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Venerdì, 13 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 21 Maggio 2019 - nelPaese.it

È stata inaugurata a Villa Fastiggi di Pesaro una nuova struttura sociosanitaria extra ospedaliera di circa 10 mila metri quadri, con 170 posti letto, che integra, al suo interno, risposte intensive ed estensive connesse ai percorsi di cura e assistenza dei servizi del territorio.

“La struttura inaugurata - dice Gianfranco Alleruzzo, vicepresidente di Intesa – è il frutto di un progetto nato nel 2009 ed è il risultato tangibile della filosofia del movimento cooperativo, che grazie al supporto finanziario di CDP Investimenti SGR, di Coopfond ed altri investitori, dell’impegno di Sator Immobiliare SGR e di tutti i partner operativi, ha permesso la realizzazione di un investimento rilevante sul territorio marchigiano. Questa struttura ha l’obiettivo di aumentare il benessere della comunità soddisfacendo bisogni che oggi non trovano risposta nel nostro territorio, integrandosi ai percorsi di assistenza e cura esistenti e creando nuovi e qualificati posti di lavoro".

La residenza sociosanitaria, con un investimento di circa 18 milioni di euro, è un progetto della cooperazione sociale marchigiana (Cooss Marche, Labirinto e Nuovi Orizzonti) e sarà gestita assieme a Santo Stefano Riabilitazione. La residenza è parte degli investimenti in corso nella regione Marche da parte del Fondo Cives, che prevede di realizzare 330 appartamenti di social housing e quattro strutture socio sanitarie. Il fondo è gettito da Sator Immobiliare SGR, che opera nell’ambito del Piano nazionale di edilizia abitativa.

La residenza di Villa Fastiggi è la prima struttura sociosanitaria sul territorio sviluppata grazie a fondi attivati da Cassa depositi e prestiti (anchor investor del fondo nazionale “FIA Fondo Investimenti per l’Abitare”) con il contributo di investitori istituzionali attivi nell’housing sociale nella regione Marche e del mondo della cooperazione marchigiana, che per primo ha promosso l’iniziativa.

 

 

Pubblicato in Marche

In apertura dell'Assemblea Mondiale della Sanità, a Ginevra, Medici Senza Frontiere (MSF) chiede agli Stati membri un impegno concreto sullo sviluppo di politiche sostenibili di ricerca e sviluppo nel settore farmaceutico, che garantiscano l'accesso ai farmaci essenziali a prezzi equi in Europa e nel resto del mondo. Quest'anno un'opportunità specifica è offerta dalla risoluzione sulla trasparenza proposta dall'Italia, che gli Stati membri saranno chiamati a negoziare. 

La risoluzione italiana "Miglioramento della trasparenza dei prezzi di farmaci, vaccini e altre tecnologie sanitarie", proposta a febbraio e sostenuta da dodici paesi (Italia, Grecia, Malesia, Portogallo, Serbia, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Turchia, Uganda, Egitto, Tunisia), ha l'obiettivo di rendere noti i dati sugli studi clinici, i vincoli brevettuali, i costi di ricerca e produzione dei prodotti farmaceutici, consentendo un negoziato più equo tra le autorità pubbliche e le aziende. Se approvata, sarebbe un sostanziale passo avanti verso una concreta riduzione dei costi dei farmaci e un maggiore accesso alle terapie essenziali a livello globale. 

"Il mancato accesso ai farmaci essenziali a causa dei loro prezzi proibitivi equivale a una sentenza di morte per milioni di pazienti in tutto il mondo e mina la tenuta dei budget sanitari pubblici" afferma Silvia Mancini, epidemiologa e advocacy officer di MSF, presente a Ginevra. "I farmaci non devono essere un bene di lusso, i Governi devono proteggere la salute delle persone e non privilegiare gli enormi profitti dell'industria farmaceutica. La risoluzione sulla trasparenza potrebbe portare a risultati importanti in questo senso." 

L'accesso ai farmaci è un problema che tocca decine di paesi nel mondo e negli ultimi anni è in crescita anche in Europa. Il Sofosbuvir, farmaco fondamentale per il trattamento dell'Epatite C, e alcune terapie antitumorali sono stati razionate o riservate a casi specifici, mentre altri medicinali, come l'Orkambi per la fibrosi cistica, in alcuni paesi non sono accessibili ai pazienti a causa dei prezzi sempre più elevati. Il costo di questi farmaci aumenta la pressione economica sui budget dell'assistenza sanitaria pubblica, causando un razionamento di farmaci salvavita essenziali e riducendo il diritto e l'accesso alla salute. 

Per fare un esempio, fin dalla sua approvazione e immissione sul mercato nel 2014, il Sofosbuvir, nuovo farmaco per il trattamento dell'Epatite C, continua a essere razionato da diversi governi europei a causa dell'elevato prezzo di 20.000 euro per ciclo terapeutico. MSF fornisce il farmaco generico equivalente a 75 euro per ciclo terapeutico. Una differenza sproporzionata che riflette un metodo arbitrario di fissare i prezzi da parte delle case farmaceutiche, che puntano alla massimizzazione dei profitti, favorita da un sistema di monopolio e mancanza di trasparenza. 

"Negli anni '90, i farmaci antiretrovirali erano venduti al prezzo di 10.000 dollari a paziente all'anno. Nell'ambito della nostra Campagna per l'Accesso ai Farmaci, avviata vent'anni fa, abbiamo visto come la concorrenza generica abbia contribuito a ridurre il prezzo di questi farmaci al prezzo attuale di meno di 100 dollari a paziente. Questo ha permesso di fornire trattamenti per l'HIV a oltre 22 milioni di persone in tutto il mondo"  sottolinea Silvia Mancini di MSF. 

La concessione di brevetti e di altre forme di esclusività dei dati sarebbe necessaria, secondo le aziende farmaceutiche, per promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuovi strumenti medici. Ma lo sviluppo di farmaci basato su un sistema di monopolio favorisce prezzi elevati con un forte impatto sociale sul sistema sanitario pubblico e non stimola una vera innovazione, perché l'industria farmaceutica non investe sui farmaci ritenuti meno redditizi come la resistenza agli antibiotici, le malattie infettive o le malattie neurodegenerative come l'Alzheimer. 

MSF ribadisce oggi le proprie richieste anche in vista delle prossime elezioni europee e della formazione di una nuova Commissione Europea che dovrà favorire una politica europea per la ricerca e lo sviluppo nel settore farmaceutico. 

"La mancanza di trasparenza nell'ambiente farmaceutico in termini di ricerca, sviluppo e costi di produzione favorisce negoziati ingiusti e prezzi sproporzionati" dichiara la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF. "I governi devono dimostrare la propria volontà politica per sviluppare metodi più adeguati per sostenere la ricerca e lo sviluppo e far progredire l'innovazione, garantendo l'accesso ai farmaci a prezzi equi." 

 La Campagna per l'Accesso ai Farmaci di MSF 

MSF ha avviato la Campagna per l'Accesso ai Farmaci Essenziali nel novembre del 1999, dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace, per rendere accessibili i farmaci essenziali alle popolazioni più vulnerabili e garantire le cure anche a chi non può permettersi di pagarle. Il lavoro della Campagna, e la collaborazione con la Drugs for Neglected Diseases initiative (DNDi) hanno contribuito a far abbassare il prezzo delle cure per l'HIV/AIDS e stimolato la ricerca e lo sviluppo di farmaci per la cura della malaria, della tubercolosi multiresistente e di malattie dimenticate quali la malattia del sonno e il kala azar. 

 

Pubblicato in Salute

Altro che carcere e allargamento della sfera penale. Sono 152 i servizi di riduzione del danno (Rdd) e limitazione dei rischi (Ldr) censiti da una ricerca promossa dalCoordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) insieme al Coordinamento Italiano Case Alloggio Hiv/Aids (CICA) e all'Arcigay.

L'indagine è stata presentata oggi a Roma in occasione del seminario "La strada diventa servizio.  La riduzione del danno come diritto". L'evento rientra nel progetto Pas - Principi attivi di salute. "Mentre c'è chi, nel mondo politico, intende rilanciare la vecchia e fallimentare 'guerra alla droga' – che si trasforma inevitabilmente in una guerra nei confronti di chi fa uso di droghe più che contro organizzazioni criminali e grandi spacciatori –," afferma Riccardo De Facci, presidente del CNCA, "è cresciuta in Italia, soprattutto nel centro-nord, una vasta rete di servizi di riduzione del danno e limitazione dei rischi che è in grado di dare risposte concrete ai bisogni di chi fa uso, abuso o vive una condizione di dipendenza dalle sostanze psicoattive. Una rete di servizi e operatori che affronta la questione del consumo di droghe dal punto di vista sociale e sanitario."

I dati della ricerca. Sono diverse le tipologie di servizio di riduzione del danno censite nella ricerca, che si riferisce al periodo 1 gennaio-31 dicembre 2017. Le principali sono: unità mobili in contesti di consumo e spaccio (come nella zona di Rogoredo), drop in (luoghi a bassissima soglia dove si può anche fare una doccia e dormire, rivolti soprattutto a un'utenza marginale, spesso senza dimora), unità mobili per grandi eventi (festival musicali, rave, free party, eventi in discoteca), unità mobili nei luoghi del divertimento giovanile (bar, pub, piazze, luoghi di ritrovo).

I dati

Dei 152 servizi censiti, 37 erano attivi in Emilia Romagna, 26 in Lombardia, 22 in Piemonte, 15 nel Lazio, 13 in Toscana, 9 in Umbria. Nel sud Italia sono stati rilevati 6 servizi in Campania, 2 in Puglia e 1 in Calabria. Nessun servizio è stato rilevato in Basilicata, Sicilia e Sardegna.

I contatti totali sono stati forniti da 122 servizi e ammontano a 381.931. Quanto, invece, alle persone entrate in contatto con i servizi, sono state in totale 33.284 (dati forniti da 116 servizi). (Il numero dei contatti è superiore a quello delle persone perché una stessa persona può essere entrata in contatto con il servizio più volte.)

Per quanto riguarda il target dei servizi, quello prevalente sono le persone che usano droghe (indicate da 133 servizi), subito dopo i giovani (76 servizi), le persone fragili (63) e le persone con Hiv (48). 41 servizi hanno indicato le persone migranti, 44 la popolazione generale.

Le persone più giovani (i minori di 25 anni) rappresentano quasi la metà dell'utenza (40%). Un quarto dell'utenza è rappresentata da persone adulte di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Le persone ultra 65enni sono utenti di case alloggio. Il 71% sono maschi, il 28% femmine e l'1% transgender. Il 75% italiani, il 25% stranieri.

I servizi sono gestiti in prevalenza da parte di organizzazioni del terzo settore (63%), i restanti da enti pubblici, anche se la titolarità del servizio è in genere pubblica, in primis delle aziende sanitarie locali. I servizi rilevati vantano una lunga storia: la maggior parte è attiva da oltre 11 anni e solo 4 (3,4%) sono stati avviati da meno di un anno. Le attività di Rdd/Ldr sono prevalentemente a carattere settimanale (5 giorni alla settimana) con circa 4 ore di servizio al giorno.  I servizi che hanno un funzionamento sporadico, ovvero 1 giorno o meno al mese, sono meno del 10%, mentre i servizi continuativi (almeno 3 giorni alla settimana) rappresentano oltre il 50% del campione.

Per quanto concerne le prestazioni offerte, troviamo in primo luogo la "distribuzione siringhe/aghi e altro materiale per uso sostanze per via iniettiva", la "distribuzione materiale informativo sulle sostanze", la "distribuzione di profilattici" e la "raccolta di siringhe usate". Ma un rilievo significativo hanno anche le attività di counselling, l'invio ai servizi sociali e sanitari, le prestazioni mediche di vario genere, la distribuzione di naloxone e di kit per la riduzione dei rischi sanitari nell'assunzione di sostanze per via polmonare e la somministrazione di etilometri.

 Sfide e strategie

"Il sistema dei servizi", continua De Facci, "deve affrontare domande e situazioni in continua mutazione: dalle grandi piazze di spaccio, come quelle esistenti a Rogoredo e Scampia, alle oltre cento nuove sostanze psicoattive rilevate dall'Istituto Superiore di Sanità lo scorso anno, ai nuovi modi e luoghi del consumo. C'è bisogno di un significativo ammodernamento del sistema di intervento. Questo seminario ha anche lo scopo di porre la questione della riforma del sistema a Regioni, ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità e a tutti gli altri addetti ai lavori. E un pezzo cruciale da rafforzare e valorizzare è quello che opera sulla strada, nella logica della prossimità."

"Dentro le strategie di riduzione del danno," dichiara Paolo Meli, presidente del CICA, "è importante collocare anche l'opportunità di fornire corrette informazione sui rischi di contrarre l'Hiv e le altre malattie a trasmissione sessuale, mettere a disposizione il preservativo, perché l'uso di sostanze abbassa il livello di consapevolezza del rischio e di autocontrollo nella sfera sessuale, offrire l'opportunità di fare il test rapido per l'Hiv e, in caso di positività, fornire un contatto diretto coi centri di cura per avere subito accesso alle terapie."

"Tra le sfide nuove a cui oggi il sistema dei servizi è cieco c'è quella posta da fenomeni nuovi come il 'chemsex', in cui uso e abuso di sostanze si intrecciano in modo unico ai bisogni di salute sessuale", afferma Michele Breveglieri, responsabile salute e lotta all'Hiv di Arcigay. "La Rdd e la Ldr vanno viste oggi anche in questa prospettiva nuova, che interroga un sistema già di per sé inadeguato a dare risposte ai bisogni di salute sessuale, sia sul piano del benessere psicologico sia su quello della prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, e richiede con urgenza approcci integrati e innovativi."

"Come CNCA", conclude De Facci, "abbiamo sempre sostenuto che le politiche sociali e l'approccio educativo e non, piuttosto, la repressione debbano essere al centro degli interventi in materia di droghe. I servizi di Rdd e Ldr coprono oggi non più di un quarto del territorio nazionale. C'è una legge dello stato che ha incluso tali servizi nei Lea, ma mancano tuttora stanziamenti e, in alcuni casi, sensibilità adeguate affinché tutta la popolazione residente possa realmente usufruire di questa rete di servizi e interventi. Chiediamo a tutte le istituzioni competenti di attivarsi in merito."

 

Pubblicato in Nazionale

Un'esperienza d'incontri, informazione, approfondimento, conversazioni, conferenze, lezioni, mostre, concerti, proiezioni, letture e spettacoli, con la partecipazione di giornalisti, personalità pubbliche, studiosi, scrittori, artisti di prestigio nazionale e internazionale, che analizzano e indagano da punti di vista diversi il cammino dell'uomo e cittadino e i processi di trasformazione della società.

Confronti ampi e aperti con testimonianze scritte, orali e filmate; inchieste e analisi; pensieri e libri di giornalisti, studiosi e scrittori. Sarà una presentazione insolita, quella della 4° edizione di "dialoghi"- Festival itinerante del giornalismo e della conoscenza, organizzato dall'Associazione Culturaglobale e sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, Ilcam Spa, Le Vigne di Zamò, LegaCoop, Civibank, Comune di Palmanova, Comune di Aquileia e Comune di Gorizia; i media partner Il Piccolo e Radio Onde Furlane, la collaborazioni di Enti e Associazioni del territorio ed estere.

In 20 giornate, 16 conferenze, 2 dialoghi poetici e numerosi dialoghi letterari, 12 libri da presentare, 10 spettacoli, vari eventi musicali, teatrali e letture, per un totale di 120 ospiti provenienti da tutta l'Italia. Un Festival itinerante perché saranno 20 i siti ospitanti e 9 i Comuni interessati, di cui uno austriaco. Tra queste date, il 21 giugno a Cormons, ci sarà anche il direttore di nelpaese.it Giuseppe Manzo che parteciperà a un dibattito su ambiente e cambiamenti climatici.

"Per presentare questa edizione, vista la sua complessità e i numerosi "attori" coinvolti - afferma Renzo Furlano, direttore artistico di "dialoghi" - abbiamo semplicemente pensato di creare un momento conviviale e d'incontro".

Nella bellissima cornice della città di Palmanova, con spazio musicale che vedrà protagoniste le musiciste Sara Clanzig (flauto traverso) e Laura Pandolfo (arpa), ci sarà modo di sfogliare insieme la brochure che contiene date, luoghi, temi e nomi dei protagonisti degli incontri dell'edizione 2019. Un'edizione con tre anteprime e una rassegna che andrà a svilupparsi in due sessioni: la prima, fra l'ultimo fine settimana di maggio e gli ultimi due di giugno; la seconda, dedicata esclusivamente alle scuole, si terrà nei mesi settembre e ottobre, a Cormòns e Gorizia.

Il tutto sarà accompagnato da un brindisi benaugurale con i vini gentilmente offerti dalla Cantina Produttori di Cormòns e un assaggio del famoso Vino della Pace.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Il presidente dell'Alleanza delle cooperative italiane di Bologna, Massimo Mota, e i copresidenti, Rita Ghedini e Daniele Passini, hanno inviato una lettera aperta ai candidati alle prossime amministrative. Oltre al riconoscimento del valore della cooperazione per l'economia e la coesione sociale, l'Alleanza delle cooperative italiane di Bologna chiede ai candidati un impegno concreto su quattro punti: sviluppo sostenibile, infrastrutture, progettazione di un sistema di welfare inclusivo e qualità del lavoro a partire dall'abolizione di ogni forma di massimo ribasso negli appalti pubblici.

Nel territorio metropolitano di Bologna la cooperazione realizza il 24% della produzione e occupa il 13 % dei lavoratori.

"Negli anni della crisi, le cooperative hanno aumentato l'occupazione e contribuito alla coesione sociale del territorio. Chi si candida non può essere indifferente al fatto che le cooperative non delocalizzano, reinvestono sul territorio tutto quanto possibile e rendono disponibile alle generazioni future il patrimonio creato - dichiarano Mota, Ghedini ePassini - Ai candidati chiediamo di tenere in conto di quelle che consideriamo nostre priorità, ma che sono temi di interesse per uno sviluppo di qualità dell'intero territorio. A cominciare dalla sostenibilità, dall'integrazione, dal welfare inclusivo e responsabile attento alle trasformazioni demografiche in corso".

“Sono soltanto pochi elementi – scrivono nella lettera aperta i leader delle centrali cooperative bolognesi - con cui abbiamo voluto rappresentare il profilo delle nostre priorità, sulle quali auspichiamo di poterci confrontare. Si parla poco e spesso superficialmente di cooperazione, ci tenevamo quindi a sensibilizzare con queste poche righe i candidati.  Rubiamo pochi minuti ma tentiamo di trasmettere il senso di una grande storia, di un grande presente e di una altrettanto grande fiducia nel futuro”.

E chiudono la missiva mostrando disponibilità a un pieno confronto: “stia certo che troverà interlocutori attenti e capaci di avanzare buone proposte per il territorio, per la collettività, per il lavoro e per la qualità della vita”.

 

 

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

"Il Consiglio dei ministri ha appena approvato un provvedimento che sancisce una vera e propria rivoluzione copernicana per la disabilità a scuola. Con la revisione del decreto delegato della 'Buona scuola' 66/2017 potremo migliorare l'inclusione degli oltre 200mila studenti con disabilità, aumentando la partecipazione di tutti i soggetti che affiancano questi giovani nella vita di tutti i giorni. Sono fiero di poter dire che la nuova norma è frutto dell'ascolto di istanze reali e di un lavoro partecipato, che si è svolto nei mesi passati gomito a gomito con le associazioni". Lo dichiara, in una nota, Salvatore Giuliano, sottosegretario del MoVimento 5 Stelle al Miur.

"In particolare, abbiamo previsto che le ore di sostegno, così come le attività didattiche e gli strumenti materiali per la formazione, non siano più stabiliti da un ufficio distante dall'alunno che agisce per procedure standardizzate, così come potevano essere i Gruppi per l'Inclusione Territoriale previsti nel vecchio testo. Al contrario, con il decreto Inclusione, coinvolgiamo in queste decisioni fondamentali la famiglia dell'alunno, lo psicologo o chi lo prende in cura a livello sanitario, un rappresentante dell'ente locale e, nel caso fosse maggiorenne, anche l'alunno stesso. Inoltre", prosegue il sottosegretario, "abbiamo trasformato i gruppi territoriali in gruppi di docenti esperti nell'inclusione che saranno a disposizione delle scuole per supportarle in tutti i passaggi e aiutarle in situazioni particolarmente critiche con gli studenti".

"Si tratta di un approccio alla disabilità totalmente diverso da quello che siamo abituati a concepire", sottolinea il sottosegretario al Miur, "e che recepisce i principi della Convenzione Onu dei diritti delle persone con disabilità applicandoli nel concreto a livello scolastico. Frutto di un lavoro che dura fin dall'insediamento di questo Governo, il decreto darà alla nostra scuola, luogo di inclusione per eccellenza, uno strumento per migliorarsi, migliorando la vita di tutti gli studenti e non lasciando da soli presidi e insegnanti nell'importante compito di non lasciare indietro nessuno", conclude Giuliano.

"In questo modo, affermiamo il principio riconosciuto dalle Nazioni Unite per cui la disabilità non è soltanto la condizione fisica, ma dipende soprattutto da quanto il contesto che circonda la persona sia in grado di garantire la massima autonomia e uguaglianza. Questo risultato è una vera e propria 'rivoluzione copernicana' di cui tutto il MoVimento 5 Stelle va orgoglioso". Così in una nota la capogruppo del MoVimento 5 Stelle in commissione Affari Sociali alla Camera, Celeste D'Arrando.

"Grazie a questo decreto, gruppi di docenti esperti nell'inclusione sosterranno le scuole in tutti i passaggi volti all'attività di formazione e miglioramento dei processi di inclusione. In questo modo, le ore di sostegno le decide chi sta accanto allo studente, e non un gruppo esterno in base alla documentazione fornita. Inoltre, si potranno decidere direttamente insieme a lui quando sarà maggiorenne. Per noi questa è la vera inclusione, che si realizza tramite la partecipazione e l'uguaglianza" conclude D'Arrando.

Pubblicato in Diritti&Inclusione
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