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Lunedì, 14 Ottobre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 11 Settembre 2019 - nelPaese.it

Dopo la partenza in tutta fretta del reddito di cittadinanza nell'aprile scorso, l'Inps, con circolare n. 100 del 5 luglio, ha bloccato l'esame di tutte le domande dei cittadini stranieri.

La vicenda è conseguenza del cd "emendamento Lodi" che è stato introdotto in sede di conversione del decreto legge n. 4/19 sul reddito di cittadinanza. L'emendamento prevede l'obbligo per tutti i cittadini extra UE di produrre, non solo l'attestazione ISEE come i cittadini italiani e europei, ma anche certificazione – spesso impossibile da reperire - "rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall'autorità consolare italiana" attestante la situazione reddituale e patrimoniale all'estero nonché la composizione del nucleo familiare. 

Si tratta di una richiesta “già di per sé illegittima (in quanto l'ISEE viene già rilasciato dopo le verifiche dell'Agenzia delle entrate alla quale sia italiani che stranieri devono denunciare redditi e patrimoni esteri) e comunque spesso impossibile da soddisfare per l'inesistenza, nei paesi di provenienza, di un adeguato sistema di certificazione”. Lo specificano le associazioni ASGI, Avvocati per Niente, Fondazione Guido Piccini e NAGA che hanno depositato ieri ricorso chiedendo che il Tribunale ordini all'INPS di modificare la circolare e procedere all'esame delle domande presentate dai cittadini stranieri alle stesse condizioni previste per gli italiani, dopo aver sollecitato l'INPS, senza ottenere risposta.

La norma prevede comunque che un successivo decreto ministeriale stabilisca i paesi per i quali è "oggettivamente impossibile" procurarsi tale documentazione, ma il termine per l'emanazione del decreto è scaduto il 18 luglio scorso e il decreto non è stato emanato.

Il blocco nella erogazione del reddito di cittadinanza esclude a tempo indeterminato i cittadini stranieri “senza alcuna giustificazione e deve quindi essere immediatamente rimosso”.

 

Pubblicato in Nazionale

Sahar Khodayari, la ragazza 29 enne che si era data fuoco dopo essere stata convocata in tribunale per rispondere dell'accusa di essere entrata illegalmente in uno stadio di calcio, è morta il 9 settembre in ospedale per le gravi ustioni riportate, che avevano interessato il 90 per cento del suo corpo.

"È un fatto sconvolgente, che rivela l'impatto dell'agghiacciante disprezzo delle autorità iraniane per le donne. Il 'reato' di Sahar è stato quello di essere una donna in un paese dove questo significa essere discriminate per legge nel modo più orribile in ogni aspetto della vita, persino nello sport", ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche di Amnesty International sul Medio Oriente e sull'Africa del Nord.

"L'Iran ci risulta l'unico paese al mondo che impedisce alle donne di entrare negli stadi di calcio e le punisce quando vi entrano. Questo divieto discriminatorio dev'essere immediatamente annullato e la comunità internazionale - comprese la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche in quanto organo di governo mondiale del calcio e la Confederazione calcistica asiatica -  devono prendere provvedimenti urgenti per assicurare che le donne possano entrare negli impianti sportivi senza essere discriminate o rischiare di essere processate e punite", ha aggiunto Luther.

"Sappiamo che in alcuni casi le autorità iraniane hanno autorizzato piccoli gruppi di donne ad assistere alle partite, ma si è trattato di azioni pubblicitarie più che di passi avanti verso l'abolizione del divieto. Se non fosse stato per questo drastico divieto e per il trauma dell'arresto e del successivo procedimento giudiziario, Sahar sarebbe ancora viva", ha commentato Luther.

"Chiediamo che Sahar non sia morta in vano. La sua tragica fine deve portare a un cambiamento in Iran, in modo che ulteriori drammi come questi non debbano ripetersi in futuro", ha concluso Luther

Pubblicato in Parità di genere

Si rinnova il comitato territoriale di Legacoop Verona, struttura locale di rappresentanza e presidio sul territorio di Legacoop Veneto. Alla sua guida, nominato la scorsa settimana nel corso della prima assemblea del nuovo direttivo Andrea Satto, 44 anni, sposato con una figlia, un master in Economia della Cooperazione all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, e componente del Consiglio di amministrazione di Clm-Cooperativa Lavoratori Metalmeccanici di Terrossa di Roncà (Verona).

Oltre a Satto, in carica per quattro anni, l’assemblea è composta dai presidenti di alcune tra le più significative cooperative veronesi: Daniela Furlani di Doc Creativity, Maria Teresa Giacomazzi di Mag, Vicenzo Scotti di ForGreen, Leonardo Volinia di Log&Eco, e dalle presidenti delle coop sociali Linda Croce di Azalea, Cristina Bertucco di San Marco e Anna Fiscale di Quid.

«Ringrazio Leonardo Volinia, a nome di tutta Legacoop Verona, per l’impegno e l’ottimo lavoro svolto nei quattro anni precedenti» dice il neopresidente Satto, che illustrando le priorità e le sfide prossime aggiunge: «È necessario promuovere sul territorio il movimento cooperativo, valorizzandolo pure come modello efficace di impresa e di economia di fronte alle difficili sfide del nostro tempo. Anche perché la partecipazione attiva su cui si basa porta con sé una visione e una pratica dell’economia più sostenibile e promuove la dignità del lavoro».

Semplice e snella, la struttura coordina, gestisce e promuove le politiche e le azioni di rappresentanza di Legacoop Veneto, declinando a livello provinciale la medesima articolazione in settori e macroaree di servizi dell’organizzazione regionale: Agroalimentare, Consumo e Dettaglio, CulTurMedia, Produzione e Servizi, Servizi alle imprese, Servizi finanziari, Sociale, e Circoli.

Nel territorio sono circa 60 le cooperative associate a Legacoop Veneto, per un complessivo di 12mila soci, 6.500 dipendenti e un valore della produzione di 450 milioni di euro (dati al 31/12/2017). In Veneto, a seguito del Congresso regionale dell’associazione tenutosi lo scorso marzo, quello di Verona è il primo comitato territoriale a rinnovarsi; seguiranno a breve Padova, Vicenza, Treviso-Belluno e Venezia-Rovigo.

 

Pubblicato in Veneto

“È necessario e urgente ricostruire la fiducia tra le persone, nelle comunità e verso le istituzioni e rimettere al lavoro le forze civili del paese su prospettive condivise. Il discorso del Presidente del Consiglio alla Camera dei Deputati rilancia in modo costruttivo una prospettiva di sviluppo integrale, inclusivo e sostenibile il cui progresso è direttamente proporzionale alla capacità di ascolto reciproco degli attori e alla responsabilità di chi guida le istituzioni di armonizzare visioni, interessi e bisogni delle persone e delle comunità” così Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum del Terzo Settore.

“Valutiamo positivamente i punti centrali dell’agenda disegnata dal Presidente Conte – prosegue Fiaschi – che propone sfide sociali importanti, prima fra tutte quella dell’inversione dei destini demografici del paese e della responsabilità di consegnare alle generazioni del futuro comunità e prospettive di benessere migliori: la centralità del lavoro e della sua qualità anche dal punto di vista retributivo, per donne e giovani e nel Sud del paese; l’investimento sulla formazione, per rendere accessibili, sostenibili e di qualità i servizi per l’infanzia, scuole, università e ricerca; l’impegno ad accompagnare società ed economia verso le grandi transizioni del nostro tempo, quella tecnologica e quella verso la sostenibilità ambientale; la riduzione delle diseguaglianze, la protezione dei diritti anche per le nuove generazioni; l’attenzione specifica alle persone con disabilità o non autosufficienti”

“Bene – prosegue Fiaschi – lo spazio di riflessione sui temi dello sviluppo locale, del Mezzogiorno e delle aree disagiate e la necessità di puntare su alcuni elementi strategici: cultura, turismo, valorizzazione del territorio che possono rappresentare un vero e proprio brand nel Mondo. Importanti i riferimenti all’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, alla necessità di una solidarietà europea e di un approccio strutturale alla gestione delle crisi umanitarie del Mediterraneo e alla gestione delle migrazioni costruendo oltre l’emergenza un quadro di legalità e investimenti mirati su accoglienza e integrazione di qualità.”

“Apprezziamo – dichiara Fiaschi – il rilancio sulla qualità del dibattito democratico – condotte politiche e istituzionali, linguaggi e dialoghi costruttivi e collaborazione tra istituzioni e attori sociali – da costruire con l’impegno responsabile e concorrente di tutti.”

“Un programma – conclude Fiaschi – ambizioso che aspetta la prova dei fatti. Il terzo settore italiano è pronto a fare la sua parte”

 

 

Pubblicato in Nazionale
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