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Martedì, 24 Novembre 2020

Lunedì, 19 Ottobre 2020 - nelPaese.it

Tra i momenti preziosi azzerati dal Covid ci sono anche gli incontri dedicati alle fragilità causate da patologie importanti come Alzheimer e Parkinson. Appuntamenti consolidati negli anni, importantissimi per le persone colpite e i caregivers, che a causa delle misure per il contenimento del contagio, sono stati sospesi ma che ora tornano anche se con diverse modalità.

“A fronte dei bisogni rilevati nei partecipanti agli incontri promossi dalla Cooperativa sociale Cadiai nella struttura gestita a San Biagio e all’interno della Casa della Salute di Casalecchio di Reno – spiega Franca Guglielmetti che di Cadiai è la Presidente – abbiamo progettato una nuova modalità di incontri che si configura come riproposizione in contesto post Covid del Caffè Alzheimer denominato Caffè San Biagio e del gruppo Il mio amico Parkinson privilegiando modalità telematiche di mantenimento dei legami e continuità con le azioni intraprese fino a febbraio 2020”.

Nella pratica, i Caffè San Biagio 3.0, attivi in presenza dal 2004, si terranno ora online, a cadenza quindicinale ogni martedì pomeriggio dalle ore 14.30 alle 16, sulla piattaforma LifeSize messa a disposizione gratuitamente da CADIAI previo adeguato supporto ai caregivers, attraverso una funzione di tutoring informatico che può avvenire in presenza o telefonicamente (per informazioni Laura Annella Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Mentre, per l’utenza de Il mio amico Parkinson, appuntamenti nati sul territorio alcuni anni fa, musicoterapeuta e psicomotricista hanno realizzato e realizzeranno video-tutorial settimanali per lo svolgimento di attività riabilitative in contesto domestico che si potranno scaricare da una piattaforma dedicata ed essere fruiti anche in modalità offline.

Per i primi sono previsti 20 partecipanti a incontro per un totale di 180 persone coinvolte; per i video invece si ipotizza una diffusione a un centinaio di utenti.

“Trattandosi di un progetto realizzato in modalità telematica e attraverso la realizzazione di tutorial – aggiunge Guglielmetti –, le iniziative potranno essere aperte a un numero ulteriore di utenti del territorio. Destinatari di questi progetti sono infatti le persone anziane con problemi cognitivi; i familiari caregiver di anziani con demenza assistiti a domicilio che richiedano aiuto, sostegno, informazione nel fronteggiare la malattia del loro congiunto; gli assistenti familiari/badanti di persone con demenza, che possono avere bisogno di formazione e sostegno psicologico di gruppo: persone che durante la pandemia hanno scontato un ulteriore restringimento delle occasioni di socialità e mutuo aiuto, con il rischio di peggioramento delle condizioni di salute in assenza di un adeguato monitoraggio e inattività forzata”.

Ed è proprio questo uno degli obiettivi del progetto: non solo offrire una continuità rispetto alla prassi consolidata degli incontri in presenza del Caffè San Biagio e del gruppo Il mio amico Parkinson, interrotti bruscamente a causa dall'emergenza sanitaria e contrastare l’isolamento sociale e il decadimento fisico-cognitivo di anziani fragili, malati di Alzheimer o Parkinson e dei caregivers, ma soprattutto alleggerire il carico emotivo dei caregivers con particolare attenzione all’impatto dell’emergenza sanitaria e offrire un servizio di counseling diffuso per sostenere i familiari nel loro impegno di cura.

“L’iniziativa – precisa Franca Guglielmetti – è stata realizzata grazie ai fondi ottenuti con la partecipazione al bando E-care rivolto ad associazioni del Terzo settore per progetti di sostegno a favore della popolazione anziana fragile residente nei territori dell'AUSL di Bologna e si inserisce nella collaborazione tra CADIAI e ARCI Bologna finalizzata a connettere la funzione culturale, ricreativa e sociale svolta dai circoli Arci con la filiera dei servizi alla persona in cui è inserita CADIAI, promuovendo un approccio di corresponsabilità della cura, in cui i cittadini e la comunità intera sono sensibilizzati rispetto alle situazioni di fragilità e isolamento e facilitati nella costruzione di relazioni tra pari di condivisione e sostegno”.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, esprime la rabbia di tutta l’associazione in merito alla decisione del Parlamento di rinviare la discussione sulla legge contro l’omotransfobia e la misoginia, in seguito alla positività al covid19 di alcuni capigruppo.

Lo scorso luglio la commissione Giustizia della Camera ha approvato il disegno di legge contro l’omotransfobia e la misoginia, il cosiddetto “ddl Zan”, dal nome del deputato del Partito Democratico Alessandro Zan. Il passo successivo sarebbe stato quello di presentare il progetto alla Camera, che avrebbe poi deciso, tramite votazione, se appoggiare la decisione della commissione. Una volta passata, la legge in questione avrebbe esteso le protezioni in vigore per le etnie e le osservanze religiose all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Queste le parole di Piazzoni: “E’ incredibile e incomprensibile la decisione di rinviare esclusivamente la discussione sulla legge contro omotransfobia e misoginia per i casi di positività al covid19 di alcuni capigruppo. Se l’attività legislativa non può proseguire per motivi sanitari si chiuda tutto il Parlamento; lo slittamento selettivo della sola legge che riguarda i crimini verso le persone LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, n.d.a.) suona come un trucchetto politico per rinviare ancora una volta la discussione su una legge attesa da venticinque anni.

Uno schiaffo alle sessanta piazze che oggi in tutta Italia hanno chiesto con forza al Parlamento di fare presto e di fare bene nell'approvazione della legge. Le persone LGBTI non sono cittadini e cittadine di serie B ed è umiliante assistere alla noncuranza con cui le istituzioni democratiche del nostro paese continuano con una scusa o un’altra a rinviare all'infinito il problema delle discriminazioni”.

Fabio Pagliardini

 

 

 

 

Pubblicato in Parità di genere

Nelle diverse settimane in cui il Governo è impegnato ad esaminare l’accesso alle risorse dell’Unione Europea, Fand (Federazione Tra Le Associazioni Nazionali Delle Persone Con Disabilità) e Fish (Federazione Italiana Per Il Superamento Dell’Handicap) hanno presentato, alla Presidenza Del Consiglio Dei Ministri, una proposta di integrazione del Piano Nazionale Di Ripresa E Resilienza.

La resilienza è un orientamento strategico, deciso dall’Unione Europea, avente l’obiettivo di attenuare l’impatto sociale ed economico della crisi; il piano in questione si basa sulla valutazione dei punti di forza e di debolezza dell’economia della società italiana: dopo un’attenta analisi, è emerso come l’insufficiente crescita economica abbia influito negativamente sul benessere dei cittadini e sulle disuguaglianze. Tra i vari traguardi da raggiungere ci sono il raddoppio del tasso medio di crescita dell’economia italiana e l’aumento degli investimenti pubblici e della spesa per Ricerca e Sviluppo (così da arrivare al di sopra della media UE).

Nel documento, inoltre, si parla di problemi sociali come l’inclusione e la parità di genere, ma non di disabilità. E qui si arriva al punto centrale: le due federazioni hanno chiesto che il Piano includa i diritti delle persone portatrici di handicap, applicando così la Convenzione ONU del 13 dicembre 2006. Si tratta di materiale concreto, che tiene conto di quanto accaduto ai soggetti interessati nel periodo di lockdown e di quanto sta ancora accadendo (pensiamo al mondo del lavoro e della scuola); attraverso il documento si vuole richiamare l’attenzione sul problema della disabilità, sottolineando le difficoltà riscontrate dai diversamente abili nel seguire temi riguardanti l’educazione, l’economia, le disuguaglianze o la costruzione di società.

Una proposta importante, ripeto, che può aiutare la riflessione sulla necessità di nuove riforme, come la revisione dei livelli essenziali dell'assistenza e dei livelli essenziali delle prestazioni sociali. A questo punto, solo una convinta volontà politica potrà portare alla realizzazione di tali inequivocabili aspettative.

Fabio Pagliardini

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Ad inizio 2017, il Comune di Pietrelcina ha aderito, insieme ad altri 13, al “Manifesto dei Piccoli Comune del Welcome” , promosso dalla Caritas diocesana di Benevento, diventando un “Piccolo Comune Welcome” della omonima Rete. Oggi la Rete Welcome, che conta 32 Piccoli Comuni aderenti su tutto il territorio nazionale, è un’azione portata avanti dalla Rete di Economia civile del Consorzio “Sale della Terra” che, a fine 2017, vince anche il Bando Immigrazione di “Fondazione con il Sud” con un progetto denominato “I Piccoli Comuni Welcome”: tra gli outcomes del progetto, la nascita di dieci cooperative di comunità – formate da persone autoctone e persone migranti ospitate negli Sprar - in altrettanti Piccoli Comuni, tra i quali appunto anche Pietrelcina.

Punto di forza dell’azione è dunque la conversione delle vecchie politiche a spot di “welfare dei servizi e delle prestazioni” in un sistema olistico di “welfare della persona e delle relazioni” tra le persone di un territorio e tra le persone e il territorio che abitano (vedi www.perunnuovowelfare.it). Un welfare che diventa sistema di economia civile e di sviluppo integrato territoriale non “per” le persone fragili, ma “a partire dalle persone fragili” (migranti, persone in disabilità fisica e mentale, persone in situazioni di povertà o in recupero da percorsi di detenzione o da dipendenze patologiche). Una rivoluzione chiamata “welcome”. Tutto questo in Piccoli Comuni, quelli sotto i cinquemila abitanti, che sono il 70per cento dei Comuni italiani e che rischiano la scomparsa per
denatalità, emigrazione degli italiani che ci vivono. Nei Piccoli Comuni Welcome oggi i giovani italiani e i giovani arrivati da altri paesi del mondo si uniscono e uniscono i propri sogni guardando alla comunità, al paese dove vivono e in cui hanno scelto di restare e investire.

Così nasce la cooperativa Ilex. Il gruppo è composto da persone accomunate da esperienze lavorative nell’ambito sociale e in attività di organizzazione di eventi culturali per la valorizzazione del territorio.

I soci della Cooperativa sono giovani autoctoni e migranti che sono stati o sono attualmente accolti nel progetto Sprar/Siproimi di Pietrelcina ed lex è lo spin-off dell’esperienza in team degli operatori e beneficiari del progetto in sinergia con le associazioni locali. Accomunati dal senso di appartenenza al proprio territorio, hanno avvertito la necessità di investire il proprio tempo e le proprie energie per il miglioramento della qualità sociale ed economica della vita di comunità provando a valorizzare tradizioni culturali e risorse inutilizzate.

La raccolta fondi per un Ecovillaggio

L'obiettivo mira alla realizzazione di un Ecovillaggio nell’attuale Villa Comunale di Pietrelcina, oramai in disuso da diversi anni, basato sulla sostenibilità ambientale e relazionale. Oltre alla gestione quotidiana della villa attraverso la riapertura dell’attuale chiosco e alla sistemazione dell’area giochi, si vogliono realizzare strutture ecocompatibili che possano offrire la possibilità di pernottare a stretto contatto con la natura.

Il progetto intende soddisfare principalmente l’esigenza di svago e di intrattenimento a contatto con la natura, in location caratteristiche ed innovative: la villa comunale rappresenta un’ oasi verde nel centro cittadino e luogo di benessere psico-fisico. Verranno impiegate tecnologie innovative e a risparmio energetico, utilizzati materiali ecocompatibili e promosso, mediante attività di sensibilizzazione del territorio, l’utilizzo di materiali e prodotti che non rilascino sostanze tossiche e nocive per gli individui e l’ambiente.

“È occasione per migliorare la convivenza sociale integrando e facendo interagire diverse categorie di individui, a prescindere dal ceto sociale, dalla terra di provenienza e dalla condizione fisica”.

Pubblicato in Campania

Continua il dialogo tra un gruppo di parlamentari e i rappresentanti del Terzo Settore. Sul tavolo c'è la formulazione di proposte delle organizzazion non profit per spingere il governo ad affrontare il tema relativo alla tutela dei diritti e dei bisogni dell’infanzia.

L’iniziativa è stata presa dall’onorevole Lattanzio, che ha convocato, nella giornata di mercoledì 14 ottobre, un incontro del Tavolo Infanzia con le associazioni: si vuole arrivare alla redazione di un documento contenente proposte da inviare alla Commissione Bilancio.

Da sottolineare gli interventi di Samantha Tedesco e Liviana Marelli: presentandosi a nome del gruppo 5 Buone Ragioni Per Accogliere I Bambini Che Vanno Protetti, composto da diverse associazioni, come Cismai (Coordinamento Italiano Dei Servizi Contro Il Maltrattamento E L’Abuso All’Infanzia), Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità Di Accoglienza) e Cncm (Coordinamento Nazionale Comunità Per Minori), le due rappresentanti hanno chiesto che si rifletta profondamente su alcuni temi considerati di primaria importanza, quali la necessità di nuove misure per i minorenni nelle carceri e la verifica della situazione relativa alle navi quarantena (prestando particolare attenzione ai minorenni e al rispetto dei loro diritti).

Infine, si è chiesto di prestare attenzione nei confronti dei care leaver, i neomaggiorenni cresciuti in comunità o in affido. Fondamentale, per Tedesco e Marelli, è che le diverse forze politiche collaborino attivamente, così da accelerare l’iter per l’accoglienza dei giovani.

Dopo gli interventi delle due attiviste, il gruppo di parlamentari ha presentato alcune proposte concrete: una maggiore integrazione tra politiche socio-educative e politiche sanitarie, l’inclusione dei patti educativi all’interno dell’area riguardante i patti sociali (centri diurni, centri di aggregazione e servizi extra-scolastici: in questo modo si contrastano le disuguaglianze e si sostengono le famiglie), il mantenimento di organismi adeguati, la garanzia di risorse economiche per l’attivazione dei livelli essenziali di prestazione, la garanzia di risorse economiche per le attività di presa in carico e accompagnamento (bambini e ragazzi), l’operatività (su tutto il territorio nazionale) delle tre linee di indirizzo (affido, comunità, famiglie fragili) e la possibilità, qualora sia istituita la Commissione Di Controllo Sulle Comunità (prevista dalla Legge 107/2020), che si vigili affinché questa sia effettivamente costituita da parlamentari competenti in materia, così da garantire la pluralità di presenza e di ascolto per le associazioni del Terzo Settore.

Il gruppo ha poi concluso dicendo che: "Nonostante i risultati raggiunti attraverso petizioni, proposte e lettere al Governo, i diritti di bambini e adolescenti sono spesso ignorati e secondari. A tal proposito non è ancora stata nominata una figura esperta di infanzia e adolescenza nella task force del Governo per la fase 2, una proposta che era stata sostenuta anche dall'Autorità nazionale garante infanzia e adolescenza. Considerato che l'emergenza Covid-19 non si è ancora conclusa, questa richiesta resta per noi valida e importante".

Pubblicato in Diritti&Inclusione
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