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Lunedì, 27 Maggio 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 07 Marzo 2019 - nelPaese.it

In occasione dell’8 marzo, Amnesty International ha lanciato una nuova campagna per denunciare le violazioni dei diritti umani subite dalle donne durante il conflitto siriano e per chiedere che, contrariamente a quanto sta accadendo, esse abbiano un ruolo ufficiale e attivo nel dare forma al futuro del paese.

Dall’inizio della crisi siriana, nel 2011, le donne hanno subito molteplici violazioni tra cui detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, sequestri e violenza di genere da parte delle autorità siriane e degli altri attori coinvolti nel conflitto.

La nuova campagna di Amnesty International invita i soci dell’associazione e il pubblico a inviare alle donne siriane un messaggio di solidarietà nel quale si chiede che siano rappresentate in modo eguale e concreto nel processo politico in atto. La campagna intende amplificare le voci delle donne che svolgono un ruolo cruciale nella società siriana come le attiviste, le manifestanti pacifiche, le organizzatrici dei soccorsi umanitari e le fondatrici di associazioni e centri comunitari.

“A otto anni dall’inizio della crisi, nonostante abbiano passato sofferenze indicibili. le donne siriane non solo non demordono ma mostrano ogni giorno sempre maggiore coraggio, svolgendo attività politiche e denunciando le violazioni di coloro che sono al potere. Molte di loro mantengono da sole le proprie famiglie e rischiano la vita ogni volta che prendono la parola”, ha denunciato Samah Hadid, direttrice delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International.

“La partecipazione delle donne nei processi politici è fondamentale per ottenere uguaglianza di genere e diritti per tutte e per tutti. Gli stati della comunità internazionale - soprattutto Iran, Turchia e Russia - devono sollecitare il governo e i gruppi armati dell’opposizione a porre fine alla violenza sessuale, ad altre forme di violenza di genere e alla discriminazione. Devono inoltre avviare consultazioni con le donne e assicurare che esse siano realmente rappresentate nei colloqui di pace, nei negoziati, nella stesura della costituzione e in altri processi di peace-building”, ha aggiunto Hadid.

Amnesty International ha intervistato 12 attiviste che hanno lasciato la Siria per cercare riparo negli stati confinanti o altrove. Queste donne hanno raccontato come siano state arrestate, sequestrate e tenute in condizioni estremamente dure e con limitato accesso ai servizi fondamentali; come siano state evitate dalle loro stesse famiglie dopo il rilascio e come siano state intimidite e minacciate di morte a causa delle loro attività umanitarie e politiche o per aver cercato informazioni sui loro parenti rapiti o sottoposti a sparizione forzata.

“Le donne siriane devono essere coinvolte nelle discussioni sul passato e sul futuro del loro paese a livello locale, regionale e internazionale. Porre fine alla discriminazione di genere è fondamentale per garantire una società giusta e trasparente”, ha concluso Hadid.

Le donne con cui Amnesty International ha parlato hanno espresso preoccupazione per il fatto di non essere adeguatamente rappresentate nel processo decisionale riguardo al futuro della Siria. In alcuni casi, nelle discussioni sono state coinvolte solo donne rappresentanti il governo o l’opposizione.

A partire dal 2011, Amnesty International ha denunciato violazioni dei diritti umani delle donne basate sul genere da parte del governo siriano e dei gruppi armati dell’opposizione. Le ricerche dell’organizzazione per i diritti umani hanno dimostrato che donne arrestate dalle autorità siriane sono state sottoposte a controlli di sicurezza invasivi all’arrivo nei centri di detenzione, in alcuni casi veri e propri stupri; in altri casi hanno subito o sono state costrette ad assistere a molestie e aggressioni sessuali da parte delle guardie penitenziarie; hanno convissuto con detenuti maschi e sono state lasciate in custodia a secondini di sesso maschile; sono anche state private dei trattamenti medici necessari per curare malattie croniche.

Amnesty International ha inoltre documentato violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dei gruppi armati dell’opposizione a Idlib e Aleppo, dove donne sono state rapite o costrette a lavorare nelle cucine di centri informali di detenzione e sono state sottoposte a sanzioni corporali come la lapidazione o la fustigazione perché sospettate di relazioni sessuali extramatrimoniali.

 

Pubblicato in Dal mondo

“Le proposte, come quella contenuta nel ddl presentato dalla Lega, che avrebbero come unico vero risultato colpire i consumatori di sostanze psicoattive, non ci aiutano a risolvere alcun problema,” dichiara Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA).

“Ci confrontiamo ogni giorno con situazioni come quella del parco di Rogoredo, con le inquietudini e le domande delle famiglie, con le circa 60 nuove sostanze psicoattive scoperte ogni anno, e restiamo convinti del fatto che I giovani consumatori debbano incontrare un educatore piuttosto che essere rinchiusi in galera.”

“Dobbiamo elaborare – e presentare all’opinione pubblica – un nuovo approccio alla questione droghe, basato su prevenzione, cura, accoglienza. Per questo chiediamo a tutti i soggetti pubblici e del terzo settore che non condividono l’ennesima riedizione di un modello punitivo fallimentare, di promuovere con noi una grande Conferenza nazionale sulle droghe, autoconvocata visto che i governi non la indicono da anni. Il momento giusto per farla è in concomitanza con la prossima Giornata mondiale sulle droghe, che si tiene ogni anno il 26 giugno. A tale evento va collegata una campagna di informazione e sensibilizzazione che smonti pregiudizi e faccia conoscere la realtà del fenomeno droghe e i modi più efficaci per affrontarlo. Come siamo costretti a ripetere da trent’anni, ‘Educare non punire’.”

 

 

 

Pubblicato in Salute

“Siamo soddisfatti per l’esito della prima riunione della Cabina di Regia per il Terzo settore che si è insediata stamani. Con la riunione di oggi si dà vita ad un luogo stabile di confronto e coordinamento fra i diversi soggetti istituzionali e la rappresentanza del Terzo settore, non solo sui percorsi di attuazione della riforma ma su tutte le attività di promozione e indirizzo di questa importante componente della società e dell’economia del Paese”.

È quanto dichiarato dalla portavoce del Forum nazionale del Terzo settore Claudia Fiaschi al termine della Cabina di Regia insediata stamani a Palazzo Chigi alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del viceministro al Mef Massimo Garavaglia, del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, del presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, del presidente dell’Upi Michele De Pascale, del vicepresidente Anci Filippo Nogarin, del presidente della Fondazione Italia Sociale Vincenzo Manes e del Forum Terzo Settore rappresentato dalla portavoce Claudia Fiaschi.

“Con la seduta di oggi – aggiunge Fiaschi - si è espresso parere favorevole su due provvedimenti importanti e attesi: la definizione delle attività secondarie, di cui all’art.6 del Codice del Terzo settore, e le Linee guida al Bilancio sociale indispensabili anche per definire in modo consapevole le modifiche statutarie che gli Enti di Terzo settore sono chiamati a fare tra breve e per attuare le previsioni di rendicontazione sociale introdotte dalla Riforma”.

Pubblicato in Nazionale

Sono quattro le cooperative industriali nate da operazioni di workers buyout (wbo), dal 2014 a oggi, nelle province di Venezia e Rovigo grazie al supporto di Legacoop Veneto. Sono Kuni, Sportarredo Group, Berti e Centro moda Polesano,cooperative fondate da ex lavoratori dipendenti di aziende fallite o in grave crisi che hanno costituito una nuova impresa: le loro esperienze e le loro storie al centro oggi di un workshop a Marghera, alla Camera di Commercio di Venezia e Rovigo, promosso dalla CCiAA assieme a Legacoop Veneto e in collaborazione con Isfid Prisma.

Kuni nasce nel 2014 dal fallimento della Mo.Ru.Pa, azienda di Giacciano con Baruchella (nel Rodigino), ed è specializzata nella produzione di arredamenti in legno su misura sia per la casa che per il settore navale (in particolare nel comparto crocieristico). È del 2015 la nascita della Sportarredo Group di Gruaro (Venezia), attiva nella produzione di apparecchiature solarium e per l’estetica e di cosmetici. Prende avvio l’anno dopo, nel 2016, la Berti di Tessera (Venezia), che produce vetrocamere e serramenti in vetro. Ultima nata infine, la coop rodigina di Stienta Centro moda Polesano, che realizza capi femminili per marchi dell’alta moda made in Italy e non solo.

Obiettivi prioritari di queste iniziative di successo, che nelle due province hanno consentito in questi anni difficili di salvare oltre cento posti di lavoro, la tutela dell’occupazione e la promozione di nuova imprenditorialità cooperativa.

«La partnership tra Camera di Commercio e Legacoop Veneto intende valorizzare queste esperienze di wbo, consolidarne il modello e promuoverlo come strumento potenzialmente applicabile anche in altre situazioni di crisi o fallimento – dichiara Giuseppe Fedalto, presidente CCIAA di Venezia Rovigo – L’appuntamento di oggi si configura quindi come un momento di riconoscimento all’impresa realizzata da questi lavoratori, esempi del “saper fare” che con coraggio, fatica e determinazione hanno creduto nel loro progetto, nel rilancio dell’azienda e soprattutto rimettendo al centro dell’economia del territorio la produzione e il lavoro».

«Dal 2010 in Veneto abbiamo supportato complessivamente la nascita di ben sette wbo - racconta Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto -: operazioni che hanno “rovesciato” l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, trasformandoli da strumento di garanzia del reddito per lavoratori espulsi dal processo produttivo in fattore di produzione, attraverso l’anticipo degli importi stabiliti dalla legge 223/1991 e il loro investimento in capitale sociale. I lavoratori hanno compiuto scelte importanti: tra percepire un assegno e mettersi in gioco rischiando in prima persona, hanno preferito questa seconda strada, garantendo occupazione a loro e a chi verrà dopo di loro».

Alla base vi è sempre un’attenta analisi e valutazione dei mercati in cui le imprese opereranno, un preciso piano di sviluppo, la ricerca delle risorse necessarie per sostenerlo, formazione o riqualificazione delle competenze, infine la messa in rete di soggetti diversi con una attenta regia da parte di Legacoop. Perché dietro a ogni wbo esiste una vera e propria azione di sistema, che vede operare assieme soggetti pubblici, nazionali e locali, e soggetti privati, come la cooperazione (con i suoi strumenti finanziari di promozione e garanzia), il sistema bancario e le organizzazioni sindacali. Nel corso delle diverse operazioni tutti questi soggetti hanno imparato a conoscersi, a lavorare insieme e costituiscono oggi un patrimonio importante per affrontare altre e future situazioni di crisi.

Nasce proprio con lo scopo di condividere queste esperienze con gli operatori e i soggetti che si trovino ad affrontare crisi aziendali la pubblicazione che racconta i quattro wbo dei due territori, realizzata da Legacoop Veneto e dalla società di servizi Isfid Prisma, con il contributo della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. Il volumetto, distribuito oggi al workshop, spiega cos’è un workers buyout, quali sono gli strumenti per realizzarlo (l’uso degli ammortizzatori sociali, gli strumenti finanziari, i fondi mutualistici delle centrali cooperative, le banche) e il percorso per avviarlo.

 

Pubblicato in Economia sociale

Nelle prossime ore la commissione lavoro della Camera voterà la legge di conversione del decreto legge n. 4/19 che istituisce il reddito di cittadinanza. Nel testo trasmesso dal Senato è contenuto "l'emendamento Lodi", cioè quello che prevede l'obbligo per i cittadini di paesi extra UE di produrre documentazione del paese di origine tradotta e legalizzata dall'autorità consolare italiana nel predetto paese, che attesti la composizione del nucleo familiare e la situazione reddituale e patrimoniale nel paese di  origine.

Dopo l'introduzione del requisito dei 10 anni di residenza e della limitazione ai soli stranieri titolari di permesso di lungo periodo (contro le quali ASGI si attiverà per richiedere l'intervento della Corte Costituzionale) “si tratta di una ulteriore misura volta a ridurre a livelli minimi l'accesso degli stranieri al reddito di cittadinanza”.

ASGI richiama quindi nuovamente “l'attenzione dei parlamentari e della opinione pubblica sulla assoluta illegittimità e irrazionalità di questa norma, già riconosciuta dal Tribunale di Milano nella ordinanza sul caso Lodi”, ricordando che:

-Tutti i residenti, italiani e stranieri, devono denunciare redditi e patrimoni all'estero e devono comunque inserirli nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) che avvia il procedimento per il rilascio dell'ISEE, che costituisce una attestazione pubblica della condizione economica delle persone ai fini dell'accesso alle prestazioni sociali.

- Le possibilità di controllo dello Stato su dette dichiarazioni sono identiche per gli stranieri e per gli italiani (che ben possono possedere immobili o redditi all'estero) e passano necessariamente da doverosi accordi di cooperazione tra gli Stati sullo scambio di informazioni: dunque non vi è motivo per gravare lo straniero (e per di più lo straniero povero) di onere documentali spesso impossibili o cosi gravosi da azzerare il beneficio economico richiesto. 

-Il controllo della ricchezza, per italiani e stranieri, in un mondo globalizzato ove le persone si spostano è un problema serio e complesso, ma non si risolve imponendo oneri irragionevoli alle persone bisognose. 

-Il testo attuale che prevede la redazione di un elenco ove è "oggettivamente impossibile" procurarsi detti documenti aprirebbe incertezze e complicazioni burocratiche ingestibili (si pensi ai molti paesi nei quali procurarsi i documenti non è impossibile ma solo "estremamente difficile" per l'inesistenza di un catasto nazionale) delle quali resterebbero vittime non solo gli stranieri, ma anche l'intera macchina organizzativa del Reddito di cittadinanza, già di per sé molto complessa.

ASGI invita quindi “tutti i parlamentari che hanno a cuore il senso di uguaglianza e i principi di buona amministrazione a intervenire immediatamente perché "l'emendamento Lodi" venga soppresso e si torni, su questo punto, alla versione originaria del decreto legge che non prevedeva oneri documentali differenziati per italiani e stranieri”.

Invita le organizzazioni sindacali e i CAF che ad esse fanno riferimento, qualora l'emendamento dovesse trovare conferma, “a ricevere le domande degli stranieri e a trasmetterle all'INPS indipendentemente dalla presenza di documentazione aggiuntiva rispetto all'ISEE, lasciando all'INPS l'onere di una scelta discriminatoria che vedrebbe inevitabilmente il moltiplicarsi delle azioni giudiziarie contro questa palese ingiustizia”.

Pubblicato in Migrazioni

Nella Giornata della donna la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap sente forte “il dovere di richiamare l'attenzione sulla discriminazione multipla delle donne con disabilità”, situazione troppo spesso ignorata o ricondotta ad una sola delle due condizioni. “Vogliamo farlo senza molte circonlocuzioni ma con un elenco di dati che restituiscono tutta l'evidenza del fenomeno”, scrive Fish in una nota. 

Violenze fisiche o sessuali: donne con disabilità: 36,6%, donne senza limitazioni: 30,4%. Stupri o tentati stupri, donne con disabilità: 10,0%, donne senza limitazioni: 4,7%. Violenza psicologica dal partner attuale, donne con disabilità: 31,4%, donne senza limitazioni: 25,0%. Stalking prima o dopo separazione: donne con disabilità: 21,6%, donne senza limitazioni: 14,3%. Salute e prevenzione, Pap-test: donne con disabilità: 52,3%, popolazione femminile: 67,5%. Salute e prevenzione, Mammografia: donne con limitazioni funzionali: 58,5%, popolazione femminile: 75,0%. Lavoro, iscrizioni alle liste di collocamento: donne con disabilità: 43,8%, Uomini con disabilità: 56,2%. Lavoro, avviamenti presso aziende pubbliche e private: Donne con disabilità: 43,2%, Uomini con disabilità: 56,8%

E altri inquietanti dati che raccontano le violenze e gli abusi subiti dalle ragazze e dalle donne con disabilità sono quelli che emergono dai questionari raccolti dall'indagine VERA (Violence Emergence, Recognition and Awareness), un'iniziativa promossa da FISH e da Differenza Donna che intende approfondire e portare alla luce appunto il fenomeno della violenza sulle donne con disabilità, che sono, secondo ISTAT, circa 2 milioni.

Hanno finora risposto al questionario 450 donne e ragazze con diverse disabilità, di cui oltre il 60% con disabilità motoria, il 17,4% con disabilità plurima, il 12,3% con disabilità sensoriale e l'8,7% con disabilità intellettiva, relazionale, psichiatrica o dell'apprendimento. Il 31% delle donne con disabilità che hanno compilato il questionario ha dichiarato di avere subito una qualche forma di violenza. In particolare, circa il 10% delle donne con disabilità interpellate ha affermato di essere stata vittima di stupro nella propria vita.

L'indagine VERA e la possibilità di rispondere ai questionari sono ancora attive all'indirizzo http://www.fishonlus.it/vera/. Il questionario è rivolto a tutte le donne con disabilità, anche quelle che ritengono di non aver subito violenze o abusi.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Il 74,2% dell’occupazione è femminile, mentre per la base sociale tale incidenza è del 69,2%. Questi sono alcuni numeri delle cooperative sociali aderenti a Legacoopsociali che, nei propri organismi dirigenti come la direzione e la presidenza nazionale, vede oltre il 40% di presenza femminile compresa la presidente Eleonora Vanni. Nei Cda delle cooperative sociali il dato arriva al 55%, con molte realtà che hanno Consigli di amministrazione composti unicamente da donne.

Questi sono i dati di questo settore in un Paese dove il tasso di occupazione femminile non raggiunge nemmeno il 50% e dove poco meno del 10% dei manager sono donne. La cooperazione sociale dimostra che è possibile creare le condizioni di pari opportunità, integrazione, inclusione lavorativa con la conciliazione dei tempi di vita. Oltre a questi aspetti si aggiungono le capacità imprenditoriali come dimostra anche il riconoscimento, ad esempio, ricevuto ieri dal direttore di coop sociale Cadiai di Bologna, Fatma Pizzirani, con il premio Tina Anselmi destinato alle donne che si sono distinte nel mondo del lavoro.

La cooperazione sociale è anche impegno quotidiano contro la violenza di genere, con le tante coop sociali impegnate nei progetti dei centri antiviolenza e per l’accoglienza e l’inclusione delle vittime di tratta. La cooperazione è una possibilità, “una chance” per cambiare paradigma e prospettiva al Paese: come dimostra la storia di Mareme Cisse ad Agrigento.

Storia di una chef

È arrivata in Italia nel 2004, dal Senegal. Mareme Cisse, 38 anni appena compiuti, ha raggiunto il marito in Sicilia, ad Agrigento, con il suo primo figlio. “Sono nata in cucina perché mia madre aveva un ristorante nel mio Paese”, racconta, e così per molti anni si è divisa tra lavori saltuari al mercato e nella ristorazione, ma senza un contratto e in modo precario. Arrivano altri tre figli e nel 2012 arriva, però, una scelta importante: decide di non seguire il marito che torna in Senegal. Figli piccoli, problemi con il permesso di soggiorno e la voglia di costruire un futuro qui.

“Nel 2014, in un momento molto difficile, ho avuto una chance e me l’ha data la cooperativa sociale Al Kharub”, dice Mareme. Così è nato Ginger People&Food, nel 2016, un ristorante dalla cucina multietnica che il 27 febbraio scorso ha ricevuto il premio Bezzo “per la cultura del benessere equo e sostenibile” ritirato a Torino con il presidente della cooperativa agrigentina Carmelo Roccaro.

“La cooperativa mi ha dato la seconda chance, la possibilità di un lavoro stabile e, con 4 figli, di non dover stare dall’alba fino a tarda sera a lavorare fuori casa. E soprattutto mi ha dato l’opportunità di creare Ginger”. Oggi Mareme è una socia-lavoratrice di Al Kharub ed è componente del Consiglio di amministrazione della cooperativa sociale.

Quella di Mareme è una storia di integrazione, di lavoro e di inclusione in terra di Sud. “Oggi mi capita di trovare atteggiamenti e parole ostili. Poi quando vengono qui al Ginger trovano un’atmosfera magica e restano spiazzati, sono contenti e ritornano. Il premio è stato un riconoscimento non solo a me che ad Agrigento sono la prima chef donna d'Africa, ma per tutti quelli che lavorano con me e per la cooperativa sociale. Io ho scelto di poter lavorare, non solo di essere mamma e moglie. Altre donne, immigrate o italiane, hanno i loro sogni ma non possono fare questa scelta”.

Ginger People&Food e Al Kharub: alcune note

Il Ristorante, inaugurato nel 2016, si trova nel centro storico di Agrigento, l’antica Girgenti araba e normanna, proprio di fronte ad un comodissimo parcheggio pluripiano dal quale si gode uno dei più bei panorami della Valle dei Templi e del mar Mediterraneo dalla città e sulla cui terrazza ,d’estate, è possibile cenare.

Il progetto è portato avanti dalla cooperativa sociale Al Kharub, il cui obiettivo è quello di creare inserimento lavorativo per persone con svantaggio sociale tra cui persone con disabilità,migranti e rifugiati. La cooperativa porta avanti, inoltre, un’attività di apicoltura con l’Apis mellifera siciliana (ape nera sicula), un presidio Slow Food, il cui miele Diodoros, prodotto dalle api con i fiori della Valle dei Templi, è possibile degustare e acquistare presso il ristorante.

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

La violenza contro le donne anziane, sembra essere ancora un tabù. Un fenomeno silente di cui non si hanno dati precisi. Vessazioni, raggiri, violenze fisiche e psicologiche, maltrattamenti e privazioni subite da donne over 70 si consumano spesso nell’indifferenza e nella solitudine. 

È quindi un tema forte e doloroso quello su cui Auser Veneto ha deciso ad intervenire con il progetto “TACI - Teatro, Arte, Cultura, Inclusione contro la violenza sulle donne”, che è stato giudicato il miglior progetto su scala regionale e pertanto finanziato dalla Regione del Veneto con risorse statali del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il progetto  promosso da Auser Veneto in collaborazione con la ricca rete di circoli territoriali e università popolari dell'associazione ha la durata di un anno e prevede azioni di sensibilizzazione  diffusa e informazione dislocate in numerosi comuni della Regione. Sono tante le iniziative previste: incontri pubblici di formazione ed informazione,  attività artistiche per i ragazzi delle scuole medie, realizzazione di opere di "street art" come messaggio permanente per la collettività, spettacoli di danza e teatro, realizzazione di una pubblicazione con storie di vita vissuta raccolte dai volontari Auser. E’ prevista anche un quadrangolare di rugby femminile, oltre ad una capillare campagna di comunicazione che coprirà l’intera regione. Il progetto TACI mira ad educare al riconoscimento del problema della violenza di genere e della violenza su donne anziane e ad accompagnare le potenziali vittime verso una presa di coscienza.

“Abbiamo purtroppo riscontrato nella nostra quotidiana attività sul territorio – sottolinea Maria Gallo presidente di Auser Veneto – che le donne over 65 che subiscono violenze e maltrattamenti di ogni tipo, raramente denunciano. Spesso a causa di condizionamenti sociali e culturali derivanti da rapporti di genere di tipo patriarcale che consideravano “normali” comportamenti di abuso e violenza. Con il progetto TACI noi vogliamo dire con forza che No, la violenza non è normale”.

Il progetto è stato presentato a Rovigo e le prime iniziative partiranno proprio da questo territorio. “Il progetto TACI – spiega Marinella Mantovani presidente di Auser Polesine – vuole contribuire a costruire una nuova cultura del rispetto, della condivisione e della qualità nelle relazioni fra uomo e donna”.

Fra i primi appuntamenti, il 7 ed 8 marzo sarà presentato a Taglio di Po e a Polesella, in provincia di Rovigo, il libro "Federica, la ragazza del lago" di Massimo Mangiapelo, in cui si narra la vicenda di una sedicenne uccisa dal fidanzato.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

“Un volantino con i peggiori luoghi comuni sulle donne sarebbe già stato sufficiente per provocare lo sdegno di un'intera comunità. Ma la lega a Crotone è riuscita a fare peggio. Sono riusciti a codificare, in un elenco di nefandezze, la cultura della violenza di genere, legittimandola. Quando affermiamo che la lega rappresenta un pericolo sociale intendiamo proprio questo”.

Non ci stanno le associazioni, i sindacati, la cooperazione sociale e il terzo settore della cittadina calabrese dopo il manifesto della Lega Nord locale che ha suscitato indignazione e proteste da tutta Italia. “Non è solo questione di relegare la donna ad angelo del focolare, a contenitore biologico che sforna e cresce figli per la patria. Nella politica sessista della lega si esprime il dissenso per l'emancipazione femminile e si legittima la violenza quale strumento di sottomissione e ripristino dei valori patriarcali.

Decenni di battaglie per rivendicare uguaglianza di diritti, lotte per ottenere il giusto riconoscimento lavorativo e reddituale delle lavoratrici, conquiste e prospettive di una società che dovrebbe mirare ad eliminare discriminazioni e disuguaglianze. Niente di tutto ciò è dato acquisito per i leghisti nel 2019”, continua la nota a firma di Associazione Terra e Libertà – verità democrazia e partecipazione, Arci Crotone, Nonostante tutto resistiamo, MGA – sindacato nazionale forense, Cgil area vasta Kr-Cz-VV, Associazione Il Barrio, Associazione Gauche, Associazione Gli Spalatori di nuvole, Associazione MDDC, I Sentinelli di Crotone, Legacoopsociali Calabria, Coop. sociale Agorà Kroton, I Sentinelli di Milano e Coop. Radici Future edizioni

“La mancanza di rispetto e l'assoluta assenza di una coscienza in materia di diritti era già evidente negli atti di un governo che propina caccia alle streghe e disegni di legge per umiliare le donne. Da oggi la questione femminile si arricchisce di un nuovo tema: spiegare ai leghisti che le donne rappresentano, al pari degli uomini, una porzione di umanità ed in quanto tali, hanno pari dignità e pari diritti”, conclude la nota.

 

Pubblicato in Calabria

Il tessuto delle Cooperative sociali è esposto da anni a fattori di crisi che rischiano di disperdere un grande patrimonio di conquiste e valore sociale. La cooperazione, nonostante sia una delle risposte più efficaci di fronte alle difficoltà del sistema sociale ed economico, è oggi pressata dalla necessità di crescere sia sul piano reputazionale sia su quello organizzativo e competitivo, puntando su tre punti di riferimento precisi: trasparenza, innovatività e collaborazione.

Si tratta di un viaggio che si intraprende individualmente ma ha bisogno di compagni lungo la via: l’amministrazione, l’impresa, la ricerca e il terzo settore. aCapo, in occasione della presentazione ufficiale della sua nuova ragione sociale, promuove un momento di confronto volto ad individuare i passi concreti ed i punti di incontro possibili tra tutti questi attori.

L’appuntamento con l’iniziativa “Cooperare per crescere” è il 13 marzo 2019, dalle 10,00 alle 13,00, presso l’ex Cartiera Latina (via Appia Antica, 42 – Roma).

Relatori previsti:

Roberta Ciancarelli – Presidente aCapo
On. Claudio Durigon – Sottosegretario lavoro e politiche sociali
Gian Paolo Manzella – Assessore sviluppo economico Regione Lazio
Eleonora Vanni – Presidente Legacoop sociali
Francesca Danese – Portavoce Forum 3 settore lazio
Massimo Di Virgilio – Presidente CDTI Roma
Luigi Corvo – Docente Social Enterpreneurship and Innovation, Università di Tor Vergata
Modera: Amedeo Ricucci – Giornalista Inviato Rai

Per partecipare è necessario registrarsi all’evento su eventbrite.it.

Pubblicato in Lettera al Direttore
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