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Lunedì, 17 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 04 Aprile 2019 - nelPaese.it

Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, alle 3.32, un terremoto di magnitudo maggiore di 6 colpì tragicamente una vasta area della provincia dell'Aquila. Quell'evento fu seguito da moltissime repliche, anche di magnitudo superiore a 5, e nell'area furono localizzati quasi 20.000 terremoti.

Dieci anni dopo, il Blog INGVterremoti ha creato una story map sull'andamento spazio-temporale della sequenza di tutto l'anno 2009, dove si visualizzano circa 6.700 eventi sismici di magnitudo maggiore di 1.6. La "story map" è un'applicazione web che attraverso mappe interattive, contenuti multimediali e funzioni di interazione l'INGV utilizza al fine di migliorare l'informazione, la didattica e la comunicazione anche di fenomeni naturali come la sismicità. 

Grazie agli strumenti di interazione e le funzionalità di info-grafica presenti nell'interfaccia dell'applicazione è possibile avere informazioni sul numero di eventi e sulla magnitudo massima in mappa, interrogare ogni singolo terremoto per visualizzarne i parametri ipocentrali, selezionare gli eventi sismici dei vari periodi della sequenza (fasi temporali) o in base alla loro magnitudo.  Infine attivando il cursore temporale sarà possibile visualizzare i terremoti in un determinato intervallo di tempo e far partire un'animazione, giorno per giorno, della sismicità.

La story map sulla sequenza sismica dell'Aquilano del 2009 è visualizzabile al seguente indirizzohttps://bit.ly/2UtlwBt  ed è presente nella galleria di story maps di INGVterremoti http://ingv.maps.arcgis.com/

 

 

 

 

 

Pubblicato in Abruzzo

È sviluppato dalla cooperativa sociale “Il Raggio Verde” e dal Comune di Lendinara “Wakehub”, un progetto per favorire l’incontro di giovani e la nascita di idee innovative. Lo spazio sarà inaugurato con il consueto taglio del nastro e la presentazione delle attività sabato 6 aprile, dalle ore 9.15, a Lendinara (Rovigo), in via Caduti del lavoro, 33.

Nel dettaglio, la mattinata si apre con i laboratori digitali inaugurali per gli studenti della scuola media; a seguire la cerimonia di inaugurazione con Luigi Viaro, sindaco di Lendinara, Federico Amal, assessore alle Politiche giovanili e Gilberto Muraro, presidente di Fondazione Cariparo. A presentare le attività del progetto, Stefano De Stefani, presidente della coop Il Raggio Verde e Serena Sterza, di Aps - Cosechesuccedono. Alle ore 15.30, dopo un momento di brindisi con la Coworkers Community, prende il via la sessione “Wakehub: per farsi un’idea”, con micro laboratori, dimostrazioni e incontri. Alle ore 16.15 durante il Tiktok party, i presenti avranno la possibilità di creare video con lo youtuber Riccardo Zanetti utilizzando i set e le location di Wakehub; i migliori video saranno premiati dalla giuria presieduta dalla Tiktoker Andreia Bacchini.

Wakehub intende essere un luogo di incontro, confronto e sperimentazione in cui una community di coworkers vocata all’innovazione promuove attività, iniziative e percorsi - da laboratori scientifici a eventi di aggregazione, fino a campeggi e giornate di studio con la ricerca universitaria - coinvolgendo diversi attori come aspiranti makers, istituti di credito, creativi e incubatori di impresa. Tali attività si differenzieranno per target, indicativamente under e over 18, con l’obiettivo di favorire la cultura della creatività digital friendly e di promuovere lo spirito di imprenditività connesso allo sviluppo di nuove professioni.

Il progetto vede la collaborazione di Aps - Cosechesuccedono e Forum dei Giovani e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e di Regione del Veneto; nella rete di partner t2i, AssociAnimAzione, Officine On/Off e Cassa Padana.

Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pubblicato in Veneto

Il prossimo 8 aprile è la giornata mondiale dei diritti per il popolo Rom. Le cronache ci raccontano ancora come queste persone siano il perfetto capro espiatorio del disastro sociale e civile di una società, soprattutto nel nostro Paese. Torre Maura, a Roma, è solo l’ultimo caso che conferma il radicato sentimento razzista contro di loro, eguagliato solo da quello verso i “neri”.

Come il Malaussen di Daniel Pennac, i Rom sono buoni per tutte le stagioni. Nel 2008 a Napoli, quartiere Ponticelli, furono dati alle fiamme i campi dove vivevano oltre 500 persone tra cui tantissimi bambini: quei terreni erano al centro delle varianti del Piano regolatore dell’allora Giunta Iervolino. Nel 2017 lo sgombero del mega campo di via delle Brecce a Gianturco con 1400 rom evaporati in piccoli insediamenti e solo 150 collocati dall’amministrazione comunale guidata da Luigi de Magistris che è finito sotto accusa per i continui sgomberi anche dei rom  a Scampìa.

Sempre nel 2008 a Roma fu la campagna anti-rom dopo la mrte di brutale di Giovanna Reggiani che portò al Campidoglio Gianni Alemanno. Da allora non ci sono alternative ghetti e sgomberi con soluzioni che portano ai fatti come quelli di Torre Maura con la sindaca Raggi.

A Milano la politica degli sgomberi dei campi è l’unica mossa messa in campo dalle amministrazioni che si sono susseguite negli anni. E questa scelta produce nuovi campi con ulteriori sgomberi in un meccanismo a ripetizione che alimenta il problema.

Non è un caso che siano citate queste tre città. Sono quelle al centro del rapporto con cui Amnesty International ha costruito il suo ricorso al Comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa per violazione della Carta sociale europea. Sgomberi e discriminazioni sono i punti salienti di questo documento che ora dovranno esaminare a Bruxelles.

Lunedì 8 aprile, Giornata Internazionale per i diritti dei rom, alle ore 14,30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati in via della Missione, 4  Associazione 21 luglio e Amnesty International presentano i dati relativi alla condizione delle comunità rom in insediamenti formali e informali in Italia e nella città di Roma – estratti dal Rapporto "I margini del margine" curato da Associazione 21 luglio - e il ricorso presentato da Amnesty International al Comitato Europeo dei Diritti Sociali.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, come ha spiegato all’agenzia stampa Redattore Sociale, “costruire nuovi ghetti con violazioni dei diritti umani e forme di discriminazione, perché creati su base etnica, è una specificità fortemente romane. E trasversale alle diverse amministrazioni: l’attuale amministrazione ha forti similitudini con l’era Alemanno, anche perché c’è Salvini al governo. Ma con le altre amministrazioni non si è fatto molto meglio. La differenza è che non c’erano questi messaggi forti e mandati con un accento securitario”.

Per Marcello Zunisi di “Nazione Rom” “è sempre più drammaticamente urgente liberare roma e l'italia da razzismo, fascismo e nazismo. e' sempre piu' drammaticamente urgente fondare un forum antirazzista permanente”. E il 13 aprile terranno un’assemblea al  Centro Sociale Porto Fluviale a Roma (fermata metro "Piramide").

I rom sono le “vittime perfette” per far scatenare l’identificazione del nemico a portata di mano. Su questo si costruiscono fortune elettorali, oggi per la Lega Nord ma ieri anche di altre formazioni politiche. Il senso di questo disastro etico e sociale per il nostro Paese lo ha spiegato con parole semplici un 15enne. A Torre Maura Simone, da solo, contro “adulti” neofascisti non ha esitato a dire loro la verità: “odiate solo le minoranze, nessuno deve essere lasciato indietro”.

Pubblicato in Editoriale

"Un provvedimento anacronistico, colmo di tronfia ignoranza e destinato a mandare in tilt la pubblica amministrazione e i tribunali": così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, reagisce al ritorno della dicitura "padre" e "madre" sulle carte d'identità dei minori, al posto della dicitura "genitori", già in uso da anni a questa parte.

"Quello che ci fa infuriare - prosegue Piazzoni - non è solo la deliberata volontà di discriminare le famiglie omogenitoriali, che è il motivo esplicito per il quale si produce questo arretramento, ma è anche la totale noncuranza con sui si innesta un grave cortocircuito nella macchina della pubblica amministrazione, che paralizzerà gli uffici e intaserà i tribunali. Solo un asino come Salvini poteva arrivare a tanta stupidità: ci spieghi il Ministro come faranno i funzionari delle anagrafi  ad emettere le carte d'identità dei figli delle famiglie omogenitoriali. Cambieranno genere seduta stante a uno dei genitori? E ha idea della valanga di procedimenti legali che questo provvedimento provocherà? Bene ha fatto Famiglie Arcobaleno a impugnare il decreto: un atto dovuto che sosterremo in tutte le sedi e, siamo certi, ci restituirà la prova tangibile del vuoto pneumatico che abita le stanze del Viminale”.

“Infine: questa novità ci obbliga a prendere atto della sostanziale inazione del M5S a tutela dei diritti. Le dichiarazioni pubbliche contro le derive discriminatorie che abbiamo sentito in occasione della Conferenza mondiale delle Famiglie di Verona da parte degli esponenti del M5S restano pura propaganda priva di risvolti concreti se sono seguite da decreti che ci riportano indietro e cancellano i diritti dei minori. Il M5S vuole realmente arginare i deliri dei leghisti? è in grado di farlo? e soprattutto lo vuole realmente fare? Il cambiamento di cui sentiamo continuamente parlare dai grillini al momento è solo una tremenda restaurazione.", conclude Piazzoni. 

Pubblicato in Parità di genere

Medici Senza Frontiere (MSF) ha sospeso le ammissioni nell’ospedale di Al Sadaqah ad Aden a seguito del rapimento e la successiva morte di uno dei suoi pazienti, avvenuta lo scorso 2 aprile.  Nella mattinata di martedì scorso, un gruppo di uomini armati ha tentato di entrare all’interno dell’ospedale di MSF ad Aden. Dopo aver minacciato i guardiani e il personale medico, il gruppo è riuscito ad entrare e a prelevare un paziente, ricoverato il giorno precedente e in procinto di subire un intervento chirurgico. Il paziente è stato poi trovato lo stesso giorno senza vita in una strada del distretto di Al Mansoura. 

Questo episodio di violenza avviene dopo una serie di altri incidenti di sicurezza, nonché a minacce rivolte ad altri pazienti e al personale sanitario che si protraggono dall’inizio dell’anno.  “A seguito di questo incidente, non abbiamo altra scelta che sospendere l’ammissione dei pazienti fino a nuovo avviso. Queste ultime settimane, l’ospedale ha funzionato a pieno regime, in particolare il pronto soccorso e l’unità di terapia intensiva, a seguito di un picco di violenze nella città” dichiara Caroline Seguin, responsabile delle operazioni di MSF in Yemen. “Siamo estremamente preoccupati per il deterioramento delle condizioni di sicurezza ad Aden e sull’impatto che questo arreca alle nostre attività mediche, sia riguardo i pazienti che lo staff MSF, la cui vita è a rischio".  

Le équipe di MSF lavorano nell’ospedale di Al Sadaqah dal 2012. Da allora, hanno effettuato più di 30.000 consultazioni mediche d’urgenza rivolte a pazienti provenienti da diverse zone, inclusi i governatorati di Abyan, Taiz e Hodeidah. Durante gli scontri per la conquista di Aden nel 2015, l’ospedale di MSF era una delle poche strutture chirurgiche ancora funzionanti in città. Tra marzo e agosto 2015, le équipe di MSF hanno curato più di 2.800 feriti di guerra. Nello stesso periodo, MSF ha gestito anche presidi di emergenza e cliniche mobili per interventi chirurgici ad Aden dove venivano stabilizzati i feriti di guerra per poter aumentare le loro possibilità di sopravvivenza. 

Nel 2018, MSF ha aumentato la capacità dell’ospedale di Al Sadaqah, portandola a 104 posti letto, per rispondere all’arrivo di feriti di guerra causati dall’offensiva di Hodeidah. Nel corso dell’anno, nell’ospedale di Al Sadaqah, le équipe di MSF hanno anche effettuato più di 6.000 consultazioni di emergenza e 5.400 interventi chirurgici, il 90% dei quali a vittime di violenze. 

In Yemen MSF lavora in 12 ospedali e centri sanitari e fornisce supporto a oltre 20 strutture in 11 governatorati: Abyan, Aden, Amran, Hajjah, Hodeidah, Ibb, Lahj, Saada, Sanaa, Shabwah e Taiz. Più di 119.110 feriti di guerra sono stati trattati in ospedali supportati da MSF in Yemen da marzo 2015, quando è iniziato il conflitto più recente nel paese. 

 

Pubblicato in Nazionale

Nell’ottica di affermare il principio del fine rieducativo della pena, la Fondazione CON IL SUD promuove “E vado a lavorare”, la seconda edizione del Bando per il reinserimento sociale dei detenuti, attraverso il lavoro. A disposizione 2,5 milioni di euro di risorse private per progetti capaci di dare una reale “seconda possibilità” alle persone che si trovano in regime di detenzione ordinario e/o in regime alternativo alla detenzione nelle regioni del Sud Italia.

L’invito è rivolto alle organizzazioni del Terzo settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, che possono presentare proposte di progetto che favoriscano il reinserimento sociale dei detenuti nella comunità, anche con il fine di ridurre i tassi di recidiva. Le proposte dovranno prevedere l’avvio, durante il periodo della detenzione, di esperienze lavorative in grado di favorire l’integrazione socio-lavorativa del detenuto, ritenendo il lavoro una componente fondamentale del processo rieducativo.

L’inserimento lavorativo potrà avvenire all’interno o all’esterno delle carceri in realtà già consolidate oppure attraverso la costituzione di nuovi soggetti di imprenditorialità sociale. Inoltre, grazie al protocollo di intesa recentemente sottoscritto dalla Fondazione CON IL SUD con il Ministero della Giustizia e con l’ANCI, le proposte potranno prevedere il coinvolgimento dei detenuti in progetti di pubblica utilità e di volontariato, sempre ai fini del perseguimento dell’obiettivo di integrazione socio-lavorativa del reo.

Le proposte dovranno essere formulate da partenariati che comprendano almeno una struttura penitenziaria e almeno un partner del Terzo Settore. Gli altri soggetti componenti la partnership potranno appartenere al mondo delle istituzioni, delle università, della ricerca e del mondo economico.

Il bando è disponibile sul sito della Fondazione CON IL SUD (www.fondazioneconilsud.it). È possibile partecipare tramite il portale Chàiros entro il 19 giugno 2019.

“È di pochi giorni fa la notizia del secondo rapporto ‘Space’ del Consiglio d’Europa, che definisce la situazione delle carceri italiane tra le più drammatiche del continente - dichiara Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD. Al centro c’è la questione del sovraffollamento, ma è inevitabile che questo tema si intrecci con quello dei servizi e delle opportunità offerte ai detenuti per compiere un vero percorso rieducativo, così come previsto dalla nostra Costituzione. Con questo bando, vogliamo riaffermare il diritto di ogni persona ad avere una seconda possibilità vera. L’abbiamo chiamato ‘E vado a lavorare’ con l’auspicio che il lavoro possa essere davvero uno strumento di evasione dalle criticità della vita”.

Sul tema delle carceri, la Fondazione ha già sostenuto oltre 20 iniziative, tra programmi di volontariato e progetti selezionati con il primo Bando Carceri (disponibili qui >>)

Il contesto

L’articolo 27 della Costituzione italiana sancisce il principio del ‘finalismo rieducativo della pena’, inteso come creazione dei presupposti necessari a favorire il reinserimento del condannato nella comunità, eliminando o riducendo il pericolo che, una volta in libertà, possa commettere nuovi reati.

La legge di riforma dell’ordinamento penitenziario n.354/75, e le successive modifiche, hanno dato attuazione a tale principio costituzionale, individuando e disciplinando norme, strumenti e modalità per garantire l’effettivo reinserimento sociale e lavorativo dei condannati.

La situazione attuale nelle carceri italiane, ben fotografata dall’Associazione Antigone nel XIV Rapporto sulle condizioni di detenzione, è ancora lontana dal garantire ai condannati un adeguato ed efficace percorso di integrazione sociale e lavorativa.

Ad oggi, il lavoro ha sofferto nella prassi di una carenza di effettività risultando solo parzialmente efficace. Se da un lato il numero dei detenuti lavoratori è leggermente cresciuto negli anni – passando dai 10.902 (30,74%) del 1991, ai 18.404 (31,95%) del 2017 – dall’altro oltre l’85% dei lavoratori è alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria svolgendo spesso mansioni che non richiedono competenze specifiche e con elevate turnazioni (per permettere a più persone di lavorare). Al Sud tale situazione è ancor più accentuata: solo il 3,7% dei detenuti lavora per soggetti privati esterni.

In conclusione, rispetto alla possibilità di formarsi e di lavorare in carcere vi sono ancora elevate possibilità di miglioramento – a partire da un maggior impegno da parte di tutti gli attori coinvolti – ma anche ostacoli da superare per poter efficacemente favorire un reinserimento dei detenuti ed evitare un aumento del rischio recidiva.

 

 

Pubblicato in Lavoro

Sono stati presentati questa mattina alla stampa nella Sala Polifunzionale del Centro Don Vito Diana, i due progetti sostenuti dal Comune di Bari e rivolti alle persone in situazioni di fragilità relazionale, economica, sociale e culturale. Con il progetto Far@Banco l'associazione Ideando ha attivato un servizio di sensibilizzazione alla donazione dei farmaci, in collaborazione con la Fondazione Banco Farmaceutico, ma anche di ritiro e distribuzione fisica degli stessi per i soggetti, indicati direttamente dai Servi sociali di Bari, ospiti e non della struttura Don Vito Diana.

Il progetto Sicar Hub della Micaela Onlus si rivolge principalmente a italiani e stranieri in situazione di estrema marginalitàsostenendoli e accompagnandoli verso l'emancipazione dalla povertà materiale e dalla emarginazione e permettendo loro un reinserimento attivo nel tessuto sociale e lavorativo. Tutto ciò non solo attraverso una consulenza socio assistenziale e counselling sanitario ma anche con l'ascolto e l'orientamento giuridico, ovvero l'assistenza legale.

Per l'assessora al Welfare del Comune di Bari, Francesca Bottalico, intervenuta nel corso della conferenza stampa, "i progetti rientrano nelle azioni del Comune di Bari per  contrastare le povertà economiche e sociali a sostegno di chi purtroppo, spesso, non riesce a orientarsi efficacemente fra i servizi e le prestazioni pubbliche. O che, addirittura, rinuncia a curarsi non avendo la possibilità di accedere ai farmaci di base. Per questo, accanto alle prestazioni assicurate dai presidi comunali presenti in tutti i quartieri, grazie all'iniziativa delle associazioni Ideando e Micaela e alla disponibilità della Caritas, abbiamo previsto un investimento di 100mila euro per l'acquisto dei farmaci di base e per l'attivazione di uno spazio di ascolto e orientamento, in linea con gli obiettivi fissati dal programma generale degli interventi di contrasto alla grave emarginazione adulta predisposto dall'Assessorato al Welfare. Solo attraverso interventi diffusi e con il supporto costante delle realtà associative, laiche e cattoliche, possiamo raggiungere quanti non si rivolgono ai servizi sociali rischiando di rimanere esclusi da ogni forma di sostegno. Il nostro obiettivo resta da un lato quello di garantire i diritti primari in ambito sociale e sanitario, dall'altro quello di attivare processi di ascolto e di cura che consentano agli utenti di intraprendere percorsi di autonomia finalizzati al reinserimento sociale e lavorativo".

I progetti, nati in seno al mondo dell'associazionismo e della cooperazione sociale attivisul territorio in favore delle persone in situazioni di precarietà sociale ed economica, sono stati fortemente voluti dal Comune di Bari-Assessorato al Welfare che ha ritenuto virtuoso mettere in sinergia più attori del sistema socio assistenziale territoriale. Tali progetti beneficiari hanno difatti al meglio interpretato il sistema della rete, del capitale sociale e del welfare community.

In questo contesto il Centro di Accoglienza Don Vito Diana, inaugurato nel 2008, ospitante giovani-adulti, e gestito dalla storica cooperativa sociale Equal Time e la Caritas Diocesana Bari-Bitonto, si arricchisce di una serie di servizi integrati e mirati. Hanno l'obiettivo di favorire l'emersione socio-economica di ciascuna persona, attuando le finalità del 'Programma degli interventi di contrasto alla grave emarginazione adulta nel Comune di Bari' stilato dalla 'Rete cittadina  per il contrasto alla grave emarginazione adulta'.

Sono intervenuti alla conferenza stampa, insieme all'assessora Bottalico, il direttore Caritas Diocesana Bari-Bitonto, Don Vito Piccinonna, l'operatore socio-assistenziale della onlus Micaela, Vito Mariella, la presidente associazione Ideando, Cosimina d'Errico, e il delegato territoriale Bari-BAT della Fondazione Banco Farmaceutico onlus, Francesco Di Molfetta.

"Da oggi si è aggiunto un tassello in più nell'aiuto verso le persone più bisognose del nostro territorio - Direttore del Centro Don Vito Diana, Don Vito Piccinonna - sia italiani che immigrati. In maniera concreta e di concerto con realtà del Terzo settore e Istituzioni, con il loro l'impegno e generosità,riusciremo a lasciare una traccia sempre più profonda e percorribile per raggiungere il più possibile tutti con un occhio di riguardo per gli esclusi e i dimenticati".

"Siamo soddisfatti che all'interno del Centro Accoglienza Don Vito Diana – commenta il direttore della Cooperativa Sociale Equal Time Flora Colamussi - si stia sperimentando in concreto il grande potenziale del Terzo settore, l'armonia della  sussidiarietà circolare. La coprogettazione sviluppata tra questo Assessorato al welfare e le varie componenti del welfare privato. La cooperazione sociale, l'associazionismo, il volontariato laico e religioso, le Fondazioni, le organizzazioni di rappresentanza, le imprese, concorrono tutte al raggiungimento di un unico scopo: il welfare comunitario e, sono convinta, il miglioramento della qualità della vita, la crescita culturale della comunità.

 

Pubblicato in Puglia

Violenza, bullismo, cyberbullismo, intolleranza, razzismo. Perché la scuola non interviene? Mai come oggi appare evidente l'urgenza di educare i nostri ragazzi alla cittadinanza, alle regole del vivere e del convivere, del rispetto degli altri e dell'ambiente in cui viviamo.

Nelle scuole si fanno molte cose. Ma cosa significa veramente "educare alla cittadinanza"? Come si può fare in modo serio ed efficace? Quali sono le indicazioni che ci arrivano dall'Europa e dalle organizzazioni internazionali? Quali sono i traguardi formativi di ciascun ordine scolastico? Quali pratiche didattiche è meglio usare? E soprattutto: come si deve formare oggi il cittadino di domani?

Per rispondere a queste domande, il 5 e 6 aprile 2019 si svolgerà un originale Laboratorio regionale di formazione e ricerca intitolato "Cittadinanza 2030 - Progettiamo insieme l'educazione del futuro".

Il Laboratorio, che si terrà presso il Centro di accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano (UD), vedrà la partecipazione di decine di docenti e dirigenti scolastici del Friuli Venezia Giulia e sarà basato sulla rilettura e valorizzazione delle esperienze concrete di educazione alla cittadinanza, alla pace e ai diritti umani realizzate nelle scuole tra il 2014 e il 2018.

Interverranno tra gli altri: Italo Fiorin, Coordinatore del Comitato Scientifico per l'attuazione delle Indicazioni Nazionali del Miur; Aluisi Tosolini, Dirigente Scolastico, Coordinatore della Rete Nazionale delle Scuole di Pace; Marco Mascia, Direttore del Centro Diritti Umani "Antonio Papisca" dell'Università di Padova; Flavio Lotti, Coordinatore del Programma "Dalla Grande Guerra alla Grande Pace".

Importanti contributi per la progettazione del prossimo anno scolastico verranno da: Michela Monferrini, autrice del libro "Muri Maestri" e da Carlo Greppi, autore del libro "L'età dei Muri" che introdurranno il programma "Abbattiamo i muri", di Luigina Mortari, dell'Università di Verona che introdurrà il programma "Io ho cura", di don Pierluigi Di Piazza, Presidente del Centro Ernesto Balducci che introdurrà il programma "Ricostruiamo la fratellanza".

Particolarmente significativo sarà il contributo di Giuseppina Paterniti, Direttrice TG3 RAI che affronterà il nodo del rapporto tra "Le sfide educative e il servizio pubblico radiotelevisivo".

Parteciperanno anche numerosi amministratori locali, particolarmente interessati all'educazione dei propri concittadini: Marco Duriavig, Presidente del Coordinamento Regionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani del Friuli Venezia Giulia, Alenka Florenin, Sindaco di Savogna d'Isonzo (Go), Marco Vittori, Sindaco di Sagrado (Go), Alfonso Colombatti, Comune di Aviano (Pn), Claudio Zani, Sindaco di Faedis (Ud).

Il Laboratorio è parte del Programma di educazione alla pace e alla cittadinanza "Dalla Grande Guerra alla Grande Pace" realizzato in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l'Ufficio Scolastico Regionale, il Coordinamento Regionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, la Rete nazionale delle scuole per la pace e i diritti umani e la Tavola della pace.

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Rogo Rocca Cencia, a Roma. Il Gre – Gruppo ricercatori ecologia del Lazio diffondono i risultati delle primi analisi sull’inquinamento. Già il 25 marzo, i tecnici sono tornati sul posto per controlli più approfonditi sui rifiuti e per installare un campionatore ad alto volume per la qualità dell’aria a poche decine di metri dal capannone coinvolto nell’incendio.

Come in occasione di tutti gli altri eventi critici, anche a seguito dell'incendio che il 24 marzo ha parzialmente interessato l'impianto Tmb di Rocca Cencia gestito da Ama, l'Arpa Lazio è subito intervenuta per effettuare i rilievi del caso e valutare l'eventuale dispersione in atmosfera di inquinanti.

 “Dai primi dati, rilasciati dall'Agenzia Regionale il 3 marzo, fortunatamente la situazione sembrerebbe essere stata meno impattante del rogo che distrusse completamente il Tmb Salario l'11 dicembre 2018. In particolare, i valori della tossicità equivalente relativa alle diossine rilevati nei giorni successivi all'incendio non hanno mai raggiunto la soglia suggerita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, il parametro preso a riferimento”.

Invece nel caso del benzo[a]pirene, un idrocarburo policiclico aromatico (IPA) della classe dei benzopireni tipico dalla combustione incompleta in impianti industriali (come anche degli impianti di riscaldamento e nei veicoli a motore) e che presenta attività cancerogena, “il valore registrato è stato particolarmente alto: la soglia di concentrazione in aria del benzo(a)pirene è infatti quella stabilita dal D.Lgs. 155/2010 e calcolata su base temporale annuale. La valutazione dello stato attuale dell’indicatore è basata sul numero di superamenti del Valore Obiettivo (VO) annuale di 1.0 ng/m3. Il 26 marzo, il campionatore ha rilevato un valore di 1.82 ng/m3”.

“Relativamente ai policlorobifenili, noti spesso con la sigla PCB (una classe di composti organici considerati inquinanti persistenti dalla tossicità in alcuni casi avvicinantesi a quella della diossina), il valore più alto misurato nel monitoraggio dell’incendio dell’11.12.2018 del TMB Salario (Roma) è stato pari a 1019 pg/m3, mentre nel monitoraggio dell’incendio della Eco X (Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 è stato pari a 394 pg/m3.Nei prossimi giorni verificheremo eventuali aggiornamenti dei dati”.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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