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Lunedì, 14 Ottobre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 30 Luglio 2019 - nelPaese.it

Il Niger, in particolare la regione di Agadez, è da secoli un'importante rotta migratoria su suolo africano. Negli ultimi anni, alle persone dirette verso nord si sono aggiunte migliaia di persone dirette a sud, perché espulsi dall'Algeria o di ritorno dalla Libia. Invece di ridurre questo flusso di persone, la criminalizzazione della migrazione da parte di governi europei e non europei ha significativamente aumentato la vulnerabilità delle persone in movimento, siano migranti, rifugiati, richiedenti asilo, commercianti o lavoratori stagionali. Costretti a evitare i percorsi usuali, stanno scegliendo vie più pericolose – attraverso il deserto di Ténéré e il massiccio dell'Air – con sempre maggiori rischi di sfruttamento e violenze.

Medici Senza Frontiere (MSF) fornisce assistenza medico-umanitaria nella regione di Agadez da agosto 2018. La coordinatrice del progetto Aiva M. Noelsaint spiega i bisogni umanitari delle persone in quest'area, l'intervento di MSF e i progetti futuri.

Perché MSF lavora nella regione di Agadez?

L'anno scorso, MSF ha deciso di avviare un progetto nella regione per contribuire a ridurre la sofferenza delle persone in movimento e delle comunità che li ospitano. Le persone che tentano di lasciare la regione o quelle appena rientrate – per scelta volontaria o perché costrette – sono spesso sottoposte a deprivazioni e violenze. Allo stesso tempo, le strutture sanitarie locali sono sovraccariche e necessitano di un supporto aggiuntivo. Lavoriamo ad Agadez da agosto 2018 e facciamo del nostro meglio per assistere persone locali e migranti, distribuendo beni di prima necessità e fornendo cure mediche in collaborazione con il Ministero della Salute del Niger, in particolare nelle aree con la più alta concentrazione di persone in movimento.

Cosa fa MSF per le persone in movimento e le comunità ospitanti?

Le persone espulse dall'Algeria vengono portate in Niger su convogli ufficiali o lasciate vicino al confine nel villaggio di Assamaka, da dove devono camminare per circa 15 km per raggiungere il centro del villaggio. La maggior parte di loro è esausta e non ha nulla tranne i vestiti che indossa. Noi diamo loro barrette energetiche, acqua ed altri beni essenziali come kit igienici e coperte. Facciamo un primo controllo per vedere se qualcuno ha bisogno di un intervento medico immediato, e abbiamo costruito docce e latrine nell'area.

Nelle altre aree in cui lavoriamo nella regione di Agadez, favoriamo l'accesso delle persone a cure mediche gratuite e di qualità. Questi servizi sono a disposizione di tutti, compresa la comunità locale, e includono cure mediche di base, cure materne e supporto psicologico nelle strutture di Arlit, Tabelot, Séguédine e Aney, e attraverso cliniche mobili in località di transito come Dirkou, Fasso, Amzigan, Lataye, Guidan Daka, Kori Kantana e La Dune. A Dirkou, le nostre équipe lavorano nei guettos e nelle case chiuse. Forniamo anche trasferimenti salvavita verso gli ospedali per chi necessita di cure mediche e chirurgiche specializzate per traumi legati a violenze o incidenti.

Nella regione di Agadez, inondazioni ed epidemie come il morbillo sono frequenti. Per questo, monitoriamo anche la situazione epidemiologica e siamo pronti ad intervenire con campagne di vaccinazione e distribuzioni di beni essenziali. Ad agosto 2018, abbiamo fornito beni di prima necessità nelle aree di Iferouane, Assamaka e Dabaga, colpite da un'inondazione, e lo scorso aprile abbiamo condotto una campagna di vaccinazione contro il morbillo ad Arlit.

Stiamo anche valutando la possibilità di iniziare operazioni di ricerca e soccorso lungo le rotte migratorie nel deserto, in collaborazione con le comunità e altri attori locali, per aiutare le persone che restano bloccate – per avaria del veicolo su cui viaggiano o perché abbandonate dai trafficanti – e rischiano di morire.

Al momento, sono in corso valutazioni anche a Tagharaba (o Tchibarakaten), un sito minerario tra l'Algeria e il Niger, a circa 500 km da Arlit, per valutare i bisogni di migranti e altri gruppi vulnerabili, come i minori, che lavorano lì.

Chi sono le persone assistite da MSF?

Le persone in movimento non sono un gruppo omogeneo: ogni persona ha ragioni e destinazioni diverse. In termini di nazionalità, la maggior parte proviene dal Niger e da altri paesi africani come il Mali, la Costa d'Avorio, la Guinea Conakry, ma ci sono anche siriani, yemeniti, iracheni e bengalesi (quasi tutti espulsi dall'Algeria o scappati dalla Libia) e persone di altre nazionalità. Tutti hanno accesso ai nostri servizi. Anche i motivi che li hanno spinti a spostarsi sono diversi: alcuni scappano da guerra, insicurezza o persecuzioni nei loro paesi di origine o residenza, altri sono migrati per ragioni economiche, come la povertà o il lavoro stagionale. Spesso queste ragioni si sovrappongono.

Ciò che accomuna tutti è il rischio di abusi, sfruttamento, violenza e morte durante il viaggio nel deserto. Un numero allarmante di persone ha raccontato di avere già subito indescrivibili sofferenze prima di arrivare in Niger.

Qualcuno arriva ad Agadez volontariamente, mentre è in viaggio verso altri paesi, per esempio verso il proprio paese d'origine di ritorno dalla Libia. Altri sono qui per cercare un lavoro nelle miniere. Altri ancora, come quelli espulsi dall'Algeria, ci sono stati portati con la forza e spesso sono esausti, malati e doloranti. I nostri team di salute mentale hanno anche curato persone con sintomi di ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress, causati dalla detenzione illegale e da trattamenti disumani come tortura e stupri.

Le destinazioni finali di queste persone variano, dall'Algeria al Marocco o anche oltre, fino all'Europa. Tra quelli che entrano in Niger, in una direzione o nell'altra, vediamo soprattutto uomini, ma ci sono anche bambini – accompagnati o meno – e donne.

Le donne, siano migranti, rifugiate, richiedenti asilo o residenti in Niger, possono essere particolarmente vulnerabili, soprattutto se incinte. Ad aprile, una donna del Niger è arrivata in uno dei centri di salute che supportiamo, sanguinando copiosamente. Era in pericolo di vita. Il nostro team ha subito organizzato un'ambulanza per portarla in ospedale. Ma ha finito per partorire a metà strada, in mezzo al deserto, nel veicolo di MSF, con l'assistenza dei nostri medici. Sia la madre che il bambino sono sopravvissuti e hanno ricevuto le cure necessarie."

Quali sono i principali bisogni umanitari delle persone?

Immagina di ritrovarti nel mezzo del nulla, senza cibo né acqua. Non capisci la lingua locale e non sei mai stato in Niger o in qualsiasi altra area desertica. Immagina che prima di essere portato al confine sei stato rinchiuso arbitrariamente in un centro di detenzione, senza ricevere spiegazioni. Immagina di aver visto i tuoi familiari, amici o compagni di viaggio morire lungo il tragitto – come chi ci ha raccontato di aver visto morire 25 dei suoi 30 compagni dopo che il veicolo su cui viaggiavano è andato in avaria e nessuno è riuscito a soccorrerli. Questo tipo di esperienza può lasciare traumi permanenti, non conta quanto siano resilienti.

Oltre a tutto questo, le persone in movimento possono restare per diversi giorni senza cibo, acqua, latrine, docce o assistenza medica. Anche le difficoltà economiche possono essere un problema, sia nel breve che nel lungo termine, e le opzioni per guadagnarsi da vivere sono limitate. I bisogni di protezione e di informazione delle persone restano ampiamente insoddisfatti. Così come il bisogno di un riparo e di guadagnarsi da vivere.

MSF continuerà a fornire assistenza medica e umanitaria alle persone più vulnerabili nella regione di Agadez, insieme al Ministero della Salute. È urgente mobilitare altre organizzazioni per colmare tutte le lacune, garantire un sistema adeguato di trasferimento e prevenire ulteriori morti evitabili. La migrazione non è un crimine e non dovrebbe essere punita da disinteresse o da politiche che peggiorano il livello di vulnerabilità di queste persone.

 

Pubblicato in Migrazioni

Giunge al gran finale mercoledì 31 luglio alle ore 20 nella Piazza di Bazzano (ingresso libero) lo spettacolo “Una Tempesta in Valsamoggia” esperimento di teatro di comunità per la quinta edizione del progetto ‘Territori da cucire’, direzione artistica del Teatro delle Ariette, quest’anno ispirato a “La Tempesta” di W.Shakespeare.

Protagonisti di questa quinta e ultima puntata sono 50 cittadini di differente età - dai 4 agli 80 anni - e provenienza culturale che hanno preso parte a tutte le fasi dell’allestimento in una contaminazione continua tra il lavoro dei professionisti e quello dei dilettanti/cittadini, tra cultura classica e cultura popolare.

Si arriva alla conclusione, alla resa dei conti, all'epilogo. Ma soprattutto alla libertà per tutti, per quelli che prima erano servi o schiavi, per Ariel, gli spiriti, per Caliban, ma anche per Prospero, Miranda, Ferdinando. E il perdono per Alonso, Sebastiano, addirittura per Antonio. Libertà e perdono, forse giustizia, tutti a casa. Fine. Ma abbiamo veramente voglia di abbandonare l'isola della Tempesta e tornare alla vita "reale"?

Al termine della puntata, così come nelle precedenti, sarà offerto e condiviso il cibo preparato dalla Compagnia (pane e pomodoro) ed infine la scena diventerà luogo di assemblea con gli spettatori.

Lo spettacolo, che si realizza grazie alla collaborazione di diverse realtà del territorio (Cooperativa Sociale Arca di Noè, Open Group Cooperativa Sociale, Donne Multietniche Valsamoggia, Nema Problema Onlus, Associazione Culturale Islamica Valsamoggia), e con la partecipazione del Collettivo La Notte e del Laboratorio Permanente di Pratica Teatrale, è documentato da Stefano Massari e Carlotta Cicci che realizzeranno il film “L’isola della Tempesta”, uno sguardo sul percorso di creazione con interviste sul sentimento dell’isola.

Nato con l’intento di portare il teatro nei luoghi della vita e dell’aggregazione sociale, di raggiungere realtà marginali e periferiche e creare un tessuto di relazione, il progetto “Territori da cucire” è curato dal 2015 Teatro delle Ariette, con il contributo di Comune di Valsamoggia, Regione Emilia-Romagna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, in collaborazione con Fondazione Rocca dei Bentivoglio e CartaBianca Libreria Indipendente.

Tutto il progetto è raccontato nel Diario dell’isola sul sito www.teatrodelleariette.it

 

Pubblicato in Cultura

Sarà la Basilicata l'undicesima regione toccata dal tour della Goletta Verde di Legambiente, in viaggio dallo scorso 23 giugno lungo le coste italiane per monitorare la qualità delle acque, denunciare le illegalità ambientali, l'abusivismo edilizio, le trivellazioni di petrolio, il marine litter ma anche per informare e sensibilizzare i cittadini sull'importanza di salvaguardare il nostro prezioso ecosistema e le sue bellezze e affermare il ruolo centrale del Mediterraneo nelle politiche di accoglienza, solidarietà e integrazione. L'1 e il 2 agosto la storica campagna ambientalista farà tappa a Maratea (Potenza).

Un viaggio, in 25 tappe, che si concluderà a metà agosto in Liguria, realizzato grazie al sostegno dei partner principali CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati e Novamont; dei partner sostenitori Assovetro – Endless Ocean, Ricrea (Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio) e con il contributo di Pramerica SGR (Pramerica Sicav Social 4 Future). Media partner è la La Nuova Ecologia.

L'equipaggio della Goletta Verde arriverà l'1 agosto a Maratea. Alle ore 19:30, al Porto Turistico, prenderà il via un dibattito dal titolo "Pesca sostenibile e blue economy, per il futuro delle aree marine protette", al quale parteciperanno istituzioni ed esponenti dell'associazionismo. Il giorno successivo, alle ore 11, sempre il Porto Turistico sarà sede della conferenza stampa di presentazione del monitoraggio scientifico di Goletta Verde in Basilicata.

Come ogni anno torna anche per l'edizione 2019 il servizio Sos Goletta con cui Legambiente assegna un compito importante a cittadini e turisti, chiedendo di segnalare situazioni anomale di inquinamento delle acque: tubi che scaricano direttamente in mare ma anche chiazze sospette. I tecnici del laboratorio mobile approfondiranno le denunce ricevute, per poi farle arrivare alle autorità competenti. Per inviare la propria segnalazione basta collegarsi a www.golettaverde.it.

Il servizio SOS Goletta rientra nel progetto di Legambiente Volontari per Natura sulla citizen science ovvero il contributo dei cittadini alla conoscenza dei problemi ambientali e alla loro risoluzione. Quest'anno Assovetro è partner della Goletta Verde, per sottolineare l'impegno dell'industria del vetro nella tutela del mare. Con Goletta Verde viaggia la campagna Endless Ocean 2.0 lanciata in Europa dalla community Friends of Glass per dimostrare che anche la scelta di un imballaggio può fare la differenza nella lotta al marine litter.

"Scegliere un contenitore in vetro – ha detto Marco Ravasi, Presidente della sezione contenitori di Assovetro – è oggi una scelta di responsabilità verso il nostro pianeta, è un gesto che può fare la differenza, se ripetuto ogni giorno, per contribuire a proteggere i nostri mari e salvare le creature marine. Il vetro è un packaging 100% riciclabile e per un numero infinito di volte, è composto di elementi naturali, non rilascia sostanze chimiche dannose né all'interno, verso il suo contenuto, né all'esterno, verso il mare e l'ambiente. Inoltre, produrre contenitori da vetro riciclato riduce l'inquinamento atmosferico del 20% e l'inquinamento idrico del 50%".   

 

Pubblicato in Basilicata

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Sabrina Campus

 

Una cooperativa di consumo basata sui principi di solidarietà, collaborazione e rispetto per l’ambiente: questa è Mesa Noa, la prima food coop nata in Sardegna a fine Marzo 2019 che, nei sui primi due mesi di vita, conta già più di 90 soci.

Il numero di adesioni al progetto parla chiaro: la popolazione del Cagliaritano vuole cambiare il proprio modo di consumare, proiettandosi verso un consumo più etico, rispettoso nei confronti dell’ambiente e dei produttori. Ma sopratutto, vuole essere partecipe del cambiamento e della valorizzazione dei prodotti della propria terra.

Mesa Noa, traducibile dal sardo con “nuova tavola”,  ribalta quella che è la concezione di consumo odierno, attualmente dominato dalle GDO dove, sotto i prezzi ribassati dei prodotti, si trovano sfruttamento del lavoro e dell’ambiente e una non adeguata remunerazione per i produttori. Grazie all’emporio collettivo autogestito, invece,  i soci diventano al contempo clienti, proprietari e gestori. Ogni socio, dietro sottoscrizione di una quota associativa e dando disponibilità di 3 ore mensili per le attività di funzionamento della società, potrà acquistare prodotti sani e di alta qualità a prezzi ridotti, da lui stesso selezionati secondo i criteri di sostenibilità, senza intermediazioni e dando il giusto valore al lavoro del produttore locale.

Tutti, produttori o meno, possono diventare soci: qualsiasi persona, con qualsiasi titolo di studio può contribuire alle attività di Mesa Noa ed è inoltre prevista una prova per chi fosse interessato ma volesse prima sperimentare il sistema, in cui viene richiesta solo la disponibilità delle 3 ore mensili per poter accedere all’emporio e acquistare i prodotti per un totale di circa tre spese.  Per entrare in questa comunità in espansione basta compilare un semplice modulo per la richiesta di adesione online.

Mesa Noa è pronta ad aprire il proprio emporio e attualmente sta valutando alcuni locali nel Cagliaritano. “Per mantenere l’attività in positivo occorrerebbero circa 250 soci che versano 200 euro al mese, ma noi vogliamo aprire il prima possibile, anche se non abbiamo ancora raggiunto il numero. Contiamo di aprire l’emporio entro quest’estate.” spiega Massimo Planta, uno dei co-fondatori di Mesa Noa.

Contemporaneamente, l’obiettivo di promuovere e diffondere i propri ideali prosegue con grande successo, grazie a collaborazioni e tante idee: Mesa Noa prevede di organizzare, ad esempio, il trasporto a domicilio della spesa per agevolare le persone anziane, aprire una zona di baby parking all’interno dell’emporio e molte altre sono le iniziative in cantiere.

Inoltre tante altre città si stanno muovendo nella stessa direzione: “Siamo in contatto con Roma e Milano, mentre a Catania è già stato presentato un progetto. Mesa Noa, come gli altri empori collettivi, è un progetto totalmente open source: entriamo in contatto con altre realtà che condividono i nostri ideali e ci passiamo le informazioni a vicenda. È partito tutto dall’America, poi è arrivato in Europa, prima in Francia e poi in Spagna, e attraverso lo scambio e la collaborazione, due anni fa è arrivato anche in Italia dove a Bologna è stato aperto Camilla.” continua Massimo Planta, dimostrando come il principio di collaborazione locale sia solo una piccola porzione di una grande rete sociale volta a riprendere la coscienza del “prodotto buono”.

 

 

Pubblicato in Nazionale

In un Paese sempre più disgregato e diviso, unito dall’odio e dalla distanza verso gli altri, qual è il senso di comunità? O cosa resta di questo sentimento sociale e culturale? A queste domande risponde il sondaggio di Swg.

Il senso di comunità è un bisogno per la maggioranza assoluta degli italiani. L’81% fondamentale far parte di una comunità di riferimento. Da questo dato si evince la preoccupante assenza di un pensiero rivolto al bene comune. Solo per il 22% degli italiani c’è un’attenzione verso ciò che è di interesse pubblico e generale.

Eppure c’è una leggera spinta in avanti verso questo obiettivo. Per il 40%, il 7% in più rispetto al 2015, nel proprio comune aumenta questo interesse. Accanto a questo c’è però la disillusione della solidarietà. In questi 4 anni si è passati dal 50 al 45% degli italiani che credono ci sia chi si occupi veramente per gli altri. Poco meno di 1 italiano su 2 crede che esista un sentimento solidale verso il prossimo.

A margine di questa rilevazione Swg aggiorna l’andamento del consenso verso i partiti: la Lega di Salvini vola verso il 40% con il 38% di gradimento.

 

 

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