Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Giovedì, 19 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 05 Giugno 2019 - nelPaese.it

Il 21 giugno esce “Life Book”, il nuovo album di inediti di Giuseppina Torre, pubblicato su etichetta Decca e distribuito da Universal Music Italia.  Lunedì 24 giugno la pianista e compositrice siciliana presenta il disco dal vivo a Milano presso Rizzoli Galleria (Galleria Vittorio Emanuele II, 11), alle ore 18.30.

«“Life Book” racconta il mio cammino di vita di questi ultimi anni – afferma Giuseppina Torre – quando ho preso consapevolezza che anche le avversità rappresentano un’opportunità e che da un evento terribile può scaturire una consapevolezza e una riscoperta di se stessi che forse diversamente sarebbero mancati. Grazie alla musica che mi ha guarita guardo la vita con occhi diversi lasciandomi tutto alle spalle».

Prodotto da Davide Ferrario, missato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola e registrato presso Griffa & Figli e Frigo Studio, il disco esce sulla scia del grande successo ottenuto dalla pianista con il recente concerto nel Cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco, nell’ambito di Piano City Milano. Le 10 composizioni di “Life Book”, con musiche composte ed eseguite da Giuseppina Torre, raccontano le suggestioni, i pensieri e il vissuto dell’artista negli ultimi anni, come un vero e proprio “racconto di vita” in musica.

Questa la tracklist dell’album: “Rosa tra le rose”, “La promessa”, “Gocce di veleno”, “Dove sei”, “The golden cage”, “Siempre y para siempre”, “Mentre tu dormi”, “My miracle of love”, “Un mare di mani”, “Never look back”. Giuseppina Torre nasce a Vittoria, in provincia di Ragusa. Dopo aver conseguito il Diploma in Pianoforte presso l'Istituto Musicale “V. Bellini” di Caltanissetta, sotto la guida del Maestro Sergio Carrubba si perfeziona con i Maestri Giuseppe Cultrera e Francesco Nicolosi.

Dal 2000 si esibisce in diversi Teatri e Scuole di Alta Formazione Musicale, sia italiani che esteri. Nel 2005 partecipa come ospite d'onore all'International Feirenkurse Neue Music alla George Bukner Skule a Darmstadt. Nel 2007 riceve il Diploma d'Onore alla Scuola di Alta Formazione Musicale presso il Conservatorio “Ion Vidu” di Timisoara. Nel 2010 viene selezionata per la categoria “composizione” alla 19° edizione dell'Ibla Grand Prize, posizionandosi nella rosa dei finalisti.

A novembre 2012 vince due premi ai Los Angeles Music Awards come “International Artist of the Year” e “International Solo Performer of the Year”. Il 19 gennaio 2017 vince gli Akademia Awards of Los Angeles nella categoria “Ambiental/Instrumental” con la composizione “Il mio cielo”. Nel 2015 pubblica il suo primo album “Il silenzio delle stelle” (Bideri/Sony) e con il relativo tour, nell’estate 2017, tocca numerose location di prestigio.

Nel 2018 Giuseppina Torre firma le musiche del documentario “Papa Francesco - La mia Idea di Arte”, un viaggio attraverso la galleria ideale del Pontefice tratto dall’omonimo libro scritto da Papa Francesco a cura della giornalista e scrittrice Tiziana Lupi. A giugno dello stesso anno è stata premiata negli Stati Uniti ai 5th Annual International Music and Entertainment Awards 2018, che seleziona e premia le eccellenze di tutto il mondo nel panorama della musica indipendente. Conquista le categorie “Classical Artist of the Year” e “Classical Album of the Year” proprio con l’album “La mia idea di arte – Original Soundtrack dell’opera di Papa Francesco”.  

Il suo nome è stato recentemente inserito all’interno del “Dizionario dei compositori di Sicilia”, opera del poeta e scrittore triestino Giovanni Tavčar. Nel mese di aprile 2019 ritira il riconoscimento degli Akademia Executive Award (Los Angeles) nella categoria Ambient/Instrumental. Il 18 maggio 2019, nell’ambito di Piano City Milano, si esibisce in concerto nel Cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco.

 

 

Pubblicato in Cultura

In Pakistan, migliaia di donne e bambini muoiono ogni anno a causa di patologie facilmente prevenibili. Nella provincia sud-occidentale del Belucistan, che conta alcune delle peggiori statistiche sanitarie al mondo, la situazione è particolarmente grave. Medici Senza Frontiere (MSF) è tra le principali organizzazioni internazionali a garantire cure mediche nella provincia, fornendo cure ostetriche e ginecologiche alle donne in gravidanza e cure pediatriche e neonatali ai loro bambini. 

Le équipe di MSF curano circa 11.000 bambini malnutriti ogni anno in 4 distretti. La scarsa informazione su allattamento e svezzamento favorisce la diffusione di pratiche sanitarie dannose e questa è una grossa preoccupazione per MSF.  

“La malnutrizione è un problema molto serio, esacerbato da scarsa attenzione a comportamenti sanitari corretti, mancanza di protezione sociale, estrema povertà, conflitto e sfollamento. Deve essere affrontata attraverso un approccio olistico, che va ben oltre il mandato di MSF” spiega Tetyana Pylypenko, coordinatore medico di MSF in Pakistan.  

I comportamenti sanitari corretti dipendono da come una comunità utilizza i servizi medici e sono fortemente influenzati anche dai costi di questi servizi, dalla distanza dalle strutture sanitarie, dalle credenze culturali, dal livello di informazione e dalla qualità delle strutture.  

I team di promozione della salute di MSF lavorano a stretto contatto con quelli medici, per condurre sessioni regolari di sensibilizzazione e consulenza per aumentare la consapevolezza delle persone sulla salute e ridurre il ricorso a pratiche mediche non sicure.  “Quando non potevo dargli da mangiare, gli davo del tè verde” racconta Malaika di suo figlio Arish, ricoverato pochi giorni dopo la nascita in condizioni critiche in una struttura di MSF. “Mia suocera diceva che era la cosa migliore ed è quello che avevo fatto anche con i miei altri 8 figli.” 

Tè verde, tè nero e altre erbe possono essere molto pericolose per un neonato. Nonostante questo, il loro utilizzo è molto diffuso nei distretti di Naseerabad e Jaffarabad.  Quando Malaika si è accorta che Arish stava male, lo ha portato in una clinica privata, ma le sue condizioni continuavano a peggiorare ed è stato trasferito in una struttura di MSF. Purtroppo, Arish è arrivato in condizioni davvero gravi e non ce l’ha fatta.  

“Casi come questi sono molto frequenti” spiega il dott. Zialullah. “Tè verde e tè nero sono utilizzati come rimedi per qualunque cosa, dalle ustioni ai tagli, e anche per nutrire i neonati.”  Nel 2018, i tassi di malnutrizione in Belucistan hanno spinto le autorità provinciali a dichiarare un’emergenza nutrizionale. Qualche mese prima, un sondaggio demografico e sanitario nazionale ha rilevato che il 47% dei bambini in Belucistan mostra evidenze di arresto della crescita, condizione dovuta a uno squilibrio nella crescita e nello sviluppo che può colpire i bambini a causa di una scarsa alimentazione, infezioni ripetute e un livello inadeguato di stimoli psicosociali. 

MSF lavora in Belucistan dal 2001. Attualmente è presente in 4 distretti: Naseerabad, Jafferabad, Killa Abdullah e Quetta, con progetti focalizzati sulla salute materno-infantile, che forniscono servizi ostetrici e ginecologici alle madri, gestiscono reparti pediatrici e neonatali e offrono cure contro la malnutrizione infantile. Nel 2018, MSF ha assistito oltre 10.000 nascite e curato più di 11.000 bambini malnutriti nella provincia del Belucistan. 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

"Senza l'aiuto dell'ostetrica a domicilio avrei affrontato con più timore e angoscia ogni nuova situazione. Lei è stata in grado di sostenermi e darmi suggerimenti e consigli molto utili" , racconta una neo-mamma che ha avuto il supporto di una ostetrica a domicilio grazie al progetto ‘Passi piccoli comunità che cresce’, sostenuto dall’impresa sociale Con i bambini in otto comuni a nord di Milano,  che tra le tante attività individuate per contrastare la povertà educativa ha deciso di iniziare il percorso prima ancora della nascita del bambino, prendendosi cura della mamma e mettendo  in campo la possibilità di avere la visita a domicilio di una persona esperta, una ostetrica, per ricevere informazioni e consigli per prendersi cura al meglio del proprio bambino e di sé stessa.

Diventare mamma è l’inizio di una nuova fase della vita della donna e della sua famiglia. Può essere però un periodo impegnativo che richiede un grande sforzo fisico e mentale. Possono nascere dubbi e incertezze e può essere forte la necessità di trovare qualcuno con cui parlare e confrontarsi, un punto di appoggio dove trovare informazioni e magari anche di sorriderci sopra.

Viene così fornita alle donne ogni informazione necessaria e, in casi specifici anche l’accompagnamento, per usufruire dei Servizi del territorio quali il Consultorio, il pediatra oltre che l’invito a partecipare alle altre attività del progetto ‘Passi piccoli comunità che cresce’ per poter proseguire il percorso fino ai tre anni di età del bambino. Le occasioni educative offerte sono tante, diluite nei tre anni del progetto e distribuite negli otto comuni dell’area del garbagnatese a Nord di Milano: vanno da momenti di socializzazione adulti-bambini, incontri di family coaching, letture ad alta voce, spettacoli teatrali per piccolissimi, ludobus, centri per la prima infanzia, eventi di educazione ambientale, mappatura dei luoghi ‘amici dei bambini’ presenti nel territorio.

A Sabrina Ritorto, assistente sociale e coordinatrice del progetto dell’associazione IRIS Istituto Ricerca Intervento Salute, partner del progetto Passi piccoli abbiamo chiesto perché sia importante andare a casa delle donne: “Le mamme che da marzo a oggi ci hanno contattato hanno tanta voglia e bisogno di condividere la gioia della nascita e tutte le sue fatiche, dubbi, contraddizioni con qualcuno che possa orientarle a stare meglio, a tal punto da aprire ad una sconosciuta (l’ostetrica) la loro casa. Per noi l’andare dalle persone ha un senso importante ed è il nodo di questa azione: entrare in punta di piedi in una casa, che in equilibrio precario sta cercando di ridefinire spazi, ruoli, compiti, necessita di competenza e professionalità. Saper cogliere in ogni donna, e nelle relazioni significative che la circondano, il pensiero, i desideri, i bisogni e le domande per fornire informazioni chiare ed esaustive che l’aiutino ad acquisire maggior consapevolezza e competenza per svolgere al meglio il nuovo ruolo di madre.  Andare da loro ci permette di essere noi l’ospite, di poter osservare oltre che parlare, e di permettere alla donna di essere il più possibile in una condizione di naturalezza, oltre che intervenendo anche a pochi giorni dal parto risulta essere per molte di loro una condizione di assoluta facilità organizzativa.”  

Alla domanda su quali siano le richieste che arrivano dalle neo mamme Ritorto ha risposto ”Ad oggi il maggior numero di richieste ha avuto come oggetto l’allattamento. Escono dagli ospedali con informazioni per loro poco chiare, confuse, spesso la montata lattea non è arrivata e il panico di non “sfamare” adeguatamente il loro piccolo le paralizza aumentando i sensi di colpa e inadeguatezza. Poi abbiamo avuto qualche richiesta per affrontare insieme le prime volte: il bagnetto, lo svezzamento; altre la necessità di fare “due chiacchiere con qualcuno che mi capisce”.

Sull’identikit della neo mamma che chiede aiuto Ritorto aggiunge “La maggior parte di queste donne sono di origine italiana (solo due straniere), il numero è equo tra quelle al primo e al secondo figlio. Abbiamo avuto un solo caso di una minorenne mentre per le altre l’età è sotto i 40 anni. Chiamano nella maggior parte delle situazioni loro stesse, in un paio di occasioni le nonne materne ed in una il padre dei nuovi nati. Le donne comunicano di averne parlato con il partner ed i familiari che si dicono contenti che la madre riceva questo supporto.” Un caso pratico ci racconta meglio in cosa l’ostetrica può essere utile “L’ostetrica Sara Covino racconta di una madre tornata a casa dopo la nascita della sua bambina senza che fosse mai riuscita ad attaccarla al seno. Aveva fatto ricorso al latte artificiale la prima notte a casa non sapendo come fare a saziarla. La richiesta di una visita domiciliare e la possibilità d’incontrarla già il giorno successivo ha permesso da una parte di intervenire tempestivamente per sostenere la produzione del latte materno, dall’altra di incoraggiarla nei suoi tentativi di attaccare direttamente la bambina al seno. Grazie a un piccolo percorso insieme di tre incontri l’allattamento al seno si è ben avviato, mentre la mamma e la neonata sono state accompagnate nella scoperta e conoscenza delle reciproche competenze”.

Ecco invece cosa caratterizza il servizio rispetto a quanto offre il welfare pubblico sul territorio “Mi piace pensare che il nostro progetto sia un ponte che accompagni le donne dall’Ospedale al territorio. Noi godiamo di una autonomia organizzativa tale da permetterci di intervenire in brevissimo tempo dalla telefonata, cerchiamo di rispettare le 48 ore. Non siamo un pronto soccorso, abbiamo gli strumenti per valutare la natura della domanda ed in tal caso indirizzare la donna alle competenti istituzioni. Ma sappiamo che le richieste poste dalle donne hanno bisogno di tempestività e che questa facilità organizzativa non è al momento propria delle istituzioni. Volenti o meno la nascita ha come passaggio obbligato tutto ciò che afferisce all’area sanitaria ed è per questo che IRIS ha il privilegio di individuare per prima le donne ed i loro bambini per sostenerle adeguatamente nei loro compiti di cura primaria affinché si rafforzino e siano poi pronte a percorrere il ponte per accedere con maggior consapevolezza alle risorse presenti sul territorio.” Conclude Ritorto. Un bell’aiuto quindi per ridurre le possibilità che si cada nella mancanza di opportunità educative tipiche della povertà educativa.

 

Pubblicato in Salute

Quel “fatto di Vigliena”, 220 anni fa. Giovani rivoluzionari difesero le loro idee di libertà fino alla morte nel 1799, quando per sei mesi la Repubblica Napoletana prese il potere. Il Fortino fu l’ultimo baluardo di resistenza contro le milizie del Cardinale Ruffo. In quel luogo, a distanza di oltre due secoli, sarà ricordato con una cerimonia proprio il 13 giugno alle ore 17 presso lo Stradone di Vigliena dall’Istituto degli Studi filosofici, dalla Società napoletana di Storia patria, dal Comitato civico San Giovanni a Teduccio, dal Comune di Napoli, dall’Assise di Palazzo Marigliano e da decine di associazioni e comitati dell’area orientale della città con l’adesione anche dell'Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centrale. Per l’occasione l’artista Giuseppe Zinno realizzerà un’opera in ricordo di quei fatti. Ad accompagnarli ci sarà la musica con Carmela Di Costanzao, Enzo Vorraro, Marta Peperna, Gino Protano e tanti altri. 

La storia passa nei quartieri di quella periferia che oggi fa notizia per la faida di camorra, da dove sono partiti i sicari che hanno ferito la piccola Noemi o dove si spara davanti a una scuola materna. La memoria si innalza nell’area più inquinata della città tra ex impianti industriale e multinazionali sotto inchiesta per sversamento di rifiuti tossici. In questo scenario si muove una cittadinanza attiva che vede nel Fortino il simbolo di una battaglia ancora attuale, contro ogni oppressione e tirannia.

Ad aver spinto per una memoria collettiva in questi anni è stato l’impegno di Vincenzo Morreale, già consigliere provinciale e da anni attivista del Comitato civico che scelse proprio il 13 giugno nel 2007 per portare la propria battaglia contro la centrale a Turbogas di Vigliena, a pochi passi dal “Forte”.

Quel luogo è ancora un riferimento civile e morale ed è per questo che la commemorazione per toglierlo dall’abbandono in cui versa diventa un simbolo delle battaglie di oggi.

L’abbandono

Morreale ha recuperato atti e pubblicazioni in cui si racconta quella resistenza. Uno di questi è Francesco Lomonaco, patriota ed intellettuale meridionale che nel commentare le Vicende del Forte di Vigliena scrisse: «Il Primo che innalzò lo stendardo dell’eroismo fu Francesco Martelli. Costui, quando vide che il forte non potea più resistere, disse a’ suoi compagni: “Bisogna morire liberi piuttosto che sopravvivere alla servitù” Sicchè egli stesso accese la polvere, la quale colla sua esplosione rovesciò le mura della rôcca. Chi guardando le rovine di Viglieno, non sarà preso di ammirazione, è un essere che non è nato per la gloria; è un uomo a cui la schiavitù ha tolta la facoltà di pensare, e di sentire”. 

Le cronache parlamentari del periodo giugno-dicembre 1891 riportano la proposta di legge, di cui fu primo firmatario l’onorevole Matteo Renato Imbriani Poerio, recante un solo articolo col quale si affermava che: "Il fortino Vigliena è dichiarato monumento nazionale” perché “il periodo gloriosissimo della Repubblica partenopea, che, si può affermare, fu l'inizio della risurrezione d'Italia, ebbe il suo epilogo nel fatto del fortino di Vigliena”.

Gli atti parlamentari raccontano ancora che, novanta anni dopo, l’onorevole Antonio Parlato presentò tra il 1980 e il 1988 quattro interrogazioni per chiedere il recupero del “fortino di Vigliena”. Pure questo tentativo cadde nel vuoto e solo con le commemorazione del Bicentenario del 1999 si ripropose la questione

Un riferimento popolare per tutto il Sud

Si arriva ad oggi e all’evento del prossimo 13 giugno con l’affissione della lapide commemorativa. Per Morreale “nel Forte di Vigliena c’è una pagina della storia meridionale. È toccante perché quei rivoluzionari erano giovani e c’erano anche le donne a combattere, tra cui tanti intellettuali calabresi. Eppure questo Forte è stato sempre abbandonato come ricorda Imbriani, perché ‘quelli del petrolio’ lo vogliono prendere”.

Un filo rosso lega le epoche di un territorio su cui gravano interessi economici potenti per tutta la città:  “questa zona ha sempre avuto mire speculative e non si riuscì mai a realizzare il monumento storico. Ma l’abbandono è dovuto anche a un fatto simbolico di riscatto del Sud”. Anche in questo caso ritorna il tema di un Mezzogiorno che non deve fare notizia quando fa cultura e quando rivendica il proprio patrimonio civile e morale.

“Abbiamo avuto difficoltà pure a mettere una lapide – conclude Morreale” e oggi questo luogo è un presidio democratico che è ancora al centro di un processo di trasformazione urbana legata all’area portuale. Il porto è, inoltre, obbligato a recuperarlo come previsto dai lavori di ampliamento e invece versa ancora in queste condizioni. Il Forte è un’oasi che si lega al contesto attuale: la memoria continua la battaglia di quei valori”

Pubblicato in Campania

Prende il via oggi 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la campagna “Giudizio Universale – Invertiamo il processo” che precede il deposito, previsto in autunno, della prima causa legale intentata in Italia contro lo Stato per l’inazione di fronte ai cambiamenti climatici.

Giudizio Universale è una campagna promossa da movimenti, associazioni e centinaia di singoli cittadini, nata per preparare il terreno ad un processo senza precedenti nel nostro paese, che ha l’obiettivo di chiedere ai giudici di condannare lo Stato per la violazione del diritto umano al clima.

Il livello della minaccia rappresentata dagli stravolgimenti climatici e la debolezza delle misure messe in atto dagli Stati destano una crescente preoccupazione nell’opinione pubblica, che si organizza attraverso mobilitazioni sempre più intense a livello internazionale. Il movimento per la giustizia climatica rappresenta oggi uno dei fenomeni più rilevanti sulla scena internazionale, denunciando senza sosta l’immobilismo dei poteri pubblici nella protezione dei diritti umani connessi al clima.

Da questo punto di vista, l’Italia non fa eccezione. Il nostro Paese ha obiettivi di riduzione delle emissioni scarsamente ambiziosi e non in linea con le raccomandazioni espresse dalla comunità scientifica per centrare l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro la soglia prudenziale dei +1,5 °C.

Serve un deciso cambio di passo per invertire la rotta nei prossimi 11 anni, o gli scompensi climatici porteranno enormi aree del pianeta a subire l’impatto sempre più grave e frequente di fenomeni estremi come inondazioni, ondate di caldo, alluvioni e siccità. A soffrirne maggiormente saranno le comunità più deboli ed emarginate, ma anche il mondo occidentale è destinato a fare i conti con pesanti perdite economiche e con ricadute sociali, sanitarie e ambientali. Anche in Italia, infatti, si rischia un innalzamento eccezionale delle temperature (soprattutto in estate), l’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi (ondate di calore, siccità, episodi di precipitazioni intense) e una riduzione delle precipitazioni medie annue e dei flussi fluviali.

Di qui nasce il boom di contenziosi - ad oggi più di 1000 in tutto il mondo - che vedono la società civile in oltre 25 paesi portare alla sbarra lo Stato, le imprese o singoli progetti dal forte impatto sul clima. In Olanda, nel 2015, un migliaio di persone hanno fatto causa allo Stato per le scarse politiche climatiche, vincendo il ricorso in primo e in secondo grado con sentenze di condanna che impongono al governo di rivedere i suoi piani.

Fare lo stesso in Italia

In autunno, il deposito dell’atto di citazione sancirà l’avvio del primo climate case mai intentato nel nostro paese: la campagna Giudizio Universale è patrimonio di tutte le organizzazioni e i movimenti sociali impegnate in questi mesi contro i cambiamenti climatici, e vuole essere un ulteriore strumento di pressione per il nostro governo in vista della prossima Conferenza Mondiale sul Clima, in Cile, per fare in modo che la COP di Santiago non sia l’ennesima occasione sprecata.

 

Pubblicato in Nazionale

Avviare e sostenere una collaborazione finalizzata alle attività di studio, analisi, valutazione e promozione della qualità dell'ambiente urbano e metropolitano, come strumento di supporto alla pianificazione, alla progettazione di qualità e alla gestione sostenibile da parte delle città e delle aree metropolitane, alla programmazione di politiche nazionali e locali in materia, al coinvolgimento attivo della cittadinanza; Condividere informazioni e dati in possesso delle Parti per elaborare insieme analisi, benchmarking e studi sulle tematiche relative all'ambiente urbano. Sono questi alcuni dei temi oggetto del protocollo d'intesa siglato tra ISPRA e ANCI sulla qualità dell'ambiente urbano. Obiettivo dell'intesa il perseguimento dello sviluppo sostenibile nelle città italiane.

Ma qual e' la situazione nelle citta' italiane? Nelle aree urbane si continua a superare il limite. Nel 2017 le centraline di 35 fra le principali citta' italiane segnalano superamenti del valore limite giornaliero del PM10. Lo stesso vale per l'NO2: per il quale almeno una delle stazioni di monitoraggio di 25 aree urbane, gran parte localizzate al Nord, registrano superamenti.

Ma non mancano i segnali positivi. Tra il 2008 ed il 2017 le concentrazioni medie annue di PM10, PM2,5 e NO2 mostrano un trend decrescente (-2,4% per il PM10 e -2,9% per PM2,5 e NO2). Anche le emissioni di PM10 primario, passano da un totale di 45.403 tonnellate (Mg) nel 2005 a 36.712 tonnellate (Mg) nel 2015 con una riduzione del 19%. Automobili private ancora in aumento: in un anno (2017) cresce dell'1,7% il parco autovetture intestato a privati.

A livello nazionale sono ancora presenti circa 8,9 milioni di auto con direttiva europea antinquinamento da euro 0 ad euro 2 (23,3% del parco totale) ma continua ad aumentare anche il parco auto con direttiva superiore o uguale all'euro 4 che dal 2012 al 2017 passano dal 53,1% al 63,5%. A livello nazionale, rispetto al 2016, diminuisce la quota di auto a benzina e di conseguenza cresce l'incidenza di auto a gasolio. Lieve invece l'incremento delle auto alimentate a GPL e mentre resta stabile per le vetture a metano. Avanza la sharing mobility che nel giro di tre anni (2015-2017) si rafforza come settore aumentando piu' del doppio il numero delle vetture in condivisione. Delle 48 mila unita' messe su strada nel 2017, l'83% sono biciclette, il 16% automobili e l'1% scooter.

A livello locale sempre piu' amministrazioni hanno predisposto un "Piano Urbano della Mobilita' Sostenibile (PUMS) in redazione, approvato o adottato complessivamente dalla maggior parte di Comuni con piu' di 100 mila abitanti e approvato da due Citta' metropolitane, Bologna e Genova.

(Fonte: agenzia Dire)

Pubblicato in Ambiente&Territorio

"La richiesta di autonomia differenziata da parte di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna è un tema molto delicato e con ricadute politiche rispetto all'unità nazionale e concrete perché riguarda l'erogazione di servizi ai cittadini", Gianfranco Viesti docente dell'Università di Bari ha aperto così l'incontro "Autonomie regionali e unità nazionale", organizzato dal Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD) in collaborazione con ASviS, nell'ambito della terza edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile.

L'incontro si proponeva di presentare lo stato di attuazione delle proposte di autonomia regionale differenziata da parte di alcune regioni e le loro possibili conseguenze sull'organizzazione dei grandi servizi pubblici nazionali e sui diritti dei cittadini.

"Perché le regioni chiedono questi poteri? - ha continuato Viesti - Non abbiamo dati che dimostrano che passare le competenze dallo Stato alle regioni possa migliorare l'efficienza degli interventi e non si conoscono i dettagli dei contenuti di queste richieste. Inoltre così rimane uno stato arlecchino: con una grande differenziazione tra le regioni il centro dovrebbe disegnare le politiche pubbliche in modo molto differenziato". Viesti sottolinea anche una criticità notevole di natura finanziaria. "Con il trasferimento delle competenze queste regioni hanno chiesto risorse molto maggiori di quelle che hanno adesso a disposizione. Aumentare la spesa in alcune regioni significa ridurla da altre parti."

Viesti conclude dicendo che adesso il potere decisionale è in mano al Parlamento italiano e che "nel momento in cui le intese dovessero essere ratificate di fatto si innescherebbe un processo irreversibile".  

Massimo Villone, Professore emerito dell'Università Federico II di Napoli, ha ricordato che "nel testo originario della Costituzione c'era l'obiettivo dichiarato di ridurre il divario strutturale tra il Sud e il Nord del paese. Verso la fine degli anni '80 questo progetto ha iniziato a vacillare. All'idea che il Sud fosse la migliore scommessa anche per lo sviluppo del Nord, si è sostituita un'altra idea, ovvero quella che il mezzogiorno sia un peso che impedisce al Nord di agganciarsi all'Europa. Con questo disegno secessionista perdiamo la speranza di essere uguali. Un paese che sa di non essere uguale nei diritti è un paese che non rimane unito a lungo."

Tra le competenze che passerebbero alle regioni ci sono quelle sull'istruzione. Su questo è intervenuto Marco Rossi Doria, esperto di istruzione e membro del Forum Disuguaglianze e Diversità. "Due terzi dei minori poveri (2 milioni in povertà relativa e 1 milione e 300mila in povertà assoluta) vivono al Sud dove risiede però solo un terzo della popolazione italiana. La dispersione scolastica è in risalita, è tornata al 14% mentre l'Europa ci chiede di stare al 10%. Se da una parte il Veneto è a circa l'8%, la Sicilia sta al 26% e la città di Napoli al 25%. E se si prendono i dieci indicatori della povertà educativa (elaborati da Save the Children) si scopre che nella classifica delle regioni quelle più indietro sono tutte del mezzogiorno e quindi questo attacco piove sul bagnato perché invece di applicare il secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione sta per dare di più a chi ha di più e di meno a chi ha già di meno".

Infine si è toccato il tema dei diritti alla salute e all'assistenza di cui ha parlato Raffaella Milano, direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. "Abbiamo avuto e abbiamo ancora un servizio sanitario nazionale universalista a cui si sono rivolti persone più abbienti e meno abbienti. Da un po' di tempo però i pediatri hanno lanciato un allarme: si sta infatti creando una forbice per quanto riguarda la mortalità infantile con dati profondamente diversi tra le regioni del Sud e del Nord. Nel mezzogiorno registriamo anche dati preoccupanti per numero di tagli cesarei e per i tanti bambini in sovrappeso che fanno schizzare l'Italia al primo posto in Europa per obesità infantile. I dati ci dicono che proprio dove ci dovrebbero essere più investimenti la spesa sociale è più bassa. Dobbiamo capire come disegnare le politiche per ridurre le disuguaglianze e per realizzare gli obiettivi fissati dall'agenda 2030 delle Nazioni Unite".

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Giugno 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30