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Mercoledì, 11 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 28 Maggio 2019 - nelPaese.it

Una guida online facile e gratuita per orientare gli enti di terzo settore tra le novità della nuova normativa. È “La riforma. Istruzioni per l’uso”, un’apposita sezione del Cantiere terzo settore, il sito web del progetto “Capacit’Azione. Investire in formazione è costruire il futuro”, condotto dalForum Terzo Settore Lazio in collaborazione con il Forum nazionale e CSVnet.

In oltre 80 schede, un gruppo di esperti composto da commercialisti, avvocati e ricercatori spiega in modo semplice tutte le innovazioni della riforma, varata nel 2016 e che sta andando a regime in questi mesi.

Dalle regole della vita associativa a quelle amministrative, dagli obblighi di trasparenza e rendicontazione alle agevolazioni fiscali, dal ruolo del volontariato al rapporto tra terzo settore e pubblica amministrazione; ma anche le opportunità di finanziamento, la nuova impresa sociale, il servizio civile universale, i centri di servizio per il volontariato e tanto altro.

"Una riforma - dichiara Francesca Danese, portavoce del Forum Terzo Settore Lazio - che rappresenta una grande opportunità per le organizzazioni della società civile che stanno dando un contributo insostituibile alla coesione sociale del paese. La nuova legislazione ha il grande merito di riordinare tutta la normativa sul terzo settore, fino ad oggi molto complessa e frammentata, omogeneizzandola su tutto il territorio nazionale e superando così le contraddittorietà delle diverse leggi regionali."

Oltre ad aprire questa nuova sezione, Cantiere terzo settore cambia veste e si popola di contenuti utili per comprendere le nuove disposizioni e seguire passo dopo passo gli aggiornamenti, con notizie, un calendario degli eventi del progetto e dei più importanti appuntamenti pubblici in Italia sul tema, video-focus con gli esperti del terzo settore e tutta la normativa aggiornata.

"Uno sforzo collettivo - aggiungono i promotori del progetto Capacit’Azione - che ha creato per la prima volta uno spazio web condiviso di informazione e in cui evidenziare le problematicità delle nuove norme che possono rendere più complicata la vita degli enti del terzo settore."

Tra le questioni più urgenti e che stanno rallentando la piena attuazione della riforma: l’autorizzazione della Commissione europea, ancora non attivata, sui benefici fiscali a favore degli Ets; l’attivazione del registro unico nazionale; i nodi ancora da sciogliere sull’inquadramento fiscale.

Il progetto “Capacit’Azione” è finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali secondo l’Avviso per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale (art. 72 del Codice del terzo settore). Dall’inizio dell’anno a oggi, sono stati realizzati già oltre 100 incontri in tutta Italia per formare 1.300 esperti sulla riforma del terzo settore. Partner dell’iniziativa, Anpas, Anteas, Arci, Auser e CdO-Opere sociali insieme ai collaboratori di sistema Acli, Anci Lazio, Anffas, Pro Bono Italia, Coordinamento periferie, Legambiente, Leganet e Legautonomie.

 

Pubblicato in Economia sociale

“È disposto il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017, al fine di introdurre eventuali condizioni aggiuntive motivate da ragioni sanitarie”. Così recita il decreto del ministero dell’ambiente emesso ieri. Lo ha annunciato, nel corso della sua audizione in commissione Ambiente della Camera il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

L’atto segue l’istanza del 21 maggio con la quale il sindaco di Taranto ha chiesto di avviare la procedura di riesame dell’Aia in base agli esiti del rapporto di valutazione del danno sanitario elaborati da Arpa Puglia e Asl Taranto, che hanno evidenziato un rischio residuo non accettabile per la popolazione anche a valle del completamento degli interventi previsti dal decreto di riesame dell’Aia del 2012.

“È un dovere procedere al riesame – ha detto il ministro – lo dobbiamo ai cittadini e ai lavoratori. Abbiamo accolto con favore l’istanza del sindaco, con il quale il rapporto di collaborazione è costante e proficuo, e che ringrazio”.

“In base alle risultanze si procederà a rivalutare l’Autorizzazione integrata ambientale, eventualmente fissando più adeguate condizioni di esercizio”, c’è scritto nel decreto. “Si apre una nuova pagina per Taranto. Il 24 giugno torneremo in città per incontrare ancora una volta i tarantini e continuare il percorso avviato insieme un mese fa”, conclude il Ministro Costa.

Pubblicato in Puglia

La nave cargo saudita Bahri Yanbu è partita martedì scorso dal porto di Genova e, grazie alla mobilitazione dei lavoratori portuali, non ha caricato i materiali militari italiani destinati ai sauditi. Ma sono in arrivo altre navi simili della stessa compagnia: "manteniamo alta l'attenzione nei porti liguri e chiediamo di estenderla a tutti i porti e aeroporti, soprattutto a Cagliari dove da anni vengono caricate le bombe della RWM Italia destinate alla coalizione guidata dall'Arabia Saudita" denuncia un cartello di associazioni e Ong. 

La nave cargo saudita Bahri Yanbu è partita martedì scorso dal porto di Genova per Alessandria d'Egitto con destinazione finale Gedda, in Arabia Saudita. Grazie alla mobilitazione internazionale e soprattutto dei lavoratori portuali di Genova e dei loro sindacati, la Bahri Yanbu non ha caricato nei nostri porti i materiali militari di produzione italiana destinati ai sauditi. Un'ampia serie di generatori elettrici è stata trasferita al Centro smistamento merci (Csm) per essere ispezionati. 

Dalle foto di cui l'Osservatorio OPAL Brescia è in possesso, sulle placche identificative dei generatori Teknel rimasti a terra a Genova è ben visibile il destinatario finale: "Ministry of National Guard Saudi Arabia", Project name: "SMTS" che sta per Space Missile and Tracking System. Si tratta, pertanto di materiale ad uso militare e questo confuta ogni dubito rispetto all'utilizzo finale di queste attrezzature, che non è quindi per uso civile. Ad ulteriore conferma di ciò, tale autorizzazione all'esportazione verso l'Arabia Saudita risulta infatti anche nella relazione annuale del Governo al Parlamento sull'export di materiali ad uso militare nel 2018. 

Nuove navi cargo saudite in arrivo 

La Bahri Yanbu è la più grande della flotta della monarchia saudita che è composta da sei navi-cargo che percorrono la medesima rotta dai porti canadesi e statunitensi a quelli britannici e nel Mediterraneo: più o meno ogni due settimane giungono ad un porto sulla medesima rotta. A Genova sono prossimamente previsti gli arrivi della Bahri Tabuk (dopo il 28 maggio), Bahri Jazan  (21 giugno), Bahri Jeddah (13 luglio), Bahri Abha (3 agosto) e Bahri Hofuf (23 agosto). 

Come nel caso della Bahri Yabu, prima di Genova, tutte toccheranno i grandi terminal militari degli Stati Uniti e del Canada dove imbarcheranno sistemi militari e armamenti. 

In numerose occasioni nel 2018 e nel febbraio 2019 nelle stive delle navi Bahri sono stati  individuati armamenti pesanti tra cui numerosi esemplari di "Gurkha" (Armoured rapid patrol vehicle prodotto da Terradyne Inc., Florida), "MaxxPro" (veicoli blindati prodotte da Navistar, Illinois, uno dei maggiori contractors del Pentagono), LAV-25 (Light armoured vehicles, cioè blindati gommati 8x8 prodotti da General Dynamics Land System Canada), carri armati leggeri, trailer con antenne satellitari, ecc. 

Per questo riteniamo indispensabile continuare a monitorare questi cargo insieme alle altre associazioni della società civile europea e intensificare i preziosi rapporti con i lavoratori portuali degli scali liguri e con i loro sindacati di rappresentanza affinché non vengano caricati su queste navi sistemi militari e armamenti che possono venire utilizzati dalle forze armate saudite o emiratine nel conflitto in Yemen. 

Le richieste 

Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Movimento dei Focolari Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Save the Children Italia chiedono al Governo italiano “di sospendere l'invio di ogni tipo di materiali d'armamento alla coalizione miliare capeggiata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che da più di quattro anni è intervenuta nel conflitto in Yemen utilizzando anche bombe aeree di fabbricazione italiana per effettuare bombardamenti indiscriminati che gli esperti delle Nazioni Unite hanno definito come "crimini di guerra". Queste esportazioni sono in totale contrasto con la legge 185/1990 e col Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese”. 

“Chiediamo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – aggiungono - di dare prontamente attuazione alla sua dichiarazione del 28 dicembre scorso in cui – davanti alla stampa nazionale e internazionale – ha affermato che «il governo italiano è contrario alla vendita di armi all'Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze». Di farsi pertanto promotore, presso i paesi dell'Unione europea, di un'istanza di embargo o almeno di sospensione di forniture di armamenti e sistemi militari nei confronti dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti così come richiesto da numerose risoluzioni votate ad ampia maggioranza nel parlamento europeo.” 

Al Parlamento Italiano, inoltre, chiedono “di farsi carico del problema delle forniture di armi italiane nelle zone di conflitto, in particolare per quanto riguarda la guerra in corso in Yemen. In questo senso chiediamo che sia finalmente calendarizzato e affrontato il dibattito in Commissione Esteri alla Camera fermo ormai da troppi mesi pur in presenza di alcuni testi di Risoluzione già formalmente presentati”. 

Arriva anche l’appello, poi, ai lavoratori portuali e aereoportuali  per “mantenere alta l'attenzione su tutti i materiali di tipo militare destinati a Paesi esteri che possono essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto umanitario e delle convenzioni internazionali sancite dall'Italia. Di rifiutarsi di offrire il proprio lavoro per effettuare trasbordi di questi materiali militari, in particolare di quelli destinati alle forze armate dei Paesi impegnati nel conflitto in Yemen”. 

“Chiediamo ai loro sindacati di predisporre le misure necessarie affinché i lavoratori che non intendono offrire il loro lavoro, siano pienamente tutelati”, aggiungono. Infine, a tutte le associazioni della società civile parte la proposta di manifestare la propria adesione “a queste richieste e di coordinarsi con le nostre associazioni che hanno ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all'attuale Governo Conte di sospendere l'invio di sistemi militari all'Arabia Saudita”.         
      

 

 

 

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