Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 20 Giugno 2019 - nelPaese.it

Giustizia e processi mediatici. La gogna pubblica accompagna drammatici casi di cronaca prima ancora che si esprima la magistratura. L’ultimo caso riguarda quello, drammatico, del professore Vincenzo Auricchio che si è tolto la vita mentre era agli arresti domiciliari per presunti abusi su due studentesse minorenni.

 

In un contesto sempre più spinto verso la forca penale e meno verso il garantismo alcune domande alla dottoressa Rosa Criscuolo (nella foto a sinistra) dell’associazione Luca Coscioni

Partiamo dal contesto. Oggi sembra che la ricerca di una morale forcaiola abbia preso il sopravvento, soprattutto per le persone più fragili. O no?

Il soggetto che sceglie di soccombere in realtà fugge dal dolore non dalla condanna che potrebbe anche non arrivare mai. Può aiutarci nell' introdurre la riflessione una famosa pellicola di Damiano Damiani in cui Nino Manfredi interpreta Gino Girolomoni. Questi venne accusato ingiustamente di essere il “mostro” di Roma, responsabile negli anni Venti dello stupro di sette bambine e dell'omicidio di cinque di loro. Nonostante fosse innocente, fu vittima di una campagna mediatica che lo indicò come sicuro responsabile su pressione del regime fascista che voleva accreditarsi come garante dell'ordine. Il caso del professore Auricchio potrebbe agganciarsi alla storia di un Girolimoni che sceglie il suicidio nell' epoca della macchina del fango dei social a causa di un errore giudiziario che coinvolge un innocente all'improvviso. Il “mostro” di Roma rappresenta un caso emblematico degli effetti perversi sulla pubblica opinione di una campagna giornalistica pilotata e accusatoria di carattere fascista. Questo uno dei motivi per cui è fondamentale difendere la pluralità dell'informazione. 

Le responsabilità: qual è il ruolo della magistratura in questo senso?

In realtà stiamo parlando degli effetti del processo mediatico che presuppone una doppia sofferenza per il soggetto costituita dal giudizio legale e da quello dell’opinione pubblica. Il diritto di cronaca giudiziaria dovrebbe prevedere l’introduzione di obblighi di integrazione/rettifica informativa che il giudice dovrebbe imporre ai media e indennizzi a carico dello Stato. Un altro problema non trascurabile e' la disposizione derogatoria dell'art 114 cpp, comma 7 sui " Divieti di pubblicazione " che ammette espressamente la pubblicabilità del contenuto di atti non pubblicabili.  

Dunque, introdurre misure rimediali a margine possono essere apprezzate come soluzioni in un ordinamento che voglia assicurare ai diritti fondamentali in rilievo una “tutela non illusoria e astratta, ma effettiva e concreta”. Chiaramente parliamo di un lavoro che dovrebbe coinvolgere intorno allo stesso tavolo più sensibilità facenti parte del mondo della magistratura e dell'avvocatura, dell'informazione e della politica. 

L'informazione continua a inseguire la pancia, punta sulla morbosità e il gossip. Segue la politica o viceversa? 

Questa risposta è assai impegnativa soprattutto in questo periodo in cui lo scandalo delle toghe potrebbe travolgere anche la vita di questo Governo. Seguo da spettatrice muta le vicende del "parlamento delle toghe" i cui scontri sono avvincenti e trascinano le sorti della politica dei palazzi romani. Concluderei nell' affermare che la politica che fa gossip non fa notizia. E quindi sono molto felice che Radio Radicale possa continuare a servire i cittadini offrendo il suo servizio pubblico in ottemperanza al diritto di informazione. Nono a caso  la corte, con la sentenza n. 420 del 7 dicembre 1994, dichiarò infatti che è necessario "garantire il massimo di pluralismo esterno, al fine di soddisfare, attraverso una pluralità di voci concorrenti, il diritto del cittadino all'informazione".

 

Pubblicato in Nazionale

“Occorre agire rapidamente per dare nuovo slancio all’attività economica ed imprenditoriale, premessa indispensabile per rimettere il Paese su un sentiero di crescita più solida”.

Ad affermarlo è Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop, commentando i dati diffusi oggi da Inps e Istat. “Pur in presenza di una dinamica ancora positiva dell’occupazione- sottolinea il Presidente di Legacoop- desta preoccupazione il forte incremento del ricorso alla cassa integrazione straordinaria (+ 35% in un anno), che segnala un’evidente condizione di difficoltà del sistema produttivo, già evidenziata dal dato di aprile del calo della produzione industriale; preoccupazione accresciuta dalla previsione Istat di un molto probabile calo del PIL nel secondo trimestre dell’anno”.

“A fronte di questo quadro - sostiene Lusetti - è necessario attivare rapidamente, nel rispetto della stabilità dei conti pubblici, tutte le misure in grado di ridare slancio all’attività produttiva, ad esempio abbassando il costo del lavoro stabile, incentivando i processi di innovazione e la formazione dei lavoratori, favorendo gli investimenti privati e pubblici, in modo da rimettere il Paese su un sentiero di crescita più solida”.

 

Pubblicato in Economia sociale

Una vera e propria “recessione demografica” sta colpendo l’Italia: a rischio il futuro di questo Paese che va verso la desertificazione. Ormai dal 2015, appare "significativa" e si sta traducendo in "un vero e proprio calo numerico di cui si ha memoria nella storia d'Italia solo risalendo al lontano biennio 1917-1918, un'epoca segnata dalla Grande Guerra e dai successivi drammatici effetti dell'epidemia di 'spagnola'". Così il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, presentando il Rapporto annuale. Per trovare una situazione comparabile occorre tornare indietro di circa un secolo.

"Secondo i dati provvisori relativi al 2018 sono stati iscritti in anagrafe per nascita oltre 439 mila bambini, quasi 140 mila in meno rispetto al 2008". Lo rileva l'Istat nel Rapporto annuale, parlando del "declino demografico" o "recessione demografica" che sta colpendo l'Italia. D'altra parte il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni, qui i dati si fermano al 2016, non ha ancora avuto figli. Ma coloro che dichiarano che l'avere figli non rientra nel proprio progetto di vita sono meno del 5%.

I migranti sono fondamentali

"Non va ignorato che la crescita della popolazione italiana degli ultimi vent'anni è avvenuta unicamente grazie all'aumento della componente di origine straniera, una componente che al primo gennaio 2019 conta 5 milioni e 234 mila residenti pari all'8,7% della popolazione. Una numerosità di tutto rilievo superiore al numero degli abitanti di 9 dei 27 paesi dell'Ue". Lo dice il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, presentando il Rapporto annuale a Montecitorio.

Negli ultimi 10 anni una quota crescente di cittadini stranieri "ha alimentato il flusso dei nuovi italiani divenuti tali per acquisizione della cittadinanza" o per "il peso relativo delle cosiddette seconde generazioni, molte delle quali formate da ragazzi nati sul territorio italiano".

(Fonti: Ansa e Dire/Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale

Venerdì 21 giugno 2019 e Lunedì 24 giugno 2019, rispettivamente nel Comune di Campo di Giove e nel Comune di Cansano, verrà celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato. Il rifugiato è un individuo che, per ragioni essenzialmente politiche, ma anche economiche e sociali, è costretto ad abbandonare lo Stato di cui è cittadino e dove risiede, per cercare rifugio in uno Stato straniero.

Le amministrazioni comunali di Campo di Giove e di Cansano, in maniera congiunta e in collaborazione con la Horizon Service Società Cooperativa Sociale di Sulmona, attraverso la realizzazione del Progetto SPRAR “Majella Accoglie”, hanno creduto fermamente in un percorso di integrazione dei richiedenti asilo nel loro tessuto sociale.

Venerdì 21 giugno 2019, alle ore 17:30, nel Comune di Campo di Giove, presso Palazzo Nanni, si terrà un incontro pubblico per testimoniare l’esperienza del Progetto SPRAR “Majella Accoglie”. Alle ore 19:00, immediatamente dopo l’incontro pubblico, verrà proiettato il film “La mia classe”, un film italiano del 2013 diretto da Daniele Gaglianone, interpretato da Valerio Mastandrea e da attori non professionisti: un attore impersona un maestro che dà lezioni a una classe di stranieri che mettono in scena se stessi; sono extracomunitari che vogliono imparare l’italiano, per avere il permesso di soggiorno, per integrarsi e per vivere in Italia, arrivano da diversi luoghi del mondo e ciascuno porta in classe la propria vita.

Lunedì 24 giugno, alle ore 21:15, nel Comune di Cansano, presso il Centro di Documentazione e Visita di Ocriticum, verrà nuovamente proiettato il film “La mia classe”. Alla realizzazione delle due giornate ha contribuito anche la Proloco di Campo di Giove.

 

Pubblicato in Abruzzo

Irruzioni e arresti di massa di gruppi di migranti stanno aumentando vicino al confine meridionale del Messico, spingendo le persone a spostarsi clandestinamente con il rischio di diventare vittime di reti criminali di trafficanti e di non aver accesso alle cure mediche, avverte Medici Senza Frontiere (MSF).

La settimana scorsa le équipe di MSF nelle città di Coatzacoalcos e Tenosique sono state testimoni di numerosi arresti di massa di migranti. Un blitz a Coatzacoalcos è avvenuto mentre un team di MSF stava fornendo cure mediche, assistenza psicologica e distribuiva kit igienici. A seguito delle frequenti irruzioni e per la paura di essere arrestati, i migranti evitano sempre di più la frequentazione di quei luoghi, compresi quelli in cui sono disponibili servizi medici di base, in cui potrebbero essere visibili dalle autorità di polizia.

"Stiamo già vedendo come la criminalizzazione dei migranti e dei richiedenti asilo costringa queste persone a nascondersi" dichiara Sergio Martín, capomissione di MSF. " Negli ultimi giorni sono venuti in pochi per le visite mediche. La conclusione è ovvia: le persone che hanno bisogno di assistenza medica non la stanno ricevendo".

Le irruzioni della scorsa settimana a Coatzacoalcos e Tenosique si sono tenute mentre gli Stati Uniti annunciavano un accordo con il Messico per rinforzare le misure contro i migranti e mettere un freno alla migrazione, in particolar modo lungo il confine meridionale messicano.

"In questo momento le persone si spostano clandestinamente in piccoli gruppi" dichiara Martín di MSF. "Sono costretti a percorrere strade pericolose dove è forte la presenza di bande criminali e non c'è possibilità di avere un rifugio o accedere ai servizi sanitari di base, in un momento in cui invece ne avrebbero maggiormente bisogno. È probabile che un maggior numero di migranti possa diventare facile preda delle reti di trafficanti, i principali beneficiari di queste misure repressive".

Anche lungo il confine settentrionale del Messico, nelle città di Mexicali, Tijuana, Nuevo Laredo, Reynosa e Matamoros, si registra un gran numero di migranti e richiedenti asilo che, in attesa di poter continuare il loro viaggio, corrono il rischio di finire nelle mani di bande criminali. Le nuove leggi statunitensi in materia di asilo costringono queste persone ad attendere l'esito della loro domanda in Messico.

Le équipe di MSF stanno assistendo un numero crescente di pazienti provenienti da paesi come Cuba, Repubblica Democratica del Congo, Angola o Camerun. "In queste città così pericolose i migranti sono estremamente vulnerabili. Le bande criminali guadagnano con l'estorsione dei migranti" dice Martín di MSF.

Le équipe di MSF presenti nel nord del Messico offrono regolarmente cure mediche e psicologiche ai migranti aggrediti o rapiti dalle bande criminali. Questi gruppi mirano ad estorcere denaro ai parenti dei migranti, negli USA o nei loro paesi di origine, in cambio del loro rilascio. Negli ultimi anni, MSF ha ripetutamente denunciato le conseguenze pericolose delle politiche repressive contro i migranti che dagli stati di El Salvador, Honduras e Guatemala scappano verso il Messico. Fuggiti da violenze e povertà, raccontate dai migranti ai team di MSF, si ritrovano nuovamente esposti ad estreme violenze in Messico.

"Piuttosto che dare una risposta umana, il governo messicano ha messo in atto una politica repressiva lungo il confine che condanna i migranti – un crescente numero di bambini, donne e intere famiglie - ad una maggiore sofferenza. È un altro giro di vite inflitto ai migranti e ai richiedenti asilo" concluse Martín di MSF.

 

Pubblicato in Nazionale

Nel carcere di Poggioreale a Napoli la situazione è sempre più esplosiva dopo la rivolta di domenica scorsa. “È necessario intervenire per risolvere in modo strutturale le criticità del carcere di Poggioreale, ma dobbiamo assolutamente evitare che, con la scusa dell’emergenza, si proceda a misure che sarebbero controproducenti e lesive del diritto delle persone recluse”.

È quanto afferma il Garante regionale delle persone prive della libertà personale Samuele Ciambriello, commentando le proteste nel padiglione Salerno e il recente decesso di ieri mattina, avvenuto nello stesso padiglione.

“Credo sia oggettivo e riconosciuto da tutte le istituzioni, Procura della Repubblica, Dipartimento amministrazione penitenziaria, Ufficio del Garante, che sono necessari lavori strutturali per rendere almeno quattro Padiglioni del carcere e il Centro Clinico San Paolo, adeguati agli standard previsti dallo stesso ordinamento penitenziario. Se non si interviene in modo strutturale non saremo mai in grado di garantire condizioni detentive rispettose della dignità delle persone recluse.”

“Allo stesso tempo ci tengo a sottolinearlo, ha proseguito Ciambriello, se è vero che è indispensabile ridurre il sovraffollamento, sarebbe molto grave se si procedesse a trasferimenti indiscriminati e “punitivi”. Bisogna garantire il rispetto del principio di territorializzazione della pena. Le istituzioni debbono offrire risposte adeguate ad una legittima protesta e dobbiamo avere la capacità di potenziare i servizi sanitari e le attività sociali e lavorative interne all’istituto. Le risorse sono già stanziate, possono incominciare immediatamente i lavori di risistemazione dei padiglioni, non ha senso ritardarne l’inizio.”

Intanto per stasera alle 21 è stato indetto un presidio davanti al penitenziario napoletano a seguito della morte del detenuto.

Pubblicato in Campania

In questi giorni Istat ha pubblicato il suo consueto report annuale sulla povertà in Italia e i dati sono, ancora una volta, drammatici e preoccupanti.

Tuttavia, anche in questo caso, ISTAT non ha ancora adottato i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, né gli impegni del Programma d’Azione biennale sulla disabilità (decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 2017). All’interno del report non troviamo, infatti, dati specifici sulla condizione delle persone con disabilità o confronti col resto della popolazione. Un’occasione mancata per indagare correlazioni e darne contezza come base di serie politiche contro l’esclusione.

“Che la disabilità sia uno dei primi elementi di impoverimento delle persone e delle famiglie lo si deduce da altri studi ed analisi, purtroppo sempre più datati. I più articolati risalgono al 2010 e sono contenuti nel Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale, pubblicato nel 2012 dalla Commissione d’Indagine sull’Esclusione Sociale (CIES) del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La Commissione nel frattempo è stata soppressa”, sostiene la Federazione Italiana Superamento Handicap (Fish onlus).

Quel Rapporto illustrava come la presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare può essere una delle principali cause di deprivazione. Assenza di lavoro, sovraccarico assistenziale per la famiglia, costi sociosanitari, riflessi negativi sulla carriera lavorativa dei familiari sono, infatti, alcuni dei fattori che possono limitare l’accesso ai beni e ai servizi di cui dispone la maggior parte della popolazione.

E ancora: la deprivazione materiale (le difficoltà a sostenere una serie di spese o al possesso di alcuni beni durevoli) interessa le persone con limitazioni dell’autonomia personale in misura maggiore rispetto al resto della popolazione. Vivono quella condizione il 24,7% degli individui con limitazioni gravi e il 19,7% dei non gravi, a fronte del 14,2% delle persone senza limitazioni. Lo stesso si registra nel caso della grave deprivazione, che interessa l’11,9% e l’8,6% delle persone con limitazioni gravi e non gravi, contro il 6,1% di chi non ha limitazioni.

“Un quadro di povertà e deprivazione che si combina spesso con altri elementi di discriminazione: essere minori con disabilità (povertà minorile), essere donne con disabilità (disparità di genere), essere migranti con disabilità, vivere in territori con servizi e sostegni limitati. Il risultato è quello su cui FISH attira l’attenzione: la discriminazione multipla ancora oggi così sottovalutata in termini di rilevazione, di consapevolezza e, quindi, di politiche e servizi, siano essi mirati alla disabilità o al contrasto della povertà”, conclude la Fish.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Giugno 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30