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Domenica, 25 Ottobre 2020

Mercoledì, 22 Gennaio 2020 - nelPaese.it

DSA: cosa sono e come si interviene?  Il centro psicopedagogico Zetesis, in via Clanio 8 offre la possibilità di frequentare gratuitamente nei giorni a partire dal 22 gennaio delle sessioni informative gratuite, per insegnanti, genitori, pedagogisti ed educatori sui DSA.

Con l’acronimo DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) si intende una categoria diagnostica, relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento che appartengono ai disturbi del neurosviluppo. Questa categoria riguarda i disturbi delle abilità scolastiche, ossia Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia.

Gli incontri saranno sostenuti dalla Dott.ssa Assunta D’Abrosca – Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale. Ecco l’elenco delle sessioni: cosa si intende per DSA e come si manifestano, iter diagnostico e normativa di riferimento. Come si interviene: dalla didattica agli aspetti emotivi e motivazionali dei DSA.  Si tratta di una grande occasione di formazione di alto livello scientifico, per di più gratuita, offerta dalla cooperativa Zetesis.

Questa importante iniziativa di Zetesis si inserisce nella cornice del progetto della Comunità Educante.  “Per educare un fanciullo serve un intero villaggio”, per questo è necessario che le famiglie, le varie agenzie locali del privato sociale, istituzionali, ecclesiali e scolastiche si mettano in connessone per agire in sinergia sul piano civico e pedagogico per il contrasto alla povertà educativa.

Questa rete si ritroverà in strada a Caserta l’8 ed il 9 maggio per il Festival della Comunità Educante.

Zetesis nasce nel 1998 per volontà di un gruppo di professionisti della salute mentale e dell’educazione con l’obiettivo di confrontarsi sul tema della prevenzione del disagio psicologico. Zetesis si occupa di prevenzione, scuola e formazione. Gestisce una scuola dell’infanzia a Caserta, il Bosco Incantato, dove mette in pratica il metodo pedagogico dello Sviluppo Integrato. Si tratta di un metodo all’avanguardia basato sul potenziamento dell’intelligenza emotiva, praticato da molte realtà educative. Proprio la scorsa settimana, la cooperativa casertana ha inaugurato D.E.A.A.: Donne, Empowerment, Ascolto e Autodeterminazione, sportello violenza di genere.

Per partecipare al percorso di formazione sui DSA è necessario iscriversi inviando una mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Pubblicato in Campania

Sul tema dei cambiamenti climatici, una delle incognite maggiori riguarda l'impatto del riscaldamento globale in Antartide. Una fusione accelerata della calotta polare è già stata rilevata dalla comunità scientifica, soprattutto nelle zone costiere, ma secondo alcuni modelli di circolazione atmosferica, il riscaldamento potrebbe essere accompagnato anche da precipitazioni più intense sul continente bianco.

Se questa ipotesi fosse vera la perdita di massa della calotta glaciale potrebbe essere in parte controbilanciata dall'aumento di precipitazione nevosa. Conseguentemente il fenomeno dell'aumento del livello dei mari potrebbe essere stimato in modo più accurato. I dati raccolti dal progetto EAIIST serviranno agli scienziati francesi, italiani e australiani per verificare l'attendibilità di questa ipotesi controllando se sia realmente aumentato l'accumulo di neve sul plateau antartico.

La traversa scientifica EAIIST è partita dalla stazione Concordia il 7 dicembre 2019 ed è rientrata il 17 gennaio 2020. Composta da dieci persone, due italiani e otto francesi, ha attraversato 800 km di plateau antartico fino a raggiungere l'area delle "megadune". Queste sono strutture uniche sulla Terra: superfici dall'apparenza vetrosa dove il ghiaccio è liscio e scoperto con ondulazioni su larga scala, invisibili a occhio nudo, ma rilevabili da satellite.  

Durante il viaggio il personale è stato impegnato in numerose attività: sono stati raccolti campioni di neve, sia superficiali che profondi, che consentiranno di migliorare le conoscenze sui fenomeni di circolazione atmosferica e di trasporto all'interno del continente, nonché di verificare l'arrivo di contaminanti di origine antropica. Sono state inoltre installate sei nuove stazioni sismiche equipaggiate con sensori a larga banda e cinque nuove stazioni GPS che permetteranno uno studio degli eventi sismici e delle micro-deformazioni connessi alle dinamiche glaciali. Sono stati realizzati inoltre rilievi fotogrammetrici superficiali del plateau e rilievi georadar per un totale di circa 1200 km, per lo studio dell'accumulo nevoso e la stratificazione nelle diverse aree attraversate. La storia climatica dei siti attraversati sarà ricostruita attraverso lo studio e l'analisi dei quasi 1000 metri di carote di ghiaccio raccolte.

Numerose le competenze presenti sul campo: dalla fisica della neve, alla geofisica, geochimica, chimica dell'atmosfera e meteorologia. Le misure al suolo saranno poi correlate con i dati da satellite e completate da studi di laboratorio.

Il direttore del progetto è Joël Savarino, ricercatore francese del CNRS, l'Institut des géosciences de l'environnement (CNRS/Université Grenoble-Alpes/IRD/Grenoble INP); per l'Italia il responsabile del progetto è la professoressa Barbara Stenni dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Hanno inoltre partecipato alla traversa anche Andrea Spolaor (CNR-ISP) e Graziano Larocca (INGV). Oltre agli scienziati partecipanti alla spedizione, saranno circa quaranta i ricercatori provenienti da una quindicina di laboratori italiani, francesi e australiani che lavoreranno sui dati raccolti.

Il costo del supporto logistico, inclusi gli stipendi del personale, supera il milione di euro. L'agenzia francese "Agence nationale de la recherche" e la Fondazione BNP Paribas hanno finanziato l'impresa con ulteriori 1,6 milioni di euro.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Ancorata agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, aperta all’Europa, improntata all’innovazione tecnologica. È la programmazione di CSVnet per l’anno in corso, approvata sabato scorso a Roma dall’assemblea dei Centri di servizio per il volontariato italiani.

Un passaggio per nulla rituale, perché attraverso questo documento l’associazione espone i contenuti su cui ha scelto di lavorare e soprattutto gli obiettivi della propria azione. Che sono essenzialmente quattro. Il primo è il rafforzamento della rete dei Csv quale “sistema nazionale”, dentro una cornice condivisa di “elementi identitari comuni”.

Le attività illustrate nel documento, presentato dalla vice presidente Chiara Tommasini, richiamano costantemente “un livello superiore” attraverso cui ogni Csv – pur mantenendo una storia e una propria riconoscibilità – “fa sintesi del proprio ruolo e aumenta nel contempo la sua importanza sul territorio”. Va ad esempio in questa direzione la campagna triennale di comunicazione presentata in assemblea, che comincerà a prendere forma nei prossimi mesi: una campagna volta ad aumentare nel primo anno la visibilità della rete dei centri presso l’opinione pubblica attraverso un’immagine definita e coerente in tutta Italia. Uno sforzo rilevante, sulle cui implicazioni ideali si cercherà anche di attivare un dibattito pubblico con le varie espressioni associative del volontariato.

Il secondo obiettivo è consolidare l’autorevolezza della rete come “riferimento nazionale” sul volontariato e come “componente fondamentale del terzo settore”. Finalizzate a questo saranno il consolidamento dei rapporti con le istituzioni locali e nazionali, la realizzazione di studi e ricerche, la diffusione delle buone pratiche e conoscenze acquisite “sul campo”, nonché di tutte le attività utili a dimostrare come i Csv interpretano la centralità assegnata loro dalla riforma.

Il terzo obiettivo che CSVnet si pone è rendere continuamente disponibili gli scenari, i dati, le metodologie e le competenze, anche di respiro internazionale, attraverso cui i Csv possano “rispondere con efficacia ai cambiamenti e realizzare al meglio la loro programmazione sui territori”. In proposito il documento, oltre a un intenso piano di formazione continua (anche per i dirigenti), prevede tra l’altro la creazione di un Ufficio legislativo e giuridico sul terzo settore, il coordinamento delle aree di consulenza dei centri, la costituzione di un gruppo permanente di lavoro sull’innovazione tecnologica.

Il quarto obiettivo riguarda la rendicontazione e la trasparenza: “Aspirare ad essere sistema, - si legge nella programmazione, - implica anche l’uso di procedure che, in modo oggettivo, contribuiscano a dimostrare la sua utilità per i cittadini”. Avvalendosi delle conoscenze più avanzate sul tema, si punterà dunque a diffondere nella rete metodologie condivise per consentire a tutti di valutare e “rendersi conto” dell’attività dei centri.

Tra le altre azioni previste dalla programmazione 2020 – ognuna delle quali si connette ad uno o più dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile indicati dall’Onu – citiamo anche la presentazione della prima ricerca nazionale sul volontariato degli immigrati (aprile), la XX conferenza nazionale di CSVnet (Torino 25-28 giugno), iniziative sul ruolo delle pubbliche amministrazioni nel promuovere la cultura del volontariato (previsto dalla riforma del terzo settore), sul dono, sul servizio civile, sulla scuola ecc.

“Questo sarà l’anno in cui tirare le somme da diversi punti di vista, - ha affermato il presidente di CSVnet Stefano Tabò durante l’assemblea, - per decidere chi vorremo essere nei prossimi anni. Per questo la programmazione contiene un numero impressionante di attività, molte delle quali collocate in una prospettiva pluriennale. Ci è richiesto di operare con armonia, di evitare dispersioni, di usare linguaggi nuovi per farci capire da tutti. Ci sarà d’aiuto il fatto che in questa fase storica in Italia si sta tornando a parlare molto di volontariato: quella di Padova Capitale europea del volontariato 2020 sarà in tal senso un’occasione fondamentale per evidenziare e rilanciare anche il ruolo dei Csv”.

Pubblicato in Economia sociale

Appuntamento in biblioteca. Al mattino presto, o anche in serata, dopo il lavoro. Per uno scambio culturale, un caffè letterario, un laboratorio musicale, un workshop di scrittura creativa. Per una caccia al tesoro tra i classici, per fare booksharing, o bookcrossing. Ma c’è anche la “biblioteca on the road”, che si muove in camper e va negli ospedali o nelle case di riposo. Quella che scende in piazza, per raccontare le storie ai passanti. C’è la biblioteca “a domicilio”, rivolta a persone svantaggiate, quella che propone “letture in famiglia”. 

Sono alcune delle iniziative che si realizzeranno attraverso il “Bando Biblioteche e Comunità”, promosso dalla Fondazione CON IL SUD e dal Centro per il libro e la lettura, in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), con l’obiettivo di valorizzare il ruolo delle biblioteche comunali nel Sud Italia come luoghi di inclusione sociale e spazi di rigenerazione urbana. 

Le iniziative selezionate coinvolgeranno decine di biblioteche comunali in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia che hanno ottenuto la qualifica di “Città che legge” per il biennio 2018-2019. 

Gli 11 progetti selezionati (su un totale di 68 proposte pervenute) coinvolgeranno 119 organizzazioni fra Terzo settore, pubblico e privato (con una media di 10 partner per iniziativa); 37 biblioteche comunali e interverranno in tutte le regioni: 3 in Puglia (province di Lecce, Foggia e Bari), 2 in Sicilia (province di Agrigento e Messina), 2 in Sardegna (province di Oristano e Cagliari), 2 in Campania (province di Caserta e Salerno), 1 in Calabria (provincia di Cosenza) e 1 multiregionale (Campania e, prevalentemente, Basilicata – province di Salerno e Potenza). Qui le schede dei progetti. 

“Le biblioteche possono essere uno strumento potentissimo di coesione e inclusione sociale e non possono essere relegate ad un ruolo di secondo piano nel panorama culturale - ha dichiarato Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione CON IL SUD - I dati Istat e dell’Osservatorio Con i Bambini ci mettono davanti ad uno scenario preoccupante: un divario Nord-Sud che, come in altri ambiti, è chiaramente acuito dalla scarsità dell’offerta. E’ con questo obiettivo che la Fondazione sostiene i progetti: ampliare l’offerta attraverso soluzioni nuove, capaci di andare incontro alle diverse esigenze, in grado di rendere le biblioteche dei luoghi aperti, attrattivi, accessibili anche per chi tradizionalmente è escluso da questo mondo”. 

“Quello che il termine Biblioteca evoca nell’immaginario di molti – ha dichiarato Angelo Piero Cappello, Direttore del Centro per il Libro e la Lettura – è un luogo desolato e polveroso, triste e inospitale, popolato solo di tanti scaffali e vecchi libri ingialliti. La vitalità e la progettualità che le iniziative qui premiate dimostrano ci pongono davanti a tutt’altro scenario, specie in quella parte del nostro Paese dove più difficoltoso sembra essere l’accesso alla lettura: la biblioteca come luogo di vita e di rivalsa, la lettura come progetto di coesione sociale e di integrazione, di sviluppo e di crescita. Insomma, la biblioteca oggi è qualcosa di vitale e dinamico al contempo, un luogo simbolo da dove ripartire per vincere la battaglia contro l’esclusione sociale.”

Si punta, da un lato, al miglioramento dell’accesso agli spazi (extra-orario, serale, nel fine settimana), al potenziamento del patrimonio bibliotecario (letterario, audiovisivo, musicale, multimediale, ICT, etc.) e ai servizi di supporto alla lettura e allo studio; dall’altro, sono state selezionate iniziative che promuovano modalità innovative di partecipazione, di confronto e di coinvolgimento di persone svantaggiate e tradizionalmente escluse dai processi culturali.  

Complessivamente, gli interventi saranno sostenuti con quasi 1 milione di euro, messi a disposizione, in egual misura, dalla Fondazione CON IL SUD e dal Centro per il libro e la lettura a valere sul Fondo per la promozione del libro e della lettura. 

Scenario

Secondo l’ultimo Focus Istat sulla fruizione delle biblioteche nazionali (dicembre 2019), nel Nord-Est gli utenti delle biblioteche (21,7%) sono il doppio che al Sud (8,6%) e nelle Isole (9,1%). In coda Sicilia (6,9%), Campania (7,7%) e Calabria (8,8%). Fa eccezione la Sardegna, in linea con la media nazionale (15,9%). Il dato geografico è molto influenzato dall’offerta: in Sicilia, dove c’è la più bassa quota di fruitori (6,9%) si riscontra anche una scarsa presenza di biblioteche (18,4 ogni 100.000 abitanti). A Bolzano, dove la quota di fruitori sfiora il 37%, le biblioteche sono più diffuse (43,5 ogni 100.000 abitanti). Il risultato è che per ogni utente residente nel Sud si contano 2,5 utenti nel Nord.

Anche i dati dell’Osservatorio povertà educativa Openpolis – Con i Bambini (gennaio 2020) - che prende in considerazione la presenza di biblioteche nelle prime 15 province italiane per tasso di famiglie in disagio -  non sono incoraggianti. Con 3,6 biblioteche ogni 1.000 minori, Cosenza è l'unica a superare la media nazionale (2,7). Seguono Palermo e Salerno, rispettivamente a quota 2,4 e 2,2 strutture per 1.000 residenti tra 6-17 anni. Chiudono invece la classifica Caltanissetta (1,3), Caserta (1,2) e all'ultimo posto Barletta-Andria-Trani, con meno di una biblioteca ogni 1.000 minori (0,7). Indipendentemente dall'area considerata, i comuni delle province con più famiglie in disagio hanno meno biblioteche rispetto alla media nazionale.

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

In relazione all'importantissima operazione di polizia, che ha portato all'arresto dio 34 persone e condotta dagli uomini del comando provinciale dei Carabinieri al comando del Gen. Giuseppe La Gala e coordinata dalla Direzione investigativa antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, l'associazione antiracket “Sos Impresa-Rete per la Legalità” esprime il suo più sentito riconoscimento agli uomini delle Forze dell'Ordine e alla magistratura per aver individuato e fermato un sodalizio criminale che da almeno un anno si stava sostituendo al già decapitato storico clan dei Vollaro in tutta l'area vesuviana.

"Questa operazione conferma ancora una volta che lo Stato è più forte della camorra e di tutti i suoi affiliati, - ha dichiarato Luigi Cuomo presidente di SOS IMPRESA RplL. - Liberare i nostri territori dalla criminalità e lavorare per uno sviluppo economico sano e libero dalle mafie è possibile, - ha proseguito Cuomo - e se, alla eccezionale efficienza e competenza della Magistratura napoletana e delle forze dell'ordine impegnate contro la camorra, si unirà una nuova e più forte collaborazione dei cittadini e di tutti i commercianti ed imprenditori onesti l'obiettivo di liberare Napoli e tutta la Regione Campania dalla presenza parassitaria e violenta della camorra potrà essere un obiettivo conseguibile in breve tempo ed in modo duraturo".

Cuomo ha infine ricordato il numero verde dell'associazione a cui tutti possono rivolgersi per chiedere aiuto e solidarietà anche per organizzare il coraggio e la collaborazione con le forze dell'ordine: 800 900 767.

"Esortiamo tutti i colleghi commercianti e vittime di queste nuove organizzazioni criminali – ha dichiarato Sergio Vigilante, già presidente dell'associazione antiracket di Portici- a dare la massima collaborazione alle forze dell'ordine nell'interesse delle nostre imprese e del nostro territorio che già da troppo tempo subisce la presenza prepotente e criminale di famiglie di delinquenti ed estortori. Liberare l'economia legale dalle mafie –ha proseguito Vigilante- è interesse di tutti, non solo degli operatori economici, e quindi è necessario che tutta la società civile incoraggi la denuncia di chi può aiutare le forze dell'ordine e difendere la libertà di tutti.  

 

 

 

 

Pubblicato in Campania

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime solidarietà all’Agesci Sicilia, che ha subito tre atti intimidatori, in pochi mesi, contro proprie sedi a Marsala (Tp), Mineo (Ct) e Ramacca (Ct).  Azioni vili, con cui si intende punire l’organizzazione scout per aver deciso di gestire un immobile confiscato alla mafia.

"Siamo vicini a un’associazione impegnata fin dalla sua fondazione nell’educare i giovani alla cura e al rispetto della natura, alla lealtà, alla legalità - dichiara il Cnca - valori in cui si riconosce pienamente anche la nostra Federazione. Invitiamo tutta la società civile a stare pubblicamente al fianco dell’Agesci Sicilia e a non temere di denunciare gli atti di violenza e intimidazione compiuti da Cosa nostra nel territorio siciliano".

 

Pubblicato in Sicilia

Francesco Di Leva apre le porte del camerino mentre è alle prese con trucco e vestiti. Al Nest di San Giovanni a Teduccio, periferia orientale di Napoli, va in scena “12 baci sulla bocca” (regia di Mario Gelardi, con Stefano Meglio, Francesco Di Leva, Andrea Vellotti, 2009), lo spettacolo che la Compagnia Nest porta in scena da 10 anni in tutta Italia. Con la consueta disponibilità inizia a spiegare il tema di questo testo teatrale a mezz’ora dall’entrata in scena.

Nonostante il successo Di Leva è ancora lì, nel “suo” teatro di periferia dove lo aspettano oltre 100 spettatori in un sabato sera di gennaio. “Questo spettacolo nasce undici anni fa per la nostra volontà e quella di Mario Gelardi dopo il caso di cronaca in cui un ragazzo fu massacrato di botte a Roma perché omosessuale. Oggi le cronache propongono fatti simili nel 2020 mentre ognuno deve vivere la vita liberamente”.

Dal solito ruolo di boss a quello di un giovane gay ambientato negli anni ’70 della vita due fratelli, di cui uno neofascista. La sala strapiena conferma la scommessa vinta del Nest: “abbiamo visto crescere questo teatro come un bambino, per questo spettacolo abbiamo una lista di attesa infinita ma la sala è sempre piena. Ci sono abbonati del territorio ma questo è diventato un teatro di tutta la città”. A dare ulteriore visibilità a questa esperienza è stato anche il successo del Sindaco del rione Sanità di Mario Martone, il film che ha ricevuto premi e riconoscimenti a livello nazionale. “Però vorrei che non si parlasse più di periferia. Ci sono teatri e l’università, siam a due chilometri dal centro”. È, però, vero che se la periferia si è avvicinata al centro turistico è grazie all’impegno di tante realtà sociali e culturali come il Nest. “Guarda, dieci anni fa abbiamo iniziato lavorando su ciò che avevamo su questo territorio: solo la camorra. I nostri slogan e la nostra comunicazione teatrale aveva questo tema. Poi a un certo punto devi anche smettere. Altrimenti il processo non si innesca mai e mio figlio fra un decennio starà dicendo ancora ‘basta periferia, abbattiamo i muri’. Abbiamo tanti problemi ma qui stanno avvenendo delle cose bellissime, se pensiamo che ogni giorno vengono 4mila studenti universitari in questo quartiere”.

Francesco si aggiusta la tuta e la canotta nere di scena mentre parla con naturalezza del suo impegno, eppure di fronte al suo successo verrebbe da chiedere “chi te lo fa fare”: “chi ha un’appartenenza non se la pone proprio la domanda, mi stranisce che mi venga posta. Io voglio vivere nel mio quartiere, abitare vicino a te che conosco da piccolo e voglio che la gente del mio quartiere possa usufruire del teatro e della nostra arte, voglio andare a casa dei miei genitori o i panifici dei miei parenti. Per quale motivo dovrei andare via? Una motivazione politica? O per la camorra? La camorra proviamo a combatterla. Andare a Milano o Roma senza sapere con chi puoi condividere una serata? Voglio stare qua e non si tratta di ‘resistere’ ma voglio una normalità: da questa esperienza ci guadagno la possibilità che i miei figli possano restare qui dove vive la loro famiglia”.

Si alza il sipario, si accendono le luci, parte la musica: ecco sul palco il sindaco del rione San Giovanni, uno dei migliori attori italiani lo trovate nel “suo” teatro di periferia.

Pubblicato in Cultura

“La persona che ero una volta non esiste più. Dicono che siamo in Europa, ma mi sembra che qui si viva peggio che in molti posti in Africa. Questa è la periferia invisibile dell’Europa”. Sono le parole di A., 30 anni, che proviene dal Niger.

Di notte vivono in baraccopoli, aree industriali dismesse e casolari fatiscenti, senza acqua potabile e in pessime condizioni igienico-sanitarie, di giorno lavorano duramente nei campi nella raccolta di frutta e ortaggi, in uno stato di esclusione che spesso riguarda anche la possibilità di ricevere cure mediche.

Sono i circa 2.000 braccianti migranti in Basilicata, le cui “vite a giornata” scorrono sul territorio di sgombero in sgombero, di ingaggio in ingaggio, in cerca di una sistemazione umana e dignitosa.

È la fotografia scattata dal rapporto “Vite a giornata. Precarietà ed esclusione nelle campagne lucane”.  Tra luglio e novembre 2019 abbiamo offerto cure mediche e orientamento socio-sanitario in 7 insediamenti informali, tra cui l’ex-Felandina. A dicembre 2019 abbiamo passato il testimone all’associazione locale LOE-UISP, della quale fanno parte anche medici volontari, a cui sono stati donati il camper dell’unità mobile, le attrezzature mediche e le scorte di farmaci.

Diritto alla salute negato

L’intervento, in collaborazione con le Aziende Sanitarie Locali, è stato realizzato mediante una clinica mobile che in 5 mesi ha effettuato 910 visite mediche, identificando in 785 casi condizioni mediche legate in particolare alle difficili condizioni di lavoro e di vita. In 1 paziente su 3 sono state riscontrate infiammazioni muscoloscheletriche, mentre 1 su 4 ha manifestato disturbi riconducibili alla situazione insalubre negli insediamenti informali, come problemi gastrointestinali e respiratori, dermatiti e reazioni allergiche.

Sono stati inoltre registrati 51 casi di malattie croniche come diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, respiratorie e nefrologiche per la maggior parte indentificate per la prima volta durante le visite con MSF.

In questo quadro, più di 1 paziente su 2 ha manifestato problemi di accesso al sistema sanitario, sebbene oltre il 30% abbia dichiarato di essere in Italia da più di 8 anni. Sul totale delle persone assistite, solo il 43% era in possesso di una tessera sanitaria in corso di validità, mentre il 27% aveva una tessera sanitaria scaduta e, nonostante avesse un permesso di soggiorno in corso di validità, non era in grado di rinnovarla per barriere amministrative legate all’impossibilità di eleggere una residenza. Il 28% ha dichiarato di non aver mai avuto una tessera sanitaria né un codice STP, solo il 2% era in possesso di un codice STP.

Le raccomandazioni di MSF

Questo intervento in Basilicata evidenzia come il Sistema Sanitario Nazionale non si sia ancora adeguato ai bisogni dei lavoratori soggetti ad alta mobilità e come le barriere amministrative non garantiscano alle persone l’accesso ai servizi di medicina generale.

Sulla base di queste premesse, raccomandiamo alle autorità locali di “abbattere le difficoltà di accesso al sistema sanitario attraverso l’attivazione di ambulatori di medicina dedicati nei territori in cui si registra una forte presenza di stranieri, anche a carattere regionale; servizi di mediazione linguistico-culturale nelle strutture sanitarie; programmi di formazione per il personale socio-sanitario sull’approccio interculturale così come indicato nel piano socio-sanitario della Regione Basilicata 2018-2020; definire strategie di lungo periodo per garantire soluzioni abitative dignitose alle persone di origine straniera presenti sul territorio, distinguendo fra le soluzioni stagionali e quelle rivolte a coloro che decidono di stanziarsi nella regione”.

Storia di S., rifugiato con invalidità motoria

S. ha 29 anni, viene dall’Eritrea ed è un rifugiato politico. Alla nostra équipe ha raccontato che a 12 anni, nel tentativo di fuggire all’arruolamento forzato nel suo Paese, è rimasto coinvolto in un violento incidente che gli ha compromesso l’uso di una gamba. È arrivato in Italia quattro anni fa ed è stato inizialmente ospitato in un centro di accoglienza a Venezia. Qui è stato operato all’anca e gli è stata accertata una parziale invalidità dovuta all’incidente. Una volta uscito dall’ospedale non è più potuto rientrare nel centro di accoglienza e ha vissuto insieme ad un amico, guadagnandosi da vivere lavorando come panettiere.

Nell’estate del 2019 ha perso il lavoro e si è ritrovato in difficoltà, senza alcuna possibilità di pagare l’affitto. Ha chiamato alcuni amici in Basilicata che gli hanno consigliato di raggiungerlo all’ex-Felandina; gli hanno detto che la situazione abitativa non era delle migliori, ma che c’era lavoro. Non aveva altra scelta, ha preso un treno e si è diretto a Metaponto.

Quando è arrivato all’ex-Felandina non poteva credere a quello che vedeva. Intanto per lui anche lavorare nei campi si è rivelato problematico poiché i datori di lavoro, considerando la sua invalidità, non lo assumevano. Si è ritrovato bloccato, senza speranza.

In queste circostanze è avvenuto l’incontro con l’équipe di MSF. Nel frattempo, ad agosto, l’insediamento dell’ex-Felandina è stato sgomberato e S. ha cercato ospitalità da amici a Metaponto continuando a nutrire un forte disagio per l’assenza di prospettive nella sua vita. Lo abbiamo aiutato S. ad accedere al sistema sanitario e lo ha riferito al Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI), richiedendo l’inserimento in un progetto di accoglienza. Da ottobre 2019 S. è ospite di un progetto SIPROIMI a Matera dove sta anche svolgendo un corso intensivo per migliorare la conoscenza della lingua italiana. Vuole prendere la patente di guida e trovare un lavoro.

Pubblicato in Lavoro

L'elio (He), il più leggero tra i gas nobili, può dare un importante contributo alla comprensione dei processi che controllano il trasferimento dei gas attraverso la crosta terrestre e può essere utile come strumento per investigare e monitorare le deformazioni delle rocce terrestri che, in alcuni casi, possono anche generare eventi sismici.

Questi sono i risultati di uno studio multidisciplinare dal titolo "Continental degassing of helium in an active tectonic setting (northern Italy): the role of seismicity" condotto dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dall'Università di Palermo, appena pubblicato sulla rivista internazionale "Scientific Reports" di Nature.

"La produzione di elio radiogenico nella crosta terrestre (ossia quello prodotto dal decadimento naturale di uranio e torio) e la sua diffusione su scale temporali anche di milioni di anni può non essere il processo principale che regola il trasferimento di questo gas attraverso la crosta terrestre verso l'atmosfera", affermano gli autori dello studio, coordinati da Antonio Caracausi, ricercatore dell'INGV. "Il trasporto di sostanze gassose attraverso la crosta terrestre, invece, può anche avere una componente episodica, determinata dalla deformazione di volumi rocciosi, cui può associarsi la sismicità".

I ricercatori hanno studiato le dinamiche che regolano questo fenomeno in aree continentali caratterizzate dalla presenza di terremoti, per capire se il degassamento attraverso la crosta terrestre fosse dominato solo da processi di diffusione su lunghe scale temporali o se fosse anche legato allo stato di deformazione e fratturazione delle rocce.

"Abbiamo analizzato i gas rilasciati in atmosfera dai vulcani di fango che si trovano nelle località di Regnano e Nirano, in provincia di Modena", prosegue Antonio Caracausi. "Si tratta di strutture geologiche la cui formazione è legata all'emissione di fango misto ad acqua salata e gas, tra i quali metano, anidride carbonica, azoto e elio. Oltre alla composizione chimica, presso i laboratori geochimici della Sezione di Palermo dell'INGV abbiamo analizzato anche la composizione isotopica delle specie del carbonio e dei gas nobili presenti. Successivamente, l'Università di Palermo ha elaborato i modelli 3D dei serbatoi gassosi presenti nella crosta al di sotto dei vulcani di fango e che ne alimentano l'attività, unitamente all'assetto geologico-strutturale dell'area". In questo modo i ricercatori sono riusciti a stimare i volumi di gas contenuti nei serbatoi naturali.

"Ci siamo concentrati sull'elio (He) che, essendo un gas nobile, è caratterizzato dalla cosiddetta inerzia chimica ed è, quindi, un ottimo tracciante della sorgente da cui deriva (mantello, crosta o atmosfera). Le diverse sorgenti, infatti, sono caratterizzate da un segnale isotopico nettamente differente e questo contribuisce ad identificare l'origine dei fluidi naturali".

Gli isotopi di elio (cioè atomi del gas con massa differente) contenuti nei fluidi esaminati hanno evidenziato in maniera inequivocabile che questo gas nobile contenuto nei serbatoi naturali al di sotto dei vulcani di fango di Nirano e Regnano è di origine crostale e che il contributo di elio dal mantello o dall'atmosfera può considerarsi trascurabile.  

Una volta calcolata la quantità di elio contenuta nei serbatoi naturali, è emerso che questa non può essere spiegata con l'accumulo dell'elio prodottosi nella crosta terrestre e trasferito poi nei serbatoi attraverso le rocce (sin dall'età di formazione dei serbatoi stessi da 1,8 a  4,5 milioni di anni). Gli autori, pertanto, affermano che "con studi sperimentali si è dimostrato che le rocce sottoposte ad uno sforzo rilasciano elio con maggiore facilità, grazie alla presenza di micro-fratture prodotte durante il processo di deformazione. Poiché l'area geografica studiata è sismicamente attiva, abbiamo innanzitutto indagato gli effetti delle deformazioni del suolo connesse alla sismicità locale, sulla base delle informazioni contenute nei cataloghi strumentali e storici dell'INGV".

 "Il nostro studio", afferma il ricercatore, "ha dimostrato che la produzione di elio radiogenico nella crosta e la sua diffusione su lunghe scale temporali può non essere il processo principale che regola il degassamento in aree continentali: i risultati dimostrano che il trasporto di sostanze volatili attraverso la crosta può anche avere carattere episodico, quindi impulsivo, in funzione della deformazione dei volumi rocciosi associata alla sismicità. L'importante conseguenza di questa ricerca è che l'emissione di elio può contribuire ad investigare e monitorare i cambiamenti nel tempo delle deformazioni crostali in funzione della tettonica. Questa specie gassosa può essere usata come tracciante geochimico per la comprensione della fase di preparazione dei terremoti laddove si abbia una buona conoscenza dell'origine dei fluidi nella crosta terreste, della dinamica della loro circolazione e dei processi che ne possono modificare quantità e composizione durante la loro migrazione verso la superficie", conclude il ricercatore.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

In occasione delle celebrazioni per i 20 anni di attività del Gavi, l'Alleanza Globale per i Vaccini, pronta a chiedere ai paesi donatori nuovi fondi, Medici Senza Frontiere (MSF) chiede un maggiore impegno affinché 55 milioni di bambini abbiano accesso al vaccino anti-pneumococcico ora che finalmente è disponibile una versione più economica. 

A dicembre 2019, il primo vaccino anti-pneumococcico in versione generica è stato  prequalificato dall'OMS, fornendo finalmente un'alternativa alle versioni di Pfizer e GlaxoSmithKline (GSK), fino ad oggi gli unici vaccini disponibili al mondo. Il nuovo vaccino, prodotto dal Serum Institute of India, dovrebbe avere un costo inferiore del 30% rispetto ai prezzi più bassi fissati da Pfizer e GSK a livello globale: si tratterebbe di un prezzo sostanzialmente più conveniente per i paesi a medio reddito, che rappresentano la parte più consistente dei 50 paesi che non hanno ancora iniziato a usare il vaccino, fondamentalmente a causa della sua inaccessibilità economica.  

"Abbiamo lavorato nell'ultimo decennio per rendere il vaccino contro la polmonite economicamente accessibile ai nostri pazienti e siamo sollevati dal fatto che esista finalmente un'altra versione più economica. La comunità globale per i vaccini deve adoperarsi con il massimo impegno per assicurare che ogni paese possa essere in grado di proteggere tutti i bambini dalla polmonite, ora che c'è finalmente un vaccino che non impatterà a lungo termine sui bilanci della sanità pubblica dei singoli stati" dichiara Kate Elder, esperta di vaccinazioni della campagna per l'accesso ai farmaci di MSF. "Ora non ci sono più scuse: Gavi, l'OMS, l'UNICEF e la Fondazione Gates hanno tutti un ruolo importante da svolgere per garantire che ogni singolo bambino sia protetto contro questa malattia mortale". 

Circa dieci anni fa, Gavi ha lanciato un programma speciale per favorire lo sviluppo di vaccini contro la polmonite che fossero pensati per i bisogni dei paesi in via di sviluppo e per accelerare la diffusione di questo vaccino salvavita nei paesi più poveri del mondo. Questo programma (Advanced Market Commitment) prevedeva il versamento di un finanziamento anticipato a Pfizer e GSK oltre al prezzo richiesto per il vaccino, per accelerare lo sviluppo e l'immissione sul mercato del vaccino contro le infezioni da pneumococco nei paesi in via di sviluppo. Finora le due aziende farmaceutiche hanno ricevuto 1,2 miliardi di dollari dei 1,5 miliardi previsti per questo finanziamento. MSF chiede che i restanti 262 milioni di dollari non siano erogati a Pfizer e GSK, ma usati invece per introdurre il nuovo vaccino più economico nei paesi a medio e basso reddito. 

Ad oggi Pfizer e GSK hanno guadagnato complessivamente 50 miliardi di dollari dalle vendite del vaccino contro la polmonite e negli ultimi dieci anni hanno ridotto di poco il loro prezzo a Gavi. Allo stesso tempo, quello contro la polmonite rappresenta il 44% di quanto Gavi spende per i vaccini (attualmente finanzia 12 diversi vaccini). 

Oltre a quelli eleggibili a ricevere aiuti da Gavi, ci sono altre decine di paesi a medio reddito che hanno avuto grosse difficoltà a introdurre il vaccino contro la polmonite. Mentre il prezzo globale più basso per il vaccino è di 8,70 dollari a bambino (per i paesi più poveri al mondo), e si prevede che il nuovo avrà un prezzo di 6 dollari a bambino, i paesi a medio reddito in cui lavora MSF, come le Filippine e il Libano, sono stati costretti a pagare rispettivamente fino a 49 e 245 dollari per vaccinare un bambino, rendendone il suo utilizzo sostanzialmente proibitivo. 

"Gavi avrebbe potuto fare molto di più nel corso di questi anni per spingere Pfizer e GSK ad abbassare il prezzo del vaccino contro la polmonite, in modo da non consumare una parte così ampia del proprio budget e da consentire ai governi una diffusione capillare dei loro programmi a lungo termine ai propri pazienti" afferma Elder di MSF. "Ora è il momento che la comunità globale dei vaccini - Gavi, OMS, UNICEF e la Fondazione Gates - utilizzi tutta la propria influenza per l'introduzione di questo vaccino più economico tra i bambini dei paesi più poveri e tra la popolazione pediatrica dei paesi a medio reddito che non lo stanno ancora impiegando". 

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