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Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 06 Maggio 2019 - nelPaese.it

Sono quasi 10 milioni le donne con figli minorenni in Italia. Scelgono la maternità sempre più tardi (l’Italia è in cima alla classifica europea per anzianità delle donne al primo parto con una media di 31 anni) e devono sempre più spesso rinunciare a lavorare a causa degli impegni familiari (il 43,2% delle donne tra i 25 e i 49 anni con figli minorenni risulta non occupata). Inoltre, lamentano poco sostegno per chi decide di mettere al mondo un figlio e una scarsa rete di servizi per la prima infanzia, che costringe buona parte del 40,9% di madri con almeno un figlio a scegliere un regime di part-time pur di continuare ad avere un’occupazione lavorativa.

In un Paese in cui la natalità ha toccato un nuovo record negativo - 449mila nascite nel 2018, 9mila in meno rispetto all’anno precedente - registrando la nona diminuzione consecutiva dal 2008, le mamme italiane hanno pochi figli, con un numero medio per donna pari oggi a 1,32, ben lontano dai 2,38 del 1970. Diminuiscono le famiglie numerose (5,3%); più cospicua, quasi il doppio, la percentuale di famiglie con un solo genitore (10%, in prevalenza madri).

L’analisi di Save the Children “Le Equilibriste: la maternità in Italia” diffusa oggi in vista della Festa della mamma, mostra una condizione ancora molto critica. La ricerca include l’Indice delle Madri, elaborato dall’ISTAT per Save the Children, che identifica le Regioni in cui la condizione delle madri è peggiore o migliore sulla base di 11 indicatori rispetto a tre diverse dimensioni: quella della cura, del lavoro e dei servizi. Inoltre, anche quest’anno, l’indice evidenzia i principali mutamenti che hanno interessato la condizione delle madri dal 2004 ad oggi nei diversi territori.

Un tasso di disoccupazione femminile, ed in particolare delle madri, tra i più alti in Europa, impossibilità nel conciliare vita privata e impegni professionali, radicate difficoltà di carriera e di crescita salariale, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, una scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia. Un quadro critico che si riverbera sul benessere delle madri, ma che affonda le radici nelle pesanti disparità di genere in Italia.

Il nostro Paese si attesta nel 2018 al 70° posto (su 149 Paesi presi in esame) del Global Gender Gap Report, perdendo ben 29 posizioni dal 2015. Uno squilibrio che grava in misura maggiore sulle mamme più in difficoltà: le donne che provengono da un contesto socio-economico disagiato, le mamme sole e quelle di origine straniera, per le quali ai problemi qui evidenziati si aggiungono spesso quelli delle barriere linguistiche, della mancanza di una rete familiare di sostegno e di un difficile accesso ai servizi sociali e sanitari.

Il report

I dati diffusi da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, per quanto sottolineino in Italia un peggioramento generale nel sostegno alle madri, in particolare nell’area del lavoro e ancor di più dei servizi all’infanzia[8], fanno emergere la notevole diseguaglianza tra territori che hanno comunque attivato politiche di sostegno, in particolare al lavoro femminile e ai servizi (prevalentemente al nord), e territori invece ancora troppo carenti da questo punto di vista (soprattutto al sud).

Le Province autonome di Bolzano e Trento conservano negli anni i primi posti della classifica, seguite da Lombardia (3° posto, dall’8° dell’anno scorso), Valle D’Aosta (4°), Emilia Romagna (5°) e Friuli-Venezia Giulia (6°).

La Provincia di Bolzano in particolare, passa da un 11mo posto nel 2008 ad un primo nel 2017 che conserva anche nel 2018, principalmente per i miglioramenti attuati nel sistema dei servizi all’infanzia e nell’area della cura. Tra le regioni del Mezzogiorno fanalino di coda della classifica, la Calabria risulta quella dove è più complicato essere madri e perde due posizioni rispetto al 2017, preceduta da Sicilia (20° posto), Campania (che pur attestandosi al 19° posto guadagna due posizioni rispetto al 2017), Basilicata (18°) e Puglia (17°). L’indice mostra sempre valori sotto 90 per le regioni del Mezzogiorno e, complice la persistente crisi economica, registra un ulteriore progressivo peggioramento in particolare rispetto all’offerta di servizi all’infanzia e all’occupazione femminile, evidenziando quindi la necessità di un impegno politico più forte in questa parte del Paese finalizzato a colmare le diseguaglianze.

“Anche quest’anno la diffusione dell’indice sulla condizione delle madri, che presentiamo grazie alla collaborazione con ISTAT, rileva come in Italia, dove il numero di nuovi nati è in costante diminuzione, ci sia concretamente ancora poca attenzione alla maternità. Il percorso nascita e la vita delle neomamme, soprattutto di quelle più in difficoltà perché in situazioni di povertà, o sole, o di origine straniera, sono costellati di difficoltà e la crescita dei figli viene vissuta oggi come un impegno che ricade in gran parte sulle donne. E’ necessario che l’impegno nella tutela della maternità, così come dell’infanzia, sia riconosciuto come un investimento per il futuro del Paese. Occorre una presa di coscienza delle istituzioni tutte, affinché si scardini questo circolo vizioso e la maternità possa essere per tutte le mamme e i loro bambini un momento di gioia e di serenità, senza il pesante aggravio di ostacoli di carattere economico e sociale” dice Antonella Inverno, responsabile Policy e Law dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Un’Italia a due velocità tra cura, lavoro e servizi per l’infanzia

Il divario Nord-Sud evidenziato dall’Indice delle Madri di Save the Children persiste anche nelle tre singole aree di indicatori prese in esame per ciascuna regione: cura, lavoro e servizi per l’infanzia.

La prima area, quella della cura, mostra discreti miglioramenti per tutte le regioni che hanno conquistato i primi posti come la Lombardia che oggi detiene il primato, ma nel 2017 si attestava al 3° posto o l’Emilia-Romagna che la segue, dopo aver guadagnato, dal 2017, ben due posizioni. La Provincia Autonoma di Bolzano, invece, dal 2017 perde una posizione, attestandosi al secondo posto. 

La Basilicata si attesta al fondo della classifica per quanto riguarda l’area della cura, preceduta da Molise che dal 2017 perde tre posizioni, Abruzzo (che si attesta al 19° posto) e Puglia che invece guadagna due posizioni dallo scorso anno. Da sottolineare i casi della Sicilia che nell’Indice della Cura occupa l’11° posto (18° posto nel 2008) e della Calabria al 14° posto (21° posto nel 2008).

A partire dal 2008, molte delle regioni hanno risentito dell’abbassamento del tasso di fecondità registrato in tutta Italia.

La seconda area riguarda il lavoro femminile. Anche qui le Province autonome di Bolzano e Trento si confermano al primo e al terzo posto, con al secondo la Valle d’Aosta, seguite da Emilia-Romagna (4°), Lombardia (5°) e Veneto che passa dall’8° posto nel 2012 al 6° dell’anno scorso, confermato anche quest’anno. La Sicilia si attesta fanalino di coda preceduta da Calabria che perde una posizione (20° posto) a favore della Campania (19°), precedute da Puglia (18°) e Basilicata(17°).

I dati dimostrano che oggi è ancora molto difficile per una madre conciliare vita professionale e cura dei figli. Se nella fascia d’età 25-49 anni infatti, le donne occupate senza figli sono il 64,3%, tra quelle con figli minorenni la percentuale scende al 56,8%[9]. Il ricorso al part-time per le mamme sembra una scelta quasi obbligata. Nella stessa fascia d’età (25-49 anni) ne usufruisce il 26,3% di quelle senza figli, mentre la percentuale sale al 40,9% tra le mamme. Tra le donne con un figlio lavora part-time il 38,5%, tra quelle con due figli il 42,9% e tra quelle con tre o più figli il 43,7%[10].

L’ultima area, quella che riguarda i servizi, permette di esaminare l’offerta territoriale delle nostre regioni rispetto ai principali servizi educativi per l’infanzia. Ancora una volta, la provincia di Trento si attesta al primo posto, seconda la Valle d’Aosta seguite da Friuli-Venezia Giulia (3° posto), Provincia autonoma di Bolzano (4°) e Toscana (5°). Per quanto riguarda i servizi, è la Sicilia che si attesta all’ultimo posto preceduta da Calabria (20°posto), Campania (19°), Lazio, in ascesa di tre posti (18°), e Puglia (17°).

Dal 2004 ad oggi, si registra un costante peggioramento dovuto in particolare alle carenze relative ai servizi per la prima infanzia pubblici. Quasi tutte le regioni riportano dati peggiori rispetto al 2004 (tranne le Province Autonome di Trento e Bolzano e il Friuli Venezia Giulia, che, in controtendenza, hanno registrato qualche miglioramento). Ancor più rilevante, in Italia, è l’enorme squilibrio territoriale nell’offerta del servizio: in diverse regioni del Centro-nord come Valle d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna, Toscana e Provincia Autonoma di Trento, la soglia obiettivo del 33% dell’UE è stata ampiamente superata già da diversi anni; in altre, come ad esempio la Sardegna, la copertura è vicina al 30%. In molte regioni del Mezzogiorno, invece, l’obiettivo risulta ancora lontano[11].

Il sostegno alla natalità in 3 mosse

Il briefing diffuso da Save the Children offre quest’anno anche un approfondimento qualitativo sulle difficoltà più ricorrenti nel percorso nascita, con interviste a diversi esperti, operatori e operatrici. Mancanza di informazioni adeguate, solitudine, difficoltà di accesso alle strutture pubbliche di supporto, difficoltà di accesso al pediatra di base, sono alcuni dei problemi a cui si trovano a far fronte le neomamme in Italia. Il quadro generale che emerge dal documento è molto critico; si rileva l’assenza negli anni di interventi strutturali, soprattutto al Sud, dove l’occupazione femminile è ai minimi storici. Manca, nel paese, un investimento strategico per le donne e le madri, e vi sono scarsi segnali di una crescita culturale e sociale.

“Negli anni sono stati varati diversi interventi una tantum, ma di scarsa efficacia. C’è bisogno di una vera politica di sostegno alla genitorialità sul medio e lungo termine. Save the Children propone un intervento in 3 mosse: aiutare subito le mamme più in difficoltà, a partire dai primi mille giorni di vita del bambino, garantendo un sostegno emotivo e materiale, anche in sinergia con gli interventi di contrasto alla povertà; valorizzare le migliori esperienze del mondo del lavoro, garantendo un congedo di paternità di almeno 10 giorni per riequilibrare fin da subito i carichi di cura e introducendo un sistema di family audit nel settore privato; promuovere il benessere del bambino e della famiglia fin dalla prima infanzia, assicurando l’assegnazione del pediatra di base prima delle dimissioni post parto per una continuità di cura e garantendo a tutti i bambini il diritto ad accedere ai servizi educativi del sistema integrato 0-6 anni.” conclude Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-EU di Save the Children. 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Da un lato la città di Beira, devastata dal ciclone Idai, dove la vita sta tornando alla normalità ma si contano 72.793 persone sfollate, dall’altro la costa di Capo Delgado a nord del Mozambico, colpita recentemente dal ciclone Kenneth ma ancora sotto le piogge che rendono alcune aree difficili da raggiungere.

Medici Senza Frontiere (MSF) sta portando avanti le sue attività su entrambi i fronti, in particolare al nord dove è stata inviata una équipe di emergenza nella città di Pemba. Qui, lo scorso 2 maggio, è stata dichiarata ufficialmente un’epidemia di colera dalle autorità sanitarie locali dopo la scoperta di 25 casi nella città di Pemba e di altri 5 nel vicino distretto di Mecufi. MSF, già presente nell’area dal febbraio 2019 con diversi progetti per la potabilizzazione dell’acqua, sta oggi supportando il Ministero della salute locale con la fornitura di tende e attrezzature igienico sanitarie per un Centro per il trattamento del colera a Pemba, mentre a Mecufi è pronta a supportare una struttura sanitaria in caso di bisogno. Le autorità locali stanno inoltre pianificando una campagna di vaccinazione.

"L'impatto di due tempeste in un così breve arco di tempo è stato devastante. Il ciclone Kenneth è stato un duro colpo per il Mozambico che aveva appena iniziato a riprendersi da Idai" dichiara Danielle Borges, coordinatrice dei progetti di MSF a Pemba. “Oggi abbiamo due obiettivi fondamentali: salvare le vite dei pazienti gravemente malati e contenere l'epidemia. Dobbiamo isolare e curare le persone malate affinché si riprendano e non contagino altre persone. Dobbiamo anche impedire che le persone usino acqua contaminata, così non si ammaleranno".

Nella città di Macomia, a nord di Pemba, il centro sanitario è stato talmente danneggiato fino al punto di renderlo inutilizzabile. Per questo MSF ha avviato attività ambulatoriali e servizi di salute materno-infantile in una tenda all'esterno dell'edificio per fornire cure mediche alla popolazione.

“Ho perso praticamente tutto. Devo ricostruire la mia casa distrutta dal ciclone Kenneth ma non so proprio da dove cominciare. Per il momento sono andata a vivere con la mia famiglia. Viviamo in tanti nella stessa casa, dove però non c’è spazio sufficiente per tutti” racconta Carlitos Limia, residente a Cariacó, un quartiere della città di Pemba.

Intanto a Beira, la città più colpita dal ciclone Idai, si contano ormai pochi casi di colera al giorno. Dopo il 27 marzo, quando è stata dichiarata ufficialmente l’epidemia, il Ministero della salute locale, con il supporto tecnico-logistico di MSF, ha effettuato una campagna di vaccinazione che ha raggiunto il 98,6% della popolazione (803.125 persone). MSF ha assistito più di 4.000 pazienti sui 6.596 totali (dati al 22 aprile 2019) e attualmente gestisce a Beira un Centro di trattamento per il colera con 40 posti letto e altre due strutture a Dondo (20 letti) e Buzi (4 letti) che, salvo imprevisti, saranno chiuse a breve per via della fine dell’emergenza. Resta comunque il rischio che l’epidemia possa ripresentarsi, in particolare nelle città e villaggi fuori dalla città di Beira dove l’accesso resta ancora difficile. Qui MSF sta riabilitando strutture sanitarie, continua a rifornire la popolazione di acqua pulita, ripara la rete idrica, disinfetta e ripara i pozzi, distribuisce beni come sapone e coperte ed è impegnata in attività di promozione della salute. Solo a Buzi, MSF estrae fino a 130.000 litri d'acqua ogni giorno dal vicino fiume che vengono poi puliti e trattati e poi resi disponibili in 10 punti della città.

Entrambe le tempeste hanno colpito poco prima della stagione del raccolto, distruggendo oltre 715.000 ettari di colture e sollevando preoccupazioni per la quantità di cibo disponibile. Infine, anche la malaria, resta una potenziale preoccupazione perché ci sono ancora grandi zone con acqua stagnante che potrebbero causare un aumento del numero di zanzare e quindi della trasmissione della malaria. Al 22 aprile sono 14.863 i casi di malaria riportati nella provincia di Sofala.

 

Pubblicato in Dal mondo

Longevità e non autosufficienza: questo il principale focus tematico della Giornata nazionale della mutualità "Costruiamo insieme l'Europa sociale di domani", organizzata a Milano il 4 maggio scorso dalla FIMIV Federazione Italiana mutualità integrativa volontaria.

"Welfare e salute non possono essere considerati un business. La silver economy cresce, così come la spesa out of pocket, ma noi non consideriamo la protezione sociale un mercato: siamo società democratiche, controllate dai soci, che non chiudono mai la porta, nemmeno quando malattia, anzianità e non autosufficienza diventano un costo" ricorda Placido Putzolu, presidente della Federazione italiana della mutualità.

Mentre il divario tra l'aspettativa di vita in Europa e nel Sud del mondo cresce sproporzionatamente, l'Italia continua a rappresentare un unicum nell'area Schengen. Complice un sistema sanitario gratuito e accessibile a tutti, nato 170 anni fa grazie alle società operaie di mutuo soccorso che ne rivendicavano il diritto, oggi nella penisola si vive più a lungo che nella quasi totalità del resto del continente. E' uno dei paesi più longevi al mondo. La speranza di vita per gli italiani è passata da 69,6 anni nel 1976 a 80,8 nel 2018 per gli uomini e da 76,1 a 85,2 per le donne. Un dato frutto dei diritti riconosciuti e garantiti nel passato, che già oggi pone ulteriori rallentamenti alla sanitàe difficoltà a molte delle voci del bilancio pubblico del paese. Per questo i servizi integrativi in ambito sanitario rappresentano la chiave della sostenibilità del sistema italiano.

La "silver economy", l'economia mossa dai bisogni degli ultracinquantenni, ha già superato i 43miliardi di euro e offre lavoro a un milione di persone, secondo una ricerca di Itinerari previdenziali presentata durante la Giornata della mutualità, organizzata dalla FIMIV Federazione italiana mutualità integrativa volontaria a Milano. Anche se il boom dell'economia della salute per gli anziani dovrebbe a rigor di logica partire proprio dall'Italia, a scommetterci ancora dovrà essere tutta l'Europa.

A farlo, nel frattempo, sono in primis le aziende farmaceutiche di tutto il mondo che, secondo una recente stima, investiranno tra il 2018 e il 2022 ben mille miliardi in ricerca sulle scienze della vita. Vivere più a lungo, però, non è oggi sinonimo di vivere bene. Perché si possa aspirare a una qualità della vita dignitosa, è necessario il contributo di più attori attivi in diversi settori ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie e della scienza. Prima ancora, però, c'è bisogno di una "letteratura etica" perché una anzianità fatta di salute psico-fisica, possibilità economiche e conservazione delle capacità relazionali diventi un diritto di tutti, indipendentemente dalla regione d'origine o dallo status economico e sociale.

"E' indispensabile che si ricordi che la salute non può essere considerata come un business, "un mercato" per gli speculatori, senza alcuna regolamentazione etica. Per questo fenomeni come la silver economy richiedono oggi una riflessione di tutti quei soggetti del terzo settore italiano che hanno una base sociale democratica e controllata dai soci, così come avviene per le società di mutuo soccorso – hadichiarato Placido Putzolu, presidente della Mutualità Italiana FIMIV, a margine dell'evento "Costruiamo insieme l'Europa sociale di domani" -. Il diritto all'autonomia e all'autosufficienza, alla salute e all'assistenza, devono rappresentare una sfida che dovremo saper affrontare creando nuove sinergie".

"Il sistema cooperativo, 'figlio' dei valori e della storia delle società di mutuo soccorso, ha di recente pensato di dare vita a una associazione capace di riunire in una sola realtà quegli attori che operano secondo i valori della mutualità e della solidarietà" ha spiegatoMauro Lusetti, presidente della Lega nazionale cooperative e mutue (Legacoop). Un'attivazione di sinergie che offrirà un contributo all'innovazione sociale del settore anche in materia di longevità e non autosufficienza e che non si limita al malato ma presta attenzione anche al problema del caregiver familiare e dell'assistenza domiciliare. "In una popolazione che invecchia, quest'ultima è fondamentale – ha dichiarato Armando Messineo, presidente della SNMS Cesare Pozzo e Vice presidente FIMIV-. L'assistenza domiciliare va strutturata. Ma di una cosa sono certo: mutualità è anche accompagnare l'anziano a fare la spesa, non solo provvedere alla medicazione. Per questo è necessario cooperare con altre realtà del terzo settore".

"Le società di mutuo soccorso in collaborazione con il sistema della cooperazione sono al centro di un nuovo sistema integrato di assistenza sanitaria, di prevenzione e educazione. La creazione di una partnership è per noi un obiettivo fondamentale" ha aggiuntoEleonora Vanni, presidente Legacoopsociali, alla quale ha fatto eco anche Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia.

"L'Unione europea è prima di tutto un progetto di solidarietà, di democrazia, e di pace. Non sia considerato solo in quanto mercato libero. Deve essere prima di tutto terreno di confronto di questi grandi valori" ha esordito Christian Zahn, presidente dell'AIM Alleanza internazionale delle mutue che ha rilanciato il manifesto "Costruiamo insieme l'Europa sociale di domani" durante l'evento. Sulla stessa lunghezza d'onda Luc Roger, direttore Italia di Harmonie Mutuelle, mutua francese che opera in tandem con l'italiana Cesare Pozzo in un progetto pilota di collaborazione transnazionale tra mutue europee, che ha detto: "Troppe cose nella vita dei cittadini europei sono legate alla legge dei mercati, dominati dal più forte. Se non promuoviamo i valori della mutualità, prevarrà la logica delle banche assicurative anche nel settore sanitario".

"E' importante che venga riconosciuto alle società di mutuo soccorso una scelta etica importantissima: noi non buttiamo mai fuori nessuno, assistiamo tutti" ha spiegato Valerio Ceffa, presidente di Insieme Salute SMS. A differenza delle assicurazioni, infatti, le società di mutuo soccorso non stabiliscono limiti di età né relativi alla gravità e all'onerosità della malattia del socio. "Il sistema mutualistico, però, si basa su un principio fondamentale: per continuare a essere sostenibile, occorre che i giovani si continuino a iscrivere - ha aggiunto Massimo Piermattei, Vice presidente del Consorzio Mu.Sa e direttore della Mutua Integrativa Campa-.  Aggiungo che anche i fondi per i lavoratori dipendenti hanno un limite: garantiscono la copertura nella fase attiva della vita, nei primi 40 anni, in una fase in cui non ci sono grossi bisogni e certamente non si parla di long term care. Noi mutue garantiamo la copertura per tutta la vita".

 

Pubblicato in Salute

In occasione della riunione G7 Ambiente di Metz, il Ministro Costa ha incontrato l’omologo Ministro Francese De Rugy. Tra i temi discussi, è stato deciso di portare avanti una iniziativa congiunta per ottenere la dichiarazione di un’area ECA (a basse emissioni di zolfo e ossidi di azoto) per l’intero Mediterraneo, al fine di dare un decisivo contributo alla riduzione delle emissioni in atmosfera derivanti dal traffico marittimo e prevenire i conseguenti impatti dannosi sull’ambiente marino e sulla salute delle popolazioni delle aree costiere.

L’obiettivo è di adottare alla prossima Conferenza delle Parti della Convenzione di Barcellona sulla protezione dell’ambiente marino del Mediterraneo, che si svolgerà a Napoli il prossimo dicembre, una decisione che impegna tutti i Paesi del Mediterraneo a predisporre una proposta di dichiarazione del Mediterraneo quale area ECA da presentare all’Organizzazione Marittima Internazionale.

Il Ministro Costa ha anche sottolineato che questa iniziativa deve includere adeguate misure di sostegno per consentire un contemporaneo adeguamento delle capacità infrastrutturali e operative delle imprese marittime che operano in Italia e negli altri Paesi Mediterranei, in modo da giungere preparati quando l’Area ECA sarà operativa (presumibilmente entro il 2023).

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Il 9 maggio dalle 9 alle 18, nella sede della Fondazione Banco di Napoli in via Tribunali 213, si terrà una giornata di studi e riflessioni sul tema 'La seconda lingua nelle diverse condizioni di apprendimento".

Partecipano autorevoli relatori del mondo accademico e associativo. Il convegno intende promuovere una riflessione ed un confronto sull'acquisizione di specifiche competenze didattiche ed educative relative all'acquisizione della seconda lingua in diversi ambiti e condizioni di apprendimento, con attenzione alla situazione napoletana e alle risorse del territorio. Studiosi ed esperti discuteranno le principali e più innovative strategie didattiche, meta-cognitive e strumentali connesse a difficoltà specifiche di discenti con disturbi di apprendimento o altri bisogni educativi speciali. Si illustrerà, ad esempio, il funzionamento dei software compensativi.

La partecipazione di varie figure professionali altamente specializzate, anche di ambito medico, quali docenti universitari di settore, insegnanti curriculari e di sostegno, logopedisti e otorino, psicologi e linguisti consentirà non solo un aggiornato approfondimento su soft e hard skills e competenze didattiche sia trasversali che tecniche, ma anche su questioni connesse all'inclusione scolastica/accademica, alla relazione educativa e alle dinamiche neuropsicologiche. Questa giornata di studi si colloca inoltre nel percorso che gli Atenei indicano come terza missione, ossia la promozione del progresso della cultura e della ricerca scientifica con attenzione allo sviluppo del proprio territorio, obiettivi condivisi anche dalla Fondazione Banco di Napoli.

Apre il presidente della Fondazione Banconapoli, Rossella Paliotto. Previsti i saluti di Arturo De Vivo Prorettore dell'Università Federico II, Lucia Fortini assessore all'Istruzione, alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili della Regione Campania, Maria Landolfo Referente per l'Inclusione  Ufficio Scolastico regionale.

 

Pubblicato in Campania

Un primo nucleo composto da 52 lavoratori della Bekaert SpA di Figline e Incisa Valdarno ha costituito un Comitato promotore per dare mandato a Legacoop Toscana di accompagnarli nel percorso di verifica di fattibilità della costituzione di una cooperativa di lavoro attiva in varie produzioni, come quella di cordicella metallica e trafilato per tubi ad alta pressione.

Lo scopo è quello di avviare un progetto di impresa per tornare a lavorare nello stabilimento di Figline e sottoporlo all'attenzione di Sernet, l'advisor incaricato per la reindustrializzazione del sito, e al Ministero dello Sviluppo Economico. È quanto emerso dall’incontro che si è tenuto il 3 maggio tra Legacoop Toscana, Fiom Cgil Firenze e un gruppo di lavoratori Bekaert per discutere di una possibile strada per far ripartire il lavoro in forma cooperativa, i cui esiti sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Firenze presso la sede di Legacoop Toscana.

“Abbiamo ricevuto mandato da un gruppo di lavoratori di verificare la fattibilità economica di un progetto di workers buyout per far ripartire il lavoro in forma cooperativa – spiega Roberto Negrini, presidente Legacoop Toscana -. In linea con il protocollo sui WBO che abbiamo siglato nel novembre 2017 con Cgil Toscana, adesso il nostro compito sarà innanzitutto quello di valutare, attraverso un professionista che abbiamo già individuato, la sostenibilità del progetto. La valutazione dovrà essere attenta, con bassi margini di errore, per non rischiare di deludere ulteriormente i lavoratori che sono già provati dalle vicende che ben conosciamo. Il primo passaggio sarà quello di capire la sostenibilità economica e finanziaria dei processi produttivi per poi trovare risorse anche tra gli strumenti finanziari della cooperazione”.

“Ringraziamo Legacoop per essersi resa disponibile a rappresentare i lavoratori nel percorso di verifica di fattibilità di una Cooperativa di lavoro attiva nella trasformazione dell’acciaio in corda – afferma Daniele Calosi, Segretario Generale della Fiom Cgil di Firenze - Lo scopo è quello di avviare un progetto di impresa per tornare a lavorare nello stabilimento di Figline e sottoporlo all'attenzione di Sernet, l'advisor incaricato da Bekaert ad operare per la reindustrializzazione del sito, e al Ministero dello Sviluppo Economico affinché possa richiamare Pirelli a responsabilità, tornando ad acquistare volumi dove li ha ordinati per anni, in Via Petrarca. Al contrario dei soggetti interessati, che finora hanno scelto di celarsi dietro vincoli di riservatezza, noi operiamo in trasparenza. I lavoratori prendono in mano il loro futuro e dimostrano ancora una volta che ci credono ancora e nella Fiom troveranno sempre appoggio. Confermiamo quello che diciamo da sempre: la fabbrica non è di Bekaert ma del territorio e dei lavoratori che, stanchi di restare con le mani in mano, con questa decisione lanciano il cuore oltre l’ostacolo”.

“Una parte dei lavoratori della Bekaert ha voluto dare un segnale di riscatto e di affermazione della dignità del lavoro, cercando di rispondere all’esigenza di reindustrializzazione. - dichiara Enzo Masini, Segreteria Cgil Firenze - Si tratta di una iniziativa i cui sviluppi saranno verificati dai lavoratori e dalle istituzioni del territorio, una iniziativa aperta alla partecipazione di chiunque voglia sostenerla. Di fronte a certe politiche delle multinazionali che sfruttano le competenze e le risorse del territorio, può sorgere una risposta diversa che mette al centro il lavoro e non la finanza. Il Governo ha il compito di trovare soluzioni a una vertenza che dura da troppo tempo, da oggi per farlo ha anche un interlocutore sostenuto dalla competenza della lega delle cooperative”.

 

 

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