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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 28 Agosto 2019 - nelPaese.it

Appena fuori dal caos cittadino, nel cuore di Montesacro, a Roma nord, all’interno di un condominio è nato un insolito modello di integrazione. Si chiama Well-c-Home, una cooperativa sorta per tutelare i beneficiari di protezione internazionale. Il responsabile del progetto, Emanuele Petrella, nella scritta stampata sulla maglia nera che indossa, Refugees Welcome, definisce subito la sua missione: dare un contributo alla crisi umanitaria di cui leggiamo, passivamente, ogni giorno.

«Quando mio figlio sarà grande e apprenderà sui libri delle migliaia di morti nel Mediterraneo,voglio che mi apprezzi per il mio impegno a migliorare questo disastro» rivela Emanuele, che ha fondato l’associazione nel giugno del 2014, non a caso il periodo in cui ricorre la giornata mondiale del rifugiato. Si tratta di una vera e propria avventura umana e comunitaria, una prova di inclusione anche per i più reticenti al tema. L’abitazione ospita quattordici persone fra cui Gabriella, una settantenne romana segnata da uno sfratto, dopo il quale era convinta di aver perso ogni speranza di vita. “Mamma Roma”, così la chiamano tutti in casa, ha fatto di Well-c-Home il suo nido o, se vogliamo, un incarico a tempo pieno da volontaria, mettendo in gioco ogni giorno spirito di cooperazione, competenza e un forte desiderio di riscatto. Anche grazie al lavoro quotidiano degli associati il progetto è un caso esemplare di connessione fra culture diverse e, soprattutto, come tiene a sottolineare Petrella, di interazione tra coinquilini e il territorio.

Infatti, come precisa con entusiasmo il responsabile, tutto il tessuto sociale in cui la cooperativa è inserita è corroborato dalle attività di auto-determinazione avviate da ex ospiti di Well-c-Home, divenuti oggi imprenditori impegnati a dare il loro apporto alquartiere in cui risiedono. Petrella lo dice senz’altro con orgoglio, ma lasciando intendere che questo è il fine ultimo della cooperativa: offrire opportunità agli inquilini anche dopo la permanenza nella struttura. Ogni azione qui è fatta di condivisione e si confonde con la dolcezza dell’ospite più giovane, una bimba vivacissima, i cui occhi non rivelano della vita in Libia nel ventre di sua madre. È probabilmente questa creatura innocente a rappresentare un esempio poetico di stella danzante in mezzo al caos. Caos che Emanuele, nel suo piccolo, ha deciso di mettere in ordine. Un’azione di civiltà che è un appello all’altruismo, all’interazione, a gesti capaci di fare la differenza.

Gaia Aiello, Beatrice Albertazzi, Federica Aresti, Chiara Bottazzi, Sabrina Campus, Alice Cardia, Silvia Fois, Claudia Loviselli, Carlo Mariozzi, Maria Dolores Picciau, Valentina Segato, Mario Tuti

(Studenti dell’edizione 2019 del Master in Comunicazione Sociale di Roma Tor Vergata – Visita allo Sprar Wel-c-home durante la settimana finale intensiva)

 

Pubblicato in Lazio

Installato all’Ospedale Monaldi il robot Da Vinci di ultimissima generazione. La piattaforma all’avanguardia per la chirurgia mininvasiva, nella struttura ospedaliera, è operativa già dal 2002 ed ora, con questa acquisizione, sarà possibile eseguire interventi di complessità sempre più elevata. 

“Si tratta di un’apparecchiatura dalle innumerevoli potenzialità che ci darà l’opportunità di effettuare interventi che prima era impossibile effettuare in via mininvasiva, come, ad esempio le ricostruzioni della parete addominale in caso di ernie ventrali particolarmente complesse e di fornire ulteriori vantaggi nella chirurgia del colon-retto” spiega Diego Cuccurullo, direttore della Uoc di Chirurgia Generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. 

“Il nuovo modello di robot Da Vinci consente di effettuare un numero maggiore di interventi anche di Chirurgia toracica. Al Monaldi, dove fino ad ora sono stati effettuati già 110 interventi di chirurgia robotica sul mediastino, prevalentemente timectomie, con questo nuovo modello sarà possibile estendere le indicazioni ed effettuare anche lobectomie polmonari e rendere le timectomie più semplici” spiega Carlo Curcio, direttore della Uoc di Chirurgia Toracica e capo del Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica. “Infine, disponendo di una doppia consolle sarà possibile effettuare formazione e tutoraggio dei nuovi chirurghi in maniera assolutamente sicura e con l’obiettivo di formare nuovi operatori in grado di sfruttare al massimo le potenzialità della chirurgia robotica” conclude Curcio. 

“La nuova piattaforma Da Vinci sarà impiegata dalle Uoc di Chirurgia Generale, Chirurgia Toracica, Urologia e Otorinolaringoiatria ed è dotata di una articolabilità dei bracci robotici più ampia che consente all’operatore maggiore libertà di movimento nel corso degli interventi” spiega Maurizio di Mauro, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli.

“L’acquisizione di questo macchinario all’avanguardia consente all’Azienda Ospedaliera dei Colli di ampliare ulteriormente l’offerta assistenziale in ambito chirurgico” conclude di Mauro.

 

Pubblicato in Campania

Boom welfare nel settore privato: quasi raddoppiate le imprese in dieci anni. Sono 70 mila le imprese che operano nei settori del welfare in Italia, salite del tre per cento rispetto all'anno scorso e del 43 per cento rispetto a dieci anni fa, quando la crisi ha morso la penisola.

Fra le regioni prima la Lombardia sia in termini assoluti che relativi: 12 mila imprese aumentante del 58 per cento in dieci anni. Questa la fotografia scattata dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi che alla luce dei numeri raccolti definisce la la regione come “un laboratorio di innovazione sociale”.

I settori principali in cui operano le imprese del welfare sono istruzione, con 5 mila in regione su 28 mila nel Paese, assistenza sanitaria con 4 mila su 20 mila, assistenza sociale residenziale con 810 su 6 mila, assistenza sociale non residenziale con 2 mila su 12 mila, attività di organizzazioni associative con 671 imprese su 3 mila. Un settore sempre più a guida femminile. Forte il peso delle donne infatti con circa un terzo, il 35 per cento del totale italiano e il 30 per cento in Lombardia.

“L’impresa rappresenta per le donne del nostro territorio sempre di più una opportunità concreta di sviluppo e affermazione delle proprie capacità, come dimostra la crescita in alcuni settori in particolare, insieme a un contributo indispensabile per la nostra economia” dichiara Marzia Maiorano presidente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di commercio di Milano. “Occorre partire dai settori in cui le donne sono la maggioranza per una rapida diffusione in quelli tecnologici e innovativi, dove può essere maggiore il contributo a vantaggio della crescita economica”.

Non solo imprese. La locomotiva d'Italia guida anche la classifica del settore non profit. Secondo un’elaborazione del servizio studi della Camera di commercio di Milano su dati Istat, sono oltre 340mila le istituzioni non profit in tutta la penisola, di cui quasi 55mila si trovano in Lombardia, regione che detiene il 16 per cento del settore, ovvero la presenza più consistente tra le regioni italiane. In cinque anni si registra una forte crescita del numero di istituzioni in tutte le regioni, seppure con valori più elevati in Lombardia, dove crescono del 19,2 per cento (+14 per cento in Italia).

In un lustro aumentato anche significativamente anche il personale retribuito, questa volta maggiormente nel resto del Paese (+19,4 per cento) rispetto alla Lombardia (+9,3 per cento), che impiega 181.143 addetti nel 2016. Il non profit regionale tuttavia (così come quello nazionale) si basa prevalentemente sui lavoratori volontari, piuttosto che retribuiti. Quello dei volontari è un esercito che raccoglie oltre 5,5 milioni di persone in Italia, di cui un milione solo in Lombardia; valori saliti di 24,1 punti percentuali per la Lombardia e 16,2 per l’Italia.

In questo mondo variegato, si osserva che nella principale regione del nord la forma giuridica nettamente più diffusa è quella dell’associazione, che costituisce l’83,7 per cento del totale, seguita a lunga distanza dalle cooperative sociali e le fondazioni (entrambe al 3,9 per cento).

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale

“Donne in prigione si raccontano”: questo il titolo del docu-film diretto da Jo Squillo (scritto con Giusy Versace e Francesca Carollo) all’interno della sezione femminile della casa Circondariale di San Vittore a Milano, che verrà presentato alla 76^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia giovedì 29 agosto presso l’Hotel Excelsior, al Lido di Venezia (alle ore 16 presso lo Spazio della Regione Veneto e alle ore 17,30 presso la Pegaso Lounge, in un incontro riservato a una platea di studenti).

Alla presentazione interverranno anche tre donne, attualmente detenute a San Vittore, che hanno partecipato alla realizzazione del documentario e che sono state scelte in considerazione del significato che ciò ha avuto nel loro percorso di recupero.  

Il documentario è stato realizzato in collaborazione con Auser Regionale Lombardia e fa parte di un progetto di solidarietà della onlus Wall of Dolls, promossa proprio da Jo Squillo contro la violenza sulle donne. “Cosa spinge una donna a commettere un reato? Questa è la domanda che mi ha fatto nascere l’idea del cortometraggio – dichiara Jo Squillo – e ho deciso di svilupparla dando un taglio assolutamente unico rispetto a ciò che è stato visto finora: sono state le detenute stesse a riprendersi e raccontarsi. Abbiamo infatti organizzato a San Vittore, nell’arco di tre mesi, un corso professionale per video-operatore che ha dato alle ragazze le competenze necessarie, che potranno spendere anche in un  futuro lavorativo. Abbiamo raccolto moltissimo materiale, oltre 8 ore di riprese, e a Venezia porteremo solo un estratto. Ho dato voce a una realtà di dignità, in cui la maggior parte delle donne ha un grande coraggio nel testimoniare la propria rinascita, anche attraverso il coro creato presso la sezione femminile da Auser Regionale Lombardia”.

Dal mese di marzo 2016 Auser Regionale Lombardia gestisce a San Vittore il coro gospel delle detenute, con la direzione artistica di Sara Bordoni e Matteo Magistrali; la canzone originale con cui si chiude il cortometraggio ha le parole toccanti di una giovane donna detenuta che proprio in carcere ha scoperto il proprio talento, mentre la musica porta la firma di Matteo Magistrali e l’arrangiamento è opera di Pippo Muciaccia.

La parola cantata è molto potente nel riconnettere ciascuna persona alle proprie emozioni e questo principio è risultato molto valido nel percorso affrontato da donne che hanno sicuramente infranto le regole, ma che hanno storie segnate da abusi fisici e psicologici che sono stati decisivi nel condurle alla devianza. L’espressività del canto richiede e permette di ritrovare la propria ricchezza interiore, per tornare ad attingere a una gamma di emozioni dimenticate o negate; la modalità corale, inoltre, potenzia la capacità relazionale, la fiducia nell’altro, la mutua responsabilità nel realizzare un obiettivo comune. Il coro è cresciuto molto velocemente in competenze e varietà di repertorio: ai brani gospel sono stati affiancati pezzi pop e jazz, con incursioni nel cantautorato per esplorare ancora più in profondità le emozioni. Per le ragazze, scoprirsi capaci di produrre bellezza è un passo verso il recupero di sé come essere umano che ha dignità e valore.   

“La missione di Auser è quella di dare valore alle persone a ogni età e in ogni condizione di fragilità – spiega Lella Brambilla, presidente di Auser Regionale Lombardia – e l’idea del coro delle detenute di San Vittore si inserisce in questo contesto, aiutando donne in difficoltà a ritrovare l’autostima e la forza di ricominciare. Auser Lombardia collabora efficacemente con Jo Squillo e con il suo progetto antiviolenza dal 2017, nello specifico l’idea del documentario è nata a seguito del concerto che Jo ha regalato a San Vittore il 7 marzo 2018 e la presentazione a Venezia nell’ambito della Mostra del Cinema ci permette davvero di dare un palcoscenico importante al nostro messaggio sociale”.     

Francesca Masini, funzionario giuridico-pedagogico della sezione femminile della Casa Circondariale di San Vittore, conferma l’importanza dell’arte e della creatività nel processo di riacquisizione del sé: “Sicuramente il coro è rilevante perché insegna alle detenute a stare insieme, a rispettare gli altri e a mettersi in discussione: è un apprendimento che si fa insieme. Il documentario è una tappa significativa per le donne impegnate in questo progetto con un ruolo attivo, perché ha permesso loro di raccontarsi mettendo in ordine la propria biografia e gli eventi devianti in essa contenuti. È inoltre molto motivante per queste donne sapere che c’è qualcuno fuori interessato ad ascoltare la loro storia, qualcuno che vuole capire e non solo giudicare. Dare un nome agli errori e assumersene la responsabilità è un passaggio fondamentale anche dal punto di vista della sicurezza sociale

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Alle 8.35 di questa mattina la Mare Jonio ha completato il salvataggio di circa cento persone tra cui 26 donne di cui almeno 8 incinte, 22 bambini di meno di 10 anni e almeno altri 6 minori.

“Abbiamo individuato il loro gommone – scrive la Ong italiana sulla pagina facebook - sovraffollato, alla deriva e con un tubolare già sgonfio con il nostro radar, e per fortuna siamo arrivati in tempo per portare soccorso. Le persone sono tutte al sicuro a bordo con noi, ci sono casi di ipotermia e alcune di loro hanno segni evidenti dei maltrattamenti e delle torture subite in Libia. Fuggono tutte dall'inferno”.

“Restiamo ora in attesa di istruzioni dal centro di coordinamento marittimo italiano, cui ci siamo riferiti mentre ancora il salvataggio era in corso, in quanto nostro MRCC di bandiera”, conclude la nota.

 

Pubblicato in Nazionale
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