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Lunedì, 24 Febbraio 2020

Martedì, 28 Gennaio 2020 - nelPaese.it

Sabato 1 febbraio alle ore 18 in Piazza Garibaldi a Bazzano, in occasione della Giornata della Memoria 2020, il Teatro delle Ariette e Il Collettivo La Notte presentano “Cieli di ferro” una performance su parole di Peter Weiss, Imre Kertész, Charlie Chaplin con il lavoro di Flavio Azolini, Caterina Caravita, Sofia Degli Esposti, Anita Farneti, Giulia Gamberini, Alessandro Memoli, Riccardo Memoli, Benedetta Paganini, Charlotte Parente, Giuseppe Patti, Giuseppe Portale, Giorgia Vivarelli e l'aiuto del Laboratorio di Pratica Teatrale, coordinamento registico Paola Berselli e Stefano Pasquini.

Una Giornata della Memoria necessaria per la quale viene chiesto aiuto a Charlie Chaplin, a Kertész, a Peter Weiss, «per non dimenticare il nostro presente, per non dimenticare che un futuro ci aspetta. Chiediamo aiuto al cinema, alla letteratura e al teatro, per parlare della vita, di quella che vogliamo e di quella che non vogliamo avere».

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

Non è più possibile richiederlo per via dell’istituzione del Reddito di cittadinanza, i suoi ultimi beneficiari stanno per terminare il percorso avviato, ma fa ancora parlare di sé: è il Rei, il Reddito di inclusione che lo scorso marzo 2019 è stato soppiantato dalla nuova misura voluta dal Movimento Cinquestelle. Al Rei è dedicato un convegno organizzato dall’Alleanza contro la povertà che si terrà mercoledì 29 gennaio alle ore 15 a Roma presso la sede di Acri.

All’evento parteciperanno Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo; Cristiano Gori, professore di Politica Sociale all'Università di Trento e responsabile scientifico della ricerca; Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà e presidente di Acli e Raffaele Tangorra, segretario generale del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Sebbene i numeri del Reddito di cittadinanza siano molto più consistenti di quelli del vecchio Reddito di inclusione, quest’ultima misura sembra avere ancora qualcosa da dire sul tema della lotta alla povertà. “Secondo i dati Inps il Reddito di Cittadinanza (RdC) raggiunge oltre 1 milione di nuclei familiari, pari a più di 2,5 milioni di persone che si trovano in situazioni di disagio economico - spiega una nota dell’Alleanza -. Permangono alcune criticità: la componente “passiva” della misura, monetaria, necessita di correttivi per essere più equa ed equilibrata (specialmente verso minori e stranieri, le categorie più penalizzate dalla normativa); le politiche di inclusione sono ancora al palo”. Secondo l’Alleanza, infatti, il Reddito di cittadinanza “fatica ad attivare le politiche per l’inclusione”. Per questo “l’Alleanza contro la povertà propone di ripartire dall’eredità del Reddito di Inclusione, che offre alcune soluzioni”.

L'attività di ricerca sul Reddito di Inclusione (ReI) condotta dall’Alleanza, grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, ha portato alla pubblicazione del volume dal titolo “Il Reddito di Inclusione (ReI). Un bilancio - Il monitoraggio della prima misura nazionale di contrasto alla povertà” (Maggioli Editore).

“Con questo volume l’Alleanza si propone di non disperdere gli apprendimenti sul contrasto alla povertà emersi a livello locale grazie al ReI e di promuovere un dibattito basato su dati empirici raccolti a livello nazionale - spiega la nota -. La ricerca quanti-qualitativa contiene un quadro di insieme basato sui dati ed un focus su dodici casi studio, evidenziando dinamiche preziose che restituiscono il ruolo degli attori sociali a livello locale”.

Dalla ricerca emergono almeno tre aspetti di rilievo. Secondo l’Alleanza, “seppur con significative differenze territoriali e a fronte di risorse molto più esigue (poco più di 2 miliardi di euro rispetto agli 8 miliardi previsti per il 2020 dal RdC) - spiega la nota - in 15 mesi ha raggiunto il 28 per cento dei nuclei in povertà assoluta che vivono nel Paese, che non erano in molti casi noti ai Servizi sociali”.

Secondo quanto riporta la ricerca, inoltre, il Rei “ha dato un impulso senza precedenti alla costruzione di reti territoriali da parte degli Ambiti: il 78 per cento degli accordi e delle collaborazioni strette con i Centri per l’impiego sono in decorrenza dall’introduzione del Sia o del ReI e potrebbero rappresentare un valido punto di partenza per la parte attiva del RdC relativa ai Patti per il lavoro”. Infine, secondo l’Alleanza, il Rei ha permesso una “intensa attività di progettazione da parte dei Servizi sociali dei Comuni, che sono stati in grado di attivare percorsi personalizzati per il 68 per cento dei beneficiari coinvolti”.

Risultati che secondo l’Alleanza contro la povertà possono ancora oggi “rappresentare una eredità preziosa per il Reddito di cittadinanza e, più in generale, per tutte le future politiche pubbliche anti-povertà”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Le straordinarie trasformazioni della nostra epoca sono diventate sempre più evidenti durante il decennio della grande crisi. Rivoluzione tecnologica, crisi e globalizzazione ci consegnano un mondo in cui le fratture tra ricchezza e povertà, tra generazioni presenti e future, tra paesi avanzati e "sud globale" si allargano invece di rimarginarsi, in cui l’ampliarsi delle diseguaglianze frena un possibile sviluppo inclusivo e sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale.  La guerra commerciale in atto è solo l’ultimo esempio di una politica che sta tornando a una dimensione regressiva e conflittuale di autodifesa delle produzioni nazionali.

Comincia così il documento unitario a firma di Alleanza cooperative italiana, Confindustria, Cia, Confragricoltura e Copagri

“Il rallentamento dell’economia europea e, in particolare, della locomotiva tedesca sta incidendo anche sullo stato di salute della nostra economia. In questo scenario le imprese non possono stare a guardare. Cambiare l’Italia, modernizzarla, renderla un Paese dinamico è più che mai una priorità. Per riprendere a crescere non abbiamo bisogno solo di essere più competitivi, abbiamo bisogno di impegnarci tutti in una trasformazione radicale del nostro sistema Paese.  Per cambiare il Paese c’è bisogno di imprese consapevoli, attive nel confronto produttivo e impegnate nelle sfide poste dalla contemporaneità e dal futuro prossimo. Imprese che, a prescindere dal fatto che siano grandi o piccole, di capitale o cooperative, locali o internazionali, intendono impegnarsi per cambiare l’Italia”.

“Imprese che si sentono in prima linea sul fronte della sostenibilità, sociale e ambientale, e, a partire da quest’ultima, vogliono perseguire tenacemente la sostenibilità delle produzioni, la riduzione delle emissioni e lo sviluppo dell’economia circolare. Imprese che vogliono investire nell’innovazione e nel lavoro, nel buon lavoro, mettendo al centro la formazione, il benessere delle persone, la parità di genere, l’apertura ai giovani e ai talenti, l’investimento sul welfare e su servizi che agevolano la conciliazione tra lavoro e vita delle persone.  Imprese che sostengono la realizzazione di infrastrutture grandi e piccole (logistiche, tecnologiche e sociali), per dare fondamenta alla nostra economia e alla qualità della vita nelle nostre comunità”. 

“Imprese che aspirano a modernizzare il modello imprenditoriale, rafforzandone il pluralismo, il dinamismo, le spinte alla legalità. Un modello orientato sempre più ai giovani, alla sostenibilità, all’innovazione, alla relazione consapevole con le comunità, i territori, la società nel suo complesso. È la “buona impresa” il soggetto economico che in termini culturali e sociali può contribuire a correggere le deformazioni dell’economia attuale e a imboccare la strada maestra di uno sviluppo sostenibile. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, sapendo che una nuova stagione di crescita economica non può essere disgiunta dalla volontà e dalla necessità di affrontare i grandi nodi della crescita consapevole, sostenibile, innovativa, digitale, equa, anti-diseguaglianze e generativa di comunità solide e solidali”

Cinque target per l’Italia. Primo obiettivo: crescita sostenibile

Raggiungere un livello di crescita pari al 2% annuo alla fine del prossimo triennio. Promuovere la crescita attraverso tutte le politiche pubbliche per: lavoro dignitoso nel rispetto dei CCNL stipulati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative e comparativamente più rappresentative su scala nazionale; innovazione tecnologica, digitale e sociale per le imprese; riduzione delle disuguaglianze e della povertà; parità di genere; agricoltura sostenibile, produzioni e consumi green; istituzioni di qualità, che implicano legalità, semplificazione amministrativa, sussidiarietà dentro un quadro nazionale unitario di coesione. 

Secondo obiettivo: più lavoro, più equità sociale, più consumi

Ridurre il carico fiscale su imprese e lavoro, in un Paese che ha il cuneo fiscale e una pressione fiscale sui fattori della produzione tra i più alti al mondo, e garantire certezza, semplicità e stabilità delle norme per non minare il clima di fiducia necessario per gli investimenti delle famiglie e delle imprese.

Lanciare un grande piano di inclusione dei giovani nel mondo del lavoro, basato su un riordino e rilancio delle politiche di incentivazione dell’imprenditorialità giovanile e su meccanismi di totale decontribuzione e detassazione per sostenere l’occupazione giovanile a tempo indeterminato.

Investire in maniera strutturale e continuativa su scuola, università, formazione permanente, politiche attive e riqualificazione dei lavoratori, rafforzare l’alternanza scuola-lavoro, la filiera dell’apprendistato e di tutti gli strumenti formativi di ingresso nel mercato del lavoro.

Terzo obiettivo: investimenti sul futuro

Lanciare ungrande piano di investimenti ininfrastrutture, materiali e immateriali, dando priorità alle opere già programmate e finanziate. Sostenere un piano europeo di infrastrutture di rilevanza transnazionale da finanziare anche attraverso l’emissione di strumenti finanziari europei. Sostenere gli investimenti inricerca einnovazione, in grado di generare competitività e nuova armonia sociale, di creare dinamismo economico e reticolarità comunitaria.

Favorire la transizione ecologica del sistema imprenditoriale italiano. Le prospettive dell’economia circolare, la produzione di energie rinnovabili e le iniziative di efficienza energetica rappresentano spazi di innovazione economica e sociale enormi per il Paese. La transizione va accompagnata con gradualità puntando su strumenti premiali, su regole chiare e stabili, su un sistema di impianti adeguato a realizzare gli obiettivi e sulla creazione di una cultura del riciclo e riuso diffusa tra i cittadini e le imprese.

Avviare un piano ambizioso di manutenzione attiva del territorio, che punti alla rigenerazione urbana e delle aree interne (dando vigore anche all’associazionismo imprenditoriale comunitario), alla lotta al dissesto idrogeologico e alla prevenzione sismica.

Investire nell’infrastrutturazione sociale, per tornare a considerare l'istruzione come il vero volano per la crescita economica endogena e il welfareun fattore di sviluppo e di competitività, come in tutte le economie avanzate.

Rilanciare gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno, a sostegno del capitale umano, delle filiere in tutti i settori industriali, dell’innovazione, del turismo e della valorizzazione dei beni culturali, della moderna logistica e portualità, di nuove forme di attivazione economica e sociale delle comunità e di impresa sociale.

Quarto obiettivo: buona impresa, buone istituzioni

Legalità, una condizione necessaria per rendere l’Italia attrattiva e competitiva a livello imprenditoriale, occorre immaginare un grande piano nazionale che veda le imprese partner dello Stato nella implementazione delle politiche per la legalità e il contrasto alle mafie.

Definire unpatto tra imprese e istituzioni per recuperare fiducia reciproca che si basi sulla stabilità delle norme, sulla certezza del diritto, su sistemi sanzionatori equi, su controlli efficaci ed efficienti, su risposte in tempi rapidi, che eviti approcci esclusivamente punitivi, ma valorizzi la collaborazione e meccanismi premiali. Per questo serve una giustizia più rapida ed efficace che punti ad abbreviare i tempi dei processi e non ad allungare i termini di prescrizione e a una PA efficiente, moderna e vicina a cittadini e imprese.

Al fine di dare forza al rilancio dello sviluppo sostenibile del Paese e per costruire un progetto di Paese più equo e coeso, è di grande valore e importanza l’impegno comune e complementare delle due grandi anime imprenditoriali del nostro paese, profit e non profit mutualistica e sociale.

Quinto obiettivo: ruolo e responsabilità dei corpi intermedi

La società, l’economia e il lavoro si trasformano e, conseguentemente, devono trasformarsi i sistemi di rappresentanza che permettono di raccordare istituzioni e cittadini attraverso i corpi intermedi e la sussidiarietà del terzo settore.

I corpi intermedi sono necessari per conseguire gli interessi del Paese e dei soggetti rappresentati. Occorre, però, riconoscerne il ruolo e chiarirne la legittimazione. Per questo è opportuna una legge sulla rappresentanza al fine di individuare il contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, in attuazione del principio contenuto nell’articolo 39 della Costituzione. 

In questo contesto evolutivo, assieme al completamento della riforma del terzo settore, occorre valorizzare il ruolo dei corpi intermedi, anche attraverso il costante confronto tra le parti sociali e pubbliche fino alla progettazione di misure di intervento e verifica condivisa dei risultati raggiunti, da replicare nei piani strategici di sviluppo fino all’uso dei fondi innovativi europei. 

 

 

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