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Sabato, 24 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 30 Aprile 2019 - nelPaese.it

Per la prima volta è stata realizzata una muografia del vulcano Stromboli, frutto della collaborazione di un gruppo di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con Istituti di ricerca giapponesi.

La muografia, o radiografia muonica, è una tecnica che utilizza i muoni, particelle che vengono prodotte quando i raggi cosmici provenienti dallo spazio interagiscono con l'atmosfera terrestre, per ricostruire un'immagine della struttura interna di un oggetto.

I risultati della radiografia muonica del vulcano Stromboli, pubblicati oggi sulla rivista internazionale Scientific Reports di Nature, hanno rivelato la presenza di una zona a bassa densità nell'area sommitale del vulcano. Questa zona corrisponde a una struttura di collasso formatasi nell'area dei crateri durante l'eruzione effusiva del 2007 e successivamente riempita da materiale piroclastico incoerente prodotto dall'attività esplosiva stromboliana. Questa struttura, che ha condizionato lo stile eruttivo del vulcano dopo l'eruzione del 2007, presenta una densità di oltre il 30% inferiore rispetto al resto del substrato roccioso.

"Il risultato ottenuto servirà a comprendere meglio i processi eruttivi stromboliani e la dinamica del versante della Sciara del Fuoco, che nel passato è stato più volte interessato da frane tsunamigeniche", spiega Flora Giudicepietro, dell'Osservatorio Vesuviano di Napoli (INGV), che ha contribuito alla ricerca.

La tecnica della radiografia muonica si basa su un principio simile a quello delle radiografie che utilizzano i raggi X, ma rispetto a questa presenta il vantaggio di poter essere impiegata per investigare oggetti molto più grandi, come i vulcani, appunto, perché i muoni hanno capacità di penetrazione nella materia molto maggiore rispetto ai raggi X.

"Il rivelatore di muoni che abbiamo progettato si basa sulle tecnologie sviluppate per l'esperimento OPERA, che ha studiato ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN le proprietà del fascio di neutrini proveniente dal CERN", spiega Giovanni De Lellisdella Sezione INFN di Napoli e dell'Università Federico II, a capo dell'esperimento OPERA e tra gli ideatori del progetto. "La prima sfida che abbiamo dovuto affrontare è stata la necessità di ideare un rivelatore compatto con alta risoluzione angolare, che non richiedesse alimentazione elettrica, che si potesse trasportare sulle pendici di un vulcano e resistesse alle intemperie".

Il rivelatore utilizzato è costituito da 320 film di emulsioni nucleari, speciali lastre fotografiche che consentono di "fotografare" con grande precisione il passaggio delle particelle che le attraversano. La superficie del rivelatore utilizzata è di circa un metro quadrato. Il rivelatore è stato posizionato nel sito Le Roccette, a 640 metri di quota, e ha raccolto per circa 5 mesi le tracce dei muoni che hanno attraversato il vulcano.

"I muoni prodotti nell'interazione dei raggi cosmici con l'atmosfera penetrano nella roccia vulcanica e possono attraversarla da parte a parte. Tuttavia, a seconda della densità e dello spessore della roccia, una parte di questi viene assorbita", spiega Valeri Tioukov dell'INFN di Napoli, che ha coordinato il progetto. "Dal numero di muoni che arriva sul nostro rivelatore dalle diverse direzioni possiamo quindi capire la densità del materiale che hanno attraversato." Radiografie periodiche della sommità del vulcano potranno essere usate per monitorare l'evoluzione della sua struttura interna.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Un'alterazione nell'espressione dell'interferone, ovvero di quel gruppo di proteine che le cellule del sistema immunitario producono in presenza di virus, può essere alla base dello sviluppo di diverse malattie autoimmuni. In uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Autoimmunity, i ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con l'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e con l'Ospedale Sant'Andrea di Roma, e grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), hanno scoperto nei linfociti B e nei monociti delle persone con sclerosi multipla (SM), alterazioni in diversi geni regolati dall'interferone.  

"Studi svolti in precedenza avevano già individuato il ruolo significativo dei linfociti B nei meccanismi patogenetici della malattia – spiega Eliana Marina Coccia dell'ISS, a capo del progetto multicentrico FISM – La nostra indagine si è spinta oltre e ha identificato anomalie nei linfociti B e nei monociti che alterano profondamente i processi in cui sono coinvolti gli interferoni. Questi dati, se da un lato confermano l'importanza del trattamento delle forme recidivanti-remittenti e progressive della SM con anticorpi monoclonali diretti selettivamente contro i linfociti B, dall'altro aprono nuove prospettive verso cui indirizzare futuri sforzi per la messa a punto di terapie innovative centrate su questa popolazione linfocitaria".

I ricercatori dell'ISS hanno isolato sia i linfociti B che i monociti da campioni di sangue periferico di persone con SM senza trattamenti in corso e da soggetti di controllo appaiati per sesso ed età. Di questi tipi cellulari i ricercatori dell'Ospedale San Raffaele hanno analizzato i profili di espressione genica (trascrittoma) con l'ausilio del database Interferome(http://interferome.org/interferome/home.jspx), che è stato sviluppato dal collaboratore allo studio il Professore Paul Hertzog della Monash University in Australia e che raccoglie in maniera sistematica tutti i geni regolati dagli interferoni descritti nella letteratura scientifica mondiale.  

"Questo progetto FISM ha consentito di mettere in luce numerose disregolazioni trascrittomiche nei geni regolati dagli interferoni nelle persone con SM – spiega Cinthia Farina dell'IRCCS Ospedale San Raffaele – in particolare in questo studio sono state trovate anomalie geniche specifiche per tipi cellulari distinti, indicando così quelle sulle quali indagare in vista della ricerca di nuovi processi patologici e di marcatori di malattia".

"Inoltre, l'identificazione selettiva nei linfociti B di alterazioni di alcune risposte anti-virali - conclude Martina Severa dell'ISS- rende verosimile l'ipotesi in base a cui il virus di Epstein-barr abbia un forte impatto, negli individui con SM, sul controllo della patologia. Questo virus è molto diffuso (oltre il 90% degli adulti ne risulta infettato, spesso senza alcuna conseguenza), rimane latente proprio nei linfociti B della memoria per tutta la vita, e sembra aumentare il rischio di sviluppare malattie autoimmuni, tra cui la SM, in alcuni soggetti geneticamente predisposti.

Lo studio è stato possibile grazie un finanziamento di FISM assegnato all'ISS e all'IRCCS Ospedale San Raffaele. Hanno inoltre partecipato allo studio: l'Ospedale Sant'Andrea di Roma, l'Università di Roma La Sapienza; l'IRCCS San Raffaele-Pisana di Roma; la Monash University di Clayton (Australia); l'Istituto Neurologico Mediterraneo (INM) Neuromed, Pozzilli (Isernia).

 

 

Pubblicato in Salute

“Le attività della Mare Jonio si inquadrano in una più ampia piattaforma sociale, denominata Mediterranea Saving Human, che annovera al suo interno, in qualità di fondatori, promotori, finanziatori e sostenitori, numerosi esponenti del mondo politico, sindacale, religioso, dell’associazionismo, della cultura e della società civile”.

Inizia così l’atto di denuncia-querela di Alessandro Metz, armatore di Mediterranea Rescue, al ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’accusa è quella di essere stati calunniati, in un dettagliato esposto ripercorre le tappe delle querelle del salvataggio di metà marzo ad oggi.

“Le funzioni di monitoraggio e di denuncia della missione Mediterranea Saving Humans, a presidio e tutela delle vite di quanti, oggi più che mai, cercano di sottrarsi alla morte nell’inferno della Libia, risultano ancora più essenziali e stupisce pertanto, che lungi dal promuoverne e plauderne le iniziative, esponenti dell’attuale governo italiano abbiano inteso screditarne azioni ed intenti con una campagna di pubblica denigrazione senza precedenti”, scrive Metz nella denuncia. “In tale cornice vanno letti e rappresentati i contenuti della recente direttiva n. 14100/141(8) in cui, testualmente, si riferisce che ‘da dichiarazioni pubbliche si evince l’intenzione di condurre una nuova, analoga attività da parte della Mare Jonio che, se attuata, integrerebbe una deliberata violazione delle normative internazionali e della legislazione interna, finalizzata al preordinato trasferimento in Italia di migranti in condizioni di irregolarità’ ”

Secondo l’armatore la direttiva “presenta contenuti che, oltre che gratuitamente denigratori, appaiono pesantemente calunniosi, nella misura in cui, s’intende, per essa, informare le massime cariche Militari e di Polizia dello Stato di una pluralità di comportamenti delittuosi che mai hanno avuto luogo”.

Per questo Metz conclude il suo esposto rivolgendosi all’autorità giudiziaria: “non v’è dubbio, infatti, che la pubblicazione dell’atto sul sito del Ministero, abbia determinato la lesione di un ulteriore ed autonomo bene giuridico rispetto a quello protetto dal delitto di calunnia – vale a dire, il normale funzionamento dell’attività giudiziaria – da individuarsi, nel caso di specie, nell’integrità della reputazione e dell’onore del capitano e della proprietà della nave, ai quali, ingiustamente, parrebbero venire riferite inottemperanze ad ordini dell’Autorità, violazioni di leggi, condotte delittuose e intenzioni  di recidiva finalizzate alla realizzazione del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

Poi in una conferenza stampa alla Camera Alessandro Metz si rivolge direttamente al ministro: "Denunciamo per entrare nel merito delle questioni. Diamo l'opportunità al ministro di andare a fondo in un processo, se decide di non scappare. Può determinare in quel processo se quanto affermato da quella direttiva corrisponde al vero o meno. Ma se così non è ne deve rispondere. Affronti il processo ed entri nel merito delle questioni"

Pubblicato in Nazionale

Il 2 maggio alle ore 10,30 presso Il Laboratorio Aperto - Ex Centrale AEM di Modena, si terranno le premiazioni del concorso Gulliver "I colori di Modena". Premieranno il Sindaco Gian Carlo Muzzarelli e il Presidente di Gulliver Massimo Ascari.

Sarà l'occasione per ringraziare i servizi che hanno aderito al concorso, a seguito del quale sono stati realizzati il Calendario Gulliver 2019, la mostra, che nei giorni successivi sarà esposta presso il Comparto San Paolo, e la relativa pubblicazione.

Ogni anno Gulliver propone una o più iniziative nell'ambito del progetto Abilità Artigiana che ha l'obiettivo di valorizzare le abilità delle persone che frequentano i servizi gestiti dalla Cooperativa (residenze per anziani, centri socio riabilitativi, comunità alloggio, ecc.), attraverso le opere e i manufatti realizzati nei laboratori creativi. In questo modo è possibile fare conoscere alla cittadinanza, e non solo agli addetti ai lavori e ai famigliari, i servizi presenti sul territorio, presentando e diffondendo questo genere di attività attraverso pubblicazioni, come il tradizionale calendario annuale di Gulliver, o eventi, come mostre pittoriche o fotografiche.

Il Concorso creativo Gulliver è stato pensato per coinvolgere i servizi in un nuovo e originale progetto artistico: rappresentare i monumenti, gli edifici e le piazze della nostra amata Città su grandi tele pittoriche 120x70, in occasione di un laboratorio creativo straordinario condotto da una maestra d'arte di Gulliver. Hanno aderito 27 servizi, dedicati a infanzia, disabilità, anziani e alla salute mentale, ovvero più di 90 utenti e 50 operatori; complessivamente sono state espresse 80 ore di creatività. 

I 27 dipinti, inseriti nel Calendario 2019 di Gulliver, rappresentano i colori di Modena; una città che, fiera della sua bellezza, non dimentica la sua storia, tramandandola dagli anziani ai bambini, ed è artefice del suo futuro, senza dimenticare gli errori e gli eroi del passato. Indimenticabile l’entusiasmo dei bambini e dei ragazzi nel conoscere la storia di ciò che stavano rappresentando e l'emozione degli anziani nel riaffiorare i ricordi legati ai luoghi della propria Città. Per tutti una grande gioia nel dar vita, attraverso i colori, a immagini in bianco e nero. Una passione contagiosa, verso forme e colori, che rappresenta la forza primordiale dell'arte.

Il work in progress è stato seguito settimana per settimana attraverso il profilo Twitter della Cooperativa. Al termine dei laboratori Giulia, in tirocinio formativo presso la sede della Cooperativa, insieme alla maestra d'arte, ha realizzato a mano una piantina di Modena nella quale ha evidenziato i monumenti rappresentati nel concorso creativo: una guida per fare un piccolo tour per le strade del centro.

Felici di avere rappresentato la Città di origine della nostra Cooperativa, cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i colleghi che hanno contributo alla realizzazione del progetto, gli artisti e coloro che avranno occasione di apprezzare le opere dal vivo.

Ricordiamo che da venerdì 3 maggio fino a domenica 5 sarà possibile visitare la mostra “I colori di Modena” presso il Comparto San Paolo, in via Selmi 67, dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 16,00 alle 19,00.

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Forti piogge hanno causato violente inondazioni in Iran nelle ultime settimane, lasciando città e villaggi sommersi dall'acqua e danneggiando case, campi e infrastrutture. Le piogge sono iniziate il 19 marzo nella provincia nordorientale di Golestan, al confine con il Turkmenistan, e una settimana dopo hanno inondato le province sudoccidentali di Lorestan e Khuseztan, al confine con l'Iraq. 

I team di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno visitato le aree colpite tra l'8 e il 18 aprile per valutare i bisogni della popolazione. MSF sta preparando la distribuzione di articoli non alimentari nella provincia del Golestan e la fornitura di assistenza medica di base con cliniche mobili nella provincia del Lorestan.

Elham Miraghazadeh, vice capomissione di MSF, descrive quello che hanno visto. “L'8 aprile un team di MSF è arrivato nel Golestan per visitare le tre città più colpite della provincia: Gonbad-e Kavus, Aq Qala e Gomishan. Le strade che abbiamo percorso erano quasi completamente sommerse dall'acqua ed era difficile distinguere tra strade, fiumi e campi. Le inondazioni hanno distrutto le case delle persone, i loro beni e i campi coltivati, così come strade e altre infrastrutture.

La prima località che abbiamo visitato è stato il quartiere di Afghan Abad, nel Gonbad, dove vivono molti turkmeni afgani. Trovandosi a ridosso del fiume, alcune case sono state completamente spazzate via mentre altre erano totalmente o parzialmente sommerse. Più di 400 famiglie hanno perso tutti o gran parte dei loro beni. Queste persone sono state evacuate e ora vivono in tende o in campi sfollati preesistenti. Sebbene siano stati distribuiti alcuni beni essenziali, hanno un grande bisogno di assistenza per soddisfare le loro necessità di base”.

E continua: “quando siamo giunti nelle altre due città, Aq Qala e Gomishan, il livello dell'acqua era talmente alto che le macchine non potevano procedere e siamo dovuti tornare indietro. In seguito, un secondo team di MSF è riuscito a raggiungere le città, dove l'acqua si stava ritirando e le persone stavano tornando alle loro case. Un altro team di MSF ha raggiunto la provincia del Lorestan, nella parte occidentale del paese – una regione montuosa costellata di villaggi isolati. Lungo gli oltre 120 km di fiume, le inondazioni hanno causato danni enormi, spazzando via case, strade e ponti. Alcune persone hanno perso le loro case, il loro lavoro e i loro terreni”.

“La città di Pol-e Dokhtar – aggiunge  è stata particolarmente colpita e i suoi edifici sono ancora sommersi dal fango. Le persone stanno trovando riparo in accampamenti di tende. Quando siamo arrivati in città, le persone del campo ci hanno descritto i danni: "Andate nel centro città, sembra che sia esplosa una bomba nucleare". In effetti il centro città era totalmente distrutto: tutti i negozi erano danneggiati e sembrava una città fantasma.Poiché diversi ponti sono distrutti, molti villaggi nella regione di Pol-e Dokhtar sono tagliati fuori dalle strade principali. L'unico modo per raggiungerli con gli aiuti è in barca o in elicottero”.

“Siamo riusciti a raggiungere uno di questi villaggi grazie ad un'imbarcazione che attraversa il fiume per tutto il giorno, portando rifornimenti e trasportando le persone da una riva all'altra. Gli abitanti del villaggio ci hanno accolto con calore. Abbiamo visitato il centro sanitario, che hanno iniziato a ripulire, ma tutte le attrezzature sono state danneggiate. Le cure mediche di base vengono fornite in una tenda allestita in un campo temporaneo. Una nota appuntata su una lavagna invita le persone a stare attente ai morsi di serpenti e di scorpioni – un rischio molto alto per chi vive in una tenda. Per queste persone è impossibile tornare alle loro case, poiché sono piene di acqua e fango, spesso per i due terzi degli edifici”, sottolinea.

La provincia di Khuzestan, nella regione sudoccidentale, è molto diversa dal punto di vista geografico. È pianeggiante. Ad Ahwaz, la principale città della provincia, il livello dei danni non è così evidente. Ma quando abbiamo raggiunto le città di Dehlaviyeh, Susangerd, Shoush ed Elhaieh, abbiamo visto con quanta violenza questa provincia è stata colpita.

I fiumi Karkheh e Dez hanno rotto gli argini, lasciando alcuni villaggi parzialmente o completamente sommersi dall'acqua. Alcuni villaggi sono stati totalmente abbandonati; in altri, alcuni giovani uomini e famiglie sono rimasti per proteggere i pochi beni che sono riusciti a salvare. I rifornimenti possono raggiungere queste persone solo via barca o elicottero.

Miraghazadeh continua il suo racconto: “in alcune aree quando l'acqua si è alzata, le persone si sono spostate su terreni più alti e ora vivono sotto gli alberi, con temperature che raggiungeranno presto i 50-55 gradi Celsius. In un villaggio abbiamo incontrato una famiglia che vive ancora nella sua casa, in una tenda sistemata sopra il tetto. Hanno iniziato a ripulire la casa, ma non possono ancora viverci.Sebbene ci sia poca acqua potabile, le persone non hanno perso la loro ospitalità. Abbiamo bevuto del thè insieme mentre ci descrivevano le loro difficoltà. L'anno scorso c'era stata la siccità, quest'anno le alluvioni”.

“In tutte le province che abbiamo visitato, una delle difficoltà principali delle persone è stata non poter fare una doccia per giorni. L'acqua dai rubinetti è fuori uso. Le temperature stanno aumentando e per le persone è difficile fare i conti con il caldo e gli insetti. Tra poco sarà il mese del Ramadan. Viene distribuito del cibo, ma le persone preferiscono ricevere ingredienti di base e qualche utensile da cucina per preparare il proprio cibo da sé.Le strutture sanitarie che abbiamo visitato spesso sono molto essenziali. In molti villaggi, le strutture e le attrezzature mediche non sono più utilizzabili, le medicine sono state portate via dall'acqua, la conservazione a freddo rovinata”, conclude.

Il raccolto era previsto tra due settimane, ma i campi e le attrezzature agricole sono totalmente distrutti. “Le persone hanno perso tutto: le loro case, i loro beni, il loro lavoro, i servizi pubblici e, purtroppo, le loro speranze”.

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Elea Teatro, la compagnia teatrale di Industria Scenica, debutta al Festival Segnali con la sua ultima produzione Che forma hanno le nuvole? Le luci si accendono. Le nuvole scorrono. Per la prima volta, il cielo su un palcoscenico. Che forma hanno le nuvole? Nessuno lo sa. «C’è chi, guardando il cielo, vede solo nuvole e chi può vedere draghi, pesci volanti, velieri e pizze con gli asparagi».

È tutto così relativo quando gli occhi interpretano l’immaginazione! Che forma hanno le nuvole?, la nuova produzione teatrale firmata Elea Teatro/Industria Scenica, debutterà al Festival Segnali l’8 maggio in una matinée rivolta alle scuole e agli operatori teatrali che si terrà presso il Teatro Bruno Munari. La compagnia Elea Teatro, per la prima volta, si mette alla prova con la realizzazione di una drammaturgia rivolta a bambini ancora alla scoperta di cosa significa diventare grandi. E lo fa, mettendo al centro del racconto due personaggi - Vera e Nemo - alla ricerca di sé, del loro spazio nel mondo.

Lo spettacolo parla al pubblico (dai 7 anni in su) con semplicità, scavando una poetica delicata che si muove fra un linguaggio buffo, leggero, fragile e una scenografia imponente, animata da proiezioni, illustrazioni e giochi di luci. L’indagine più profonda della narrazione esplora un mondo invisibile innescando complicità relazionali fra quello che succede in scena e i giovanissimi spettatori. Cosa c’è al di là di tutto ciò che esiste? C’è un mondo. Un universo che Elea Teatro ha scelto di esplorare e portare su palcoscenico per concretizzare il suo teatro, il mezzo attraverso il quale abbattere le soglie della realtà.

La storia

Vera ha 8 anni, un cane bassotto, due genitori che la adorano e un fratello gemello, Nemo, il compagno di tutte le sue avventure. Nemo è triste, pensa di stare antipatico a tutti: a scuola, i maestri non lo considerano; nessuno lo sceglie per giocare a palla avvelenata; in mensa non c’è mai un posto per lui. Un giorno però Nemo scopre la verità. Nessuno lo odia perché in realtà nessuno sa che esiste. Solo Vera lo vede e gli può parlare. Lui è il suo amico immaginario.

Tutto il mondo di Nemo va in frantumi e, pur volendo molto bene a Vera, le chiede di renderlo libero. Così ha inizio una serie di avventure alla ricerca di sé, tra incontri strampalati con colleghi invisibili, gruppi di autoaiuto per amici immaginari, uffici di ricollocamento. Cosa succede quando un amico immaginario diventa libero? Chi è veramente? Qual è il suo posto nel mondo? Senza badare all’aspetto, Nemo scoprirà che sono importanti le azioni di tutti i giorni, le sensazioni che gli individui suscitano nel prossimo. Si è invisibili solo se si vuole esserlo, quando si crede di non avere un valore.

Ognuno è speciale, bisogna solo saperlo vedere. Lo spettacolo è un viaggio magico tra poesia e momenti rocamboleschi che indaga quel sottile confine in cui i bambini diventano grandi e abbandonano qualcosa per poter crescere.

Che forme hanno le nuvole è di Serena Facchini ed Ermanno Nardi con Serena Facchini e Daniele Pennati, scenografie Daniele Pennati e Stefano Zullo, illustrazioni Stefano Cattaneo, animazioni video Roberto Polimeno e Stefano Cattaneo, progetto audio Federico Mammana, costumi Elisa Bartoli, disegno luci Marco Grisa. Produzione Industria Scenica, Next Laboratorio Delle Idee - Regione Lombardia 2018/2019 con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività

Pubblicato in Cultura

Il 19% dei cittadini dell’Unione Europea svolge una o più attività di volontariato, dando vita a innumerevoli servizi di aiuto in tutti i campi della vita sociale. Eppure, nonostante il loro ruolo spesso determinante per la coesione delle comunità, non sempre queste attività vengono sostenute adeguatamente a livello politico.

Parte da questa considerazione la campagna Vote Volunteer Vision, lanciata dal Centro europeo per il volontariato (Cev). Una campagna che CSVnet, come aderente al Cev, ha deciso di sottoporre ufficialmente a tutti i candidati italiani alle elezioni del prossimo 26 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo.

Con una lettera aperta pubblicata oggi CSVnet chiede ai candidati due impegni concreti per il sostegno del volontariato in Europa, attraverso la sottoscrizione dei contenuti del documento base della campagna e, se eletti, la promozione di un intergruppo parlamentare sul volontariato.

Le istanze contenute nel documento, infatti, sono tutte incentrate sulla necessità di proporre e sostenere politiche di respiro europeo. Ciò allo scopo di facilitare il lavoro quotidiano svolto dalle associazioni di volontariato e soprattutto dai milioni di cittadini che, in forma più o meno organizzata, dedicano gratuitamente parte del proprio tempo alla solidarietà.

La prima di queste istanze riguarda la “misurazione” corretta del volontariato attraverso ricerche aggiornate e costanti che utilizzino parametri comuni in tutti i paesi (oggi sono pochissimi gli studi disponibili). Una conoscenza univoca del “valore” del volontariato che dovrà mettere in grado i legislatori di coordinare entro un unico quadro normativo le politiche di volontariato delle diverse istituzioni europee.

Si chiede inoltre di sviluppare le infrastrutture del volontariato per fare in modo che esso possa supportare l’attuazione delle politiche europee, come il Pilastro dei diritti sociali o l’Agenda 2030. Si sottolinea anche il ruolo formativo del volontariato per lo sviluppo della cittadinanza e per l’occupabilità, aspetto direttamente collegato al tema della validazione univoca delle competenze acquisite in contesti non formali e informali. E grande importanza viene data al volontariato di impresa, garantendo standard qualitativi per le aziende e i dipendenti coinvolti.

Non viene ovviamente dimenticato il passaggio politico del 2020, quando si concluderà quello in corso e si aprirà un nuovo settennato, con la conseguente revisione degli attuali programmi e l’attivazione di quelli nuovi: un periodo cruciale in cui, sostengono i promotori della campagna, il volontariato dovrà sempre essere considerato come una priorità. Si richiama infine la necessità di promuovere il volontariato all’estero, attualmente realizzato attraverso il Corpo europeo di solidarietà e il programma EU Aid volunteers.

Ma per fare in modo che l’impatto della campagna non si fermi con le elezioni del 26 maggio, è appunto importante che il mondo del volontariato si unisca e, attraverso il membri del parlamento eletto, chieda a gran voce l’istituzione all’Europarlamento di un intergruppo specifico sul volontariato, allo scopo di coordinare l’azione e le strategie europee su questo settore.

Di seguito è possibile scaricare la lettera aperta ai candidati e il documento base della campagna in italiano.

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Welfare e protezione sociale, al centro delle politiche dell'Unione europea. Prevenzione ma anche tutela dell'ambiente. Copertura sanitaria e diritti per i paesi del Sud del mondo. Riconoscimento del ruolo delle società di mutuo soccorso.

E' quanto chiede la FIMIV – Federazione italiana mutualità integrativa volontaria, che ha aderito al Manifesto “Costruiamo insieme l'Europa sociale di domani” dell'AIM - Associazione internazionale delle mutual benefit societies, in occasione della Giornata nazionale della mutualità, che si terrà il 4 maggio alle 09.30 nella sede della Società Umanitaria a Milano.

“A pochi giorni dalle elezioni europee, chiediamo un'Europa sociale fondata sul benessere, sull'uguaglianza e la tutela dei più vulnerabili. In tempi di no-vax e di negazionismo del buco nell'ozono e degli effetti dell'inquinamento, non siano date per scontate le conquiste della medicina e della scienza nemmeno in Europa” dichiara Placido Putzolu, presidente FIMIV.

Il manifesto per un'europa sociale      

Prevenzione, accesso sostenibile ai farmaci, innovazione, copertura sanitaria e promozione del sistema mutualistico nei paesi in via di sviluppo, riconoscimento del ruolo chiave delle società di mutuo soccorso, in particolare in Europa, Africa e Sud America. Sono queste le richieste del Manifesto “Costruiamo insieme l'Europa sociale di domani” dell'AIM - Associazione internazionale delle mutual benefit societies che la FIMIV – Federazione italiana mutualità integrativa volontaria ha scelto di rilanciare durante la Giornata nazionale della mutualità a Milano.

Le sfide ancora aperte dell'Ue      

Se l'Italia è seconda solo alla Spagna tra i paesi che vantano livelli più elevati di salute nel mondo, nell'area Schengen non mancano casi di ritardo: non solo Serbia, Macedonia, Albania, Bulgaria, Romania, ma anche paesi come la Germania, al 45° posto dell'Index Bloomberg 2019. Significativo, poi, che tra le motivazioni dello scontento che hanno portato alla Brexit vi fossero anche efficienza e alti costi del servizio sanitario. Intanto, però, le sfide in Europa si fanno più stringenti. E alcune conquiste che appaiono scontate in realtà presentano delle contraddizioni persino nel Belpaese.

Fondamentale la prevenzione         

Secondo l'Oms, infatti, l'Italia è tra i dieci paesi d'Europa in cui il morbillo è ancora endemico a causa della scarsa copertura vaccinale. Eppure la prevenzione e i vaccini hanno spesso preservato la vita di milioni di persone. Si pensi a poliomelite, difterite, vaiolo e tetano, malattie fortemente impattanti in Italia fino a pochi decenni fa. Nell'anno che si è concluso, poi, in Italia, anche alcune società di mutuo soccorso sono state chiamate a dare un contributo contro la meningite di tipo B, diffusasi a macchia di leopardo nel Paese. Non bisogna perciò abbassare la guardia.

“Le posizioni antivax ci inquietano perché rischiano di far regredire le società a uno stato di inconsapevolezza dei progressi favoriti dalla medicina e dalla scienza” dichiara Placido Putzolu, presidente della FIMIV. E intanto è in aumento si registra un aumento dei tumori soprattutto in Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito e Spagna, secondo uno studio della Statale di Milano, mentre le diagnosi in tutto il mondo sono pari a 18 milioni. La diagnosi precoce è fondamentale e salva vite umane ma per una vera prevenzione bisogna andare anche oltre.

“Abitudini alimentari, aspettative di vita, rischi legati al fumo e all'obesità ma anche inquinamento dell'aria, dell'acqua e del cibo, incidono pesantemente sulla salute e sulla longevità dei cittadini europei – dichiara Putzolu-. Per questo è necessario integrare e innovare il concetto di prevenzione che non può limitarsi alla mera diagnosi precoce. Quest'ultima è indispensabile e salva vite umane, come dimostrano tanti casi riconosciuti anche grazie ai servizi offerti dalle società di mutuo soccorso in Italia - continua-. Prevenire, però, vuol dire anche pretendere politiche ambientali e norme per la tutela della salute dei cittadini che siano coerenti in tutta l'Unione europea. A tal fine, occorrerebbe una Direzione generale per la salute nell'Ue e un dibattito che assorba l'esperienza di realtà importanti nel settore quali le società di mutuo soccorso, i centri di ricerca, le istituzioni nazionali di tutti i paesi”.

Per questo il Manifesto dell'AIM chiede al Parlamento e alla Commissione europea di tener conto dell'impatto sulla salute in tutte le politiche per un “maggiore impulso alla promozione e prevenzione sanitaria” ma anche di una “riduzione dell'iniquità per quanto riguarda ambiente, qualità dell'alimentazione, copertura vaccinica e uso del tabacco”. A livello globale, saranno infatti obesità, iperglicemia, inquinamento, alcol, fumo ad aumentare i decessi in tutto il mondo.  In controtendenza rispetto al resto del mondo, però, l'Italia ha una aspettativa di vita che è in aumento e nel 2040 potrebbe toccare una media di 84,5 anni (+2 anni,2 rispetto ad oggi). Mentre però si invoca una maggiore equità e giustizia sociale, anche in un paese come l'Italia si rende evidente che non vi possa essere progresso senza giustizia sociale. Secondo l'Istat, infatti, in Italia cresce il divario di sopravvivenza per livello di istruzione e origine. L'aspettativa di vita media, infatti, varia per chi non ha un titolo di studio avanzato ma anche e soprattutto per chi proviene da regioni come la Campania. Intervenire sull'equità dell'accesso alla salute e al benessere si dimostra una materia sottile e importante da studiare anche in contesti come quello nazionale in cui è garantito storicamente e in maniera gratuita.

Longevità e non autosufficienza     

Per questo il rapporto tra la longevità e la tutela di chi è non autosufficiente, ma anche la diffusione di gravi patologie che richiedono cure specifiche, spesso garantite solo fino a una certa fascia di età, che sono costose e necessitano di cicli di terapia e di assistenza protratti nel tempo, pongono nuovi importanti dilemmi etici sulla spesa sanitaria nazionale in Italia e sul rapporto integrativo che vi può essere tra il ruolo svolto dal SSN, dai fondi sanitari integrativi, dalle società di mutuo soccorso e da attori attivi nel settore quali le cooperative.

Per questo il convegno “Costruiamo insieme l'Europa sociale di domani”, organizzato dalla FIMIV a Milano, sabato 4 maggio alle ore 09.30 presso la Società Umanitaria in Via San Barnaba 48, si focalizzerà anche sui temi dell'invecchiamento sostenibile e della protezione dell'autosufficienza, per individuare quali siano le azioni della mutualità volontaria nel settore e ricercare nuove sinergie possibili.

Dall'europa al mondo   

Il mondo mutualistico tutto, però, ha deciso di sollevare lo sguardo anche al di là del continente. Nel chiedere maggiore equità e tutele soprattutto per i più vulnerabili, il manifesto sottoscritto dalla FIMIV non si limita all'Unione europea ma si allarga anche a quelle aree geografiche, quali l'America latina e l'Africa e in tutte quelle regioni in cui le società di mutuo soccorso svolgono un ruolo fondamentale per la democratizzazione del diritto alla salute. Per questo chiede alla Commissione europea di “elaborare un quadro di forte impatto per la cooperazione allo sviluppo internazionale che sostenga la copertura sanitaria e consenta alle mutue di dare un importante contributo”.

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale
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