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Mercoledì, 21 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 27 Giugno 2019 - nelPaese.it

Presentato al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, il bando si propone di sostenere la creazione e lo sviluppo di cooperative di comunità con consulenza, formazione specialistica e contributi a fondo perduto.

Sviluppo locale e cooperative di comunità, questo il tema del workshop “Rigenerare Comunità” al Teatro della Concordia a cui hanno partecipato il Sindaco di Monte Castello di Vibio Daniela Brugnossi, Andrea Bernardoni e Paolo Scaramuccia di Legacoop e i presidenti di due cooperative di comunità umbre, Roberto Sbriccoli e Paolo Giovannini.

“Rigeneriamo comunità” è un bando promosso da Legacoop e da Coopfond - con il sostegno di Banca Etica, Fondazione Finanza Etica e in partnership con soggetti dell’associazionismo e della promozione territoriale - che si propone di favorire la creazione, il consolidamento e lo sviluppo di cooperative di comunità. Tali soggetti sono un modello di innovazione sociale dove i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi; livello generale, questa forma cooperativa è finalizzata all’interesse generale delle comunità locali che punta, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini, alla gestione dei beni comuni.

“Abbiamo deciso di ospitare questa splendida iniziativa – ha sottolineato il Sindaco daniela Brugnossi - perché affascinati da questa opportunità che riteniamo possa essere calata nella nostra realtà anche grazie al fatto che piccole comunità come la nostra hanno una forte identità ed un grande capitale sociale su cui poter costruire progetti per il futuro”.

Il bando - a cui sarà possibile partecipare entro il 31 agosto 2019 - sosterrà idee e progetti imprenditoriali indirizzati al potenziamento delle risorse e al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali attraverso lo sviluppo di una combinazione di attività quali, per esempio, interventi finalizzati alla riqualificazione di beni che rispondono a un interesse pubblico, alla tutela dell’ambiente, del decoro urbano e al recupero di luoghi in disuso, alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, allo sviluppo di energie rinnovabili, al riuso e al riciclo.

Le candidature dovranno pervenire attraverso la piattaforma CoopStartup, dove sono disponibili anche maggiori informazioni sul bando.

“In Umbria – afferma Andrea Bernardoni – Legacoop Umbria sosterrà con consulenze e tutoraggio gratuito tutti i gruppi di cittadini che vorranno partecipare al bando ed impegnarsi per la rigenerazione della propria comunità.”

 

Pubblicato in Umbria

Un fatturato di 39.454.364 euro (in crescita rispetto ai 38.773.749 euro del 2017) e 1.560 lavoratori occupati (+37 unità sull’anno precedente), l’89,1% dei quali a tempo indeterminato. Sono alcuni dei numeri del bilancio 2018 della cooperativa sociale G. Di Vittorio, operante in larga parte della Toscana, che è stato approvato stamattina dall’Assemblea dei soci riunita a Firenze.
Rinnovati anche gli organi sociali: 13 i membri del nuovo Cda (9 donne e 4 uomini) che guiderà la cooperativa nel triennio 2019-2022. Maria Antonella Oronte è confermata presidente, Lorella Masini sarà ancora vicepresidente.

L’Assemblea si è svolta nei locali di quella che diverrà, entro la fine dell’anno, la nuova sede amministrativa di Firenze della cooperativa in via Vasco de Gama, 101.

“La nuova sede sarà più funzionale dal punto di vista logistico e ci consentirà di gestire in maniera più efficiente servizi e attività – afferma Maria Antonella Oronte -. Già da oggi gli oltre 900 lavoratori e lavoratrici dell’area fiorentina avranno uno spazio adeguato per riunioni e formazione, mentre il trasferimento degli uffici si completerà entro la fine del 2019. L’attuale sede di Firenze sarà valorizzata e ospiterà un servizio residenziale, garantendo così nuovi posti di lavoro, mentre l’ufficio operativo di Sesto Fiorentino si trasformerà in un polo specializzato nei servizi all’infanzia e ai minori”.

Oltre a consentire alla cooperativa di rafforzare la propria presenza a Firenze e provincia, l’operazione s’inserisce all’interno di una strategia di sviluppo ben precisa. “Stiamo sperimentando nuove aree di intervento e investendo il nostro know how anche nella progettazione ed erogazione di servizi privati – chiarisce Oronte – Daremo vita a una nuova Rsa a Livorno, che darà nuove opportunità di occupazione. Amplieremo la gestione di nidi privati e servizi di mediazione familiare. A Sesto Fiorentino avvieremo una comunità educativa per minori 0-6 nell’ambito del progetto di housing sociale ‘Sesto Smart Village’”.

Migliaia di utenti fragili tra minori, portatori di handicap, utenti della salute mentale, della marginalità sociale, tossicodipendenti, anziani non autosufficienti sono quotidianamente assistiti dalle operatrici e dagli operatori della Di Vittorio: ogni giorno sono oltre 5.000 le ore lavorate nei diversi servizi per un totale di 1.875.836 ore nel 2018 (+2,15% rispetto al 2017).

Su 1560 occupati, 1301 sono donne (pari all’83,3% del totale dei lavoratori) e 259 uomini (16,7%). I soci sono 949 (60,8% del totale dei lavoratori). 1390 lavoratori sono assunti a tempo indeterminato. Nel 2018 i contratti a tempo indeterminato hanno fatto registrare un aumento dell’1,6% rispetto al 2017, segnando un’inversione di tendenza sugli ultimi 5 anni. Il 67,6% del personale in forza alla cooperativa (al 31 dicembre 2018) opera sulle due province della zona interna (Firenze e Siena), il restante 32,4% sulla costa (Massa Carrara, Livorno, Lucca e Grosseto).

Tra il 1° aprile 2018 e il 28 febbraio 2019 la cooperativa ha presentato offerte per 31 procedimenti/bandi: nelle 19 procedure concluse, è risultata vincente nel 78,9% dei casi.

Nel 2018 ha acquisito tre certificazioni: la SA 8000 sulla responsabilità sociale, la ISO 14001 per una gestione ecologicamente sostenibile delle attività, la OHSAS 18001 per introdurre un sistema di gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro. L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha riconfermato alla cooperativa il rating di legalità con il punteggio di due stellette +.

Sul fronte dell’innovazione tecnologica e organizzativa sono stati avviati progetti relativi a “Industria 4.0”: il progetto documentale finalizzato alla smaterializzazione dell’archivio cartaceo e il progetto Facility per la gestione informatizzata della manutenzione degli immobili gestiti.

 

Pubblicato in Lavoro

«Che cosa hanno in comune lo stupro di un vescovo, le vicende di un giovane travestito e la storia della prima discoteca gay delle Marche? Guido Piovene diceva: "un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie."»: con questo incipit si apre il saggio di Jacopo Cesari: "Siamo ovunque. Memoria omosessuale marchigiana"(Aras Edizioni, 2019). In assoluto una delle prime ricerche italiane di storia gay locale. "La provincia tende a mettere tutto sotto silenzio, si sa ma non si deve dire, e così passano le generazioni e tutto viene dimenticato, si arriva a pensare che in questa regione non sia mai accaduto nulla, che gli omosessuali non siano mai esistiti" dichiara l'autore.

Il libro riesce nel tentativo ambizioso di raccontare, attraverso vicende e protagonisti locali, come è andata trasformandosi l'identità omosessuale nel nostro Paese. Come scrivono Giovanni Dall'Orto e Franco Grillini nell'introduzione al testo:«Se lo storico ha cura di non perdere di vista il contesto nazionale e internazionale, come Jacopo Cesari riesce splendidamente a fare nel presente saggio, il lettore ha accesso a un tale livello di dettaglio e approfondimento che si dissipa il timore di trovarsi di fronte a un'ottica "provinciale". Qui la "grande storia" astratta non è affatto cancellata dalla "piccola storia" locale. Anzi, diventa molto più comprensibile se la si osserva incarnata in una concreta realtà locale. Perché, stringi stringi, ogni storia è storia locale, ed ogni storia "universale" è storia d'individui.»

Il volume gode inoltre del Patrocinio di Arcigay Associazione LGBTI+ Italiana ed è impreziosito da  una testimonianza diAngelo Pezzana e un'intervista a Gianni Vattimo. Vicende e personaggi della comunità gay marchigiana dai tempi più antichi ai giorni nostri diventano la narrazione dell'evoluzione del movimento gay contemporaneo.  Attraverso il lavoro di ricerca di Cesari, le Marche fungono da archetipo per raccontare l'Italia omosessuale di provincia, lontana dalla grande storia, dalle città metropolitane, dai riflettori. Iniziato nel 2017, il lavoro di documentazione intreccia fonti d'archivio, articoli di stampa, materiali e documenti conservati da privati e associazioni, ma un importante contributo viene dalle oltre quaranta interviste di cui l'autore utilizza brevi estratti e che contribuiscono a ricostruire alcune dinamiche ed avere una corretta visione di determinati momenti storici. Perché come dichiara lui stesso: "in un Paese in cui l'omosessualità è stata per lungo tempo un tabù, la memoria orale costituisce spesso l'unica fonte a disposizione".

Il lettore è accompagnato in maniera leggera attraverso nove secoli di storia in un tourbillon di eventi che vanno dagli scandali religiosi dello Stato Pontificio alla genesi della discoteca Classic Club di Rimini fino alle recenti manifestazioni a sostegno delle Unioni Civili. Non sono poche le voci che vengono fatte riemergere come quella di Monica Galdino Giansanti, giovane travestito e tra i primi attivisti del Fuori! che nel 1972 scriveva: «Avere vergogna o paura di come si è fatti equivale a rinunciare a essere, a vivere. Omosessuali convinti di tutta Italia, bisessuali, travestiti, lesbiche, uniamoci!»

È previsto un vero e proprio tour del libro di cui si segnalano in particolare alcune date ma, per il programma completo, si rinvia alla pagina Facebook di Aras Edizioni o al sito stesso della casa editrice.  I prossimi due appuntamenti sono: venerdì 28 giugno a Milano alle ore 18.00, la presentazione si terrà presso la Casa dei Diritti e rientra all'interno della settimana di eventi del Milano Pride, l'autore dialogherà con Giovanni Dall'Orto e Gianni Rossi Barilli giornalisti e storici Lgbt+; domenica 30 giugno a Torino alle ore 18.00 presso la libreria NORA Book & Coffee l'autore conversa con Marco Giusta, Assessore del Comune di Torino con delega ai Diritti, sarà presente anche Gianni Vattimo.

 

Pubblicato in Parità di genere

La FISH ha partecipato ieri al Tavolo convocato dal Ministero del Lavoro per iniziare un confronto per la definizione di un Piano nazionale sulla non autosufficienza. Presenti sia le organizzazioni delle persone con disabilità che referenti sindacali, della Conferenza delle Regioni, dell’ANCI, dell’INPS, del Forum del Terzo Settore. Presenti per il Governo i sottosegretari Claudio Cominardi (Lavoro e politiche sociali) e Vincenzo Zoccano (Famiglia e disabilità).

Il confronto parte correttamente dall’analisi dei dati sulla spesa e sull’impiego del Fondo per la Non Autosufficienza (FNA) che negli ultimi anni ha visto un progressivo aumento degli stanziamenti, giungendo per il 2019 a circa 570 milioni di euro. Il Ministero del Lavoro ha prodotto un report sulla base del monitoraggio sull’impiego del Fondo da parte delle Regioni (non tutte hanno risposto).

“Va ricordato – scrive la Fish onlus in una nota - che nel tempo il Ministero del Lavoro, in occasione dell’approvazione dei relativi decreti di riparto, ha introdotto alcuni indicatori selettivi che consentissero di individuare le disabilità gravissime o, per essere più precisi, quelle persone non autosufficienti che necessitano di assistenza vitale. Nel 2016 sono state individuate con precisione alcune condizioni patologiche che rientrassero in quella indicazione espressa dal legislatore, fornendo anche gli indicatori (scale) da applicare”.

Uno sforzo ulteriore è stato praticato per individuare le effettive condizioni di grave carico assistenziale. “Anche su questo sono stati individuati indicatori, di facile applicazione, che consentano di delineare vari livelli di bisogno assistenziale e, conseguentemente, graduare interventi tenendo conto della limitazione delle risorse a disposizione. Al momento questi indicatori non sono ancora stati adottati. Da una analisi del Ministero del Lavoro, attualmente il Fondo raggiunge solo il 5% dei titolari di indennità di accompagnamento. Quindi i destinatari effettivi sono ancora molto limitati: circa 110 mila beneficiari, di cui circa 50 mila gravissimi”.

La suddivisione delle risorse ipotizzata inizialmente era di almeno 50% ai gravissimi. In realtà, dai dati prodotti dal Ministero si rileva una notevole differenza dalle percentuali stimate e soprattutto una grande disomogeneità territoriale. In particolare, in alcuni casi si è andati ben oltre il 50% per i gravissimi (ad esempio, il Molise all’85%). In genere nel Mezzogiorno si tende a offrire maggiori garanzie a quelle situazioni, anche se, su scala nazionale, la spesa per i gravi è superiore a quella per i gravissimi. Si tratta di disparità territoriali verosimilmente legate alle diverse politiche regionali e alla diversa qualità dei servizi. Ma altre disomogeneità si ravvisano anche nelle modalità di accesso al Fondo, ad esempio nel ricorso all’ISEE familiare anziché quello più favorevole socio-sanitario.

Una tendenza prevalente è invece quella della tipologia di supporto richiesto e concesso: quello dell’assistenza indiretta, cioè dell’assegnazione di contributi di natura economica che assumono denominazione diversa a seconda delle regioni (ad esempio, assegno di cura, contributo per la non autosufficienza ecc.). Questa voce rappresenta circa il 90% della spesa complessiva.

Su queste analisi e valutazioni, oltre che sulle elaborazioni successive, c’è l’intento, come detto, di costruire un Piano nazionale per la non autosufficienza. Sul punto FISH, “da sempre in prima linea su questi aspetti, ha espresso alcune preliminari considerazioni.In linea generale il FNA deve essere considerato come fondo integrativo e non sostitutivo di servizi non resi o di politiche regionali assenti o deboli. In tal senso è centrale, nella realizzazione del Piano per la Non Autosufficienza, monitorare la qualità della spesa delle Regioni per evitare sperequazioni territoriali come oggi avviene”.

L’ultima legge di bilancio prevede uno stanziamento per il FNA pari a 573 milioni per il 2019, 571 per il 2020 e 569 per il 2021. Dal 2022 il bilancio prevede 5,6 miliardi l’anno. La FISH chiede la conferma di questo intento e, possibilmente, di anticiparne lo stanziamento.

“Il terzo elemento riguarda l’individuazione dei destinatari di queste misure: gli strumenti e le modalità dovrebbero essere basati su un riconoscimento della condizione di disabilità congruente con la Convenzione ONU e quindi anche individuando le necessità di maggiore sostengo assistenziale. Un ulteriore centrale elemento riguarda i progetti per la vita indipendente: devono uscire dallo sperimentalismo in cui sono fino ad oggi confinati con un finanziamento residuale, per diventare una opportunità realmente perseguibile con continuità e certezza su tutto il territorio nazionale. Quindi finanziamento proprio e specifico e diffusione di modelli consolidati”.

“Sarà un percorso impegnativo e di intensa elaborazione per il quale però siamo attrezzati, – commenta a margine dell’incontro il Presidente di FISH Vincenzo Falabella – forti di elaborazioni pluriennali che hanno avuto il merito di porsi in un’ottica di ascolto, confronto e sintesi. Ad iniziare dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità all’interno del quale già abbiamo ampiamente condiviso molte riflessioni poi confluite nel secondo Programma d’azione.”

Pubblicato in Diritti&Inclusione

“Tatiana, Francesco, Gessica, Francesco,Matteo, Alba e Giacomo sono stati bravissimi e penso che per loro sia stata la giornata della felicità dopo aver studiato per ben 2 anni. I miei preferiti sono stati tutti". Simona è una bambina della quinta elementare di Castiglion Fiorentino. Con la sua classe è andata in visita al museo della città della Valdichiana e già questa è stata una straordinaria esperienza ma a renderla ancora più tale hanno contribuito le guide. Sei ragazzi del progetto Viva e cioè Vita Indipendente Valdichiana per le persone con disabilità, promosso dai Comuni della Valdichiana aretina, dell’Usl Toscana Sud Est, dal Sistema Museale Castiglionese e dalla cooperativa sociale Koinè.

Aggiunge Niccolò, un altro bambino delle elementari: “i ragazzi del progetto ci hanno spiegato con bravura la vita dell’antichità.  Tutti sono stati bravi e all’inizio credevo che quei ragazzi fossero pieni di esperienza ma poi mi hanno detto che quello era uno dei primi incontri”.

Ed era vero. Era il loro esordio in qualità di "guide", ovviamente non ufficiali e con tesserino ma da protagoniste di un progetto culturale e d'integrazione sociale.

Particolarmente soddisfatta anche Sofia che si rivolge direttamente a loro: “siete stati tutti bravissimi ma la parte che mi è piaciuta di più è stata quando Alba ci ha parlato della biblioteca e sembrava che avesse imparato tutto un discorso a memoria solo per noi e nel raccontarci non si è mai fermata. Grazie".

E i ragazzi di Viva come hanno vissuto questa loro esperienza? Tatiana: “ felice di guardare negli occhi”. Francesco G: “Una grande soddisfazione”. Alba: “L’esperienza mi ha messo alla prova e ne sono uscita vittoriosa”. Francesco P.: “Un’emozione grande e unica”. Giacomo: “Mi sono sentito al centro dell’attenzione. Tanti sguardi su di me”. Matteo: “non sono stato bravo ma eccellente”. Gessica: “un batticuore grande”.

“Siamo orgogliosi di aver dato vita a questo progetto di interazione tra il sociale e la cultura -­ dichiara l’assessore alle Politiche Sociali, Stefania Franceschini. I ragazzi del progetto si sono rivelati delle ottime guide per i nostri bambini, a dimostrazione che, quando si vuole, non esistono barriere”.

 Stefania Battaglini e Francesca Martini, della cooperativa sociale Koinè, ricordano il progetto di formazione per i 6 giovani: "nessuno dei nostri ragazzi aveva competenze particolari o aveva seguito studi di storia dell’arte o archeologia. Due archeologhe e storiche dell'arte del museo, Stella Menci e Gessica Boffa, si sono messe a disposizione per le ore di formazione necessaria. Teoria e prassi. Non solo. Al pomeriggio, dopo le lezioni, ripetevamo nei locali di VIVA quanto imparato la mattina. Oggi possiamo dire che le ore di formazione hanno ripagato con orgoglio. Siamo fiere di poter dire che l’esposizione dei ragazzi è stata emozionante".

“In due anni - conclude Stella Menci, Direttrice scientifica - i ragazzi oltre ad aver acquisito competenze scientifiche hanno sviluppato ottime doti d’interazione con il pubblico rappresentando in maniera semplice ma assolutamente efficace il concetto d’inclusione museale che da anni il nostro Sistema Museale sta portando avanti”.

 

 

Pubblicato in Toscana
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