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Mercoledì, 11 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 29 Maggio 2019 - nelPaese.it

Liberamente tratto da “Un nemico del popolo” di H. Ibsen, “Il Popolo dell’Acqua” è il testo originale di Massimo Donati che sarà presentato venerdì 31 maggio alle ore 20 alla Sala Bausch del Teatro Elfo Puccini di Milano in forma di lettura scenica a cura della compagnia Teatri Reagenti, con Fabrizio Careddu, Claudia Facchini, Eva Martucci, Giacomo Rosselli, nell’ambito del progetto “AcquaInsieme”, promosso da BrianzAcque e Acli milanesi e nato con l’obiettivo di educare e sensibilizzare i cittadini ed i bambini di Milano e della Brianza alla cura dei beni comuni, accrescendo la conoscenza e l’attenzione della comunità sulle tematiche del consumo consapevole delle risorse e dell’impegno civico.

Il celebre dramma ibseniano, riscritto per l’occasione da Massimo Donati, utilizzando i toni della commedia, in questa lettura affronta, con comicità e intelligenza, il tema della gestione dell’acqua pubblica. 

Nella cittadina di Idreia la prosperità e lo sviluppo sono legati alla disponibilità di acqua, buona, pulita e a disposizione di tutti. Attorno ad essa si giocano gli interessi di un’intera comunità. Proprio questa, il Popolo dell’Acqua, è protagonista della vicenda che dispiega attorno alla Centrale Idrica e alle Terme tutte le tematiche legate alla gestione pubblica delle risorse. I personaggi che ne governano le sorti sono apparentemente mossi dal desiderio di salvaguardare il suo futuro e vedere uno sviluppo sempre più florido della propria città, ma vengono a scontrarsi con la necessità di definire che cosa sia il bene comune.

La struttura dell’opera originaria di Ibsen, che richiama un’ambientazione volutamente retrò, nasconde un doppio registro: se il linguaggio ed i comportamenti cerimoniosi dei personaggi riportano ad atmosfere da anni ’50 del Novecento, le tematiche dell’opera richiamano il presente o un futuro prossimo, che ci riguarda da vicino. La trama si nutre di linee tematiche strettamente legate ai personaggi, che nel testo ne divengono simbolo: il sapere oggettivo della scienza, rappresentato dal dottor Stockmann; il gioco manipolatorio dell’informazione, dal caporedattore Hovstad; il Borgomastro (Petra Stockmann) e gli azionisti della centrale idrica, portatori di un interesse economico privato ma legato a doppio filo con le sorti dell’intera città.

Lo sguardo rivolto ai cittadini -  cinico e disincantato nel capolavoro ibseniano - grazie al filtro della commedia è meno perentorio, e rivolge la sua attenzione alla dimensione esistenziale della dittatura della maggioranza, centrale nell’originale ottocentesco, nella precisa intenzione di dare al testo un taglio più moderno e umano: un tema universale che si rivolge a tutti, mentre si dipana la vicenda dell’ingenuo e integerrimo Stockmann, costretto a difendere la verità scientifica, a discapito della sua personale popolarità e rispettabilità.

Nella lettura scenica - che debutterà in forma di spettacolo in autunno - la città è l’orizzonte dell’azione di tutti i personaggi. La città come organismo guidato da anime ed interessi multiformi, contrastanti, ma comunque organismo plurale, che riesce ad essere governata soltanto quando i protagonismi riescono a venire superati. Anche l’eroe è imperfetto e sbaglia, trasportato dalla sua ostinazione, ingannato dalla sua stessa ingenuità: la risoluzione della trama si avrà proprio con la presa di coscienza della limitatezza di ogni individuo, nel suo agire personalistico.

L’ingresso è gratuito. È necessario confermare la presenza inviando una mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. I posti sono limitati.

 

 

 

Pubblicato in Cultura

Poesia, musica, danza, teatro. Quasi 60 ragazzi del Centro socio-educativo L'Aquilone porteranno lavori e passioni sul palco del teatro Moderno di Civitella.  Appuntamento alle ore 21 di venerdì 31 maggio. Sarà il saggio finale di un anno di lavoro. I testi sono di Raffaella Merelli, educatrice Koinè, la cooperativa sociale che ha in gestione, dall’amministrazione comunale di Civitella, il Centro.

Un servizio per l'infanzia adolescenza rivolto agli alunni della scuola primaria e secondaria tra i 6 e 14 anni che svolge un'azione di sostegno individuale e di socializzazione  e che offre un supporto alle famiglie nella loro attività educativa. Un ambiente con esperienze di socializzazione, giochi di gruppo e attività espressive-creative: disegno, decoupage , teatro, fotografia, incontri con esperti, giardinaggio, falegnameria, attività all'aperto.

Lo spettacolo di quest’anno “Oltre le differenze” è dedicato, in  modo particolare, ai temi della famiglia e dei diritti delle donne.

Pubblicato in Toscana

A quasi due mesi dalle violente inondazioni che hanno colpito le aree lungo il fiume Kashkan, nella provincia di Lorestan nell'Iran occidentale, la vita sta tornando alla normalità nella città di Pol-e Dokhtar.

Anche i quartieri più danneggiati sulla riva orientale del fiume sono stati ripuliti dalla maggior parte del fango e dalle macerie ed è iniziata la ricostruzione di alcune case e negozi. Sono riprese anche alcune attività sanitarie, mentre le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) forniscono cure mediche alla popolazione di cinque villaggi a nord della città, in collaborazione con il Ministero della Salute locale.

Nonostante siano in corso i lavori di riparazione delle infrastrutture lungo il fiume, i danni maggiori restano visibili lungo un tratto di 100 km di strada. Interi tratti di asfalto e tutti i ponti principali sono andati distrutti, mentre nei pochi villaggi colpiti direttamente dalle piogge, alcuni abitanti vivono in tende e dipendono dalle distribuzioni di cibo e acqua.

A quindici chilometri a nord di Pol-e Dokhtar, ogni settimana un'équipe di MSF attraversa a piedi, con attrezzature mediche e farmaci negli zaini, un nuovo ponte di corda sul fiume Kashkan per raggiungere il villaggio di Paran Parvis (foto in allegato). Dall'altra parte del ponte li aspetta un taxi, con cui percorrono l'ultimo pezzo di strada, un tragitto di 20 minuti. Una volta arrivati nel villaggio, gli operatori di MSF allestiscono una clinica mobile all'interno di un centro sanitario con il supporto dello staff paramedico locale.

Sebbene il villaggio non sia stato danneggiato dalle forti piogge, gli abitanti sono completamente isolati a causa della distruzione dei ponti, che li ha tagliati fuori dalla rete stradale principale. Così nessun medico è più riuscito a recarsi qui dal centro sanitario più vicino, come facevano settimanalmente prima delle inondazioni. I bambini accolgono l'équipe di MSF quando arriva, mentre la gente si raduna davanti alla clinica mobile in attesa di essere visitata.

Da quando le inondazioni hanno distrutto le strade, le persone che vivono in questa zona montuosa, di per sé già piuttosto isolata, hanno ancora più difficoltà a spostarsi, soprattutto le persone anziane. In altri villaggi, le famiglie hanno perso la casa e tutti i loro averi e non possono permettersi di muoversi per ricevere cure mediche. Pertanto, l'assistenza medica gratuita fornita da MSF è un gradito sollievo per molti.

L'équipe di MSF assiste molte persone anziane, specialmente donne, con malattie croniche come l'ipertensione e il diabete. Le persone vengono anche curate per infezioni del tratto respiratorio superiore e per dolori generali, mentre un'ostetrica assiste diverse donne in gravidanza.

Per raggiungere i villaggi di Vareh Zard e Khersdar Softla, l'équipe di MSF utilizza un passaggio pedonale sul fiume, sulla cui sponda destra si trova il villaggio di Baba Zayd, completamente devastato dalle piogge. Qui i resti del centro di salute sono coperti da fango e macerie. Le autorità locali hanno installato container per sostituire questa struttura sanitaria e una scuola che è stata distrutta, ma mancano personale qualificato e farmaci di base. Per questo MSF ha inviato un'équipe per fornire assistenza medica agli sfollati che vivono nelle tende.

Nonostante il miglioramento generale della situazione, alcune popolazioni restano vulnerabili mentre altre non hanno ancora accesso all'assistenza medica di base. Le équipe di MSF restano impegnate nel fornire assistenza medica e a continuare a valutare eventuali bisogni nella regione, mentre le comunità si stanno riprendendo.

 

Pubblicato in Dal mondo

Il 29 maggio una delegazione di studenti della scuola primaria e della secondaria di primo grado verrà ricevuta dalla dott.ssa Giovanna Boda, Direttrice generale della Direzione generale per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione del Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca, per chiedere che il ministro Marco Bussetti si impegni in prima persona per contrastare la discriminazione e i discorsi d'odio a scuola.   

L'incontro costituirà l'occasione per consegnare personalmente i moltissimi messaggi che le classi che partecipano al progetto "Amnesty kids" hanno raccolto durante l'anno scolastico, come ad esempio: 

"Caro signor ministro i discorsi d'odio sono brutti da ricevere e da dire, perché quando dici una cosa brutta a un tuo caro dopo ti penti e ci rimani male, invece è brutto riceverli perché dopo continui a farti domande nella testa. Quindi per me vanno tolti dappertutto". Matteo 

"Caro Marco Bussetti, io vorrei che lei mettesse una nuova legge. Nelle scuole italiane non ci devono essere bullismo, violenza, odio e parole che possono essere offensive. Grazie". Anna 

Amnesty Kids Scuola è un progetto di Educazione ai diritti umani di Amnesty International Italia rivolto alle classi della scuola primaria e a quelle della scuola secondaria di primo grado. Le classi che partecipano ricevono un kit didattico con percorsi e approfondimenti per conoscere i propri diritti e attivarsi per farli rispettare. 

Nell'anno scolastico 2018/2019 Amnesty Kids è stato inserito nel progetto "#Io Rispetto" cofinanziato da AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), capofilato da CIFA Onlus, e ha visto la partecipazione di 10.000 alunne e alunni che, insieme ai loro insegnanti, hanno ragionato sul potere delle parole e sul legame tra la libertà di espressione e i diritti umani.  

Al termine del percorso i kids hanno deciso di passare all'azione, dimostrando ancora una volta che la scuola può diventare uno dei luoghi privilegiati per la difesa e la promozione dei diritti umani. 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Lo scorso 25 maggio a Torino, all’Environment Park, si è svolta l'Assemblea dei soci della Cooperativa Animazione Valdocco, nel corso della quale è stato approvato all’unanimità il bilancio 2018. Filo conduttore della giornata il coinvolgimento attivo dei soci e lo slogan “io guardo” presentato da Paolo Petrucci nella relazione di apertura dell’assemblea, in cui ha affermato

«Fissiamo lo sguardo su di noi, sullo strumento che ci lega insieme, sul mondo che abbiamo intorno. Soffermandoci sul bilancio, dalla cui analisi troviamo una prudente soddisfazione e positività, consolidiamo la nostra attività imprenditoriale, aumentiamo la capacità di autofinanziarci e continuiamo a crescere nello scambio mutualistico.».

La relazione è proseguita con una panoramica sulle tipologie di servizi attualmente gestiti, ed in particolare sul tema degli appalti, degli investimenti e della promozione cooperativa, con un focus sulla difficoltà di applicazione dei principi della Carta della Buona accoglienza a seguito dell’approvazione del Decreto Sicurezza. Tale provvedimento e la successiva emanazione dei bandi con basi d’asta a 21 euro, annulla di fatto il sistema dell’accoglienza diffusa realizzata in collaborazione con le amministrazioni locali, della promozione di comunità accoglienti e riduce il tema delle migrazioni umane alla esclusiva attività di sicurezza. “Abbiamo deciso coinvolgendo i soci interessati di non partecipare ai nuovi bandi delle prefetture, consapevoli delle conseguenze occupazionali e gestionali conseguenti, poiché non è il nostro mestiere fare sorveglianza alle persone, italiane o straniere che siano” ha poi concluso Petrucci.

L’importanza della partecipazione, della condivisione e dell’attenzione ai più fragili è stata sottolineata in seguito anche dal Professore Giovanni Quaglia, Presidente della Fondazione CRT, che portando i saluti della Fondazione si è soffermato sulla necessità di rafforzare economia e terzo settore attraverso realtà e esperienze come quella della Cooperativa Animazione Valdocco. 

Successivamente il Direttore Amministrativo Anna Actis Grosso ha esposto i dati salienti collegati alla ventiseiesima edizione del Bilancio Sociale, evidenziando l’aumento del valore della produzione che si assesta ad oltre 60,8 milioni (+6,24%) e degli occupati (1939, +4,58%), il tema delle riduzioni occupazionali e ricollocazioni, la firma del rinnovo del Contratto Collettivo Cooperative Sociali, la destinazione dell’utile - con ristorno e remunerazione per i soci - e l’aumento del capitale sociale (+5,40%).

L’assemblea è proseguita poi con l’intervento di Beppe Quaglia, Responsabile della Comunicazione, che ha presentato le attività di comunicazione nei servizi nel 2018, ricordando ai soci l’importanza di una comunicazione in grado di rivolgersi a molteplici tipologie di pubblico e che segua linguaggi e logiche moderne.

A seguire il suggestivo contributo dei ragazzi che hanno partecipato ai soggiorni ludico-formativi organizzati nel corso dell’anno per i figli dei soci del Consorzio La Valdocco, e delle attività svolte nell’ambito del Servizio Civile: i racconti dei partecipanti sono stati accompagnati da immagini e video delle esperienze vissute.

Al termine della mattinata Giancarlo Gonella, Presidente di Legacoop Piemonte e Copresidente dell’Alleanza Cooperative Italiane Piemonte, ha sottolineato l’importanza del ruolo ricoperto dalla Cooperativa Animazione Valdocco nell’ambito del movimento cooperativo, sia in termini di partecipazione che di qualità dei servizi erogati.

I lavori sono proseguiti nel corso del pomeriggio con l’approvazione dei restanti punti all’ordine del giorno e con la presentazione da parte di Massimiliano Ferrua delle sfide lanciate dai soci nel corso delle settimane che hanno preceduto l’assemblea. I quesiti - che verranno affrontati dal nuovo CdA entrante - convergono su temi di attualità come il rinnovo del Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali, le criticità legate al contesto socioeconomico, il ruolo della governance e quello cruciale dei soci lavoratori.

Infine l’assemblea ha eletto per il triennio 2019-2021 il nuovo Consiglio di Amministrazione, che sarà composto da Luca Papagni, Luca Morino, Relica Planinić Kasumagić, Davide Bertello, Manola Di Donato, Paolo Petrucci e Lorenza Bernardi, questi ultimi riconfermati all’unanimità dal nuovo CdA, rispettivamente con la carica di Presidente e Vicepresidente.

 

 

Pubblicato in Piemonte

Roghi, è emergenza nazionale. In un anno ci sono stati 262 incendi, "uno ogni tre giorni"; di questi 165 in aree per il deposito dei rifiuti. Lo dice il ministro dell'Ambiente Sergio Costa in audizione in commissione Ecomafie parla dei roghi di rifiuti definendo il fenomeno come "un rischio di emergenza nazionale".

"Negli ultimi anni - rileva Costa - sono stati numerosi gli incendi avvenuti presso gli impianti di gestione del mondo dei rifiuti". "La frequenza degli incendi" di rifiuti, "soprattutto dagli ultimi mesi del 2017, è tale da rappresentare un rischio di emergenza nazionale - osserva Costa - in base ai dati del ministero dell'Interno", da giugno 2018 ad oggi, "sono stati 262" i roghi, con "una media di uno ogni tre giorni", di questi "165 in aree" dedicate agli "impianti dei rifiuti, depositi e zone di stoccaggio, gli altri in zone di lavorazione".

Lombardia e Campania sono le regioni più colpite insieme alla provincia di Roma. Il fenomeno, però, colpisce tutto il territorio nazionale come ha sottolineato il ministro dell’Ambiente.

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

L'abbandono dei luoghi pesa sulle urne. L'analisi del professore Andrés Rodriguez-Pose della London School of Economics, studioso internazionale e autore di un'analisi sulla relazione fra declino economico e sociale e comportamenti elettorali, corregge in modo significativo l'analisi di queste ore in Italia.

Lo studioso ha parlato ieri nell'ambito della terza edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, organizzato dall'Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), a Roma, nella Sala Auditorium del Palazzo delle Esposizioni, l'evento "Territori abbandonati dalle politiche". Il seminario, organizzato dal Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD) in collaborazione con ASviS e Urban@it, si inquadra all'interno dei Goal 1 e 10 (SDG1 – Sconfiggere la povertà; SDG10 – Ridurre le disuguaglianze) e mette al centro i territori dimenticati dalle politiche e dalle classi dirigenti e la reazione anche elettorale dei loro cittadini.  

"Il risentimento e il voto per i partiti percepiti come anti-sistema non si concentra nelle aree a minore reddito, e neppure sempre nelle aree rurali; la contrapposizione semplificatrice città-campagna non aiuta. A determinare rabbia e voto anti-sistema è piuttosto un declino di lungo termine, economico, sociale e identitario". Rodriguez-Pose fonda queste considerazioni su un'analisi di oltre 60mila distretti di tutta Europa.

"Questa diagnosi - ha aggiunto Rodriguez-Pose - necessita di un radicale cambiamento delle politiche di sviluppo: non si tratta più di realizzare interventi compensativi che mortificano territori ricchi di dinamismo. Servono piuttosto interventi strategici rivolti ai luoghi, ossia disegnati a misura delle persone nei territori. "Per questo – ha concluso Rodriguez-Pose – la Strategia Nazionale per le aree interne coordinata fino a ieri dalla dottoressa Lucatelli rappresenta una strada importante e innovativa per l'Italia".

Il dibattito è proseguito con l'intervento di Flavia Terribile, Presidente del Comitato per le politiche di sviluppo regionale dell'OCSE, che ha illustrato il quadro dello scenario europeo e delle politiche del prossimo periodo di programmazione, Sabrina Lucatelli, che ha sinora coordinato la SNAI-Strategia Nazionale per le Aree Interne, ha presentato l'azione svolta dall'Italia attraverso la SNAI e Daniela De Leo, docente all'Università la Sapienza Roma e membro della rete Urban@it che ha delineato indirizzi di intervento sui territori che necessitano di una rinnovata e vigorosa azione pubblica. Ha concluso Fabrizio Barca coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità.

 

Pubblicato in Nazionale

Dopo tre settimane di intensi negoziati, gli Stati membri dell'Assemblea Mondiale della Sanità hanno finalmente adottato la risoluzione "Miglioramento della trasparenza dei prezzi di farmaci, vaccini e altre tecnologie sanitarie". La risoluzione era stata proposta a febbraio dall'Italia ed era supportata da 20 paesi: Andorra, Brasile, Egitto, Eswatini, Grecia, India, Indonesia, Italia, Kenya, Lussemburgo, Malesia, Malta, Portogallo, Federazione Russa, Serbia, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Sri Lanka e Uganda. 

Germania, Ungheria e Gran Bretagna si sono formalmente dissociate dalla risoluzione adottata, sebbene i promotori abbiano apportato significative concessioni per rispondere alle loro obiezioni. Una precedente bozza della risoluzione indicava quattro aree in cui la trasparenza è richiesta con urgenza: costi di ricerca e sviluppo, risultati dei trial clinici, brevetti e costo effettivo dei farmaci.  

Per Gaelle Krikorian della Campagna per l'Accesso ai Farmaci di MSF "la risoluzione adottata oggi è il risultato di una mobilitazione storica dei governi di tutto il mondo, che hanno chiesto di migliorare la trasparenza dei prezzi di farmaci, vaccini e altre tecnologie correlate. È un importante primo passo per correggere l'attuale squilibrio di potere che oggi caratterizza le negoziazioni tra chi compra e chi vende i farmaci, e offre ai governi le informazioni di cui hanno bisogno per condurre i negoziati in modo equo e responsabile a vantaggio della salute delle loro popolazioni." 

"Ma la trasparenza sui prezzi dei farmaci così come adottata nella risoluzione non basta. Dobbiamo conoscere anche i margini imposti dalle corporazioni, i costi di produzione, i costi dei trial clinici, quali investimenti sono veramente coperti dalle farmaceutiche e quanto è invece pagato dai contribuenti e dai gruppi no profit. La risoluzione passata oggi manca di norme e azioni forti su questi cruciali elementi di trasparenza", aggiunge Krikorian. 

E infine conclude: "purtroppo, mentre precedenti bozze della risoluzione includevano indicazioni chiare per garantire maggiore trasparenza in questo ambito così opaco, un piccolo gruppo di paesi si è strenuamente opposto e ha ostacolato sviluppi più concreti. In particolare, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti e Giappone hanno scelto di mettere gli interessi di una manciata di farmaceutiche davanti agli interessi e alla salute delle persone. Non possono esserci prezzi equi e sostenibili senza negoziazioni eque, non possono esserci negoziazioni eque senza trasparenza." 

"Con l'adozione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della risoluzione sulla trasparenza dei prezzi dei farmaci, frutto anzitutto del grande impegno del ministro della Salute Giulia Grillo, vinciamo oggi la battaglia contro l'oscurità dei legami di interesse che si infiltrano nel settore farmaceutico danneggiando tutti i cittadini.  La trasparenza è il più grande anticorpo stabile in questo settore, che disarticola le rendite degli abusi di posizioni dominante e fa luce sull'opacità delle sperimentazioni cliniche. Adottando la risoluzione italiana si rende maggiormente proficuo investire in Ricerca e Sviluppo". Lo dichiara, in una nota, Massimo Enrico Baroni, deputato del MoVimento 5 Stelle in commissioni Affari sociali a Montecitorio. 

 

Pubblicato in Salute

Ora è ufficiale: è possibile ammalarsi da stress da lavoro o da disoccupazione. Lo ha deciso l'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha sdoganato il burnout considerandolo ufficialmente una sindrome.

Inizialmente l'agenzia speciale dell'ONU per la salute aveva lasciato intendere che si trattasse invece di una malattia dopo averlo inserito erroneamente per la prima vota nell'elenco delle malattie. Poi ha aggiustato il tiro e ha specificato che il burnout resta un fenomeno occupazionale (stress da lavoro) per il quale si può cercare una cura ma non è una condizione medica. Oms ha anche fornito direttive ai medici per diagnosticare tale condizione. Si può essere affetti da burnout (letteralmente 'esaurimento', 'crollo')di fronte a sintomi come mancanza di energia o spossamento, aumento dell'isolamento dal lavoro o sensazioni di negatività e cinicismo legati al lavoro, diminuzione dell'efficacia professionale.

L'Oms ha anche specificato che prima di diagnosticare qualcuno di burnout occorre anche escludere altri disturbi che presentano sintomi simili come il disturbo dell'adattamento, l'ansia o la depressione. Inoltre il burnout è una condizione che si riferisce solo ad un contesto lavorativo e non può essere estesa anche ad altre area della vita.

Il primo ad occuparsi di burnout è stato lo psicologo Herbert Freudenberger con un articolo scientifico pubblicato nel 1974, tuttavia parlava di una sindrome che si riferiva principalmente a professioni cosiddette di aiuto come quelle di infermieri e dottori ed estesa poi più in generale a persone chi si occupano di assistenza o che entrano continuamente in contatto con altre che vivono stati di disagio o sofferenza.

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Lavoro

Vivere l'infanzia che meritano oggi è un diritto negato per 690 milioni di minori, quasi 1 su 3 al mondo. Bambine e bambini che muoiono troppo presto a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, che non hanno cibo adeguato per vincere la malnutrizione, che non possono studiare e andare a scuola, che sono costretti a lavorare o a sposarsi precocemente. Un quadro che si fa ancor piu' cupo nei paesi sferzati dai conflitti, dove in un solo anno 53.000 bambini hanno perso la vita in seguito alle violenze.

Questi alcuni dei risultati che emergono dal nuovo rapporto di Save the Children sulle condizioni dei bambini nel mondo - diffuso alla vigilia della Giornata internazionale dei bambini, che ricorre l'1 giugno, in occasione del Centenario dell'Organizzazione - che oltre a scattare un'istantanea della condizione attuale dell'infanzia nel mondo si sofferma sui progressi significativi compiuti negli ultimi 20 anni per tutelare i diritti dei bambini.

I dati

Ogni giorno, nel mondo, emerge dal rapporto dell'Organizzazione, 15 mila bambini perdono la vita prima di compiere i 5 anni di eta'. Tra le cause principali la polmonite, che solo nel 2017 ha provocato la morte di oltre 800 mila bambini e che si rivela quindi una infezione letale che uccide piu' di diarrea, malaria e Hiv messe insieme. Circa 1 bambino su 4 sotto i 5 anni, inoltre, pari a 152 milioni di bambini al mondo, risulta attualmente affetto da malnutrizione, con gravissime ripercussioni sulla propria crescita e sul proprio futuro. Tra i paesi al mondo dove il fardello della malnutrizione e' piu' pesante quelli dell'Africa subsahariana, dove il numero di minori malnutriti, in 20 anni, e' aumentato da 50 a 59 milioni. Uno degli indicatori presi in esame dalla classifica stilata da Save the Children riguarda poi l'educazione e rivela che 1 bambino su 6, al mondo, e' tagliato fuori da scuola primaria e secondaria, pari a 262 milioni di bambini.

Una percentuale che si alza ulteriormente nei paesi piu' poveri, dove non va a scuola 1 bambino su 3, e tra i minori rifugiati (1 su 2 privato della possibilita' di studiare). Sono invece 152 milioni, 1 su 10 al mondo, di cui circa il 50% in Africa, i minori coinvolti nella piaga del lavoro minorile, condannati pertanto a rinunciare a vivere la propria condizione di bambini, di cui quasi la meta' costretti a svolgere lavori pesanti e pericolosi che ne mettono a grave rischio la salute e la sicurezza. Ad avere un impatto devastante sulle vite dei minori, sottolinea infine il rapporto, anche la piaga dei matrimoni e delle gravidanze precoci, con 37 milioni di spose bambine stimate nel 2017 e 13 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni che nel 2016 hanno messo al mondo un figlio, esposte a gravi rischi per la loro salute e per quella dei loro bambini e costrette a rinunciare troppo presto a costruirsi il futuro che meritano.

Nei continenti

La Repubblica Centrafricana è il Paese al mondo dove le condizioni di vita per i bambini sono le peggiori; a seguire Niger e Ciad, con 10 Stati africani, di cui 6 colpiti da conflitti, ad occupare gli ultimi dieci posti della classifica dei Paesi dove l'infanzia incontra le condizioni migliori, stilata per il terzo anno consecutivo da Save the Children, l'Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Sul versante opposto, il primato dei Paesi più a misura di bambino spetta a Singapore, seguito da Svezia e Finlandia, con l'Italia all'ottavo posto in graduatoria, in linea con lo scorso anno, peggio solo di Irlanda, Germania, Slovenia e Norvegia, oltre che dei tre sul podio, sebbene nel nostro Paese oggi si contino 1,2 milioni di minori in povertà assoluta.

Nel 2000, si legge infatti nel rapporto, i minori derubati della propria infanzia erano 970 milioni, un numero che oggi si e' ridotto di 280 milioni, assestandosi a quota 690 milioni. "Rispetto al passato, le condizioni di vita dei bambini, in tutto il pianeta, stanno facendo registrare miglioramenti enormi: si tratta di una notizia importantissima, che dimostra chiaramente che quando si intraprendono i passi giusti e si mettono in campo le azioni necessarie si possono ottenere risultati straordinari per assicurare un futuro a milioni di minori, anche nei Paesi piu' poveri e nei contesti piu' complicati. Tuttavia, il lavoro e' tutt'altro che compiuto perche' sono ancora troppi i bambini che continuano a essere privati dell'infanzia che meritano e che soffrono terribilmente a causa di guerre, poverta', cambiamenti climatici. Per questo e' fondamentale che i leader mondiali, che nel 2015 si sono impegnati a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, facciano ancora di piu' e mettano in campo ogni sforzo possibile perche' nessun bambino al mondo venga piu' lasciato indietro", ha affermato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children.

Rispetto a 20 anni fa, emerge dal nuovo rapporto di Save the Children, si registrano 4,4 milioni di morti infantili all'anno in meno; il numero di bambini colpiti dalla malnutrizione e' sceso di 49 milioni; si contano 115 milioni di bambini in meno tagliati fuori dall'educazione e 94 milioni in meno coinvolti in varie forme di lavoro minorile. E, ancora, rispetto a venti anni fa, il numero di spose bambine si e' ridotto di 10 milioni e quello delle gravidanze precoci, che mettono a forte rischio le vite sia delle mamme che degli stessi bambini, di 3 milioni. Sierra Leone, Ruanda, Etiopia e Niger - con quest'ultimo che rispetto allo scorso anno ha abbandonato l'ultimo posto nella classifica elaborata da Save the Children - i Paesi al mondo che hanno fatto registrare i maggiori progressi in termini di tutela dell'infanzia.

Di contro, peggiorano di gran lunga le condizioni dei bambini coinvolti nelle aree di conflitto. Oggi, nel mondo, sono circa 31 milioni i minori che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case nel tentativo di mettere in salvo la propria vita, e solo nel 2016 sono stati uccisi 53.000 bambini in seguito alle violenze, di cui il 64% in Medio Oriente e Nord Africa. Non a caso la Siria figura tra gli unici tre paesi al mondo (insieme a Venezuela e Trinidad e Tobago) dove, secondo la graduatoria di Save the Children, le condizioni di vita per i bambini, negli ultimi 20 anni, non hanno subito alcun tipo di miglioramento, con lo Yemen che si segnala invece per le forti difficoltà nel reperire dati aggiornati, a causa del devastante conflitto in corso nel paese ormai dal 2015. E proprio per tenere alta l'attenzione del mondo sulle sofferenze indicibili che milioni di bambini continuano a patire nei paesi in conflitto, quest'anno, in occasione del suo Centenario, Save the Children ha lanciato la campagna globale 'Stop alla guerra sui bambini'.

(Fonte: agenzia stampa Dire)

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