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Domenica, 08 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 01 Agosto 2019 - nelPaese.it

Partirà ad Ottobre e si svolgerà a Torino all’Agenzia Formativa Inforcoop, in via Gressoney 29b, il nuovo corso gratuito per Operatore Socio Sanitario promosso da Cooperativa Animazione Valdocco e dal Comune di Druento, in collaborazione con il Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali C.I.S.S.A. e ASL TO 3.

Destinato ad un massimo di 25 allievi e con frequenza obbligatoria, il corso è rivolto a maggiorenni inoccupati, disoccupati o occupati in possesso della cittadinanza italiana (o di uno Stato appartenente all’Unione Europea, o possesso di regolare permesso di soggiorno) con priorità di accesso ai cittadini residenti nel Comune di Druento e in comuni limitrofi. “Desideriamo privilegiare il più possibile l’occupazione locale - ha dichiarato a tal proposito Paolo Petrucci, Presidente della Cooperativa Animazione Valdocco – e, considerando che a luglio 2020 è prevista l’apertura della nuova Residenza Sanitaria Assistenziale in via Trognani a Druento, proporremo a coloro che conseguiranno la qualifica, di diventare soci-lavoratori della Cooperativa Animazione Valdocco”.

Con una durata complessiva di 1000 ore, previste in un periodo compreso tra ottobre 2019 e maggio 2020, il corso ha l’obiettivo di formare professionalità polivalenti che integrino competenze di aiuto e sostegno alla persona, con competenze di supporto gestionale e organizzativo in interventi socio assistenziali e sanitari. Suddiviso in lezioni frontali, stage professionalizzante ed esame finale, il percorso formativo fornisce infatti conoscenze teoriche e tecniche operative specifiche, competenze comunicative/relazionali e metodologie di lavoro necessarie per l’esercizio del ruolo di O.S.S..

“Abbiamo voluto aderire a questa iniziativa proposta dalla Cooperativa Animazione Valdocco, perché riteniamo che l’avvio di questa attività possa configurarsi come un’opportunità di sviluppo del nostro territorio, anche dal punto di vista occupazionale per i nostri cittadini” ha affermato Carlo Vietti, Sindaco di Druento.

L’accesso al corso avviene previa pre-iscrizione, partecipazione obbligatoria all’incontro di orientamento - previsto per il 6 settembre dalle ore 9 alle 12 presso Inforcoop - ed il superamento delle prove selettive, che si terranno nel periodo dal 9 al 18 settembre 2019. Potranno accedere alla selezione coloro che sono in possesso di Titolo di Studio conseguito in Italia (scuola secondaria di primo grado) oppure di Dichiarazione di Equipollenza rilasciata dall’Ufficio Scolastico Territoriale, oppure iscrizione presso una facoltà universitaria italiana statale legalmente riconosciuta. Il corso, che rilascia la qualifica di O.S.S., sarà attivato esclusivamente previa autorizzazione e riconoscimento da parte della Città Metropolitana di Torino.

Le domande di pre-iscrizione al corso devono pervenire entro e non oltre le ore 12.00 del 05.09.2019, attraverso consegna dell’apposito modulo ritirabile presso gli uffici dell'Agenzia Formativa Infocoop oppure scaricabile dal sito www.inforcoop.coop. Il modulo può essere consegnato via email all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure presentandosi personalmente presso l’Agenzia Formativa Inforcoop via Gressoney 29b, Torino (Orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14 alle 17.00 – chiusura estiva dal 12 al 23 agosto incluso). Si prega cortesemente di prendere visione del bando sul sito web www.inforcoop.coop

Per maggiori informazioni ed iscrizioni rivolgersi all’Agenzia Formativa INFORCOOP LEGA PIEMONTE - via Gressoney 29b Torino, 011/4359325, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Pubblicato in Lavoro

A un anno dallo scoppio della peggiore epidemia nella storia della Repubblica Democratica del Congo (RDC), la situazione è ancora preoccupante. A luglio, ogni settimana sono stati diagnosticati tra gli 80 e i 100 nuovi casi. A giugno c’è stato un primo paziente in Uganda, arrivato dalla RDC, mentre Goma, città di confine con un milione e mezzo di abitanti, proprio questa settimana ha registrato il secondo caso, deceduto ieri.  

Da agosto scorso, l’Ebola ha contagiato più di 2600 persone, uccidendone circa 1700. Circa un terzo delle morti per Ebola è stato diagnosticato dopo il decesso, e passano in media sei giorni da quando si manifestano i primi sintomi a quando un paziente viene ammesso in un centro di trattamento o di transito – un periodo durante il quale le condizioni del paziente peggiorano e il virus può diffondersi contagiando altre persone. Oltre la metà dei 47 distretti sanitari in Nord Kivu e Ituri è stata colpita dall’epidemia, 18 sono considerati zone di trasmissione attiva, con nuovi casi confermati negli ultimi 21 giorni. Il 5% dei pazienti sono operatori sanitari. Circa 1 caso su 2 è un contatto individuato di pazienti noti. 

È chiaro che la risposta internazionale non è ancora riuscita a contenere l’epidemia, nonostante la disponibilità di strumenti che nelle epidemie precedenti non c’erano o erano molto limitati, come i vaccini e trattamenti attualmente in fase di studio.  

“Il secondo caso a Goma in una sola settimana è un dato preoccupante: il rischio in una grande città aumenta perché la densità di popolazione e le occasioni di contatto sono maggiori, come accaduto nella grande epidemia del 2014 in Africa occidentale” racconta la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF e infettivologa con lunga esperienza di Ebola. “Questa epidemia è particolarmente complessa perché in una zona di guerra di difficile accesso. Per contenerla è urgente avviare strategie di prevenzione che ascoltino e coinvolgano i bisogni delle comunità.” 

Dall’inizio dell’epidemia, l’insicurezza è stata una delle principali sfide per l’intervento. L’area nord orientale della DRC è una zona di conflitto da 25 anni, con diversi gruppi armati attivi nella zona. Inoltre, gli operatori sanitari impegnati contro l’Ebola non hanno ancora la fiducia delle comunità. Sono stati deliberatamente attaccati, e per questo attività cruciali come la ricerca e identificazione dei contatti, la verifica dei casi sospetti e le campagne di vaccinazione sono state sospese, ridotte o annullate. MSF stessa è stata costretta a lasciare Katwa e Butembo a febbraio, dopo violenti attacchi contro i centri di trattamento in cui operava. 

Ma né la paura indotta da una malattia così letale e poco compresa, né le tensioni preesistenti nell’area possono spiegare da sole l’incapacità di coinvolgere la popolazione locale nella risposta all’epidemia. L’approccio complessivo contro l’Ebola deve essere rivisto e migliorato. 

I Centri di trattamento Ebola e i centri di transito sono impostati come un “sistema parallelo” e restano separati dal sistema sanitario a cui le persone sono abituate. Per questo vengono visti dalla popolazione come luoghi misteriosi, dove la gente va a morire dopo essere stata separata dalle proprie famiglie. Il 90% dei pazienti ricoverati quest’anno è risultato negativo al test per l’Ebola ed era affetto da altre patologie. Ma questi centri non hanno la capacità di fornire cure di qualità e personalizzate ai pazienti in attesa dei risultati del test. Questo ha sicuramente ostacolato l’accettazione dei Centri Ebola da parte delle comunità. 

MSF lavorava in quest’area instabile anche prima dell’epidemia di Ebola e ha risposto a numerose crisi dovute alle violenze, alla malaria, alle epidemie di colera e morbillo. Ma la massiccia mobilitazione di risorse per l’emergenza Ebola stride rispetto alla decennale mancanza di attenzione internazionale verso questa regione. Questo ha contribuito a diffondere la convinzione che la priorità dell’intervento Ebola non è il benessere della popolazione. 

Oggi la risposta all’Ebola deve urgentemente adattarsi ai bisogni e alle aspettative della popolazione, anche rispetto alle modalità dell’assistenza sanitaria, se si vuole contenere l’epidemia. Per questo MSF sta lavorando per integrare le attività per l’Ebola nei centri di salute e negli ospedali, incoraggiando la segnalazione immediata dei sintomi e facilitando l’identificazione dei casi sospetti. I risultati sono positivi: a luglio, il 20% dei pazienti ammessi nel Centro Ebola di Beni è stato riferito da un centro di salute supportato da MSF, una percentuale più alta rispetto ai pazienti trasferiti dai centri di transito per l’Ebola. 

Infine, MSF si unisce all’appello dei molti esperti che raccomandano di ampliare l’accesso alla vaccinazione. Oltre 170.000 persone sono state vaccinate finora attraverso il sistema “ad anello” che coinvolge i contatti dei pazienti confermati e gli operatori sanitari in prima linea, ma l’accesso alla vaccinazione deve essere esteso per coprire tutta la popolazione a rischio. Questi passaggi sono urgentemente necessari se si vuole evitare che l’epidemia si prolunghi per un altro anno. 

MSF è impegnata contro l’Ebola in RDC sin dalla dichiarazione dell’epidemia, con un intervento in diverse aree e su più fronti: assistenza ai pazienti, gestione dei casi sospetti, prevenzione e controllo delle infezioni, identificazione dei casi e promozione della salute. Dopo gli attacchi ai Centri di trattamento di Katwa e Butembo a febbraio scorso, le équipe di MSF si sono concentrate sul supporto alle strutture sanitarie locali, per supportare l’accesso alle cure e facilitare la diagnosi precoce e individuazione dei casi Ebola. Oggi le équipe di MSF supportano le strutture sanitarie locali a Goma, Beni, Lubero e Kayna nel Nord Kivu, e Bunia, Mambasa e Biakato in Ituri. Le attività includono assistenza sanitaria di base, triage, isolamento, prevenzione e controllo delle infezioni, servizi igienico-sanitari, trasferimenti di pazienti e promozione della salute. MSF supporta un centro di trattamento con 34 letti a Bunia e un piccolo centro trattamento Ebola a Goma, dove sta ultimando la costruzione di un centro di trattamento più grande con 72 posti letto. 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Il 26 luglio sul Lungomare di Marchesana, nel  Comune di Terme Vigliatore, la presentazione del Cortometraggio realizzato dal Progetto Sprar-Sistema per Richiedenti Asilo e Rifugiati termense prodotto dalla Cooperativa Azione Sociale (gestore del progetto) e finanziato con i fondi del Contributo Sprar del Comune della provincia di Messina.

Nel breve documentario intitolato “Sprar”, viene narrata la quotidianità nella gestione dei servizi di un Progetto di seconda accoglienza diffusa, focalizzando l’attenzione sul ruolo dell’operatore che, a seconda delle specifiche competenze, svolge un ruolo di supporto, mediazione e orientamento in favore di rifugiati e richiedenti asilo.  L’incontro, moderato dal giornalista Massimo Natoli, è stato aperto dai saluti da parte dell’Amministrazione comunale, che a un anno dall’avvio del Progetto Sprar, ha tracciato un bilancio di questi primi dodici mesi di attività.

“Terme Vigliatore è un comune in prima fila per il sociale e siamo assolutamente soddisfatti dei risultati raggiunti con il Progetto Sprar  – ha affermato il sindaco Domenico Munafò –“. “Nonostante qualche mia titubanza iniziale, la risposta della comunità locale nell’accogliere i beneficiari e il loro pieno inserimento sul territorio mi ha convinto sulla bontà del progetto – ha dichiarato l’assessore ai Servizi Sociali, Domenico Genovese -. Il nostro impegno prosegue, con l’auspicio di incrementare sempre di più le iniziative che possano promuovere l’integrazione”.

Piena sintonia tra l’ente locale e l’ente gestore, come testimoniato anche dalle parole di Giovanni Ammendolia, presidente di Azione sociale: “A Terme Vigliatore abbiamo incontrato un’Amministrazione sensibile al tema dei migranti che ha sposato il nostro modello di solidarietà umana. Quanto al cortometraggio, offre uno spaccato reale sul ruolo dei nostri operatori, che rispondono al meglio sul piano umano e professionale alle esigenze quotidiane”. Quindi è stata la volta dei contributi offerti da due relatori provenienti direttamente dal mondo accademico. Francesco Pira, professore di comunicazione e giornalismo dell’Università di Messina, ha incentrato il suo intervento sulla percezione del fenomeno della migrazione su media e social network: “Attorno al fenomeno delle migrazioni si è venuto a creare un clima di odio alimentato da un uso non consapevole delle nuove tecnologie. Basti pensare che in base ad una recente ricerca, l’82,83 per cento degli italiani non distingue una notizia vera da una fake news. E’ un problema, culturale, sociale, di accettazione dell’altro. Ma è un anche un problema di memoria. Abbiamo dimenticato che anche nel nostro passato c’è una storia di emigrazione”.

“Nell’ambito di una ricerca su operatori degli Sprar della Sicilia e della Calabria, ho avuto modo di apprezzare la professionalità e le competenze di queste figure – ha affermato Tiziana Tarsia,  professoressa di Metodi e tecniche del Servizio Sociale dell’ Università di Messina -. Si tratta di professionisti che si contraddistinguono per la capacità di gestire conflitti quotidiani”. A soffermarsi sulla figura degli operatori, anche Debora Colicchia, presidente Legacoop Sicilia Orientale: “Operare negli Sprar significa rapportarsi con persone che arrivano nel nostro paese con carichi emotivi particolari. Offrire sostegno, accompagnamento, orientamento per favorire l’inclusione e l’integrazione, fa parte del mondo della cooperazione sociale”.

Giuseppe Trifilò, direttore responsabile del centro studi e ricerche Siapa, nel sottolineare l’importanza della formazione e dell’orientamento anche per i migranti, ha auspicato la necessità per enti, istituzioni ed associazioni di lavorare in rete in modo da rendere più proficua la collaborazione tra tutti gli attori del territorio.

Maria Luisa Grisafi, Tutor Territoriale Sprar/Siproimi Sicilia Orientale, ha tracciato un profilo dell’operatore dello Sprar: “Per il beneficiario di uno Sprar, l’operatore è la figura ponte tra il paese di provenienza e il nuovo paese che lo accoglie. Funge da collante tra le istituzioni, gli enti, si fa carico delle frustrazioni dell’immigrato ed opera in situazioni di precariato economico e contrattuale. Ma nonostante le difficoltà, come si evince dal cortometraggio, assolve al proprio ruolo con entusiasmo, umanità e passione”.

Infine, l’intervento di Federico Miragliotta, responsabile dello Sprar di Terme Vigliatore e coautore del Cortometraggio  che ha chiuso l’incontro: “Attraverso questo cortometraggio si è voluta restituire una immagine realistica della dimensione del fenomeno immigrazione e dei servizi garantiti a richiedenti asilo e rifugiati. Viviamo un periodo storico nel quale occorre smontare preconcetti e pregiudizi che distorcono la percezione sociale di quanto ruota attorno alla figura del migrante”.

Il cortometraggio è visibile su questo link

Pubblicato in Sicilia

Sonno e estate: un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia (SIN) vuole trasmettere alla vigilia delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte degli italiani.

Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.

“L’estate – afferma Giuseppe Plazzi, presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN – rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora”.

Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità. Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente.

Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.

 

Pubblicato in Salute

Fornire un modello fisico per individuare la posizione delle future bocche eruttive al fine di determinare i percorsi delle colate di lava e la distribuzione delle nubi di cenere: è l'obiettivo dello studio "Stress inversions to forecast magma pathways and eruptive vent location", pubblicato su Science Advances e condotto dal German Research Center for Geosciences (GFZ) di Potsdam, dall'Università di Roma Tre e dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

"Nell'immaginario comune, durante un'eruzione, il magma fuoriesce dalla cima del vulcano", spiega Mauro Di Vito, ricercatore della Sezione "Osservatorio Vesuviano" dell'INGV (INGV-OV). "In realtà, non è raro che l'eruzione avvenga lungo i fianchi dell'edificio vulcanico. Dopo aver lasciato la camera magmatica, infatti, il magma in risalita può farsi strada lateralmente fratturando le rocce, a volte per diversi chilometri. Raggiungendo la superficie, in questi casi, il magma forma una o più bocche eruttive, anche dando luogo ad eruzioni esplosive".

Per i vulcanologi individuare dove si stia dirigendo il magma e dove romperà la superficie è una grande sfida. I fianchi dei vulcani sono punteggiati da decine di bocche, spesso attive durante una sola eruzione, i cui allineamenti evidenziano le vie dove il magma proveniente dal sottosuolo ha raggiunto la superficie.

"Tutti i vulcani possono produrre questo tipo di bocche eruttive, dette monogeniche, ma alcuni lo fanno più di altri", prosegue l'esperto dell'INGV. "Il modello proposto in questo studio unisce la fisica dei vulcani, che permette di comprendere come il magma fratturi le rocce per muoversi nel sottosuolo, le procedure statistiche e la conoscenza della struttura e della storia del vulcano in esame. Tramite la statistica, i parametri del modello fisico vengono affinati fino a quando il modello non riproduce i processi eruttivi passati".

Il nuovo approccio è stato applicato alla caldera dei Campi Flegrei, vicino alla città di Napoli. Le caldere sono vulcani caratterizzati dal collasso del tetto della camera magmatica a seguito di una grande eruzione: non hanno, quindi, una parte sommitale nella quale si concentrano le eruzioni, generando una maggiore incertezza nella definizione dell'ubicazione di future bocche eruttive. In questo caso, i ricercatori hanno verificato il funzionamento del modello anche nelle prove retrospettive, verificando cioè se il modello riuscisse a individuare la posizione di bocche di eruzioni passate, non utilizzate per la sua messa a punto.

"La parte più difficile è stata realizzare un metodo valido per tutti i vulcani. Il prossimo passo sarà quello di applicare il metodo a specifici vulcani per costruire carte di pericolosità che ci aiutino ad individuare la posizione delle bocche di eruzioni future con un'affidabilità più elevata di quanto finora possibile. Se l'approccio funzionerà, infatti, potrà essere determinante nella pianificazione dell'uso del territorio in aree vulcaniche", conclude il ricercatore.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Dipendente di Busitalia, società di trasporto appartenente al gruppo Ferrovie dello Stato, a rischio licenziamento per problemi fisici. Lo denuncia la Fit Cisl Campania. "Trovo vergognoso che si pensi di licenziare un lavoratore per un problema fisico sorto durante la sua carriera lavorativa. Ancora più disdicevole che ciò avvenga in un'azienda che fa parte di una delle holding più grandi del Paese. Ricordiamo che la malattia non può costituire giustificato motivo di licenziamento quando i lavoratori possano essere addetti a mansioni equivalenti". Dice in una nota Alfonso Langella, segretario generale della Fit CISL Campania.

"Mi domando se l'amministratore delegato di Busitalia Campania, Antonio Barbarino, abbia informato il gruppo Ferrovie dello Stato di quello che sta accadendo. Se sì, mi chiedo se l'amministratore delegato del Gruppo FS Gianfranco Battisti abbia informato a sua volta il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio - prosegue Langella -. Arriveremo fin sotto i vari Ministeri competenti per protestare contro tale provvedimento. Si parla tanto di diritti da parte di questo Governo e poi si vuole scardinare uno dei principi fondamentali nella tutela dei lavoratori: speriamo - conclude - che il ministro Di Maio intervenga ed eviti l'insorgere di un pesante conflitto tra datori di lavoro e sindacati".

 

Pubblicato in Lavoro
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