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Domenica, 08 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 05 Settembre 2019 - nelPaese.it

Amnesty International India ha lanciato la campagna #LetKashmirSpeak per porre fine al prolungato blackout delle comunicazioni in Kashmir e mettere in luce gli alti costi umani dell'assalto alle libertà civili in corso da un mese.

"Il blackout va avanti ormai da un mese e sta avendo un grave impatto sulla vita quotidiana della popolazione del Kashmir, sulla salute fisica e mentale, sull'accesso a cure mediche e ad altri servizi primari e di emergenza", ha dichiarato Aakar Patel, direttore di Amnesty International India.

Sebbene sia stato annunciato il ripristino delle linee telefoniche terrestri, l'obsolescenza di questo servizio faciliterà ben poco le comunicazioni per gli otto milioni di abitanti del Kashmir. "Se in molti distretti del Jammu la situazione sta migliorando, la maggior parte del Kashmir è ancora sottoposta a un forte blackout delle comunicazioni. Privare un'intera popolazione del suo diritto alla libertà di espressione, di opinione e di movimento per un periodo di tempo indeterminato è come riportare indietro la regione di secoli. Da un mese a questa parte il governo indiano continua a dire che va tutto bene, ma non abbiamo sentito nessuna voce di conferma dal Kashmir. Questo è il segnale che non va tutto bene. Facciamo parlare il Kashmir", ha aggiunto Patel.

Il 2 settembre, intervistato da "Politico Magazine" il ministro degli Esteri dell'India S. Jaishankar ha dichiarato: "Era impossibile interrompere le comunicazioni tra i terroristi senza che questo avesse un impatto in tutto il Kashmir. Come avrei potuto tagliare le comunicazioni tra i terroristi e i loro capi da un lato e tenere aperto Internet per la popolazione comune dall'altro lato?"

Amnesty International India riconosce che il governo possa avere legittimi problemi di sicurezza tali da giustificare, in determinate circostanze, limitazioni ragionevoli alla libertà di espressione. Ma il blackout delle comunicazioni in corso non è compatibile coi criteri di necessità, proporzionalità e legittimità stabiliti dall'articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, di cui l'India è stato parte.

Quel blackout sta privando l'intera popolazione del Kashmir del diritto alla libertà di espressione e di opinione e dell'accesso alle informazioni: si tratta di una forma di punizione collettiva nei confronti di otto milioni di persone. La mancanza di trasparenza nei criteri usati per interrompere tutti i servizi di comunicazione e sui meccanismi disponibili per contestare la legittimità di tali provvedimenti pone l'India in chiara violazione dei suoi obblighi internazionali.

Nel frattempo, dalla regione trapelano drammatiche notizie su servizi di medicina d'emergenza non presidiati, arresti di massa, rastrellamenti notturni di bambini e giovani, torture e uso di proiettili di gomma e pallini da caccia contro i manifestanti. A ciò si aggiungono il massiccio spiegamento di forze armate e la sensazione generale d'incertezza dei componenti delle famiglie che non riescono ad avere contatti gli uni con gli altri.

Le azioni contro la libertà di stampa hanno ulteriormente inasprito il blackout delle comunicazioni. Il giornalista e scrittore Gowhar Geelani è stato arbitrariamente bloccato all'aeroporto di Nuova Delhi mentre stava per prendere un aereo diretto in Germania. Tre noti giornalisti sono stati costretti a lasciare i loro alloggi governativi.

"Considerata la cronica impunità per le violazioni dei diritti umani in Kashmir di cui le forze di sicurezza hanno beneficiato in passato e l'attuale mancanza di accesso alle informazioni provenienti dalla regione, la situazione richiede che il blackout delle comunicazioni sia tolto al più presto e che la popolazione del Kashmir possa riavere la parola ed essere ascoltata. Siamo di fronte a un blackout non solo dei mezzi di comunicazione ma anche a una repressione del cuore e delle menti dei kashmiri", ha concluso Patel.

Pubblicato in Dal mondo

Contrastare efficacemente il sistema di sfruttamento sul quale si regge l'intera filiera del lavoro agricolo dalla semina alla raccolta grazie ad un'alleanza tra istituzioni e associazioni per raggiungere una effettiva inclusione sociale, abitativa e lavorativa.

E' questa la proposta della Rete delle associazioni operanti nella provincia di Foggia, composta dalle realtà che operano stabilmente sul territorio della Capitanata (Africa United, AIIMS, Anolf Puglia, A.S.G.I., Caritas  Borgo Mezzanone, Centro culturale Baobab- Sotto la stessa ombra, coop. soc. Arcobaleno, FLAI-CGIL, ass. Idorenin, INTERSOS, coop. Soc. Iris,  coop. Soc. Oasi 2, Progetto Presidio-Caritas, ass. Solidaunia), e che fornisce supporto ai lavoratori e lavoratrici stranieri ivi residenti stabilmente o per periodi di tempo rilevanti negli insediamenti informali.

Con un documento puntuale "ROMPIAMO LA CATENA DELLO SFRUTTAMENTO LAVORATIVO, LIBERIAMO I DIRITTI" le associazioni hanno provveduto a stendere una piattaforma di lavoro comune indicando prassi e metodologie per superare la "politica dei ghetti".

Partendo dalla descrizione sempre più precaria della condizione giuridica e sociale dei migranti in Capitanata, la Piattaforma ha presentato le criticità e i limiti delle iniziative finora attivate, prima fra tutte gli sgomberi degli insediamenti informali, attuati in modo del tutto svincolato dai desideri, dalle necessità e dalla volontà di chi li abita, e soprattutto senza fornire reali alternative ai lavoratori.

Per contrastare efficacemente l'attuale sistema di sfruttamento esistono, al contrario, alternative che la Piattaforma elenca puntualmente nel documento come obiettivi prioritari e che spaziano dalla corretta comunicazione, alla tutela giuridica delle persone straniere, dall'accoglienza al diritto all'abitare, dai trasporti pubblici alla lotta al caporalato ed allo sfruttamento in agricoltura con il rispetto di tutte le disposizioni normative e dei livelli salariali stabiliti dalle leggi e dai contratti collettivi.

Si propone, in particolare, un piano di incontro tra domanda ed offerta di abitazione che tenga in considerazione adeguatamente lo spopolamento di tanti territori della Puglia e faccia sì che il fabbisogno abitativo dei migranti che non trova risposte adeguate nel mercato immobiliare trovi soluzione nelle esigenze economiche e demografiche del tessuto locale, anche invitando le istituzioni a farsi garanti dell'incontro tra domanda ed offerta e della solvibilità dei conduttori.

Altrettanto fondamentale secondo la piattaforma è la predisposizione di un serio piano di trasporti per i lavoratori agricoli del territorio sulla riattivazione della Rete Agricola di Qualità sulla messa a regime degli indici di congruità ettaro coltura e sulla attivazione di percorsi professionali in favore delle persone straniere. Le proposte operative sono indirizzate anche alle istituzioni affinché possano essere pianificate e, comunque, possano essere attuate attraverso la collaborazione con la Rete delle Associazioni che si impegnano a condividere, secondo le possibilità e nell'ambito delle risorse proprie di ognuno dei partecipanti, le azioni di supporto e di tutela alle persone straniere presenti sul territorio nel rispetto del principio di autodeterminazione dei singoli e delle collettività.

La piattaforma costituisce una necessaria iniziativa volta a fare emergere la voce dei migranti, prima che delle associazioni ad essa aderenti, troppe volte inascoltata da parte delle istituzioni nella gestione del fenomeno ed a strutturare percorsi di integrazione sociale che pongano fine alla stagione dell'odio e della discriminazione che ultimamente ha governato il tema delle migrazioni sulla base di rappresentazioni falsate della realtà.

 

Pubblicato in Nazionale

Giuramento e primo consiglio dei ministri. Oggi parte il Conte bis con la nuova maggioranza giallo-rossa M5S-Pd. Se fosse il titolo di un film sarebbe “Scusate il ritardo” del grande Massimo Troisi: un governo che era possibile anche all’indomani del 4 marzo 2018. Dopo la caduta dell’asse Salvini-Di Maio ecco che le aspettative sono incentrate sui temi sociali. In questi giorno ci sono stati molti appelli dalle organizzazioni di terzo settore e della cooperazione su questioni aperte come la riforma, la disabilità, la povertà, il welfare e le politiche di inclusione.

Economia sociale

“Di fronte alla fase di stagnazione che l’Italia sta attraversando, in un contesto di forte rallentamento dell’economia e di tensioni negli scambi commerciali a livello internazionale -sottolinea Mauro Lusetti, presidente Alleanza cooperative - è necessario che il nuovo Governo lavori da subito, in vista della sessione di bilancio, a misure in grado di rilanciare la crescita e l’occupazione, nel segno della sostenibilità e dell’inclusione sociale”.

“In questo senso -conclude il Presidente dell’Alleanza- come abbiamo già sostenuto nelle occasioni di confronto con il precedente esecutivo, riteniamo che le priorità cui dare risposta siano la necessità di scongiurare l’aumento dell’Iva che avrebbe effetti depressivi sui consumi, far ripartire gli investimenti pubblici e privati, ridurre il cuneo fiscale e contributivo soprattutto a vantaggio dei lavoratori, sbloccare i cantieri, incentivare gli investimenti delle imprese in innovazione e in formazione per accrescere la competitività del nostro sistema produttivo”.

Temi sociali

Il Forum nazionale Terzo settore è stato tra i primi a chiedere priorità sui temi sociali. “Abbiamo un’agenda articolata su diversi punti e siamo pronti per aprire il confronto nel merito delle singole questioni con il nuovo Governo. Tra queste – spiega la portavoce Claudia Fiaschi – innanzi tutto, il contrasto a povertà, discriminazioni e disuguaglianze sociali, l’impegno per uno sviluppo inclusivo e sostenibile, attento alle persone e alle comunità, una risposta alle emergenze umanitarie con politiche integrate. Vanno avviate politiche per i giovani, perché abbiano una speranza di futuro migliore nel nostro Paese e costruire i presupposti per invertire in modo strutturale il destino demografico del nostro Paese”.

Poi la questione disabilità che divide le associazioni sulla scelta di mantenere un ministero ad hoc, come Ileana Argentin di Aida Onlus, mentre per la Fish onlus il premier Conte deve mantenere il coordinamento delle politiche a garanzia della loro applicazione.

Sulle politiche del welfare e dell’ambiente prende posizione anche il Cnca, il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza: “tra le prime misure che ci attendiamo dall’esecutivo che sta per nascere – dichiara Riccardo De Facci - ci sono il corposo rifinanziamento del Fondo nazionale politiche sociali e dellepolitiche giovanili, il rilancio di culture ecologiche e di economia circolare, una seria lotta alla povertà, una reale applicazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) in tutta Italia”.

Sui diritti civili, dopo la reintroduzione del ministero alle Pari Opportunità, arriva la soddisfazione di Arcigay con il suo presidente Gabriele Piazzoni: "Vogliamo leggere in questo ritorno il riconoscimento della centralità delle politiche di Pari Opportunità nel contrasto alle diseguaglianze, che affliggono a più livelli il nostro Paese e che sono un freno ostinato allo sviluppo e alla realizzazione degli obbiettivi di ogni cittadino o cittadina. L'associazione di questa delega a quella della famiglia suggerisce una prospettiva interessante, che ci riguarda da vicino: in questo senso accogliamo con grande sollievo l'uso del plurale - "famiglie" - che la neoministra Elena Bonetti ha usato nella sua prima dichiarazione pubblica.

Per quanto riguarda lo sport interviene Vincenzo Manco, presidente nazionale dell'Uisp, associazione di promozione sociale e sportiva con 1.300.000 iscritti, di esprimere un primo giudizio sul nuovo governo: "Il quadro complessivo della squadra di governo offre buoni segnali di discontinuità  che accompagnati al programma che caratterizzerà il lavoro del nuovo esecutivo, indicano delle buone premesse affinché il nostro Paese possa tornare a giocare un ruolo da protagonista anche nella costruzione delle politiche europee".

"Resta evidente che ci sia bisogno di invertire la rotta delle politiche sociali innanzitutto. Ovvero: contribuire al rilancio di un nuovo welfare europeo, rimettere al centro il lavoro, le protezioni sociali, uno sviluppo sostenibile ed il benessere delle persone. Il terzo settore italiano, che rappresenta oltre 340.000 organizzazioni, con i suoi 5,5 milioni di volontari è un grande capitale sociale, un motore umano pronto a trainare queste nuove sfide. E lo sport sociale, le migliaia di volontari, le tante società sportive, che in particolare rappresentano circa il 30% di questo mondo, manifestano un potenziale di intervento quotidiano sulla coesione, l'educazione, l'inclusione, il benessere delle persone di ogni età".

"Apprezziamo, pertanto, la scelta di dare rango ministeriale alla delega sullo sport - conclude Manco - si tratta di un segnale che ci dice che il governo si occuperà con attenzione di questo tema. E lo farà, così come noi auspichiamo, con maggiore impegno rispetto ai governi passati e con uno sforzo di visione culturale più complessiva, vista la stagione da affrontare relativa ai decreti attuativi legati alla recente legge sul riordino del sistema sportivo. Esprimiamo un sincero augurio di buon lavoro al nuovo governo e in particolare al Ministro Vincenzo Spadafora, mettendoci fin da ora a disposizione per trovare forme di collaborazione per lo sviluppo dello sport sociale, quale fattore tra gli altri, che produce benessere nel nostro Paese".

Infine le politiche di contrasto alle droghe e per l’inclusione. Il Forum Droghe con Stefano Vecchio ha chiesto “un cambio di rotta che preveda l'attivazione di un circuito virtuoso che si snodi su 6 tappe. Queste riguardano l'immediata organizzazione della Conferenza Nazionale sulle Droghe che manca da troppi anni, la riforma del Testo Unico sulle Droghe che compie in questi mesi 30 anni, l'esecutività dei Livelli Essenziale di Assistenza (LEA) per quanto riguarda la Riduzione del Danno, la ridiscussione del senso e delle funzioni del Dipartimento Antidroga, una posizione italiana nelle sedi internazionali che mantenga la linea europea di "approccio bilanciato" e che si apra alle sperimentazioni in corso in giro per il mondo ed infine la riapertura in Parlamento della discussione delle proposte per la regolamentazione legale della cannabis."

Dal governo del cambiamento si passa al governo X verso cui la maggioranza degli elettori dei due partiti, secondo un sondaggio Swg, pone la sua fiducia. E attende quelle politiche popolari da troppo tempo dimenticate.

 

Pubblicato in Nazionale

Amnesty International ha dichiarato che la crescente ondata di attacchi contro rifugiati, richiedenti asilo e migranti e i saccheggi di esercizi commerciali di stranieri è la conseguenza di anni d'impunità e di fallimenti del sistema giudiziario del Sudafrica che hanno lasciato senza protezione persone vulnerabili.

Mentre gli episodi di violenza tra residenti e stranieri continuano ad aumentare a Johannesburg e in altre zone del Sudafrica, i morti accertati sono già cinque. "Le autorità sudafricane non possono dire che non si aspettavano questa violenza. Da anni i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti vengono presi di mira per ciò che sono e per come appaiono. Sono i capri espiatori di politici privi di scrupoli che promuovono la narrativa dello straniero venuto a rubare il lavoro e che è responsabile di tutto ciò che di negativo accade nel paese", ha dichiarato Shenilla Mohamed, direttrice generale di Amnesty International Sudafrica.

"Il primo scoppio di violenza xenofoba risale a oltre 11 anni fa, quando vennero uccise più di 60 persone. Avrebbe dovuto essere un campanello d'allarme per sradicare l'odio contro i rifugiati e i migranti e chiamare i responsabili a renderne conto di fronte alla giustizia. La mancanza d'azione ha dato luogo ai successivi frequenti attacchi", ha aggiunto Mohamed.

Il governo, anziché reagire agli attacchi xenofobi del passato, ha proseguito a incolpare spesso gli stranieri per gli elevati livelli di criminalità e l'inadeguatezza dei servizi pubblici, accusandoli inoltre di gestire esercizi commerciali illegali.

Ad esempio, nel dicembre 2016 il sindaco di Johannesburg Herman Mashaba ha dichiarato che gli stranieri erano dei "criminali" che avevano posto la città sotto sequestro. Nel novembre 2018 l'allora ministro della Salute e attuale ministro degli Interni Aaron Motsoaledi ha incolpato gli "stranieri" di aver messo in crisi il sistema sanitario nazionale. Da settimane, soprattutto a Pretoria e a Johannesburg, gli esercizi commerciali appartenenti a cittadini stranieri vengono sistematicamente saccheggiati e merce del valore di milioni di euro viene data alle fiamme.

La scorsa settimana si è registrato un drammatico aumento della violenza. "Le autorità sudafricane devono cessare di alimentare la xenofobia nel loro disperato tentativo di ottenere consenso politico. Devono invece costruire un paese ispirato al rispetto dei diritti umani e a uno stato di diritto che protegga tutte le persone", ha sottolineato Mohamed.

"Il governo del Sudafrica deve predisporre un piano di sicurezza in grado di proteggere tutti i rifugiati e i migranti e di porre fine una volta per tutte agli attacchi xenofobi, a partire dal portare a processo i responsabili dei crimini xenofobi del passato e spezzare il ciclo dell'impunità", ha concluso Mohamed.

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Prende avvio dal 6 settembre ad Arbizzano di Negrar, presso gli spazi della Coopera 1945, il nuovo sportello del Patronato di Acli Verona, promosso dall'associazione in collaborazione con la cooperativa Azalea che dallo scorso maggio gestisce la riaperta osteria con un nuovo progetto sociale.

Sarà un servizio continuativo ─ attivo il primo venerdì di ogni mese (per informazioni e appuntamenti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; 393/0799994) ─, a cui ogni cittadino potrà rivolgersi e chiedere orientamento gratuito e supporto per l'espletamento di pratiche di vario genere: dalle domande di pensione alla verifica e rettifica dei contributi previdenziali versati, dalla richiesta del reddito di cittadinanza a quella per assegni di invalidità Inps, e ancora pratiche Inail, domande di indennità e congedi maternità e paternità, bonus bebè, assegni familiari... Lo sportello sarà anche un punto informativo e di consulenza per conoscere, ad esempio, quali possibilità pensionistiche esistano oggi, alla luce delle più recenti novità normative, cosa prevedano "Quota 100", "Opzione Donna", "APe sociale",.... Sempre in collaborazione con il Patronato di Acli Verona, Azalea proporrà momenti pubblici aperti ai cittadini su diversi temi di interesse e attualità.

Lo sportello si inserisce nel più ampio progetto di "portierato sociale", che fa della Coopera 1945 un punto di ascolto e di riferimento sul territorio per le persone che abbiano necessità di essere orientate nell'accesso ai servizi e aiutate nella gestione di pratiche, come nella soluzione di bisogni quotidiani, dal trasporto sociale alla lettura di una bolletta, dall'invio di una mail alla consegna della spesa, fino al recapito per la consegna di pacchi.

Quella con Acli Verona è la prima delle collaborazioni con associazioni locali avviate dalla cooperativa. Fin dall'inizio, infatti, Azalea ha immaginato La Coopera 1945 - oltre che come un nuovo spazio, con locali completamente ristrutturati - come un nuovo progetto sociale e culturale, che vede al centro le relazioni, "rigenerate" riattivando le risorse della comunità. Un luogo accogliente e inclusivo, promotore di cittadinanza e al servizio del territorio, dove alcuni spazi sono disponibili e gratuiti per i cittadini e le associazioni: un co-networking dedicato al lavoro e allo studio, o a incontri e riunioni, aree per i bambini (anche all'esterno) attrezzate con giochi, una saletta per laboratori.

La Coopera 1945 crea inoltre opportunità di formazione e di lavoro per persone con fragilità sociali; e ancora, le originali lampade colorate utilizzate per l'arredo dell'osteria, come pure il vasellame in ceramica, sono realizzati da persone con problemi di salute mentale nelle attività prelavorative di "Azalea Home", che in parte si svolgono proprio negli spazi dell'osteria; provengono dai laboratori di inclusione della cooperativa, infine, i prodotti caseari di malga impiegati in alcuni piatti del menu.

In sintonia piena con questa visione, La Coopera 1945 vuole essere un punto di incontro, promotore di arte e di cultura: per questo ospita appuntamenti tematici, eventi musicali e teatrali, e sposa un approccio consapevole e critico al consumo e una cultura del cibo sano, equo e sostenibile.

 

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