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Lunedì, 14 Ottobre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 10 Settembre 2019 - nelPaese.it

I protocolli per la protezione dei migranti (PPM) adottati dal governo degli Stati Uniti e la mancanza di assistenza umanitaria da parte del governo messicano mettono in pericolo la vita dei richiedenti asilo nello stato di Tamaulipas, in Messico. 

È l’allarme di Medici Senza Frontiere (MSF), che offre assistenza medico-umanitaria nell’area. I protocolli costringono infatti i richiedenti asilo ad aspettare in Messico mentre le loro richieste vengono elaborate, vivendo in città come Matamoros dove la scarsità di infrastrutture e alti tassi di violenza – tra cui rapimenti, estorsioni, rapine a mano armata e violenza sessuale – mettono a rischio la loro salute e la loro stessa vita.  

“È inaccettabile che persone vulnerabili – donne, bambini, uomini e intere famiglie – siano costrette a vivere in condizioni pericolose, esposte alla violenza delle bande criminali e trattati senza umanità dalle autorità messicane e americane” dichiara il dr. Marcelo Fernandez, capo missione di MSF in Messico. 

Da quando i protocolli sono stati implementati ad agosto a Matamoros, le équipe di MSF hanno visto il ritorno forzato di oltre 100 richiedenti asilo ogni giorno. La città dispone di pochi campi e non è preparata per accoglierli. La maggior parte di loro vive in condizioni malsane con scarso accesso all’acqua e ai servizi sanitari. Alcuni vivono in tende di fortuna in mezzo alle strade, esposti alla violenza dei gruppi criminali che lottano per il controllo della zona. 

Le équipe di MSF forniscono cure mediche e psicosociali a migranti e rifugiati in alcuni dei campi – tutti sovraffollati – nelle città di Nuevo Laredo, Reynosa e Matamoros nello stato di Tamaulipas, considerato dal governo americano uno dei più pericolosi del Messico. La situazione è peggiorata da luglio, quando MSF ha denunciato i rischi per i richiedenti asilo a Tamaulipas. 

“Mi hanno rimandato a Matamoros con mia figlia” racconta Monica*, una richiedente asilo dell’Honduras e paziente MSF. “Le autorità messicane non mi hanno dato nessuna informazione su dove fossero i campi e dove avremmo potuto passare la notte. Non conosco questo posto, so solo che è pericoloso”. 

MSF esprime preoccupazione anche per la recente misura del governo messicano di trasferire gruppi di persone nella parte meridionale del paese, condannandoli definitivamente a ricominciare il loro viaggio verso nord lungo strade altamente pericolose, ponendo la loro vita nuovamente in pericolo. 

Tra giugno 2018 e luglio 2019, il 45% dei 2.315 pazienti assistiti dalle équipe di salute mentale di MSF a Reynosa e Matamoros (migranti, richiedenti asilo, rifugiati o rimpatriati) hanno dichiarato di aver subito violenze durante il loro viaggio attraverso il Messico. Uno su tre è stato aggredito fisicamente, mentre uno su cinque è sopravvissuto a violenze sessuali.  

MSF chiede al governo USA di porre fine al ritorno forzato dei richiedenti asilo verso i paesi in cui hanno subito violenza e persecuzione. MSF si appella di nuovo ai governi di USA e Messico per fermare queste pericolose politiche migratorie che mettono a rischio la vita delle persone. I governi di USA e Messico devono adottare misure che proteggono le persone sfollate e garantire loro l’assistenza umanitaria di cui hanno urgente bisogno.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Dal Kenya all’Ospedale Monaldi per un delicato intervento che le ha salvato la vita. Una bimba, nata all’inizio di Maggio 2019, a sole tre settimane di vita è stata trasportata a Napoli, grazie all’associazione Kenya Invisible Kids (http://www.kenyainvisiblekids.com), ed è stata ricoverata presso l’Uoc di Cardiochirurgia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, diretta da Guido Oppido, per essere sottoposta a un intervento di trasposizione dei grandi vasi. 

“La piccola è arrivata da noi poche settimane dopo la nascita con una trasposizione dei grandi vasi e un difetto intraverticolare ed è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico con il quale abbiamo invertito le arterie reimpiantando anche le coronarie e corretto il difetto, ricostruendo il cuore” spiega Guido Oppido, direttore della Uoc di Cardiochirurgia pediatrica. 

“La piccola è stata operata e seguita attentamente per circa tre mesi ed è stata riaffidata alle cure della famiglia e del medico che l’ha seguita alla nascita e, grazie a questo intervento, che è definitivo e correttivo, avrà una prospettiva di vita assolutamente normale” aggiunge.

“Kenya Invisible Kids è una associazione che lavora in sinergia con l’Ospedale pubblico di Malindi  e oggi ci occupiamo di oltre 50 bambini ogni anno per i quali ci facciamo carico delle spese mediche” spiega Massimo Vita dell’organizzazione. 

“Dei tanti casi che abbiamo trattato - aggiunge - non ci eravamo mai trovati di fronte a pazienti che non potevano essere curati nel paese d’origine. Quando siamo stati informati invece di questo caso, abbiamo cercato un ospedale in Europa che potesse effettuare questo particolare intervento e l’Ospedale Monaldi, con il dottore Oppido, si è dichiarato disponibile ad aiutarci. E’ stato grazie al suo supporto che abbiamo trovato la forza di combattere per ottenere in tempi record i permessi e i documenti per partire”.

“La piccola è stata trasportata immediatamente in Italia, accompagnata dalla responsabile della neonatologia dell’ospedale di Malindi, e affidata al dottor Oppido e alla sua equipe. Senza di loro e senza l’ospedale Monaldi sarebbe morta” conclude Vita. 

“L’Azienda Ospedaliera dei Colli non si è certo tirata indietro di fronte a questa richiesta, abbiamo messo a disposizione tutte le nostre competenze per poter salvare la vita di questa piccola paziente e attivato tutte le procedure necessarie per garantire la migliore assistenza possibile” ha dichiarato Maurizio di Mauro, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli.

“Ancora una volta l’Azienda dei Colli dimostra di essere attenta all’accoglienza e alla solidarietà e conferma la sua attenzione ai pazienti più fragili” conclude.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Campania

Mentre l’impegno sulla sostenibilità ancora fatica ad essere uno dei punti più urgenti delle agende dei governi in tutto il mondo, AIESEC Italia da anni si impegna a sensibilizzare e portare questi temi alla portata di tutti gli studenti italiani, grazie al progetto EduChange. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) anche quest’anno promuove per il quarto anno l’iniziativa, pubblicando in data 3 Settembre una nota ufficiale a tutti gli istituti scolastici italiani a supporto del progetto.

AIESEC è la più grande organizzazione giovanile al mondo (il network conta più di 50.000 membri attivi in 126 paesi), con l’obiettivo di promuovere la comprensione e la cooperazione internazionale attraverso esperienze di scambio interculturale. Dal 2015, AIESEC collabora con le Nazioni Uniti per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, contenuti nell’Agenda 2030. EduChange è un progetto di volontariato realizzato nelle scuole italiane, dove volontari internazionali organizzano lezioni per 6 settimane a supporto dell’apprendimento della lingua inglese e per sensibilizzare sui 17 Obiettivi dell’ONU. Le classi si trasformano quindi in lezioni interattive volte ad educare gli studenti su valori come la sostenibilità, l’inclusione sociale, e l’interculturalità, portando una prospettiva internazionale direttamente nelle aule delle scuole.

La collaborazione tra AIESEC e MIUR è nata nel 2015, con il rilascio della prima circolare negli istituti. Da allora, l’impatto di EduChange negli istituti è cresciuto esponenzialmente; solo nel biennio scolastico 2017-2019, infatti, hanno aderito al progetto in Italia circa 1200 volontari internazionali, mentre oltre 450 sono state le scuole coinvolte.  I principali paesi di provenienza dei volontari sono stati: Brasile, Georgia, Sri Lanka, Messico, Russia, India, Turchia, Colombia, Ucraina, e Germania.

EduChange permette di avvicinare un po’ di mondo alle nostre realtà locali, aiutando gli istituti scolastici ad ampliare il loro piano dell’offerta formativa. Il supporto del MIUR non fa altro che accrescere il valore istituzionale di questa iniziativa e sottolineare l’importanza del coinvolgimento delle Istituzioni in queste tematiche.

L’adesione al progetto avviene iscrivendosi attraverso questo link: bit.ly/IscrizioneEduChange. Ulteriori informazioni si possono reperire direttamente sul sito di AIESEC Italia all’indirizzo: www.aiesec.it/collabora-con-noi/per-le-scuole/

 

 

Il 7 settembre il Centro Socio Riabilitativo Diurno per la Disabilità CIDAS Solelunala che la cooperativa gestisce a Jolanda di Savoia, ha organizzato una festa per salutare l'estate presso il parco vicino alla struttura.

L'evento ha unito attorno alle tavolate allestite per pranzare all'aperto tutti assieme, gli operatori ed i responsabili della cooperativa, gli ospiti che durante il giorno frequentano il Centro, le loro famiglie, oltre alle autorità locali (nella foto): il Sindaco di Jolanda di Savoia Paolo Pezzolato e la Vicesindaco Elisa Trombin, il Sindaco di Tresignana Laura Perelli, l’Assessore alle Pari Opportunità e Pubblica Istruzione del Comune di Riva del Po Silvia Brandalesi, il Responsabile Area Servizi Sociali dell’Unione Terra e Fiumi di Copparo Cristiano Benetti.
Per i più piccoli c'erano attività di animazione come il truccabimbi, e per i grandi c'è stato un intrattenimento musicale.

Questa attività ricreativa, che mira a rafforzare l'autostima e l'autonomia degli ospiti, ha un grande valore, creando un positivo momento aggregativo che si integra con le quotidiane prestazioni socio assistenziali erogate dal personale del centro - infermieri, fisioterapisti, educatori, e operatori socio sanitari - come laboratori grafico espressivi, di oggettistica e manipolazione, di produzione oggetti in argilla, musicoterapia, di lettura e verbalizzazione e il cineforum di gruppo.

A questo si aggiungono uscite socializzanti, ricreative e culturali a tema, gite di giornata, attività sportive quali il nuoto, la palestra baskin e sitting volley e ippoterapia, per garantire un constante rapporto con le comunità ed il territorio. Fondamentale è l'apporto degli operatori della struttura che oltre a rappresentare un riferimento per gli ospiti, lo sono anche per la gli abitanti e le associazioni di volontariato che collaborano con la cooperativa, tra cui Pro Loco, AVIS e centro sociale "Il Cigno".   

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

In una lettera aperta diffusa oggi, Amnesty International ha chiesto al presidente della Bolivia Evo Morales di sospendere il decreto di luglio che autorizza "incendi controllati" per ampliare la frontiera agricola, fino a quando non sarà accertato che il decreto non abbia contribuito agli incendi che stanno creando una crisi ambientale e dei diritti umani nella regione di Chiquitanía, nei pressi del confine col Brasile.

Il decreto supremo 3973 del 10 luglio 2019 autorizza "incendi controllati" per attività agricole nelle province di Santa Cruz e Beni, nelle cui foreste da agosto si sono sviluppati gli incendi.

Il 30 agosto, dopo aver annunciato l'arresto di persone sospettate di aver appiccato gli incendi, il presidente Morales ha dichiarato che lo scopo di queste ultime era "politico". Il ministero della Presidenza ha a sua volta fatto sapere che "il fuoco è quasi un figlio naturale dell'agricoltura", favorito dalle alte temperature e dai forti venti associati al "riscaldamento globale".

"Il Brasile non è l'unico paese in cui sono in corso i terribili incendi dell'Amazzonia. Anche la Bolivia sta subendo questa minaccia all'ecosistema, alla biodiversità e alle comunità della foresta chiquitana. Invece di fare dichiarazioni contraddittorie e infondate, le autorità boliviane dovrebbero indagare in modo scientifico e indipendente sulle origini di questa grave crisi", ha dichiarato María José Veramendi Villa, ricercatrice di Amnesty International sul Sudamerica.

Nella sua lettera aperta al presidente Morales, Amnesty International sottolinea che è necessario indagare sulle cause degli incendi identificando e sanzionando i responsabili. Inoltre, è urgente fornire assistenza alle persone e alle comunità colpite dagli incendi, consultandole e rispettando i loro diritti umani.

A quelle persone e comunità Amnesty International esprime piena solidarietà: la protezione della biodiversità e quella dell'ambiente sono necessarie per il pieno esercizio dei diritti umani, quali il diritto alla vita, al cibo, all'acqua, alla salute e alla cultura.

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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