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Domenica, 08 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 06 Settembre 2019 - nelPaese.it

La "Comunità Ricchieri" di Pordenone, con la delicatezza di una favola dentro la favola, festeggerà i suoi vent'anni di storia e di vita portando in scena il prossimo 13 settembre alle 21 "Kirikù e la strega Karabà", ovvero il tema dell'intersoggettività nella società e nelle istituzioni contemporanee.

La Cooperativa sociale Itaca, in collaborazione con Teatro A La Coque e Francesca Iommi, nella sede della Comunità in via Ricchieri 2 a Pordenone presenterà lo spettacolo multimediale ad ingresso libero che altro non è se non un incontro tra mondi, mestieri, generazioni differenti, accomunati dalla mancanza di un fondamentale tassello di civiltà, che va oltre la condizione di perdita estemporanea e spinge giovani e meno giovani, insegnanti e alunni, genitori e figli, operatori e beneficiari dei servizi della salute mentale, cittadini e politici a interagire e legare ancora tra loro, per tentare di rendere rappresentabile qualcosa che di per sé sfugge: la vita stessa.

Le domande aperte. Cosa resta oggi del compito generazionale che accomuna genitori, figli, nonni, insegnanti, educatori, terapeuti, dirigenti, politici? È ancora possibile instaurare e mantenere relazioni intergenerazionali significative, senza ricadere in comportamenti stereotipati, imposizioni di valori o generalizzazioni sterili? Il passaggio vitale tra le generazioni, il "fuoco sacro" tra le società degli uomini è ancora acceso, o si è spento irrimediabilmente?

Attraverso i dialoghi tra Kirikù - che di insegnamento non sa nulla, ma non per questo risulterà inadeguato come educatore - e gli altri personaggi chiave della fiaba, sarà possibile cogliere e delineare un "ponte transizionale", una speranza di civiltà ancora possibile, attraverso una domanda fondamentale: la comunicazione interpersonale tra le generazioni e i mestieri d'oggi è solo una questione di tecniche da apprendere, strategie da padroneggiare e applicare, valori da uniformare e cui adeguarsi, oppure è una questione di posizione soggettiva e civile da assumere nelle famiglie, nelle scuole, nei servizi alla persona, nella società? Un bisogno di rivoluzione culturale, politica, sociale che - oggi più che mai, a quarant'anni dalla promulgazione della Legge 180 - non avvenga fuori di noi, ma da dentro?

La fiaba "Kirikù e la strega Karabà" diventa così strumento per rievocare alcuni vissuti, esperienze di vita e rappresentare alcune tematiche del viaggio ventennale di una Comunità Terapeutica, sorta a Pordenone sul finire degli anni '90 con l'intento di garantire la possibilità di un ritorno nella propria terra, restituire speranza e diritti di cittadinanza a tante persone sofferenti, reduci dalle istituzioni manicomiali, tra cui quella del Sant'Osvaldo a Udine.

Franco Basaglia, in una sua intervista rilasciata a Sergio Zavoli in "I giardini di Abele" per Tv 7, ricordava che è di primaria importanza rompere non tanto o solo muri, cancelli, barriere architettoniche che alienano e separano la "città dei matti" da quella dei "sani", bensì smascherare le logiche ed i pensieri manicomiali che sottendono un certo tipo di sapere e di esercizio del potere (politico, scientifico, educativo, didattico...) che vuole affermare la propria (onni) potenza sull'altro, oggettivandolo, per poi basare la propria verità su questo assunto. "Le interessa di più il malato o la malattia?", chiedeva ad un certo punto Zavoli a Basaglia, e quest'ultimo rispondeva senza indugio: "Il malato, quell'essere umano lì che soffre, la sua sofferenza di soggetto".

Ecco, allora, la scelta di festeggiare il Ventennale della Comunità Ricchieri di Pordenone il 13 settembre in Comunità, andando in scena - sul palcoscenico - letteralmente assieme, restituendo voce e dignità al pensiero di tutti; incarnandolo, per rappresentare la fertilità di quell'humus, di quello spazio transizionale di civiltà, quel mondo-prima-del mondo, senza tentare di occuparlo.

I vent'anni di "Via Ricchieri" lo dimostrano: una comunità può essere ospitale e terapeutica se è in grado di custodire questo "fuoco sacro", questo preliminare del legame sociale, a patto di rinunciare alla presunzione di possederlo, di assoggettarlo, di padroneggiarlo una volta per tutte. Alimentandolo e rinnovandolo continuamente, aprendosi al viaggio che è fatto di incontri con l'altro.

È nel permettere il viaggio, nel consentirci di salpare assieme ad altri che le nostre comunità creano occasioni di significato al nostro essere al mondo, al nostro vivere esperienziale, concedendoci l'opportunità di spostare via via il nostro orizzonte.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Tante emozioni per la festa dei primi dieci anni di vita della squadra antirazzista Afro-Napoli United che si è svolta ieri, giovedì 5 settembre, aMezzocannone Occupato, con un concerto ad ingresso gratuito a cui hanno partecipato in tanti tra tifosi e semplici cittadini.

Ad aprire la serata una lunga lettera scritta e letta dal vicepresidente Francesco Fasano che ha ripercorso, non celando un pizzico di commozione, le tappe più belle della storia di una società sportiva che nasce nell’ottobre del 2009 per fornire concrete opportunità di integrazione ai migranti che vivono la città di Napoli e lanciare, attraverso lo sport più popolare del mondo, messaggi di antirazzismo, tolleranza ed accoglienza.

Sono stati chiamati poi ad intervenire sul palco, dalle giornaliste Vittoria Brancardi e Serena Li Calzi, tutti i protagonisti della società antirazzista. Primo tra tutti il presidente Antonio Gargiulo: ”Sono stati dieci anni dicrescita costante, perché Afro-Napoli è una passione contagiosa che ha sempre coinvolto un numero di persone maggiore. Persone che oggi si sentono parte di una comunità che ha un sogno, un sogno che anno dopo anno si realizza; non si esaurisce, ma si autoalimenta e si rigenera. Ma ora, con una grossa esperienza alle spalle dobbiamo guardare avanti ai prossimi dieci anni per continuare a crescere con il supporto e l'aiuto della gran parte di questa città che si distingue da una societàoramai piuttosto egoista e abbagliata da un crescente odio verso i più deboli. Siamo l'alternativa a tutto questo ed al mondo del calcio moderno, che è sempre lo sport più bello del mondo, ma che presenta criticità pesanti in quanto sembra aver smarrito il vero valore dello sport per far posto esclusivamente ad interessi diversi”.

A seguito degli interventi, sono stati finalmente presentati al pubblico lo staff tecnico e la squadra che disputerà il campionato di Eccellenza della Campania. Quest’anno, la rosa a disposizione di mister Salvatore Ambrosino (al suo terzo anno alla guida della panchina afronapoletana) sarà composta da giocatori provenienti da paesi come Ghana, Sierra Leone, Argentina, Portogallo, Francia e, ovviamente, Napoli.

Grande attesa anche per la presentazione delle nuove maglie da gioco che, come lo scorso anno, sono state disegnate da Filomena Romano ed Alberto Iorio e prodotte dal marchio d’abbigliamento sportivo Rage Sport ed indossate ieri dal giovane portiere Domenico Santangelo e le new entry Luciano Tomasin, Abu Sheriff e Bruno Arrulo, chiamati sul palco dal capitano Luigi Velotti.

Poi spazio alla musica ed ai tanti artisti che, nel corso degli anni, hanno sostenuto il progetto antirazzista: Zulù, Jovine, Andrea Tartaglia, La Maschera e PeppOh si sono alternati sul palco eseguendo alcuni dei loro brani più conosciuti. Il concerto è stato solo il primo di una serie di eventi che la società intende realizzare nel corso della stagione 2019/2020, proprio per celebrare questo importantissimo traguardo raggiunto.

Ma il prossimo appuntamento con la squadra multiculturale sarà a sabato 7 settembre, alle ore 16.00, presso lo Stadio Alberto Vallefuoco di Mugnano, dove l’Afro-Napoli United scenderà in campo contro il Marcianise per la sua prima partita di Campionato.

 

 

 

Pubblicato in Sport sociale

Circa 24.000 uomini, donne e bambini in cerca di protezione in Europa sono intrappolati sulle isole greche in condizioni orribili, deliberatamente trascurati dalle autorità greche ed europee. È la denuncia di Medici Senza Frontiere (MSF) secondo cui questa pericolosa crisi, che compromette la vita di migliaia di persone vulnerabili, è la conseguenza di un sistema di accoglienza fallimentare, della mancanza di meccanismi di protezione adeguati e di una insufficiente fornitura di servizi. Per MSF questo dimostra che l’approccio europeo alla migrazione, basato su contenimento e deterrenza, è chiaramente fallito.

Da quattro anni MSF lavora su diverse isole greche e ancora oggi la risposta medica e umanitaria è in gran parte lasciata alle organizzazioni di volontari che stanno supplendo alle responsabilità dello stato. Oggi, ancora una volta, MSF è stata costretta ad aumentare le proprie attivitàe ogni giorno fornisce centinaia di consultazioni mediche nelle isole di Lesbo, Samos, Chios, in coordinamento con altre organizzazioni di volontari e non governative. MSF sta aumentando le strutture igienico-sanitarie per i migranti e distribuendo beni di prima necessità su base regolare.

“Questa non è una nuova emergenza: il grave sovraffollamento degli hotspot è una crisi causata dalle politiche che colpisce migliaia di uomini, donne e bambini, ogni giorno da anni. Lo abbiamo visto in passato e continuiamo a vederlo oggi” dichiara Tommaso Santo, capo missione di MSF in Grecia. “Dobbiamo concludere che, più di tre anni dopo aver rinchiuso i richiedenti asilo sulle isole greche in condizioni disperate, le autorità greche ed europee confidano in questo vergognoso fallimento dell’accoglienza per scoraggiare nuovi arrivi di migranti in Europa? Il recente picco di arrivi in Grecia indica che questa soluzione temporanea non è sostenibile e continua a fare del male a persone già vulnerabili.”

Mentre gli arrivi via mare in Grecia hanno raggiunto picchi mai visti dal 2016, le équipe di salute mentale pediatrica di MSF a Lesbo hanno visto raddoppiare i piccoli pazienti nel mese di luglio rispetto ai precedenti. A luglio e agosto, 73 bambini sono stati riferiti alle équipe di MSF: tre avevano tentato il suicidio, 17 erano autolesionisti. Dieci dei 73 avevano meno di sei anni, il più piccolo appena due anni.

“Sempre di più questi bambini smettono di giocare, hanno incubi, hanno paura di uscire dalle loro tende e iniziano a isolarsi dalla vita” spiegaKatryn Brubakk, responsabile delle attività di MSF per la salute mentale a Lesbo. “Alcuni di loro smettono del tutto di parlare. Con il costante aumento di sovraffollamento, violenze e insicurezza nel campo, la situazione per i bambini peggiora di giorno in giorno. Per prevenire danni permanenti, questi bambini devono essere portati via dal campo di Moria immediatamente.”

Nella propria clinica pediatrica, MSF tratta quasi 100 bambini con condizioni mediche complesse o croniche, inclusi gravi problemi di cuore, diabete o epilessia, ferite di guerra. Tutti aspettano di essere trasferiti sulla terraferma per accedere alle cure specialistiche di cui hanno bisogno.

Anche nel campo di Vathi, a Samos, la situazione è insostenibile: cinquemila persone vivono ammassate in uno spazio pensato per 650, per la maggior parte in un’area all’esterno del campo nota come “la giungla”. L’assenza di misure di protezione e servizi di base causa un rischio di ri-traumatizzazione, mentre aumentano i casi di violenze e violenze sessuali.

Il governo greco ha recentemente trasferito quasi 1.500 persone vulnerabili da Lesbo. Ma per MSF spostare le persone in altre tende sulla terraferma non è una risposta sicura ed efficace al sovraffollamento cronico e ai suoi impatti sulla vita delle persone. Almeno 2.500 persone ufficialmente riconosciute come vulnerabili si trovano ancora a Lesbo, nonostante siano titolate a essere trasferite altrove per cure specialistiche, e questo numero non include probabilmente migliaia di altre che non sono ancora state ufficialmente definite vulnerabili.

MSF chiede al governo greco, all’UE e ai suoi stati membri di assumersi le proprie responsabilità e porre fine a questa crisi pericolosa e inaccettabile, in particolare:

-      Evacuare urgentemente i bambini e le persone più vulnerabili dalle isole verso sistemazioni sicure e adeguate sulla terraferma greca o in altri stati europei

-      Aumentare urgentemente lo staff medico nei centri di accoglienza in Grecia in modo che le persone possano ricevere prima possibile le cure mediche e di salute mentale di cui hanno bisogno

-      Identificare e implementare immediatamente meccanismi rapidi e sostenibili per evitare il ricorrente sovraffollamento delle isole, che continua a causare sofferenza e nuocere a migliaia di persone

-      Porre urgentemente fine alle attuali politiche di contenimento, in modo da proteggere la dignità delle persone, evitare sofferenze non necessarie e garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

La pausa estiva è quasi agli sgoccioli e l’aria settembrina porta con sé quella voglia di ripresa, di rinnovata energia, il desiderio di riprendere il passo o, per chi invece non si è mai fermato, di trovare un nuovo ritmo.

In fondo questo mese è uno dei periodi migliori per raccontare di imprese fatte o da fare. “Scrivere delle eccellenze dei territori è un compito delle imprese sociali e come Cooperativa Sociale Zerocento lo facciamo raccontandovi la piattaforma digitale CoopMap, l’ultimo progetto nato ma che sta già riscontrando l’interesse dei professionisti del sociale”.

CoopMap è ora online. Fra i suoi principali obiettivi vi sono il voler agevolare l’incontro fra imprese sociali e operatori del settore, avvicinare le imprese sociali italiane, stimolare l’aggiornamento professionale e il trasferimento delle conoscenze per elevare la qualità dei servizi alle comunità. “Obiettivi che entusiasmano ogni giorno, che indicano la strada da percorrere e che ci fanno prendere quella giusta dose di rischio. Ma non c’è impresa senza coraggio”

 

Pubblicato in Economia sociale
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