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Mercoledì, 16 Ottobre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 29 Luglio 2019 - nelPaese.it

Antonio Barracano, "uomo d'onore" che sa distinguere tra "gente per bene e gente carogna", è "Il Sindaco" del rione Sanità. Con la sua carismatica influenza e l'aiuto dell'amico medico amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti. Chi "tiene santi" va in Paradiso e chi non ne tiene va da Don Antonio, questa è la regola. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre, Don Antonio, riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi.

Con Il Sindaco del rione Sanità Mario Martone partecipa per la seconda volta di seguito in concorso ufficiale alla 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Dopo aver messo in scena a teatro, nel 2017, il capolavoro di Eduardo De Filippo dirigendo Francesco Di Leva nei panni del Sindaco e gli attori della Compagnia del Nest di Napoli, Martone ne realizza l'adattamento cinematografico, dando vita a un film di forte attualità e capace di raccontare l'eterna lotta tra il bene e il male.

Nel cast Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia, Giuseppe Gaudino, Gennaro Di Colandrea, Lucienne Perreca, Salvatore Presutto, Viviana Cangiano, Domenico Esposito, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice, Morena Di Leva, con l'amichevole partecipazione di Ernesto Mahieux.

Il Sindaco del rione Sanità è una produzione INDIGO FILM con RAI CINEMA e MALÌA in collaborazione con ELLEDIEFFE SRL - TEATRO STABILE DI TORINO – NEST, con il contributo della GIUNTA REGIONALE DELLA CAMPANIA L.R.28/2018, con la collaborazione della FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA e con il patrocinio del COMUNE DI NAPOLI.

Sarà distribuito in esclusiva nelle sale italiane come evento speciale da Nexo Digital solo il 30 settembre, 1 e 2 ottobre (elenco cinema a breve su www.nexodigital.it). A seguire, debutterà il "Sindaco del Rione Sanità in tour" che proporrà il film in programmazione all'interno di alcune sale selezionate in tutta Italia (i dettagli del tour saranno a breve disponibili suwww.nexodigital.it).

I media partner dell'evento sono RAI CINEMA CHANNEL e MYmovies.it.

 

Pubblicato in Cultura

Qual è lo stato di salute ambientale e turistico delle coste italiane e il diritto di accesso alla spiaggia libera? A tracciare un quadro complessivo dei lidi della Penisola – caratterizzata da ben 3.346 km di coste sabbiose – è il rapporto Spiagge 2019 di Legambiente che fotografa una situazione complessa e variegata. Parliamo di un Paese dove le spiagge libere sono spesso un miraggio, quelle presenti sono il più delle volte di serie B e poste vicino a foci dei fiumi, fossi o fognature dove la balneazione è vietata.

A ciò va aggiunto l’impatto che ormai i cambiamenti climatici, l’erosione e il cemento selvaggio stanno avendo sulle coste ridisegnandole, il problema dell’inquinamento, l’accessibilità negata e quello delle concessioni senza controlli. Dall’altra parte, però, in questi anni lungo il nostro litorale si è registrato un grande fermento green che punta, in maniera sempre più concreta, sulla sostenibilità ambientale, su un impegno plastic-free e sulla difesa della biodiversità come testimoniano le numerose storie selezionate in questo report e l’esperienza avviata attraverso il marchio “Ecospiagge per tutti”.

A parlar chiaro sono i dati e le esperienze virtuose raccolte dall’associazione ambientalista: in Italia sono ben 52.619 le concessioni demaniali marittime, di cui 11.104 sono per stabilimenti balneari, 1.231 per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici, mentre le restanti sono distribuite su vari utilizzi. Complessivamente si può stimare che le sole concessioni relative agli stabilimenti ed ai campeggi superano il 42% di occupazione delle spiagge, ma se si aggiungono quelle relative ad altre attività turistiche si supera il 50%. 

In Liguria ed Emilia-Romagna ad esempio quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti, in Campania è il 67,7%, nelle Marche il 61,8%. In alcune aree il continuum di stabilimenti assume forme incredibili, come in Versilia, dove sono presenti 683 stabilimenti sui 1.291 dell’intera regione. Risalendo dal Porto di Viareggio fino al confine Nord del Comune di Massa si possono percorrere lungo la spiaggia 23 chilometri a piedi con accanto stabilimenti di ogni tipo e dimensione, dove saltuariamente sopravvivono alcune strisce di spiagge libere che tutte assieme non arrivano ad un chilometro di lunghezza.

Una situazione di sovraffollamento che lascia pochi spazi a quanti cercano spiagge per tuffi liberi. Ci sono poi situazioni di illegalità che riguardano le coste come il caso di Ostia, nel Comune di Roma, o quello di Pozzuoli dove muri e barriere impediscono addirittura di vedere e di accedere al mare, o di dune sbancate nel Salento per realizzare parcheggi e tirare su stabilimenti balneari. Inoltre non dimentichiamo che quasi il 10% delle coste è interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento. 

In Veneto oltre un quarto della costa è in queste condizioni, mentre in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Lazio oltre il 10% della costa rientra in questa categoria. Se si considerano i tratti di costa non balneabili, un ulteriore 9,5% della costa risulta quindi non fruibile. Il risultato è che complessivamente nel nostro Paese la spiaggia libera e balneabile si riduce mediamente al 40% , con situazioni limite in Emilia-Romagna, Campania, Marche, Liguria dove diventa difficile da trovare quelle al contempo libere e balneabili.

“Con questo dossier – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – vogliamo contribuire a costruire un dibattito sullo stato di salute delle coste italiane all’altezza delle sfide che avremo di fronte nei prossimi anni. L’errore che non va commesso è quello di continuare ad affrontare gli argomenti separatamente, inseguendo la cronaca nel periodo estivo dei danni da cicloni o erosione, di spiagge libere e in concessione (con le polemiche sui canoni e sulla famigerata Direttiva Bolkestein), dell’inquinamento dei tratti di costa. Il paradosso, da cui dobbiamo assolutamente uscire, è che nel nostro Paese nessuno si occupa di coste. Non possiamo più permettercelo in una prospettiva climatica come quella che abbiamo descritto, e soprattutto non dobbiamo consentirlo, perché gli 8mila chilometri di aree costiere italiane – con il suo sistema di porti, città e aree protette, rocce e spiagge – sono già oggi una straordinaria risorsa in chiave turistica che potrebbe rafforzarsi e allargarsi costruendo un’offerta sempre più qualificata, integrata e diversificata anche come aree e stagionalità”.

In particolare Legambiente torna a sottolineare l’importanza di definire nuove regole e politiche per rilanciare il ruolo delle aree costiere italiane fissando le sfide del futuro. Occorre approvare una legge nazionale in materia di aree costiere, come fatto negli altri Paesi, che dia risposta alle tre sfide che abbiamo di fronte: 1) quello di garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge; 2) di premiare la qualità dell’offerta nelle spiagge in concessione e 3) di prevedere dei canoni adeguati con risorse da utilizzare per la riqualificazione del patrimonio naturale costiero. Per far ciò è indispensabile avviare un dialogo sinergico coinvolgendo in primo luogo il settore balneare, i cittadini e gli ambientalisti per ragionare insieme sul futuro delle spiagge italiane unendo qualità, accessibilità, sostenibilità e valorizzazione del territorio.

Spiagge e concessioni: In Italia non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione, tale scelta viene lasciata alle Regioni che il più delle volte optano per percentuali molto basse. In Molise, ad esempio, la Legge Regionale del 2006 prevede il 30% di spiagge libere, ma non è applicata dai PSC dei 4 Comuni costieri, in Calabria la quota è del 30%, nelle Marche del 25%, mentre in Campania ed Abruzzo solo del 20%. Addirittura in 5 Regioni (Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Veneto) non esiste nessuna norma che specifichi una percentuale minima di costa destinata alle spiagge libere o libere attrezzate. La Sicilia non ha limiti per le spiagge in concessione, ma ha approvato di recente delle nuove linee guida per il rilascio delle concessioni demaniali marittime.

Al contrario emergono esempi virtuosi come quello della Puglia che da 13 anni, grazie alla Legge Regionale 17/2006 (la cosiddetta Legge “Minervini”), ha stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti e fissa una percentuale di spiagge libere del 60%. La Sardegna ha disciplinato l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo destinato ad uso turistico-ricreativo, attraverso le “Linee guida per la predisposizione del Piano di utilizzo dei litorali” con la Deliberazione G.R. 12/8 del 5/3/2013 e la Deliberazione G.R. 10/5 del 21/2/2017). Inoltre nel report, Legambiente ricorda come diverse sentenze della Magistratura abbiano ribadito i poteri dei Comuni nel garantire i diritti dei cittadini di fronte a concessioni balneari che impediscono il libero accesso al mare.

Sul fronte economico permane la forte sperequazione nella definizione dei canoni concessori, con situazioni paradossali che fanno registrare il pagamento di canoni demaniali bassissimi per concessioni spesso molto remunerative (spesso meno di 2 euro a mq all’anno). Ad esempio a Santa Margherita Ligure, il Lido Punta Pedale versa 7.500 euro all’anno, mentre l’hotel Regina Elena 6.000. Il Metropole versa 3.614 euro, il Continental1.989.

A Marina di Pietrasanta il Twiga di Briatore occupa una superficie di 4.485 metri quadri, per un canone di 16 mila euro all’anno. A Forte dei Marmi il Bagno Felice versa 6.560 euro per 4.860 metri quadri. Nel complesso nel 2016 lo Stato ha incassato poco più di 103 milioni di euro dalle concessioni a fronte di un giro di affari stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi di euro annui. (Il Dato del 2019 non è disponibile).

“Quando si parla di spiagge e concessioni non si dovrebbe parlare solo di Bolkestein come si fa in Italia – aggiunge Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente –  Si dovrebbe invece cominciare a ragionare su come valorizzare queste straordinarie potenzialità e come affrontare i problemi trovando soluzioni innovative, come fanno già molti Paesi europei dove si è scelto di premiare le imprese locali che scommettono sulla qualità e al contempo garantire che una parte maggioritaria delle spiagge sia garantita per la libera fruizione. In Francia, ad esempio, la durata delle concessioni per i lidi non supera i 12 anni e l’80% del litorale deve rimanere libero. La sfida che vogliamo lanciare ai balneari è di ragionare insieme sul futuro delle spiagge italiane partendo da una lotta ai veri nemici del litorale: l’erosione costiera, il cemento e i cambiamenti climatici. Sono i balneari i primi ad essere interessati ad avere prospettive credibili di lavoro e di sicurezza, ma anche ad isolare quanti compiono abusi e illeciti. La proposta è: ragioniamo assieme su regole per garantire un’offerta di qualità e al contempo l’accessibilità dei cittadini, su criteri che premino coloro che scommettono sulla valorizzazione del patrimonio ambientale e su strutture a impatto zero”.

Buone notizie green

In questi anni c’è stato un vero e proprio boom degli stabilimenti green. Dal Cilento al Salento, da Ravenna a Viareggio, passando per il Parco di Migliarino San Rossore per arrivare all’area protetta di Torre del Cerrano sono tanti gli stabilimenti che hanno deciso di intraprendere una svolta green, scegliendo ad esempio di essere “plastic free” e di coinvolgere i bambini in progetti di educazione ambientale come  fa il Lido Idelmery – Arma di Taggia in Liguria, che oltre ad attuare con l’Università di Savona un progetto di gestione della Posidoniaspiaggiata con cartelli esplicativi, ha anche realizzato un libro per i bambini “Il viaggio di Posidina” e sollecitato l’abbandono della plastica usa e getta offrendo ai clienti un kit di piatti e posate compostabili. Ci sono stabilimenti che sono impegnati nella riscoperta del territorio e nel recupero delle dune costiere come ha fatto la Poseidonia Beach Club – Marina di Ascesa, in Campania, e il RIMP – Rete delle imprese della Marina del Parco (in Toscana). Quest’ultima costituita da 20 stabilimenti di Viareggio e dell’area della Darsena e poi Bagno Teresa che ha ricostruito la duna sabbiosa rinunciando alla vista mare del ristorante dello stabilimento che per altro usa prodotti a km zero.

Chi ha deciso di puntare su prodotti bio come accade per il progetto Happy Bio nato dalla collaborazione tra Confcommercio e Camera di Commercio di Ravenna, stabilimenti balneari della costa romagnola e fattorie delle colline forlivesi. Chi è in prima linea per difendere le tartarughe marine come Lidi Tartalove – Maremma (Toscana): qui una serie di stabilimenti hanno collaborato con Festambiente e il Parco della Maremma per la stesura di un protocollo di buone pratiche di gestione della spiaggia per favorire e proteggere la nidificazione delle tartarughe marine. E chi come, ad esempio, il comune di Montesilvano, in Abruzzo, ha attivato dal 2009 il progetto delle spiagge accessibili. Si tratta di due spiagge libere prive di barriere, che ogni estate vengono allestite dal comune. Nel 2018 il progetto si è arricchito attraverso un progetto diinclusività che ha coinvolto sette ragazzi del progetto SPRAR.

In molte realtà c’è poi una proficua collaborazione tra Comuni e balneari ha portato ad una offerta di qualità con strutture leggere che consentono di vedere il mare senza barriere e di far convivere parti in concessione e libere, come avviene con grande successo da diversi anni a San Vito Lo Capo.   Non mancano, infine, le esperienze virtuose su scala regionale come quelle che il dossier registra sulla costa veneta, con le iniziative portate avanti da Unionmare Veneto, sulla costa pugliese, dove Confartigianato ha promosso l’opzione plastic free su 200 stabilimenti balneari e sul litorale Toscano dove Regione e Toscana Promozione stanno portando avanti il progetto Costa Toscana Sostenibile. Scelte green premiate da clienti, italiani e stranieri, che oggi scelgono proprio questo tipo di offerta di qualità e attenta all’impatto sull’ambiente.

 

Il report su: www.legambiente.it

 

Pubblicato in Nazionale

Il Giudice di Pace di Roma ha affermato che il trattenimento di I. oltre 45 giorni, se prima si è passati dal carcere per più di 180, è illegittimo. Lo dice l'art. 14, comma 5 del Testo Unico in materia di immigrazione, inspiegabilmente non applicato dai giudici torinesi.

“Dopo 159 giorni di detenzione amministrativa tra il Centro di Permanenza e Rimpatrio di Torino e quello di Ponte Galeria. Dopo le violazioni dei diritti umani subite e denunciate all'interno del CPR Brunelleschi. Dopo un trasferimento punitivo a Ponte Galeria, nel corso del quale è stato ammanettato e manganellato”, scrivono Campagna LasciateCIEntrare,  Legal Team Italia, Sportello Tuteliamoci Lab.Puzzle.

Dal 1aprile, quindi, I. è stato detenuto in violazione dei propri diritti. “Tuttavia – continua la nota - non si è mai piegato e non ha mai perso la voglia di lottare per sè e per gli altri, denunciando quanto vedeva all'interno di quelle mura dove non entrano i diritti umani. Dove appena il mese scorso un ragazzo è morto. Proprio per questo ha dovuto subire un trasferimento tanto incomprensibile quanto violento”.

Eppure I. ha deciso di denunciare quello che ha subito dai componenti della Polizia di Stato in quell'occasione. Gli avvocati hanno depositato denuncia-querela alla Procura di Romaper le lesioni inferte e il trattamento riservatogli, in attesa che la Polizia rilasci copia del referto medico, che ingiustificatamente non ha voluto dare ad I., seppure si tratti di documento personalissimo, al momento della sua uscita dal CPR. 

“Da parte nostra, continueremo a monitorare e denunciare ogni abuso e ogni ingiustizia perpetrata nei confronti delle recluse e dei reclusi all'interno di ogni CPR. Affinché non esistano più lager di Stato”, conclude la nota.

Pubblicato in Migrazioni

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Valentina Segato

 

Siamo nel quartiere Chiaravalle, nel milanese, dove la casa è stata inaugurata solo un anno fa, il 20 maggio 2018, come presenta il giornale Vita: un’esperienza nata dalla collaborazione tra Passepartout Rete di imprese sociali, insieme ad altre realtà istituzionali e civili. Si parla di 7 ettari di terreno agricolo, 700 metri quadri di capannoni, 2 ettari di giardino con alberi da frutto e zone incolte e la possibilità di ospitare almeno settanta persone.

Casa Chiaravalle si propone come luogo abitativo e di vita per famiglie in difficoltà, ma soprattutto per quelle donne “italiane e migranti che subiscono violenze e abusi di ogni genere”, come afferma Silvia Bartellini, presidente di Passepartout , nel video dell’inaugurazione, riportato nella pagina ufficiale del progetto.

Tutto questo, continua Bartellini, nasce da specifiche esigenze: quella primaria è dare un tetto sopra la testa a chi non lo ha, ma soprattutto l’esigenza di una presa di coscienza, cioè che la dicotomia tra  italiani e stranieri non regge più, perché ormai “le nostre città sono sempre più multietniche” e  proprio per questo nasce l’ambizione di “costruire dei patti civici, dei patti di convivenza che abbiano i valori dell’antimafia e della legalità, come fondamenta di queste nuove costruzioni, di questi nuovi territori”.

Uno spazio che, come traspare dalla pagina Facebook di Casa Chiaravalle, costantemente aggiornata, non è esclusivamente dedicato a determinate categorie di persone, ma è luogo di occasioni e incontri per tutto il territorio: orti, giardini, percorsi di formazione lavorativa,  spettacoli teatrali, momenti di discussione, esperienze di formazione per le scuole, ma anche progetti artistici. Un esempio di questo processo di recupero è la  call to action  dedicata agli artisti, che consiste nella decorazione delle colonne della casa, le vecchie colonne “infami”, ora tornate in un’ottica di legalità, che avverrà il 2 giugno di quest’estate.

Una realtà viva e in crescita, dove appare evidente come i sogni di alcuni siano diventati sogni di molti: un’esperienza circolare che coinvolge la comunità, che mette in moto l’impegno e la passione di chi ha lavorato con tanto impegno, perché dove ciascuno si sente protagonista allora si può ricostruire una storia migliore, una storia dove l’io lascia spazio al noi e allora, come sottolineava anche don Pino Puglisi, è proprio vero che “se ognuno fa qualcosa si può fare molto”.

Valentina Segato

 

 

Pubblicato in Lombardia

È stato siglato nei giorni scorsi un memorandum tra la Cooperativa sociale Cadiai di Bologna e l’Università coreana, Ina University. L’accordo, della durata di 5 anni, individua gli step necessari per far conoscere il mondo economico sociale dell’Emilia Romagna, in particolare quello cooperativo, considerato un modello virtuoso dal Governo della Repubblica di Corea.

Per la firma, a solo un mese di distanza dal meeting organizzato da Cadiai per una delegazione di circa 27 rappresentanti, è arrivato a Bologna un secondo gruppo di funzionari della Corea del Sud, inviato dal governo coreano nell’ambito del progetto di promozione e riforma dell’economia sociale per il quale ha stanziato ingenti risorse.

“Il Governo della Repubblica di Corea ritiene vincente il modello economico sociale diffuso nella nostra regione, con particolare riferimento al mondo cooperativo – afferma Franca Guglielmetti –. In questo contesto, ci onora il fatto che abbia scelto Cadiai come partner per il progetto, ritenendola una realtà di grande tradizione ed esperienza. È questo un riconoscimento importante e rappresenta un’occasione unica di confronto e di lavoro.

Attraverso Cadiai, inoltre, sono stati coinvolti l’Università di Bologna, il Comune di Bologna, Legacoop Bologna e l’Azienda USL di Bologna che, grazie al memorandum da noi sottoscritto, parteciperanno ai successivi step”.

Il prossimo passo è previsto in ottobre con la presentazione delle attività formative che Cadiai propone rispetto a questo percorso, nell’ambito di un simposio internazionale che si svolgerà in Corea in cui verranno selezionate le realtà che, con l’Università Coreana e il Governo, andranno a formare, all’interno dei corsi universitari, i futuri manager sociali coreani.

 

Pubblicato in Economia sociale

Il 25 e 26 luglio 2019 a Roma si è svolta la settima assemblea del gruppo nazionale di Legacoopsociali “Crescerete infanzia 0-6”. L’Assemblea, il 25 luglio ha visto la partecipazione di Aldo Fortunati dell’Istituto degli Innocenti, di Gabriele Ventura del Comune di Bologna, di Antonia Labonia del Gruppo Nidi nazionale infanzia, Di Silvino Candeloro dell’Inca Cgil e dell’onorevole Vanna Iori.

Sono state 53 le cooperatici provenienti da 9 diverse regioni che al termine della due giorni hanno condiviso riflessioni in relazione ad alcune tematiche di grande attualità fra cui la proposta di legge sul sistema di videosorveglianza nei confronti della quale le cooperative non muovono obiezioni di principio, ma esprimono forti dubbi sulla reale efficacia dello strumento soprattutto in relazione alla qualità dei servizi. Ritengono prioritario destinare adeguate risorse per prevenire lo stress da lavoro correlato attraverso azioni di formazione e supervisione, ma esprimono comunque disponibilità a promuovere sperimentazioni per comprendere scientificamente e verificare l’effetto di tale misura.

L’Assemblea ha inoltre riflettuto sullo stato di attuazione del decreto 65 – auspicando la riattivazione di un dibattito nazionale che conduca alla definizione dei nidi come servizi NON a domanda individuale destinando l’investimento di ulteriori risorse economiche in particolare all’abbattimento delle rette nonché al riconoscimento dei rinnovi dei contratti di lavoro. “L’ auspicio è anche che il prossimo decreto preveda la definizione dei costi standard nel sistema 0-6 da applicare a livello nazionale, il superamento delle gare d’ appalto al ribasso, l’allargamento della commissione anche prevedendo la nostra partecipazione”, dichiara il vicepresidente nazionale Alberto Alberani.

Nella giornata del 26 luglio con la partecipazione di Claudia Moneta della Regione Lombardia e di Gino Passarini della Regione Emilia Romagna l’assemblea ha approfondito il tema dei “Nidi gratis” e dell’“Accreditamento”

 

 

 

Pubblicato in Nazionale
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