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Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 15 Maggio 2019 - nelPaese.it

Le faglie dell'Etna rappresentano un triplice pericolo per le popolazioni: generano terremoti, fratturano il suolo ed emanano radon, un gas cancerogeno che può accumularsi nelle case rendendole insalubri. Lo studio, a firma INGV, è stato pubblicato sulla rivista internazionale "Frontiers in Public Health"

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) da molti anni analizza su tutto il territorio nazionale il radon, un gas cancerogeno che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) colloca nel "gruppo 1", ovvero tra i più pericolosi per la salute umana.

Un territorio particolare è quello dell'Etna, sui cui fianchi affiorano numerose faglie che presentano una peculiarità: fratturano intensamente le rocce esse circostanti aumentando significativamente la loro permeabilità. Ciò consente ai fluidi e ai gas presenti nel sottosuolo di muoversi più liberamente in quelle zone fratturate, raggiungendo la superficie con più facilità. Tra questi gas, emerge in superficie anche il radon.

L'INGV monitora il radon sull'Etna h24 attraverso una rete di sensori dislocati nel terreno in aree chiave per interpretare l'attività vulcanica e sismica, raffrontando questo dato con i numerosi altri segnali provenienti dalle fitte reti di monitoraggio dell'Osservatorio Etneo (INGV-OE).

Dal 2015, però, le analisi del radon sono state eseguite anche in aria e, in particolare, "indoor", cioè all'interno delle abitazioni per verificare se il gas, non percepibile dai nostri sensi giacché inodore, incolore e insapore, assume concentrazioni pericolose per la salute umana.

I primi risultati delle misure radon indoor sono stati appena pubblicati sulla rivista internazionale Frontiers in Public Health – Environmental Health, in un articolo scientifico intitolato "Preliminary Indoor Radon Measurements Near Faults Crossing Urban Areas of Mt. Etna Volcano (Italy)", firmato da Marco Neri, Salvatore Giammanco e Anna Leonardi.

Per tre anni sono state registrate misure continue da dodici sensori collocati in sette edifici ubicati sulle pendici meridionali e orientali del vulcano, nei territori di Giarre, Zafferana Etnea, Aci Catena, Aci Castello e Paternò.

Il monitoraggio continuo su lungo periodo del radon indoor ha consentito ai ricercatori di "depurare" i segnali di concentrazione del radon dalle variazioni indotte dalle condizioni ambientali, a loro volta legate all'alternarsi delle stagioni.

I sensori hanno rilevato concentrazioni medie annue spesso superiori a 100 Bq/m3 (Bequerel per metro cubo), che corrisponde al valore di primo livello di attenzione per esposizione media annuale raccomandato dall'OMS. In alcuni casi, tale concentrazione media è risultata maggiore di 300 Bq/m3, con punte superiori a 1000 Bq/m3 registrate per molti mesi consecutivamente. Questi dati completano i rilevamenti delle concentrazioni di radon misurate nei terreni dell'Etna negli anni passati, che hanno mostrato valori variabili da poche migliaia a oltre 70.000 Bq/m3.

Lo studio documenta, inoltre, che le abitazioni con maggiore presenza di radon al loro interno sono ubicate in prossimità di faglie attive. In altre parole, più le case monitorate erano ubicate in prossimità delle faglie, più è risultata alta la concentrazione di radon al loro interno.

Questo dato conferma, una volta di più, che la pericolosità delle faglie etnee è data non solo dalla loro sismogeneticità ma anche dalla loro permeabilità ai gas, consentendo la risalita del radon.

In definitiva, l'articolo pubblicato su Frontiers in Public Health documenta un primo campionamento continuo e pluriennale del radon indoor, anche se riguarda un numero limitato di abitazioni. Tuttavia, i dati raccolti evidenziano un potenziale problema per la salute della popolazione etnea, che ammonta quasi a un milione di persone, e pertanto appare opportuno e utile approfondire ed estendere questo monitoraggio a un campione di edifici maggiormente corposo.

Nell'insieme, quindi, un quadro generale che merita l'attenzione dei ricercatori che si occupano di valutare la salubrità degli ambienti abitati, anche considerando che il recente sisma del 26 dicembre 2018, colpendo pesantemente il versante sud-orientale dell'Etna, ha evidenziato ancora una volta la vulnerabilità del territorio etneo e la sua esposizione a fenomeni naturali di vario tipo.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Sicilia

Si è svolta ieri a Roma l'annuale Assemblea degli Azionisti dell'ENI, alla quale A Sud e il CDCA - Centro Documentazione Conflitti Ambientali hanno partecipato in qualità di azionisti critici, assieme ai rappresentanti di diverse battaglie che portano avanti istanze di tutela ambientale e dei diritti nei territori in cui opera ENI.

La Val D'Agri, in Basilicata, dove è ubicato il più grande giacimento onshore dell'Europa continentale; Gela, polo petrolchimico siciliano in attesa di bonifica e dell'annunciata riconversione; Licata, con il progetto estrattivo Ibleo che minaccia ecosistemi e tessuto economico; Taranto, dove i fumi della raffineria ENI concorrono a determinare una delle peggiori emergenza sanitarie del Paese. Oltre alle voci dei comitati territoriali italiani abbiamo portato in AGM le questioni poste dalle comunità del Delta del Niger e dell'Amazzonia dell'Ecuador, in cui ENI opera da decenni.

“L'azionariato critico è uno strumento importante per porre, di fronte ai vertici dell'impresa, agli analisti e alla stampa, questioni e specifici quesiti riguardanti le politiche industriali e le condotte di ENI nei luoghi di estrazione e trasformazione. Durante l'AGM 2019, gli interventi di azionisti critici hanno rappresentato più della metà di quelli iscritti nella fase di discussione assembleare. Durante l'AGM abbiamo portato all'attenzione della dirigenza aziendale e degli azionisti riuniti le istanze e le domande specifiche di diversi comitati territoriali attivi in Italia, Nigeria ed Ecuador”, scrive in una nota Asud Onlus.

“Riteniamo – aggiungono gli attivisti - che l'AGM debba essere il luogo in cui non solo le strategie industriali e i risultati finanziari di ENI vengono messi a disposizione degli azionisti, ma anche il luogo in cui gli azionisti possono ascoltare dalla viva voce di chi abita in zone contigue a poli estrattivi o petrolchimici cosa produce l'attività di ENI in termini di mobilitazioni sociali, denunce pubbliche, contaminazione ambientale, rischio sanitario, ricatto occupazionale e compromissione delle vocazioni economiche del territorio”.

A declinare questi punti hanno contribuito in maniera specifica gli attivisti provenienti dalla Val D'Agri, da Gela, da Licata e da Taranto, assieme ai quali, prima dello svolgimento dell'AGM e in collaborazione con la Fondazione Finanza Etica hanno posto su ciascuna questione quesiti specifici. “Le risposte fornite per iscritto da ENI – sottolinea Asud - e consegnate all'inizio dei lavori assembleari sono state tuttavia evasive e non utili a fornire sui singoli aspetti affrontati elementi di novità e di chiarimento; pur avendo posto, infatti, delle questioni puntuali e molto specifiche, nel luogo ufficiale nel quale l'azienda dovrebbe rendere conto del proprio operato ai suoi azionisti, gli attivisti hanno ricevuto soltanto risposte vaghe e retoriche, come accade ogni giorno sui propri territori”.

Decarbonizzazione, riconversione raffineria di Gela, progetto Offshore Ibleo, raffineria Eni di Taranto e le attività estrattive in Ecuador sono i punti toccati nel dossier degli azionisti critici.

Gli attivisti, infine, hanno anche aggiornato gli approfondimenti riguardo le operazioni in Nigeria, tra cui la causa civile intentata nel 2018 dalla comunità Ikebiri contro ENI presso il Tribunale di Milano, per il forte danno ambientale prodotto al loro territorio dalle attività estrattive. I fatti contestati risalgono a nove anni fa: il 5 aprile del 2010 l’oleodotto della NAOC esplose a 250 metri dal fiume situato nell’area nord del territorio Ikebiri. 

 

 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Mi chiamo Antonio Gargiulo e sono il presidente dell'Afro-Napoli. Sabato sera intorno alle nove, sono con mia moglie fermo a un semaforo a Capodimonte, quando all'improvviso il finestrino dal mio lato viene infranto da un oggetto contundente, che capisco essere una pistola quando un istante dopo me la puntano in faccia.

È uno di quei momenti in cui il tempo si ferma, soprattutto se tua moglie è incinta e il tuo primo pensiero va a lei e al bambino. Un istante che può decidere molte cose: la tua felicità, quella della persona che ami, la piccola vita non ancora sbocciata ma che già ami più di ogni altra cosa. Può finire tutto, in quel momento brevissimo ma interminabile, in cui mi trovo a guardare il mondo dalla prospettiva sbagliata della canna di un'arma da fuoco, in un sabato sera qualunque.

Nella mia città.

Giovani, napoletani come noi, sui vent'anni. Si percepisce nonostante i caschi e il volto parzialmente coperto da una sciarpa che li rendono irriconoscibili. I soldi che ho in tasca, la borsa di mia moglie con i documenti. Riesco a salvare i miei, ma non il colpo finale che mi viene inferto sul viso col calcio della pistola, come a manifestare un senso di dominio che deve essere assoluto.

In momenti come questo, comprensibilmente il cervello invoca punizioni feroci. Poi ti calmi e finisci paradossalmente per dire a te stesso che vi è andata bene, avete salvato la vita, la vostra esistenza può ripartire come se quel maledetto semaforo non fosse mai esistito.

Un errore di percorso con conseguenze infinitamente minori di quelle toccate alla piccola Noemi, che a soli quattro anni lotta per tornare alla sua vita di prima.

Per quanto io sia consapevole che nessuna repressione fermerà la criminalità, mi lascia comunque l'amaro in bocca riuscire a sporgere denuncia solo il giorno dopo presso la questura centrale, dopo tre tentativi infruttuosi presso caserme dei carabinieri e commissariati di polizia chiusi, o che non accettano denunce.

È lì che in realtà mi sento solo, perché mi accorgo che nemmeno l'accusa che spesso si utilizza per dire che in certi quartieri lo stato si presenta solo in divisa, a conti fatti è vera. Lo stato, che è presente in forze se si deve rimuovere civilissimi striscioni di protesta contro il ministro dell'interno, oppure fare la faccia feroce coi migranti, lascia completamente soli noi normali cittadini.

Come sole sono le periferie di questa città e i loro giovani, stretti intorno ai feticci di una narrazione che parla del crimine come unica scelta possibile.

Guardo anche io Gomorra come tanti di voi e non penso che la criminalità dipenda da una serie televisiva. A quel semaforo, quella sera, in quell'istante interminabile in cui le nostre vite sono rimaste sospese, ho pensato però che vorrei un racconto in cui ci siamo anche noi. Una prospettiva che parli delle vittime, di quelli come noi che subiscono rapine, di chi convive ogni giorno con le angherie di vittime fattesi carnefici, di chi rischia di morire a quattro anni senza ancora essersi affacciata davvero alla vita.

Vorrei che ci fosse la Napoli che nonostante tutto resiste. La nostra città, anche quella dell'Afro-Napoli.

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Una piattaforma dal basso, che vuole raccogliere più informazioni possibili sui candidati e le candidate in corsa per le elezioni europee, con l'obiettivo di fornire, al momento del voto, uno strumento utile a indirizzare la scelta e a promuovere un voto consapevole.

Questo è il senso di votoarcobaleno.it, il sito prodotto da Arcigay e che vuole mobilitare tanto i candidati quanto l'elettorato in vista delle urne che eleggeranno il prossimo Parlamento europeo. La prima informazione che il database  mette in evidenza è l'adesione dei candidati e delle candidate alla piattaforma Come Out (https://europee2019.votoarcobaleno.it/la-piattaforma/), elaborata da Ilga Europe (la rete europea delle organizzazioni lgbti di cui Arcigay fa parte) e proposta in tutti i Paesi che il prossimo 26 maggio saranno chiamati a eleggere i propri e le proprie europarlamentari.

Il documento, declinato in 5 punti specifici, impegna i firmatari e le firmatarie a lottare per i diritti umani e per l'eguaglianza delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali (LGBTI) dell'Unione Europea e del mondo. Per sottoscriverlo è necessario mandare una mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., allungando un breve curriculum e volendo una dichiarazione. Al momento 25 candidati e candidate hanno già firmato la piattaforma Come Out: Daniele Viotti, Roberta Mori, Brando Maria Benifei, Antonio Enrico Morando e Camilla Laureti per il Partito Democratico; Marilena Grassadonia e Ivana Palieri per La Sinistra; Emma Bonino, Giorgio Pasetto, Marco Marazzi, Marco de Andreis e Silvia Manzi per +Europa; Anna Chiara Forte, Annalisa Corrado, Beatrice Brignone, Benedetta Rinaldi, Boro Lo Fatou, Chiara Bertogalli, Domenico Finiguerra, Emanuela Trimarchi, Filomena Pollinzi, Francesca Druetti, Giuseppe Civati, Silvia Parodi, Umberto Zimarri per Europa Verde.

Accanto a questa informazione, Arcigay segnalerà, sulla base delle informazioni raccolte dai circoli territoriali, i candidati consigliati e quelli sconsigliati. Inoltre, ciascun utente può esprimere un sostegno attraverso un "like" o un "unlike" sul profilo dei candidati. Ciascun voto produrrà automaticamente un tweet e tutti i voti andranno a determinare, per ciascun candidato o candidata, il fattore rainbow, un voto "dal basso" attraverso il quale nei prossimi giorni si andrà cristallizzando una graduatoria di gradimento. Cinque anni fa, in occasione delle passate elezioni europee, i campioni della graduatoria rainbow di Arcigay risultarono eletti o elette nelle rispettive circoscrizioni.

"Come in ogni appuntamento elettorale- spiega Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay - vogliamo promuovere innanzitutto la partecipazione al voto della comunità lgbti e in secondo luogo l'espressione di voti consapevoli, che premino le persone pronte a battersi per l'uguaglianza e che dimostrano di essere credibili in questo impegno. Mai come quest'anno il voto per il Parlamento europeo è di fondamentale importanza: l'avanzata, in tutta Europa, di una destra omofoba, misogina e razzista ci deve richiamare alla responsabilità di costruire un argine attraverso la partecipazione al voto. Tocca a noi scongiurare gli scenari terribili che da tempo sentiamo raccontare e combatterli con l'arma più nobile che la nostra storia repubblicana ci consegna: la democrazia.", conclude Piazzoni. 

Pubblicato in Parità di genere

Dal 18 maggio a Parma le statue inizieranno a parlare. È ciò che accadrà grazie a Talking Teens - Le Statue Parlano! un progetto dell’associazione culturale ECHO, ideato e curato da Paola Greci, realizzato con il contributo di Comune di Parma e Fondazione Cariparma, OCME e Uniontel (sponsor tecnico della telefonata tradizionale), con il Liceo Artistico Toschi e l’Istituto Tecnico ITIS Da Vinci e FAI Delegazione di Parma, e la collaborazione di 15 Scuole Superiori di Parma e provincia, Consulta del Dialetto parmigiano, Famija Pramzana, ENS Parma (Ente Nazionale Sordi), ANMIC Parma (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili), UIC Parma (Unione Italiana Ciechi).

L’inaugurazione avrà luogo sabato 18 maggio alle ore 10.30 presso Piazzale San Francesco alla presenza di Michele Guerra, Assessore alla Cultura del Comune di Parma, Gino Gandolfi, presidente di Fondazione Cariparma, le Associazioni e gli sponsor che hanno collaborato e sostenuto il progetto, alcuni attori che hanno prestato la voce alle statue tra cui Lino Guanciale, e gli studenti delle 15 Scuole Superiori che hanno realizzato il progetto.

L’inaugurazione, preceduta alle 10.15 dall’esibizione dell’Ensemble di clarinetti del Liceo Musicale Bertolucci, avrà un servizio di interpretariato nella Lingua dei Segni Italiana. A seguire sarà possibile effettuare la visita alle statue con i ragazzi delle scuole.

Un viaggio nel tempo che unisce umanesimo e tecnologia: un percorso tra 16 statue delle piazze della città di Parma - Arianna, Gruppo del Sileno, Giuseppe Verdi (che ha due statue, una in Piazzale della Pace e una in Piazzale della Casa della Musica), Vittorio Bottego, La Vittoria, Il Parmigianino, Enzo Sicuri, Il Partigiano, Padre Lino, Filippo Corridoni, Giuseppe Garibaldi, Il Correggio, Ercole e Anteo (sia la statua originale e che la copia), Arturo Toscanini – che prenderanno vita attraverso una telefonata che il passante potrà ricevere da parte delle statue sul proprio cellulare con l’ausilio di nuove tecnologie (APP, QR CODE e telefonata tradizionale).

Uno strumento utile, colto e divertente, non solo per i cittadini ma anche per i turisti che la città di Parma, Capitale Italiana della Cultura 2020, si prepara ad accogliere.

A prestare la voce un folto gruppo di straordinari attori del teatro e cinema italiano: Elisabetta Pozzi (Arianna), Lino Guanciale (Monumento al Partigiano), Franco Nero (Arturo Toscanini), Marco Baliani (Giuseppe Garibaldi), Roberto Latini e Savino Paparella (Ercole e Anteo), Giancarlo Ilari (Enzo 'Mat' Sicuri), Gigi Dall'Aglio (Padre Lino), Laura Cleri (La Vittoria), Bruno Stori (Giuseppe Verdi), Fabrizio Croci (Vittorio Bottego), Carlo Ferrari (Filippo Corridoni),  Adriano Engelbrecht (Antonio Allegri detto il Correggio), Luca Nucera (Francesco Mazzola detto Il Parmigianino). Claudio Mirra, Daniele Napodano, Yasmine Guilo, Giada Mantione e Paolo Saviotti sono invece i cinque studenti che hanno prestato le voci al Gruppo del Sileno. Le telefonate si possono ascoltare anche in lingua inglese grazie alle voci di Brian Ayres, Dylan Ayres, Sharon Fryer, Mary Cipriani, Guido Grignaffini e gli studenti Daniele Napodano, Paolo Saviotti e Yasmine Guilo.  Un paio di telefonate sono anche in dialetto parmigiano con le voci dell’attore Giancarlo Ilari e Maurizio Trapelli (Al Dsèvod, maschera parmigiana).

Progetti simili esistono in alcune città del mondo (come Londra e New York) ma Talking Teens  si differenzia in quanto è fatto dagli adolescenti per gli adolescenti, mira a sviluppare relazioni partecipative nella comunità, è fruibile attraverso tre modalità tecnologiche per incontrare i diversi target di persone, ed è accessibile a tutti – “for all” (disabilità motorie e sensoriali) grazie alla targa per ipovedenti e in braille posta presso ogni statua e alla videochiamata in LIS, Lingua dei Segni Italiana.

Il progetto, nato con l’obiettivo di far sperimentare agli adolescenti un utilizzo consapevole e intelligente delle nuove tecnologie, connettendoli con il patrimonio culturale della città, ha coinvolto 350 studenti delle Scuole Superiori che hanno adottato le statue, scritto il testo delle telefonate, prodotto approfondimenti, video e foto per il sito web, e realizzato modellini delle statue. Le classi sono: I.T.I.S. Tecnico Da Vinci, Liceo Artistico Statale Toschi, Liceo Musicale Bertolucci, Liceo Scientifico Bertolucci, Istituto Galilei-Bocchialini, Istituto Tecnico Economico Bodoni, I.T.S.O.S. Gadda di Fornovo, Istituto Turistico Commerciale Giordani, Liceo Scientifico Marconi, Liceo Europeo Maria Luigia, Istituto Tecnico Economico Melloni, Liceo Classico Romagnosi, I.T.G. Tecnico Tecnologico Rondani, Liceo delle Scienze Umane Sanvitale, Liceo Scientifico Ulivi.

Dal mondo della scuola il progetto ha coinvolto tutta la Città: anche i cittadini hanno potuto adottare la loro statua partecipando al crowdfunding “Prenditi cura di me!” (www.ideaginger.it) e al concorso di scrittura per il testo della telefonata della statua di Giuseppe Verdi seduto sulla panchina vinto dalla giovane Francesca Di Fazio.

Talking Teens è un progetto innovativo di benessere sociale, un viaggio nella memoria della città e del paese, che non si esaurisce con la realizzazione della telefonata ma prevede ulteriori sviluppi futuri con percorsi sensoriali e la creazione di eventi culturali nelle piazze attorno alle statue come luogo di aggregazione.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

"Il gip di Catania, Nunzio Sarpietro, ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura non ritenendo vi siano indizi per procedere nei confronti del nostro comandante Marc Reig Creus e la nostra capo missione Ana Isabel Montes Mier accusati di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina".

Cosi' in una nota la Ong spagnola ProActiva Open Arms. L'inchiesta era stata aperta in seguito allo sbarco, avvenuto il 17 marzo 2018 nel porto di Pozzallo, delle 218 persone che si trovavano a bordo della nave, l'Open Arms.

"Siamo felici di apprendere che un ulteriore passo verso la verita' e' stato fatto- aggiungono-, ribadiamo di aver sempre operato nel rispetto delle Convenzioni Internazionali e del Diritto del Mare e che continueremo a farlo mossi da un unico obiettivo: difendere la vita e i diritti delle persone piu' vulnerabili. Siamo fiduciosi che le evidenze giudiziarie che stanno emergendo in questi ultimi mesi potranno costituire un argine verso le scellerate scelte della politica europea e sapranno ricostruire con chiarezza una tragica pagina storica, quella delle migliaia di vite annegate nel Mediterraneo Centrale e del silenzio dell'Europa".

(Fonte: agenzia stampa Dire)

 

Pubblicato in Migrazioni

Nell'ambito della terza edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, organizzato dall'Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), si svolgerà a Roma, il prossimo 24 maggio presso la Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni, il Convegno "Sconfiggere la povertà, ridurre le disuguaglianze". L'incontro, organizzato dal Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD) in collaborazione con ASviS, si inquadra all'interno dei Goal 1 e 10 (SDG1 – Sconfiggere la povertà; SDG10 – Ridurre le disuguaglianze) e si concentrerà sul ruolo delle politiche redistributive e predistributive per raggiungere l'obiettivo di una maggiore giustizia sociale.

Dopo l'introduzione di Roberto Moneta (GSE, tutor degli eventi al Palazzo delle Esposizioni sul Goal 1 e 10), nel corso della prima sessione si darà spazio alla discussione sulle politiche redistributive, quelle politiche di tassazione o di trasferimento e spesa che intervengono a valle della formazione della ricchezza e del reddito. Con la moderazione di Gianni Bottalico (ASviS), nella prima parte della mattinata Roberto Rossini (Alleanza contro la Povertà), Nunzia De Capite (Caritas Italiana e ForumDD) e Andrea Morniroli (Cooperativa sociale Dedalus e ForumDD) interverranno sulle politiche di contrasto alla povertà implementate fino ad oggi in Italia, evidenziandone le criticità e illustrandone i risultati e gli insegnamenti. La seconda parte della mattinata sarà invece dedicata alle politiche alternative. Mikhail Maslennikov (Oxfam) affronterà i temi dell'elusione fiscale e della progressività delle imposte, Elena Granaglia (Università Roma Tre e ForumDD) presenterà una delle 15 proposte per la giustizia sociale del ForumDD: l'imposta sui vantaggi ricevuti e la misura di eredità universale. La mattinata si concluderà con un intervento in collegamento di Alessandro Profumo.

La seconda parte del convegno si concentrerà invece sulle politiche pre-distributive che intervengono nel momento in cui il reddito e la ricchezza si formano, al fine di garantire il raggiungimento dell'uguaglianza sostanziale dei cittadini e delle cittadine, come sancisce l'art. 3 della Costituzione. Durante le due sessioni pomeridiane verranno presentate e discusse altre due delle 15 proposte per la giustizia sociale del ForumDD. Durante la seconda sessione su predistribuzione e lavoro, sessione moderata da Flavia Terribile (ASviS e ForumDD), Lorenzo Sacconi (Università di Milano e ForumDD) presenterà la proposta sui Consigli del lavoro e di cittadinanza nell'impresa, che sarà commentata da Vittorio Cogliati Dezza (Legambiente e ForumDD). A seguire, nella sessione, moderata da Patrizia Luongo (ForumDD) sull'utilizzo dei dati personali in rete e dei diritti digitali, Fabrizio Barca presenterà la proposta relativa alla Sovranità collettiva su dati personali e algoritmi, e il suo intervento sarà seguito da quello di Cristina Tajani (Assessore Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano) e Piero De Chiara (esperto media) che commenteranno la proposta e parleranno delle esperienze in corso. La giornata si concluderà con un dialogo tra Enrico Giovannini (Portavoce ASviS) e Duilio Giammaria (giornalista RAI).

Verrà infine presentato da Daniela De Leo (ASviS e urban@it) il calendario degli eventi sul Goal 1 e Goal 10 in programma al Palazzo delle Esposizioni dal 24 maggio al 6 giugno.

Registrazione obbligatoria tramite mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. L'ingresso sarà consentito, previa registrazione, fino a esaurimento posti.

Pubblicato in Lettera al Direttore

Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio, e' intervenuto ai microfoni de 'L'Italia s'e' desta' condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell'Universita' Niccolo' Cusano. Stasolla ha iniziato uno sciopero della fame dopo lo sgombero di centinaia di rom a Giugliano (in provincia di Napoli).

"Dopo Torre Maura e Casal Bruciato avevamo lanciato l'allarme di focolai d'odio che si sarebbero potuti spargere in tutta Italia- ha affermato Stasolla- Questo è caduto a Giugliano, in provincia di Napoli, dove alcune persone sono state sgomberate dal loro accampamento dal Comune e gettate per strada, senza cibo e senza acqua. Ci sono 50 bambini di età 0-6, ci sono centinaia di ragazzi che non possono andare più a scuola, ci sono decine di donne e anziani che dormono all'aperto o, chi ce l'ha, in automobile. Il mio sciopero della fame terminerà quando sarà data una sistemazione almeno dignitosa a queste persone, quantomeno con i servizi minimi. Paradossalmente, se leggiamo in maniera esterna i fatti di Torre Maura, e' grazie a CasaPound che poi è nato l'interesse prima mediatico e poi dei cortei contro CasaPound su queste situazioni, altrimenti se non ci fosse stata la protesta di CasaPound nessuno ne avrebbe parlato".

Sui 5 rom che hanno ucciso una donna anziana a Roma. "Innanzitutto è da vedere in base a quale criterio è stato stabilito che gli assassini siano rom. È chiaro che non si giustifica un crimine, se uno ha sbagliato deve pagare, ma neanche si deve generalizzare, perchè altrimenti dovremmo dire che tutte le persone del nord sono polentoni”.

Sul gesto del cardinale Krajewski nello stabile occupato a Roma. "La Chiesa- ha detto Stasolla- come qualunque soggetto giuridico interviene come gli pare. Chiaramente ha un forte valore simbolico questo gesto. Oggi di questi gesti abbiamo bisogno proprio per ricordare. L'accensione della luce simboleggia anche che ci sono zone oscure, situazioni che vanno illuminate. Tutto si può dire della Chiesa meno che non prenda posizioni a favore di tutti. Il problema è che noi etnicizziamo le questioni a livello sociale. Qui dobbiamo cercare di vedere il problema in sè, al di là delle etnie. Bisognerebbe agire in ordine alla gravità della situazione e non in ordine al colore della pelle o al passaporto. Ci sono diritti universali che valgono per tutti, indipendentemente dal fatto che siano esseri produttivi e improduttivi, questo lo stabilisce il diritto internazionale. Purtroppo siamo entrati in questa logica di meritocrazia per cui alcuni hanno dei meriti piu' degli altri e quindi si associa il merito al diritto".

Sui 5 mila euro messi a disposizione dal Comune di Roma per i rom che avessero trovato una casa in affitto. "Era stato annunciato ma questo non è avvenuto, il Comune non ha fatto questo", ha concluso Stasolla.

Sulla questione campi rom interviene il ministro dell’Interno: "Colore della pelle o nazionalita' non c'entrano, c'entra invece il rispetto della legge. In Italia si vive da persone normali, non nei campi Rom, con la luce elettrica rubata e i roghi tossici! Entro il mio mandato da ministro, col vostro supporto, intendo chiuderli tutti".

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

Pubblicato in Nazionale

La nave cargo battente bandiera della Saudi Arabia carico di armi Bahri Yambu ha attraccato stamani verso le 6 al terminal Gmt del porto di Genova. Il collettivo autonomo lavoratori portuali ha raggiunto il terminal e bloccato l'ingresso degli ormeggiatori del porto con lo striscione 'Stop ai traffici di armi, guerra alla guerra' ma gli ormeggiatori sono stati fatti passare via mare e la nave si trova ora all'ormeggio. Anche il presidio indetto dalla Filt Cgil in contemporanea con lo sciopero si trova ora a ponte Etiopia. "Vogliamo segnalare all'opinione pubblica nazionale e non solo che, come hanno già fatto altri portuali in Europa, non diventeremo complici di quello che sta succedendo in Yemen" hanno scritto in un comunicato i segretari Filt Enrico Ascheri ed Enrico Poggi. La Filt questa mattina potrebbe chiedere un incontro con il prefetto Fiamma Spena.

La Bahri Yambu è entrata in porto alle 5 di stamani scortata da due motovedette della capitaneria di porto di Genova e ha terminato le operazioni di attracco alle 6,10. Le operazioni di carico cominceranno a minuti e termineranno non prima delle 21. La partenza della nave cargo con destinazione Jeddah è prevista, secondo quanto appreso, dopo le 22 di stasera.

La denuncia delle Ong

La nave saudita «Bahri Yanbu», carica di armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra  in Yemen, sta cercando di attraccare nei porti europei per caricare armamenti destinati alle forze  armate della monarchia assoluta saudita. Dopo aver caricato munizioni di produzione belga ad  Anversa, ha visitato o tentato di visitare porti nel Regno Unito, in Francia e Spagna, e dovrebbe  attraccare nel porto italiano di Genova a partire dal 18 maggio prossimo. Questo è ciò che denunciano Amnesty International Italia - Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile - Fondazione Finanza Etica - Movimento dei Focolari Italia - Oxfam Italia - Rete della Pace -  Rete Italiana per il Disarmo - Save the Children Italia 

La nave partita dagli  Stati Uniti, passata per il Canada prima di arrivare in Europa, ha come destinazione finale Gedda,  Arabia Saudita, con arrivo previsto il 25 maggio. È perciò reale e preoccupante la possibilità che  anche a Genova possano essere caricate armi e munizionamento militare; ricordiamo infatti che negli ultimi anni è stato accertato da numerosi osservatori indipendenti l'utilizzo contro la popolazione civile yemenita anche di bombe prodotte dalla RWM Italia (con sede a Ghedi, Brescia, e stabilimento a Domusnovas in Sardegna). 

“Esiste quindi il fondato pericolo che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che  trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a paesi in conflitto: armi che possono essere  usate – com'è già accaduto – per commettere gravi violazioni dei diritti umani e che anche  secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese non dovrebbero essere consegnate”.  “Bombe che alimentano le guerre che a loro volta alimentano le migrazioni” che, a parole, tutti  vorrebbero prevenire aiutando le popolazioni "a casa loro": una vera follia. Questo è il grido di denuncia delle associazioni umanitarie. 

La vicenda del cargo saudita «Bahri Yanbu» rischia ora di diventare un caso internazionale,  coinvolgendo anche le autorità italiane. La nave, partita all'inizio di aprile dal porto di Corpus  Christi, USA, per poi arrivare a Sunny Point, il più grande terminal militare del mondo, il 4 maggio  ha imbarcato ad Anversa – secondo alcune organizzazioni della società civile belga – 6 container  di munizioni. L'8 maggio avrebbe dovuto entrare nel porto di Le Havre per caricare 8 cannoni  semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter, ma ha dovuto rinunciarvi per la mobilitazione  dei gruppi francesi di attivisti dei diritti umani, contrari alla vendita di armi che potrebbero essere impiegate nella guerra in Yemen. Si è quindi diretta verso il porto spagnolo di Santander, dove è giunta per uno scalo non previsto, presumibilmente per aggirare l'azione legale avviata  dagli attivisti francesi. Anche qui si sta registrando la mobilitazione di varie associazioni della  società civile – tra cui Amnesty International, Oxfam, Grenpeace, Fundipau – che si sono appellate alle autorità spagnole. 

La «Bahri Yanbu» appartiene alla maggiore compagnia di shipping saudita, la Bahri, già nota come National Shipping Company of Saudi Arabia, società controllata dal governo saudita, e dal  2014 gestisce in monopolio la logistica militare di Riyadh. Anche la tipologia della nave, una delle 6 moderne con/ro multipurpose della flotta Bahri, ha una chiara vocazione militare, adatta al  trasporto sia di carichi ro/ro e heavy-lift speciali (ovvero anche mezzi militari fuori norma), sia di  container. 

Le nostre associazioni hanno ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all'attuale Governo Conte di sospendere l'invio di sistemi militari all'Arabia Saudita ed in particolare le forniture di  bombe aeree MK80 prodotte dalla RWM Italia che vengono sicuramente utilizzate dall'aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen. Riteniamo che  queste esportazioni siano in aperta violazione della legge 185/1990 e del Trattato internazionale  sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese. Il Trattato sul commercio delle armi  (ATT) impone a tutti i paesi coinvolti nel trasferimento di attrezzature militari (cioè anche nel transito e nel trasbordo) verso Paesi coinvolti in conflitti armati di verificare (art. 6.3) se le armi trasferite possano essere impiegate per commettere crimini di guerra o violazioni dei diritti umani  e di conseguenza di sospendere le forniture (art. 7). 

Secondo i rapporti dell'UE sulle esportazioni di armi, gli Stati membri dell'UE hanno emesso  almeno 607 licenze per oltre 15,8 miliardi di euro in Arabia Saudita nel 2016. I principali  esportatori europei di armi convenzionali verso l'Arabia Saudita includono Regno Unito, Francia,  Spagna, Italia e Bulgaria. Tra il 2013 e il 2018, l'Arabia Saudita rappresentava circa la metà delle  esportazioni militari del Regno Unito e un terzo di quelle del Belgio. Altri paesi - tra cui Svezia,  Germania, Paesi Bassi e Norvegia - hanno sospeso o iniziato a limitare le vendite di armi alla  coalizione guidata dall'Arabia Saudita e dagli EAU. In Italia, nonostante il presidente del Consiglio,  Giuseppe Conte, lo scorso 28 dicembre abbia affermato che «il governo italiano è contrario alla  vendita di armi all'Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze», nessuna sospensione è stata ancora definita e leforniture di bombe e sistemi militari sono continuate  anche in questi mesi ammontando ad un controvalore di 108 milioni di euro nel solo 2018 (come risultante dai dati ufficiali governativi elaborati dall'Osservatorio Opal di Brescia). 

Le associazioni pertanto invitano "le autorità competenti a non mettere a disposizione della  nave Bahri Yanbu lo scalo di Genova". 

 

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