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Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 16 Maggio 2019 - nelPaese.it

“Il corteo appena terminato ha rappresentato in modo chiaro e netto che la cittadinanza, in particolare i giovani, sono per la riqualificazione morale, fisica e  sociale del quartiere”. Ad affermarlo sono gli attivisti della rete Napoli Zeta a margine della marcia popolare “Io non ci sto...all'abbandono” tenutasi questa mattina a San Giovanni a Teduccio, periferia est della città di Napoli. La manifestazione fu indetta all'indomani dell'agguato davanti un asilo del rione Villa ed è diventato un appuntamento ancora più urgente dopo il grave ferimento di Noemi in piazza Nazionale. 

 “Abbiamo apprezzato la partecipazione delle istituzioni locali e nazionali – continuano - ma ora è arrivato il momento di chiedere a chi da 8 anni gestisce e amministra la città cosa vuole farne di questa periferia”.

 “Abbiamo due soluzioni. Lasciarla nel degrado totale, abbandonata a se stessa, oppure stare a sentire le proposte del territorio. Tralasciando la perenne campagna elettorale di queste ultime settimane che nulla ha avuto a che fare con questa manifestazione, ora chiediamo di essere ascoltati e contestualmente una reazione concreta da chi ci amministra”.

 “Napoli Zeta ha delle proposte che aspettano solo di essere ascoltate e attuate. La zona Est ha bisogno di un riequilibrio di tutti i servizi locali. I murales da soli non bastano. Abbiamo bisogno di progetti ad hoc che vanno dalla dispersione scolastica a politiche incisive sul lavoro. Chiediamo interventi di diverso livello di competenze, regionali, nazionali, locali su quest'area.  Le associazioni presenti sul territorio da sole non possono sostituirsi a tutto l'impianto amministrativo".

 “Come Rete – concludono gli attivisti di Zeta – vuole restare un interlocutore valido per proposte concrete per il territorio"

 

Pubblicato in Campania

Il 25 maggio dalle 16 alle 20 a Udine nell’area giochi situata sotto la Loggia del Lionello, la Cooperativa sociale Itaca con i suoi game master proporrà sessioni libere e aperte al pubblico del gioco da tavolo “Free to Choose”, nato all’interno dell’omonimo progetto europeo come strumento di orientamento ludico-didattico innovativo per aiutare ragazze e ragazzi 16-29 anni a riconoscere, decodificare e superare gli stereotipi di genere che, sovente, ne possono influenzare le scelte di studio e professionali.

L’intervento di Itaca alla Giornata Mondiale del Gioco avviene sotto l’egida di Legacoop Fvg – che per il sesto anno promuove la “Piazza della cooperazione” sul terrapieno di Piazza della Libertà con la presenza delle cooperative associate -, e segna una nuova tappa nella disseminazione del progetto di cui Itaca è lead partner. All’appuntamento con Free to Choose sarà presente anche la Regione Friuli Venezia Giulia, che è uno dei preziosi partner di progetto, con la Direzione centrale lavoro, istruzione, formazione e famiglia. La Giornata Mondiale del Gioco è un evento promosso a livello internazionale dall’International Toy Library Association, con l’adesione dell’Associazione italiana dei ludobus e delle ludoteche, e nella città friulana viene promossa dal Comune di Udine che vi aderisce dal 2004.

Co-finanziato dal programma Rights, Equality and Citizenship dell’Unione Europea, il progetto Free to Choose mira a promuovere un cambiamento culturale e comportamentale nei giovani 16-29 anni e negli adulti-chiave coinvolti nelle fasi di transizione e orientamento dalla scuola secondaria all’istruzione superiore o al mercato del lavoro, portando a una diversa visione delle professioni e delle opportunità lavorative.

In Europa, come anche in Italia e in Friuli Venezia Giulia, sono ancora poche le ragazze che scelgono studi o professioni a carattere scientifico, tecnologico, di ingegneria o matematica, parimenti si rileva una percentuale molto bassa di ragazzi inseriti nell’area educativa e socioassistenziale. Il progetto Free to Choose parte da qui e si propone di superare gli stereotipi di genere passando all’attuazione delle pari opportunità reali.

Chiusa ufficialmente a marzo la fase di sperimentazione europea del gioco da tavolo, in questo momento è in atto la fase di valutazione di impatto del progetto a livello sociale , in vista dell’evento conclusivo previsto il 13 giugno a Nicosia (Cipro), che prevede la presentazione dei risultati finali.

Tra febbraio e marzo, il gioco da tavolo è stato sperimentato da giovani 16-29 anni in contesti formali e informali all’interno del “Mese della sperimentazione europea del gioco Free to Choose” con tappe a Latisana (Ud), Palmanova (Ud), Cervignano del Friuli (Ud), Muzzana del Turgnano (Ud), Marano Lagunare (Ud), Porpetto (Ud), Carlino (Ud), Torviscosa (Ud), Sagrado (Go), Trieste, Duino (Ts), Arcade (Tv) e Cavallino-Treporti (Ve).

In Free to Choose sono coinvolte una decina di organizzazioni di cinque Paesi europei, oltre alla capofila Cooperativa sociale Itaca, Regione Friuli Venezia Giulia Assessorato al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia, Ires Fvg, Università di Modena e Reggio Emilia per l’Italia, e poi Mcbit e Nefiks (Slovenia), Opciònate e Università di Valencia (Spagna), Apload (Portogallo) e Mediterranean Institute for Gender Studies MIGS (Cipro).

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Persone lgbti picchiate, derise, discriminate, vittime di ricatto, insultate e in molti casi bersaglio di una deliberata campagna d'odio da parte di forze politiche e gruppi neofascisti: il ritratto che emerge dal report 2019 dei casi di omotransfobia, notiziati dal 17 maggio 2018 a oggi, è impietoso.

Il monitoraggio attinge alle fonti della carta stampa, cioè assume il punto di vista degli operatori dell'informazione e scatta una fotografia che compone il livello quantitativo e quello qualitativo di interpretazione del fenomeno. Innanzitutto, dal punto di vista quantitativo le storie registrate sono 187, molte di più delle 119 registrate lo scorso anno. Ovviamente questo numero non esaurisce la dimensione del fenomeno (non tutte le discriminazioni o le violenze omotransfobiche finiscono sui giornali) ma il raffronto di questo indicatore con quelli degli anni passati traccia un trend che non può non allarmare.

L'aspetto centrale, però, è quello qualitativo, cioè l'osservazione dei modi in cui l'omotransfobia prende forma nei tessuti sociali. Da questo punto di vista preoccupano i numerosi episodi di violenze omotransfobiche agite da branchi o baby-gang, in alcuni casi particolarmente spietate. A questo fenomeno si connette quello dei crimini e delle parole d'odio che avvengono in contesti scolastici, ai danni tanto di studenti e studentesse quanto di insegnanti e presidi. Si discrimina inoltre nei luoghi di lavoro ma anche nei luoghi del tempo libero - bar, ristoranti - dove le persone lgbti vengono talvolta cacciate o stigmatizzate.

C'è omotransfobia inoltre nelle famiglie, dove il coming out innesca a volte meccanismi violenti e oppressivi. Un nodo centrale, che nell'ultimo anno si è vistosamente rafforzato, è quello dell'omotransfobia istituzionale, paradossale in un Paese che solo tre anni fa si è dotato di una legge per il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso: nonostante questo, enti o istituzioni - sulla base di convinzioni personali o di propaganda politica - negano riconoscimenti e forzano i processi di riconoscimento in senso involutivo, in contrasto perfino coi pronunciamenti della magistratura. Il caso più evidente è quello dei figli e delle figlie delle famiglie omogenitoriali, bersagli di una vera e propria campagna d'odio che vuole macinare consenso sulla pelle dei bambini e delle bambine. I

l report, inoltre, raccoglie numerose notizie che hanno a che fare con azioni messe in atto da gruppi di estrema destra, sempre più numerosi e attivi. Colpiscono inoltre le minacce e le violenze ai danni d attivisti lgbti così come i vandalismi delle sedi associative. Aumentano in maniera evidente i casi di omosessuali non visibili ricattati, quasi sempre a scopo estorsivo, proprio sul piano della visibilità del loro orientamento sessuale. Casi che a volte sconfinano nel revenge porn, ma che anche quando non veicolano foto o video mantengono un livello di violenza e oppressione altissimo. Infine, meritano una sottolineatura i due omicidi censiti dal report (uno a Roma, l'altro a Castelfranco Emilia), la cui natura omotransfobica verrà stabilita con certezza in sede giudiziaria ma che già mostrano tratti molto tipici: una delle vittime - un pittore romano, morto a seguito di un violentissimo pestaggio - era già stata aggredita in situazioni molto simili, l'altra - una guardia giurata uccisa in una piazzola nota come luogo di cruising - era già stata segnalata come frequentatore abituale di quel luogo.

"I numeri e le storie che abbiamo raccolto negli ultimi dodici mesi - commenta Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay - rafforzano e concretizzano un allarme di cui abbiamo da tempo forte consapevolezza e che ha un legame forte con il clima politico in cui il nostro Paese è sprofondato. Le campagne d'odio, anche quando si fermano alle parole, mettono in moto meccanismi di legittimazione della violenza esplosivi: il report ci dice innanzitutto questo. La questione è molto grave, soprattutto se pensiamo che uno dei protagonisti di queste campagne d'odio è proprio la Lega (proprio un senatore della Lega, Simone Pillon, è stato di recente condannato per le sue campagne diffamatorie ai danni delle persone lgbti), il cui leader è il Ministro degli Interni. Un paradosso irricevibile: proprio chi dovrebbe prendersi cura della sicurezza dei cittadini  e delle cittadine, è leader di un partito che quotidianamente espone con la propria propaganda le persone lgbti alle violenze degli haters. Al Ministro Salvini e ai tanti che in  politica si comportano come lui, questo report dovrebbe stimolare un profondo esame di coscienza. Ovviamente, il fenomeno ha nella propaganda politica soltanto uno dei suoi ingredienti: le soluzioni, pertanto, vanno messe in campo in maniera organica e strutturale, puntando tanto sul piano legislativo, cioè dotando questo Paese di una legge contro l'omotransfobia, quanto sul piano sociale culturale, dove mancano azioni di contrasto credibili e efficaci".

In occasione del 17 maggio, giornata internazionale contro l'omotransfobia, Arcigay ha lanciato una campagna social che punta sulla responsabilizzazione dei contesti in cui le violenze e le discriminazioni si manifestano. A chiunque può capitare di essere testimone di comportamenti o discorsi pieni di odio verso le persone lesbiche, gay, bisessuali e trans. Dai luoghi di lavoro alla scuola, dal supermercato alla famiglia, tantissime vedono episodi di discriminazione o ascoltano discorsi carichi di offese e disprezzo, talvolta mascherati da battute o scherzo, ma non per questo meno dolorosi per coloro che li subiscono. L'indifferenza delle persone perbene è la più grande alleata dell'odio. Per questo il claim della campagna è "Non restare indifferente, combatti l'omobitrnsfobia"

Pubblicato in Nazionale

“La drammaturgia di comunità è un modello di cooperazione e cura sociale basato sulle arti performative e attento ai differenti sistemi rituali e alle specifiche caratteristiche culturali di ogni comunità coinvolta. Nella drammaturgia di comunità l’arte è il veicolo. È il mezzo, non il fine. La vera creatività sociale è l’istituzione o la ricostruzione di connessioni, interazioni, legami, amicizie, relazioni, accordi. La drammaturgia di comunità e il teatro sociale includono le due differenti prospettive suggerite dall’etimologia dei termini teatro e dramma. Il primo rimanda alla visione, il secondo all’azione. Il primo richiede una teoria. Il secondo una prassi. Qualsiasi villaggio (locale, virtuale, globale) è innanzitutto un tessuto sociale. Per il quale, come per i vestiti, occorrono designer, tessitori e sarti. I “trama-turghi”. La comunità oggi non è più un piccolo villaggio. Il “noi” non può essere una setta, o una roccaforte. È un villaggio globale. È la terra”, così dice Claudio Bernardi

Industria Scenica, la Cooperativa Sociale pioniera nell’ambito dell’ideazione e realizzazione dei progetti di drammaturgia di comunità e formazione, dall’11 al 14 luglio organizza e conduce a Breno (BS) la prima Summer School del settore, in collaborazione con Università Cattolica del Sacro Cuore.

L’obiettivo è quello di fornire la possibilità di mettere a fuoco la professione del drammaturgo di comunità, evidenziare, studiare e approfondire le competenze specifiche necessarie nel lavoro quotidiano di coinvolgimento comunitario e relazionale, attraverso i linguaggi delle arti performative. Il corso si rivolge a studenti, operatori teatrali, attori, registi, scenografi, educatori, insegnanti, assistenti sociali, dipendenti pubblici e a tutti gli appassionati del mondo delle arti performative dal vivo.

Pubblicato in Lombardia

"Il carcere secondo la Costituzione". E' questo il titolo del XV Rapporto sulle condizioni di detenzione che l'associazione Antigone ha presentato questa mattina a Roma. "Abbiamo deciso di titolare così il rapporto - ha spiegato il presidente di Antigone Patrizio Gonnella durante la conferenza stampa - poiché alla Costituzione ci richiamiamo nel nostro lavoro di osservazione che dal 1998 portiamo avanti e attraverso il quale rileviamo gli elementi critici, le potenzialità e i rischi del nostro sistema penitenziario. Un lavoro che mettiamo a disposizione di tutti affinché si possano mettere in campo tutte le azioni necessarie a colmare la distanza tra la pena reale e la pena secondo la Costituzione".

Quello che emerge dal Rapporto di Antigone è come il sovraffollamento del sistema penitenziario italiano sia ancora in crescita. Al 30 aprile 2019 erano 60.439 i detenuti, di cui 2.659 donne (il 4,4% del totale). Le presenze in carcere sono cresciute di 800 unità rispetto al 31 dicembre 2018 e di quasi 3.000 rispetto all'inizio dello scorso anno. Ma soprattutto ci sono oggi ben 8.000 detenuti in più rispetto a tre anni e mezzo fa.

Con questo trend nel giro di due anni si tornerà ai numeri della condanna europea. Il tasso di affollamento sfiora attualmente il 120% e, dalle rilevazione effettuata dall'Osservatorio di Antigone durante il 2018 (85 carceri visitate), è risultato che nel 18,8% dei casi vi sono celle dove non è rispettato il parametro dei 3mq per detenuto, soglia considerata dalla Corte di Strasburgo minima e al di sotto della quale estremo è il rischio di trattamento inumano o degradante.

Il tasso di affollamento può essere considerato tuttavia più elevato se si tiene conto che in ben 37 istituti, tra quelli visitati dall'associazione, ci sono spazi non in uso per ristrutturazione o inagibilità. Non sempre i dati ufficiali sui posti disponibili tengono conto di ciò. Il caso più celebre è quello di Camerino, vuoto dal terremoto dell'ottobre del 2016, la cui capienza è ancora conteggiata nei posti disponibili del sistema penitenziario nazionale.

Se cresce il numero dei detenuti, diminuisce in numeri assoluti e in percentuale quello degli stranieri in carcere, a conferma di quanto non esista alcun connubio immigrazione-criminalità. Negli ultimi dieci anni sono diminuiti di oltre 1.000 unità infatti i detenuti non italiani nelle carceri. Gli stranieri erano il 34,27% al 31 dicembre 2017, il 33,9% al 31 dicembre 2018 e sono attualmente il 33,6%. Se nel 2003 su ogni cento stranieri residenti regolarmente in Italia l'1,16% degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36% (considerando anche gli irregolari).
"Un calo che riguarda in particolare le comunità, come quella rumena, che negli ultimi anni hanno avuto un processo di integrazione maggiore nel nostro paese, attraverso anche i ricongiungimenti familiari, a testimoniare che il patto di inclusione paga anche dal punto di vista della sicurezza" come ha sottolineato Gonnella.

Altro aspetto che viene evidenziato nel Rapporto è come il crescere del numero dei detenuti presenti negli istituti di pena italiani corrisponda una diminuzione dei reati, in costante calo negli ultimi anni. "In questo rapporto inverso - ha voluto chiarire ancora il presidente di Antigone - può essere letta la tentazione, emersa negli ultimi anni, di un ritorno ad un primitivo significato di pena racchiusa nello slogan da più parti agitato 'devono marcire in galera', tagliando alla radice ogni illusione riformatrice o progressista, quella scolpita nell'articolo 27 della Costituzione Italiana".
Ed infatti i dati ci dicono che c'è una differenza notevole nell'entità delle condanne tra Italia ed Europa. Nonostante, come detto, non ci sia stato un aumento dei reati e anche quelli più gravi siano in costante calo, 17% delle condanne comminate nel nostro paese va dai 10 ai 20 anni, a fronte di una media europea dell'11%. Il 27% dei detenuti ha una pena compresa tra i 5 e 10 anni: 9 punti percentuali in più rispetto alla media europea che è del 18%.

Il 2018, evidenzia ancora il Rapporto di Antigone, è stato un anno nefasto per quanto riguarda inoltre i suicidi in carcere. Stando al dato raccolto da Ristretti Orizzonti sono stati 67 (il Ministero ne conteggia sei in meno), un tasso di 11,4 suicidi ogni 10.000 detenuti. 31 i morti (per cause naturali o per suicidio) in carcere dall'inizio del 2019. In alcune carceri il numero dei suicidi è stato preoccupante. A Taranto (al momento il carcere più affollato d'Italia) sono stati quattro. Quattro persone sono morte anche nel carcere di Viterbo, tre suicide e uno assassinato. In carcere ci si uccide quasi 18 volte di più che in libertà.

Ad aumentare non sono stati tuttavia solo i suicidi, ma anche gli atti di autolesionismo che nel 2018 sono stati 10.368, quasi 1.000 in più dell'anno precedente e circa 3.500 in più del 2015, quando erano stati 6.986 e i tentati suicidi: 1.197 lo scorso anno, 1.132 due anni fa, 955 nel 2015. Numeri che segnalano un ridotto benessere penitenziario. Lo stesso ridotto benessere di cui parla anche il dato raccolto dall'osservatorio di Antigone secondo il quale il 28,7% dei detenuti presenti in carcere assume terapia psichiatrica sotto prescrizione medica.

"Sono tutti questi dati - ha concluso Gonnella - a doverci far capire come la questione carceraria debba essere posta al centro delle attenzioni, in tutti i livelli istituzionali. Antigone a tal proposito sta lanciano la campagna "Il carcere è un pezzo di città", che mira ad ottenere per i sindaci le stesse prerogative di visita ispettiva negli istituti di pena che attualmente spettano ad altri rappresentanti istituzionali (consiglieri regionali, parlamentari, ecc). Abbiamo lanciato un appello a diversi primi cittadini al quale hanno risposto finora i sindaci di Bari, Livorno e Torino, con i quali, nei prossimi giorni, visiteremo le carceri delle rispettive città".

Il Rapporto è consultabile on-line a questo indirizzo: http://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/

Pubblicato in Nazionale

Tre assegni da 15.000 euro per le tre startup cooperative vincitrici del bando Coopstartup Bologna,  promosso da Legacoop Bologna e Coopfond con il sostegno di diverse cooperative, tra le quali Coop Alleanza 3.0, Granarolo e Camst.

Il premio verrà consegnato sabato 18 maggio, nel corso di un evento all'interno dello Startup Day, il più importante evento italiano per lo sviluppo dell'imprenditorialità giovanile, organizzato dall'Università di Bologna con la partnership di Legacoop Bologna.

"La risposta a Coopstartup Bologna è stata estremamente positiva, sia per i numeri che per la qualità dei progetti - commenta Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna - Una conferma del fatto che la forma cooperativa è una risposta al bisogno di tanti giovani di fare impresa in maniera responsabile. Se i giovani hanno bisogno di cooperazione, anche la cooperazione ha bisogno di giovani: continueremo a puntare sull'innovazione per restare competitivi, per rispondere ai bisogni di milioni di soci e per creare valore per il territorio, operando in maniera sostenibile".

Le tre startup cooperative vincitrici sono:

Fairbnb, una piattaforma digitale, che opera a livello internazionale nel rispetto di alcuni selezionati principi etici. La piattaforma non speculativa consente ai viaggiatori/turisti l'accesso a stanze e alloggi proposti in affitto a breve termine. Le offerte di locazione devono garantire il minor impatto socio-ambientale. I ricavi dell'attività della piattaforma sono destinati al finanziamento di progetti sociali.

DyonisoS, una cooperativa che nasce dall'esperienza dell'Orchestra Senzaspine, associazione di quasi 450 giovani musicisti che ha sede al Mercato Sonato di Bologna. È una piattaforma di consulenza, servizi, progettazione, produzione e distribuzione artistica che nasce con l'obiettivo di tutelare e migliorare la professione del musicista e stimolare la creatività artistica per la generazione di opportunità e diffusione della cultura, con un focus particolare al settore lirico-sinfonico.

Kiez agency, una cooperativa fondata da tre giovani architetti che promuove processi di trasformazione e rigenerazione urbana ad alta sostenibilità sociale, attraverso l'urbanistica e l'architettura. L'agenzia ha le competenze per gestire l'intero processo di rigenerazione, dall'ideazione alla definizione di un modello di servizio gestionale, passando attraverso le fasi di realizzazione e attivazione delle comunità di supporto.

COOPSTARTUP: I NUMERI E IL PROGETTO

Alla prima edizione di Coopstartup Bologna hanno partecipato 168 giovani under 40; per tutti i partecipanti formazione on line; per i finalisti 30 ore di formazione in aula e 22 ore di sessioni formative one to one. 
Il progetto Coopstartup non è limitato all'erogazione di fondi. È stato pensato come un percorso articolato di sviluppo di idee di impresa in forma cooperativa: tutti i partecipanti al bando hanno avuto accesso a programmi di formazione finalizzati alla creazione di startup.  I gruppi che hanno superato la prima selezione, hanno avuto accesso ad un percorso di affiancamento e tutoraggio per la trasformazione dell'idea in progetto di impresa.Ai tre migliori progetti di impresa, oltre al contributo di 15.000 euro, sarà garantito un accompagnamento post startup di 36 mesi e la possibilità di accedere a servizi e spazi a costi ridotti.

"L'obiettivo di promuovere nuova cooperazione, la necessità di innovare il sistema cooperativo e di coinvolgere i giovani, si incrociano in Coopstartup. I numeri - dichiara Simone Gamberini, direttore di Legacoop Bologna - ci dicono che c'è bisogno di sostegno alle startup cooperative e ai giovani. Potenzieremo il nostro impegno in questa direzione, estendo la rete di partnership con imprese, Università italiane e estere e Business School per formare i cooperatori del futuro e supportare le cooperative nel percorso di digital transformation".

L'evento di premiazione di Coopstartup Bologna è in programma sabato 18 maggio, alle ore 15.30, nella Sala Re Enzo di Palazzo Re Enzo, in piazza del Nettuno 1C, a Bologna.

Pubblicato in Lavoro
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