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Giovedì, 18 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 04 Giugno 2019 - nelPaese.it

Favorire la creazione, il consolidamento e lo sviluppo di cooperative di comunità, un modello innovativo di impresa finalizzato all’interesse generale delle comunità locali che punta, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini alla gestione dei beni comuni, a contrastarelo spopolamento delle aree interne o il degrado delle grandi città.

È l’obiettivo del bando Coopstartup “Rigeneriamo comunità”, promosso da Legacoop e da Coopfond-con il sostegno di Banca Etica, Fondazione Finanza Etica, e la partnership con soggetti dell’associazionismo e della promozione territoriale- che prende il via oggi e si rivolge a gruppi, composti da almeno 3 persone, che intendano costituire un’impresa cooperativa aderente a Legacoop, e a cooperative aderenti a Legacoop costituite a partire dal 1° gennaio 2018.

I gruppi e le cooperative neocostituite che intendano partecipare al bando debbono avere sede, e prevedere che il proprio progetto si sviluppi, in aree interne, piccoli comuni, aree urbane degradate, aree agricole incolte o abbandonate, aree naturalistiche e naturali protette, aree di interesse storico, paesaggistico e culturale.

Saranno ammessi al bando idee e progetti imprenditoriali indirizzati al potenziamento delle risorse e al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali attraverso lo sviluppo di una combinazione di attività quali, ad esempio, interventi finalizzati alla riqualificazione di beni che rispondono a un interesse pubblico, alla tutela dell’ambiente, del decoro urbano e al recupero di luoghi in disuso, alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, allo sviluppo di energie rinnovabili, al riuso e al riciclo. 

Le candidature dovranno essere presentate online attraverso la piattaforma Coopstartup, raggiungibile dal sito www.coopstartup.it/rigeneriamocomunita compilando ed inviando il modulo di candidatura entro e non oltre le ore 14.00 del 31 Agosto 2019.

Il bando prevedeuna prima selezione di 20 progetti ai quali sarà garantito un supporto di formazione e di assistenza tecnica per la redazione del business plan che dovrà prevedere un piano di raccolta fondi attraverso il crowdfunding.Per i promotori di questi progetti è prevista la partecipazione gratuita ad un corso di formazione in aula organizzato dai promotori e partner di progetto; l’accesso gratuito alla piattaforma di crowdfunding “Produzioni dal basso”; l’accompagnamento alla costituzione in cooperativa da parte di Legacoop, anche se non rientranti tra i progetti vincenti.

Al termine di una seconda selezione, verranno scelti i 7 progetti vincitori cui saranno garantiti l’accompagnamento alla costituzione in cooperativa da parte delle strutture e organizzazioni territoriali di Legacoop e, se decideranno di aderire a Legacoop, il raddoppio di quanto raccolto con il crowdfunding fino ad un massimo di 10mila euro, erogati da Coopfond. A tutti i gruppi e neocooperative iscritti al bando sarà garantitol’accesso gratuito ad un programma di formazione finalizzato alla costituzione di startup cooperative attraverso la piattaforma di e-learning “10 Steps and Go”.

Informazioni complete sulle modalità di partecipazione e il testo del bando sono consultabili su https://rigeneriamocomunita.coopstartup.it/piattaforma/

 

Pubblicato in Lavoro

La Cooperativa Meta ha conseguito il Rating di Legalità, rilasciato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ottenendo il massimo punteggio.

“Si comunica che l’Autorità, nella sua adunanza del giorno 24 aprile 2019, ha esaminato la domanda per l’attribuzione del rating di legalità da voi depositata in data 13 marzo 2019. In base alle dichiarazioni rese, nonché all’esito delle valutazioni effettuate, l’autorità ha deliberato di attribuire a Meta Cooperativa Sociale Onlus il Rating di Legalità con il seguente punteggio: rating tre stelle.”

Questo quanto riportato nella comunicazione ufficiale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, inviata alla Cooperativa Meta il 26 aprile scorso. Meta ottiene quindi il massimo punteggio, ovvero tre stellette su un massimo di tre previste dal regolamento.

Il Rating di Legalità è uno strumento sviluppato dall’AGCM, in accordo con i Ministeri degli Interni e della Giustizia, che riconosce premialità alle aziende che operano secondo i principi della legalità, della trasparenza e della responsabilità sociale. È quindi un riconoscimento conferito alle imprese virtuose con elevati standard di legalità: per ottenerlo la cooperativa Meta ha dimostrato il rispetto di una serie di requisiti sia normativi che extra normativi (volontari), che riguardano procedure di verifica e controllo interni, nonché di promozione di principi di comportamento etico in ambito aziendale.

Ad oggi, con Meta, sono solo nove le cooperative sociali di Roma ad aver raggiunto questo risultato

(fonte: sito AGCM).

Pubblicato in Economia sociale

Una gigantografia di un carrarmato davanti alla quale attiviste e attivisti di Amnesty International Italia si sono posti in gesto di sfida, ricordando l'iconica immagine dell'uomo che per qualche istante fermò l'avanzata dell'esercito cinese in piazza Tiananmen. 

In questo modo nel pomeriggio del 3 giugno, a Roma, nei pressi dell'Ambasciata della Repubblica popolare cinese l'organizzazione per i diritti umani ha commemorato il trentesimo anniversario del massacro di Pechino del 1989.  Il 3 e il 4 giugno 1989 a Pechino i soldati aprirono il fuoco contro le manifestazioni pacifiche di piazza Tiananmen e dintorni uccidendo centinaia se non migliaia di persone che chiedevano riforme politiche. 

Anche quest'anno in Cina è proibito ricordare e commemorare i fatti di Tiananmen. Nelle ultime settimane la polizia ha arrestato, posto agli arresti domiciliari o minacciato decine di attivisti, compresi i familiari delle vittime. 

Durante la manifestazione, le attiviste e gli attivisti di Amnesty International hanno ricordato le richieste che l'organizzazione per i diritti umani continua a rivolgere alle autorità di Pechino: riconoscere pubblicamente le violazioni dei diritti umani commesse a Tiananmen nel 1989; avviare un'indagine pubblica e indipendente e chiamare i responsabili delle violazioni dei diritti umani a risponderne di fronte alla giustizia; risarcire le vittime del massacro del 1989 e i loro familiari; porre fine alle minacce e ai procedimenti giudiziari contro coloro che commemorano o parlano pubblicamente delle proteste del 1989 e coloro che, più in generale, esercitano il loro diritto alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica. 

Pubblicato in Dal mondo

Nella notte tra sabato 1 e domenica 2 giugno Harry, un ventenne di origine nigeriana, detenuto nel CPR Restinco (Brindisi), approfittando di un momento di solitudine nella sua stanza, si toglie la vita impiccandosi. Ieri la Prefettura ha disposto la sepoltura, senza ulteriori accertamenti sui fatti, chiudendo frettolosamente un episodio gravissimo che invece va divulgato con tutti i mezzi possibili.

Ne dà notizia la Campagna LasciateCIEntrare. “il suo gesto non è certamente il primo all'interno della struttura. Negli anni passati, infatti, sono stati diversi gli episodi di tentativi di suicidio, autolesionismo ed anche di rivolte. Eppure abbiamo segnalato più volte a Prefetto, Garante nazionale e regionale dei detenuti, membri dello IOM e dell'UNHCR la situazione critica di questo giovane migrante, sottolineandone l'incompatibilità con le misure restrittive della libertà personale applicate nel CPR, e chiedendone con urgenza il suo trasferimento in luogo idoneo alla sua condizione di estrema vulnerabilità, allegando la documentazione medica in possesso”.

La Campagna LasciateCIEntrare ha da sempre evidenziato notevoli criticità anche per altri casi ( qui il  report,risalente all'ultimo accesso nell'agosto 2018, nel quale proprio un infermiere sottolineava che "frequenti sono gli atti di autolesionismo ed i tentati suicidi, tramite impiccagione"). Come dire: una morte annunciata.

“Harry, poco più che diciottenne, come molti altri giovanissimi migranti, era arrivato in Italia nell'estate del 2017, dopo la traversata nel deserto e l'incarcerazione in Libia. Veniva dislocato nella provincia di Bolzano, ospite presso due centri di accoglienza, tutti di grandi dimensioni, con oltre 100 persone. Da subito il suo disagio è risultato evidente: disagio che lo ha portato a effettuare visite specialistiche, frequentare il Centro di Salute Mentale e dover seguire una terapia farmacologica costante. Più volte è stato ricoverato nel reparto di psichiatria per delle forti crisi, segnalato dai servizi psichiatrici, dai servizi sociali e dai referenti del CAS stesso”.

A giugno 2018, viene chiesto per lui l'inserimento in uno Sprar, nell'estremo tentativo di ospitarlo in una struttura adeguata alle sue gravi problematiche e che potesse dargli l'attenzione e la cura "dovuta". “Infatti, il servizio psichiatrico ha più volte sottolineato come la natura dei problemi di Harry risiedesse nel fatto che egli aveva "sia un modo di pensare, sia di vivere le esperienze sia modalità comportamentali ancora immaturi e infantili, con in parte regressioni emozionali sino al livello di un bambino dell'età dell'infanzia (...)".

Ma per lui non c'è stato nulla da fare. Spostato come un pacco postale da un CAS all'altro, senza alcuna cura ed attenzione ai suoi problemi psichiatrici, la malaccoglienza ha finto per aggravare ancora di più ed in modo irrimediabile la sua condizione di soggetto già altamente vulnerabile. Harry ha finito, cosi, per perdere anche l'ultimo dei suoi diritti, ovvero quello a soggiornare in Italia.

A fine marzo 2019, Harry viene così portato nel CPR Restinco a Brindisi. Un trattenimento assolutamente incompatibile con le sue condizioni di salute. In due mesi di trattenimento Harry non è mai riuscito ad incontrare lo psichiatra interno del centro, malgrado le numerose richieste effettuate in tal senso, e per "tamponare" la situazione, gli sono stati somministrati dei farmaci. Ma non si sa secondo quale terapia e secondo quale prescrizione.

Harry ha oscillato tra momenti di apatia e stati catatonici, tra momenti di forte aggressività e altri di scoramento e pianto. Fino all'estrema soluzione. Quella di farla finita. La Campagna LasciateCIEntrare oggi chiede “con fermezza che venga immediatamente disposta l'autopsia del corpo e gli esami tossicologici per accertare le cause precise della sua morte”.

E chiede, soprattutto, che “vengano accertate le responsabilità di chi, pur essendo a conoscenza dello stato di grave disagio e sofferenza psichica, incompatibile con il trattenimento in un centro per i rimpatri, non ha tutelato i diritti e la vita di Harry”.

 

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