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Sabato, 24 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 26 Marzo 2019 - nelPaese.it

In una sola serata altri due roghi di vaste proporzioni hanno avvelenato l’aria del già provato quadrante Est: prima l’impianto Tmb di Rocca Cencia, poi il campo rom di via di Salone. In entrambi i casi si sospetta che gli incendi siano stati di origine dolosa.

Il che avvalora quanto i Gruppi Ricerca Ecologica sostengono da tempo, ovvero che l’approccio alla gestione dei rifiuti ed alle problematiche ambientali vada immediatamente cambiato: «i due episodi rappresentano, infatti, due facce della stessa medaglia – sostengono i Gre Lazio - da un lato quella di un’Amministrazione che tra continui insuccessi si affanna a tentare di trovare una soluzione alle decine di tonnellate che ogni giorno i romani producono ma rifugge dall’unica scelta che possa condurre a qualche successo, ovvero la raccolta differenziata spinta; dall’altra quella dello smaltimento illegale di rifiuti urbani, speciali, pericolosi e tossici, accumulati su un’area di almeno 19 ettari, ovvero 190.000mq, nell’indifferenza più totale delle istituzioni nonostante la mappatura da noi effettuata ed inviata a tutti i livelli e liberamente consultabile da chiunque al seguente link».

«Sono infatti 125 i siti di sversamento da noi censiti - affermano i GRE – tra cui ben 16 discariche abusive, inclusa quella a ridosso del campo rom di via di Salone: ma perché le Istituzioni si ostinano a non voler ripristinare le minime condizioni di salvaguardia della salute e tutela dell’ambiente? Perché si acconsente a far accumulare illegalmente montagne di rifiuti? Quali interessi ci sono? La situazione nel quadrante Est di Roma Capitale non è più sostenibile, ed anche i dati epidemiologici del servizio regionale confermano l’incidenza di patologie gravi e mortali in misura ben superiore alla media della Regione Lazio: adesso chiediamo che ARPA monitori attentamente gli inquinanti diffusi nell’aria da questi due incendi, come fatto nel caso del Tmb Salario o della Eco-X di Pomezia».

I GRE non fanno sconti anche su Rocca Cencia: «quell’impianto è sbagliato e non avrebbe mai dovuto sorgere, rappresentando esclusivamente il sogno visionario di chi forse aveva interesse esclusivamente a far ‘circolare’ i rifiuti in giro per l’Italia a peso d’oro pagato dai romani e dall’Amministrazione Capitolina. Da anni siamo vicini ai comitati di quartiere che denunciano le irregolarità, le emissioni, i misteri di uno stabilimento che tra l’altro è più impenetrabile di una caserma nonostante sia funzionale ad un servizio pubblico così sensibile come la gestione dei rifiuti solidi urbani. Ed adesso siamo vivamente preoccupati perché uno stop di Rocca Cencia potrebbe o far ripiombare la città del caos delle mancate raccolte o riportare sulla scena soluzioni che speravamo fossero state abbandonate da tempo, ovvero il conferimento in discarica».

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Per la prima volta un cooperatore sociale diventa presidente di Legacoop Calabria. Lorenzo Sibio, presidente di coop sociale Futura e responsabile Legacoopsociali Calabria, è stato eletto all’unanimità dall’assemblea congressuale il 25 marzo. In una delle regioni più complesse del Sud la cooperazione mostra una crescita costante nell’ultimo triennio. Le aderenti a Legacoop sono 340 e i soci 18051. Il settore con più aderenti è proprio quello sociale con 131 cooperative mentre il numero dei soci lavorativo è cresciuto a 1227 unità mentre i dipendenti sono 1307, anch’essi in crescita. Il valore di produzione supera i 400 milioni con un patrimonio netto di oltre 42 milioni.

Lorenzo Sibio: cosa significa diventare presidente di Legacoop Calabria provenendo dall’esperienza della cooperazione sociale?

Per me è un grande onore ricevere questo incarico. La cooperazione sociale esprime il numero più alto di cooperative aderenti in questa regione ma non aveva mai espresso il presidente di Legacoop Calabria nella figura di un presidente di una coop sociale. Ed è un grande senso di responsabilità che mi sento addosso.

In una regione così complessa da dove si parte rispetto ai punti di forza e a quelli più critici per tutta la cooperazione?

Arriviamo da un periodo in cui abbiamo speso molta energia per affermare il ruolo dell’organizzazione nel territorio calabrese. Riprendere i contatti con le cooperative, parlare al territorio. Infatti la visibilità è stata riconosciuta dal governatore della Calabria che ha chiamato la ex presidente di Legacoop Calabria nella sua Giunta. Ripartiamo da questo percorso per dare voce forte alle cooperative, parlare con le istituzioni e con la politica e anche con tutte le forze sociali. In particolare con la politica vogliamo ritornare sulla legge regionale per la cooperazione: una legge datata 1978 che ha ancora capisaldi validi ma va riempita di contenuti di fronte alle nuove esigenze e forme di cooperativa, a partire da quelle, tante, che gestiscono beni confiscati nella nostra regione o a quelle di comunità. Per formulare una nuova legge ci confronteremo subito con il governo regionale.

Che cosa significa fare cooperazione in una regione come la Calabria?

Fare cooperazione qui è difficile come fare impresa in regionale perché il tessuto economico è complesso. Non c’è un’economia forte. Però il movimento cooperativo è cresciuto, ha seguito il trend di tutto il Mezzogiorno se pensiamo ai dati presentati a Bari alla Biennale della cooperazione. Questa crescita è arrivata sia in termini occupazionali che di fatturato e di patrimonio netto. Nonostante il contesto difficile in cui vive la cooperazione resiste e va avanti.

Un primo obiettivo da raggiungere come presidente di Legacoop Calabria?

All’interno dell’organizzazione c’è quello di rafforzare i legami col territorio e che sappia essere capillare in tutti i presidi territoriali. Quello politico è andare a chiudere entro questa legislatura regionale la nuova legge della cooperazione e garantire un percorso di crescita alle nostre cooperative.

Pubblicato in Calabria

Il 27 marzo, si svolge a Roma l’Assemblea del Forum Nazionale del Terzo Settore, dalle ore 10 fino alle 13.30,  all’hotel Eurostars Roma Aeterna (zona Pigneto), in via Casilina 125 “Europa e migrazioni: le sfide per il Terzo settore”. In tema di migrazioni il Forum Terzo Settore ha deciso di promuovere insieme ad altri soggetti di società civile un approccio integrato per una risposta di sistema ai fenomeni migratori, che tuteli la dignità delle persone e che valorizzi il contributo del settore.

Rispetto all’Europa, il Forum ritiene di avere in primo luogo una funzione di promozione della partecipazione attiva all’appuntamento per la formazione del prossimo Parlamento Europeo, il 26 maggio, come premessa per contribuire attivamente alla costruzione della casa europea.

La discussione, moderata da Paolo Foschini, giornalista del Corriere della Sera-Buone Notizie, sarà un confronto a più voci con la condivisione, in particolare per la sessione dedicata al governo dei fenomeni migratori, di alcune fra le tante esperienze significative del settore e raccontare le migliori prassi che l’associazionismo mette a disposizione, a partire dagli interventi di cooperazione, al soccorso e prima accoglienza e quindi i percorsi di integrazione.

La parte dedicata all’Europa ospiterà voci autorevoli in grado di farci comprendere l’ampiezza delle sfide prossime future, in un quinquennio decisivo verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, sottoscritti anche dall’Italia. La proposta del Terzo settore italiano per il governo dei fenomeni migratori: parlano Manuela De Marco, Ufficio Immigrazione Caritas Italiana; Filippo Miraglia, Coordinatore Tavolo Nazionale Asilo; Silvia Stilli, Portavoce AOI; Anna Riatti, Coordinatrice Programma UNICEF per i minorenni migranti e rifugiati in Italia; Roberta Tumiatti, Legacoopsociali;Valeria Negrini, Federsolidarietà; Nino Sergi, Link2007

Le conclusioni sono affidate a Claudia Fiaschi, portavoce Forum Terzo Settore

 

Pubblicato in Migrazioni

Il 27 marzo a Perugia arriva la campagna "Mai senza Naloxone", iniziativa curata dalla cooperativa sociale Borgorete. Costituisce la tappa umbra della carovana spiegata qui di seguito e prevede un incontro informativo e formativo tenuto dai promotori della campagna.

La campagna “Mai senza Naloxone” è un’iniziativa nazionale promossa da ITARdD (Rete Italiana Riduzione del Danno) e da Forum Droghe alla quale hanno aderito SITD (Società Italiana Tossicodipendenze) e FEDERSERD ( Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze).

L’iniziativa ha lo scopo di incontrare e di sensibilizzare gli amministratori locali, gli operatori dei servizi, le associazioni della società civile, le persone che usano sostanze e promuovere il Naloxone e la sua distribuzione come il modo più efficace per evitare le morti per overdose da oppiacei. Ci sono intere Regioni nelle quali non è consegnato ai consumatori, e ce ne sono altre nelle quali la distribuzione si limita ad alcune città. ITARdD ha lanciato la campagna “Mai senza Naloxone” per promuovere un cambiamento affinché il Naloxone sia accessibile ovunque”.

L’appuntamento è per il 27 marzo 2019 alle h 10:00  presso la sala Falcone Borsellino del Palazzo della Provincia, Piazza Italia 11, Perugia

Saranno presenti Susanna Ronconi, Forum Droghe; Pino Di Pino, ITARdD; Denise Amerini, Cgil Nazionale; Claudia Covino, Responsabile Ser.T. di Perugia; Enzo Bellopede, Medico Ser.T. di Napoli; Mario Rugna, Dirigente Medico del 118 di Firenze; Andrea Albino, operatore delle Dipendenze, Coop. Borgorete; Giacomo Franchina, operatore pari delle Dipendenze, Torino; Barbara Mischianti, segretaria regionale Cgil; Libero Luchini, segretario regionale Silp-Cgil; Maria Teresa Ninni, Ass. Isola di Arran, educatrice Riduzione del Danno ASL Torino

 Nel pomeriggio al Cinema PostModernissimo, in via del Carmine 4,  alle ore  17:00  ci sarà la proiezione ad accesso libero del documentario Heroin(e)*: mediometraggio statunitense del 2017 diretto da Elaine McMillion Sheldon, candidato all'Oscar per il miglior cortometraggio documentario.

Pubblicato in Umbria

Valentino e Kevin sono due giovani richiedenti protezione internazionale che si sono rivolti al Rainbow Center Napoli dove trovano molte attività laboratoriali di integrazione e di sostegno. Loro seguono con molte altre persone, i laboratori d’integrazione linguistica, di canto corale ( corAcor- Napoli Rainbow Choir), il Cineforum di #omovies at home e imparano a cucinare al centro diurno dell’associazione i Ken che si chiama “Questa casa non è un Albergo”, servizio diurno e centro anti violenza del Rainbow Center Napoli che si svolge in un bene confiscato alla criminalità ed affidato dal Comune di Napoli alla ONLUS napoletana che veste i colori delle differenze Rainbow.

“Valentino ci ha proposto di avviare un percorso sportivo – dichiara il presidente Carlo Cremona che è anche coordinatore del progetto Rainbow – ed è subito stato sostenuto dall’associazione che, sentita la grande partecipazione all’idea di formare una squadra non professionistica, si è mobilitata sia con esperti del settore sia incontrando l’assessore del Comune di Napoli Ciro Borriello (delega allo sport)”.

Grazie ai preziosi consigli della campionessa di volley Federica Nina, Valentino ha trovato in Kevin un valido alleato ed hanno cominciato a inondare il web della loro ambizione che è stata accolta da una moltitudine di persone assai differenti tra loro.

E’ cosi che domenica 24 Marzo 2019 al Rainbow Center Napoli , c’è stata la prima riunione del gruppo web ed è nata la squadra “Volley Napoli Rainbow”. La squadra ha le caratteristiche di una formazione internazionale, infatti ne fanno già parte ad oggi 3 richiedenti di protezione internazionale ( Venezuela, Sri Lanka e Senegal) ed altre 10 persone provenienti da molti comuni della città Metropolitana di Napoli.

L’obiettivo di Valentino e Kevin è quello di arrivare entro breve ad un gruppo di più di 20 persone ( oggi raggiunto) che vogliano posare negli zaini gli smart phone e dedicarsi al collettivo, alla convivialità ed in primo luogo allo sport. “Sogniamo, quando parliamo a mensa, che Napoli possa a breve essere capitale dei tornei internazionali di squadre composte da giocatori GAY per dire che è possibile sconfiggere l’omofobia nello sport e che questa battaglia sia internazionale e vorremmo che anche questo tema possa essere degno di considerazioni alle prossime Universiadi.

Se vuoi entrare in squadra, ti aspettiamo ogni 15 giorni, di domenica, per tre ore di sport e di amicizia”.

 

 

Pubblicato in Sport sociale

Il 25 marzo è stato presentato al Teatro de' Servi di Roma, il Forum Disuguaglianze e Diversità il rapporto "15 Proposte per la giustizia sociale": un pacchetto di proposte di politiche pubbliche e azioni collettive, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson, che intervengono su tre meccanismi di formazione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione tra lavoro e impresa, il passaggio generazionale. Le proposte sono state consegnate al Presidente della Repubblica mercoledì scorso.

Fabrizio Barca e Andrea Morniroli hanno aperto la giornata attorno a un concetto: "Il ForumDD parte dove gli altri si fermano: non basta parlare di disuguaglianze, bisogna agire." Un'alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale. Subito dopo ha preso la parola Marco Damilano, che ha colto la natura politica e radicale delle proposte, sulla quale ha espresso il suo impegno.

Maurizio Franzini e Fabrizio Barca hanno presentato le undici proposte per orientare il cambiamento tecnologico: a ogni passaggio si aprono biforcazioni fra scenari dove si riduce e scenari dove cresce la giustizia sociale. "Le nostre proposte agiscono sui meccanismi che possono dare risposta con radicalità a tre questioni: 1) il paradosso, per cui un vasto patrimonio di open science viene costruito e finanziato dal pubblico, per poi lasciarne l'utilizzo a pochi soggetti privati che costruiscono potenti posizioni di monopolio; 2) l'esasperazione della protezione della proprietà intellettuale avvenuta con l'Accordo TRIPS; 3) avere permesso l'affermazione di una"sovranità privata" di pochi monopoli sui dati personali che immettiamo in rete e sugli algoritmi di apprendimento automatico che li usano al di fuori del nostro controllo. Indirizzare alla giustizia sociale questi meccanismi potrà influenzare tutte le dimensioni della vita il lavoro e la sua dignità e autonomia, i servizi pubblici essenziali e la ricchezza comune, il consumo di beni e servizi sul mercato, l'informazione e la politica".

Daniele Checchi e Lorenzo Sacconi hanno esposto le tre proposte sulla relazione fra lavoro e impresa, che ha un ruolo decisivo nel determinare la distribuzione della ricchezza, i divari retributivi e di condizioni di vita. La prima proposta, in tre mosse, prevede, per via legislativa e previo l'accordo con le organizzazioni sindacali e datoriali, l'estensione erga omnes dell'efficacia dei contratti firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali rappresentative, in modo da evitare la proliferazione dei "contratti pirata", e una volta soddisfatta questa prima condizione, introdurre, d'intesa con le organizzazioni sindacali, un salario orario minimo legale, dando più forza ai sistemi ispettivi. Il ForumDD propone inoltre di realizzare una partecipazione strategica di lavoratori e lavoratrici alle decisioni delle imprese adattando una forma organizzativa in uso in altri paesi, e dando vita ai Consigli del lavoro e di cittadinanza nell'impresa in cui siederebbero tutti i lavoratori, precari compresi, rappresentanti di consumatori e persone interessate dall'impatto ambientale delle decisioni. Infine si vuole rafforzare lo strumento dei Workers Buyout (WBO), l'acquisto dell'impresa in crisi o in difficile transizione generazionale da parte dei suoi lavoratori e lavoratrici, istituito nel 1985 dalla Legge Marcora.

Elena Granaglia e Salvatore Morelli hanno presentato una proposta che consenta di riequilibrare le condizioni di partenza della vita adulta in modo indipendente dalla ricchezza della propria famiglia: uno strumento redistributivo essenziale oggi per una generazione che si trova particolarmente colpita dalle nuove disuguaglianze. La proposta comprende due parti fra loro integrate: un'eredità universale di 15mila euro a tutti i diciottenni, non condizionata né alla situazione economica e sociale della famiglia né al modo di impiego e accompagnata da un tutoraggio che parta dalla scuola che aiuti a compiere scelte libere e responsabili; una tassazione progressiva sulla somma di tutte le eredità e donazioni ricevute (al di sopra di una soglia di esenzione di 500mila euro) da un singolo individuo nell'arco di vita, che riduca a 80.000 a circa 10.000 le persone ogni anno sottoposte all'imposte di successione e che concentri l'intervento sui ceti più abbienti. Il secondo provvedimento, se accompagnato da una rivalutazione dei valori catastali del patrimonio ai valori di mercato, consentirebbe di coprire circa due terzi del costo del primo provvedimento.

Su ogni singola sono intervenuti i rappresentanti delle organizzazioni promotrici del ForumDD (ActionAid, Caritas Italiana, Cittadinanzattiva, Dedalus Cooperativa Sociale, Fondazione Basso, Fondazione di Comunità di Messina, Legambiente, UISP) assumendo impegni per il lavoro dei prossimi mesi attorno a esse.

Dai dodici mesi di preparazione delle proposte con oltre trenta incontri in tutta Italia, è emersa la convergenza di impegno per la giustizia sociale con diversi protagonisti della società italiana. Essi hanno spiegato le ragioni di tale impegno intervenendo o con brevi filmati:Maurizio Landini, Segretario Generale di CGIL, Annamaria Furlan, Segretario Generale di CISL, Eugenio Coccia, Rettore del GSSI Gran Sasso Science Institute, Marco Ruotolo Prorettore con delega per i rapporti con scuole, società e istituzioni dell'Università Roma Tre, Giuseppe Mattina Assessore alla Cittadinanza Solidale del Comune di Palermo, Monica Buonanno Assessore al Lavoro e alla Casa del Comune di Napoli e Cristina Tajani Assessore al Lavoro del Comune di Milano, Franco Arminio della Casa della Paesologia, Chuck Collins tra i principali promotori del progetto realizzato negli USA Patriotic Millionaires, Alessandro Profumo, Leoluca Orlando,Marco Lombardo Assessore al Lavoro e le Attività Produttive del Comune di Bologna, Donato Nubile Presidente di Smart, Massimo Mercati l'Amministratore Delegato di Aboca, Sergio D'Angelo Commissario straordinario di ABC, Azienda idrica del Comune di Napoli.

 

Pubblicato in Nazionale

Ingrediente principale la tenacia di chi non solo resiste nel proprio territorio, ma lo vive e ne coltiva le potenzialità: la pizza Giancarlo Siani Coop. è la specialità creata da "L'antica pizzerie da Michele in the World con la Giancarlo Siani Cooperativa Sociale per il mese di aprile.

Tradizione e innovazione, gastronomia e recupero sociale, beni confiscati, informazione, antimafia e territorio, questi sono i valori da cui prende vita una pizza speciale, da provare in cinque sedi, Roma, Firenze e Milano in Italia e nei punti internazionali di Londra e Barcellona, dell'Antica Pizzeria da Michele – Da Michele in the World, solo per il mese di aprile 2019.

L'impasto classico della pizzeria di Forcella accoglie il sapore dei "Pizzini Vesuviani – Pizzo Sano", il pomodorino del 'piennolo' coltivato alle falde del Vesuvio, "Riccia San Vito" rosso e "Giagiù" giallo dal nome 'evocativo'. "L'idea è di riappropriarsi di una parola storpiata dalle mafie, mutuandola da una pratica negativa utilizzata dalla camorra per approvvigionamento illecito di denaro nei confronti degli operatori economici, il racket, che comunemente viene chiamato "Pizzo" – spiega Giuseppe Scognamiglio, Presidente della Cooperativa Sociale G. Siani-. La volontà è di ribaltare il concetto, partendo da una città che si è ribellata ai signori del pizzo attraverso il riutilizzo sociale di beni confiscati alla camorra e la produzione di un pomodoro unico nel suo genere che, tra le sue peculiarità, presenta un prolungamento della bacca chiamato, in gergo, pizzo". 

"Tempo fa sono stato a Radio Siani per registrare un'intervista con Marina Alaimo ed Emma Di Lorenzo - spiega Alessandro Condurro, A.D. di "Michele in the world" assieme a Daniela Condurro. - In quella occasione  ho conosciuto Giuseppe Scognamiglio, Enzo Savarese e tutti i ragazzi della Cooperativa Siani. Abbiamo parlato a lungo e sono rimasto piacevolmente colpito da ciò che fanno, dalla passione, il cuore e l'entusiasmo che ci mettono.  Portare un messaggio di legalità e gioia in una terra martoriata che è, di per sè, qualcosa che non può non essere magnificato e agevolato. Questo è il nostro piccolo contributo per aiutare questi ragazzi coraggiosi, affinché continuino la loro opera. E poi, al di là di tutta la retorica, il pomodoro del piennolo prodotto da loro è un'eccellenza assoluta".

Nella pizza Giancarlo Siani Coop., due eccellenze "Made in Italy" del sud della penisola che si incontrano per esportare i valori, insieme con i sapori e le eccellenze enogastronomiche, di una regione come la Campania, territorio ricco di opportunità e speranze per il presente, prima ancora che per il futuro.

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Oggi alle 17, nell’auditorium comunale di via Capitan Pirrone a Grassano, si terrà la proiezione di “Sottopelle”, il film documentario di Giuseppe Russo che racconta i vissuti del viaggio degli immigrati ospiti nelle strutture di accoglienza di Tito e Rionero. L’evento, organizzato dalla cooperativa sociale La Mimosa di Grassano (aderente a Legacoop) insieme al Comitato provinciale Unicef di Potenza e all’amministrazione comunale di Grassano, mira a riaffermare il valore della diversità intesa come ricchezza e a sensibilizzare i cittadini sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione. 

Il film è strutturato in una serie di interviste in cui persone provenienti da culture e Paesi differenti parlano del viaggio nel deserto, delle sofferenze atroci subite, dell’approdo in Italia e delle loro speranze per il futuro. Nel corso del 2019, infatti, l’autore Giuseppe Russo, volontario del servizio civile del Comitato provinciale Unicef di Potenza, ha incontrato gli ospiti delle strutture di accoglienza di Tito e Rionero, gestite rispettivamente dalla cooperativa La Mimosa e dall’Arci Basilicata, stringendo una relazione autentica che ha poi consentito loro di trovare la forza di esprimere la propria testimonianza.

“Sottopelle” è un “film-corpo” che restituisce all’umanità una corporeità emotiva, violentata, frammentata, divisa, composta da modi di vita e di pensiero che costituiscono i tratti di un medesimo orizzonte. Tra storie, volti e luoghi, la pellicola prova a immergersi negli angoli più profondi dell’essere umano, raccontando le migrazioni in tutta la loro complessità e cercando nel volto umano di Famakan, Demba, Omar, Queen, Bintou, Momomdoo, Makan, Douda, Mady e le famiglie di Mariam e Stanley, accomunati da analoghe sofferenze, il paesaggio più bello e commovente. I protagonisti commuovono e insegnano a guardare “sotto pelle”, a combattere la paura del diverso, per elevare il pensiero emotivo dello spettatore al di sopra di ogni colore. In questo senso il film rivela la propria essenza politica, la necessità della testimonianza e della denuncia.

«Oltre la metà dei richiedenti asilo presenti nei centri lucani con permesso umanitario stanno per diventare clandestini anche per effetto della cancellazione di molti dai registri comunali di residenza», ricordano l’Unicef, la cooperativa La Mimosa e Pietro Simonetti, che coordina le Politiche Migranti e Rifugiati della Regione Basilicata. «Con la cancellazione, nonostante siano ospitati nei centri di accoglienza, le Asl non assicurano le prestazioni e la fornitura, ove necessario, dei medicinali e dell’assistenza che può solo essere assicurata nel soccorso». In Basilicata, a inizio 2019, erano 1650 i richiedenti asilo.

La proiezione a Grassano segue quella fatta nelle scuole pubbliche di Potenza, Tito, Muro Lucano.

Pubblicato in Basilicata

Il 21 marzo l’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR) ha conferito alla gastronomia “La Vegana” di Ferrara il riconoscimento “Welcome - Working for refugee integration”, per aver assunto un rifugiato accolto dalla cooperativa sociale CIDAS nell’ambito del progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) del Comune di Ferrara.

Il premio viene assegnato annualmente alle imprese italiane che, in base alle proprie possibilità, si siano distinte per aver effettuato nuove assunzioni di beneficiari di protezione internazionale e abbiano favorito il loro concreto inserimento lavorativo e sociale. Shelly Gluzman, titolare dell’attività di gastronomia che non usa cibi di origine animale, ha assunto a tempo indeterminato Redwan, rifugiato eritreo di 30 anni, arrivato in Italia nel 2013 ed accolto nel 2014 all’interno del progetto SPRAR gestito dalla cooperativa sociale CIDAS.

Durante il suo percorso di formazione ed integrazione nel territorio, seguito da operatori sociali, insegnanti di italiano e tutor per l’orientamento lavorativo di CIDAS, ha svolto il corso “Pane, pasta, pizza” organizzato da Città del Ragazzo tra il 2014 ed il 2015, realizzando poi uno stage di 120 ore presso un asilo della provincia. Nel 2016 CIDAS, nell’ambito dei percorsi di inserimento lavorativo, ha proposto a Redwan un tirocinio di “Garanzia Giovani” presso il ristorante “La Vegana” di Shelly Gluzman come operatore della produzione di pasti. Data la positiva esperienza, nello stesso anno Redwan è stato assunto come aiuto cuoco con un contratto a tempo indeterminato. Resosi progressivamente autonomo, Redwan è uscito dal progetto SPRAR ed ora conduce la sua vita in città, dove tanti ferraresi hanno potuto assaggiare le specialità vegane, che prepara assieme a Shelly.

Oltre a “La Vegana”, nel territorio ferrarese, per la seconda volta è stato premiato il Camping Florenz di Lido degli Scacchi, dove Arnalda Vitali, titolare assieme al fratello Gianfranco, ha dato la possibilità di tirocinio ed assunzione a giovani rifugiati. Chiara Sapigni, Assessore a Sanità, Servizi alla Persona, Politiche Familiari del Comune di Ferrara, titolare del progetto SPRAR, ha sottolineato che: “Queste esperienze virtuose, premiate la scorsa settimana a Milano da UNHCR in un’iniziativa con il sostegno di Ministero del Lavoro, Ministero degli Interni e Confindustria, danno evidenza di buone pratiche locali che si sono distinte a livello nazionale e mostrano come, oltre alle Istituzioni e al Terzo Settore, anche gli imprenditori del nostro territorio possano dare un prezioso contributo per la creazione di una società inclusiva”.

Seconda edizione del premio

La seconda edizione del premio Welcome - Working for refugee integration è stata caratterizzata da una partecipazione in crescita, entusiasta e prestigiosa, a riprova del forte impegno del settore privato nel promuovere l’inclusione sociale dei rifugiati.

In particolare le grandi aziende hanno favorito un impiego più qualificato, dimostrando inoltre di perseguire percorsi di inserimento lavorativo che vadano oltre il processo di assunzione. 75 aziende di ogni dimensione, dalle 15 grandi imprese come Barilla, Gucci, Sky Italia, Roberto Cavalli, Adecco Italia, Decathlon Italia, Mantero Seta, Sodexo, Brembo, Scame Parre, Freudemberg, JW Marriott Venice Resort & Spa, Panino Giusto, Phoenix International, Pricewaterhousecoopers, alle piccole e medie imprese operanti nei settori più vari, dall’agricoltura e apicoltura all’assistenza, promozione sociale e accoglienza, dal settore alberghiero e di ristorazione e catering a quello manifatturiero, sono state insignite del logo da parte di rappresentanti della 2 Commissione Europea, dei Ministeri del Lavoro e degli Interni, di Global Compact Network Italia e della Tent Partnership for refugees.

Complessivamente, dal 2017, 120 aziende sono state premiate per aver favorito l’inserimento lavorativo di 1.200 rifugiati, ampliando l’orizzonte della loro responsabilità sociale

Pubblicato in Lavoro
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