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Lunedì, 23 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 19 Giugno 2019 - nelPaese.it

Un Festival itinerante non solo nei luoghi, ma anche nel tempo. Nel prossimo autunno, infatti, fra settembre e ottobre coinvolgerà circa 600 studenti del Polo liceale di Gorizia.

Dopo l’esperienza positiva degli anni passati, l’alternanza scuola lavoro è stata confermata anche per il 2019 e, già in queste settimane di eventi per il pubblico, una parte dei liceali è stata coinvolta nel servizio organizzativo e logistico. La sessione autunnale andrà a completare la collaborazione e sarà, in maniera specifica, incentrata sui ragazzi delle scuole, affinché possano essere parte attiva degli incontri con autori e scrittori.

“Dialoghi” è organizzato dall’Associazione Culturaglobale e sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, Ilcam Spa, Le Vigne di Zamò, LegaCoop, Civibank, Comune di Palmanova, Comune di Aquileia eComune di Gorizia; i media partner Il Piccolo e Radio Onde Furlane, il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Fvg, Comune di Cormòns e del Conservatorio Tomadini di Udine; la collaborazioni di Enti e Associazioni del territorio ed estere. 

Il programma
 
Il 21 giugno, nella Sala Civica di Palazzo Locatelli a Cormòns (GO), con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, si terrà l’incontro Clima! Un’urgenza che non possiamo rimandare. L’appuntamento è per le 18.30 e vedrà protagonisti con Giuseppe Manzo, direttore di ‘nelpaese.it’; Paolo Fedrigo, del Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale ARPA FVG; Roberto Rizzo, giornalista scientifico EGE (Esperto in Gestione dell’Energia); Daniele della Toffola, Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale ARPA FVG.

Sabato 22 giugno al Castello di Gorizia, alle 17.45, nella Sala del Conte, si terrà la conferenza Lavorare con Carlo Pedretti. L’arte di conoscere e comunicare Leonardo, con Sara Taglialagamba e Margherita Melani della Fondazione Rossana e Carlo Pedretti. A seguire, il concerto del Duo in Sol, composto da Mariko Masuda (violino) e Giuseppe Miglioli (viola).

Domenica 23 giugno, doppio appuntamento alle 18.30: ad Aiello del Friuli, in Municipio (in caso di maltempo in Biblioteca) Popoli oppressi e dimenticati, chiacchierata con Nico Piro inviato RAI 3; Nello Scavo inviato speciale de l’Avvenire; Basir Ahang, etnia
hazara Afghanistan, poeta, attore e scrittore; Ismail Swati, musicista e giornalista di Gorizia News & Views. Modereranno Elisa Michellut, giornalista, collaboratrice di Messaggero Veneto e Rai Fvg; e Andrea Bellavite, giornalista e teologo.

Sempre alle 18.30, nella Chiesa di S. Quirino a Cormòns (loc.S.Quirino e in caso di maltempo in Sala Civica a Cormòns), l’appuntamento dal titolo ”Anima” sarà un omaggio all’estate appena arrivata: l’attore Luciano Roman leggerà Leonardo Da Vinci, accompagnato da Aleksander Ipavec, all’organo di Leonardo, e Paola Chiabudini al clavicembalo. A chiudere l’evento, un brindisi con i vini gentilmente offerti dall’Azienda Borgo San Daniele di Cormòns.

La settimana successiva, si ripartirà venerdì 28 giugno da Villa Locatelli della Tenuta di Angoris di Cormòns, alle ore 18.30, con l’incontro L’informazione diritto e dovere che vedrà protagonisti Vittorio Di Trapani, segretario Nazionale USIGRAI; Alessio Falconio, direttore di Radio Radicale; Cristiano Degano, presidente Ordine dei Giornalisti FVG; Giovanna Casadio, giornalista de La Repubblica; Beppe Giulietti presidente Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI). Modera Marinella Chirico, giornalista della sede RAI FVG. 
Appuntamento inserito nel programma di formazione dell’Ordine dei Giornalisti del F. V. G.

A seguire, musica con Le fil rouge, quartetto composto da Paolo Trapani, Emiliano Schiavone, Aldo Comar e Raoul Nadalutti, e brindisi offerto dall’Azienda Tenuta di Angoris Cormòns.

Sabato 29 giugno al Trgovski dom di Gorizia (Corso Verdi 52) alle 11.00, appuntamento con “dialoghi letterari”, dedicato ai trent’anni dalla morte di Leonardo Sciascia. Verrà presentato il libro “Dove si guarda e quello che siamo” di Giovanna Casadio, giornalista de La Repubblica. Ad accompagnare l’autrice, sarà Alessandro Mezzena Lona, giornalista, critico letterario e blogger, già responsabile della pagina Cultura de Il Piccolo.

Nel pomeriggio, alle 17.45 alla Polveriera Napoleonica Garzoni di Palmanova, (Contrada Garzoni), Il futuro in piazza! “dialoghi” con Francesca Sironi, giornalista de L’Espresso, Miriam Corongiu attivista di Stop Biocidio Terra dei fuochi; Martina Battocchio, ambasciatrice di The One Compaign; Marianna TonelliFridays for future. Modera Vincenzo Compagnone, giornalista de Il Messaggero Veneto. 

Subito dopo, alle 19.00, Discriminazioni razziali e di genere, disuguaglianza, violenza sulle donne “dialoghi con Chiara Saraceno, sociologa e filosofa; Alessandra Ziniti e Francesco Viviano giornalisti de La Repubblica; Sadiq Khan, giovane rifugiato politico pakistano. Modera Stefano Bizzi, giornalista de Il Piccolo.

Domenica 30 giugno, a chiusura della seconda parte del Festival “dialoghi”, nell’Abbazia di Rosazzo a Manzano (piazza Abbazia 5) alle18.00, si terrà l’incontro dal titolo Bellezza, Pensiero, Umanesimo, con Vito Mancuso, scrittore, saggista e teologo. Colloquierà assieme all’ospite Angelo Floramo, medievista, scrittore e docente. Subito dopo la conferenza, si terranno le premiazioni della III edizione del Concorso Giovani Giornalisti “Giulio Regeni” che quest’anno ha visto la partecipazione di 3 cittadini stranieri e ben 143 concorrenti provenienti da 39 province di 16 regioni italiane. A chiudere la giornata, la lettura da L’infinito di Leopardi dell’attore Massimo Somaglino, con l’accompagnamento della violinista giapponese Mariko Masuda e brindisi offerto dall’Azienda Le vigne di Zamo di Manzano.

Pubblicato in Cultura

La notizia della morte di Mohamed Morsi, avvenuta il 17 giugno durante un'udienza in tribunale, è profondamente scioccante e solleva forti domande sul trattamento subito dall'ex presidente egiziano durante la detenzione. Le autorità egiziane devono ordinare immediatamente un'indagine imparziale, approfondita e trasparente sulle circostanze del decesso, sulle condizioni detentive e sulla possibilità di avere accesso alle cure mediche", ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice per il Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International. 

"Le autorità egiziane avevano la responsabilità di assicurare che, in quanto detenuto, Mohamed Morsi avesse accesso a cure mediche adeguate", ha proseguito Mughrabi.  "Mohamed Morsi risultò scomparso per mesi dal suo arresto fino al 4 novembre 2013, quando comparve per la prima volta di fronte a un giudice. Per quasi sei anni è stato tenuto in isolamento: una condizione che ha comportato un considerevole stress psicofisico e che ha violato il divieto assoluto di maltrattamenti e torture. In quei sei anni, è rimasto di fatto isolato dal mondo esterno, senza poter avere accesso ai suoi avvocati e a un medico, con la sola eccezione di tre visite familiari". 

"Le autorità egiziane vantano una terribile storia di detenzione di prigionieri in isolamento per lunghi periodi di tempo e in condizioni durissime, così come di maltrattamenti e torture nei confronti dei detenuti. Ecco perché è più che mai cruciale che le autorità indaghino per determinare se maltrattamenti del genere abbiano contribuito alla morte di Mohamed Morsi e assicurare che i responsabili delle violazioni dei diritti umani commesse ai suoi danni siano chiamati a risponderne". 

Le condizioni

I familiari di Mohamed Morsi hanno reso noto che il loro congiunto soffriva di diabete, che nel corso della detenzione era collassato due volte e che non aveva avuto accesso a cure mediche adeguate. A causa delle limitazioni poste alle comunicazioni del detenuto col mondo esterno, si conoscono pochi dettagli sulle sue condizioni di detenzione. 

Le ricerche di Amnesty International hanno determinato che in sei casi le condizioni di isolamento hanno costituito forme di tortura nei confronti dei detenuti. 

 

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Muovere i primi passi, per poi camminare, correre e giocare: fin dalla nascita, il corretto sviluppo della struttura ossea è indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività. Risulta quindi fondamentale, fin da bambini, prendersi cura del sistema osteoarticolare. È in occasione dell’incontro “Il futuro delle ossa si costruisce da bambini”, svoltosi oggi a Milano, che la SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) punta i riflettori su alcune patologie che, se non curate nell’infanzia, rischiano di compromettere la salute futura dell’intero scheletro.

Dalla scoliosi alla lordosi, dalla lussazione congenita dell’anca al ginocchio valgo fino al piede piatto: sono solo alcune delle condizioni patologiche che richiedono un intervento tempestivo in età infantile.

“È fondamentale, per qualsiasi disturbo interessi le ossa e le articolazioni, rivolgersi allo specialista, l’ortopedico – ha commentato il Professor Francesco Falez, Presidente SIOT, Head Department Orthopaedic and Traumatology ASL RM 1 Chief Surgeon Ospedali Santo Spirito in Sassia & San Filippo Neri Roma Italy - SICOT National Delegate & Chairman Knee Arthroplasty Committee Member of the E.B “International Orthopedics Journal - che può curare le alterazioni dell’apparato muscolo-scheletrico causate da traumi o patologie, permettendo di mantenere o recuperare una buona qualità di vita ad ogni età. Fin dai primi passi è possibile incorrere in pericoli comuni che però possono arrecare traumi leggeri o invalidanti. Da non sottovalutare, inoltre, come alcuni di questi disturbi possano essere evitati grazie all’adozione di posture e comportamenti corretti fin dalla primissima infanzia”.

Posture scorrette, che possono degenerare con l’età, sono spesso associate all’eccessivo uso di dispositivi tecnologici. L’uso di tablet, pc, smartphone è, ad esempio, responsabile in moltissimi casi della cifosi, condizione che interessa la colonna vertebrale del bambino, maschio o femmina, che non riesce a mantenere la posizione eretta del tronco e delle spalle, sia seduto sia in piedi. È del 700% l’aumento di casi registrati nelle scuole medie inferiori negli ultimi dieci anni.

“Una vera e propria ‘bomba sociale’ quella della cifosi – ha commentato Il Professor Carlo Ruosi, Professore di Ortopedia e Traumatologia Università Federico II, Napoli - Responsabile Centro Scoliosi: Azienda Ospedaliera Università Federico II, Napoli - Responsabile C.d.A: Società Italiana Chirurgia Vertebrale e Gruppo Italiano Scoliosi srl - Past President SIGM (Società Italiana Ginnastica Medica e Rieducazione Motoria) -. Il numero eccessivo di ore giornaliere che, fin dai 3-4 anni, i bambini trascorrono piegati in avanti sui ‘babysitter elettronici’ è causa di questo disturbo troppo spesso sottovalutato. Fondamentale, in questi casi, è una diagnosi precoce. Mentre in fase iniziale è possibile intervenire con rieducazione motoria e ginnastica appropriata, in fase avanzata è necessario far indossare al bambino il busto ortopedico. Nel caso in cui la diagnosi arrivi troppo tardi, poi, si deve ricorrere alla chirurgia.”

Se la ginnastica medica è il rimedio della cifosi diagnosticata in fase iniziale, non si può affermare lo stesso per la scoliosi, patologia causata da una predisposizione genetica caratterizzata da una deformità a ‘S’ della colonna vertebrale che di solito colpisce le bambine tra i 10 e i 14 anni di età. In questo caso, infatti, la SIOT sottolinea come l’unico trattamento appropriato consista nell’applicazione del busto ortopedico.

A dover indossare un tutore sono invece i bambini più piccoli colpiti da una displasia congenita dell’anca, patologia che si sviluppa durante la vita intra-uterina e che porta a un’alterazione progressiva dei rapporti tra la testa del femore e l’acetabolo. Con un’incidenza di 1 su 1000 nati, più frequentemente nel sesso femminile (rapporto 6 a 1) e nel 45% dei casi bilateralmente, la displasia o lussazione dell’anca è una delle patologie dello scheletro più frequenti. Se la diagnosi viene posta precocemente, il trattamento viene eseguito mediante l’utilizzo di un tutore, statico o dinamico, che mantiene le anche flesse (90-100°) ed abdotte (50-60°) e permette di mantenere centrata la testa del femore all’interno dell’acetabolo risolvendo in pochi mesi il quadro di displasia acetabolare e di instabilità articolare.

“Si tratta di un disturbo che va diagnosticato alla nascita mediante l’esame clinico e con un’apposita ecografia da eseguire possibilmente intorno alla sesta settimana di vita e che va trattato immediatamente – ha evidenziato il Professor Pasquale Farsetti, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Locomotore, Università di Roma Tor Vergata - Direttore UOC Ortopedia, Policlinico di Tor Vergata e Presidente SITOP (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica) -. Se la diagnosi è tardiva occorre ricorrere a trattamenti più invasivi in anestesia generale, fino alla chirurgia. In ogni caso, dopo i 3-5 anni di età il trattamento diviene estremamente complicato per le rigidità articolari che si instaurano. La complicazione più temibile è rappresentata dalla necrosi ischemica della testa del femore che si manifesta con un’incidenza maggiore nei casi più gravi, spesso indipendentemente dal trattamento, e che può condizionare il risultato finale. La persistenza di una displasia in età adulta comporta inevitabilmente una degenerazione artrosica dell’anca che spesso necessita di essere protesizzata”.

Altro disturbo che interessa gli arti inferiori è il ginocchio valgo, molto frequente intorno ai 3 anni di età. Si tratta di una deviazione assiale degli arti inferiori che si manifesta con un aumento dell’angolo femoro-tibiale (fenomeno gambe a X). La causa è da attribuirsi ad uno squilibrio transitorio dell’attività delle cartilagini di accrescimento distale del femore e prossimale della tibia. Nel 98% dei casi tale condizione si risolve spontaneamente entro i 7-8 anni di età. La diagnosi differenziale deve essere posta con alcune malattie rare quali displasie scheletriche e affezioni endocrine o metaboliche. Rivolgersi ad un ortopedico è, dunque, fondamentale per porre una diagnosi corretta.

 

E ancora nel bambino può manifestarsi il piede piatto, condizione in cui l’arco longitudinale del piede, valutato sotto carico (in piedi), si presenta più basso della norma o addirittura assente. Generalmente è presente in forma transitoria nei primi anni di vita di numerosi bambini. Pertanto, quando il piede piatto si manifesta durante questo periodo, deve essere considerato fisiologico. Il piede piatto patologico si manifesta dopo i primi 6-7 anni di età, è spesso familiare e può essere associato ad una ipotonia muscolare. È generalmente asintomatico, mentre nei rari casi in cui si manifesta in forma dolorosa è necessario eseguire un trattamento specifico che può essere conservativo mediante l’utilizzo di plantari o chirurgico.

 

Infine, al contrario di quanto si possa pensare, le ossa dei bambini possono essere bersaglio di patologie con prognosi complessa: i tumori. L’osteosarcoma è il tumore maligno osseo più frequente in età pediatrica e si posiziona all’ottavo posto tra i tumori dell’infanzia per incidenza (2,4%). A seguire il sarcoma di Ewing con un’incidenza pari all’1,4%.

 

È opportuno però sottolineare come, negli ultimi anni, la prognosi per queste patologie sia migliorata in modo significativo, con una sopravvivenza che è passata dal 15% al 65-70%. Questo grazie ad una maggiore conoscenza scientifica e al netto miglioramento delle tecniche chirurgiche. Basti pensare che fino a trent’anni fa i pazienti con osteosarcoma erano quasi tutti soggetti ad amputazione, con gravi conseguenze sia funzionali sia psicologiche. Oggi, grazie ai moderni trattamenti combinati, assistiamo ad un notevole aumento degli interventi conservativi dell’arto, ma con ampia resezione ossea per la quale vengono utilizzate speciali protesi.

 

L’incontro è stata l’occasione per lanciare uno spot che la SIOT ha fortemente voluto realizzare per sensibilizzare l’opinione pubblica su una figura spesso sottovalutata, quella dell’ortopedico, l’unico in grado di curare gli organi di sostegno e di movimento. Un video emozionale che racconta i pericoli nei quali si può incorrere durante la vita, dai primi passi, all’adolescenza, fino alla maturità e che devono essere affidati alla cura dello specialista delle ossa.

 

 

 

 

Pubblicato in Salute

“In salute e in malattia. Contro il mutuo egoismo” è il reportage giornalistico illustrato, ideato dalla Fimiv Federazione italiana mutualità integrativa volontaria per raccontare come sono nate e come stanno evolvendosi le forme di mutualità in base ai bisogni, cosa fanno e chi aiutano concretamente le società di mutuo soccorso italiane.

Sedici tavole illustrate documentano le testimonianze di chi, incontrando sul suo cammino la malattia, ha sperimentato cosa significhi fare parte di una società di mutuo soccorso.

La storia

Nelle storie di Giuseppe e di Margherita ci sono 170 anni di valori mutualistici e di solidarietà rimasti vivi nel tempo. L’uno è sopravvissuto a una meningite e ha scongiurato l’apoplessia grazie alla prevenzione promossa da una società di mutuo soccorso; l’altra ha assistito inerme all’ictus di sua figlia, rimasta prigioniera della “sindrome del chiavistello” quando aveva solo trent’anni. Per Margherita, oggi, il sostegno psicologico di un gruppo di mutuo aiuto significa sapere di non essere sola nella più dolorosa delle condizioni. Ma i bisogni quotidiani per chi affronta una malattia sono concreti e spesso pesano sull’economia familiare, sbilanciando le esistenze e mettendole duramente alla prova. “E’ questa stessa consapevolezza che ha unito i fondatori della prima società di mutuo soccorso in Italia che, 170 anni fa, istituivano un fondo per aiutare concretamente chi tra i soci si fosse ammalato, rivendicando il diritto alla previdenza sanitaria per ciascuno”, spiega Placido Putzolu, Presidente dellaFIMIV Federazione Italiana Mutualità Integrativa Volontaria. Grazie a quell’intuizione, anche Marco*, che si è iscritto a una società di mutuo soccorso quando ancora era in salute, oggi non è solo nel fronteggiare una terribile diagnosi sopraggiunta dopo un incidente in macchina. Ha ricevuto un sostegno economico superiore alla quota versata ogni anno alla società, sia in termini di rimborso delle spese sanitarie che di strumenti necessari per affrontare la sua tetraplegia. Sarà sostenuto dalla mutua per tutta la sua vita: perché in una società di mutuo soccorso, diversamente da una compagnia assicurativa, si rimane per sempre insieme, in salute e in malattia. 

Chronos, kairos e aion. I greci usavano tre parole per definire il tempo, una sola per indicare il momento giusto, quello in cui il destino può cambiare e piegarsi in una direzione o nell’altra. Giuseppe lo sa da quando aveva solo nove anni. Magro e senza forze, era stato ricoverato al Regina Margherita di Torino per una meningite. Lo avevano portato lì mezzo morto dopo aver trascorso anni in un istituto per orfani di guerra, sulle colline di Superga. Così piccolo, aveva già visto con i suoi occhi i nazisti lanciare una bomba sul carretto di suo padre, soldato rientrato a casa dopo esser stato al fronte e partigiano ucciso nei giorni della fondazione della Repubblica di Salò. Sua madre, nonostante le condizioni di miseria in cui era costretta a vivere, aveva portato al piccolo Giuseppe un orologio trovato in regalo dentro una scatola di 40 cioccolatini. Così lui, sul letto d’ospedale, lo aveva smontato, tirando fuori tutte le rotelle per capire come fosse fatto. 

Che il tempo non sia solo una serie di sequenze, però, Giuseppe lo ha capito quando un orologiaio ha fatto visita per caso a sua zia e ha accettato di prenderlo come apprendista. “Ricordo ancora il momento in cui ha detto: e perché no? E la mia vita è cambiata. Eppure, mi dicevano che ero un miracolato perché mi ero salvato anche se non c’erano le medicine. La mia è una storia di sofferenza, ma poco per volta mi sono ripreso e mi hanno dimesso”, spiega. Troppo gracile per poter fare qualsiasi altro tipo di lavoro, ben presto è diventato un orologiaio e ha aperto una sua bottega. “Lavoravo tutta la notte per aggiustare gli orologi”ricorda Giuseppe, che dalla crisi del dopo guerra ha poi assistito al grande boom economico. Sono passati 60 anni da allora, ma dalla meccanica all’elettronica, dalle rotelle ai transistor, oggi, il senso del tempo non è cambiato: kairos ha bussato di nuovo alla sua porta per dirgli che per lui stava arrivando ancora il momento giusto. “Da venti anni sono iscritto a una società di mutuo soccorso aderente alla FIMIV, Federazione italiana della mutualità integrativa volontaria, e per questo usufruisco di visite preventive. E così, un giorno mi hanno visitato, ho fatto un’ecografia e mi hanno detto che avevo la carotide otturata al 90%”, racconta”. All’ospedale di Cuneo hanno confermato la diagnosi e allora ho scelto di non aspettare e di operarmi immediatamente. L’operazione è stata tre settimane fa e oggi sto già bene. Fa un po’ male, ma ne ho passate tante”.  

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Pubblicato in Nazionale

Si avvicina la 15a edizione del Premio Bindi. Dal 5 al 7 luglio a Santa Margherita Ligure (GE) ritorna il fascino di una delle rassegne musicali più prestigiose della musica italiana, per tre serate che omaggeranno passato, presente e futuro della canzone d'autore.

I finalisti di questa edizione, che si esibiranno sabato 6, saranno (in ordine alfabetico) Daniele Aliperti, Lamine, Leanò, Francesco Lettieri, Nevruz, Sale, Micaela Tempesta e Il Terzo Istante. Ogni finalista si esibirà davanti alla giuria due volte: al pomeriggio, sul palco sul lungomare, proporrà due propri brani in versione acustica, mentre alla sera, sul palco dell'anfiteatro Bindi, toccherà all'interpretazione di un brano di Umberto Bindi e di un proprio brano.

La giuria, proveniente dal mondo dell'industria e del giornalismo musicale italiano sarà composta da: Massimo Poggini (giornalista/direttore Spettakolo.it), presidente di giuria, Roberta Balzotti (Rai), Claudio Cabona (critico musicale), Daniela Cappelletti (Radio Italia), Armando Corsi (musicista), Massimo Cotto (autore/conduttore), Daniela Esposito (ufficio stampa), Guido Festinese (critico musicale), Riccardo Loda (Warner Chappell italiana), Elisabetta Malantrucco (RadioRai), Lucia Marchiò (Repubblica), Marco Mori (AudioCoop), Francesco Paracchini (rivista L'Isola che non c'era), Ezio Poli (L'Isola ritrovata).

Sempre sabato verrà assegnato il Premio Bindi New Generation. Quest'anno sarà premiato Venerus, una delle note più liete tra le nuove proposte dello scenario musicale indipendente. Con il debut EP A Che Punto È La Notte (Asian Fake), una delle sorprese discografiche dello scorso anno, e il recente EP Love Anthem, l'artista milanese ha conquistato pubblico e critica.

Il Bindi è una vetrina musicale per gli artisti emergenti, un happening per la promozione di progetti di qualità, un'occasione per le nuove realtà musicali di confrontarsi su un palco prestigioso, davanti ad una giuria di esperti e di addetti ai lavori: tre serate con ospiti di prestigio, a significare la continuità artistica tra artisti affermati e cantautori in rampa di lancio. Il Premio Bindi, dedicato al mai dimenticato Umberto Bindi, è da sempre una realtà di incontro, di scambio e di crescita artistica.

"Il Premio Bindi non è soltanto un appuntamento fisso dell'estate di Santa Margherita Ligure: si è consolidato nel panorama della musica cantautorale italiana diventando un punto di riferimento per tanti giovani artisti. Ed è tuttora un piccolo grande contributo per tener vivo il ricordo di Umberto Bindi, un uomo gentile, buono e un grande artista" (Paolo Donadoni, sindaco di Santa Margherita Ligure)

Nelle prossime settimane saranno annunciati nuovi ospiti: il Premio Bindi sarà ancora una volta capace di illuminare i vari mondi della musica italiana, esaltando eccellenze e novità del suo panorama.

Il palco del Bindi ha ospitato negli anni grandi nomi della musica italiana come Gino Paoli, Mauro Pagani, Antonella Ruggiero, Eugenio Finardi, Morgan, Niccolò Fabi, Andrea Mirò, Frankie Hi NRG, Ron, Cristina Donà, Francesco Baccini, Pacifico, Paolo Jannacci, Alberto Fortis, Fausto Mesolella, Avion Travel, Vittorio De Scalzi, Maurizio Lauzi, Carlo Fava, Massimo Bubola, Quintorigo, Renzo Rubino, Enzo Iacchetti, Filippo Graziani, Cristina Donà, Mario Venuti, Izi e Coma_Cose.

 

Il Premio Bindi è sostenuto dal contributo del Comune di Santa Margherita Ligure, della Regione Liguria e della SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.

 

Pubblicato in Cultura

L'Alleanza delle cooperative italiane di Bologna ha aderito all'appello di Marco Lombardo, assessore alle Attività Produttive del Comune di Bologna, per una candidatura collettiva della città di Bologna al Premio Europeo delle Città accessibili.

In una lettera inviata all'assessore, la presidenza dell'Alleanza delle cooperative italiane di Bologna ha chiarito le ragioni della propria adesione: "La cooperazione bolognese lavora da sempre sulle tematiche dell'inclusione sociale delle persone con più fragilità, con una concezione ampia del concetto legato alla disabilità. Per questo condividiamo l'approccio di una candidatura collettiva che coinvolga tutta la comunità bolognese in modo trasversale".

Per i cooperatori bolognesi resta centrale il tema dell'inclusione lavorativa delle persone con disabilità, da favorire anche con meccanismi premianti nelle gare pubbliche. "Anche il tema della dignità e del riscatto della persona attraverso il lavoro - si legge nella lettera -  è un argomento a noi caro, che riguarda una responsabilità sociale del mondo imprenditoriale nel suo insieme e di tutti gli enti pubblici attraverso la leva strategica degli appalti, capaci, con l'utilizzo delle clausole sociali, di premiare chi concretamente opera nella direzione dell'inclusione lavorativa di persone con fragilità".

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Cresce il numero delle persone costrette a scappare da guerre, violenze e persecuzioni: nel 2018 sono 70,8 milioni. Il dato, reso noto oggi col rapporto annuale Global Trends dell’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), per il sesto anno consecutivo rappresenta un record. Nel 2017, infatti, le persone costrette a fuggire erano 68,5 milioni, ma se si confrontano i numeri attuali con quelli dell’ultimo decennio, l’ultimo dato disponibile sfiora un raddoppio: nel 2009, infatti, erano 43,3 milioni le persone in fuga. Tra il 2012 e il 2015, infatti, c’è stato un rapido incremento a causa del conflitto siriano, ma anche altri conflitti hanno contribuito al nuovo record di persone costrette a scappare dal proprio paese. "Quanto osserviamo in questi dati costituisce l’ulteriore conferma di come vi sia una tendenza nel lungo periodo all’aumento del numero di persone che fuggono in cerca di sicurezza da guerre, conflitti e persecuzioni", ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.

“Gli Stati hanno il diritto di gestire la migrazione attraverso i loro confini, ma hanno anche la responsabilità di ridurre al minimo la sofferenza umana. Non possiamo più tollerare politiche che causano consapevolmente sofferenze e non dobbiamo credere a chi sostiene che cercare protezione sia un atto criminale o che aiutare chi ha bisogno sia sbagliato. È il tempo di fornire una risposta più umana per le persone in movimento in cerca solo di una vita migliore e più sicura, proprio come ciascuno di noi”dichiara la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF.

Negli ultimi mesi, a MSF è stato impedito di fornire assistenza umanitaria sull’isola di Nauru e nel Mar Mediterraneo, e questo come conseguenza diretta delle politiche di deterrenza dei governi. Governi che sempre di più criminalizzano chi cerca di mettersi in salvo, così come gli individui e le organizzazioni impegnate a assisterli.

Negli Stati Uniti come in Australia, in Europa e nel resto del mondo, i rifugiati sono sempre meno accolti. Alcuni dei paesi più ricchi al mondo stanno trascurando i loro obblighi legali internazionali volti alla protezione dei rifugiati e richiedenti asilo, preferendo fornire un sostegno finanziario e altre forme di incentivi ai paesi disponibili ad accogliere. Tutto ciò sta trasformando il sistema degli aiuti da un supporto fornito sulla base dei bisogni a uno strumento di controllo delle migrazioni.

“Una delle prime cose che mi ha impressionato del campo di Moria a Lesbo sono i numeri con cui vengono registrate le persone. Iniziano tutti con il prefisso 05, da quel momento smetti di avere un nome, un'identità, una storia. E poi sono rimasto colpito dalle file lunghissime, file per il cibo, file per accedere ai pochi servizi igienici presenti, file per accedere alla procedura di richiesta di asilo politico. Mesi, anni, passati così, a stare in fila” dichiara Fabrizio Carucci, psicologo di MSF appena rientrato da una missione di 8 mesi in Grecia.

Nessun muro, nessun oceano o mare potrà mai fermare chi cerca protezione. Per le persone in fuga MSF continuerà a fornire l’assistenza umanitaria e le cure mediche di cui hanno disperatamente bisogno.

Storie

Dal Venezuela alla Colombia. Marilyn Diaz e la sua famiglia sono arrivati a Tibù (in Colombia) un anno e mezzo fa, dopo aver lasciato il Venezuela a causa di difficoltà economiche. MSF ha assistito Marilyn durante la gravidanza e il suo primo figlio quando ha smesso di mangiare.

“Mi sono rivolta a MSF perché ero incinta, avevo problemi fisici e mio figlio aveva praticamente smesso di mangiare. Hanno visitato entrambi. Mio figlio era sottopeso, gli hanno dato del cibo terapeutico e ora sta molto meglio. A me hanno dato medicine e vitamine. Ho partorito 3 giorni fa, qui in ospedale. È andato tutto bene. Qui sopravviviamo, ma non vediamo l’ora di tornare a casa”. In Colombia, MSF lavora con i migranti e richiedenti asilo venezuelani in Norte de Santander, Arauca e La Guajira.

Dalla Nigeria all’Ex-MOI di Torino. M., originario della Guinea, ha 21 anni ed è arrivato in Italia qualche anno fa (foto qui). Oggi vive all’Ex MOI di Torino, dove MSF porta avanti dal 2016 un progetto di orientamento ai servizi sanitari pubblici territoriali rivolto ai residenti delle palazzine, in collaborazione della ASL “Città di Torino” e del Comune di Torino.

“Dovevamo montare una giostra per bambini: sono caduto da un camion e mi sono rotto un braccio. Sono rimasto in ospedale per due giorni, poi sono ritornato all’Ex-MOI. Le persone di MSF mi hanno aiutato ad avere la tessera sanitaria e un medico. Poi mi hanno accompagnato in ospedale per l’operazione e per la fisioterapia. Mi hanno aiutato anche quando ho deciso di denunciare il mio titolare che al pronto soccorso non aveva dichiarato che ero stato vittima di un incidente sul lavoro. Non parlando l’italiano, è come se non riuscissi a fare niente da solo”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Migrazioni

E' previsto fra due giorni - la mattina di giovedì 20 giugno - l'arrivo nel porto di Genova di un'altra nave-cargo saudita, la Bahri Jazan, con il probabile intento di imbarcare i 4 gruppi elettrogeni della Teknel che, a seguito delle mobilitazioni dei lavoratori portuali, erano stati trasferiti nelle scorse settimane al Centro smistamento merci (Csm) per essere ispezionati.

“Ancora una volta rinnoviamo il nostro appello al Governo a sospendere immediatamente l'invio di ogni tipo di materiale militare destinato all'Arabia Saudita e contestualmente invitiamo le maestranze del porto di Genova a non prestare il proprio servizio per operazioni di carico di merci e materiali militari o di uso duale destinati ai sauditi” dichiarano Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Movimento dei Focolari Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Oxfam Italia . 

Come noto, grazie alla mobilitazione dei lavoratori portuali e della società civile, lo scorso 21 maggio la nave cargo saudita Bahri Yanbu è salpata dal porto di Genova senza imbarcare il materiale "dual use", ma con specifiche anche militari, destinato all'Arabia Saudita. Si tratta di 4 gruppi elettrogeni su rimorchio, dotati di palo telescopico del tipo TK 13046 prodotti dall'azienda Teknel di Roma per alimentare centri di comunicazione, comando e controllo  per operazioni di natura aerea e terrestre. Questi generatori – come documenta la Relazione governativa sulle esportazioni di materiali militari (si veda foto allegata) – fanno parte di un ordinativo di 18 gruppi elettrogeni del valore 7.829.780 di euro la cui esportazione è stata autorizzata alla Teknel da parte del competente organo nazionale, l'Autorità nazionale - UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) che fa capo al Ministero degli Esteri.

A seguito di questa autorizzazione tali prodotti sono da ritenersi, a tutti gli effetti, materiali ad uso militare sia per la tipologia di materiale sia per il destinatario e utilizzatore finale: la Guardia Nazionale Saudita, corpo di natura militare, secondo molte fonti dispiegato nel conflitto in Yemen. 

“Non è compito, quindi, né delle autorità locali (Prefettura, Questura, Autorità Portuale ecc.), né dell'azienda e nemmeno dei lavoratori portuali o dei loro sindacati stabilire se si tratta o meno di materiali militari: ciò è già stato definitivamente stabilito dall'Autorità nazionale UAMA che ne ha autorizzato l'esportazione proprio in tale forma e con le opportune procedure”, aggiungono le associazioni. 

“Dobbiamo purtroppo prendere atto – prosegue la nota - che da parte del Governo italiano non sono ancora giunte decisioni riguardanti il blocco dell'invio di materiali militari verso i Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen, come invece fatto da altri Paesi europei nostri partner. Nessuna decisione formale è stata presa nonostante il Presidente del Consiglio Conte abbia dichiarato lo scorso 28 dicembre 2018 davanti alla stampa nazionale e internazionale che «il governo italiano è contrario alla vendita di armi all'Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze». Nulla di tutto ciò purtroppo  è ancora avvenuto”. 

Anche alla luce di questi ulteriori sviluppi le nostre organizzazioni rinnovano l'appello al governo italiano “di sospendere l'invio di ogni tipo di materiali d'armamento alla coalizione miliare capeggiata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che da più di quattro anni è intervenuta nel conflitto in Yemen utilizzando anche bombe aeree di fabbricazione italiana per effettuare bombardamenti indiscriminati che gli esperti delle Nazioni Unite hanno definito come "crimini di guerra". Queste esportazioni sono in totale contrasto con la legge 185/1990 e col Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese”. 

A ciò si aggiunge quello al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al Ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi, “di farsi promotori, presso i paesi dell'Unione europea, di un'istanza di embargo” e al Parlamento italiano “chiediamo di esaminare con attenzione le autorizzazione rilasciate dal governo per forniture di armi italiane nelle zone di conflitto, in particolare per quanto riguarda la guerra in corso in Yemen”.

Le associazioni si appellano ai sindacati ed ai lavoratori portuali e aeroportuali “per mantenere alta l'attenzione su tutti i materiali di tipo militare destinati a Paesi esteri che possono essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto umanitario”  e a tutte le associazioni della società civile “per manifestare la propria adesione a queste richieste e di coordinarsi con le nostre associazioni che hanno ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all'attuale Governo Conte di sospendere l'invio di sistemi militari all'Arabia Saudita”. 

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