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Lunedì, 22 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 28 Marzo 2019 - nelPaese.it

 "Viene da domandarsi tra quanti anni la Lega, alla ricerca del consenso elettorale, modificherà nuovamente la legge per la legittima difesa. Se ne passeranno 13, come dall'ultima volta che lo fece, o stavolta ci metterà meno". Queste le dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, a seguito dell'approvazione della legge che modifica l'art. 52 del codice penale sulla legittima difesa. La norma, risalente al Codice Rocco di epoca fascista era stata infatti già modificata nel 2006, dal governo di centro-destra, sempre su impulso della Lega.

"La pretesa di immunità per chi dovesse ferire o uccidere un presunto ladro, che la Lega va vendendo da tempo, non esiste - sostiene Gonnella. Dinanzi all'utilizzo di un'arma da fuoco, ancor più quando questo utilizzo provochi la morte di una persona, partirà sempre un'indagine e un eventuale processo. Sarà poi la magistratura a decidere se quell'episodio rientra in ciò che si può definire legittima difesa o meno. Quando questa assenza di impunità che il partito del ministro Salvini va propagandando sarà un'evidenza, allora forse la Lega dovrà tornare a modificare la legge nell'unico modo possibile, quello di intervenire sull'indipendenza della magistratura. Nel frattempo però questo falso messaggio di presunzione assoluta di impunità, potrebbe essere male interpretato dai cittadini, così stimolati ad un uso indebito delle armi".

"Purtroppo questa legge porta con sé un brutto messaggio per le persone, invitandole a difendersi da sole (anche con le armi) piuttosto che rivolgersi alle forze di polizia, che ne escono così fortemente delegittimate nella loro funzione. Ben diversa è stata la reazione in Nuova Zelanda dove, a seguito di un atto terroristico, il governo ha deciso di ridurre il numero delle armi che girano nel paese. Più armi ci sono in giro, più morti avremo" conclude Patrizio Gonnella.

 

Pubblicato in Nazionale

Confcooperative  Federsolidarietà, Legacoopsociali e Agci Solidarietà hanno siglato con le parti sindacali  FP-CGIL, FISASCAT-CISL, FPS-CISL, UIL-FPL , UIL TUCS, il rinnovo del CCNL della cooperazione sociale. Un accordo che interessa le 11.500 cooperative sociali aderenti e gli oltre 350.000 lavoratori che assicurano la tenuta del welfare italiano garantendo servizi a oltre 7 milioni di persone.

“Il rinnovo – sottolineano Stefano Granata, presidente di Confcooperative Federsolidarietà ed Eleonora Vanni, presidente di Legacoopsociali - prevede una serie di istituti che permettono alle cooperative sociali di rispondere in modo ancora più coerente ai nuovi bisogni di welfare e alle nuove sfide dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e di disabili. Dopo la riforma dell’impresa sociale con questo accordo si introducono significative innovazioni che permetteranno alle nostre imprese di ampliare la propria operatività innovando le politiche sociali del nostro Paese”

Un CCNL che conferma la dignità del lavoro stabile delle persone e al contempo accoglie elementi di flessibilità organizzativa, quali la banca ore e la stagionalità, che vanno nella direzione di comporre al meglio le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori e la efficiente risposta ai bisogni dei cittadini utenti. In questa ottica, sono state inserite nuove figure come quella per l’aiuto domiciliare e dell’operatrice/ore dei servizi di istruzione/formazione e della continuità educativa 3/6 anni per rendere ancor più completa l’offerta di servizi alle persone, anziani, minori e per valorizzare le tante competenze presenti nel nostro paese che possono trovare nella cooperazione sociale un’occasione di lavoro e di crescita professionale.

Il CCNL rinnovato si qualifica altresì per l’inserimento di alcune tutele ulteriori come il congedo per le donne lavoratrici vittime di violenza e di genere e per il rafforzamento della garanzia della conservazione del posto di lavoro ai dipendenti nei casi di gravi patologie oncologiche, cronico degenerative ingravescenti.

Il rinnovo prevede un aumento di 80 euro mese di salario a regime pari al 5,95% e 3 tranche di cui l’ultima a settembre 2020. È stata concordata, inoltre, l’erogazione di una tantum di 300 euro in due rate nel 2019 e un incremento dello 0,5% a sostegno della previdenza integrativa. Infine, ha trovato valorizzazione, tramite un’indennità di funzione, l’affiancamento all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e dato il giusto riconoscimento normativo a tutta la cooperazione sociale di inserimento lavorativo.

Infine è stato sottoscritto un accordo nel quale le parti si impegnano a promuovere e valorizzare la completa applicazione di tutte le previsioni del CCNL nelle diverse sedi nazionali e territoriali al fine anche di garantirne la piena sostenibilità.

 

Pubblicato in Nazionale

Alle 10.55 italiane del 28 marzo un evento sismico di magnitudo Ml 3.6 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) a largo della Costa Marchigiana Picena.  

Il sisma si è verificato a una profondità di 8 chilometri e a una decina di chilometri di distanza dalla costa, tra le province di Fermo e Ascoli Piceno.

Alle 13.00 risultano essere quindici gli eventi registrati, quattro di questi hanno avuto una magnitudo maggiore o uguale a 3.0.

 

Pubblicato in Marche

Dopo la notizia della significativa riduzione, decisa oggi dai governi dell'Unione europea, dell'operazione "Sofia" di EunavforMed, che proseguirà priva di navi nel Mediterraneo centrale e con la sola sorveglianza aerea, interviene Amnesty International: "Siamo di fronte a un'oltraggiosa abdicazione alle proprie responsabilità da parte dei governi dell'Unione europea – afferma il ricercatore Matteo de Bellis -. Dopo aver usato ogni pretesto a loro disposizione per precludere il Mediterraneo alle navi di soccorso delle Ong e avendo già interrotto diversi mesi fa le loro operazioni di soccorso, i governi dell'Unione europea stanno ora togliendo le loro navi in modo che nessuno possa salvare le vite di uomini, donne e bambini in pericolo". 

"I governi dell'Unione europea – aggiunge - continueranno a usare la sorveglianza aerea per allertare la Guardia costiera libica quando individueranno migranti e rifugiati in mare, in modo che vengano riportati in Libia, pur sapendo che lì verranno detenuti arbitrariamente e sottoposti a torture, stupri, uccisioni e sfruttamento". 

"Questa vergognosa decisione non ha nulla a che fare con le necessità delle persone che rischiano le loro vite in mare. Ha tutto a che fare, invece, con l'incapacità dei governi europei di trovare il modo di condividere le responsabilità del loro salvataggio. Se le notizie di oggi sono corrette, è bene che i governi europei riconsiderino urgentemente la loro decisione e mantengano una capacità di soccorso in mare. Va stabilito un meccanismo per il rapido approdo e l'altrettanto rapida ricollocazione in Europa delle persone soccorse in mare e ogni ulteriore forma di cooperazione con la Libia dovrà essere subordinata alla chiusura dei centri di detenzione in quel paese", conclude de Bellis.

Pubblicato in Migrazioni

“Mi chiamo Luigi Velotti e sono il capitano dell’Afro-Napoli United. Sono nato a Barra nel 1990, la passione per il calcio è arrivata presto, ma dopo quella per gli animali”. Sulla pagina facebook di AfroNapoli Inizia così il racconto del calciatore che porta la fascia di capitano della squadra multietnica e antirazzista. Parla del sogno di sfiorare la serie A, la caduta e il timore di dover smettere, poi l’amore a prima vista con l’Afro-Napoli che oggi milita nel campionato di Eccellenza.

Il racconto

“Avevo sei, sette anni quando ho iniziato a tirare calci a un pallone. Prima per strada, poi alla scuola calcio Carioca nel mio quartiere, infine la Mazzeo a San Sebastiano. Da lì inizia la mia avventura, perché mi compra il Torino. È un’esperienza bellissima, la prima volta da solo lontano da casa, una di quelle da raccontare ai figli. Gioco due anni con gli allievi del Toro, vinciamo un po’ di tornei, ma il secondo anno perdiamo lo scudetto contro la Juve. La formula è atipica, un girone finale a tre in cui arriviamo alla partita decisiva noi a quattro punti e loro a sei. È una brutta batosta, perché il derby è sentito anche per le giovanili come quello fra squadre maggiori, e quell’uno a zero che assegna il titolo ai bianconeri è duro da digerire.

Quando sembra certo che rimarrò a Torino a fare la Beretti, mister Mazzeo mi dice che il Frosinone si sta interessando a me. Così passo con il club ciociaro, perché mi danno l’opportunità di fare la primavera che è un campionato più competitivo. Poi quell’anno la primavera è 1988/89 con qualche 1987, io sono del 1990, e così ho l’opportunità di fare esperienza disputando un torneo importante sotto età.

Il primo anno fila liscio, il secondo va ancora meglio, disputiamo il Torneo di Viareggio e nella parte finale del campionato vengo aggregato alla prima squadra, accumulando cinque panchine in Serie B. Il nome sulla maglietta, il calcio che conta, emozioni vere per un ragazzo come me, ma più sali di livello e più il gioco diventa competitivo. Ernesto Salvini, che è ancora il direttore dell'area tecnica del Frosinone e col quale ho tuttora uno splendido rapporto, mi consiglia di andare a fare esperienza in Serie C e così passo al Sapri.

Purtroppo però per questioni amministrative il Sapri riesce a iscriversi solo alla Serie D. Resto comunque e faccio un ottimo campionato, sfioriamo i play off e l’anno successivo vado in ritiro con la Cavese che però non riesce a iscriversi al campionato di Serie C perché il club fallisce. Mi trasferisco all’Eboli e vinciamo il campionato di Serie D. Nell’ultima partita in casa ci sono diecimila spettatori sugli spalti, a degno coronamento di un’annata spettacolare, culminata nel giro col pullman scoperto per la città. Resto, ma me ne vado a ottobre dopo che il contratto che mi è stato promesso più volta non arriva.

Penso addirittura di lasciare il calcio, anche se ho solo ventun anni, poi mi chiamano degli amici di infanzia che hanno formato l’Atletico Nola e disputano l’Eccellenza e alla fine mi faccio convincere. Quell’anno segno dieci goal, una cosa pazzesca per un difensore centrale come me. Un’altra bella stagione la faccio a Volla, dove perdiamo la finale play off con lo Stasia, nonostante nel nostro girone ci fossero squadre che avevano speso soldi veri.

Poi mi chiama l’Isernia in Serie D, ma il martedì successivo alla prima partita arriva il direttore sportivo negli spogliatoi e ci avvisa che la società non può pagarci. Ci svincoliamo quasi tutti, torno a Volla, perdiamo un’altra finale play off con la Scafatese, poi il Savoia e infine l’Afro-Napoli. Quando si prospetta l’ipotesi, l’Afro ha appena vinto il campionato di prima categoria. Che potrà mai essere, dico fra me e me. Ho inoltre la possibilità di andare all’Afragolese che ha allestito una squadra per vincere il campionato d’Eccellenza. Ma mia moglie mi fa riflettere e alla fine mi convince. Vacci almeno a parlare, mi fa, e così mi incontro con il presidente Antonio Gargiulo, il vicepresidente Francesco Fasano e il mister Montanino.

Avete presente l’amore a prima vista? Mentre eravamo a pranzo io, abituato ai personaggi loschi delle serie minori, non riuscivo a credere a quanto fossero invece delle persone perbene i miei interlocutori. Nella mia carriera ho fatto sempre la scelta sbagliata, stavolta non commetto lo stesso errore: scelgo l’Afro-Napoli United.

Segno otto goal, nella prima stagione, poi l’anno successivo conquistiamo la promozione in Eccellenza, la quarta in cinque anni per la società. Quest’anno siamo in zona play off, con un distacco che però potrebbe anche rendere inutile il piazzamento. Peccato per l’inesperienza, gli infortuni di alcuni elementi migliori, la rosa corta all’inizio e la fortuna che non sempre ci ha dato una mano. Ma male che vada, ci riproveremo nella prossima stagione.

Tifo Napoli e, da capitano di una squadra multietnica come l’Afro-Napoli, ho apprezzato molto le parole di mister Ancelotti dopo gli ululati razzisti e l’espulsione di Koulibaly a Milano contro l’Inter. Farà bene il Napoli a uscire dal campo, se episodi simili dovessero ripetersi, perché abbiamo il dovere di contrastare il razzismo che si nutre di ignoranza”.

 

Pubblicato in Sport sociale

Sarà proprio il ministro dell’Ambiente Costa a partecipare alla prima riunione della neonata Commissione ministeriale sull’amianto, appena dopo il rientro dagli impegni internazionali.

Ieri il Ministro Costa è intervenuto all’evento Onu sull’acqua e sulle conseguenze dei cambiamenti climatici organizzato dall’Onu a New York. “La Commissione - spiega il Ministro-  è formata anche dal presidente del l’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, un’istituzione della lotta contro la fibra killer e per la tutela di tutte le vittime. Sono molto felice che abbia acconsentito a parteciparvi e attraverso lui riusciremo anche a fruire delle molteplici competenze insite nella sua associazione; gli altri membri sono il generale Giampiero Cardillo e l’esperto di bonifiche e monitoraggi Stefano Massera. A loro auguro buon lavoro. Abbiamo un compito importante da portare avanti ed entro la fine di giugno arriveranno i primi risultati”, conclude il Ministro.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Arriveranno da tutta Italia per protestare contro il congresso mondiale delle famiglie a Verona. La kermesse degli ultrà cattolici, conservatori ed estrema destra “a difesa della famiglia tradizionale”. L’evento ha aperto uno scontro tanto da determinare il passo indietro del presidente Istat Giancarlo Blangiardo che doveva intervenire in un dibattito sul calo demografico: “a fronte del clamore suscitato da una sua eventuale presenza come studioso al Congresso di Verona, ha rinunciato a partecipare, al fine di evitare che una decisione del tutto personale possa essere interpretata come una decisione del presidente Istat

Non una di meno, Cgil e associazioni lgbt e cittadini saranno in piazza sabato 30 in clima di forte tensione e da muro contro muro: due visioni completamente contrapposte. Ad alimentare il clima acceso è la presenza dei ministri leghisti, compreso Salvini. Sabato in piazza XXV Aprile alle 14.30 ci sarà la mobilitazione transfemminista: “Verona ancora una volta si presenta come laboratorio di sperimentazione politica nazionale – dichiara il movimento Non una di meno - e l’attacco all’aborto e ai diritti delle donne e delle soggettività lgbtqi+ è il terreno privilegiato su cui si intende operare una saldatura tra la destra e i movimenti per la vita”.

In piazza ci sarà anche l’Arci che spiega così le ragioni della protesta: “Riteniamo – afferma la presidente Francesca Chiavacci – un dovere la mobilitazione considerato che tra i relatori c’è chi promuove idee che incitano l’odio e la discriminazione contro le donne, i gay e chiunque non rientri nella visione della famiglia tradizionale. Considerato – prosegue – che temo non si tratti di fake news ma di realtà, la mobilitazione ci sarà in difesa delle donne, degli uomini e di tutte le persone che credono che la famiglia sia da declinare al plurale e che non esiste solo quella eterosessuale, sposata e magari con figli naturali. La maggior parte delle famiglie – rimarca – nell’accezione ampia sará fuori la sala del Congresso e saranno con noi a manifestare contro chi ritiene i gay dei malati e la famiglia al di fuori del matrimonio un abominio”.

“Attacco ai diritti umani”

 Anche Amnesty International Italia aderisce e sarà presente alla contro manifestazione. Lo afferma in una nota che non usa mezzi termini: "programma, obiettivi e relatori coinvolti caratterizzano chiaramente l'incontro di Verona come un evento ostile ai diritti umani, in particolare ai diritti sessuali e riproduttivi e ai diritti delle persone Lgbti; un evento che non dovrebbe essere sostenuto da alcuna istituzione governativa, cui piuttosto spetta il dovere di garantire i diritti di tutte le persone". 

A preoccupare l'organizzazione per i diritti umani sono numerosi contenuti del Congresso, tra cui: “l'affermazione che la "famiglia naturale" composta da un genitore uomo e da un genitore donna sia la "sola unità stabile e fondamentale della società" e quindi il rifiuto del riconoscimento di diritti civili a configurazioni familiari al di fuori della coppia eterosessuale unita in matrimonio;  l'equiparazione, da parte di alcuni partecipanti stranieri, dell'interruzione volontaria di gravidanza all'omicidio; la patologizzazione dell'omosessualità e della transessualità e di tutte le forme di orientamento sessuale e identità di genere non ascrivibili a maschio/femmina eterosessuale e il rifiuto del pieno riconoscimento dei diritti civili alle persone che manifestano queste identità”. 

Amnesty International Italia sarà presente a Verona con le sue attiviste e i suoi attivisti per ribadire che "sui diritti non si torna indietro" e che tutte le persone hanno il diritto di prendere decisioni sulla propria salute, sul proprio corpo, sulla propria sessualità e sulla propria vita riproduttiva senza paura, coercizione, violenza o discriminazione, nonché per ricordare una serie di questioni cruciali riguardanti i diritti umani in Italia: “alcune parti del disegno di legge Pillon che rischiano di colpire le donne già in condizioni di particolare vulnerabilità; i femminicidi, che si ripetono di settimana in settimana, anche a causa del non rispetto o della mancata previsione di misure di protezione in favore delle donne minacciate; la proliferazione e accettazione di comportamenti criminali, come il cyberbullismo e il revenge-porn; la non applicazione, in intere zone del paese, della legislazione in materia d'interruzione di gravidanza per l'indisponibilità del personale sanitario preposto alla sua attuazione; la misoginia, dilagante particolarmente sui social, attraverso insulti e offese di esponenti politici nei confronti di donne che rivendicano diritti o prendono la parola su questioni come l'immigrazione;  l'inadeguatezza dell'attuale legislazione sullo stupro, che è obsoleta e non rispetta gli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione di Istanbul - che l'Italia ha sollecitamente ratificato - in quanto non è basata sull'espressione esplicita del consenso; la perdurante mancata estensione della cosiddetta "Legge Mancino" ai crimini di natura omofobica e transfobica; la mancata equiparazione sul piano legale delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali”. 

Sabato 30 marzo Amnesty International Italia parteciperà al corteo e ad alcune iniziative della società civile, tra cui un convegno - in programma dalle 9 alle 13 presso l'Accademia dell'agricoltura, Lettere e scienze, via del Leoncino 6 - organizzato dall'International Planned Parenthood Federation European Network e Unione degli atei e degli agnostici razionalisti in collaborazione con Rebel Network e con una vasta rete di associazioni e movimenti, cui interverranno attiviste per i diritti umani provenienti da altri paesi

Pubblicato in Nazionale
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