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Giovedì, 22 Ottobre 2020

Giovedì, 16 Gennaio 2020 - nelPaese.it

A partire da oggi il Rapporto "15 proposte per la giustizia sociale", pubblicato da Il Mulino, sarà disponibile nelle principali librerie fisiche e online. Le proposte, presentate per la prima volta a Roma nel marzo 2019 e discusse in molti luoghi d'Italia in questi mesi, sono ispirate dal programma di azione del grande economista britannico Anthony Atkinson che sosteneva che le disuguaglianze fossero frutto non di forze fuori dal controllo ma di scelte politiche.

Solo attraverso un'azione radicale si può costruire un'alternativa alle crescenti disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento che colpiscono ampie fasce della società generando nelle persone risentimento e rabbia e venendo oggi strumentalizzate da una grave dinamica autoritaria.

E' questo l'impegno del ForumDD, un'alleanza culturale e politica fra otto organizzazioni di cittadinanza attiva e un ampio gruppo di ricercatori, e insieme un think and do ispirato all'articolo 3 della Costituzione italiana, a cui si sono uniti, in un lavoro collegiale, un centinaio di ricercatori.

Quindici proposte concrete e realizzabili che si concentrano su tre processi da cui dipendono la formazione, la distribuzione e l'accumulazione della ricchezza: il cambiamento tecnologico; la relazione fra lavoro e impresa; il passaggio generazionale. Lo scopo è quello di disegnare una strategia complessiva per invertire radicalmente le tendenze attuali e restituire così potere e opportunità alle persone.

"Stiamo lavorando con ventuno alleati sui diversi terreni di lavoro che le proposte suggeriscono, - afferma Fabrizio Barca, coordinatore del ForumDD – e registriamo un interesse crescente da parte di interlocutori chiave e di cittadini e cittadine per il lavoro di cambiamento del senso comune e delle politiche per il raggiungimento di una maggiore giustizia sociale. E' questa la missione del ForumDD sin dalla sua nascita. La pubblicazione del Rapporto è un'occasione preziosa per diffondere in diversi contesti le 15 proposte sperando che sempre più persone si incontrino per discuterne in un confronto che sia, come ci insegna Amartya Sen, acceso, aperto, informato e ragionevole."

Se è vero dunque che le disuguaglianze sono frutto di scelte e di uno squilibrio di ricchezza e potere tra chi ne possiede troppo e chi per nulla, è possibile battersi per un'alternativa e per creare o rafforzare le condizioni che consentano una nuova stagione di emancipazione sociale. 

 

 

Pubblicato in Cultura

Nasce a Torino “Family Sharing”, il primo progetto di mutuo-affido tra famiglie in condizione di fragilità.  Il progetto fa parte di una rosa di 15 piani di innovazione sociale del Terzo Settore finanziati all’interno del PON Metro Torino, e sarà presentato a Torino, giovedì 23 gennaio, a partire dalle ore 16,00 presso la sede di Tricircolo e Global Factory di via Regaldi 7/11.

Ideato e realizzato dalla cooperativa sociale il Margine nell’ambito di “Torino Social Factory” –  progetto cofinanziato dall’Unione Europea per il Programma Operativo Nazionale “Città Metropolitane 2014-2020” – Family Sharing si presenta come un sistema innovativo di affido familiare.

Nelle intenzioni del progetto, la creazione di un servizio che metta in rete potenzialità e bisogni complementari di famiglie in condizioni di fragilità segnalate dai servizi sociali: ad esempio, famiglie che si trovano a dover assistere anziani o disabili gravi, oppure famiglie con figli minori inseriti in circuiti di sostegno alla genitorialità, famiglie che si trovano in emergenza abitativa, donne vittime di violenza, sole o senza figli.

Un affidamento TRA famiglie. Il “Family Sharing” nasce nel solco dell’istituto dell’affidamento diurno nato nel 2003 dal progetto “Dare una famiglia ad un’altra famiglia” per fare un passo avanti: la sfida è costruire un affidamento “TRA famiglie” e non più “DA famiglia A famiglia”, puntando sulla motivazione e sulla capacità delle famiglie di arrivare a soddisfare i propri bisogni a partire da una riattivazione delle proprie risorse personali.

Inoltre, l’affidamento non riguarderà più esclusivamente i minori, ma andrà a toccare diverse fasce deboli della popolazione. La sperimentazione. Il servizio coinvolgerà in via sperimentale i distretti sud-est e nord-est di Torino che corrispondono, rispettivamente, alle Circoscrizioni 1, 8, 6 e 7.

Prevede una fase iniziale in cui, a partire da segnalazioni dei servizi sociali, verranno individuate le famiglie beneficiarie da selezionare e da accoppiare tra loro dopo un’attenta valutazione delle risorse e dei bisogni reciproci, condotta delle psicologhe della cooperativa Il Margine.

Seguirà un percorso di affiancamento/tutoraggio da parte di un operatore dedicato (family coach, con funzione di facilitatore del matching), il cui intervento andrà gradualmente a ridursi, fino a essere completamente assorbito grazie a un virtuoso processo rigenerativo attivato dall’interazione tra le due famiglie (che verranno comunque seguite per un periodo di follow-up).

Co-progettazione e sussidiarietà orizzontale. Il progetto “Family Sharing” si inserisce nella logica della co-progettazione sociale attraverso lo strumento della “sussidiarietà orizzontale”: il servizio, cioè, non viene “erogato”, ma co-progettato con il servizio sociale e con le famiglie beneficiarie.

Questa nuova prospettiva consente alle famiglie in condizione di fragilità di uscire dalla logica del soggetto passivo destinatario di un intervento di aiuto definito da altri.

Inoltre, permette alle stesse famiglie di attivare quel protagonismo necessario a innescare un processo di cambiamento, nella direzione desiderata: in questo modo i nuclei familiari avranno la possibilità di ricevere un aiuto concreto alle loro difficoltà, ma allo stesso tempo potranno vivere l’esperienza di “farsi risorsa” per un’altra famiglia.

 

 

 

Pubblicato in Piemonte

Il welfare aziendale è poco conosciuto e poco utilizzato dai lavoratori. Anche da quelli che sono dipendenti di aziende in cui vengono offerti servizi per l'assistenza sanitaria oppure di previdenza assicurativa o per sostenere le spese di educazione e istruzione dei figli o facilitazioni nell'accesso a mutui e prestiti.

Su un campione di 1.822 lavoratori di 70 aziende, intervistati da Nomisma per conto di Cgil, risulta che il 45% afferma di essere stato informato soltanto a grandi linee e il 9% per nulla rispetto alle iniziative definite negli accordi aziendali volte a incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia. Inoltre, solo il 55% dei lavoratori coinvolti  fruisce dei servizi di Welfare, anche se il 70% li valuta positivamente. I dati sono stati presentati oggi a Milano durante il convegno “Il Welfare Aziendale visto dai lavoratori” alla Fondazione Stelline.

“Lo studio ha messo in evidenza come il welfare aziendale, pur essendo un potente strumento per migliorare il benessere dei lavoratori, non stia ancora esprimendo appieno le proprie potenzialità - afferma Luigi Scarola, responsabile Sviluppo territoriale e welfare Nomisma-. È emersa in maniera netta l’esistenza di un conflitto tra ciò di cui avrebbero bisogno i lavoratori e la capacità dello strumento di soddisfarli. È necessario innanzitutto che i Piani di welfare siano costruiti partendo dalle reali esigenze e che vi sia una valutazione seria degli impatti in azienda".

Nel campione di lavoratori intervistati il 49% è composto da impiegati, il 45% da operai e il 6% da quadri. Ad essere meno informati rispetto ai servizi offerti risultano essere gli operai. Il 28% di essi dichiara di conoscere poco o nulla riguardo al tema welfare aziendale, contro il 20% degli impiegati e l’8% dei quadri. Allo stesso modo sale al 12% la quota di operai che ritiene che i lavoratori in azienda non siano stati adeguatamente formati sulle tematiche di welfare. Ad usare maggiormente i servizi di welfare sono: donne (61%) e famiglie con figli (59%).

La percentuale di uomini si attesta intorno al 52%. Dall’indagine si evince che all’aumentare della mansione lavorativa e del titolo di studio aumenta anche la fruizione dei servizi di welfare (per i quadri 66% e per chi possiede una laurea 62%).

 (Fonte: Redattore Sociale/Dario Paladini)

Pubblicato in Lavoro

La recente testimonianza del giornalista e conduttore Rai Andrea Vianello, colpito da ictus cerebrale il 2 febbraio dello scorso anno, mette in luce un tema particolarmente sentito da A.L.I.Ce. Italia ODV, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale che da anni si occupa di informare e sensibilizzare la popolazione non solo sulla prevenzione di questa patologia ma anche sul post ictus e, quindi, sulle conseguenze che questo comporta.

Tra quelle maggiormente disabilitanti, che hanno infatti un impatto devastante sulle attività della vita quotidiana, sull’autonomia, sulle relazioni e, in una parola, sulla qualità della vita delle persone colpite, dei loro familiari e dei caregiver c’è sicuramente l’afasia, un disturbo del linguaggio causato da lesioni in particolari aree della corteccia cerebrale dell’emisfero dominante (prevalentemente il sinistro), sede della funzione del linguaggio.

Alcune persone afasiche hanno difficoltà quando devono esprimersi verbalmente mentre può rimanere intatta la capacità di comprendere il linguaggio; altre, invece, riscontrano difficoltà quando si tratta di comprendere quello che gli viene detto. La gravità, ovviamente, è estremamente variabile e dipende dalla sede e dalla dimensione del danno cerebrale.

Per la persona con afasia può essere difficile riuscire a seguire discorsi veloci, trovare le parole adatte da dire o comprendere frasi molto lunghe e complesse. Chi si trova a vivere con una persona afasica deve, innanzitutto, capire che convivere con un disturbo così grave può determinare cambiamenti di umore anche importanti e repentini e, quindi, sarebbe opportuno avere un atteggiamento rassicurante e positivo. La difficoltà di linguaggio non va interpretata come “rifiuto di parlare”: la persona afasica comunica come e quando può, riuscendo un attimo prima a dire una parola, ma subito dopo potrebbe manifestare difficoltà nel comunicare efficacemente il proprio pensiero.

Fondamentale, anche in questo caso, l’approccio riabilitativo che, oggi, è centrato non solo sul paziente ma anche sulla comunità circostante, prima di tutto la famiglia, che deve avvicinarsi a queste nuove modalità di comunicazione. La durata del trattamento è variabile, sicuramente il lavoro più intenso, che porta i risultati maggiori, è quello che viene svolto nell’arco dei primi 12 mesi. Dopo questo primo periodo, il lavoro si concentra principalmente su quella che può essere definita “riabilitazione sociale”, meno legata dunque all’ospedale, con un percorso di adattamento costante. Oltre a logopedia, fisioterapia e terapia occupazionale c’è un altro strumento riabilitativo che sta emergendo come molto utile: la musicoterapia, che contribuisce ad attivare canali diversi da quelli verbali generalmente utilizzati.

“La nostra Associazione esprime la massima solidarietà e vicinanza ad Andrea Vianello – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV. Ci auguriamo che, dopo l’opportuno percorso terapeutico e riabilitativo e con il sostegno di familiari e amici, possa presto tornare a fare quello per cui è conosciuto e apprezzato da tutti, recuperando tutte le parole che sono alla base della sua professione”.

L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave.

In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili.

 

Pubblicato in Salute

Poco più di un mese fa l'Antitrust ha multato Vodafone e Wind Tre in merito alle condotte adottate dalle società nell’ambito delle promozioni destinate ad ex clienti. Ora anche Tim è stata sanzionata per 4,8 milioni di euro in relazione alla medesima questione: l’Authority ha accertato che la società, oltre ad aver attivato servizi non richiesti, non ha informato correttamente gli ex clienti a cui sono state proposte offerte "personalizzate" per tornare al vecchio gestore.

Così come riscontrato nel caso degli altri due colossi della telefonia, anche Tim ha comunicato solo il prezzo mensile e le soglie di traffico delle offerte di winback, non specificando ulteriori costi né i vincoli di fruizione delle offerte stesse: si tratta, è evidente, di un comportamento che di fatto ha falsato la possibilità di scelta degli utenti e che pertanto configura a tutti gli effetti una pratica commerciale scorretta.

“Accogliamo positivamente l’intervento dell’Antitrust – dichiara in una nota Fdereconsumatori - tuttavia sarebbe di gran lunga preferibile non dover continuamente rilevare questi comportamenti scorretti, attraverso i quali i gestori non si fanno scrupolo di ledere i diritti dei clienti. In questi casi purtroppo le Autorità di settore riescono solo in parte ad arginare i danni e spesso la prospettiva di una sanzione non costituisce un reale deterrente”.

Per ulteriori informazioni e assistenza gli utenti coinvolti possono rivolgersi ad una delle sedi Federconsumatori presenti in tutta Italia al fine di valutare la possibilità di presentare un reclamo.

 

Pubblicato in Economia sociale

La mafia foggiana alza il tiro. Una bomba è stata fatta esplodere a Foggia contro un centro per anziani di proprietà del gruppo “Sanità più” il cui responsabile delle risorse umane è Cristian Vigilante che ha già subito un attentato dinamitardo il 3 gennaio scorso. L'ordigno è esploso mentre all'interno del centro era al lavoro una donna delle pulizie che è rimasta illesa. Soccorsa da personale del 118, è stata portata al pronto soccorso in stato di choc.

La bomba è stata fatta esplodere dinanzi all'ingresso del centro "Il Sorriso di Stefano" in via Vincenzo Acquaviva, in una zona semicentrale della città. L'esplosione ha provocato danni esterni alla struttura, divelto l'insegna luminosa e danneggiato alcune auto in sosta. Sul posto è intervenuta la polizia.

Il 3 gennaio scorso una bomba molto potente era stata fatta esplodere sotto l'auto di Cristian Vigilante, testimone in un'inchiesta della Dda contro la mafia foggiana, e responsabile delle risorse umane della Rsa 'Il Sorriso'. Il processo è a carico di 29 presunti esponenti della mafia foggiana. Due dei 29 imputati, Francesco Tizzano ed Ernesto Gatta, per i quali è in corso il processo con rito abbreviato a Bari, sono accusati di un tentativo di estorsione ai danni del centro residenziale 'Il Sorriso' di viale degli Aviatori per aver chiesto 'pizzo' ed assunzioni, fatti questi confermati agli investigatori da Cristian Vigilante al quale erano state rivolte le richieste estorsive. Le indagini sull'attentato sono passate per competenza alla Dda di Bari.L'esplosione aveva sventrato la Discovery Land Rover del manager sanitario e danneggiato anche auto parcheggiate nella zona.

"E' chiaro che questo è un seguito alla bomba della scorsa volta", ha detto Vigilante non appena arrivato sul posto col fratello Luca, anche lui dirigente nello stesso gruppo sanitario. A piazzare la bomba sarebbe stata una sola persona incappucciata. È quanto emergerebbe da una prima visione dei filmati delle telecamere di sicurezza della struttura sanitaria del gruppo 'Sanita Più'.

(Fonte: Ansa) 

 

Pubblicato in Puglia

Ultime giornate di bel tempo sull'Italia prima che una perturbazione di origine nord atlantica faccia il suo ingresso nel Mediterraneo. Lo comunica in una nota il Centro Meteo Italiano.

Secondo gli ultimi aggiornamenti dei modelli, lo stravolgimento meteo avverrà proprio a partire dalla serata di domani su molte regioni, temperature in generale calo al Centro-Nord con quota neve attesa in calo fino alla bassa collina su Triveneto ed Emilia nella notte tra sabato e domenica.

L'anticiclone dunque ha le ore contate; il peggioramento che dapprima colpirà le regioni centro settentrionali, nella giornata di sabato interesserà marginalmente anche le regioni centro-meridionali con precipitazioni attese soprattutto sui rispettivi versanti tirrenici.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Via i riferimenti alla distinzione per censo, passo indietro dell’Istituto romano di via Trionfale.Il Consiglio di Istituto precisa che si trattava di "una mera descrizione socioeconomica del territorio secondo le indicazioni del Miur" e che non c'era nessun intento discriminatorio. Ma intanto le parole, poi cancellate, che campeggiavano sul sito web della scuola dal 2011 infiammano la polemica. 

Le frasi incriminate parlavano di un plesso che accoglie “alunni  appartenenti a famiglie del ceto medio-alto“, un plesso in un “quartiere popolare” che vanta “il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana” e non da ultimo il plesso degli alunni “dell’alta borghesia” che frequentano la scuola assieme “ai figli dei dipendenti” delle loro famiglie.

La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l’istituto romano possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido”, ha scritto su Facebook il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

“Sono davvero sconcertato che nel 2020 una scuola pubblica possa presentarsi sul proprio sito internet distinguendo i propri plessi in base al rango socio-economico dei propri alunni andando contro ogni valore espresso dalla nostra Costituzione. Sto già intervenendo per richiederne l’immediata rimozione dal sito web”. Lo afferma il sottosegretario all’istruzione Peppe De Cristofaro sulla vicenda della presentazione web dell’Istituto Comprensivo di Via Trionfale a Roma, che suddivide i plessi in base al ceto sociale dei suoi studenti.

Quello dell’Istituto Comprensivo ‘Via Trionfale’ di Roma “è un messaggio secondo cui esisterebbero classi di serie a e classi di serie b. Si mette in risalto il concetto che da una parte si fa una vera formazione e dall’altra una meno intensa e questo lo ritengo profondamente sbagliato. La scuola deve essere inclusiva e l’inclusione funziona meglio quando le classi sono disomogenee”. Lo ha detto all’agenzia Dire, il presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma e del Lazio, Mario Rusconi, a proposito dell’istituto che nella propria descrizione divide i plessi a seconda delle collocazioni sociali degli alunni.

"La Flc Cgil di Roma e Lazio condanna fermamente il carattere classista che si evince dalla presentazione dei plessi dell'IC di via Trionfale sul proprio sito. È inaccettabile che ancora nel 2020 si facciano differenziazioni in base al rango socio-economico". Lo dichiara il segretario generale della Flc Cgil di Roma e Lazio, Alessandro Tatarella.

 (Fonti: Ansa e Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale
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