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Lunedì, 17 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 23 Maggio 2019 - nelPaese.it

Nella sua ultima seduta il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo correttivo del decreto legislativo n. 66 del 2017, “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità” rilevante ai fini dell’inclusione scolastica.

Un obiettivo raggiunto anche grazie ai numerosi e intensi confronti che la Federazione italiana superamento handicap (Fish), insieme al proprio movimento associativo, ha tenuto nel corso di questi ultimi mesi con il Ministro Bussetti, con il Sottosegretario Giuliano e con i Dirigenti tecnici del Ministero.

“In effetti – spiega Fish - una parte delle istanze sono accolte nel testo proposto. Vi è quindi una moderata soddisfazione da parte di FISH. Si apre ora il confronto con le Commissioni di Camera e Senato chiamate ad esprimersi sullo schema di decreto a cui FISH, data la delicatezza della materia, certamente non si sottrarrà”.

Nel merito del provvedimento si segnalano “positivamente” gli interventi di chiarimento sulla certificazione ai fini dell’inclusione, sulla definizione dei ruoli e delle competenze in materia di assistenza all’autonomia e comunicazione e l’assistenza igienica e di base.

“Apprezzabile il richiamo all’ICF (la Classificazione internazionale del Funzionamento, Salute e Disabilità) e alla valutazione bio-psico-sociale, come pure la sottolineatura del coinvolgimento degli alunni nella formulazione del loro progetto di vita. Anche sulle misure concrete per il sostegno è sicuramente da accogliere con favore l’obbligo di indicare chiaramente nel PEI (Piano Educativo Individualizzato) la proposta per il numero delle ore di sostegno alla classe frequentata dall’alunno con disabilità (da considerare anche nel percorso di utilizzo complessivo delle varie risorse di sostegno in dotazione alla scuola) e l’individuazione delle altre risorse umane di supporto (assistenza igienico personale, assistenza specialistica per l’autonomia e la comunicazione)”.

“Idealmente apprezzabile” il richiamo al principio dell’accomodamento ragionevole, previsto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, anche se, non essendo ancora definito nel nostro Paese, “rischia di essere frainteso se non applicato in modo distorsivo”.

Nel testo genera però perplessità la procedura secondo la quale “il Dirigente scolastico nel chiedere le ore di sostegno all’Ufficio Scolastico Regionale tenga conto dei pareri del GLI (Gruppo di Lavoro di Istituto) e del GIT (Gruppo per l’Integrazione Territoriale) mentre non viene riportato nessun riferimento ai PEI”.

Ma perplessità vi sono anche sulla formulazione che “esclude che l’organico dei docenti per il sostegno e dei collaboratori scolastici possa essere aumentato non ammettendolo nemmeno per l’adeguamento a situazioni di fatto, in palese contraddizione con quanto stabilito dalla sentenza n. 80/2009 dalla Corte costituzionale”.

Saranno anche questi “i coni d’ombra” che FISH evidenzierà presso le Commissioni di Camera e Senato chiamate a valutare lo schema di decreto legislativo.

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Michela Bolondi, 50 anni, presidente della cooperativa sociale Pro.Ges. di Parma, è stata eletta vicepresidente di Legacoop Emilia-Romagna, durante l’ultima Direzione regionale tenutasi in questi giorni. Al suo fianco ci sono Giovanni Monti, presidente, e l’altro vicepresidente Gianmaria Balducci, pres. Cefla di Imola. Bolondi alla guida di una delle principali realtà leader a livello nazionale nell’ambito dei servizi alla persona (di cui è stata vicepres. dal 2009 e ora pres. dal 2018), vanta un’esperienza decennale nel terzo settore, a cui ha dedicato studi ed impegno professionale.

Legacoop Emilia Romagna associa 1.143 cooperative che impiegano 178 mila addetti (89,9% a tempo indeterminato).

I soci sono 3 milioni e il valore della produzione è di 31,8 miliardi di euro. “Questo nuovo incarico” – dichiara Bolondi – “è per me e per la cooperativa che rappresento motivo di orgoglio e di sprone a fare sempre di più e meglio per il movimento. Credo nella cooperazione come strumento imprenditoriale, di sviluppo che include, e nei valori che porta avanti. Mi impegnerò insieme alla Presidenza e alla Direzione nell’ascolto e nella promozione di chi ripone fiducia in noi”.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Il 23 maggio di ventisette anni fa, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e i tre agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo furono uccisi dall’esplosione di una tonnellata di tritolo sull’autostrada che stavano percorrendo per tornare a Palermo. "Siamo qui per ricordare che Palermo è profondamente cambiata e per dire grazie a chi, in tempi terribili, ha creduto nella lotta alla mafia, quando lo Stato aveva il volto illegale e chi combatteva Cosa nostra era considerato un bersaglio e' un isolato", ha detto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al porto del capoluogo siciliano, in attesa dei 1.500 studenti che arriveranno a bordo della Nave della legalita', salpata ieri da Civitavecchia, per commemorare le vittime della strage di Capaci. 

Per il presidente della Camera, Roberto Fico, serve un importantissimo "Piano Marshall per dire definitivamente basta alla mafia". "Oltre alla repressione, che lo Stato fa in modo puntuale e straordinario grazie a magistratura e forze dell'ordine che fanno un lavoro eccezionale, dobbiamo arrivare immediatamente con la formazione, le scuole e gli assistenti sociali - ha aggiunto Fico -. Dobbiamo andare nei quartieri difficili a riprenderci quei ragazzi che non vanno a scuola e che finiscono nelle mani della mafia". 

Il ricordo di Magistratura democratica. "L’operato di Giovanni Falcone offre ancora oggi importanti spunti di riflessione. Per diversi anni fu giudice civile e quell’esperienza fu decisiva per innovare la modalità di coordinamento delle indagini da Giudice Istruttore prima e da Pubblico Ministero poi. Grazie alla sua capacità di progettare l’attività investigativa da una prospettiva diversa valorizzò il lavoro di gruppo, il costante scambio di informazioni nell’ufficio e tra uffici, la specializzazione che affina le conoscenze; ma si convinse anche della necessità di un esercizio prudente ed attento dell’azione cautelare e di quella penale. Insomma, ricordare Giovanni Falcone obbliga a confrontarsi con il suo stile professionale che mal si concilia con gli slogan del populismo penale, con le teorie cospirative, con la paura della complessità. Mille chili di tritolo hanno aperto un voragine e quella voragine ci ha privato di persone di valore. Speriamo che l’attenzione alla complessità e il senso profondo della Giustizia che ispirarono l’attività di Giovanni Falcone continuino a orientare i nostri comportamenti. Allora potremo dire davvero che non sono morti invano".

Le iniziative

"Dedichiamo questo giardino a Francesca Morvillo, una donna straordinaria, un magistrato che ha dedicato la propria vita ai principi della legalita', della democrazia, della giustizia, della liberta', che sono i principi fondanti della nostra Carta Costituzionale". Sono le parole che il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha pronunciato nel corso della cerimonia di intitolazione alla moglie del giudice Giovanni Falcone, assassinati 27 anni fa assieme agli uomini della scorta a Capaci, in Sicilia. Il giardino si trova tra largo 2 Giugno, via della Resistenza e via della Costituente.

Le attiviste e gli attivisti siciliani di  Amnesty International Italia organizzeranno laboratori partecipativi sui difensori dei diritti umani: donne e uomini che, proprio come Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e anche Paolo Borsellino - vittima di un altro attentato di mafia neanche due mesi dopo quello di Capaci - dedicano la propria vita alla protezione e alla difesa dei diritti umani, pagandone spesso le estreme conseguenze. "Nel nostro paese decine di persone vivono sotto scorta a causa del loro impegno in favore dei diritti, della giustizia, della legalità. Tra loro, ricordiamo anche gli oltre 20 giornalisti minacciati per aver esercitato il diritto alla libertà di stampa. Né l'Italia né il resto dell'Unione europea, dove negli ultimi 20 mesi sono stati assassinati quattro giornalisti, sono un luogo sicuro per i difensori dei diritti umani", ha dichiarato Chiara di Maria, responsabile di Amnesty International Sicilia.  Durante la giornata sarà inoltre possibile firmare gli appelli di Amnesty International e ricevere materiale di informazione e sensibilizzazione sui diritti umani e sulle iniziative presenti sul territorio.  

Torna  “Capaci di crescere”. Nel Polo educativo Villa Fazio, bene sottratto alla mafia nel cuore di Librino (Catania),  studenti, organizzazioni e "testimonial di legalità" uniti nel riaffermare i valori della legalità, della lotta alle mafie,artecipazione civica, cittadinanza attiva e protagonismo giovanile. L'evento, che ha il patrocinio della Fondazione Falcone, è  promosso da Fondazione Ebbene, Consorzio Sol.Co., Associazione C’era Domani Librino, in collaborazione con l’Istituto Regionale di Istruzione Secondaria Superiore “Francesca Morvillo”, e nella scorsa edizione hanno coinvolto  più di 300 ragazzi.  “Capaci di Crescere nasce non soltanto per ricordare chi ha perso la vita nella lotta alle Mafie - spiega Edoardo Barbarossa, Presidente della Fondazione Ebbene – ma è un’occasione per educare i giovani e la Comunità in genere al valore della legalità intesa come unico strumento di sviluppo”.  

Anche le scuole in campo per la memoria. "Dopo 27 anni ancora non e' emersa tutta la verita' sulle stragi di mafia, non dobbiamo mai smettere di cercare la verita', per questo abbiamo riflettuto con i ragazzi sulla trattativa stato-mafia". Cosi' la professoressa Emilia Fragale dell'I.C. 'Via dei Sesami', introduce la giornata di commemorazione della strage di Capaci, organizzata dalla dirigente Rosamaria Lauricella nella cornice verde della Tenuta della Mistica, nella periferia est di Roma. Una giornata di sole all'aria aperta per ricordare e riflettere sull'importanza della lotta alla mafia con gli alunni degli istituti comprensivi 'Valente' e 'Via dei Sesami'.

"Noi tutti abbiamo il dovere di portare avanti la loro memoria. Oggi e' necessario non solo ricordare le azioni di questi giudici ma ciascuno di noi deve fare propri i loro ideali per contrastare questo fenomeno che rovina la reputazione dell'Italia agli occhi del mondo". Cosi' gli studenti dell'istituto 'Gentileschi' di Milano questa mattina al liceo 'Volta' dove hanno presentato il cortometraggio che hanno realizzato in occasione del XXVII anniversario della strage di Capaci. Centinaia di studenti del liceo 'Volta' e degli istituti superiori 'Gentileschi' e 'Schiapparelli' radunati in aula magna partecipano a uno dei quattro convegni che si stanno svolgendo in contemporanea a Milano per la manifestazione 'Palermo chiama Italia, a cui sta prendendo parte anche diregiovani.it. 

(Fonti: agenzie stampa Dire e Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale

Medici Senza Frontiere (MSF) plaude al rilascio della tanto attesa strategia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la prevenzione e il controllo dell’avvelenamento da morso di serpente, con l’ambizioso obiettivo di dimezzare il numero di morti e disabilità entro il 2030. I governi e le organizzazioni donatrici devono ora fare la loro parte e fornire una risposta concreta, con l’urgenza e l’attenzione che questa emergenza sanitaria dimenticata richiede.  

“Siamo cautamente ottimisti che la strategia dell’OMS per il morso di serpente possa essere un punto di svolta nell’affrontare questa malattia. I governi, i donatori e gli altri stakeholder non devono sprecare questa opportunità, ma fornire un concreto supporto politico e finanziario per garantire che abbia successo” ha dichiarato Julien Potet, esperto in malattie tropicali dimenticate della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF. “Occorre sfruttare questo momentum e porre fine una volta per tutte a morti e disabilità non necessarie dovute al morso di serpente.” 

Per MSF è positivo che la strategia includa una chiara raccomandazione perché i prodotti attuali e futuri siano sicuri ed economicamente accessibili, insieme a piani ambiziosi per aumentare i tassi di trattamento e accesso agli antidoti nelle regioni colpite. La strategia sottolinea anche la necessità di informare e sensibilizzare sulle modalità di prevenzione, primo soccorso e centri sanitari dove cercare trattamenti adeguati, attraverso attività di promozione della salute a livello comunitario e formazione del personale medico, soprattutto nell’ambito dei servizi di pronto soccorso e cure mediche di base. Linee guida cliniche garantiranno l’utilizzo appropriato dei costosi antidoti per ridurne gli sprechi da parte del personale medico.  

Ogni anno circa 5,4 milioni di persone vengono morse da serpenti, di cui fino a 2,7 milioni vengono avvelenate, portando a oltre 100.000 decessi, e disabilità o deformità permanenti per 400.000 persone. L’avvelenamento da morso di serpente colpisce soprattutto le comunità povere rurali, tra cui lavoratori itineranti, agricoltori, persone sfollate in fuga da conflitti o violenza, e uccide più persone di qualunque altra malattia inclusa nella lista di Malattie Tropicali Neglette dell’OMS. MSF è testimone dell’impatto devastante dei morsi di serpente sulle vittime e le loro famiglie e comunità in molte delle aree in cui lavora: oltre a morte e disabilità gravi, i sopravvissuti al morso di serpente soffrono spesso anche di stigma e discriminazione, e molte famiglie arrivano a indebitarsi per ottenere il trattamento.  

Nonostante tutto questo, la risposta globale a questa tragica situazione è stata, fino a tempi recenti, deludente. I tentativi di affrontare questa crisi di salute pubblica negli ultimi tre decenni sono falliti e i fondi nazionali e internazionali attualmente allocati da governi e donatori sono del tutto insufficienti. Di conseguenza, i costi per i trattamenti del morso di serpente ricadono principalmente sulle disponibilità delle vittime, che spesso hanno risorse limitate e non vengono ascoltate dalla politica. Per questo la strategia OMS, che include chiari requisiti economici, è un importante passo avanti e MSF spera che condurrà ad azioni rapide e di successo.  

“Il bilancio umano dell’avvelenamento da serpente a livello mondiale ne fa una vera e propria epidemia nascosta” spiega il dott. Gabriel Alcoba, esperto di medicina tropicale per MSF. “Ci incoraggia vedere che la strategia dell’OMS enfatizzi la necessità di rafforzare il ruolo delle comunità e dei sistemi sanitari per ridurre l’impatto globale del morso di serpente. Questa malattia deve essere affrontata in maniera olistica, mettendo il paziente al centro, e con programmi di salute preventiva a livello della comunità che possano ridurre i rischi in maniera sostanziale.” 

Il morso di serpente è curabile, ma la grande maggioranza delle sue vittime non riesce a raggiungere un trattamento efficace. Le dosi di antidoto necessarie alla cura possono costare centinaia di dollari e, soprattutto nelle aree rurali, spesso non sono disponibili e mancano anche i servizi di trasferimento e ambulanza, e personale sanitario specializzato. A causa dei prezzi elevati degli antidoti, le persone sono portate a rivolgersi a terapie tradizionali non testate o antidoti più economici di dubbia qualità, e questo contribuisce agli alti tassi di morti e disabilità dovute al morso di serpente. Diverse aziende farmaceutiche hanno recentemente interrotto la produzione di antidoti destinati all’Africa, perché non sufficientemente remunerativa, aumentando il rischio di una grave crisi delle forniture.  

Con l’avvio della strategia OMS da parte dei governi, servono azioni concrete per aumentare l’accesso ad antidoti sicuri già esistenti sul mercato e per dare priorità allo sviluppo di nuovi e migliori farmaci contro l’avvelenamento da morso di serpente. 

“Molte più vite potrebbero essere salvate se tutte le vittime del morso di serpente avessero accesso a trattamenti adeguati e tempestivi” spiega Potet di MSF. “Per garantire la disponibilità di antidoti di buona qualità a prezzi accessibili, bisogna valutare con urgenza l’efficacia dei prodotti esistenti e mettere a disposizione ulteriori fondi per sviluppare un meccanismo internazionale che supporti e garantisca una fornitura stabile di antidoti. I trattamenti devono essere disponibili e gratuiti per le vittime dei morsi di serpenti, per le quali l’accesso ai farmaci è una questione di vita o di morte.” 

Sud Sudan, La storia di Awien: “Servono antidoti, non rane” 

Awien ha 10 anni. È stata portata in sala operatoria per la diciannovesima volta. Il suo braccio destro, danneggiato oltre ogni possibilità di recupero, è appeso stancamente a una fascia intorno al collo. Ma è fortunata, ha ancora il braccio e soprattutto è ancora viva. 

Due mesi fa, Awien è stata morsa da un serpente mentre dormiva. Come tante altre vittime di morsi di serpenti in Africa sub-sahariana, non ha potuto ricevere cure tempestive. Vive in un piccolo villaggio in Sud Sudan, lontano dalla strada più vicina e ancora di più da un ospedale. In aree rurali come questa, la prima reazione a un morso di serpente è usare rimedi tradizionali. La famiglia di Awien ha provato diversi metodi: ha tagliato in due una rana e l’ha poggiata sul morso per rimuovere il veleno; le ha fatto bere uova crude e un misto di semi e foglie, per indurre il vomito e facilitare l’espulsione del veleno. Ma quando nessuno di questi rimedi ha funzionato, lo zio ha deciso di portarla in spalla all’ospedale più vicino. Ha impiegato un’intera notte per arrivare alla città di Agok, dove MSF gestisce l’unico ospedale della regione. 

Ad Agok MSF cura circa 300 morsi di serpenti ogni anno, la maggior parte durante la stagione delle piogge. In questo periodo, i serpenti scappano dall’acqua ed entrano nelle case, il luogo in cui circa la metà delle vittime viene morsa. Particolarmente a rischio sono anche i bambini che giocano in strada e le persone che lavorano nei campi. Ma ovunque siano morsi, il problema è lo stesso per tutti: ricevere le cure. La maggior parte delle vittime di serpenti vive in aree remote e deve percorrere lunghe distanze per raggiungere un ospedale. Durante la stagione delle piogge, le strade diventano impraticabili e possono volerci diversi giorni. 

Awien ha passato due mesi in ospedale. Quando è arrivata, era in condizioni critiche e ha ricevuto tre dosi di antidoto. Aveva perso conoscenza ed è rimasta in queste condizioni per i primi 5 giorni. Poi si è risvegliata e le sue condizioni hanno iniziato a migliorare. Ha subito diverse operazioni chirurgiche per rimuovere i tessuti morti, perché i muscoli del braccio erano gravemente danneggiati dalla cosiddetta “sindrome compartimentale”, una conseguenza del gonfiore dovuto al veleno che aumenta la pressione all’interno di un compartimento muscolare, causando mancato apporto di sangue, ossigeno e nutrimento fino alla necrosi dei tessuti. 19 operazioni chirurgiche sembrano una sorte terribile, ma la sua famiglia non voleva che fosse amputato il braccio e ha chiesto ai medici di fare tutto il possibile per salvarlo. Awien è stata fortunata e ha ricevuto le cure che le servivano. Tantissimi altri, purtroppo, restano senza. 

Jacob Chol Atem, coordinatore medico MSF ad Agok spiega: “Alcune persone arrivano troppo tardi o non arrivano affatto in ospedale. Per questo, non conosciamo l’esatta entità del problema nell’area. Sappiamo che il problema è esteso e che le persone continuano a morire perché non hanno accesso a cure adeguate.” 

In passato, MSF utilizzava un antidoto chiamato FAV-Afrique, efficace contro il veleno di 10 tipologie di serpenti diversi dell’Africa sub-sahariana. Ma i produttori hanno deciso di interromperne la produzione e l’ultimo lotto è scaduto a giugno 2016. Dopo aver cercato trattamenti lternativi, MSF oggi utilizza due nuovi antidoti in Sud Sudan: EchitabPlus e SAIMR-Polyvalent. Ma la cura è più complessa, occorre selezionare l’antidoto in base ai sintomi e può risultare difficile per personale non specializzato. 

 

Pubblicato in Salute

Agli studi di Cameron Camp la cooperativa sociale dedica un seminario di tre giorni con ricercatori francesi. Prosegue un lavoro innovativo avviato da tempo con le persone anziane fragili nella Rsa gestite dalla cooperativa e a titolarietà della Usl Toscana sud est

“'Dobbiamo pensare alle persone anziane con disturbi cognitivo in un modo diverso, invece di concentrarci sui loro problemi e deficit, dobbiamo cercare le capacità conservate'. Condividiamo questa visione di Cameron Camp che consente di guardare alla persona nella sua globalità – sottolinea il Direttore Generale di Koinè, Paolo Peruzzi. Una visione che ci ha accompagnato in questi anni nella gestione dei servizi rivolti agli anziani. Questa sperimentazione è un’occasione per consolidare e migliorare la qualità dei servizi che offriamo in stretta collaborazione e condivisione con l'Azienda Usl Toscana sud est. Di particolare valore l’esperienza della RSA La Primula e il Centro Diurno Alzheimer La Primula Blu di Camucia, prodotta con la direzione della Zona Distretto Valdichiana USL e con lo straordinario contributo dell’AIMA Toscana”.

I nuovi scenari per le persone anziane sono al centro del seminario di formazione di tre giorni che la cooperativa sociale Koinè sta tenendo nella Rsa di Pescaiola. "La parola chiave è prevenzione - sottolinea l'epidemiologo Pasquale Falasca. Quindi imparare a convivere con l'Alzheimer, puntare sulla abilità delle persone e pensare alla ricerca non come alla creazione di nuove tecnologie ma all'utilizzazione delle scienze dell'uomo: psicologia, sociologia, pedagogia".

Il seminario è rivolto alle operatrici di Koinè. "Presenti non solo il dottor Falasca - ricorda la vice Presidente Elena Gatteschi - ma anche i ricercatori montessoriani francesi che ormai da 15 anni e tra i primi in Europa, hanno applicato gli studi di Cameron Camp, professore statunitense che ha applicato la teoria montessoriano agli anziani e in modo particolare alla demenza senile".

I concetti di Maria Montessori sono stati adattati negli Usa proprio da Camp e arricchiti con le conoscenze fornite dalle neuroscienze negli ultimi 20 anni in Canada, Stati Uniti e Australia. "L'idea è quella di non sostituirsi alla persona con Alzheimer applicando tecnologie e metodologie di lavoro standardizzate ma di favorire al massimo le sue capacità - sottolinea Pasquale Falasca. Koinè  e Centro Montessori si sono assunti il compito di sviluppare in Italia il metodo Camp".

Il percorso coinvolge attualmente due gruppi di lavoro nella RSA Pescaiola di Arezzo e nella RSA  CD Alzheimer di Camucia, entrambe a titolarità della Azienda USL Sud EST. “Grazie alla stretta collaborazione con le rispettive Direzioni delle Zone Distretto Aretina Casentino e Valtiberina e Valdichiana – ricorda Grazia Faltoni, Presidente di Koinè -  da tempo i gruppi di lavoro della cooperativa operano sulla base dei bisogni soggettivi dei singoli anziani e attraverso una presa in carico individualizzata, cioè il PAI, il  piano assistenziale individualizzato. Con il concorso delle UVM e dei Medici specialisti della Geriatria aretina da vari anni vengono applicate pratiche di trattamento “non farmacologico” delle demenze che privilegiano l’uso di tecniche relazionali, la realizzazione di laboratori della memoria e di valorizzazione delle potenzialità espressive e comunicative, applicando l’idea che l’ambiente di vita in RSA è uno strumento di benessere delle persone, un vero e proprio strumento a supporto della cura e della presa incarico da cui derivano scelte precise sui colori, sugli arredi sulla cura dei particolari che migliora il confort abitativo”.

Negli USA e in Francia gli effetti del metodo Montessori applicato alle persone anziane sono stati verificati:  riattivazione della capacità di mantenere le relazioni sociali, creare il desidero di appartenere ad una comunità, partecipazione alle attività di vita quotidiana, rivalorizzazione e pacificazione delle famiglie, riappropriazione e umanizzazione dell'ambiente, cambio radicale di prospettiva sulla comprensione della persona.

 

Pubblicato in Toscana

I nostri passi in città sono racconti dei luoghi, perché il modo in cui viviamo e interpretiamo lo spazio urbano è legato alla nostra storia personale, alla nostra memoria e alle nostre emozioni. Il 27, 28, 29 e 30 maggio 2019, insieme, passo dopo passo, 100 persone, napoletani/e, residenti e di origine straniera,percorreranno quattro Passeggiate in città. Per un racconto collettivo di Napoli, dialogando e condividendo ricordi, esperienze ed emozioni, ed elaboreranno, ciascuno/a la propria mappa urbana personale. Il racconto di ogni partecipante, che emergerà dalla mappa, sommato a quello degli altri, ci consegnerà uno straordinario racconto corale di Napoli.

Gli itinerari di Passeggiate in città. Per un racconto collettivo di Napoli muoveranno su quattro diversi quartieri di Napoli, da Pendino a Capo Posillipo, significativi per la geografia della città e dei suoi abitanti e saranno condotti da Andreina Lopes Pinto, Papa Massamba, Pierre Preira, Yuliya Sanchenko,accompagnatori interculturali di origine straniera di Migrantour Napoli, da Rosario Sparno, regista e attore e Caterina De Vivo, archeologa e guida turistica,con ospiti e incursioni lungo il tragitto. Ciascun itinerario, della durata complessiva di tre ore, si conclude in un luogo d’approdo, per una breve condivisione dell’esperienza e l’elaborazione della propria mappa. Ogni partecipante percorrerà solo uno degli itinerari, il gruppo sarà composto da un massimo di 25 persone. La passeggiata è gratuita.

Per partecipare  c’è ancora qualche posto, basta scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., specificando l’itinerario a cui si vuole prendere parte.

L’iniziativa Passeggiate in città. Per un racconto collettivo di Napoli è un progetto speciale che anticipa la terza edizione della rassegna Racconti dalla Città-Mondo, in programma dal 28 al 29 giugno 2019, e che vedrà anche quest’anno narratori e narratrici di diversa provenienza e cultura dare voce ai tanti e straordinari punti di vista che abitano le nostre città multiculturali.

Passeggiate in città. Per un racconto collettivo di Napoli è promosso da Casba Cooperativa Sociale nell’ambito del progetto New Roots – Migrantour intercultural walks building bridges for newcomers active participation, co-finanziato dall’Unione Europea (Fondo AMIF) e da Intesa San Paolo. È progettato e realizzato in collaborazione con MOMI - Centro di Elaborazione Culturale Mobilità, Migrazioni Internazionali, Dedalus Cooperativa Sociale, Migrantour Intercultural Urban Routes, Progetto Museo, CSI Gaiola onlus.

 

 

Pubblicato in Campania
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