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Lunedì, 24 Febbraio 2020

Lunedì, 13 Gennaio 2020 - nelPaese.it

"In tema di omotransfobia, la cronaca aggiorna ormai quotidianamente un vero e proprio bollettino di guerra che ci allarma e sul quale vogliamo richiamare l'attenzione del Governo, del Parlamento e delle istituzioni locali": così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

"Pochi giorni fa – aggiunge - abbiamo letto della chiusura delle indagini relative a un'aggressione avvenuta lo scorso 10 agosto a Lecce ai danni di una persona omosessuale, che è stata picchiata con tale violenza da staccargli il lobo di un orecchio. Secondo la procura, è senza dubbio l'omofobia il movente di quella terribile aggressione. Poi, solo due giorni fa, un'altra grave violenza si è consumata ad Altopascio, nella provincia di Lucca, dove un ragazzo gay è stato picchiato, assieme agli amici che tentavano di difenderlo,  da alcuni avventori di un locale. Accanto a questi due fatti eclatanti, registriamo continuamente altre aggressioni e discriminazioni di cui danno notizia le cronache locali”.

Insomma, “siamo di fronte a un vero e proprio acuirsi del fenomeno, sollecitato ad arte dalla politica: nei giorni scorsi, ad esempio, Fabio Tuiach, consigliere comunale della destra triestina, si è reso protagonista di reiterate esternazioni omofobe, grevi e violente, che sono senza dubbio una legittimazione e uno stimolo alle violenze a cui assistiamo in questi giorni”.

Di tutto questo, e della rabbia e della preoccupazione che ne conseguono, parlerò alla Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, con un incontro venerdì 17 gennaio alle 17 nell'evento pubblico in programma nell'Aula Magna del dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Ferrara (Corso Ercole I d'Este 37) a cui partecipa lo stesso Piazzoni.

“Alla Ministra consegnerò l'appello a un impegno concreto della maggioranza di governo per l'approvazione rapida del testo di legge contro l'omotransfobia, depositato di recente in Parlamento.", conclude Piazzoni.

Pubblicato in Nazionale

C’è anche un po’ di “Quadrifoglio” di Orvieto nell’avventura di venti donne palestinesi che si stanno costituendo in Cooperativa. Venti donne adulte, in prevalenza contadine (ma affiancate da due giovani laureate in agraria e marketing), che stanno per gettare il granello di sabbia dentro gli ingranaggi di un destino apparentemente implacabile. Abitano le terre martoriate della Cisgiordania, in un paesino vicino Betlemme.

Da qualche mese partecipano al progetto “Oltre le barriere – Promozione di uno sviluppo rurale gender-sensitive e sostenibile per assicurare la sicurezza alimentare e la resilienza delle comunità vulnerabili della Cisgiordania” promosso da FELCOS Umbria, OXFAM Italia, GVC, NRD (Nucleo di Ricerca sulla Desertificazione – Università di Sassari), PLDC (Palestinian Livestock Development Center), RDS (Rural Women Development Society), OXFAM Novib con i fondi del Ministero degli Affari Esteri. L’idea è quella di organizzarsi in una cooperativa femminile di tipo agricolo per produrre ortaggi in campo e in serra.

Si tratta di un’impresa culturalmente,  politicamente e socialmente “eversiva”. Queste donne si trovano infatti ad affrontare sia l’aperta ostilità del governo israeliano – che avversa la costituzione di imprese rurali anche inibendo l’accesso alle risorse idriche – sia la fatica di un lavoro di emancipazione in un contesto contrassegnato da una forte impronta patriarcale.

La “Quadrifoglio”, grazie a Legacoop Umbria partner del progetto, ha contribuito alla missione inviando due formatori (Luca Angelozzi e Elena Borsetti), dal 9 al 16 novembre, con l’incarico di condurre un ciclo di incontri sul tema della cooperazione e dell’impresa cooperativa.

Una proposta che le donne del progetto hanno accolto con entusiasmo e partecipazione per via di quei tratti comuni che rendono comunicanti i mondi più autentici e avanzati della cooperazione con quelli del “mutualismo” delle comunità rurali. Il tracciato formativo, con la traduzione in arabo da parte di Waili, il bravissimo interprete palestinese, concerneva il lavoro sul team working, sulle simulate per un efficace piano di sviluppo, decision making (life skills) e sui principi della cooperazione.

Raccontano Elena e Luca: “Waili conosce bene l’Italia e diversi paesi d’Europa. È un uomo maturo di 61 anni e ha vissuto sulla propria pelle le dolorose e luttuose vicende di quella regione. Eppure, viaggiando con noi, per la prima volta ha avuto la possibilità di osservare la desolata e lacerante infinita distesa di muri e filo spinato, le recinzioni e i presidi militari, il misconoscimento dell’umanità delle persone bandite dalla terra che abitavano”.

“Nei suo occhi– continuano – c’era l’amarezza, la rabbia, lo stupore straziato di un intero popolo. Lo sguardo di Waili si schiantava triste su quel muro che divide persone addestrate a odiarsi sin da piccole”. “Oltre a Waili – spiegano i cooperatori orvietani– c’era con noi Alessandro, il coordinatore del progetto per Felcos, che vive in Palestina da due anni. Grazie a lui, alla sua professionalità ed empatia, abbiamo fatto una bellissima esperienza di questa gente straordinaria, dei suoi valori, della sua grande forza e delle tenaci strategie di sopravvivenza e di resistenza”.

Memorabile, a detta di Luca e Elena, il senso di ospitalità. “Si mangiava insieme, con i prodotti locali, preparati secondo la tradizione. L’attaccamento al luogo, alla terra e la certezza di dover lavorare per un mondo migliore da lasciare a figli e nipoti alimentano una quotidianità fatta di tenacia, passione ed entusiasmo, con l’incrollabile speranza di cambiare il corso della storia. La forma cooperativa – hanno riferito ancora Elena e Luca -, individuata come forma societaria di impresa, corrisponde con esattezza sensibile al forte senso di solidarietà di queste donne e alla consapevolezza di essere parte di una piccola comunità di destino. Si lavora insieme, si ragiona insieme e si programma insieme condividendo responsabilità, fatica e momenti felici”.

Grande l’interesse di queste donne per l’organizzazione e i processi di gestione e funzionamento della “Quadrifoglio” e per la presenza di donne ai vertici della cooperativa orvietana. Un’esperienza di cooperazione internazionale e di umanità vissuta dai formatori orvietani con emozione e con la certezza di aver offerto un contributo alla rinascita e alla crescita delle capacità di una comunità che, pur nella fatica e nell’angoscia del vivere, sta costruendo, tenacemente e orgogliosamente, il proprio futuro.

 

Pubblicato in Parità di genere

Il dramma sportivo che ha colpito il giocatore della Roma e della Nazionale Nicolò Zaniolo, vittima ieri della rottura del legamento crociato al ginocchio nel corso del big match dell’Olimpico tra Roma e Juventus, è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più esteso. 

Ogni anno infatti le distorsioni e le rotture del legamento crociato anteriore colpiscono circa 150.000 persone, la maggior parte delle quali sono atleti. È quanto risulta dalle statistiche della SIOT, la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, secondo cui si tratta di un tasso di incidenza tra gli infortuni sportivi particolarmente elevato e in aumento nel calcio visto l’elevato numero di praticanti.

Secondo il professore Francesco Falez, Presidente SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) “il numero delle lesioni ai legamenti del ginocchio tra i calciatori è in aumento proprio per l’alto numero di quanti praticano questo sport. Gli infortuni si registrano infatti a livello amatoriale, tra i semi professionisti e tra i professionisti del “pallone”. Proprio a causa della natura di questo sport, che comporta salti, torsioni e cambi di direzione improvvisi, oltre ad un forte impatto fisico, le lesioni legamento crociato anteriore sono un incidente comune sui campi di calcio di tutto il mondo”.

Fortunatamente la maggior parte di questi infortuni può essere efficacemente trattata grazie a tecniche chirurgiche ormai collaudatissime e a un percorso riabilitativo corretto. Tuttavia è anche possibile ridurre il rischio di questi infortuni con un adeguato programma di prevenzione.

“Oggi – spiega il Professor Falez - grazie ai moderni trattamenti chirurgici, con tecniche spesso personalizzate a seconda dell’età, del tipo di sport praticato e del livello dell’atleta colpito da tale lesione, ed uniti ad un valido programma riabilitativo che segue all’intervento chirurgico, tutti possono tornare tranquillamente a praticare attività sportiva dopo un periodo di 6 mesi di recupero”.

Secondo la SIOT per diminuire i rischi e arrivare preparati all’evento sportivo è fondamentale seguire un programma di prevenzione. Gli ortopedici si soffermano così sulle misure da prendere e sulle varie modalità di esercizio:

Attuare un allenamento mirato per la forza muscolare

Eseguire un programma di allenamento mirato al potenziamento muscolare degli arti inferiori, migliorare la cosiddetta propriocezione degli arti (con esercizi mirati e consigliati da preparatori atletici o fisioterapisti) che riduce il rischio di infortuni soprattutto con il gesto atletico tipico del calcio (cambi di direzione, contrasti, salti, etc.). Non ultimo un buon programma di allungamento muscolare (stretching) è necessario per completare un corretto programma di preparazione atletica mirata anche alla prevenzione.

Il ruolo dello specialista in medicina dello sport

Fondamentale individuare potenziali carenze muscolari e tendinee (valutazione con il medico dello sport) e personalizzare, in questo caso, il programma di prevenzione.

La SIOT è attivamente impegnata nell’informazione e nella prevenzione degli infortuni sportivi e ha certificato il convengo “Soccer Diseases”, a cura della Fondazione C. Rizzoli per le scienze motorie in programma il 24 gennaio a Bologna e dedicato all’esame completo degli infortuni e delle patologie più frequenti che interessano il corpo nella pratica del calcio.

 

 

Pubblicato in Sport sociale

Con "Andante andantino" sabato 18 gennaio alle ore 16.00 gli anziani della Casa di riposo del Comune faranno il loro debutto sulla scena del Teatro di Cormòns. Lo spettacolo – a ingresso gratuito e aperto a tutti – è l'ultimo atto del laboratorio di teatro sociale "La cenere e il fiore" rivolto agli ospiti della Residenza, progetto organizzato da Codess FVG Cooperativa Sociale Onlus (che gestisce la struttura), condotto da Elisa Menon (Compagnia teatrale Fierascena) e reso possibile grazie al sostegno della Fondazione Carigo, attraverso il "Bando Integrazione e Prevenzione 2018", e del Comune di Cormòns.

Sperimentato una prima volta nel 2015, il laboratorio di teatro ha coinvolto per tre mesi, con incontri settimanali, una decina di ospiti della Casa di riposo di Cormòns, insieme a operatori e volontari.

Concepito come terapia non farmacologica innovativa nel contesto dell'età molto avanzata, il percorso è costruito sugli anziani che partecipano e poggia sulle loro peculiarità, proponendo attività di espressione e scambio, nella convinzione che lo spazio teatrale restituisca all'"anziano" la qualità di individuo protagonista e la pienezza della sua presenza: nel cerchio protetto della scena, le persone ritrovano la propria interezza, ovvero la possibilità di agire qui e ora con i propri  mezzi e i propri tempi per compiere un gesto di affermazione e libertà al di là di ogni possibile limitazione fisica o di altra natura.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

C'è tempo fino al 6 marzo 2020 per partecipare al premio giornalistico "Finanza per il sociale" promosso da ABI, FEDUF e FIABA, con il patrocinio del CNOG - Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, e rivolto a giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti e allievi delle Scuole di Giornalismo o di Master riconosciuti dall'Ordine dei Giornalisti, di età inferiore ai 35 anni.

La partecipazione è gratuita; al primo classificato un premio di 1.200 euro.

Gli articoli o servizi radiotelevisivi sul tema "Storie di inclusione: come l'educazione finanziaria, anche grazie alle innovazioni, supporta i cittadini nelle scelte economiche" dovranno evidenziare come le nuove tecnologie e i nuovi approcci didattici al servizio dell'educazione finanziaria e al risparmio possano aiutare a promuovere l'inclusione sociale e l'autonomia delle persone.

Ogni concorrente, singolarmente o in gruppo potrà partecipare con un solo articolo/servizio, pubblicato o trasmesso tra il 1° marzo 2019 e il 1° marzo 2020.

Gli elaborati dovranno essere spediti entro il 6 marzo 2020 via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando come oggetto 'Premio Finanza per il Sociale V Edizione' o per posta a FIABA – Premio Giornalistico 'Finanza per il Sociale', Piazzale degli Archivi, n. 41, 00144 Roma. Farà fede la data del timbro postale. Dovranno comunque pervenire entro e non oltre il 13 marzo 2020.

Bando e maggiori informazioni su www.abi.it, www.fiaba.org, www.feduf.it, www.curaituoisoldi.it.   

La V edizione è indetta con la partnership del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, del MdR - Museo del Risparmio e del CeRP-Fondazione Collegio Carlo Alberto.

 

Pubblicato in Economia sociale

A 10 anni dal devastante terremoto che colpì Haiti, il sistema sanitario dell'isola caraibica è sull'orlo del collasso. È quanto esce fuori dal rapporto "Haiti 10 anni dopo" di Medici Senza Frontiere (MSF), lanciato per far emergere le difficoltà di funzionamento delle strutture mediche in un contesto di conflitto politico ed economico, nonché per ricordare le vittime.

"Quel catastrofico terremoto ha ucciso migliaia di persone, causato lo sfollamento di milioni di uomini, donne, bambini e distrutto il 60% di un sistema sanitario già inefficiente" dichiara la dott.ssa Claudia Lodesani, coordinatrice medico a Port-au-Prince e presidente di MSF, che prese parte nel 2010 all'intervento post-terremoto di MSF. "Dieci anni dopo, la maggior parte delle organizzazioni medico-umanitarie ha lasciato il paese e il sistema sanitario di Haiti è ancora una volta sull'orlo del collasso nel mezzo di una crescente crisi politica ed economica".

Il 12 gennaio 2010, quando un terremoto di magnitudo di 7.0 devastava Haiti, MSF, già presente nel paese da 19 anni, perdeva dodici membri dello staff e due delle tre strutture mediche supportate venivano seriamente danneggiate. In risposta ai bisogni enormi e urgenti della popolazione, MSF ha avviato uno dei suoi più grandi interventi di emergenza mai realizzati prima, curando più di 350.000 persone, assistendo oltre 15.000 parti e realizzando più di 16.500 interventi chirurgici in soli dieci mesi.

Dieci anni dopo, problemi economici e tensioni politiche si sono intensificati e le strutture mediche – incluse quelle di MSF – rispondono faticosamente ai bisogni della popolazione. Dalla crisi del luglio 2018, scatenata dall'aumento dei prezzi del carburante, le strutture mediche hanno avuto grosse difficoltà nel fornire servizi di base a causa della carenza di farmaci, ossigeno, sangue, carburante e personale.

L'accesso alla salute è diventato troppo costoso per gran parte della popolazione, con un aumento del 35% del prezzo dei farmaci e del 26% del costo per un ricovero ospedaliero.

"Il sostegno internazionale che il paese ha ricevuto, o che è stato promesso in seguito al terremoto, è ormai in gran parte esaurito o non si è mai concretizzato" dichiara Sandra Lamarque, capomissione di MSF ad Haiti. "L'attenzione dei media si è spostata altrove mentre la vita quotidiana per la maggior parte degli haitiani diventa sempre più precaria a causa dell'inflazione galoppante, della mancanza di sviluppo economico e delle continue ondate di violenza".

Nel 2019 il paese è rimasto paralizzato per diversi mesi da numerosi blocchi (cosiddetti "peyi lok"). Le strade sono state bloccate da barricate fatte con pneumatici bruciati, cavi e persino muri costruiti durante la notte che hanno ostacolato il movimento di ambulanze, operatori sanitari, forniture mediche e pazienti. Inoltre, il Centro nazionale delle ambulanze e alcune strutture mediche sono stati attaccati in diverse occasioni. 

L'anno scorso il centro di MSF per la stabilizzazione delle emergenze nell'area di Martissant, a Port-au-Prince, ha ricevuto in media 2.450 pazienti al mese, il 10% dei quali aveva ferite da arma da fuoco, lacerazioni o altre lesioni causate da atti di violenza. Nella zona di Drouillard, l'ospedale di MSF per gravi ustionati, l'unica struttura specializzata per questi pazienti nel paese, ha registrato un picco di attività a settembre, arrivando a ricoverare 141 pazienti con gravi ustioni, principalmente causate da incidenti. Nello stesso periodo a Delmas, dove MSF gestisce una clinica per vittime di violenza sessuale e di genere, si è registrato invece un calo degli accessi perché era troppo difficile per i pazienti raggiungere la struttura.

Nelle aree rurali, come Port-à-Piment nel dipartimento meridionale, l'effetto della crisi sul sistema sanitario haitiano è molto evidente. MSF supporta da tempo i servizi sanitari d'emergenza e di salute materna nell'area. Nei casi più gravi, quando è necessario il ricovero in ospedale, le équipe di MSF faticano a trovare una struttura aperta dove poter trasferire i pazienti. Il principale ospedale e la banca del sangue dell'area sono stati chiusi ad ottobre dopo essere stati saccheggiati e non sono ancora completamente funzionanti. Per alcuni pazienti in condizioni critiche, ci vogliono a volte fino a 5 ore prima di trovare un ospedale in grado di ricoverarli. Nel dipartimento del Nord, dove MSF stava per aprire due cliniche per vittime di violenza sessuale e di genere, le attività sono state sospese a causa di problemi di accesso e per la mancanza di carburante nell'area.

"Sapevamo di rispondere alle esigenze di casi gravi e urgenti ma la situazione è peggiore di quanto immaginassimo" dichiara Lamarque di MSF. "Ora è necessario che altri attori si mobilitino per rispondere ai bisogni sanitari di Haiti".

Per rispondere alla crescente crisi economica e politica, MSF ha lanciato nuovi progetti per curare quei pazienti che il sistema medico haitiano non è in grado di curare, in particolare aprendo a novembre scorso un nuovo ospedale traumatologico nell'area di Tabarre, a Port-au-Prince, con 50 posti letto. Nelle prime cinque settimane di attività, questa struttura ha ricoverato 574 pazienti: 150 persone con ferite potenzialmente mortali, il 57% delle quali provocate da arma da fuoco.

MSF ha inoltre rafforzato la sua assistenza al Ministero della Sanità pubblica e della popolazione fornendo gratuitamente attrezzature, farmaci e articoli essenziali come l'ossigeno, ristrutturando una parte del pronto soccorso nell'Ospedale Universitario statale di Haiti, supportando un ospedale a Port Salut nel dipartimento del sud e 10 centri sanitari in tutto il paese e formando il personale sanitario locale.

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Un momento di confronto tra le cooperative bolognesi e diversi candidati, di tutti gli schieramenti, nella circoscrizione di Bologna alle elezioni regionali. Lo ha promosso l'Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna, che rappresenta 460 imprese cooperative con 72.300 occupati e 2,7 milioni di soci. Le cooperative associate, in base ai preconsuntivi 2019, stimano di sviluppare un fatturato aggregato di circa 20 miliardi di euro.

Nel corso dell'incontro, aperto da Rita Ghedini con Daniele Passini e Massimo Mota, rispettivamente presidente e copresidenti dell'associazione.  I cooperatori bolognesi hanno sollecitato i candidati al confronto su alcune proposte principali:

“Qualità della relazione tra le forze economiche e sociali con le Istituzioni regionali mediante il confronto costante e la concertazione di impegni condivisi per sostenere lo sviluppo territoriale. Attenzione al lavoro: alla fase della ripresa occupazionale, deve seguire una fase di attenzione alla qualità del lavoro, alla piena partecipazione dei giovani e alla tenuta dei redditi. Qualità della committenza pubblica: la pubblica amministrazione ha in mano leve fondamentali per favorire l'innovazione, la qualità delle realizzazioni, la promozione di un'economia locale attenta alla sostenibilità. Le cooperative chiedono che nell'esercizio della committenza questo parametro sia tenuto al centro e che il lavoro, in tutte le sue componenti, sia definitivamente escluso dai parametri di concorrenza, come prevede il Protocollo Appalti sottoscritto a novembre dal Comune di Bologna con le Organizzazioni economiche e sociali. Infrastrutturazione, materiale ed immateriale, del territorio, insieme alla sua costante manutenzione, per essere leva sostanziale della competitività territoriale, deve divenire strumento per superare le diseguaglianze. Aggiornamento del modello di welfare regionale che tenga al centro il valore della persona con tutti i suoi bisogni ed un più esteso e appropriato impiego del principio di sussidiarietà”.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

In un freddo venerdì di dicembre, il professore De Vitis, ordinario di diritto penale comparato ormai prossimo alla pensione, viene ritrovato senza vita nel suo studio, al Cubo 12C, di un grande campus universitario calabrese. Cosa è accaduto? Chi poteva voler morto l’illustre cattedratico?  Questo il tema del nuovo romanzo “Mistero al cubo” del collettivo calabrese Lou Palanca pubblicato da Rubettino editore (Collana: Velvet 2019, pp 230, 16 euro)

Il commissario Gironda e la dottoressa Musso indagano tra le ombre scure che avvolgono l’ateneo alla difficile ricerca di colpevoli e moventi. Un giallo atipico e corale in cui i personaggi, ciascuno con il proprio carico di angosce e inquietudini, si muovono tra il campus ed il tessuto urbano circostante raccontando con disincanto il mondo accademico e le sue contraddizioni.

Le prossime presentazioni sono previste a Catanzaro il 16 e 17 gennaio.

 

Pubblicato in Cultura
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