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Martedì, 24 Novembre 2020

Giovedì, 22 Ottobre 2020 - nelPaese.it

"Il sostegno del pontefice alla legge sulle unioni civili, per come raccontato nel documentario presentato alla Festa del cinema di Roma, è senza dubbio una gradita sorpresa" lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

"Sorprende infatti - prosegue -, dopo secoli di omofobia da parte della Chiesa, scoprire che un pontefice, seppur nelle retrovie, si sia battuto per una legge sulle unioni civili. Ci piace tuttavia ricordare che in Italia quella legge è giunta dopo anni di battaglie delle persone lgbti per il matrimonio egualitario e vogliamo puntualizzare, senza arroganza e con benevolenza, che sono state quelle battaglie innanzitutto ad aver prodotto quella vittoria. A quelle generazioni di pionieri questo Paese deve molto, e deve molto anche papa Francesco, perché la battaglia che ci racconta di aver combattuto arrivava in realtà da molto lontano. Il ritrovarsi una volta dalla stessa parte non dice molto sulla condivisione di una complessiva idea della società, del mondo, delle persone, del rispetto che è dovuto loro, alle loro scelte, alla loro libertà, alla loro autodeterminazione. Restiamo su molti fronti parecchio distanti. Tuttavia meno ostili e questa, visto il passato, è una notizia che porta sicuramente sollievo. Oggi la battaglia è quella contro omostranfobia e misoginia, pratiche "di stato" in molte parti del mondo. In Italia questa battaglia si traduce nell'impegno per l'approvazione di una legge efficace contro questi fenomeni”.

“Chiediamo a gran voce di mettere un argine all'odio e quotidianamente affrontiamo la contrarietà militante di una buona parte della Chiesa. Speriamo allora di scoprire, nel tempo che abbiamo davanti, che l'influenza positiva del pontefice avrà  ammorbidito certe preclusioni.", conclude Piazzoni.

Pubblicato in Parità di genere

La Regione Veneto e l'ULSS3 devono riconoscere il diritto al servizio ambulatoriale pediatrico pubblico gratuito anche ai minori stranieri comunitari ed extracomunitari non regolarmente soggiornanti.

È quanto ha stabilito il Tribunale di Venezia con l'ordinanza del 19.10.2020, riconoscendo come discriminatoria la mancata possibilità di accesso da parte dei minori in questione ad un servizio pubblico di pediatria.

Secondo le attuali direttive inserite anche nelle linee guida regionali, infatti, i minori stranieri non regolarmente soggiornanti possono accedere alle prestazioni sanitarie unicamente tramite il Pronto Soccorso, senza poter fruire della disponibilità di un pediatra. Questa previsione di fatto li esclude dall'accesso al  servizio pediatrico a libera scelta, di cui usufruiscono, invece, i minori italiani e soggiornanti regolari e nega loro l'assistenza di base come cura ordinaria e di monitoraggio della crescita in ottica  preventiva.

Il caso è stata portato all'attenzione del Tribunale dall'ASGI anche presentando un report di Emergency sulle attività del suo Ambulatorio Pediatrico in cui si conferma il deficit assistenziale quale circostanza storica. Inoltre, come si legge nella medesima Ordinanza, la stessa difesa della Regione Veneto ha riconosciuto " che effettivamente all'interno del Consultorio della Ulss 3 non esiste un servizio stabile (ufficio apposito) di pediatria di base per i soggetti  in questione", come si legge nell'ordinanza.

Il Tribunale ha verificato che" è certo che il possesso della tessera STP per gli  extracomunitari (stranieri temporaneamente presenti) e della tessera ENI per i comunitari (europei  non iscritti) non consente l'accesso all'intera gamma, e alle stesse condizioni, delle prestazioni  sanitarie previste per la generalità della popolazione minorile.In particolare tali tessere consentono sì l'accesso alle cure indifferibili e urgenti, ma non anche la possibilità di scelta di un medico di famiglia, ovvero, trattandosi di minori, di un pediatra di libera  scelta, abilitato a prescrivere il normale accesso alle prestazioni specialistiche, agli esami di  laboratorio, ai trattamenti di terapia, ai ricoveri c.d. "programmati". Ciò nonostante la parità di trattamento di tutti i minori sotto il profilo sanitario, a prescindere da qualsiasi altra condizione, sia garantita dalla Convenzione di New York del 20 Novembre 1989 sui diritti del fanciullo ed ancora più puntualmente dall'art. 63 del DPCM 12.01.2017 sui livelli essenziali di assistenza sanitaria, ove testualmente si sancisce che "i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno sono iscritti al Servizio sanitario nazionale ed usufruiscono dell'assistenza sanitaria in condizioni di parità con i cittadini italiani".

Il giudice ha così accertato il carattere discriminatorio del mancato riconoscimento a favore dei cittadini stranieri minori di età irregolarmente soggiornanti, sia comunitari che extracomunitari, di un servizio ambulatoriale pediatrico pubblico accessibile gratuitamente equiparabile al pediatra di libera scelta cui dà diritto l'iscrizione al SSN (rectius della DGR 753/2019) e ha condannato Regione Veneto e ULSS 3 a rimuovere la discriminazione riconoscendo tale servizio, quanto alla Regione Veneto nell'ambito delle linee guida in sede di programmazione dei servizi sanitari, e quanto all'ULSS 3 Serenissima in sede di approntamento dei medesimi servizi.

 

Pubblicato in Salute
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