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Giovedì, 18 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 03 Giugno 2019 - nelPaese.it

"Il risultato del referendum costituzionale tenutosi ieri a San Marino e che ha approvato con il 71,46% di voti favorevoli l'introduzione del divieto di discriminazione per orientamento sessuale nella legge fondamentale dello Stato è motivo di profonda soddisfazione, anche per il lavoro che l'Arcigay di Rimini ha profuso a supporto di questo risultato assieme agli attivisti sammarinesi": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

Che prosegue: "Quanto avvenuto, dovrebbe far riflettere la politica italiana sul ritardo che il nostro Paese continua ad avere su questo tema: la politica Italiana e i vari governi che si sono avvicendati negli anni continuano a sottovalutare l'aumento di casi di violenza e discriminazione, e se ad ogni legislatura vengono depositate numerose leggi che vorrebbero agire contro omofobia e transfobia, nessuna di queste è mai riuscita a diventare legge. Tuttora nessuna delle proposte depositate alla Camera e al Senato,  da parlamentari di maggioranza e di opposizione, è stata ancora incardinata per l'avvio della discussione nelle commissioni competenti, primo passo necessario per avviare il percorso di una legge. Il nostro appello è affinché le forze politiche superino le rispettive diffidenze e lavorino assieme nell'interesse dei cittadini, per dotare finalmente il nostro Paese di una legge di civiltà, attesa da ormai troppi anni", conclude Piazzoni.  

Pubblicato in Parità di genere

Si è tenuta il 31 maggio nella sede della cooperativa sociale Albatros l'assemblea annuale dell'associazione di rappresentanza delle cooperative altoatesine Legacoopbund. L'associazione conta 196 cooperative associate, in gran parte cooperative sociali (90), 28.390 soci e 2.300 persone occupate.

Quanto sono cresciute le cooperative sociali in Alto Adige? L'assemblea odierna (31 maggio 2019) dell'associazione di rappresentanza delle cooperative Legacoopbund era incentrata proprio su questa tematica legata al lavoro e all'integrazione lavorativa nelle cooperative sociali. Legacoopbund è, infatti, rappresentata soprattutto in questo settore: complessivamente l'associazione conta 196 cooperative associate in tutto l'Alto Adige, di cui 90 cooperative sociali (55 di tipo A e 35 di tipo B), in costante crescita se si pensa che 20 anni fa erano solo 11.

Nell'ambito dell'assemblea dei soci sono stati mostrati alcuni dati riguardanti la crescita delle cooperative sociali, in particolare di quelle di tipo B. Queste cooperative hanno come scopo principale l'integrazione lavorativa di persone svantaggiate: attraverso attività imprenditoriali in diversi settori - dall'agricoltura ai servizi - esse creano posti di lavoro, contribuendo al benessere della società. In Italia le cooperative sociali di tipo B sono 6.385 e occupano circa 67.000 persone svantaggiate. Legacoopbund ne conta 35, ossia il 40% del totale delle cooperative sociali di tipo B dell'Alto Adige e in esse sono occupate 277 persone svantaggiate, persone che per motivi diversi non riescono a trovare un'occupazione sul libero mercato del lavoro.

Il Presidente Heini Grandi ha commentato così i dati: "Abbiamo osservato che negli ultimi anni il numero delle persone svantaggiate occupate è aumentato progressivamente. L’inserimento lavorativo di queste persone genera ripercussioni positive per la società: i lavoratori producono, versano i contributi, alleggeriscono la spesa pubblica e fanno da esempio positivo per altri. Il lavoro inoltre consente alle persone svantaggiate il proprio sviluppo personale, una vita dignitosa, l’instaurarsi di rapporti sociali e il reintegro nella società”. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulle imprese sociali dell’associazione Isnet per ogni euro investito nell’inserimento lavorativo di un soggetto svantaggiato attraverso una cooperativa sociale, la società ci guadagna il doppio (Impatto sociale inserimento lavorativo persone svantaggiate nel 2016: SROI=1,92 euro - Social Return On Investment).

I dati della cooperativa sociale Albatros, attiva da 25 anni nei settori pulizie, giardinaggio e falegnameria ne sono un esempio ed è stato proprio per festeggiare questo anniversario che l'assemblea di Legacoopbund si è tenuta nella falegnameria della Albatros. "Da noi le persone che vivono ai margini della società non ricevono solo un contratto di lavoro, ma soprattutto sostegno e ascolto nel cercare di superare i problemi personali e di riprendere in mano la propria vita. In questi 25 anni 334 persone svantaggiate sono transitate da noi e poi hanno trovato un’occupazione nel libero mercato e 40 persone svantaggiate lavorano attualmente alla Albatros e vengono accompagnate da un team sociale nella loro esperienza lavorativa", ha dichiarato Monika Thomaser, direttrice della cooperativa sociale Albatros.

Anche il sindaco di Merano, Paul Rösch e la direttrice dell’Ufficio Sviluppo della cooperazione della Provincia Autonoma di Bolzano Manuela Paulmichl hanno espresso parole di stima per il lavoro svolto in questi anni dalla cooperativa sociale Albatros.

"Le cooperative sociali sono imprese che stanno sul mercato e Albatros ne è un esempio concreto. Le cooperative sociali vivono grazie agli incarichi sia da parte dei privati che dell’amministrazione pubblica. È dunque importante che le istituzioni pubbliche vedano in esse dei validi partner e creino i presupposti affinché queste imprese possano affermarsi sul mercato", ha sottolineato al termine dell'incontro il Presidente di Legacoopbund Heini Grandi.

 

 

Pubblicato in Trentino-Alto Adige

Mediterranea scalpita per riprendere il mare e lancia una campagna, lo slogan è "Free Mare Jonio", per fare pressione sul dissequestro il prima possibile dell'imbarcazione salva-migranti.

"Mediterranea va avanti nonostante la 'Mare Jonio' sia in questo momento sotto sequestro dopo l'ultima missione di salvataggio" che ha portato a terra i migranti recuperati in mare e poi sbarcati, "anche a riprova del fatto che 'porti chiusi' e' solo un hashtag: in realtà sono aperti", ha detto Ada Talarico, una delle fondatrici di Mediterranea, ieri in piazza Nettuno a Bologna nell'ambito dell'"Altro 2 giugno", promosso dal Portico della pace di Bologna. Ma per riprendere il largo, appunto, la nave va dissequestrata e per questo "nei prossimi giorni parte una campagna che invito a sostenere: c'e' bisogno di tornare in mare perche' non e' vero che non ci sono partenze dalle coste africane perche' purtroppo si continua a partire e ci sono persone che non hanno aiuto", ha detto Talarico. E dunque bisogna 'alzare la voce', come? "In tutti i modi, con gli striscioni dai balconi", come quelli esposti per Salvini, ha consigliato Talarico, ma "basta anche un post o una campagna di opinione che dica 'Free Mare Jonio' che non significa solo dissequestrare ma anche affermare che si vuol ripartire per cambiare davvero le cose". Un tasto su cui Talarico in piazza Nettuno ha insistito molto: "Mediterranea e' un pezzo di societa' che non si arrende alla barbarie e non vuole essere relegata in un angolo; reagisce con un'esperienza di disobbedienza a leggi ingiuste ed e' una esperienza di cui c'e' bisogno".

Mediterranea, e' stato ricordato ieri in piazza Nettuno, e' una reazione al clima di "odio e di crescente razzismo che si continua a respirare nel nosrto paese", una 'risposta' ad una "criminalizzazione sempre piu' feroce della solidarieta' che diventa reato. C'e' qualcosa che non va- ha detto Talarico- in questo cortocircuito che si e' creato non potevamo non rispondere con i soliti appelli a manifestare, ma provando a fare veramente qualcosa che sembrava impossibile e irrealizzabile", come appunto comprare una barca e salpare per salvare i migranti. "Salvare le persone e' salvarsi insieme e disobbedire alle leggi ingiuste e' necessario perche' nel farlo obbediamo al diritto internazionale e all'etica del mare".

Inoltre Talarico ha insistito molto sull'importanza di Mediterranea e della Mare Jonio come testimone diretta di quanto avviene al largo: "In un mare svuotato di testimoni ci sono drammatici naufragi e non possiamo apprendere queste notizie in maniera indifferente e passivo, dobbiamo tornare in mare subito, immediatamente anche per continuare la missione di testimonianza". Nel farlo serve anche l'appoggio 'di terra' e quindi, ha ricordato Talarico, l'aiuto di "citta' accoglienti e realta' solidali, le micro cose che succedono in questo paese" e dimostrano che "c'e' un paese che non vota Salvini e M5s ma mette al centro solidarieta' e umanità".

(Fonte: agenzia stampa Dire)

Pubblicato in Nazionale

Malgrado le due recentissime sentenze del TAR della Basilicata (la n. 274/2019 e n. 275/2019 dell'11 marzo), con le quali il Tribunale ha voluto ribadire fondamentalmente il principio di irretroattività del D.L. n. 113 del 4.10.2018, convertito nella L. n. 132 dell'1.12.2018, meglio noto come "Decreto Sicurezza", le Prefetture lucane tornano alla carica con circolari e disposizioni perentorie che prevedono la revoca immediata della misure di accoglienza per tutti i titolari di protezione umanitaria presenti nei CAS.

Il riferimento è alla famigerata circolare del Ministero dell'Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione (la n. 22146 del 27 dicembre 2018) nella quale si "confermano" le tipologie dei destinatari dell'accoglienza nelle strutture.
Ma, se a Potenza, quantomeno la Prefettura ha inviato una circolare all'unità di direzione "Servizi alla persona - Ufficio servizi sociali" del Comune di Potenza, che, a sua volta, ha indetto una riunione con le cooperative che si occupano del servizio per cercare di capire come gestire questa nuova "emergenza"(vedi qui), a Matera si è proceduto direttamente con le notifiche ai CAS senza neanche cercare di voler tastare la situazione e prevedere una uscita "ragionata" e "graduale" dei migranti dalle strutture di accoglienza.

A denunciarlo è la Campagna LasciateCIEntrare che ha posto l’attenzione sul caso di una giovane cittadina  nigeriana, dimorante in un centro della provincia di Matera. La giovane, in Italia da lungo tempo (basti pensare che l'esito della sua Commissione Territoriale risale al novembre del 2016), aveva impugnato il diniego della Commissione di Bari presso il Tribunale di Potenza – Sezione prima Civile, che soltanto in data 3 maggio 2019 le comunicava l'accoglimento parziale del ricorso, ottenendo il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari (ex art. 5 D. L. 286/1998). Il Giudice ha motivato la decisione evidenziando la situazione di "vulnerabilità soggettiva", essendo la giovane nigeriana diventata madre di una bambina nata in Italia (a Matera, ndr) nell'agosto del 2018.

“Accade che appena una decina di giorni dopo l'ottenimento della protezione umanitaria, questa ragazza riceve un provvedimento di revoca dell'accoglienza con l'obbligo di lasciare la struttura entro 10 giorni dalla notifica. L'avvocato Angela Maria Bitonti del Foro di Matera, referente Asgi Basilicata, insieme alla Campagna LasciateCIEntrare, ha deciso di ricorrere nuovamente al TAR contro questo provvedimento palesemente illegittimo”.

L'avvocato, nel ricorso depositato al TAR di Basilicata, lamenta “in primis la stessa violazione di legge (con riferimento all'art.14 del D.Lgs 142/2015) dei precedenti ricorsi (per i quali ha oltretutto avuto ragione, ndr): ovvero il fatto che la ricorrente avrebbe avuto pieno diritto di accedere allo SPRAR (benché oggi SIPROIMI) poiché la sua domanda di protezione internazionale risale addirittura al periodo "ante-Minniti". Quindi, in applicazione della già conclamata "irretroattività" del Decreto Sicurezza. Paradossalmente, la giovane mamma avrebbe potuto persino adire nuovamente il Tribunale, chiedendo che le fosse riconosciuta una forma più alta di protezione, avendo almeno 30 giorni dalla notifica dell'accoglimento parziale per poter procedere”.

Le altre doglianze del ricorso sono legate all'eccesso di potere per carenza di istruttoria e violazione del contraddittorio, insieme al difetto di motivazione. “Questo in ragione del fatto che l'unica motivazione posta a fondamento di tale revoca, da parte della Prefettura di Matera, consisterebbe nel fatto che la giovane cittadina nigeriana risulta essere titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Oltretutto non ancora ritirato in Questura. Il tutto senza alcun riferimento alla sua estrema vulnerabilità, cosi come già riconosciuta dal Tribunale di Potenza”.

E invece: “è stata messa in strada senza nessuna alternativa con una bambina di appena 1 anno e in stato di gravidanza (al quinto mese, ndr)”. Senza parlare del fatto che è stata a lungo "ospitata" in una struttura di certo non adeguata ad accogliere casi vulnerabili, quali una giovane mamma con minore. “Ci penserà nuovamente il TAR a garantire e ribadire i diritti delle persone migranti?”, conclude LasciateCIEntrare

Sul caso interviene anche la Cgil Basilicata con il segretario regionale Angelo Summa: "apprendiamo con profondo rammarico il caso della giovane nigeriana incinta e con una figlia di un anno che a Matera è stata espulsa dal Cas in quanto non più titolare di protezione umanitaria a seguito del decreto sicurezza, nonostante già una volta il Tar abbia definito la sua posizione di vulnerabilità. L’ennesima contraddizione di una legge i cui effetti stanno diventando disumani, punendo i più deboli anziché proteggerli: l’esatto contrario di ciò che una norma sulla sicurezza dovrebbe fare. Sicurezza che, ribadiamo, non si fa con gli slogan e con la violenza verbale".

Pubblicato in Migrazioni
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