano tra i 3 e i 12 chilometri ogni giorno, su percorsi impervi e fangosi, per assistere comunità che vengono raggiunte ora per la prima volta.

Al momento un’équipe di MSF, insieme a un’infermiera del Ministero della salute, ha raggiunto la clinica di Nyahode e la comunità mineraria di Charleswood, portando farmaci essenziali, beni di prima necessità e tavolette per la potabilizzazione dell’acqua.

MSF continua a fornire consultazioni e materiali sanitari nel centro di stabilizzazione allestito alla periferia di Chimanimani, mentreun’équipe fissa lavora con lo staff del Ministero della Salute all’esterno dell’ospedale di Chimanimani. Al momento i bisogni principali nell’area sono trattamenti traumatologici, forniture di antiretrovirali per pazienti HIV, cure per malattie croniche. Ma devono essere considerate anche le conseguenze a lungo termine: l’interruzione delle vaccinazioni di routine e dei trattamenti per HIV, tubercolosi e malattie croniche, l’esaurimento delle scorte di farmaci, la carenza di detergenti e cloro.

Malawi: distrutto il 50 percento dei raccolti

In Malawi le forti piogge sono iniziate il 3 marzo, dando avvio al sistema meteorologico che si è trasformato nel ciclone Idai. Le inondazioni hanno colpito la maggior parte del distretto di Nsanje, nel Malawi del sud, con circa 16.000 famiglie colpite secondo i dati ufficiali. Le piogge ora sono in gran parte cessate e l’accesso alle aree colpite sta migliorando, ma alcune di esse sono ancora sott’acqua o isolate, con limitata possibilità di comunicazioni telefoniche. Le difficoltà di accesso rendono difficile avere un quadro chiaro dei bisogni.

Un enorme numero di case è crollato. Migliaia di persone si trovano in campi sfollati e ripari di fortuna come scuole e chiese, e servirà un enorme sforzo di ricostruzione nelle prossime settimane. Ci sono stati pesanti danni ai raccolti e agli allevamenti. Si stima che circa il 50 percento dei raccolti potrebbe essere andata distrutta.

In Malawi MSF sta lavorando con le autorità locali, il dipartimento di Gestione dei Disastri, altre organizzazioni locali e internazionali. Un’équipe MSF di 18 persone sta supportando il Ministero della Salute per assistere circa 18.000 persone a Makhanga, sulla riva orientale del fiume Shire, con forniture di materiali medicali, igienici e di prima necessità, portati via barca. La preoccupazione è in particolare per le persone con malattie croniche, compresi pazienti in cura per HIV e tubercolosi.

Al momento non si registrano malattie trasmesse dall’acqua, ma la preoccupazione resta alta. Team mobili hanno visitato le comunità per pulire e riparare i pozzi, testare la qualità dell’acqua, costruire latrine e docce, distribuire materiali di prima necessità e kit igienici, formando le comunità sulle buone pratiche per l’igiene e l’utilizzo dell’acqua.

MSF ha distribuito kit igienici, che includono secchi, tazze, sapone, a oltre 2.000 famiglie a Makhanga. Data la preoccupazione che possa svilupparsi il colera, MSF costruirà un’unità di base per il trattamento del colera con 4 posti letto. 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

“Rattrista dover constatare che il mondo giornalistico cooperativo non è stato invitato a parlare in occasione dell’inaugurazione degli Stati Generali dell’Informazione. E rattrista ancor di più la sottovalutazione, oggettiva, della storia del movimento cooperativo come portatrice di evidenti questioni di legittimità democratica nel settore editoriale”. Inizia così la lettera di Leonardo Palmisano, vicepresidente nazionale di Legacoop CulTurMedia sull'avvio degli stati generali editori.

“Il tema dell’informazione, in una fase nella quale è diventato difficile far sopravvivere i giornali e i giornalisti, va affrontato in tutte le sue sfaccettature, conservando il rispetto del pluralismo e del principio di laicità. In Italia la rarefazione delle testate e il crollo dei lettori si accompagna ad una netta sottovalutazione pubblica della ricerca di verità come lavoro. Come lavoro, sì. Da pagare bene, da tutelare, da curare. Perché chi fa i giornali non lo fa per ozio, ma per diffondere verità”, aggiunge Palmisano.

“Quella verità costantemente sottoposta a ricatto da un mercato sempre più intossicato da player come Google, il cui gigantismo rischia di soffocare ogni giorno il pluralismo. Allora, fa specie leggere che chi chiede, come noi, il diritto di parlare agli Stati Generali sarebbe affetto da infantilismo. Fa specie, perché il movimento editoriale e giornalistico cooperativo ha raggiunto da un bel pezzo l’età adulta, a differenza di alcuni degli ospiti d’onore dell’incontro. Fa specie ancora di più quando si vuol mettere in discussione la qualità del lavoro cooperativo nel settore, senza tener conto della quantità di lavoro garantito da noi nel pieno rispetto dei contratti e dei diritti. Allora, l’augurio è che al di là di questo increscioso incidente di avvio, si prenda atto della nostra esistenza e della nostra pazienza, che si accompagna sempre ad una buona capacità di ascolto, di riflessione e di intervento”, conclude il vicepresidente di Culturmedia.

 

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