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Mercoledì, 16 Ottobre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 25 Luglio 2019 - nelPaese.it

Dai ragni alle zecche, dalle zanzare alle pulci, dalle cimici agli imenotteri, passando per le meduse e le tracine, fino ad arrivare alle vipere.Al mare come in montagna, in Italia come in Paesi esotici, in estate sono sempre più frequenti le punture di insetti e i morsi di animali che, se non curati correttamente, possono rappresentare un rischio per la salute. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) fornisce, quindi, alcune raccomandazioni utili per affrontare incontri (non proprio desiderati) con insetti e altri animali.

“Eruzioni cutanee, reazioni allergiche, e manifestazioni neurologiche come meningoencefaliti sono tutte gravi complicanze che possono presentarsi a seguito di punture di insetti o morsi di animali – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia -. In ciascun caso, la prima cosa da fare è quella di mantenere la calma: l’agitazione, infatti, accelera il battito cardiaco contribuendo ad una dispersione più veloce del veleno dell’animale in questione. Se non si è correttamente informati, dunque, evitare manovre da ‘manuale di sopravvivenza’ e consultare il medico. Opportuno evidenziare, poi, come il medico debba essere immediatamente contattato nel caso in cui vi siano manifestazioni respiratorie o calo pressorio. In questi casi, un intervento tempestivo può salvare la vita”.

Qui di seguito le raccomandazioni di WAIDID per affrontare brutti con insetti e altri animali.

Ragni

Sebbene il 98-99% dei loro morsi sia innocuo, nei casi restanti il morso comporta ferite necrotiche, tossicità sistemica e, più di rado, la morte. Se la lesione non causa sintomi troppo intensi, per limitare i disagi si possono attuare delle semplici manovre di pronto soccorso (es. applicazione di ghiaccio, riposo e sollevamento dell'arto). Nel caso in cui si sviluppi una reazione più grave (allergia o tossicità sistemica), è consigliabile richiedere l'intervento medico immediato. In Italia, le specie il cui morso è di importanza medica per l'uomo sono principalmente tre: Il Loxosceles rufescens, comunemente chiamato “ragno violino” per via di una macchia scura presente sul dorso a forma di violino (Sardegna, Sicilia e isole minori) ; Lycosa tarentula, o tarantola, ragno ricoperto di peli neri e marroni (si trova nel centro e sud italia); Latrodectus mactans, conosciuto anche come “vedova nera”(soprattutto nel Nord America) .

Zecche

La caratteristica della zecca è quella di inserirsi sottopelle. Per questo la prima cosa da fare è procedere con la sua rimozione attraverso una procedura ben precisa. E’ opportuno afferrare la zecca con una pinzetta dalle punte sottili. Il movimento volto ad estrarre il parassita non dovrà essere deciso, bensì continuo e rotatorio. In alcuni casi, potrebbe rimanere comunque qualche traccia della zecca che andrebbe rimossa, in tempi brevi, mediante un ago sterile. Una volta eliminata, è opportuno disinfettare l'area interessata dal morso e tenerla sotto costante osservazione per un mese. La puntura di zecca può trasmettere all’uomo malattie molto pericolose. Un esempio ne sono la malattia di Lyme (diffusa in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige) e la meningoencefalite da zecche (diffusa in Veneto e, in generale, nell’Europa settentrionale e centro orientale).

Zanzara tigre

Nel nostro Paese Aedes albopictus (zanzara tigre, caratterizzata dal corpo nero a bande trasversali bianche sulle zampe e sull’addome), attiva al mattino presto e al tramonto da marzo fino all’inizio di dicembre, è vettore di malattie come la febbre di Chikungunya e la Dengue, che possono manifestarsi con sintomi simil-influenzali o con manifestazioni neurologiche. La terapia è esclusivamente sintomatica.

Pulci

Le punture delle pulci degli animali domestici (es. gatti e cani) nell’uomo provocano delle piccole lesioni di tipo eritemato-pomfoide che circondano il punto in cui la pulce ha morso l'ospite. Sembrano prediligere gli arti inferiori. Eventualmente, per ottenere sollievo, è possibile fare impacchi di ghiaccio sulle lesioni. Tuttavia, se i pomfi o le vescicole derivanti dalle punture delle pulci sono particolarmente fastidiose, possono essere utilizzati cortisonici per uso topico. In caso di reazioni allergiche sistemiche, si possono antistaminici per uso topico o sistemico. Fondamentale è la prevenzione con trattamenti antiparassitari negli animali domestici e, in caso di infestazioni da pulci in casa, è opportuna una adeguata disinfestazione effettuata da aziende specializzate.

Cimici da letto

Comuni negli alberghi, si annidano in punti nascosti tra materassi e cuscini, ma talvolta anche in divani e poltrone. Causano punture molto fastidiose, anche se in pochi giorni spariscono. Chi soffre di allergia alla saliva delle cimici, può sviluppare bolle e lesioni difficili da guarire. Per eliminarle definitivamente, si raccomanda di fare una lavatrice di vestiti e indumenti vari a 90°.

Imenotteri

Nel caso di punture di api, vespe e calabroni, se ancora presente il pungiglione, è necessario provvedere alla sua rimozione entro 20 secondi controllando che non rimangano residui. Impacchi di ghiaccio, da applicare per almeno 20 minuti, saranno utili per lenire il dolore e diminuire l'infiammazione. Lavare poi con acqua fredda. È utile anche identificare, se possibile, l’insetto responsabile. Nel caso in cui tali precauzioni non siano sufficienti, sarà necessaria la somministrazione di cortisonici per uso topico ed eventualmente antistaminici per via orale.  Va valutata la possibilità di reazioni allergiche. Se il paziente presenta orticaria ed edema, potrà essere trattato solo con un ciclo orale di antistaminici e steroidi e dovrà essere tenuto sotto osservazione per almeno 4 ore.Se la situazione si presenta in modo più severo, ovvero con crisi respiratorie o dolori addominali, il farmaco di prima scelta è rappresentato dall’adrenalina.

Vipera

Le vipere italiane hanno un morso che risulta fatale soltanto nello 0,1% dei casi e quasi sempre la mortalità dipende da complicazioni collaterali come reazioni allergiche, infarti o ictus e non dall’effetto diretto del veleno. Le vipere del Trentino e quelle dell’Appennino tosco-emiliano generalmente hanno un veleno più concentrato. La persona morsa deve evitare qualsiasi movimento perché questo velocizzerebbe la distribuzione del veleno nell’organismo. Per questo, la posizione ideale è quella supina. La porzione di cute interessata deve essere lavata con acqua e sapone, poi disinfettata con soluzioni prive di alcol dal momento che questo aumenta la tossicità del veleno. Se il morso è localizzato nell’arto superiore, è consigliabile sfilare anelli e bracciali o orologi prima della comparsa del gonfiore. Deve essere poi applicato un laccio a circa 5-6 cm a monte della ferita per fermare la circolazione linfatica che veicola il veleno. Attenzione però a non stringere eccessivamente il laccio (deve poterci passare un dito) perché si corre il rischio di bloccare la circolazione sanguigna. Sulla zona del morso può essere applicato del ghiaccio. Si possono somministrare bevande eccitanti come the o caffè perché aiutano ad evitare un pericoloso calo pressorio. Indispensabile è il trasporto dell’infortunato al Pronto Soccorso (muovendolo il meno possibile!).

Medusa

Le punture di medusa provocano bruciore e prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa ed edematosa con possibile formazione di una bolla. Dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e poi con bicarbonato medicando, poi, la parte con un gel a base di cloruro d’ alluminio. La stessa cura può risultare efficace anche in caso di contatto con le attinie o anemoni di mare. Non usare ammoniaca, limone, aceto, o alcol. Non strofinare o grattare perché si corre il rischio di mandare in circolo le tossine rilasciate. Non utilizzare pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli perché la lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine. Non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio.

Tracina (o pesce ragno)

Tipiche dei fondali sabbiosi da 2 a 50 metri di profondità, può capitare che, passeggiando o giocando sul bagnasciuga, si poggi inavvertitamente una mano o un piede sui suoi aculei. Questi penetrano nella pelle e rilasciano una tossina che provoca un dolore immediato molto intenso, il punto di inoculazione del veleno siarrossa e si gonfia. Talvolta possono comparire formicolii, perdita di sensibilità nella parte interessata dalla puntura, nausea, vomito e febbre. Per alleviare il dolore bisogna sciacquare la parte colpita con acqua dolce. Procedere, eventualmente, con la rimozione degli aculei conficcati nella pelle. Poi, considerando che il calore distrugge il veleno e ne blocca la diffusione, è utile mettere il piede sotto la sabbia molto calda (o anche acqua calda): questo dona un'immediata sensazione di sollievo. Evitare assolutamente di applicare ghiaccio o ammoniaca.

Il veleno della tracina non è considerato “pericoloso” per l'uomo, anche se il dolore intenso può sfociare in nausea, vomito e qualche linea di febbre, soprattutto nei più piccoli.

 

 

Pubblicato in Salute

"Tra i 15 miliardi sbloccati dal Cipe per gli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie ci sono oltre 550 milioni da utilizzare per l'eliminazione delle barriere architettoniche nelle 100 stazioni più frequentate d'Italia. Una notizia veramente positiva, che si inserisce nel lungo e impegnativo lavoro che stiamo portando avanti, su più fronti, per migliorare la condizione delle persone con disabilità". Lo dichiara, in una nota, Vincenzo Zoccano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia e Disabilità, del MoVimento 5 Stelle.

"Rendere i luoghi pubblici accessibili è primariamente una questione di civiltà: queste risorse saranno fondamentali per far sì che chiunque si possa sentire libero di viaggiare senza quegli impedimenti materiali che spesso, purtroppo, mortificano e alimentano un ingiusto senso di esclusione. Un grazie sentito al ministro Danilo Toninelli per questo importante risultato e per quelli già ottenuti nello sbloccare tante opere pubbliche ferme da anni", conclude Zoccano.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Oggi è stato presentato un rapporto attraverso il quale Antigone ha voluto fotografare il sistema penitenziario italiano in questi primi mesi del 2019. Ciò che emerge è il perdurare dello stato di sovraffollamento. Al 30 giugno 2019 i detenuti ristretti nelle 190 carceri italiane erano 60.522.

Negli ultimi sei mesi sono cresciuti di 867 unità e di 1.763 nell'ultimo anno. Il tasso di sovraffollamento è pari al 119,8%, ossia il più alto nell'area dell'Unione Europea, seguito da quello in Ungheria e Francia. Il Ministero della Giustizia precisa che i posti disponibili nelle carceri italiane sono 50.496, un dato che non tiene conto delle sezioni chiuse. Ce ne sono ad Alba, a Nuoro, a Fossombrone e in tantissimi altri istituti. Il carcere di Camerino è vuoto dal terremoto del 2016 ma tutti i posti virtualmente disponibili sono contegiati.

Secondo il Garante nazionale delle persone private della libertà alla capienza attuale del sistema penitenziario italiano vanno dunque sottratti almeno 3.000 posti non agibili. A Como, Brescia, Larino, Taranto siamo intorno a un tasso di affollamento del 200%, ossia vivono due detenuti dove c'è posto per uno solo. Nel 30% degli istituti visitati da Antigone in questi primi mesi dell'anno sono state riscontrate celle dove non era rispettato il parametro minimo dei 3 mq. per detenuto, al di sotto del quale si configura per la giurisprudenza europea il trattamento inumano e degradante.

"Questo aumento del sovraffollamento - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone -, al di là dei luoghi comuni agitati da alcune parti politiche, non è dovuto ad un aumento della criminalità, in particolare quella straniera. Infatti, da una parte, il numero di reati è in costante calo e anche gli ingressi in carcere sono in conseguente diminuzione. Il numero più alto di detenuti si spiega dunque con l'aumento delle durata delle pene, frutto anche delle politiche legislative degli ultimi anni. Gli stranieri in carcere poi, negli ultimi 10 anni, sono diminuiti del 3,68%. Se nel 2003 ogni 100 stranieri residenti regolarmente in Italia l'1,16% degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36%".

Dall'osservazione di Antigone si evidenzia anche come la vita in carcere stia peggiorando. Questa è fatta di momenti di socialità, di occasioni di dialogo e di crescita culturale, di rapporti con i familiari e con l'esterno. Nonostante questo nel 30% delle carceri visitate non risultano spazi verdi dove incontrare i propri cari e i propri figli. Solo nell'1,8% delle carceri vi sono lavorazioni alle dipendenze di soggetti privati.

Nel 65,6% delle carceri non è possibile avere contatti con i familiari via skype, nonostante la stessa amministrazione e la legge lo prevedano. Nell'81,3% delle carceri non è mai possibile collegarsi a internet. Inoltre alcune recenti circolari hanno previsto dei cambiamenti in peggio poco giustificabili soprattutto nella stagione estiva, quale ad esempio l'obbligo di tenere spenta la televisione dopo la mezzanotte. "Non permettere ai detenuti di guardare la tv quando fa caldo, si fatica a prendere sonno e durante il giorno si è sempre stati nella cella a oziare significa contribuire a innervosire il clima generale" sottolinea Gonnella. In alcuni istituti penitenziari inoltre stanno chiudendo i corsi scolastici e per molti detenuti non sarà possibile frequentarne a partire da settembre.

Il peggioramento della qualità della vita si ripercuote anche sul numero dei suicidi. Il 2018 fu un anno drammatico e nel 2019, quelli che si sono verificati negli istituti di pena italiani, sono già 27. "La soluzione dinanzi a questa situazione di affollamento e a tutto ciò che questa comporta - dichiara ancora il presidente di Antigone - non può essere rintracciata nella costruzione di nuovi istituti. Primo perché sarebbe una soluzione a lungo periodo, secondo perché i costi sarebbero elevatissimi e, almeno ad oggi, non sembrano esserci le necessarie coperture finanziarie". 

Da una analisi di Antigone emerge infatti che, a copertura delle disposizioni dell'art. 7 del Decreto Semplificazione, ci sarebbero circa 20 milioni derivanti dalla legge di Bilancio del 2019 e una quota non specificata di 10 milioni derivanti dal Fondo per l'attuazione della riforma dell'ordinamento penitenziario. Se si considera che il Piano Carceri del 2010 aveva uno stanziamento di circa 460 milioni di euro e che alla fine del 2014 ne sono stati spesi circa 52 per la realizzazione di 4.400 posti, è facile capire come meno di 30 milioni di euro in due anni non sarebbero lontanamente sufficienti. Inoltre nuove carceri significa rafforzare il personale e le opportunità trattamentali senza le quali questi posti in più servirebbero solo a "stoccare" più detenuti. Anche in questo caso dunque bisognerebbe prevedere ingenti risorse aggiuntive al bilancio dell'amministrazione penitenziaria che, già oggi, è di circa 3 miliardi di euro all'anno.

"Ciò che bisognerebbe fare dunque - conclude Gonnella - è investire sulle alternative alla detenzione e nel rendere la custodia cautelare un istituto utilizzato solo nei casi dove essa è realmente necessaria". Sotto questo punto di vista la buona notizia è che rispetto allo scorso anno il tasso di persone presenti in carcere in assenza di condanna definitiva è diminuito di quasi due punti, attestandosi al 31,5%. Un dato però ancora lontano dalla media Europa del 21% circa.

 

Pubblicato in Nazionale

Si chiama Hostability il progetto della Cooperativa aCapo che partirà a settembre 2019, finanziato dall’avviso pubblico “Percorsi di inclusione attiva” – Assessorato alle Politiche Sociali e Welfare della Regione Lazio. Il progetto è rivolto a giovani con disabilità fisiche e sensoriali che dispongano di una casa accessibile adatta a ospitare turisti con problematiche simili, in un luogo turistico della regione Lazio.

La Cooperativa aCapo ha iniziato le selezioni per 18 giovani disabili disoccupati, con età compresa tra i 18 e i 35 anni, a cui offrire un’opportunità unica per formarsi nel campo della gestione di strutture turistiche non alberghiere, come appartamenti e bed & breakfast. A questi giovani verrà erogata una formazione molto specifica, articolata nel corso di 10 mesi, con l’obiettivo di trasformarli in veri auto-imprenditori del turismo per tutti.

La mission fondante del progetto è l’aspetto inclusivo, che tiene in considerazione l’esigenza di contatto diretto e di sviluppo relazionale che le persone con disabilità vivono ogni giorno. Attraverso una rete di contatti si offre la possibilità di creare nuove conoscenze e scambiare esperienze comuni.

Si tratta di un percorso impegnativo, per diventare professionisti del settore turistico, che darà l’accesso diretto ai circuiti di Booking e Airbnb, con la piena autogestione delle proprie risorse.
Il corso di formazione sarà di 6 ore giornaliere per 3 giorni a settimana, per un totale di 600 ore di impegno nell’arco di 10 mesi, e si svolgerà da settembre 2019 fino a giugno 2020 presso le aule dell’Università Tor Vergata di Roma. Il percorso prevede Seminari, Master Class, Laboratori ed attività di Training con situazioni simulate su casi reali che si potranno presentare una volta avviata l’attività.

L’obiettivo è far emergere, nei partecipanti al progetto, tutte le qualità che un imprenditore turistico deve avere: buone capacità comunicative, competenze turistiche e di digital marketing, accoglienza e capacità di soddisfare con servizi di qualità la clientela. Per sostenere motivazione e aderenza al percorso è previsto un rimborso spese di 6 euro ora per un totale di 3600 euro.

Il progetto Hostability della Cooperativa aCapo, finanziato dalla Regione Lazio e dedicato al turismo accessibile e all’inclusione sociale, è realizzato in collaborazione con il Caris dell’Università Tor Vergata di Roma e con l’ENS, l’Ente Nazionale Sordi.

Tutte le info relative al progetto e le modalità di selezione sono disponibili sul sito web hostability.acapo.it/it/.

Pubblicato in Lavoro

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Alice Cardia

 

“La Casa che Muta, infatti, non si chiama così soltanto perché cambia sé stessa, ma perché cambia anche quelli che ci abitano. E questo era molto importante per il bambino, perché fino a quel momento egli aveva sempre voluto essere un altro, ma non aveva mai desiderato di cambiare sé stesso.”

Conoscere Casa Emmaus e la sua storia ha fatto subito ricordare questo frammento del capolavoro di Michael Ende, “La Storia Infinita”, da cui seguì anche un fortunato film nel 1984.

Ed è alla fine dello stesso decennio che nella città di Iglesias, nella ex provincia di Carbonia-Iglesias, nasce Casa Emmaus, dalla volontà di Domenico Grillo, noto Nico. Quelli sono anni in cui la droga segna profondamente città e paesi di tutta Italia, e anche il Sulcis non ne resta indenne. Nico non resta indifferente a questo problema, e nel 1988 acquista un terreno su cui nascerà la prima sede di Casa Emmaus.

Casa Emmaus si presenta come una Casa che Muta perché in questi 31 anni si è plasmata e adattata ai bisogni nuovi e alle necessità del territorio in cui è nata, non come un corpo rigido e avulso dal suo contesto, ma come una realtà viva e pulsante, strettamente connessa con il suo tessuto sociale; una Casa che Cambia anche chi ci abita, perché i suoi ospiti non hanno davanti nessuna porta chiusa, nessun obbligo, mi racconta Fernando, il suo Presidente. Quello che li tiene lì è solo la loro scelta personale e la loro volontà di cambiare sé stessi, e la Casa è un luogo sicuro, una famiglia, in cui questo è aiutato e favorito.

Nata quindi come una Comunità che si occupa di persone con problemi di tossicodipendenza, sopperendo ad una mancanza del pubblico, si estende per andare a rispondere ad altri bisogni, aprendo altri spazi per donne, per sofferenti psichici, per minori, poi CAS, SPRAR, per arrivare al primo centro in Sardegna che si occupa di problemi alimentari, di recentissima nascita.

La comunità in questo suo mutare, trasforma ovviamente anche il suo organico: inizia esclusivamente con il supporto del volontariato, in seguito, stipulando convenzioni con ASL, Regione e Enti Pubblici, i volontari sono affiancati da figure professionali come Psicologi, Psicoterapeuti e altre, fino a raggiungere, oggi, i 70 dipendenti. Un numero non da poco in un territorio come il Sulcis, con un altissimo tasso di spopolamento e numeri di disoccupazione da far rabbrividire.

Le attività svolte in questi 31 anni sono tante e differenti, così come la rete intessuta in tutta la provincia, con enti culturali, associazioni, compagnie teatrali con cui casa Emmaus ha realizzato progetti di integrazione e di valore sociale e culturale in tutto il territorio del Sulcis Iglesiente. A sottolineare come il ritorno generato dal Terzo Settore va molto oltre al numero delle buste paga, ma riguarda anche la sicurezza, la fiducia e il benessere che è in grado di creare per l’intero territorio.

Non va mai dimenticato che la trasformazione di un territorio e del benessere dei suoi abitanti, come del loro immaginario, è un qualcosa che avviene “lentamente, come tutte le vere trasformazioni, in silenzio, come la crescita di una pianta.” e per fortuna certe realtà non smettono mai di alimentare quella trasformazione, giorno per giorno.

 Alice Cardia

 

Pubblicato in Sardegna
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