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Domenica, 25 Ottobre 2020

Martedì, 21 Gennaio 2020 - nelPaese.it

Casa, lavoro, crisi politica. Cosa pensano gli italiani mentre lo scacchiere delle alleanze si muove sugli appuntamenti delle suppletive di Napoli e verso le elezioni regionali? In un sondaggio di Swg, nella rilevazione settimanale PoliticApp, emerge un quadro molto chiaro.

Resta saldo il “prima gli italiani” su casa, lavoro e asili nido. Fino al 60% degli intervistati è convinto che gli italiani debbano avere la precedenza sui provvedimenti legislativi di questa natura. Intanto torna a risalire la voglia di cambiamenti radicali al posto di percorsi verso le riforme. Per il 37% è necessaria una “rivoluzione” mentre per il 53% occorre un percorso riformista. All’interno di questi due schiarimenti sono le classi popolari ad avere inclinazioni più nette e radicali mentre i ceti medio-alti vogliono una strada riformatrice.

A diminuire in modo sensibile è la tentazione di una soluzione autoritaria o addirittura dittatoriale. Per il 71% degli italiani servono governo e parlamento che portino avanti riforme radicali nel prossimo decennio.

C’è un tema comune che attraversa questo sentiment: cambiamento. Il Paese domanda una svolta con il passato, resta da vedere dove si potrà dirigere questa spinta per tagliare con il passato.

Pubblicato in Nazionale

La presenza di miniere d'oro illegali sta spingendo molti venezuelani a emigrare nello stato del Bolivar, il più grande del Venezuela, per sfuggire alla crisi economica. Lo sfruttamento del suolo ha creato le condizioni per il diffondersi della malaria perché gli ampi buchi scavati a terra, riempiti di acqua stagnante, creano l'habitat ideale per le uova e larve di zanzare. Sommando l'elevata mobilità della popolazione e le precarie condizioni di vita, il Venezuela è arrivato ad essere il paese più colpito dalla malaria nell'intera America Latina nel 2019, con oltre 320.000 casi diagnosticati, mentre cinquant'anni aveva un ruolo di primo piano nella lotta contro questa malattia.

Medici Senza Frontiere (MSF), attiva nel Bolivar dal 2016, sostiene il Programma nazionale sulla malaria, in collaborazione con il Ministero della sanità locale, supportando vari centri diagnostici e contribuendo a fornire cure adeguate ai malati. Nel 2019, le équipe di MSF hanno curato oltre 85.000 pazienti colpiti dalla malaria, distribuito oltre 65.000 zanzariere, fumigato 530 abitazioni, contribuito a eseguire oltre 250.000 test diagnostici, e raggiunto oltre 55.000 persone con sessioni di promozione della salute, in cui viene spiegato come identificare la malattia e cosa fare all'insorgere dei primi sintomi. 

"La grande concentrazione di persone aumenta la trasmissione della malaria perché una sola zanzara può pungere e trasmettere il parassita a diverse persone in una sola notte. Inoltre, la malattia si manifesta dai 7 ai 21 giorni successivi alla puntura, quindi chi non raggiunge il centro di trattamento in tempo può diventare a sua volta vettore di trasmissione. Con alcune miniere distanti fino a 6 ore a piedi o 3 ore di barca dal primo centro di salute, questa popolazione è estremamente vulnerabile" dichiara Elisa Compagnone, promotore della salute di MSF, appena rientrata da una missione di 6 mesi in Venezuela.

Con l'intervento di MSF, la cui strategia è avvicinarsi il più possibile alle persone che potrebbero essere colpite dalla malaria, il numero di casi è diminuito di circa il 40% nella municipalità di Sifontes, un'area con numerose miniere d'oro illegali. Qui la maggior parte dei centri diagnostici e terapeutici, supervisionati da MSF in collaborazione con il Programma nazionale sulla malaria, si trova direttamente all'interno delle miniere.  

"A volte avevamo fino a 200 persone in fila davanti ai centri diagnostici e molti pazienti colpiti dalla malaria dovevano andare direttamente all'ambulatorio, perché non c'erano trattamenti disponibili. Ora la situazione un po' più gestibile" commenta Monserrat Barrios, bioanalista di MSF, responsabile della formazione di nuovi tecnici per gli esami al microscopio nei centri diagnostici. 

L'anno scorso MSF ha collaborato con l'Istituto per la malaria di Carúpano, nello stato di Sucre, aumentandone la capacità. Quest'anno MSF supporta anche l'ambulatorio locale di Las Claritas, chiamato Santo Domingo, all'interno della municipalità di Sifontes. Costruito inizialmente per una popolazione di 20.000 abitanti, ora deve rispondere ai bisogni medici di oltre 75.000 persone che sono venute a vivere nella zona negli ultimi anni. MSF fornisce prevenzione, diagnosi e cure per la malaria, ma sta aumentando il suo supporto per coprire altre malattie e necessità mediche.

"Sappiamo che anche altri reparti hanno bisogno di aiuto per far fronte al numero di pazienti, compresi quelli che soffrono di malattie non trasmissibili, o nel caso in cui debbano occuparsi di emergenze e trasferimenti in ospedale. Ci stiamo concentrando sulla salute sessuale e riproduttiva, con servizi come la pianificazione familiare e l'assistenza al parto" dichiara la dr.ssa Fanny A. Castro, medico di MSF in Venezuela. "Vogliamo fare la differenza e aumentare le possibilità della popolazione di accedere ai servizi sanitari. Abbiamo anche allestito l'approvvigionamento idrico e la gestione dei rifiuti intorno alla struttura, il che migliora notevolmente la qualità delle cure fornite".

Ma i bisogni medici nell'area vanno ben oltre. La crisi economica del Venezuela ha avuto un forte impatto sull'intero sistema sanitario ed è avvertita quasi ovunque. MSF cerca di rispondere ai bisogni più urgenti in diversi stati del Venezuela e, nel Bolivar, inizierà presto a sostenere uno degli ospedali regionali statali, che oggi funziona a malapena, nella città di Tumeremo, capoluogo della municipalità di Sifontes.

In uno dei corridoi abbandonati di questo ospedale, Alicia Jimenez, una donna indigena del Bolivar, ha appena dato alla luce il suo decimo figlio con l'aiuto di una delle ostetriche che restano nella struttura. Ha dovuto viaggiare in barca e in auto per raggiungere l'ospedale, ma nonostante le difficoltà del viaggio e le pessime condizioni dell'edificio, si dice fortunata per il nuovo nato in famiglia. Nel 2020, MSF intensificherà l'impegno per combattere la malaria in Venezuela, ma intende anche facilitare e semplificare l'accesso ai servizi sanitari, a Tumeremo così come in altri luoghi del paese.

 

 

Pubblicato in Dal mondo

La cooperativa sociale CIDAS, impegnata assieme all’Istituto Einaudi di Ferrara nella formazione degli studenti per ottenere la qualifica di “Operatore Socio Sanitario” (O.S.S.), si congratula con le studentesse e gli studenti che il 16 gennaio, presso l’aula magna della scuola, hanno ricevuto gli attestati al termine del percorso.
Alla cerimonia di consegna, presenziata dalla dirigente scolastica Marianna Fornasiero, hanno partecipato insieme ai docenti, agli studenti coinvolti e alle loro famiglie, anche Lorenza Passarini e Simone Vincenzi del Servizio Interaziendale Formazione e Aggiornamento dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Anna di Ferrara, e Anna Baldoni, Responsabile del Settore Anziani di CIDAS.

Per CIDAS operare per il bene di un territorio, significa anche mantenere forte il legame tra mondo della scuola e mondo del lavoro, mettendo la propria competenza ed esperienza al servizio della formazione delle nuove generazioni.
“L’ambito lavorativo dell’assistenza e della cura delle persone anziane ha grande bisogno di giovani appassionati e motivati come voi, e per qualcuno è già iniziata un’esperienza lavorativa vera e propria in CIDAS, a testimonianza dell’utilità di questo percorso assieme”, ha detto Baldoni ai ragazzi dell’Einaudi.

Il diploma di Operatore Socio Sanitario è un titolo ulteriore, oltre al vero e proprio Diploma di Maturità, che gli allievi dell’Einaudi, iscritti ai Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale, possono ottenere a conclusione del loro ciclo di studi, dopo aver seguito un adeguato iter formativo. Il percorso, che si conclude con l’esame di qualifica per il conseguimento della certificazione regionale per O.S.S., dura complessivamente 1.000 ore, di cui 550 in aula e 450 di stage nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie o socio-assistenziali della nostra Provincia.

La collaborazione tra CIDAS e l’istituto Einaudi, in essere dall’anno scolastico 2016/17, è il frutto di una volontà comune di collaborare per la preparazione di una figura professionale centrale nell’attività di assistenza e cura della persona, capace di migliorare l’assistenza alla persona non autosufficiente nelle attività di vita quotidiana, in ospedale come a domicilio del paziente o nelle residenze, grazie al supporto di operatori adeguatamente preparati che siano presenti vicino alla persona per aiutarla a lavarsi, vestirsi, mangiare, assumere una posizione comoda e sicura nel letto, camminare: tutti interventi che non necessitano espressamente di una competenza di tipo infermieristico ma il cui svolgimento quotidiano permette di evitare serie complicanze - dalle lesioni da compressione all’isolamento sociale - e, più in generale, un progressivo aggravamento delle condizioni della persona, specie se anziana e confinata a letto.

Una convenzione ha regolato il rapporto tra l’istituto e la cooperativa condividendo un impegno comune a “progettare e attuare congiuntamente, tramite i propri esperti, le azioni formative secondo il quadro di riferimento costituito dagli standard professionali della qualifica, gli standard formativi dei corsi e gli standard di certificazione delle competenze acquisite, e progettare e realizzare lo stage”.

L’esperienza formativa ha favorito la preparazione degli allievi facilitandone l’inserimento e mettendoli in condizione di realizzare una valida esperienza di approccio alla realtà produttiva in conformità con gli obiettivi dell’iniziativa.

Le attività previste dal percorso formativo regionale si sono svolte presso le aule didattiche dell’istituto scolastico e sono state rivolte agli alunni delle classi 3S, 4V, 5T, vedendo coinvolti i coordinatori CIDAS nello sviluppo dei moduli didattici su: “Progettazione di interventi socio-sanitari nei diversi servizi sul territorio”, “Principali tecniche di animazione”, “Tecniche comunicative in relazione alle condizioni dell’utenza” e “Profilo professionale dell’OSS, la rete dei servizi per le diverse tipologie d’utenza, i piani assistenziali/educativi/riabilitativi”. Inoltre i ragazzi hanno potuto svolgere 250 ore di tirocinio nelle case residenza per anziani che la cooperativa gestisce in tutto il territorio di Ferrara, potendo mettere in pratica le nozioni apprese sotto la supervisione di personale esperto.

 

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Questa mattina il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, organo del Consiglio d'Europa, ha pubblicato un report sulla visita effettuata in Italia nei mesi scorsi e durante la quale i membri del Comitato avevano visitato alcune carceri del nostro paese."Quello che emerge nel report - il commento di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - è una situazione che denunciamo da diverso tempo e che abbiamo avuto modo di segnalare anche al CPT, incontrato da noi durante la loro visita. La spinta riformatrice post sentenza Torreggiani si è fermata e questo ha prodotto e sta producendo un peggioramento delle condizioni di detenzione, con situazioni gravi sulle quali chi ha responsabilità politiche dovrebbe intervenire con urgenza".

I membri del CPT, tra i vari istituti, hanno visitato anche Viterbo e Biella. In queste carceri erano già emerse numerose denunce da parte di detenuti che segnalavano episodi di violenza subiti da parte degli agenti di polizia penitenziaria. Il Comitato ha ritenuto che la documentazione supportasse la veridicità delle accuse di maltrattamenti. "Questi casi di violenze erano stati oggetto di esposti da parte della nostra associazione - sottolinea ancora Gonnella. A maggior ragione dopo la pubblicazione del rapporto del CPT auspichiamo che ci sia una accelerazione sia nell'indagine amministrativa che in quella penale. Sarebbe anche importante che arrivasse il segnale esplicito da parte del governo intorno all'assoluto e categorico divieto di uso arbitrario della forza. Sappiamo che questi episodi non accadono dappertutto e dunque, a maggior ragione, è possibile un'opera di prevenzione. Nel rapporto si legge come, tra gennaio 2017 e giugno 2019, il numero di agenti sottoposti a procedimento disciplinare per fatti di maltrattamenti sia pari a 11 unità. 52 sono invece coloro che sono sottoposti a procedimento penale. La maggior parte di questi fatti è ancora pendente dinanzi alla magistratura".

Altra importante questione sollevata dai membri del Consiglio d'Europa riguarda la sorveglianza dinamica, ovvero la possibilità per i detenuti di poter uscire dalle proprie celle durante il giorno. "E' necessario - secondo il presidente di Antigone - che, come suggerito dal CPT, questo progetto avviato qualche anno fa si rivitalizzi. Si tratta di evitare che i detenuti trascorrano chiusi nelle celle l'intera giornata, ma che possano svolgere attività in comune dotate di senso. Purtroppo il Comitato ha rilevato come questo in alcune carceri non accada".

Sull'isolamento poi il Comitato per la Prevenzione della Tortura è stato netto, chiedendo l'abolizione dell'isolamento diurno. "Anche in questo caso, la richiesta del CPT è totalmente in linea con quello che Antigone auspica da diversi anni. Lo scorso anno - sottolinea Patrizio Gonnella - era stata anche presentata una proposta di legge che, al suo interno, aveva proprio la richiesta - tra le altre - di abolire questa pena che, di per sé, configura un trattamento disumano e degradante. Anche su questo - conclude Gonnella - sarebbe importante che arrivassero risposte coerenti da parte di chi ha responsabilità politiche. In questo caso la decisione spetta oltretutto direttamente al Governo e al Parlamento in quanto l'isolamento diurno è una pena disciplinata dall'art. 72 del codice penale su cui gli organi legislativi possono intervenire direttamente".

Infine, altro elemento che il CPT mette in risalto, riguarda la questione dei detenuti affetti da patologie psichiatriche. I membri del Comitato ricordano i casi di reclusi rimasti in carcere in attesa di essere trasferiti in strutture apposite. "Sarebbe importante che non vi sia mai la permanenza in carcere di persone affette da disturbi psichiatrici le quali sono in attesa di ricovero in una Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza. Non si può affidare allo staff penitenziario la gestione di casi così complessi. E' necessario che i servizi di salute mentale territoriale si facciano del tutto carico di queste situazioni" è il commento del presidente di Antigone.

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Oggi in Svezia la fondazione svedese CHILD10, impegnata nel sostenere i diritti dei minori nel mondo, e in particolare di quelli coinvolti in situazioni di tratta e sfruttamento, consegna il Child10 Award 2020 a Glauco Iermano, coordinatore dell'Area Minori Stranieri non accompagnati della cooperativa sociale Dedalus di Napoli.

Il premio, che per la prima volta va a un italiano, viene assegnato a Iermano, operatore sociale con vent'anni di esperienza e dal 2007 socio della Cooperativa sociale Dedalus, per il grande lavoro fatto con i ragazzi e le ragazze stranieri sul territorio napoletano negli ultimi quindici anni. Otre 4000 ragazzi seguiti e salvati dalla trappola dello sfruttamento e del traffico di esseri umani, circa 150 accolti nelle case, quasi mille corsi di lingua italiana e 150 tirocini lavorativi attivati, di cui circa il 30% ha generato lavoro stabile, numerosi interventi per l'autonomia abitativa, il supporto scolastico, e i laboratori dove conoscersi e divertirsi.

"Questo premio internazionale rappresenta – ha dichiarato Iermano – un riconoscimento non solo per me e per la cooperativa Dedalus, ma per tutte e tutti gli educatori ed educatrici delle tante organizzazioni di cittadinanza attiva e del privato sociale che in Italia e nel Mezzogiorno, attraverso il loro lavoro non si limitano a tutelare i diritti delle persone più in difficoltà ma costruiscono nel concreto esperienze e comunità dove la convivenza tra differenze diventa occasione di crescita individuale e collettiva e non un problema da eliminare".

Child 10, fondazione svedese impegnata nel sostenere i minori e le fasce vulnerabili nel mondo, dal 2014 consegna ogni anno un premio a 10 esponenti di organizzazioni del mondo che si sono distinti nel lavoro sociale ed in particolare nel sostegno e cura dei minori. Durante la cerimonia in Svezia a ogni vincitore vengono inoltre consegnati 10.000 dollari al fine di rafforzare, sviluppare e sostenere le attività di recupero dei ragazzi che hanno bisogno di tutela e cura.

"Solo creando una società dell'accoglienza, in cui lo straniero è percepito come una risorsa e non come una minaccia – ha continuato Iermano - è possibile costruire cose positive, mentre le politiche dell'odio e della speculazione rischiano di rovinare il futuro. Questo premio deve essere quindi un'opportunità per "comunicare il sociale", ampliare progetti e realizzare cose future".

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Lo staff di "Attimi di vita in punta di piedi" ringrazia di cuore tutti coloro che hanno creduto nella manifestazione e che ci hanno aiutato nella perfetta riuscita della stessa. Siamo tutti insieme protagonisti di un "evento", destinato rapidamente ad entrare nel cuore di tutti. Il successo della manifestazione, andata oltre ogni più rosea aspettativa, è il frutto di mesi di lavoro e la conferma che la serietà, la tenacia e la solidarietà restano valori grazie ai quali è possibile ambire a qualsiasi traguardo.

Con queste parole Lucia Di Luzio e Rita Gentile hanno dato notizia, attraverso la pagina Facebook della rassegna, della donazione di 13.042 euro effettuata a favore dell'Area Giovani del CRO di Aviano. La manifestazione "Attimi di vita in punta di piedi", giunta alla 7^ edizione e organizzata da associazione StudioDanza e studio fotografico Fb Uno per raccogliere fondi a favore dell'Area Giovani del CRO di Aviano, ha visto la collaborazione di Comune di Maniago, C'entro anch'io, Confcommercio delegazione di Maniago e Pro Maniago.

Tenutasi al Teatro comunale Verdi di Maniago il 15, 16 e 17 novembre scorsi con la partecipazione di una trentina tra le più prestigiose scuole di danza del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, ha potuto contare quest'anno anche sul supporto di Casa Carli e del suo laboratorio Officina Creativa, acquistando le cui creazioni è stato possibile sostenere la raccolta fondi. Raccolta che ha beneficiato, altresì, della vendita dei biglietti per l'ingresso alle tre serate, nonché delle donazioni degli sponsor di Maniago e del territorio che non hanno voluto far mancare la loro vicinanza ad Area Giovani CRO.

Il video "La felicità", proiettato al Teatro Verdi ogni sera prima dell'apertura delle danze, ha raccontato il coinvolgimento dei beneficiari della Comunità residenziale Casa Carli e del Gruppo appartamento Girasole di Maniago  - servizi della disabilità entrambi gestiti dalla Cooperativa sociale Itaca - insieme alle allieve ed insegnanti dell'associazione StudioDanza in un progetto più ampio, un percorso di danzaterapia partito proprio in occasione di questa edizione di "Attimi di vita in punta di piedi". Magnifiche e magnifici interpreti sono Rossella, Pinki, Sarah, Veronica, Erica, Patrich, Daniele, Michele, Michela, Mary, Giovanni. Movimenti coreografici di Rita Gentile e Daniela Baldin, fotografia di Lucia Di Luzio, voce narrante di Luciano Roman (che ha accompagnato con calore le tre serate al Teatro Verdi).

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia
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