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Giovedì, 22 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 20 Maggio 2019 - nelPaese.it

Il 21 maggio, quasi cinque mesi dopo l'entrata in carica del nuovo governo, Amnesty International ha avviato la campagna "Brasile per tutte/i" per segnalare le principali preoccupazioni per il futuro del paese e denunciare che la retorica anti-diritti umani che ha contraddistinto l'intera carriera politica e la campagna elettorale del 2018 di Jair Bolsonaro sta iniziando a tradursi in fatti concreti e in azioni che minacciano e violano i diritti umani. 

"Già lo scorso ottobre avevamo detto che le posizioni di Bolsonaro avrebbero costituito un rischio concreto per i diritti umani nel paese. Abbiamo seguito da vicino l'azione del governo e purtroppo stiamo iniziando a constatare che avevamo avuto ragione" - ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice generale di Amnesty International Brasile. 

"L'amministrazione Bolsonaro ha adottato provvedimenti che minacciano i diritti alla vita, alla salute, alla libertà, alla terra di tutte le persone che, nelle città o nelle zone rurali del Brasile, vogliono semplicemente vivere in dignità e senza avere paura. Queste misure potrebbero colpire milioni di persone. Un paese equo è quello che non esclude i suoi cittadini. Un Brasile equo è un Brasile per tutte e tutti", ha aggiunto Werneck. 

Queste sono le misure e le azioni dell'amministrazione Bolsonaro che suscitano le principali preoccupazioni di Amnesty International: l'ammorbidimento delle leggi sul possesso e l'uso delle armi da fuoco, che potrebbero aumentare il numero degli omicidi; la nuova legislazione nazionale in materia di droga, che prevede un approccio più punitivo e mette in pericolo il diritto alla salute; le ripercussioni sui diritti dei popoli nativi e dei quilombolas (i discendenti dagli schiavi provenienti dall'Africa); il tentativo di interferire indebitamente nelle attività delle organizzazioni della società civile; le norme contenute nel "pacchetto anti-criminalità" (ad esempio l'ammorbidimento dei criteri per sostenere la legittima autodifesa e giustificare l'uso della forza e delle armi da fuoco da parte della polizia); le misure che colpiscono i diritti delle vittime alla verità, alla giustizia e alla riparazione per i crimini di diritto internazionale commessi durante il regime militare; gli attacchi all'indipendenza e all'autonomia del Sistema interamericano dei diritti umani;  l'uso di una retorica anti-diritti umani da parte di alti rappresentanti del governo, compreso lo stesso presidente, che potrebbe dare legittimità a una serie di violazioni dei diritti umani. 

Una delegazione composta da Erika Guevara-Rosas (direttrice per le Americhe di Amnesty International), da Esteban Beltrán (direttore generale di Amnesty International Spagna) e dalla stessa Jurema Werneck si recherà oggi a Brasilia dove proverà a consegnare al presidente Bolsonaro e ad altri membri del governo una lettera contenente le preoccupazioni sopra descritte e una serie di raccomandazioni per garantire, proteggere e promuovere i diritti umani nel paese. 

"Alcune delle misure adottate o proposte dal governo negli ultimi cinque mesi sollevano molte preoccupazioni: potrebbero aumentare il numero degli omicidi da arma da fuoco; legittimano politiche in materia di sicurezza fondate sull'uso della forza letale; violano i diritti dei popoli nativi e dei quilombolas; basano le politiche contro la droga su pratiche punitive e inefficaci; potrebbero aumentare i controlli sulle Ong senza alcuna giustificazione; negano alle vittime del regime militare i diritti alla verità, alla giustizia e alla riparazione. Il tutto, accompagnato da una manifesta retorica anti-diritti umani che non fa altro che aumentare i nostri timori per la situazione dei diritti umani in Brasile", ha sottolineato Werneck. 

"Nelle Americhe è un momento estremamente delicato, in cui i governi invece di proteggere i diritti umani dei loro cittadini stanno promuovendo misure e politiche che hanno effetti devastanti, come nel caso dei centroamericani che cercano protezione negli Usa, o promuovono la violenza e perseguitano gli oppositori, come in Nicaragua e Venezuela. In questi pochi mesi abbiamo visto come questa tendenza regressiva si stia affermando in Brasile, dove il governo del presidente Bolsonaro ha assunto posizioni assai preoccupanti", ha dichiarato Guevara-Rosas. 

"Nel 2017 abbiamo detto che il Brasile era uno degli stati più pericolosi delle Americhe per i difensori dei diritti umani, addirittura il più pericolo al mondo secondo Global Witness per quanto riguarda coloro che difendono i diritti alla terra e all'ambiente. Il presidente Bolsonaro deve prendere provvedimenti immediati per capovolgere la situazione, rispettare i trattati internazionali ratificati dal Brasile, garantire libertà d'azione alle persone e alle organizzazioni che si battono per una società migliore e abbandonare la sua retorica anti-diritti umani che finisce per legittimare le violazioni dei diritti umani ai danni di determinate categorie di persone", ha aggiunto Guevara-Rosas. 

A sua volta, Beltrán ha espresso preoccupazione per la progressiva erosione degli spazi per la società civile nel mondo, attraverso l'adozione di leggi che cercano di controllare o impedire l'azione delle Ong. 

"Purtroppo, un numero sempre maggiore di paesi sta cercando di porre sotto controllo le Ong e di ostacolare l'azione di organizzazioni che hanno un ruolo cruciale nel porre attenzione sugli errori, i crimini e le violazioni dei diritti umani commessi dallo stato. Temiamo che le misure adottate dal governo brasiliano per controllare le Ong vadano nella stessa direzione. La comunità internazionale deve continuare a tenere gli occhi aperti sul rispetto, da parte di Bolsonaro e del suo governo, degli obblighi di proteggere e garantire i diritti umani". 

Queste misure, come molte altre, si inseriscono in un contesto di aperta retorica anti-diritti umani. 

"Di recente, leader politici di molti paesi hanno promosso un'agenda e una retorica contrari ai diritti umani. In Brasile, dalle parole si sta passando ai fatti. Sollecitiamo pertanto il presidente Bolsonaro ad assumere misure rigorose per proteggere e garantire i diritti umani in tutto il paese e ad assicurare che le persone che difendono e promuovono quei diritti possano farlo senza timore di ripercussioni", ha concluso Guevara-Rosas. 

Pubblicato in Nazionale

Sui beni confiscati “ci vuole uno scatto, i numeri attuali sono una vergogna”. È l’appello che don Luigi Ciotti ha rilanciato intervenendo all’assemblea di Cooperare con Libera terra, nella sede di Legacoop a Roma. Dopo quello della presidente Rita Ghedini, ha visto anche l’intervento del prefetto Frattasi, neodirettore dell’Agenzia per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

“Le vendite dei prodotti di Libera terra – ha raccontato Ghedini- si sono attestate nell’anno appena trascorso a 7 milioni di euro, con una leggera flessione, attorno al 3%, rispetto all’anno precedente. Il sistema Libera terra ha dato lavoro complessivamente a circa 200 persone”. Un mondo sostenuto dalla cooperazione, sia attraverso Coopfond – che è intervenuto nella fase di decollo e poi di sviluppo per tutte le 9 cooperative – sia attraverso Cooperare, che ha visto negli ultimi mesi l’ingresso di tre nuove realtà emiliane: Coop Reno, Formula Servizi e Corso Bacchilega.

“Bisogna andare incontro al futuro – ha esortato il presidente di Libera – non aspettarlo arroccati, anche se sono momenti difficili. Tocca a noi fare uno sforzo in più: è sempre un noi che vince, non il monologo dell’io. È necessario un nuovo umanesimo, che guarda anche verso l’Europa, per rimettere al centro la persona e il lavoro”. Serve un “impegno culturale etico politico”, anche e soprattutto nella lotta alle mafie.

“In questa battaglia – ha spiegato – servono scuola e lavoro. Bene: oggi un giovane su tre si perde nei primi cinque anni delle superiori e 2 milioni di ragazzi e ragazze finita la scuola non trovano lavoro. È un’Italia disgregata, impaurita, impoverita come ricorda il Censis, ma non dobbiamo mai dimenticare i messaggi positivi”.

Don Ciotti ha ricordato la “rivolta delle donne” e quei “ragazzi che vanno a lavorare d’estate in beni confiscati a un parente”: segnali di un mutamento profondo, nato da anni di impegno”. Ora bisogna accelerare, anche continuando come fa Cooperare con Libera terra a lavorare per “dare professionalità, accompagnare con competenze cooperative nate a volte senza strumenti adeguati”.

Fermezza: serve tanta fermezza, ha ricordato il presidente di Legacoop nazionale Mauro Lusetti: “Non possiamo mai pensare che l’illegalità sia fuori dal nostro mondo, ma dobbiamo reagire con fermezza, non ci salviamo dicendo che sono casi isolati. A nessuno deve mai essere concesso di commettere reati, neanche per la propria cooperativa, chi si comporta così viene espulso”.

“Senza fermezza – ha concluso Lusetti – avremmo perso pezzi interi di cooperazione”. Il presidente ha ricordato la recente vicenda del CNS: “Gli è stata inflitta una multa pesantissima, ma dimezzata rispetto a quanto inizialmente previsto perché è stata riconosciuta l’operazione di pulizia che abbiamo realizzato, con il ricambio completo del gruppo dirigente e la messa in atto di regole efficaci di trasparenza”.

 

Pubblicato in Economia sociale

Il mondo della scuola continua a parlare del caso che ha coinvolto Rosa Maria Dell'Aria, la docente dell'istituto 'Vittorio Emanuele III' di Palermo sospesa per 15 giorni perchè non avrebbe vigilato sul lavoro dei propri alunni, che in un video hanno accostato il decreto Sicurezza del ministro dell'Interno Matteo Salvini con le leggi razziali del 1938.

A pronunciarsi con una nota ufficiale, come riporta l’agenzia stampa Dire, questa mattina è il coordinamento delle scuole milanesi per la legalità e la cittadinanza attiva di Milano che "esprime la propria condanna per la sospensione dell'insegnante Rosa Maria Dell'Aria, colpevole unicamente di concepire la funzione docente come una pratica di dialogo e di ricerca interattiva. Questo provvedimento impone ai docenti di esercitare una forma di censura preventiva sul pensiero e le idee degli allievi. Siamo molto preoccupati- proseguono nella nota- per questo attacco alla libertà di insegnamento e a quei principi costituzionali di inclusione, accoglienza e attenzione alla persona umana, che costituiscono il presupposto della nostra convivenza civile, a cui vorremmo i nostri ragazzi accedessero con intelligenza e spirito critico". Per tali ragioni "invitiamo tutti i docenti ad aderire alle forme di protesta e di denuncia della violazione degli articoli 21 e 33 della nostra Costituzione, proposte da più scuole; in particolare aderiamo all'appello, formulato dai docenti del Liceo Anco Marzio di Ostia, di fare una lettura pubblica degli articoli violati il 21 maggio, alle ore 11, in qualsiasi posto della scuola si trovi il docente".

I firmatari del coordinamento milanese difendono gli intenti degli studenti sostenendo che il video si inserisce all'interno del dibattito internazionale sui diritti umani; inoltre il filmato "non equipara, schematicamente, il periodo storico delle leggi razziali a quello di oggi, ma vuole creare un costante e ripetuto confronto, ponendo con forza la riflessione sui pericoli oggi esistenti, in relazione alla lesione di diritti umani universali. Il video dei ragazzi, forse con qualche ingenuità, ci avverte di stare attenti a quei sintomi che rivelano una inesorabile progressività verso la restrizione di libertà e la negazione dei diritti dell'uomo in quanto uomo e cittadino del mondo e- argomentano- ci fa riflettere sulla negazione crescente di ogni protezione da parte dello Stato dei migranti e del rifugiati (protezione prevista da trattati e convenzioni internazionali), ci mostra come certi trasferimenti forzati, come quelli del Cara di Castel Nuovo di Porto, siano molto simili a vere e proprie deportazioni, cita la proibizione di ogni soccorso umanitario in mare e la feroce criminalizzazione delle ong che cercano di salvare delle vite umane". "La violenta repressione della collega di Palermo, quindi, non e' isolata e riflette un clima pesante che ha imposto la cancellazione della positiva esperienza di integrazione di Riace e l'ingiusto esilio, imposto all'ex sindaco Mimmo Lucano, la denunzia per falso ideologico della candidata sindaca della lista civica, vicina all'ex sindaco Lucano, un contesto che vede, in Italia, ragazze denunciate per aver esposto dei semplici cartelli di critica, l'azione da parte di corpi dello Stato per impedire l'esposizione pubblica di striscioni di dissenso con la politica governativa".

"Un provvedimento così ingiusto, come quello contro Rosa Maria dell'Aria- aggiungono- potrebbe apparire anche un semplice autogol dell'amministrazione, se non fosse che la scuola è un luogo nevralgico del libero pensare, fondato sulla memoria e sullo studio accurato del passato, sull'attenzione al presente e sulla costruzione culturale del futuro. Ed è proprio a partire dal processo educativo nella scuola che si deciderà, per una certa parte, l'attuazione e il futuro dei valori e dei doveri di solidarietà e di giustizia scritti nella nostra Costituzione. Proprio per questo- concludono- un video di ragazzi di quattordici anni può fare tanta paura"

La protesta degli studenti

“Crediamo che la sospensione sia un gravissimo atto di repressione della liberta' di pensiero e d'insegnamento. La mancata presa di responsabilita' da parte del Ministro Bussetti e le dichiarazioni di Matteo Salvini con cui si augura che la docente torni in servizio esclusivamente per difendere i suoi decreti dimostrano come la gravita' dell'atto non sia stata compresa". Lo dichiara Giulia Biazzo, coordinatrice nazionale dell'Unione degli Studenti.

"La scuola ha il ruolo di formare menti critiche che attraverso la conoscenza riescano ad analizzare e mettere in discussione la realtà: non possiamo lasciare che questo evento ci veda indifferenti. Ecco perchè lanciamo una fotopetizione che coinvolga studenti, docenti, tutto il mondo della scuola e non con cartelli con scritto ''Sospendeteci tutti - Vogliamo saperi liberi. Inoltre abbiamo scritto un appello che invita tutto il mondo della conoscenza a mobilitarsi affinchè ciò che è successo non cada nel silenzio- conclude l'Unione degli Studenti- diamo la nostra completa solidarietà alla docente e ai suoi alunni, non resteremo impassibili dinanzi a questa ingiustizia: chiediamo l'immediata revoca della sospensione". 

Questa iniziativa si aggiunge alle petizioni on line che hanno già raggiunto centinaia di migliaia di adesioni. 

(Fonte: agenzia Dire)

Pubblicato in Nazionale

Amnesty International ha dichiarato condividendo nuove strazianti testimonianze di operatori sanitari della regione, sempre più scossi, che il governo siriano, sostenuto dalla Russia, sta conducendo un attacco deliberato e sistematico sugli ospedali e sulle altre strutture mediche di Idlib e Hama. In concomitanza con la discussione della questione della Siria nord-occidentale da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l’associazione ha sollecitato un intervento per mettere sotto pressione la Russia per aver colpito deliberatamente 15 ospedali a Idlib nelle ultime tre settimane.

“Bombardare ospedali che stanno svolgendo le loro funzioni mediche è un crimine di guerra. Questi ultimi attacchi hanno privato civili in disperato bisogno di cure mediche delle ultime ancore di salvezza. Questo fa parte di uno schema ben definito che mira alle strutture mediche per attaccare sistematicamente la popolazione civile e costituisce un crimine contro l’umanità”, ha affermato Lynn Maalouf, direttrice della ricerca di Amnesty International sul Medio Oriente.

“La comunità internazionale finora non è riuscita a proteggere i civili in Siria dagli orrori di questo conflitto. Sollecitiamo i membri del Consiglio di sicurezza riuniti oggi a fare tutto quanto è in loro potere per porre fine al massacro dei civili a Idlib e trovare i responsabili di questi crimini spaventosi”.

Il personale di quattro ospedali di Idlib e Hama ha dichiarato ad Amnesty International di essere stato preso di mira nonostante avesse condiviso le proprie coordinate con il governo siriano e quello russo. Secondo le Nazioni Unite e le organizzazioni mediche siriane, almeno 15 ospedali sono stati danneggiati o distrutti a Idlib e Hama dall’inizio di maggio. L’escalation degli attacchi ha anche portato allo sfollamento di 180.000 persone. Almeno 16 organizzazioni umanitarie hanno sospeso alcune operazioni a Idlib a causa degli attacchi, esacerbando una situazione già disastrosa in cui almeno 1,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente.

Amnesty International ha intervistato 13 persone riguardo ai recenti attacchi su quattro ospedali e ha esaminato alcune riprese video che confermano le testimonianze. Gli intervistati hanno detto che tra il 5 e l’11 maggio il governo siriano ha sferrato diversi attacchi aerei sull’ospedale Pulse of Life di Hass; sull’ospedale Cave a Kaferzita; e sull’ospedale chirurgico e l’ospedale Al-Sham di Kafranbel. Tutte queste strutture, che insieme servono almeno 300.000 persone nel sud di Idlib e nella campagna settentrionale e occidentale di Hama, sono ora fuori servizio.

L’ospedale chirurgico di Kafranbel

Il 5 maggio 2019, verso le 17:00, gli aerei da guerra del governo siriano hanno effettuato numerosi raid aerei sull’ospedale chirurgico di Kafranbel, distruggendo il primo piano dove si trovavano una farmacia, uffici, magazzini e il centralino elettrico. Il seminterrato è stato gravemente danneggiato.  L’attacco ha ucciso un paziente e ferito suo fratello.

Un’infermiera che si trovava all’interno dell’ospedale al momento dell’aggressione ha descritto come il caos prodotto dai numerosi attacchi. “Abbiamo trasferito i feriti nel seminterrato. Un secondo raid aereo è avvenuto mentre stavamo cercando di fermare le perdite di sangue, e ha tagliato la corrente… Poi hanno avuto luogo un terzo e quarto raid aereo… Abbiamo sentito solo rumore di esplosioni e il seminterrato tremare… Abbiamo aperto l’ossigeno perché non c’era più aria”. I video verificati da Amnesty International mostrano danni all’ospedale coerenti con i bombardamenti aerei.

L’ospedale Nabad al-Hayat

Due membri del personale dell’ospedale Nabad al-Hayat [Pulse of Life] di Hass hanno riferito ad Amnesty International che l’ospedale era stato evacuato a titolo precauzionale dopo l’intensificazione degli attacchi iniziati alla fine di aprile. Due giorni dopo l’evacuazione, il 5 maggio, il governo siriano ha compiuto numerosi raid al mattino e al pomeriggio, distruggendo l’ospedale. Non ci sono stati feriti perché l’ospedale era già vuoto.

Il direttore del reparto chirurgico dell’ospedale ha raccontato ad Amnesty International come l’anno scorso l’ospedale fosse stato trasferito in una zona remota nella periferia del villaggio di Hass. L’attacco del 5 maggio è stato il terzo dal trasferimento dell’ospedale nel marzo 2018. “Tre giorni fa, la città di Kafranbel è stata colpita da razzi. Alcuni dei feriti sono stati trasferiti nelle case di medici e infermieri in modo da ricevere almeno un soccorso di emergenza che gli possa permettere di sopravvivere fino al trasferimento in un altro ospedale”, ha detto.

Amnesty International ha verificato che il video mostra un attacco aereo che colpisce una struttura la cui posizione è coerente con quella dell’ospedale di Nabad al-Hayat.

L’ospedale Cave di Kaferzita

Due operatori sanitari dell’ospedale Cave di Kaferzita hanno riferito ad Amnesty International che il governo siriano ha effettuato almeno quattro bombardamenti il 5 maggio 2019, verso le 12:00, causando gravi danni all’ospedale e rendendolo inoperativo. Un’infermiera che era presente all’interno dell’ospedale al momento dell’attacco con altri operatori sanitari e un paziente ferito, ha descritto quattro attacchi consecutivi che sono iniziati verso le 11 del mattino. Ha detto:

“Avevamo molta paura che l’esercito siriano invadesse la città e entrasse nell’ospedale… Ci siamo affidati a Dio e siamo riusciti a uscire dall’ospedale. Il quarto attacco è avvenuto dopo che siamo stati evacuati”.

L’ospedale di Al-Sham

Un membro dello staff e un medico dell’ospedale al-Sham a Kafranbel hanno riferito ad Amnesty International che l’11 maggio due attacchi aerei hanno messo l’ospedale fuori servizio. Il direttore dell’ospedale ha detto che l’ospedale è stato colpito e riparato diverse volte dal 2018, e che attenderanno la fine degli attacchi aerei prima di cominciare i lavori un’altra volta.

Gli attacchi agli ospedali e alle strutture mediche nelle zone controllate dall’opposizione sono ormai un tratto comune della guerra siriana. Sono stati presi di mira ospedali anche ad Aleppo, Daraa e nelle campagne di Damasco, durante le operazioni del governo siriano per riconquistarne il controllo. In molti casi gli ospitali e le organizzazioni umanitarie hanno dichiarato che avevano provveduto a segnalare le loro coordinate al governo siriano per evitare di essere attaccati.

Un disastro umanitario

Attacchi deliberati su civili e su proprietà civili, inclusi ospedali e altre strutture sanitarie, violano il diritto umanitario internazionale ed equivalgono a crimini di guerra. “Con il crescere dell’assalto a Idlib, almeno 300.000 persone sono state lasciate senza ospedali accessibili. Questo è un disastro umanitario, causato dalla spietatezza del governo siriano che, con il sostegno russo, continua a calpestare il diritto internazionale”, ha detto Maalouf.

“I membri del Consiglio di sicurezza hanno il dovere di rendere la protezione dei civili siriani prioritaria sui miseri interessi e i grandi giochi di potere. La Russia, in particolare, deve usare la sua influenza per assicurare che la Siria interrompa immediatamente gli attacchi contro i civili e gli ospedali e ristabilisca una situazione in cui le organizzazioni umanitarie abbiano facilmente accesso ai civili in difficoltà”, ha concluso.

 

Pubblicato in Dal mondo

A sei mesi dalla firma del piano d’azione del governo per Terra dei fuochi, a tre mesi dall’istituzione della cabina di regia governativa affidata all’ing Curcio, stamattina si è riunito in prefettura a Napoli il comitato per l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza allargato a Napoli e Caserta alla presenza tra gli altri del ministro dell’Ambiente Sergio Costa e del sottosegretario Salvatore Micillo. 

Nel primo quadrimestre del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018, sono aumentati controlli, sequestri e anche arresti: “Elemento particolarmente importante, e che avevo precisamente richiesto - sottolinea il ministro dell’Ambiente Costa - perchè costituisce un forte potere deterrente”. 

Nelle due province di Napoli e Caserta, le attività controllate sono aumentate da 469 a 506; quelle sequestrate da 119 a 132; i veicoli sequestrati da 340 a 393, le persone controllate da 2930 a 4190, le arrestate da 19 a 30. 

“Quello che emerge è che l’attività ispettiva e investigativa sta proseguendo e sta funzionando, ma non ci sfugge che la stagione estiva è alle porte e quindi è lì che il piano si misurerà. I roghi industriali sono diminuiti mentre quelli a bordo strada, di piccolo taglio, dovuti a una cattiva gestione del rifiuto urbano, è ancora troppo presente nel territorio della provincia di Napoli e Caserta e su questo chiediamo una maggiore collaborazione dei comuni per affrontare in maniera risolutiva queste problematiche che hanno un riflesso immediato sull’ambiente, sul rischio roghi e quindi sulla vita dei cittadini. E chiedo alla regione e ai prefetti di stressare maggiormente le amministrazioni locali”.

Figlia della firma del piano d’azione di novembre è anche una forma mirata di cooperazione tra il Ministero dell’Ambiente e della Difesa, che invoca e valorizza il concetto di  “duplice uso” delle risorse militari.

In particolare, il Ministero della Difesa ha deciso di impegnare, oltre quanto già schierato dall’Esercito, anche ulteriori assetti e capacità operative resi disponibili dall’Aeronautica; così oggi, satelliti, aerei, droni, piattaforme terrestri e analisti dei dati immagine coopereranno in un sistema integrato che utilizza il paradigma ben noto in ambito militare, denominato ISR (Intelligence, Sorveglianza, Ricognizione).

In tale contesto gli assetti dell’Aeronautica Militare saranno impiegati nelle attività di sorveglianza aerea e raccolta informativa su aree ampie o specifici punti di interesse, con l’impiego di sensori provenienti da diverse piattaforme, come sensori elettro-ottici o ad infrarosso in dotazione sia ai velivoli a pilotaggio remoto come il Predator, ma anche ai velivoli AMX, Tornado, Eurofighter ed F35.

In particolare, le attività di rilievo/monitoraggio sono integrate con quelle di “Intelligence”, così da definire i “quesiti” a cui rispondere e conseguentemente i requisiti e le specifiche di ogni missione.

Attualmente è in corso una sperimentazione proprio in terra dei fuochi, con l’obiettivo di estendere questa attività di monitoraggio e intelligence anche in altre zone di Italia.  In particolare, in un’area di 35 x 35 km sono stati individuati 10 punti di interesse (POI) su cui sono state dirette specifiche missioni utilizzando diverse tipologie di piattaforme aeree. Nelle sole ultime due settimane sono state compiute 4 missioni (per un totale di circa 10 ore di volo)  ed altre sono previste nei prossimi giorni.

I velivoli sinora impiegati sono stati i noti Eurofighter Typhoon e gli AMX in dotazione all’Aeronautica Militare. Inoltre, per le prossime missioni è stato già pianificato l’impiego dei velivoli a pilotaggio remoto Predator MQ-9. Siamo di fronte a una novità assoluta nel panorama mondiale: è la prima volta che tale tecnologia militare viene impiegata per affrontare problematiche ambientali, ponendo sicuramente l’Italia ai primi posti ed ai massimi livelli di eccellenza per l’impegno istituzionale in campo ambientale.

“Noi non moliamo - conclude il ministro Costa - e chiediamo a tutti di considerare la Terra dei Fuochi e il suo presidio ambientale e sanitario una priorità del Paese Italia”.


 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Un teatrino in diretta tv. Con il ministro Salvini pallido che assiste alla decisione del Procuratore di Agrigento di sequestrare la Sea Watch 3 e lo scambio di accuse tra i ministri del governo su chi avesse deciso lo sbarco. Ormai ad ogni arrivo di una nave Ong si tocca il fondo in una perenne propaganda elettorale che si scontro con il diritto costituzionale e la serietà delle istituzioni repubblicane.

L'intimazione alla Sea Watch 3 era fondata su una direttiva ministeriale del 15 maggio 2019 motivata anche con i "rischi di ingresso nel territorio nazionale di soggetti coinvolti in attività terroristiche o comunque pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblica in quanto trattasi spesso di cittadini stranieri privi di documenti di identità e la cui nazionalità è presunta sulla base delle rispettive dichiarazioni".

“Chiunque conosca il diritto d'asilo sa che da sempre, in tutto il mondo, ogni richiedente asilo per riuscire a fuggire dal proprio Paese quasi mai può tenere con sé documenti di identificazione e che perciò quasi mai l'ingresso degli stranieri richiedenti asilo può essere regolare. Un eventuale rischio per la sicurezza va verificato con gli strumenti di legge opportuni, una volta avvenuto lo sbarco di tutte le persone nel rispetto delle normative vigenti. Il Ministero dell'Interno non può decidere a chi assegnare i diritti, come avvenuto con lo sbarco a Lampedusa di soli 18 dei 65 naufraghi perché più vulnerabili”. Questo è ciò che spiega l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi).

E' perciò evidente che “la direttiva è illegittima” allorché afferma che “la nave soccorritrice portando stranieri in situazione di soggiorno irregolare rischia di avere violato le norme italiane in materia di immigrazione e perciò di essere pericolosa per la sicurezza dello Stato”.

Infatti le stesse leggi italiane sull'immigrazione (art. 10, comma 4 d. lgs. n. 286/1998) prevedono che le norme sui respingimenti non si applicano allorché si debba dare attuazione al diritto di asilo che l'art. 10 della Costituzione italiana garantisce ad ogni straniero a cui nel proprio Paese non sia garantito l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana. Esse, inoltre, prevedono che le persone giunte nel territorio italiano a seguito di operazioni di salvataggio in mare siano assistite, orientate e identificate (art. 10-ter).

“Si violano – aggiunge Asgi - dunque, la Costituzione italiana e le leggi italiane che ogni Ministro ha giurato di osservare.Contestualmente il Ministro dell'Interno ha pubblicamente accusato l'equipaggio della Sea Watch 3 di essere composto da "scafisti", termine che, nel linguaggio corrente, è associato a coloro che commettono il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Tali affermazioni, in mancanza di qualsiasi riscontro oggettivo supportato da decisione giudiziaria definitiva, sono altamente diffamanti”.

Quanto è accaduto viola, invece, oltre che le norme su indicate, la “Convenzione europea per i diritti dell'uomo ed, in particolare, il diritto alla vita la vita (art. 2), il divieto di trattamenti inumani e degradanti (art. 3), il divieto di respingimento verso paesi in cui si rischierebbe la vita (principio di non refoulement)”.

“Nuovamente ribadiamo che la Libia – prosegue Asgi - paese in cui infuria un sanguinoso conflitto e dove centinaia di cittadini stranieri sono detenuti in situazioni di tortura e di trattamenti disumani e degradanti, non è Stato sicuro come riaffermato da numerose organizzazioni internazionali”. Perciò ASGI “deplora che il Governo italiano violi le norme costituzionali” e gli obblighi internazionali dell'Italia, “mettendo così a repentaglio la vita di persone inermi”.

Le chiese protestanti: li accogliamo noi

Ieri era arrivata la disponibilità della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. "Mettiamo a disposizione le nostre strutture di accoglienza in Italia e le relazioni con le chiese sorelle d'Europa per approntare un piano di ricollocazione in Europa di una quota dei migranti soccorsi dalla Sea Watch", ha detto il il pastore Luca M. Negro.

"Accogliere i migranti in fuga dalle persecuzioni - continua - e' dovere civile di ogni democrazia; ma per noi evangelici e' anche un servizio al prossimo radicato nella tradizione biblica e un imperativo della nostra fede". 

 

Pubblicato in Migrazioni

Oltre 2 milioni di donazioni di sangue e emocomponenti e 1.300.000 soci iscritti: sono i dati ufficiali con cui si è conclusa ieri l’84^ Assemblea generale di Avis nazionale a Riccione. Per 3 giorni, 1.200 delegati in rappresentanza di 3.400 sedi hanno dibattuto sul tema “Reti solidali: le nuove rotte del volontariato del dono”.

Nel telegramma di saluto inviato, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riaffermato che “il generoso apporto di tante donne e uomini che donano il proprio sangue, garantisce le risorse necessarie per sostenere le quotidiane battaglie contro la malattia e conferma il vitale ruolo del volontariato in favore della crescita sociale e civile del nostro Paese”.

La relazione introduttiva del Presidente e gli interventi delle delegazioni hanno poi toccato argomenti come la difesa della donazione di sangue e plasma etica, l’invecchiamento della popolazione con il conseguente calo delle donazioni e le necessità di un sistema sanitario e trasfusionale che sappia conciliare la contrazione di risorse e personale con servizi trasfusionali che garantiscano la massima qualità e sicurezza.

Il Presidente nazionale, Gianpietro Briola, ha così sintetizzato  i lavori: “è stata un’Assemblea di grande partecipazione, confronto e dibattito, come deve essere in un’Associazione che ha 92 anni di storia e vuole confrontarsi con le tante sfide che oggi la attendono. Sono sfide, in ambito sociale, sanitario e trasfusionale, che sono complesse e richiedono un impegno quotidiano e un orizzonte di lungo periodo. Nessuna soluzione potrà però mai arrivare se ci dimenticheremo la nostra natura di associazione di volontariato e la centralità dei donatori di sangue e dei pazienti beneficiari del dono”.

Sono state molte le autorità che hanno portato un saluto ai lavori: il presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, il vicesindaco del comune di Riccione, Laura Galli e il vicepresidente della commissione Igiene e sanità del Senato, Stefano Collina. Altri saluti sono arrivati dal presidente SIMTI, Pierluigi Berti, dal direttore CNS, Giancarlo Liumbruno, dal Ministero della salute con la dott.ssa Maria Rita Tamburrini e dal presidente dell’Avis regionale Emilia Romagna, Maurizio Pirazzoli.

Presenti a Riccione anche le presidenti di AIDO, Flavia Petrini, e ADMO, Rita Malavolta, e il prefetto di Rimini, Alessandra Camporota.

Nella giornata di domenica l’Assemblea ha dialogato  con Claudia Fiaschi (portavoce del Forum terzo settore) e Massimo Giusti (segretario generale degli ONC dei CSV) e approfondito il tema della disabilità, con le interviste –di Elisabetta Soglio (direttrice Corriere della sera – Buone Notizie) – allo scrittore Iacopo Melio e al campione di sci nautico Daniele Cassioli.

 

 

Pubblicato in Salute

Si è concluso nei giorni scorsi il ciclo di appuntamenti avviati nelle scuole secondarie di primo grado dal Comune di Terme Vigliatore in provincia di Messina, nell'ambito del progetto itinerante di sensibilizzazione su immigrazione, accoglienza e diritti di cittadinanza.

Un'iniziativa organizzata dal Comune, dal Consorzio di Cooperative Sociali Xenia e dalla Cooperativa Azione Sociale, gestori del Progetto Sprar termense, e dall'Istituto Comprensivo di Terme Vigliatore. 

Gli incontri hanno visto la partecipazione, in qualità di relatori, in un lavoro di rete sul territorio fortemente voluto da Federico Miragliotta Coordinatore Sprar di Terme Vigliatore, di esperti di politiche migratorie, coordinatori di diversi Sprar della provincia, della docente area 3 Interventi d'Intercultura per gli alunni stranieri dell'Istituto Comprensivo e dei diversi professionisti impegnati nel Progetto di seconda accoglienza termense.

Gli studenti hanno avuto modo di conoscere i meccanismi del servizio di accoglienza in Italia, le modalità con cui opera uno Sprar, il significato di espressioni quali migrante, richiedente asilo e rifugiato e come si acquisisce la cittadinanza italiana. Un contributo significativo è stato offerto anche dalle  beneficiarie dello Sprar di Terme Vigliatore, che hanno portato la loro testimonianza diretta, dalla partenza dalla loro terra, all'arrivo in Italia, fino alla loro esperienza all'interno dello Sprar. Racconti fatti di abbandoni, privazioni, ma anche di tanta speranza, di integrazione e di sogni, che hanno stimolato gli studenti, a tal punto da indurli a sottoporre numerose domande alle donne.

Un interesse e una partecipazione, sul tema dell'immigrazione, che sono stati la costante di tutti e quattro gli incontri previsti dal progetto, a riprova di come anche tra i giovanissimi ci sia una piena consapevolezza del fenomeno. Il progetto infatti, nato allo scopo di fornire informazioni corrette per sconfiggere pregiudizi e false idee sulle migrazioni, ha consentito di sviluppare un momento di confronto dal quale sono emersi, tra gli studenti, valori quali il rispetto della diversità, il senso di accoglienza e una grande sensibilità verso chi è in cerca di una vita migliore nel nostro paese.

Una riscontro ampiamente positivo per lo Sprar di Terme Vigliatore da cui ripartire per ulteriori progetti sul tema dell'immigrazione da svilupparsi nel prossimo anno scolastico, con il coinvolgimento sempre più costante delle scuole, luoghi privilegiati nei quali le coscienze e le intelligenze vengono sollecitate e formate. Un percorso attraverso il quale costruire ponti e non muri tra i giovani e i migranti residenti nel territorio, diffondendo sempre più una cultura rivolta alla condivisione di valori comuni, all'interno di una comunità che assuma sempre di più i caratteri della multiculturalità.

Pubblicato in Sicilia

La scrittura come terapia. Il racconto come strumento di libera espressione delle proprie emozioni. “Le storie di Frank” non è un libro “diverso” ma speciale, unico forse. Francesco è un bambino di una scuola primaria della provincia di Napoli, seguito dalla sua insegnante di sostegno Lucia Coppola che ha intuito come lui stesse a suo agio con la parola scritta e con il disegno. 

E così nasce il libro, curato dalla stessa Coppola e dalla dottoressa Rosa Di Leva Edizioni Duemme e sarà presentato il 24 maggio alla libreria Tutto Scuola di Torre del Greco (Napoli) alle ore 17.30 con la presenza del giovane autore e delle curatrici: sarà anche l’occasione per un laboratorio di scrittura creativa.

Dal “Paese zuccheroso” al “dottore speciale” passando per “La nuvola freddina” che fa cadere gelati invece dell’acqua Frank ci porta nel suo mondo di emozioni e di immaginazione tra racconti e disegni che lui stesso ha creato.

Le Storie di Frank è un libro di lettura che vuole farsi portatore di un duplice messaggio: aiutare i bambini della scuola primaria a coltivare la passione per la scrittura ed il disegno creativo e spiegare ai grandi che occorre considerare i BES non come accettazione di diversità, ma come accettazione di unicità di ogni bambino.

Scoprire l’unicità di un bambino, alimentarla e canalizzarla in un percorso didattico finalizzato alla crescita culturale, sociale e inclusiva rappresenta il percorso prioritario per una ottimale crescita multisettoriale dell’alunno.

Questo è il principale metodo di lavoro della maestra Lucia Coppola, insegnante di sostegno da oltre 20 anni che seguendo queste linee direttrici e lasciandosi guidare dall'amore e la passione per i suoi alunni, ha individuato in Frank un tratto unico: un giovane e promettente autore che grazie alla penna ed ai colori ha raggiunto e superato più obiettivi.

La maestra Lucia Coppola insieme alla Dottoressa in Sociologia Rosa Di Leva hanno raccolto e organizzato il materiale, hanno studiato in esso un filo logico ed individuato il messaggio da condividere al lettore. La Casa Editrice DueEmme ha poi materializzato un sogno.

 

Pubblicato in Cultura

Continua lo scontro sul decreto sicurezza bis che ha messo in allarme anche l'Onu. "Il sistema giuridico e i diritti, per loro intrinseca natura, non possono essere continuamente intaccati sulla base di presunte ed indimostrate emergenze criminali e sociali". È quanto si legge nella lettera che l'associazione Antigone ha indirizzato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per richiamare l'attenzione sull'ulteriore compressione dei diritti e delle garanzie che il decreto sicurezza-bis, che domani sarà discusso in Consiglio dei Ministri, potrebbe produrre nell'ordinamento italiano.

Diversi sono i motivi di preoccupazione che Antigone ha riscontrato nel testo del decreto. Innanzitutto riguardo al ricorso allo strumento della decretazione d'urgenza. "Più volte - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - abbiamo sentito il ministro degli Interni vantarsi pubblicamente della riduzione del numero di flussi di migranti o del calo degli indici di delittuosità. Questo fa cadere la straordinarietà ed urgenza che giustifichi l'adozione di un decreto-legge che va ad intervenire su quei terreni". 

Ad essere evidenziato inoltre è come il decreto difetti di omogeneità, un criterio che la Corte Costituzionale ha ritenuto necessario per affermare la legittimità della decretazione di urgenza. Nel decreto in esame si giustappongono norme contrarie al senso di umanità in materia di immigrazione, norme in materia penale che criminalizzano il dissenso, norme che cambiano l'organizzazione interna allo Stato, norme che sottraggono competenze ai ministeri della Giustizia e dei Trasporti per affidarle pretestuosamente e pericolosamente al ministero dell'Interno, norme che riguardano le prossime Universiadi. Disomogeneità che mettono a rischio la costituzionalità del decreto, anche alla luce dei precedenti giurisprudenziali, ed in particolare della sentenza n.32 del 2014.

"La norma che modifica il Testo Unico sull'immigrazione introducendo l'illecito amministrativo del trasporto irregolare di migranti in acque internazionali, introducendo una multa elevata per ogni vita salvata, evoca momenti bui della storia novecentesca - scrive il Presidente di Antigone nella lettera indirizzata al Premier. L'attribuzione di competenze al ministero dell'Interno, anziché al Ministero delle Infrastrutture e trasporti, del potere di limitare o vietare il transito o la sosta di imbarcazioni determina una degenerazione di tutto ciò che accade nello spazio marittimo in questione di ordine pubblico. La criminalizzazione della solidarietà, che fino a oggi ha visto naufragare qualsiasi inchiesta penale, non avrà adesso bisogno di indagini ma sarà agibile senza alcun controllo giurisdizionale".

"Le norme in materia di manifestazioni pubbliche - si legge ancora nella lettera - che prevedono aumenti di pena o nuove circostanze aggravanti, andando addirittura a irrigidire il testo unico di Polizia del 1931 di epoca fascista, costituiscono una forma di criminalizzazione del dissenso che non è giustificabile con la necessità di garantire manifestazioni pacifiche. Prevedere che l'organizzatore di una riunione, seppur non autorizzata, risponda di danneggiamenti o saccheggi operati da altri, contraddice il principio costituzionale della responsabilità penale personale".

A preoccupare molto Antigone è infine l'istituzione di un Commissario governativo che si sostituisca alla magistratura nel potere di decidere l'ordine da attribuire alla esecuzione di sentenze penali. "Questa disposizione - si sottolinea ancora nella lettera - significa minare alla radice quella separazione dei poteri che è alla base di ogni ordinamento democratico. È pericolosissimo prevedere che possa essere l'autorità governativa a poter operare una selezione nei reati da perseguire effettivamente". 

"In una recente pubblicazione in onore di Guido Alpa, il Premier Conte ha scritto come il criterio ultimo e determinante di ogni ricerca giuridica, e dunque della stessa produzione normativa, non può non essere 'la centralità della persona'. Un rispetto dell'altro che il decreto in questione mette fortemente in discussione e che per questo ci auguriamo il Presidente del Consiglio bloccherà" conclude Patrizio Gonnella.

Contrario anche il Tavolo asilo

Le Associazioni del Tavolo Asilo Nazionale sono "profondamente preoccupate" per come il governo sta affrontando il tema dei diritti delle persone migranti, del loro salvataggio in mare, dell'accoglienza nei territori. 

"Riteniamo necessario ribadire che, come previsto dalla nostra Costituzione, l'Italia debba promuovere politiche inclusive e di accoglienza, anziché contrastare chi salva vite umane. Riteniamo altresì che non si debbano consentire respingimenti verso zone di guerra e verso porti non sicuri, cosi come denunciato dalle Nazioni Unite nella lettera inviata al nostro governo". 

Per il  Tavolo Asilo Nazionale: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CIR,, CNCA, Comunità di S.Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency ONG, Focus - Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Legambiente, Mediterranean Hope (Programma Rifugiati e Migranti della FCEI), Medecins du Monde - Missione Italia, Oxfam,  Senza Confine. Hanno inoltre aderito: Gruppo Abele, Libera, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, Open Arms Italia ODV, Sea-Watch 

 

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