Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Lunedì, 14 Ottobre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 09 Settembre 2019 - nelPaese.it

Mentre si preparano a partecipare a Defence & Security Equipment International, una delle più grandi fiere mondiali del settore in programma a Londra dal 10 al 13 settembre, Amnesty International ha accusato i principali produttori di armi - come Airbus, BAE Systems e Raytheon - di non applicare la dovuta diligenza per scongiurare il rischio che i loro prodotti siano usati per compiere violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.

Per redigere il suo rapporto "Delegare le responsabilità", Amnesty International ha contattato 22 produttori di 11 stati - tra i quali Airbus (Olanda), Arquus (Francia), Boeing (Usa), BAE Systems (Regno Unito), Leonardo (Italia), Lockheed Martin (Regno Unito), Raytheon (Usa), Rosoboronexport (Russia), Thales (Francia) e and Zastava (Serbia) - chiedendo loro informazioni su come essi assolvano la loro responsabilità di rispettare i diritti umani ai sensi degli standard riconosciuti a livello internazionale. Molti produttori forniscono armi a stati accusati di crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani, come l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

Nessuno degli otto produttori che hanno risposto è stato in grado di spiegare in modo adeguato come viene incontro alle sue responsabilità nel campo dei diritti umani né di dimostrare un'idonea dovuta diligenza. Gli altri 14 non hanno risposto affatto.

"Il ruolo dei produttori di armi nei devastanti conflitti segnati da gravi violazioni dei diritti umani è da troppo tempo l'elefante nella cristalleria. Se stati come il Regno Unito sono giustamente portati in tribunale per via dei loro irresponsabili accordi in materia di vendita di armi, i produttori che traggono profitto dalle forniture agli stati coinvolti in quei conflitti restano ampiamente impuniti", ha dichiarato Patrick Wilcken, ricercatore di Amnesty International sui controlli degli armamenti.

"Non uno dei produttori contattati ha saputo dimostrare l'applicazione di un'idonea dovuta diligenza in materia di diritti umani: un dato che mostra un'allarmante indifferenza ai costi umani dei loro affari ma che potrebbe anche condurre all'apertura di indagini per complicità in crimini di guerra", ha aggiunto Wilcken. Se gli obblighi internazionali degli stati sono definiti in modo chiaro dal Trattato internazionale sul commercio di armi e dalla normativa nazionale e regionale, il ruolo determinante dei produttori che forniscono beni e servizi militari è spesso sottovalutato, nonostante la natura spesso intrinsecamente pericolosa dei prodotti venduti.

Il caso dello Yemen

Alcuni dei produttori presenti alla fiera di Londra hanno fatto profitti per milioni di dollari con la fornitura di armi e servizi alla coalizione guidata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti impegnata da oltre quattro anni in una campagna militare nello Yemen.

BAE Systems, Boeing, Lockheed Martin e Raytheon tra gli altri hanno avuto un ruolo determinante nell'armare una flotta di aerei da combattimento che ha ripetutamente colpito obiettivi civili come case, scuole, mercati e ospedali.

Nessuno di questi produttori ha spiegato quale dovuta diligenza sia stata esercitata per valutare e affrontare i rischi derivanti dalla fornitura di armi e servizi alla coalizione guidata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti. In un caso Amnesty International ha rinvenuto i resti di una bomba prodotta da Raytheon nel luogo dove, nel 2017 nella capitale yemenita Sana'a, un attacco aereo aveva causato la morte di sei bambini e dei loro genitori.

Quando Amnesty International ha chiesto a Raytheon quali passi avesse intrapreso per indagare su quell'attacco, la risposta è stata la seguente: "A causa di vincoli legali e di questioni legate ai rapporti con i clienti, non forniamo informazioni sui nostri prodotti, sui nostri clienti o su aspetti operativi". Raytheon ha aggiunto che, prima dell'esportazione, i prodotti militari e di sicurezza sono "sottoposti a molteplici revisioni da parte del Dipartimento di stato Usa, del dipartimento della Difesa e del Congresso".

Delegare le responsabilità

La maggior parte dei produttori che hanno risposto ad Amnesty International hanno sottolineato che la responsabilità per valutare i rischi legati ai diritti umani spetta agli stati attraverso il meccanismo di autorizzazione all'esportazione", ha affermato Wilcken.

"Tuttavia, le regole che si danno i governi non esonerano le aziende, a prescindere dal settore in cui operano, dal gestire processi di dovuta diligenza in materia di diritti umani. Nascondersi dietro i governi non è sufficiente, soprattutto quando i meccanismi di autorizzazione sono carenti e i governi che emettono le autorizzazioni sono a loro volta messi sotto accusa a causa del loro ruolo in crimini di guerra e altre violazioni dei diritti umani", ha sottolineato Wilcken. BAE Systems ha definito le conclusioni di Amnesty International "false e fuorvianti", aggiungendo che l'azienda applica "politiche e procedure cautelative e appropriate nel rispetto delle leggi e dei regolamenti" attraverso la sua politica sul commercio dei prodotti.

Peraltro, quando all'azienda è stato chiesto di spiegare quale dovuta diligenza avesse applicato riguardo alle sue forniture all'Arabia Saudita, la replica è stata di tenore diverso: "Le nostre attività in Arabia Saudita sono soggette all'approvazione e alla supervisione del governo britannico".

Leonardo ha accusato Amnesty International di essere giunta a conclusioni "non del tutto corrette" sostenendo che l'azienda applica una dovuta diligenza che va oltre il rispetto delle leggi e dei regolamenti nazionali sulle autorizzazioni all'esportazione. Tuttavia, il produttore non ha spiegato come ciò si applichi a situazioni concrete, come ad esempio per quanto riguarda le esportazioni di forniture utilizzate dalla coalizione guidata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti nel conflitto dello Yemen.

Quattordici produttori non hanno risposto alle richieste d'informazioni di Amnesty International: tra queste figurano la russa Rosoboronexport, che invia forniture militari alle forze di sicurezza siriane, accusate di crimini di guerra e crimini contro l'umanità; la serba Zastava, i cui fucili sono stati usati in occasione di un'orribile esecuzione di massa in Camerun; e la francese Arquus (già Renault Trucks Défense), che ha fornito veicoli blindati con cui le forze di sicurezza egiziane hanno stroncato il dissenso.

Amnesty International ha sottoposto ai produttori quattro richieste precise: valutare i precedenti comportamenti dei loro clienti dal punto di vista del rispetto dei diritti umani; inserire nei contratti l'elevato auspicio che i loro clienti rispetteranno le norme internazionali sui diritti umani; monitorare costantemente l'operato dei loro clienti e svolgere periodici audit; usare il loro peso per influenzare l'operato dei loro clienti.

"I giganti del settore delle armi se ne stanno lavando le mani sostenendo che una volta che le loro forniture sono state spedite non hanno più alcun controllo su come verranno usate. Questo argomento non sta in piedi, dal punto di vista legale ed etico. È arrivato il momento che i produttori di armi si assumano le responsabilità delle loro decisioni e, se è impossibile evitare il rischio che le loro armi saranno usate per violare i diritti umani, evitino o cessino di fornirle", ha concluso Wilcken.

Pubblicato in Nazionale

L'area in cui sorge l'Etna e le zone sommerse adiacenti sono caratterizzate dalla presenza di faglie "trascorrenti" (ovvero con un movimento orizzontale) di scala regionale, la cui attività ed interazione ha creato le condizioni per il trasferimento di magma dalle profondità fino in superficie.

È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), appena pubblicato sulla rivista "Scientific Reports" di Nature.

"A partire da almeno 500.000 anni fa", spiega Marco Firetto Carlino, ricercatore dell'INGV e primo autore dell'articolo, "l'attività tettonica di un'ampia zona di faglia nella parte meridionale del vulcano (tra Acireale ed i dintorni di Adrano) ha portato alla formazione di zone di "apertura" della crosta terrestre. Queste hanno rappresentato le vie preferenziali per la risalita dei magmi emessi attraverso fessure eruttive diffuse lungo la faglia. Tali fessure sono state individuate tra Aci Trezza e Adrano e caratterizzano le prime fasi dell'attività etnea. La continua deformazione trascorrente lungo la medesima zona di faglia e, successivamente, anche lungo ulteriori zone più a nord, nonché la loro reciproca interazione, ha portato alla migrazione del vulcanismo e, nel contempo, alla chiusura repentina dei condotti eruttivi precedentemente attivi. Questo fenomeno spiega il processo di migrazione del vulcanismo dal versante meridionale (attivo da almeno 500.000 a circa 200.000 anni fa), fino all'area della Valle del Bove (da circa 100.000 a 70.000 anni fa) e agli attuali centri eruttivi (da circa 60.000 anni fa ad oggi)".

Comprendere i meccanismi attraverso i quali il magma viene trasferito attraverso la crosta fino alla superficie e, dunque, indagare le relazioni che intercorrono tra tettonica e vulcanismo in un'area interessata anche da elevata sismicità, rientra tra le principali competenze dell'INGV.

A partire dal 2014, infatti, l'Osservatorio Etneo dell'Istituto (OE-INGV) ha intrapreso un'attività di acquisizione, elaborazione ed interpretazione di immagini della crosta terrestre, ottenute attraverso l'analisi e la relazione tra dati sismici ad alta risoluzione, dati magnetici e gravimetrici, acquisiti al largo del vulcano Etna. Tale approccio multidisciplinare ha permesso di indagare, con un dettaglio mai raggiunto in precedenza, le porzioni sommerse del versante sud-orientale etneo, dove sono state rinvenute le più antiche manifestazioni vulcaniche. Proprio tale versante rappresenta un'area chiave per comprendere l'evoluzione nello spazio e nel tempo del vulcanismo in questa regione.

"I fenomeni deformativi legati alla tettonica di tipo trascorrente non solo hanno determinato il vulcanismo etneo e la sua distribuzione nello spazio e nel tempo", aggiunge Firetto Carlino, "ma hanno anche determinato la formazione e l'attività delle strutture tettoniche attive che interessano il versante orientale dell'Etna, caratterizzato da elevata sismicità, anche recente (si ricordi, ad esempio, il terremoto di magnitudo Mw 4.9 del 26 dicembre 2018 che ha interessato l'abitato di Fleri e le aree circostanti), e da un importante fenomeno di scivolamento gravitativo di fianco.

Quest'ultimo risulta essere strettamente influenzato dalla configurazione strutturale del basamento del vulcano, profondamente deformato dal sistema di faglie riconosciuto proprio in questo lavoro", conclude il ricercatore.

Link alla pubblicazione: https://www.nature.com/articles/s41598-019-48550-1

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Nel mondo oltre 100.000 aborti e decessi di neonati potrebbero essere evitati grazie ad un vaccino contro un’infezione spesso frequente nelle donne in gravidanza: lo streptococco di gruppo B, un batterio di cui sono portatrici oltre 20 milioni di future mamme nel mondo. È quanto emerso in occasione del Congresso ESCMID che ha visto recentemente riuniti a Bilbao oltre 200 esperti di immunologia e infettivologia provenienti da tutto il mondo.

Il Congresso, organizzato dalla Professoressa Susanna Esposito - Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Parma e Coordinatore del Gruppo di Studio sui Vaccini della Società Europea di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive (ESCMID) – è stata l’occasione per presentare le più recenti novità in ambito immunologico e scattare una fotografia dello stato attuale delle vaccinazioni nel mondo.

Parto prematuro e asfissia alla nascita sono spesso associati allo Streptococco di gruppo B, mentre i neonati nati da madri con questa infezione possono andare incontro a sepsi, polmonite, meningite. Inoltre, se contratta durante la gravidanza, l’infezione da Streptococco di gruppo B può causare infezioni del sangue (sepsi inclusa), delle vie urinarie e, nei casi più gravi, decesso del feto. Sebbene la profilassi antibiotica intrapartum abbia dimostrato di essere significativamente efficace, questa misura non può essere considerata la migliore soluzione per prevenire l'infezione da Streptococco B infantile. La profilassi riduce l'incidenza della malattia ad esordio precoce, ma ha un impatto scarso o nullo sulla malattia ad esordio tardivo. Questa situazione spiega il tentativo di sviluppare e utilizzare i vaccini contro lo Streptococco B nelle donne in gravidanza, attualmente in corso.

“La ricerca scientifica continua a compiere enormi passi avanti nell’ambito delle malattie infettive, laddove purtroppo il bisogno clinico è ancora elevato – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito-. La prevenzione di alcune patologie, causate da agenti virali o batterici, passa necessariamente attraverso le vaccinazioni, ancora di più nel caso delle donne gravide. Nel momento in cui la donna gestante si vaccina, non solo protegge se stessa in un momento di particolare vulnerabilità ma, allo stesso tempo, garantisce l’immunità al nascituro, grazie al passaggio degli anticorpi specifici per via transplacentare.”

Il Congresso è stata inoltre l’occasione per presentare lo stato dell’arte delle vaccinazioni raccomandate in gravidanza come pertosse e influenza. Purtroppo l'immunizzazione materna contro l'influenza e la pertosse non è stata ampiamente accettata sia dagli operatori sanitari che dal pubblico, comprese le donne in gravidanza. Negli Stati Uniti, i vaccini contro l'influenza e la pertosse sono stati raccomandati a tutte le donne gravidanza rispettivamente dal 2004 e 2012. Tuttavia, durante la stagione influenzale 2017-2018, solo il 49,1% delle donne in gravidanza ha ricevuto il vaccino influenzale prima dell’inizio della stagione influenzale (ottobre-dicembre). Nello stesso periodo, la copertura contro la pertosse tra le donne in gravidanza è stata solo leggermente superiore (54,4%). Infine, la vaccinazione completa (ovvero la ricezione di entrambi i vaccini) è stata limitata al solo 32,8% dei casi.

Nel Regno Unito, dove il vaccino contro la pertosse è stato offerto alle donne in gravidanza a partire dal 2012, la copertura nel periodo da aprile a giugno 2018 è stata solo parzialmente soddisfacente, con una media del 68,2%.

In Europa, sebbene il 90% dei Paesi abbia ricevuto raccomandazioni sui vaccini contro l'influenza per le donne in gravidanza, in generale la copertura contro l'influenza è stata bassa nel 2014-2015, con la metà dei Paesi che ha dichiarato una copertura inferiore al 10% ad eccezione di Inghilterra e Galles che hanno riportato una copertura vaccinale di circa 50%. Di seguito vengono riportate le ragioni per cui sono raccomandate le vaccinazioni contro l’influenza e la pertosse in gravidanza.

Vaccino contro l’influenza

L’influenza contratta in gravidanza può comportare complicazioni respiratorie con conseguente ricovero in ospedale e, mei casi più gravi, può provocare il decesso delle donne gravide, specialmente durante il secondo e terzo trimestre della gravidanza e il primo mese dopo il parto.

Il vaccino può essere somministrato in qualsiasi trimestre di gravidanza e permette di proteggere i neonati e i lattanti nei primi 6 mesi di vita. Diversi studi hanno dimostrato che gli anticorpi contro l’emoagglutinina dell'influenza possono essere trovati nei neonati nati da madri a cui è stato somministrato un vaccino influenzale, suggerendo un efficace trasferimento transplacentare di anticorpi specifici. Numerosi studi hanno evidenziato che i neonati e i lattanti al di sotto dei 6 mesi sono la categoria più a rischio di gravi complicanze respiratorie e neurologiche e la vaccinazione materna è l’unica modalità di prevenzione.

Tra le altre novità presentate a Bilbao, Pasi Penttinen, Direttore dello European Center for Disease Control and Prevention (ECDC), ha mostrato come le nuove raccomandazioni di USA e Canada raccomandino anche per i soggetti di età compresa tra 6 mesi e 3 anni la somministrazione della dose intera di vaccino influenzale. La Prof.ssa Esposito aggiunge: “Tra il 2007 e il 2013 il mio gruppo ha lavorato tantissimo sulla problematica della ridotta immunogenicità ed efficacia dei vaccini influenzali nei bambini dei primi anni di vita. Già nel 2010 in una nostra pubblicazione uscita sulla rivista Vaccini avevamo suggerito di somministrare anche tra i 6 mesi e i 3 anni la dose di 0,50 mL di vaccino in quanto avevamo osservato che 0,25 mL di vaccino non potevano permettere una immunogenicità ottimale in una fascia di età in cui la risposta immunitaria è ridotta, senza che l'aumento della dose incrementasse gli effetti collaterali. Mi inorgoglisce sapere che i risultati delle proprie ricerche, a cui hanno preso parte centinaia di bambini e di genitori, cambino le linee guida esistenti”.

Vaccino contro la pertosse

La pertosse, prima dell’età di 6 mesi del neonato, si può manifestare con difficoltà respiratorie talvolta gravi che possono provocare un arresto respiratorio: ancora oggi, nel mondo, 1 neonato su 1.000 muore di pertosse. I vaccini contro la pertosse sono combinati con quelli contro la difterite e il tetano. Sebbene possa essere somministrato durante tutto il periodo della gravidanza, per una più efficace protezione del neonato da parte degli anticorpi materni, il momento ideale per questo vaccino è la somministrazione tra la 27° e la 36° settimana di gestazione.

È stato più volte dimostrato che le più gravi manifestazioni cliniche e i decessi per pertosse si verificano principalmente nei primi due mesi di vita. Purtroppo, i programmi raccomandati di somministrazione del vaccino contro la pertosse non sono efficaci nel proteggere il bambino durante questo periodo ad alto rischio, anche quando viene utilizzato il programma accelerato che inizia a 6 settimane di età. La vaccinazione in gravidanza, dunque, rappresenta l’unico strumento per proteggere il bambino.

Vaccino contro il Virus Respiratorio Sinciziale

Al centro del meeting internazionale anche il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), causa di gravi infezioni del tratto respiratorio inferiore nei bambini più piccoli e associato allo sviluppo dell’asma bronchiale in età scolare. Al momento non sono disponibili farmaci antivirali efficaci contro il VRS. Poiché i neonati prematuri e i neonati con patologie cardiache o polmonari croniche gravi sottostanti sono ad alto rischio di infezione da VRS, generalmente viene somministrato loro un anticorpo monoclonale per prevenire problemi correlati al VRS. Tuttavia, questa misura preventiva si rivela efficace solo nel 50% dei casi.

Purtroppo, poiché la maggior parte dei casi di grave infezione da VRS si verifica nei primi tre mesi di vita, è improbabile che l'immunizzazione infantile possa fornire un'adeguata opportunità di intervento. Pertanto, l'immunizzazione materna è stata considerata l’unica soluzione per la prevenzione della malattia da VRS nei neonati e nei lattanti di età inferiore ai 6 mesi.

 

 

Pubblicato in Salute

“L’amava, ma lei l’aveva respinto”. “Un gigante buono incapace di fare del male”. “Voleva tornare con lei, ma la donna aveva deciso di chiudere il rapporto”. “Un raptus per troppo amore”. L’elenco delle parole sbagliate per raccontare la violenza sulle donne si arricchisce, ad ogni femminicidio, di nuove giustificazioni per il colpevole e di nuove coltellate alla vittima. Che scompare, non solo fisicamente: è una figura marginale nella ricostruzione, verso di lei non c’è rispetto, al massimo attenzione morbosa. L’ultimo caso, a Piacenza, nei titoli e nei contenuti, sui giornali, ma anche in televisione, in radio e sul web, inorridisce, per la superficialità, il racconto concentrato sull’uomo, e sui complici, quasi si cercasse una spiegazione per riabilitarli.

Le Commissioni Pari Opportunità di Federazione nazionale della Stampa italiana, Consiglio nazionale Ordine dei Giornalisti e  Usigrai e l’associazione Giulia Giornaliste denunciano, ancora una volta, la mancata applicazione del Manifesto di Venezia: le cronache di oggi, e dei molti casi, purtroppo quasi quotidiani, sono in palese, pericoloso contrasto con una informazione “attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere”. Articoli zeppi di stereotipi e pregiudizi, che sembrano negare l’esigenza di un profondo cambiamento culturale, che deve partire dall’informazione. L’uso di termini come raptus e amore ha il solo effetto di fornire una cronaca distorta di crimini efferati dettati solo dalla volontà di annientamento.

Cpo Fnsi, Cpo Cnog, Cpo Usigrai e Giulia si impegnano “ancora di più per una formazione sui contenuti del Manifesto di Venezia, sottoscritto da centinaia di colleghe e colleghi –  per quello che riguarda il servizio pubblico, inserito nel contratto giornalistico della Rai – ma ancora scarsamente conosciuto e applicato”.

Il diritto di cronaca non può trasformarsi in un abuso e in uno sfruttamento a fini ‘commerciali’, per qualche copia o qualche clic in più: l’attivazione dell’Osservatorio sul Manifesto e i corsi devono essere accompagnati da una diversa sensibilità nel racconto dei femminicidi, senza trasformare l’informazione in sensazionalismo, causa principale di una perdurante asimmetria di genere.

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Settembre 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30