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Martedì, 21 Maggio 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 09 Maggio 2019 - nelPaese.it

Potrà accogliere fino a 12 minori di età compresa tra gli 8 e i 18 anni, sia maschi che femmine, la Nuova Casa Sassuolo, la comunità educativa per minori inaugurata oggi dalla cooperativa sociale Arca a Bagno a Ripoli (Fi).

La nuova struttura, di proprietà della cooperativa Arca, è frutto di un anno e mezzo di ristrutturazione eseguita secondo i principi della bioedilizia e di moderni sistemi di approvvigionamento e gestione dell'energia. Qui si trasferiranno i minori oggi ospiti della "vecchia" Casa Sassuolo. Uno spostamento che mira a portare benefici sia per i ragazzi che vivono nella comunità sia per gli operatori che ci lavorano. Nella progettazione della nuova struttura, gli spazi e gli ambienti sono stati organizzati come quelli di una casa.

La maggiore centralità della struttura, nel contesto urbano di Bagno a Ripoli (rispetto alla precedente collocazione distante dal centro abitato e dagli edifici scolastici), favorirà una migliore interazione con il tessuto culturale e commerciale (negozi, servizi pubblici, centri di aggregazione, centri sportivi). Si semplificheranno i collegamenti: i ragazzi potranno recarsi a scuola e alle altre attività frequentate in maniera autonoma, a piedi o utilizzando i mezzi pubblici, con le fermate di bus e scuolabus più facilmente raggiungibili.  

Con la Nuova Casa Sassuolo si amplia (da 11 a 12) anche il numero dei minori che possono essere ospitati in comunità. Dei 12 posti residenziali, 2 saranno destinati alla Pronta Accoglienza. Potranno inoltre essere accolti 6 minori in orario diurno. La nuova struttura sarà dotata di uno spazio destinato agli incontri protetti e di locali per riunioni e formazione.  Il progetto della Nuova Casa Sassuolo è stato illustrato questa mattina in un incontro nella Sala consiliare "Falcone e Borsellino" del Comune di Bagno a Ripoli a cui hanno preso parte il sindaco del Comune di Bagno a Ripoli, il presidente di Arca cooperativa socialeMassimo Muratori, il presidente di Legacoop Toscana Roberto Negrini, l'assessore al Welfare e sanità del Comune di Firenze, il presidente di AIABA onlus Piero Perciballi

"Con la Nuova Casa Sassuolo la nostra cooperativa ha fatto un investimento importante a beneficio innanzitutto dei ragazzi che vivono nella comunità educativa e degli operatori che ci lavorano, che potranno usufruire di spazi adeguati per le loro attività – ha detto il presidente della cooperativa sociale Arca Massimo Muratori – Al tempo stesso è un'operazione di riqualificazione che va a vantaggio del territorio, con cui in questi anni abbiamo instaurato importanti sinergie e reti di collaborazione che intendiamo rafforzare. Ci tengo a sottolineare che nella vecchia Casa Sassuolo si trasferirà l'Associazione AIABA che si occupa di bambini autistici, garantendo così una continuità degli investimenti sostenuti in questi anni".

Il sindaco ha sottolineato l'importanza della collaborazione con Arca che ha portato all'apertura della nuova casa famiglia. Una sinergia che finora ha consentito di dare risposte efficaci a situazioni familiari anche molto gravi. Poter mantenere sul territorio i minori con strutture come questa è fondamentale per la risoluzione di molte situazioni critiche. Oggi a questo si aggiunge una casa completamente rinnovata ma soprattutto più centrale e integrata con il contesto urbano, per un'accoglienza ancora più attenta alle esigenze e alle necessità dei bambini e dei ragazzi, che farà bene a loro e a tutta la comunità, da sempre aperta e accogliente.

Dal 1999 a oggi "Casa Sassuolo" ha ospitato oltre un centinaio di minori. Nel corso degli anni sono state instaurate importanti sinergie con varie realtà del territorio: istituti scolastici, società sportive, associazioni culturali e di volontariato, attività commerciali, tra cui ad esempio il CPIA2 dell'Istituto comprensivo "A. Caponnetto", la biblioteca comunale di Bagno a Ripoli, il distretto sanitario di Grassina, il CRC Antella, la Fratellanza Popolare di Grassina, l'Associazione Volontari Gruppo Elba onlus. Si sono inoltre consolidati importanti collaborazioni e progetti.

In collaborazione con il Centro internazionale Giorgio La Pira è in corso il progetto "Nessuno escluso" finanziato dalla Fondazione CR Firenze che prevede il coinvolgimento dei ragazzi di Casa Sassuolo in attività laboratoriali di vario tipo (informatica, musicoterapia, danza aerea, calcio). Recentemente gli ospiti di Casa Sassuolo hanno partecipato a un innovativo progetto sull'inclusione e l'accoglienza mediante l'utilizzo creativo e condiviso delle tecnologie multimediali con l'Istituto Gobetti Volta nell'ambito del progetto Europeo Erasmus + SAIL (Social Activities for Inclusion and Learning).

 

Pubblicato in Toscana

Si è svolta nella sede della Fondazione Banconapoli una proficua giornata di studi con esponenti del mondo accademico e associativo sul delicato tema della seconda lingua nelle diverse condizioni di apprendimento, organizzata da Lucia Abbamonte Professore di Lingua e Traduzione Inglese all'Università della Campania L. Vanvitelli e Flavia Cavaliere Professore Lingua e Traduzione Inglese all'Università Federico II.

Studiosi ed esperti del settore hanno illustrato le principali e più innovative strategie didattiche, meta-cognitive e strumentali connesse a difficoltà specifiche di discenti con disturbi di apprendimento o altri bisogni educativi speciali. Il professore Orazio Abbamonte, consigliere generale della Fondazione, ha evidenziato la "sensibilità della Fondazione verso temi che alimentino la solidarietà e la formazione della conoscenza". Il Pro Rettore dell'Università Federico II Arturo De Vivo ha sottolineato "quanto sia importante l'apprendimento della seconda lingua da parte di chi è in condizione di difficoltà".

L'assessore regionale all'Istruzione Lucia Fortini dopo aver constatato che "è difficile trasmettere la conoscenza soprattutto rispetto al passato perché la tecnologia ha modificato il rapporto con chi la tramandava come i nonni che trasferivano anche l'emotività che introduce ad un argomento", ha annunciato il progetto Bes per rispondere ai bisogni educativi speciali.

"A volte le scuole si sentono sole e il lavoro svolto dall'associazione Italiana Dislessia serve a fornire l'approccio più adeguato", ha riconosciuto. La partecipazione di varie figure professionali altamente specializzate, anche di ambito medico, quali docenti universitari di settore, insegnanti curriculari e di sostegno, logopedisti e otorino, psicologi e linguisti ha consentito non solo un aggiornato approfondimento su soft e hard skills e competenze didattiche sia trasversali che tecniche, ma anche su questioni connesse all'inclusione scolastica/accademica, alla relazione educativa e alle dinamiche neuropsicologiche. 

 

Pubblicato in Campania

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) ha partecipato, ieri, all’incontro con i ministri Matteo Salvini e Lorenzo Fontana in materia di politica sulle droghe. A rappresentare la Federazione è intervenuto Matteo Iori, referente per le Dipendenze.

“Ci pare opportuno, a seguito di tale incontro,” afferma Riccardo De Facci, presidente del CNCA, “rendere note alcune considerazioni che intendiamo condividere con il mondo della politica e degli addetti ai lavori.

I punti dell’incontro

“Siamo lieti che il governo intenda realizzare una Conferenza nazionale sulle droghe attesa da dieci anni. Riteniamo essenziale, perché un tale appuntamento abbia il rilievo e l’efficacia che merita, che ad essa si arrivi tramite un percorso partecipato che includa sistema dei servizi, società civile, enti locali e rappresentanze dei consumatori. Perché la questione droghe ha, prima di tutto, un rilievo sociale e sanitario”.

L’inasprimento delle pene e il ricorso al carcere “non sono la risposta prioritaria” per il consumo, l’abuso e la dipendenza da droghe. Un consumatore deve incontrare un operatore che sia in grado di comprenderlo e aiutarlo, non finire in carcere o davanti agli operatori della sicurezza. “Per questo riteniamo che la legislazione oggi in vigore nel nostro paese in materia di droghe, vecchia di trent’anni, vada sì radicalmente cambiata, ma non per accrescere la sfera penale e diminuire il ricorso alle pene alternative”.

“Va rafforzato il sistema dei servizi, che – pur in forte sofferenza – si fa carico ogni anno di circa duecentomila persone. Serve un investimento ad hoc, che ne permetta l’ammodernamento rispetto alla forte e continua evoluzione del mondo dei consumi, e la creazione di un fondo nazionale dedicato”.

“Non riteniamo valida” l’idea di rendere le scuole “sicure” attraverso “l’uso esclusivo di forze dell’ordine e unità cinofile”. Occorre, invece, “un grande piano nazionale di prevenzione – atteso da anni – che veda protagoniste le famiglie, le scuole, le comunità locali nel loro complesso”.

“Non ci convince l’enfasi posta sui negozi di cannabis light. È come guardare il dito invece della luna. L’Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato che in Italia, lo scorso anno, sono state rilevate più 100 nuove sostanze psicoattive. È su questo che dobbiamo concentrare la nostra attenzione.”

“Ciò detto,” conclude De Facci, “la nostra Federazione resta in attesa di una nuova convocazione da parte dei ministri interessati, per continuare un’interlocuzione con le istituzioni che riteniamo necessaria per affrontare una questione che, per la sua delicatezza e complessità, va tenuta fuori da qualsiasi intento di propaganda.”

 

 

Pubblicato in Nazionale

La sala gremita di bambini, giovani e adulti, rom e non solo. Il Papa ha aperto oggi le porte del Vaticano al popolo Rom e Sinti, invitandolo a un incontro di preghiera nella Sala Regia del Palazzo Apostolico. Un segno forte, nei giorni degli insulti e delle violenze a Casal Bruciato. Ieri le manifestazioni dei movimenti per la casa contro l'ennesimo presidio di Casa Pound che nei giorni scorsi ha terrorizzato e minacciato con un suo militante una donna e la sua bambina piccola. 

Non fa riferimenti diretti, papa Francesco, ma le sue parole sono dure e inequivocabili: “Ci sono cittadini di seconda classe, è vero: sono coloro che scartano la gente, perché non sanno abbracciare ma allontanano, vivono con la scopa in mano buttando fuori gli altri. La vera strada è la fratellanza”.

Il vero problema, evidenziato da Papa Francesco, non è “politico , sociale, culturale, di lingua: queste sono cose secondarie. Il problema è la distanza tra mente e corpo. Mi fa arrabbiare il fatto che siamo abituati a pare delle persone usando gli aggettivi: sono gli aggettivi che creano la distanza”. L'invito del Papa al popolo Rom e Sinti è dunque di “non portare rancore, ma andare avanti con la dignità della famiglia, del lavoro, del guadagnarsi il pane ogni giorno, sempre guardando avanti. Poi la storia farà giustizia. Il rancore ammala il cuore, la testa e porta alla vendetta – ha detto ancora – In Italia ci sono organizzazioni maestre di vendetta, gruppi capaci di vivere nell'omertà: sono queste le persone delinquenti, non voi che andate avanti con dignità”.

Lo “zingaro che si è fatto prete”. Stamattina c'era anche don Cristian Di Silvio, trent'anni, da tre sacerdote, oggi vice parroco nelle chiese di Roccasecca e Colle san Magno. “La mia storia è una storia ordinaria, resa straordinaria dal fatto che Dio mi ha scelto da un popolo che vive una condizione culturale differente dagli stereotipi con cui siamo abituati a relazionarci – ha detto don Cristian, portando la sua testimonianza - Sì, sono un prete rom! Uno zingaro che diventa prete fa sempre notizia, un diverso, uno particolare. Ricordo che quando ne parlai con i miei compagni di seminario la prima cosa che mi chiesero fu se abitavo in una roulotte, se chiedevo l'elemosina e se la mia famiglia andava a rubare portafogli alla stazione Termini. Non mi sono lasciato abbattere da queste parole, grazie anche al mio padre spirituale. Ciò che ha reso ancora più straordinaria la mia storia vocazionale è stato il comprendere, nonostante mi dicessero il contrario, che non sono un diverso ma, come ognuno di noi presente in questa sala e non solo, unico e irripetibile. Siamo chiamati a sottolineare questo, secondo me: la nostra unicità piuttosto che la diversità”. Si sono poi presentate al Papa tre mamme rom - Dzemila, Miriana e Negiba – che fanno parte di “Mondo di mamme”, un gruppo di donne di diverse culture e religioni, che vivono la periferia estrema della città di Roma.

La testimonianza delle mamme rom. “Alcune di noi vivono in appartamenti in affitto, in case popolari – hanno raccontato - altre ancora in quelli che vengono chiamati 'campi nomadi', che altro non sono che delle baraccopoli, dei ghetti dove, su base etnica, le nostre famiglie sono segregate dalle istituzioni comunali. Come donne e come mamme avvertiamo sulla nostra pelle la distanza che spesso la società maggioritaria, costruisce tra noi e le istituzioni pubbliche. Anche le recenti norme, varate da chi è chiamato a governare, rendono più difficile la regolarizzazione di molte nostre famiglie, facendo cadere nell'invisibilità nuclei familiari che, anche se di origine straniera, vivono da decenni nel nostro Paese”.

Hanno parlato anche della scuola, le mamme: “Malgrado conosciamo straordinari insegnanti, non sempre l'istituzione scolastica si presenta in grado di assicurare pieno diritto all'istruzione dei nostri figli. Molti di loro, nelle aule scolastiche, vivono sulla loro pelle lo stigma della diversità e vedono dall'inizio la loro carriera scolastica come un percorso ad ostacoli davanti ai quali molti bambini e ragazzi finiscono per arrendersi”. E poi c'è, per tutti in Italia, la difficotà di “trovare un lavoro che assicuri dignità e sostentamento economico. Ed è ancora più difficile se sei donna, se hai poche risorse, se vivi nella periferia più estrema, se sei una donna rom”. Le mamme hanno poi espresso la propria “profonda preoccupazione” perché “discorsi di odio, ma anche azioni violente contro le nostre comunità, sono in costante aumento. Alcune di noi vivono in alloggi non adeguati e sono vittime di sgomberi forzati organizzati dalle autorità in assenza di alternative adeguate”.

Nonostante tutte le difficoltà, “guardiamo però al futuro con speranza – assicurano - Siamo donne e siamo mamme, e questo ci dà la forza di andare avanti per migliorare le condizioni di vita nostre e dei nostri figli. Ci aiuta osservare tra noi quelle donne e quelle mamme che ce l'hanno fatta, che hanno vinto battaglie, superato ostacoli, sconfitto pregiudizi e che ora guardano al futuro con speranza. Sogniamo per l’Italia un risveglio di umanità – hanno detto infine le mamme - Un'Italia che abbracci le differenze, che si consideri fortunata per tutte le differenze e le culture che la compongono. Un'Italia che recuperi il valore della speranza. La stessa speranza che oggigiorno leggiamo negli occhi dei nostri figli e che le sue parole, Santità, ci hanno sempre consegnato in questi anni e che ci aiutano a credere in un Paese più umano, più giusto, più solidale”.

Questa speranza, letta negli occhi dei figli, “mi ha toccato particolarmente il cuore – ha commentato il Papa - La speranza, quando è concreta. non delude mai. Le mamme lottano tutti i giorni per la concretezza: crescere un figlio, dargli da mangiare, educarlo, inserirlo nella società. Le mamme sono speranza: una donna che porta un figlio al mondo è segno di speranza, capace di creare orizzonti. Vi ringrazio tanto – ha concluso il Papa - Vi sono vicino e quando leggo sui giornali cose brutte, soffro, perché questa non è civiltà: l'amore è civiltà. Il Signore vi benedica e pregate per me”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale

Patto di corresponsabilità educativa con le famiglie per valorizzare i servizi del territorio e offrire nuove opportunità ai bambini 0-6 anni, assicurando loro il diritto ad apprendere, formarsi, sviluppare capacità e competenze, coltivare le proprie aspirazioni e talenti, promuovendo una comunità educante che sia in grado di prendersi cura dei bambini più fragili, e delle loro famiglie.

È operativo nell'Ulss 2 il Progetto Caleidos, co-finanziato dall'impresa sociale Con I Bambini e guidato in Veneto dalla Cooperativa sociale Itaca, per interventi rivolti alla prima infanzia (0-6 anni) volti a superare la "povertà educativa".

Il progetto vede come capofila in Veneto la Cooperativa sociale Itaca che, oltre ad occuparsi della gestione e del coordinamento, mette a disposizione la sua équipe di educatori. Caleidos è frutto di una partnership che vede coinvolti Ulss n. 2 Marca Trevigiana - Distretto Pieve di Soligo, Fondazione di Comunità Sinistra Piave, Istituti comprensivi di Cappella Maggiore e "Grava" Conegliano 1, Nido Comunale di San Vendemiano (gestito dalla Cooperativa Stella). In un'ottica di lavoro di comunità, gli Istituti comprensivi hanno coinvolto le Amministrazioni comunali di Conegliano, San Vendemiano, Cappella Maggiore, Colle Umberto, Fregona e Sarmede con i relativi Servizi Sociali.

Il progetto

Caleidos è un progetto triennale (2018-2021) che prevede un costo complessivo di 2,7 milioni di euro (per il solo Veneto 535 mila euro), è co-finanziato dall'Impresa sociale Con I Bambini attraverso un contributo di 2,256 milioni di euro e compartecipato dalle Cooperative sociali capofila in ogni regione per 444 mila euro complessivi (Itaca in Veneto e Friuli Venezia Giulia, Labirinto nelle Marche, Progetto Popolare in Basilicata e Valdocco in Piemonte).

Il progetto si realizza congiuntamente in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Marche e Basilicata, e vede coinvolti nel complesso ben 42 soggetti sul territorio nazionale in partnership tra loro, coordinati dalla Cooperativa Animazione Valdocco di Torino ente capofila di Caleidos a livello nazionale.

In Veneto, per coinvolgere bambini e famiglie che faticano a vivere la comunità, Caleidos ha destinato ai due Istituti comprensivi di Cappella Maggiore e "Grava" di Conegliano un operatore in supporto alle maestre, figura che si attiverà per indirizzare le risorse rispondendo ai bisogni di bambini e famiglie. Nel triennio, sono previsti momenti di formazione gratuita per genitori ed insegnanti su temi educativi e relativi alla crescita dei bambini, che prevedono il diretto coinvolgimento di esperti dell'Ulss 2. L'auspicio è di attivare percorsi formativi mirati e rivolti principalmente alle famiglie che necessitano di un supporto nella crescita e nell'accudimento dei figli.

Attraverso il PEF - Patto Educativo di Famiglia, Caleidos offrirà un sostegno educativo concreto a casa di quelle famiglie che, per diverse ragioni anche temporanee, possano trovarsi a vivere un momento di fragilità nell'accudimento e nella crescita dei propri figli. Caleidos darà vita, inoltre, a 6 nuovi Punti Educativi collocati nel territorio che si occuperanno di sostegno alle attività delle scuole d'infanzia paritarie, ma saranno anche spazi pensati nelle biblioteche, per offrire ai bambini e ai loro nuclei familiari occasioni per stare insieme, creare dei gruppi di mamme-lettrici, offrire opportunità per la pratica gratuita della psicomotricità, o ancora per il teatro e altre attività che generino cultura.

Un punto educativo verrà realizzato all'interno di una Casa di riposo e, in un'ottica intergenerazionale, verranno creati degli spazi nonni-bambini per giocare, fare ginnastica, yoga e leggere. Non mancherà uno spazio di ascolto per i genitori.

Caleidos si realizza congiuntamente in Piemonte (Cooperativa sociale Valdocco), Veneto (Cooperativa sociale Itaca), Friuli Venezia Giulia (Cooperativa sociale Itaca), Marche (Cooperativa sociale Labirinto) e Basilicata (Cooperativa sociale Progetto Popolare), coinvolgendo 42 soggetti sul territorio nazionale e in partnership tra loro con il coordinamento della Cooperativa Animazione Valdocco di Torino (ente capofila di Caleidos a livello nazionale) ed il Centro di ricerca Tiresia del Politecnico di Milano. Caleidos è una importante sperimentazione che in tutta Italia vuole raggiungere 380 famiglie e 540 bambini, dando vita a 36 punti educativi e coinvolgendo 32 nuovi partner territoriali.

La presentazione

Alla presentazione del progetto sono intervenuti oggi in Sala Mons. Dal Col, George Louis Del Re, direttore dei Servizi Socio Sanitari dell'Ulss 2 Marca Trevigiana, Willy Mazzer, responsabile area Giovani e Sviluppo di comunità della Cooperativa sociale Itaca, Elvio Poloni, dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo di Cappella Maggiore, Fiorenzo Fantinel, presidente Fondazione di Comunità Sinistra Piave, Mila Cristofoli, assistente sociale del Comune di San Vendemiano, Massimiliano Ferrua, project manager Caleidos della Cooperativa Valdocco ente capofila nazionale del progetto.

Erano inoltre presenti Renzo Zanchetta, vicesindaco Comune di San Vendemiano, Alessandra Covre, assessore di Colle Umberto, e Sebastiano Coletti, vicesindaco di Colle Umberto, Laura Buso, sindaca di Fregona, Larry Pizzol, sindaco di Sarmede, Mariarosa Barazza, vicesindaca di Cappella Maggiore, Sonia Colombari, assessora di Conegliano.

 

 

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