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Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 29 Marzo 2019 - nelPaese.it

I fluidi viscosi presenti nelle zone di faglia della crosta terrestre su cui si originano i terremoti ne condizionano l'evoluzione e la magnitudo. È questo quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell'École Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL), dell'Università degli Studi di Padova e dell'Università di Durham, in Inghilterra.

"Nelle zone di faglia", spiega la ricercatrice dell'EPFL Chiara Cornelio, "l'interazione tra le rocce e i fluidi ha effetti meccanici e chimici su nucleazione, propagazione e arresto dei terremoti: tali effetti condizionano sia i terremoti naturali che quelli di natura antropica in cui la stimolazione con fluidi a diversa viscosità e caratteristiche chimiche è necessaria per l'attività estrattiva e per la geotermia".

Obiettivo del lavoro è, quindi, quello di studiare l'effetto della viscosità del fluido sulla stabilità delle faglie. I fluidi viscosi possono avere un comportamento duale e possono comportarsi da lubrificanti oppure da abrasivi in funzione di altri parametri, come la pressione di fluido, la velocità di scivolamento e la rugosità iniziale della superficie di contatto.

"Le faglie possono essere pensate come superfici di roccia in contatto di attrito. È l'attrito a determinare come le faglie si comporteranno, quanto sarà grande lo scivolamento e, quindi, la magnitudo dell'evento", aggiunge la ricercatrice dell'INGV Elena Spagnuolo, "In presenza di un lubrificante il terremoto può propagarsi facilmente, mentre, in caso contrario, può originare eventi più lenti e quindi meno energetici, oppure addirittura arrestarne il movimento".

Nonostante la rilevanza dell'interazione tra fluidi e roccia per l'origine dei terremoti, la fisica di tale processo è rimasta a lungo congetturata e deputata a modelli teorici poiché la tecnologia della sperimentazione in condizioni di deformazione prossime a quelle di un sisma e in presenza di fluidi è risultata spesso proibitiva. Grazie al contributo di progetti europei come USEMS (Uncovering the Secrets of an Earthquake: Multidisciplinary Study of Physico-Chemical Processes During the Seismic Cycle) e NOFEAR (New Outlook on seismic faults: from earthquake nucleation to arrest), il Laboratorio Alte Pressioni – Alte Temperature (HPHT) dell'INGV si è dotato di strumenti atti a rendere possibili tali simulazioni. Insieme al Laboratory of Experimental Rock Mechanics (LEMR) dell'EPFL, e grazie al nuovo progetto europeo BEFINE (Mechanical BEhavior of Fluid-INduced Earthquakes), gli autori hanno progettato esperimenti di nuova concezione per rendere possibile lo studio di questi fenomeni.

"Capire come si comportano i terremoti in presenza di fluido ha delle conseguenze anche sulla nostra capacità di modellare e conoscerne il comportamento", concludono gli autori, "studi come questo mostrano come una migliore comprensione delle proprietà e degli effetti dei fluidi sul comportamento delle faglie sia vitale nella prevenzione e nella riduzione della sismicità indotta".

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Un anno fa sono iniziate le proteste a Gaza e ogni settimana tantissime persone sono state colpite dagli spari dell’esercito israeliano lungo il confine tra i due territori. Il bilancio medico, umano ed economico nell’enclave è diventato insostenibile e migliaia di persone devono affrontare ferite devastanti. Nonostante gli sforzi dei pochi attori presenti, i bisogni eccedono di gran lunga la capacità disponibile.

Nell’ultimo anno Gaza è stata completamente abbandonata, le oltre 6.500 persone colpite dall’esercito israeliano durante le proteste sono state lasciate ai loro destini. Con ferite gravi e complesse – principalmente alle gambe – molte di queste persone aspettano, con sempre meno speranza, di ricevere cure per le loro lesioni. Cercano assistenza in un sistema sanitario compromesso da più di un decennio di blocco israeliano e sono state abbandonate anche dai diversi rami delle autorità palestinesi, bloccate in uno stallo politico che mette i bisogni medici della popolazione all’ultimo posto della loro agenda.

La situazione a Gaza, dal punto di vista medico, economico e umano, supera di molto le capacità degli attori presenti nella Striscia, nonostante gli sforzi dei vari team del Ministero della Salute locale e dei pochi altri attori medici coinvolti nella risposta. Dall’inizio del 2018, MSF ha triplicato la propria capacità a Gaza, ma è sopraffatta dalla portata di ciò che le équipe devono affrontare. Non sono ferite semplici che possono essere facilmente ricucite. Sono saltati interi pezzi di gambe e le ossa all’interno si sono frantumate. Queste persone hanno bisogno di interventi chirurgici multipli anche solo per pulire e chiudere le ferite. Molte si sono infettate e questo impedisce operazioni di chirurgia ricostruttiva, che in ogni caso è disponibile solo per un numero ristrettissimo di persone a Gaza.

Abbiamo aperto reparti per il ricovero dei pazienti, che si sono aggiunti ai team chirurgici e medici che assistono centinaia di persone ogni giorno nelle nostre cliniche. Ma non abbiamo ancora un numero di letti sufficiente per curare questi pazienti e neppure abbastanza medici con le giuste competenze per affrontare infezioni resistenti o effettuare operazioni chirurgiche complesse per ricostruire le ossa distrutte.

Tutte le autorità coinvolte – sia israeliane che palestinesi – hanno il dovere di avviare azioni concrete per migliorare la situazione che non stanno affrontando, mentre il destino di migliaia di persone a Gaza resta incerto.

In una situazione di per sé già disastrosa, continuano le violenze lungo il confine. Nelle ultime settimane le tensioni nell’area sono aumentate. Non siamo ingenui e conosciamo bene la realtà politica attuale,ma bisogna affrontare questi bisogni medici. Siamo anche delusi per il mancato supporto da parte della comunità internazionale, nonostante i nostri ripetuti appelli.

Continuando così, si rischia di lasciare migliaia di persone abbandonate a un destino di sofferenza, a fare i conti con gravi amputazioni e disabilità motorie per tutta la vita. Gli impatti non si limitano alle persone ferite, ma si espanderanno in una società già portata sull’orlo del collasso dal blocco. Altra miseria in arrivo per persone intrappolate da una serie di dispute politiche che non hanno niente a che fare con loro.

MSF ha oltre 260 operatori che lavorano in quattro ospedali e cinque cliniche post-operatorie a Gaza, fornendo medicazioni e cure, servizi di fisioterapia, interventi di chirurgia plastica e ortopedia, e attività di salute mentale.

 

 

Pubblicato in Nazionale

"Negli anni della crisi la cooperazione è cresciuta e si è rinnovata". A delineare la condizione di salute di Legacoop Umbria è stato Dino Ricci. Lo ha fatto giovedì 28 marzo, nella sala Fiume di Palazzo Donini a Perugia, insieme a Vladimiro Zaffini, Andrea Bernardoni e Andrea Radicchi.

L'occasione è stata la presentazione del 12° Congresso regionale di Legacoop Umbria che si terrà il 5 aprile all'Arte Hotel di Perugia. "Andiamo al congresso regionale – ha proseguito Ricci – con un andamento positivo del movimento cooperativo umbro. Le cooperative associate a Legacoop sono 150 ed hanno raggiunto i 4,1 miliardi di valore della produzione con 15.075 addetti nel 2017.

In Umbria durante la crisi le cooperative hanno continuato ad investire, assumere e crescere. Nella nostra regione le cooperative esprimono delle eccellenze nella grande distribuzione, nel settore agroalimentare, nel credito, nella settore manifatturiero, nella logistica e nel facility management ed infine del settore del welfare e dell'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Dal nostro osservatorio possiamo dire che nella crisi il movimento cooperativo è stato in grado di rinnovarsi. Tale processo però dovrà continuare nei prossimi anni sia all'interno dell'organizzazione che nelle imprese".

"I dati del recente rapporto Istat-Euricse sulla cooperazione italiana – afferma Andrea Bernardoni, Responsabile Ufficio Economico Legacoop – confermano una tendenza che avevamo già rilevato nelle nostre analisi congiunturali. Nella crisi la cooperazione ha aumentato il peso economico e occupazionale nella regione. Nel 2007 ogni 100 addetti nelle imprese 13 erano occupati in cooperative, nel 2015 gli occupati nelle imprese cooperative ogni 100 addetti è salito a 15 unità. All'interno del movimento cooperativo il peso delle cooperative associate a Legacoop è estremamente rilevante. Abbiamo calcolato che l'85% del valore aggiunto generato dalle cooperative in Umbria è prodotto da imprese associate alla nostra organizzazione".

Il 12° Congresso della Lega Regionale delle Cooperative sarà l'occasione per confrontarsi sulle traiettorie di sviluppo futuro dell'Umbria con numerosi interlocutori tra cui la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini.

"Le cooperative – continua Ricci - sono imprese legate al territorio, non delocalizzano e si sviluppano insieme alle comunità in cui sono nate. Per queste ragioni vogliamo utilizzare il congresso per aprire un confronto sul futuro della nostra regione. Alcune delle priorità: ridurre la burocrazia, superare la logica del massimo ribasso nelle gare pubbliche che dequalifica il lavoro, riduce la qualità dei servizi e premia le imprese meno qualificate; dopo la raccolta di firme contro le false cooperative questo del massimo ribasso sarà un tema centrale del nostro operare".

Con il Manifesto "Cambiare l'Italia Cooperando" la cooperazione si è messa al servizio del paese e della nostra regione con proprie progettualità concrete e verificabili. I cinque temi del manifesto su cui lavoreremo saranno: Sostenibilità, Legalità, Lavoro, Innovazione e Welfare.

Pubblicato in Umbria

"Voglio stare tranquilla perché finora la mia vita non lo è stata". Luisa ha 57 anni e un ciuffo dei capelli batte insistentemente sugli occhi: è come l'ombra dei ricordi. Nella sua grigia agenda, poche sono le date scritte in rosa. Una è il martedì dopo Pasqua del 2017: "è il giorno in cui sono entrata qui. E qui sto bene: ho la mia camera, la casa è pulita e si mangia facendo da noi. Siamo noi a cucinare". Nuove attività, nuove amicizie, la fine della solitudine: "mi piace quello che facciamo".

Un altro ospite, Michele, racconta il suo ingresso nella struttura che ha compiuto due anni: ""qui sto molto meglio e la mia famiglia, adesso, è questa. Faccio palestra due volte alla settimana, gioco a tombola e faccio anche yoga. Mi piace seguire i corsi di cucina e fare gli oggetti che poi portiamo al mercatino". Ogni tanto torna al suo paese dove tutti lo riconoscono. Il parroco, i vecchi amici, quelli che erano vicini di casa: difficile dimenticare un uomo così mite e gentile. "A casa mia non ci voglio tornare".

Quelle di Luisa e Michele sono due storie della comunità alloggio protetta per disabili di Sinalunga. Le loro storie, come quella della struttura e della sua esperienze, saranno tra i temi del convegno che si terrà la mattina di sabato 30 marzo al teatro Pinsuti di Sinalunga. Esperienza che sotto il segno di "Habitare" ha visto la collaborazione di Comune, Usl, Società della salute, Asp Redditi, Istituto di Agazzi e Cooperativa sociale Koinè.

Aurora Marcocci, Responsabile Presidi socio - sanitari Valdichiana senese della Usl, ricorda la nascita della CAP, "grazie all'impulso fornito dalla delibera regionale 594/14 per la realizzazione di un progetto sperimentale denominato "I Luoghi dell'Habitare". Questo progetto  ha avuto inizio nel 2014 ed è stato occasione per generare collaborazioni tra operatori delle istituzioni pubbliche  e del Terzo settore. Conclusa la fase sperimentale, la porzione di edificio messa a disposizione dalla ASP Redditi è stata autorizzata al funzionamento come Comunità Alloggio Protetta, dove la cooperativa Koinè detiene la gestione dell'appartamento e ne fornisce il personale previsto dal Regolamento Regionale per questo tipo di struttura e l'azienda USL, in collaborazione con l'Istituto Agazzi, mette a disposizione i propri operatori per la realizzazione e il monitoraggio dei Progetti abilitativi/ riabilitativi individuali degli ospiti. Nella CAP vengono svolte principalmente attività di socializzazione volte  all'integrazione con il tessuto sociale del territorio".

Riccardo Agnoletti, Sindaco di Sinalunga, sottolinea "l'impegno e l' investimento pubblico e privato che ha ridato vita ad un progetto di cura che aveva caratterizzato la comunità di Sinalunga in un lontanissimo passato" e annuncia "che la storia, la memoria, il presente disegnano oggi anche un progetto di  futuro con al centro la persona, le persone e le risposte ai loro bisogni primari".

Paolo Padrini è il Presidente dell'Asp Redditi: "questa struttura ha consentito un percorso di deistituzionalizzazione ai suoi ospiti. Vengono fatti concreti passi avanti, ovviamente in relazione alle specifiche condizioni, sulla strada di una vita indipendente. Su di essa la valutazione non può che essere positiva. Fondamentali sono le attività esterne e insieme alla Koinè e all'istituto Agazzi stiamo lavorando per intensificare e migliorare i rapporti con il territorio, in modo particolare con le associazioni di volontariato che rappresentano naturali punti di riferimento".

Roberto Pulcinelli, Direttore della Società della Salute della Amiata e Valdichiana Senese: "questa CAP è stato il primo mattone sul quale la Valdichiana ha progressivamente "edificato" il suo sistema di servizi per le persone con disabilità. Nel 2014 questa zona aveva soltanto due centri diurni. Quell'atto amministrativo fu ben lontano da essere un semplice documento ed è stato in grado di attivare un percorso virtuoso che ha visto la collaborazione di soggetti che da allora collaborano costantemente".

Gianpiero Lapini è il  Direttore Sanitario Istituto di riabilitazione "Madre della Divina Provvidenza dei Passionisti" di Agazzi: "una leva sulla quale far forza per migliorare ulteriormente la qualità dei servizi è quella del potenziamento delle attività esterne. La percezione è che gli ospiti stiano bene e i familiari siano soddisfatti dei servizi. Si confermano perciò i dati della letteratura scientifica che vedono la probabilità che importanti aspetti della qualità della vita siano correlati anche al numero delle persone conviventi. Fondamentale è una programmazione individuale per ciascuno degli attuali 7 ospiti con attività che possono essere le più varie ma tutte in grado di assicurare un legame tra la struttura e il territorio nonché una proiezione esterna degli ospiti".

Paolo Peruzzi, Direttore di Koinè: "questa esperienza dimostra che i processi di deistituzionalizzazione sono concretamente fattibili e che i processi di ricollocazione delle persone nei propri territori di origine mediante la costruzione di reti locali integrate e differenziate di servizi, è possibile e praticabile se si basano su programmi chiari e definiti. Fondamentali sono i centri integrati di servizi previsti dalla Dgrt n.841/2012 e nella programmazione regionale dovrebbero essere assunte iniziative, anche di tipo economico, a sostegno del funzionamento di essi. L'impegno della Regione Toscana nell'attuazione dei LEA è  essenziale ed urgente perché è da questa azione che si possono trarre le risorse necessarie a ridisegnare il sistema il sistema di offerta pubblico, a sostenere i processi di costruzione delle reti integrate e differenziate locali, a sostenere lo sviluppo dei centri integrati di servizi. L'esperienza della CAP  di Sinalubnga dimostra infine l'assoluta funzionalità ed efficacia di modelli di servizio basati sulla piccola dimensione e strutturati per riprodurre clima familiare e forte spessore relazionale".

Stefano Scaramelli, Presidente Commissione sanità e politiche sociali Regione Toscana, sottolinea infine che "le Cap sono le strutture più leggere di accoglienza delle persona con disabilità. Una novità, unica in Italia, che segna l'autonomia della Toscana, prima regione ad aver fatto una legge di civiltà innovativa nel tema del "Durante noi" e unica nel rispondere alla necessità di dare maggiore sicurezza e umanità nella cura e nell'assistenza delle persone con disabilità, come dimostrano anche i bandi emessi per promuovere l'inserimento lavorativo dei disabili. La strada da seguire è questa, senza arretrare, per andare avanti sulla strada dei diritti e delle tutele".

 

Pubblicato in Toscana

Assumere le assistenti sociali. Questo è l’appello lanciato dalla coop sociale Kyosei al comune di Catanzaro con una petizione. Dopo i recenti fatti di cronaca emerge una lacuna grave dei servizi sociali per le fasce più fragili e deboli della cittadinanza.  

“Nei Comuni italiani opera, in media, un Assistente sociale ogni 5.000 abitanti. Nel Comune di Catanzaro ne opera uno ogni 18.000 oggi, uno ogni 90.000 a partire dal prossimo mese di agosto. I drammi di tale situazione sono sotto gli occhi di tutti”. Così è scritto nel testo dell’appello rivolto a tutti i cittadini.

Infine, la cooperativa sociale richiama i diritti costituzionali: “bambini, disabili, anziani, persone in stato di povertà, non godono di diritti sanciti dalla Costituzione e dalle normative vigenti”.

 

Pubblicato in Calabria
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