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Lunedì, 24 Febbraio 2020

Mercoledì, 15 Gennaio 2020 - nelPaese.it

Il 18 gennaio prende il via il secondo ciclo di incontri promossi nell’ambito del progetto FA.C.E. - Farsi Comunità Educanti avviato a Ponticelli, progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito de Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile,   nella periferia orientale di Napoli, con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa. Oltre un centinaio tra bambini, genitori e nonni hanno partecipato ogni sabato, da ottobre a dicembre, agli speciali appuntamenti del primo ciclo nelle tre Face Zone, le location individuate per ospitare i servizi del progetto nazionale che vede capofila la Fondazione Reggio Children e, a Napoli, in partnership, l’Istituto comprensivo 70 Marino Santa Rosa, l’associazione Atelier Remida Campania e l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Napoli.

Le attività in partenza, assolutamente gratuite, sono destinate ai bambini da zero a sei anni accompagnati da genitori e/o nonni. Per altri tre mesi, fino al 28 marzo, adulti e piccini avranno l’opportunità di divertirsi con le tecnologie digitali e il piacere di sognare attraverso la lettura e il canto. Oppure scoprire la scienza e il magico mondo della carta. Tre i percorsi - digitale, esplorazione e narrazione - con l’obiettivo di abituare grandi e piccoli a “giocare” con diversi linguaggi artistico-espressivi e scientifici. Le realtà coinvolte nei laboratori sono le associazioni Ayekantun, Nati per leggere, Aporema e Scienza Semplice. A lavoro anche gli esperti digitali della scuola e le operatrici dell'Atelier Remida.

Una opportunità di sana crescita per i giovanissimi del quartiere Ponticelli, e non solo. Tra i partecipanti al primo ciclo anche residenti in altre zone della periferia orientale e nei comuni adiacenti. Le tre Face Zone sono ospitate nella sede centrale IC 70 Marino Santa Rosa, nel plesso Lotto O dello stesso istituto e presso il centro Remida in via Curzio Malaparte. Gli spazi sono stati pensati e allestiti per accogliere al meglio le persone e offrire loro delle occasioni di confronto riscoprendo, in particolare, il rapporto tra genitori e figli spesso trascurato nella frenesia della quotidianità. I laboratori sono l’occasione per costruire la giusta relazione tra bambini e genitori e nonni in una serie di attività ognuna delle quali affidata a esperti e docenti.

Pubblicato in Campania

Nel 2018 sono stati spesi 293 miliardi di euro in prestazioni pensionistiche. Lo rileva l'Istat che diffonde i dati nello specifico. Il numero di beneficiari resta stabile a 16 milioni rispetto al 2017. Ampia la disuguaglianza di reddito tra i pensionati: al quinto con redditi pensionistici più alti va il 42,4% della spesa complessiva. Un pensionato su quattro percepisce un reddito lordo da pensione sopra i 2.000 euro.

Oltre un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli (35,5%), poco più di un quarto da solo (27,4%). Per quasi 7 milioni e 400mila famiglie con pensionati i trasferimenti pensionistici rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile.

In calo i pensionati da lavoro che dichiarano di essere occupati (-21,3% rispetto al 2011).

 

Pubblicato in Lavoro

Bruciore alla vescica durante e dopo la minzione, urine torbide e maleodoranti, dolore al basso ventre e, nei casi più gravi, presenza di sangue nelle urine e persino febbre. Sono questi i sintomi della cistite batterica, un’infezione della vescica che coinvolge l’urotelio, il tessuto che riveste internamente le vie urinarie. Ad esserne maggiormente colpite le donne (rapporto 4:1) rispetto agli uomini. 

Oltre il 30% della popolazione femminile, infatti, sperimenta almeno un episodio di cistite nella propria vita; di questo 30%, circa il 20% è affetto da cistite ricorrente2. L’Associazione Mondiale per le Malattie infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) ci aiuta a capire come prevenirla e curarla.

Responsabile della cistite è nell’80% dei casi l’Escherichia coli, il più comune batterio intestinale, a cui seguono Staphylococcus aureus e Proteus. A causare l’infezione sono infatti i batteri provenienti dall’intestino che giungono nella vescica attraverso l’uretra. La brevità dell’uretra femminile, che misura circa 3-4 cm, nonché la sua vicinanza alla vagina e al retto fanno sì che il “gentil sesso” sia maggiormente a rischio rispetto all’uomo.

Acuta o ricorrente, la cistite colpisce comunemente le donne in età fertile e, più di frequente, quelle sessualmente attive. Circa il 4% dei casi, infatti, si manifesta in genere tra le 24 e le 72 ore dopo il rapporto sessuale1.

“La vicinanza della vescica ai genitali femminili la rende sensibile ai ‘traumi’ meccanici dovuti al rapporto sessuale, soprattutto se la lubrificazione è scarsa – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente WAidid e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma-. Una corretta igiene personale e l’adozione di qualche piccola precauzione, come urinare subito dopo il rapporto, aiutano ad allontanare i batteri contrastando il verificarsi o il ripresentarsi della cistite. Nel caso in cui si manifestino i sintomi, è fondamentale rivolgersi tempestivamente al medico: solo attraverso l’esame delle urine e l’urinocoltura, ovvero gli esami mirati a verificare la presenza di batteri e a identificarne la tipologia, potrà essere confermata la diagnosi e prescritto il trattamento più adeguato in grado di eradicare l’infezione e contrastare il più possibile recidive”.

Oltre ai rapporti sessuali, ulteriori fattori scatenanti possono essere rappresentati dalla stipsi o dall’assunzione di alcuni farmaci. Alcune condizioni, inoltre, predispongono all’insorgenza della cistite come la presenza di calcoli, malformazioni delle vie urinarie oppure, nell’uomo, l’ipertrofia prostatica che interessa di solito gli over 50. In quest’ultimo caso, l’ingrossamento della ghiandola prostatica comporta un incompleto svuotamento della vescica che favorisce la proliferazione dei batteri e facilita, quindi, lo scatenamento dell’infezione.

Non solo adulti. Anche in età pediatrica può verificarsi la cistite. ll rischio sotto i 14 anni di età è maggiore nelle femmine rispetto ai maschi: 3% contro 1,1%. Fattori di rischio sono abitudini minzionali caratterizzate da ritenzionismo urinario, disfunzioni vescicali e dello sfintere uretrale esterno, reflusso vescico-ureterale.

Quest’ultima è una condizione patologica che comporta il passaggio retrogrado di urina dalla vescica all'uretere: i batteri del tratto urinario inferiore, in questo modo, possono facilmente contaminare il tratto superiore, causando infezioni parenchimali ricorrenti, con possibile evoluzione cicatriziale. È frequente la concomitanza con fimosi nei maschi, vulvo-vaginiti o sinechie delle piccole labbra nelle femmine, stipsi o ossiuriasi in entrambi i sessi. Nei primi anni di vita, le cistiti vanno sospettate anche in presenza di sintomi aspecifici come febbre, disturbi gastroenterici, irritabilità, anoressia, scarso accrescimento ponderale, pianto durante la minzione, urine maleodoranti, arrossamento all'interno delle cosce e ittero (in particolare nel neonato). Nei bambini più grandi prevalgono, invece, i disturbi mentre urinano (disturbi minzionali), quali necessità di effettuare minzioni di piccola quantità e frequenti, bruciore o dolore durante la minzione, incontinenza, oltre a dolori in sede lombare e/o sovrapubica.

A mettere “K.O.” i batteri responsabili della cistite sono gli antibiotici: il trattamento indicato dal medico può variare a seconda del tipo e della gravità dell’infezione, così come a seconda del quadro clinico del paziente. Inoltre, è opportuno sottolineare come data l’origine intestinale della maggior parte dei batteri coinvolti nella cistite la regolarizzazione della flora batterica intestinale svolga un ruolo cruciale nel prevenire le recidive. 

Ed è a proposito di prevenzione che l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) fornisce alcune utili indicazioni per evitare l’insorgenza della più comune e fastidiosa infezione delle vie urinarie:

 

  1. Bere almeno 1 litro e ½ di acqua al giorno per diluire la concentrazione batterica nella vescica
  2. Seguire una corretta igiene intima (rigorosamente dall’alto verso il basso. Il contrario, ovvero dall’ano verso i genitali, comporterebbe una proliferazione massiccia di batteri)
  3. Utilizzare un sapone neutro che non alteri il PH dell’apparato genitale
  4. Non trattenere per lungo tempo la pipì, c'è il rischio della proliferazione di batteri
  5. Seguire una dieta ricca di fibre per contrastare la stitichezza e ridurre la presenza di batteri nell’intestino
  6. Lavarsi bene e svuotare completamente la vescica dopo i rapporti sessuali
  7. Non avere rapporti sessuali durante un episodio acuto di cistite per non infiammare ulteriormente le vie urinarie e per non trasmettere l’infezione al proprio partner
  8. Utilizzare biancheria intima di cotone, evitare pantaloni troppo stretti, asciugarsi bene e cambiare subito il costume dopo il bagno in mare o in piscina
  9. Cambiare frequentemente l’assorbente durante il ciclo mestruale
  10. Bere succo di mirtilli rossi (cranberry): studi recenti hanno dimostrato come i flavonoidi in esso contenuti contrastino l’annidamento dei batteri intestinali nella vescica

 

 

Pubblicato in Salute

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e il CNCA Puglia aderiscono al sit -in di solidarietà per l’inviata del Tg1 Maria Grazia Mazzola, vittima di una brutale aggressione da parte della moglie di un boss mafioso avvenuta nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese due anni fa, mentre svolgeva il suo lavoro di giornalista.

Il CNCA domani mattina sarà vicino a Maria Grazia Mazzola in occasione dell’udienza preliminare di rinvio a giudizio che si terrà al tribunale di Bari, alla quale la giornalista partecipa in qualità di parte offesa.

“Bari non dimentica”, dichiarano Riccardo De Facci, presidente del CNCA, e Vito Mariella, presidente del CNCA Puglia. “L’aggressione subita da Mazzola ribadisce la necessità di mantenere alta l’attenzione sui fenomeni mafiosi presenti in città. Si combatte la criminalità organizzata con il duro lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura in stretta sinergia con le associazioni e i cittadini che ogni giorno si adoperano per un cambiamento culturale e sociale. Ed esponenti della stampa come Mazzola, che svolgono un ruolo prezioso nel documentare le realtà di mafia, devono contare sull’appoggio delle istituzioni e della società civile.”

Pubblicato in Puglia

A Villafranca Tirrena, l'asilo nido gestito dalla cooperativa Azione Sociale di Consorzio Sisifo, il nuovo anno parte con un nuovo progetto di educazione ambientale. Sono ventiquattro, infatti, i bambini che hanno ricevuto ieri la borraccia "Plastic Free" preceduta da una lettera a tutti i genitori.”

Il sogno di ogni bambino - ha spiegato il presidente di Sisifo Mimmo Arena - è quello di vivere in un mondo più pulito, fatto di rispetto reciproco, pace e armonia. Vi doniamo le nostre borracce certi che vorrete supportare questa buona pratica “plastic free” utilizzandole per l’acqua dei vostri piccoli”.

All’incontro con le famiglie erano presenti il personale educativo ed ausiliario, il referente del servizio Debora Colicchia, i presidenti di Sisifo Mimmo Arena e della cooperativa esecutrice del servizio, Giovanni Ammendolia e l'Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Villafranca Tirrena Nino Costa. 

Pubblicato in Sicilia

“Siamo costretti a smentire ufficialmente e formalmente che il Piano per la non autosufficienza 2019-2021, approvato dalla Conferenza Unificata come allegato del decreto di riparto del Fondo per la non autosufficienza, abbia mai ottenuto l’approvazione e l’avallo della nostra Federazione.”

Così replica pubblicamente Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, alle diffuse critiche e richieste di chiarimenti che provengono dai territori proprio in questi giorni dopo la pubblicazione del decreto cui si accenna sopra.

E Falabella ricostruisce anche l’iter: “Nell’ottobre scorso (il giorno 9) la FISH, con molte altre organizzazioni, è stata convocata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali alla riunione della Rete della protezione e dell’inclusione sociale. Sul tavolo vi era il tema del Fondo per la non autosufficienza e del relativo Piano, strumento operativo e di indirizzo di cui da anni si chiede una attenta elaborazione e una conseguente adozione.”

In quell’incontro la segreteria tecnica ha presentato i dati e le elaborazioni relative che hanno consentito finalmente di avere un quadro un po’ più preciso e trasparente di come negli ultimi anni siano stati spesi dalle regioni gli stanziamenti relativi a quel Fondo.

Nel corso di quello stesso incontro sono stati sinteticamente presentati gli assi su cui elaborare il Piano per la non autosufficienza, strumento utile a costruire comuni livelli essenziali di prestazioni nelle regioni italiane.

“Elaborare quel Piano comporta approfondimenti, attenzioni, confronti, concertazioni fra tutti gli attori, istituzionali e non. E con la condivisione, considerata la Convenzione ONU, con le organizzazioni delle persone con disabilità.”

Al contrario, il testo del Piano non è mai stato presentato o discusso dalla Rete, ma diviene un allegato del decreto di riparto del Fondo non autosufficienza, discusso e sancito dalla Conferenza Unificata il 7 novembre 2019, pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il testo era stato “anticipato” dalla segreteria tecnica della Rete solo il pomeriggio precedente.

“Nel Piano approvato ci sono elementi condivisibili, altri molto approssimativi, altri decisamente non condivisibili. – prosegue Vincenzo Falabella – Ma non è nel merito che vogliamo entrare, anche perché ormai il danno è fatto. È il metodo che è assolutamente inaccettabile: un Piano strategico come questo è stato elaborato ed approvato senza la condivisione dei diretti interessati, perdendo l’occasione di affinare al meglio lo strumento, oltre che di renderlo un patrimonio partecipato e comune.”

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

La Commissione oggi ha presentato la prima proposta legislativa del Green Deal Europeo. Si tratta del regolamento che istituisce il Meccanismo per la giusta transizione. Uno strumento finanziario, dotato complessivamente di 100 miliardi di euro tra risorse pubbliche e private, cruciale per sostenere la decarbonizzazione delle regioni europee senza lasciare indietro nessun cittadino.

Soprattutto in quelle comunità con un’economia dipendente dal carbone e da un’industria ad alta intensità energetica. Un importante piano green ma che per Legambiente deve essere migliorato a partire dai criteri per l’utilizzo di queste risorse.

“Ora si apre una nuova fase, nella quale rendere più chiari e rigorosi i criteri proposti per l’utilizzo di queste importanti risorse finanziarie – spiega Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente -, escludendo qualsiasi sostegno alle fonti fossili, gas incluso. Solo in questo modo sarà possibile garantire il raggiungimento del loro obiettivo prioritario: la neutralità climatica. Queste risorse devono essere disponibili solo per quelle regioni che si impegnano per la completa decarbonizzazione delle loro economie e devono beneficiarne soprattutto le comunità ed i lavoratori colpiti dalla transizione. Pertanto, i Piani territoriali per la giusta transizione, previsti dal regolamento, devono accelerare l’abbandono di tutte le fonti fossili. Non solo del carbone, ma anche del gas. E investire solo nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica.

Per Legambiente con queste risorse a sostegno della transizione verso un’economia libera da fonti fossili, non si può più utilizzare come scusa la mancanza di adeguati strumenti finanziari per non impegnarsi ad aumentare l’attuale ambizione climatica europea. Al contrario, con queste risorse si creano le condizioni necessarie per un aumento al 65% dell’obiettivo europeo per il 2030 in coerenza con l’Accordo di Parigi. A tal fine, è cruciale che queste risorse si integrino con quelle del nuovo Bilancio Europeo per il prossimo decennio, in modo da abbandonare il sostegno delle fonti fossili ed investire molto più di oggi nell’azione climatica.

“Al Governo italiano – aggiunge Zanchini – chiediamo di presentare un piano per la transizione in modo da garantire che queste risorse non vengano sprecate e vengano investite nelle bonifiche e rinconversione delle zone industriali inquinanti ad alta intensità energetica a partire da Taranto, il siracusano, Gela, Milazzo e delle aree produttive con presenza di centrali a carbone come Brindisi, La Spezia, Monfalcone, Civitavecchia, Porto Torres e il Sulcis. Fino ad oggi, purtroppo, la chiusura delle centrali a carbone ha visto presentare solo proposte di sostituzione con grandi centrali a gas e nulla altro. Non è questo il modo con cui si consente a questi territori di passare dalle fossili alle opportunità che oggi si possono aprire puntando su rinnovabili, rigenerazione urbana e economia circolare. In ognuna di queste aree si deve aprire un tavolo della transizione climatica per garantire davvero percorsi innovativi attraverso la partecipazione delle comunità e per arrivare a definire progetti di bonifica dei suoli, attesi da decenni, e di riconversione industriale possibili grazie alle risorse europee e al cofinanziamento nazionale e regionale che può consentire di mettere in campo risorse pari a quasi 10 miliardi di Euro”.

 

 

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