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Lunedì, 23 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 05 Agosto 2019 - nelPaese.it

“È una normativa perfino peggiore della precedente, questo decreto sicurezza bis in procinto di passare al vaglio del Senato”. È l’affondo di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele contro il provvedimento voluto da Matteo Salvini.

“Finalità e scopi restano però gli stessi – dichiara Don Ciotti - restringere sempre più l’area dei diritti e dunque della civiltà. Il metodo è ormai evidente: estendere il già enorme potere del Ministero degli Interni in materia d’immigrazione, estensione che non si può più definire solo interferenza, evidenziandosi ormai come vera e propria invasione di campo, appropriazione indebita di ruoli e competenze altrui. Ennesimo segno di un’ambizione sfrenata e totalitaria, indifferente alla divisione dei poteri su cui si basa una vera democrazia”.

Tutto ciò, inoltre, “nel più totale disprezzo di trattati internazionali che hanno ratificato per il nostro Paese l’obbligo di prestare soccorso a naufraghi e persone in difficoltà”. Figli, quei trattati, di capisaldi della civiltà occidentale, “carte che hanno inaugurato la stagione della pace, della democrazia e dei diritti come la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e l’articolo 10 della nostra Costituzione sul diritto di asilo da garantire allo straniero.”

Il prete antimafia è un fiume in piena: “carte in cui ho ritrovato l’anima e lo spirito del Vangelo, la sua etica esigente e intransigente: accogliere gli oppressi e i discriminati, denunciare le ingiustizie, costruire una società più umana già a partire da questo mondo”.

“Nessuno nega la difficoltà e la necessità di governare il fenomeno migratorio in tutti i suoi risvolti e implicazioni – aggiunge  ma il governo deve essere ispirato dall’intelligenza, dalla lungimiranza, dalla conoscenza della Storia e dal rispetto di quei principi che ci rendono degni della qualifica di “esseri umani”.

Infine, la condanna netta dell’esecutivo: “questo non è governo, è gestione cinica del potere tramite mezzi di cui la storia del ‘900 ci ha fatto conoscere gli esiti tragici: la propaganda ossessiva, la sistematica manipolazione della realtà, la rappresentazione della vittima e del debole come nemico, invasore, capro espiatorio”.

“Mi auguro che i senatori sentano la responsabilità non solo politica ma anche etica di questo voto. Bocciare questo decreto significa riaprire nel nostro Paese un varco alla speranza, ricongiungere la nostra Italia alla parte migliore della sua Storia: quella costruita da tante persone oneste, ospitali e solidali, ribelli alle parole e agli atti dei demagoghi e dei prepotenti”, conclude il presidente di Libera.

 

Pubblicato in Nazionale

Piume di Diamante: è questo il titolo del libro, edito attraverso la piattaforma di self-publishing Youcanprint, che, come recita la sinossi, racconta “Sette frammenti di vita e di legittima ricerca della felicità nonostante gli sgambetti dell'esistenza. Sette modi di essere nel mondo con tenacia, trasformando le smorfie di dolore in sorrisi e il veleno in medicina”.

Eleonora, Valeria, Claudio, Giusi, Gloria, Lisa, Tania, raccontano un piccolo pezzo del loro percorso, della loro sfida con la disabilità e l’esistenza, ma lo fanno, appunto, come “piume di diamante”. Il diamante, infatti, è un elemento nativo, il più duro che ci sia. Viene generato all’interno del ventre della terra a grandi profondità e lì ha tempo e modo di nutrire la propria forza, riemergendo dall’oscurità. Ma anche questo materiale può avere fragilità, irregolarità, che ne alterano l’apparente perfezione, e punti critici, che lo espongono al rischio di rottura: sono le piume, che si intravedono al di sotto della superficie.

Le piume, poi, rappresentano anche l’approccio degli autori alla propria condizione esistenziale, un contatto lieve che non abdica mai al sorriso ed alla voglia di lottare e sperare, nonostante le inevitabili cadute ed i colpi duri. Anime delicate come fiori ma forti e temprate come l’acciaio, come verrebbero definite dal copione della pellicola del 1989, Steel Magnolias, diretta da Herbert Ross e tratta dal dramma teatrale di Robert Harling.

“Quello che vorremmo trasparisse dalle nostre parole ed arrivasse ai lettori – sottolineano Eleonora e Valeria - e che una Rinascita è sempre possibile, che dietro ogni limite si nasconde un'opportunità”.

Il libro rappresenta, in qualche modo, un’evoluzione rispetto ai frammenti di vita confluiti e raccontati nel blog Ali di porpora . “Ali di Porpora – continuano gli autori - nasce dall'idea di voler donare al mondo occhi nuovi coi quali guardare la disabilità, trasformando la concezione che essa rappresenti una condizione insuperabile.  In onore di quest'idea abbiamo capito che era giunto il momento di raccogliere in un libro i frammenti delle nostre storie, simbolo di quella rinascita che segna le tappe della nostra lotta e del nostro esistere. In questo senso, noi stessi mostriamo al mondo in quanti modi può essere vissuta e affrontata la malattia e la disabilità”.

Nascono così, come recita ancora la sinossi, “Sette modi di raccontarsi e di raccontare la disabilità fuori dagli stereotipi, dal già visto e sentito, tenendo lontani i toni acclamanti del supereroe, quelli pietistici dello sfigato colpito da una tragedia biologica e dalla malasorte. Sette tessere di un puzzle multicolore che tenterà di farvi immergere in un caleidoscopio di colori e di emozioni: il riso, il pianto, l'empatia, la rabbia, la frustrazione, la meraviglia, la gioia e tanto altro. Per poi scoprire, attraverso una sorta di illuminazione, l'Araba Fenice che alberga in ognuno di noi”.

Il libro è anche disponibile, in formato cartaceo ed e-book, negli store: Hoepli, Mondadoristore, Libreriauniversitaria, LaFeltrinelli, IBS.

 

Pubblicato in Cultura

"Desidero esprimere il plauso e il ringraziamento di tutta Arcigay all'amministrazione comunale di San Severo, che ha offerto ospitalità alla coppia di ragazzi gay discriminati dalla proprietaria di un B&B": così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

"Il gesto della Giunta comunale – aggiunge Piazzoni - è importante non solo perché pone rimedio a una situazione grave e spiacevole ma soprattutto perché lancia un messaggio importante. Non si tratta di stigmatizzare semplicemente il singolo atto omofobico, il punto è far riflettere cittadini e cittadine sui temi dell'accoglienza e dell'inclusione, cruciali in  questi tempi di ricorrente intolleranza. Quando un Comune, senza tentennamenti, indica la via, la discussione, che è sempre legittima e utile, si pone un approdo e una sintesi. Non solo: il gesto del Comune, unito a quello dei tanti cittadini di San Severo che in queste ore ci hanno contattato per offrire ospitalità ai ragazzi, smentisce l'odioso commento che abbiamo più volte incontrato sui social network e che fa risalire l'omofobia alla presunta arretratezza di una città o del sud in generale”.

"Non accetto due uomini. Accetto sempre in presenza di un'altra donna": con queste parole Tiziana, proprietaria di un appartamento a San Severo, in provincia di Foggia, in affitto su Airbnb, aveva liquidato Matteo, giovane omosessuale di Modena, che l'aveva contattata tramite la piattaforma per trascorrere qualche giorno di vacanza in Puglia

“Ci teniamo a stigmatizzare con chiarezza questi commenti, sbagliati quanto il comportamento della host, e che si scontrano con l'evidenza di un vivace tessuto di associazioni lgbti nel nostro meridione e con il fatto, simbolico ma tutt'altro che secondario, che propria la Puglia è stata una delle prime regioni italiane a eleggere, diversi anni fa, un governatore apertamente omosessuale, cioè Nichi Vendola. Infine, voglio rivolgere analogo plauso a Airbnb che tempestivamente si è fatto carico della vicenda mettendo in campo tutte le azioni necessarie", conclude Piazzoni.

Pubblicato in Parità di genere

Hanno destato particolare indignazione e imbarazzo nel mondo della cooperazione regionale aderente a Legacoop Fvg le affermazioni del sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani nel corso dell’intervista del 18 luglio u.s,, sull’emittente televisiva di Canale 13.

Le parole del sindaco riguardano nello specifico il tema delle politiche di accoglienza e il ruolo della cooperazione sociale, e del mondo dell’associazionismo, in particolare a seguito del trasferimento di circa 2.000 persone verso altre regioni e della preventiva comunicazione del mondo cooperativo che ha fatto emergere la situazione emergenziale. Nel corso dell’intervista sono emerse affermazioni come “le cooperative sono insorte perché alla fine questa partenza crea un buco finanziario a queste coop che sono sorte esclusivamente per fare business …” e, da parte del sindaco, “deportazione di persone che garantivano lavoro, soldi e occupazione a questo sistema di cooperative, questi avevano creato una rete che viveva grazie all’immigrazione quindi si sentono franare il terreno sotto i piedi”.

Il mondo della cooperazione sociale è presente in regione con oltre 12.000 addetti e, nello specifico nel territorio pordenonese da oltre 40 anni, con oltre 4.000 addetti, promuovendo, in sinergia con i servizi socio-sanitari, percorsi di inclusione sociale e lavorativa rivolta a persone svantaggiate oltre a servizi socio-educativi e sanitari.

Da Legacoop Fvg arriva la risposta con il presidente Livio Nanino.  “Le politiche dell’accoglienza – afferma - passano inevitabilmente attraverso dei percorsi di inclusione sociale garantiti dai diversi enti del terzo settore che sono nati ben prima della ricomparsa del tema immigrazione sul territorio regionale. Destano particolare preoccupazione pertanto le parole del sindaco Ciriani, tra l’altro notoriamente pure lui cooperatore sociale, che con queste affermazioni non riconosce né il ruolo cardine della cooperazione sociale del suo territorio né i principi basilari dell’inclusione sociale che da sempre contraddistinguono il tessuto comunitario del territorio pordenonese e regionale”.

“Se è vero – aggiunge - che il mondo della cooperazione sociale era sorto, primo in Friuli Venezia Giulia, negli anni ’70 con un forte patto sociale tra Pubblica Amministrazione e realtà cooperative territoriali, le recenti affermazioni del sindaco Ciriani minano alla base questo patto fiduciario, ingenerando anche diffidenze nei confronti di soggetti che sono attori fondamentali della coesione sociale del territorio”.

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia
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