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Martedì, 20 Ottobre 2020

Giovedì, 08 Ottobre 2020 - nelPaese.it

Imprese di comunità, comunità energetiche, food coop, empori solidali, portinerie di quartiere: questi sono solo alcuni esempi di come gli abitanti di un territorio si auto-organizzano per promuovere il proprio sviluppo socio-economico. Per indagare queste realtà – oggi ancora più rilevanti nell’ottica della ripresa dalla crisi Covid – Euricse ha avviato una nuova ricerca, finanziata come primi sottoscrittori da Fondazione con il Sud, Fondazione CRC, Fondosviluppo FVG Spa e ACI - Alleanza delle Cooperative Italiane.

L’obiettivo è individuare la diffusione in Italia di esperienze di auto-organizzazione che abbiano le caratteristiche di “comunità intraprendenti”, studiarne i tratti distintivi, i contesti che le generano e i principali fattori che ne spiegano la durata nel tempo. Per promuovere il progetto, far conoscere le comunità intraprendenti già note ed entrare più facilmente in contatto con le nuove è stata creata una pagina Facebook dedicata.

La capacità delle comunità locali di auto-organizzarsi è tornata recentemente di attualità in seguito alla comparsa di forme organizzative innovative in settori quali le filiere di produzione e di consumo sostenibile, l’economia circolare, l’innovazione culturale e l’offerta di servizi in aree urbane e marginali. Esperienze la cui importanza è destinata a crescere nell’ottica di risollevarsi dalla crisi seguita all’emergenza da Covid-19, ma anche per contribuire a promuovere modelli di sviluppo socio-economico più sostenibili e migliorare la qualità di vita degli abitanti dei luoghi in cui operano.

Attraverso il progetto “Comunità intraprendenti”, Euricse – che vanta una lunga esperienza di studio sulle imprese di comunità - realizzerà dei rapporti a cadenza annuale orientati ad indagare in modo approfondito, insieme ai sostenitori del progetto, i meccanismi socio-economici e istituzionali che si trovano alla radice di queste realtà. La ricerca sarà condotta attraverso un’indagine esplorativa ad ampio raggio, sfruttando la pervasività dei social network, la raccolta di materiale esistente e la realizzazione di studi di caso. Sulla pagina Facebook “Comunità intraprendenti” verranno presentati alcuni esempi emblematici e, contemporaneamente, si raccoglieranno nuove esperienze da conoscere e analizzare. Oltre ai rapporti annuali, il percorso di ricerca si tradurrà nella costruzione di un database accessibile online e in una serie di approfondimenti tematici.

Il progetto “Comunità intraprendenti” – lanciato ufficialmente l’8 ottobre con la messa on line della pagina Facebook - si distingue da iniziative analoghe perché si concentra, in un’ottica comparativa, sugli elementi innovativi delle esperienze che saranno studiate, sui fattori di contesto che le hanno generate e sulle logiche di coordinamento che permettono di portare benefici alle comunità locali. Lo scopo è offrire un’interpretazione scientifica del fenomeno che vada oltre la sola narrazione di storie di successo.

“Mentre alcune comunità si rassegnano a una condizione di marginalità, nell’attesa di essere emancipate dall’intervento pubblico, altre reagiscono e riescono ad avviare autonome iniziative imprenditoriali”, spiega Jacopo Sforzi, coordinatore del progetto. “Spesso sono iniziative a rischio, ma potenzialmente in grado di determinare significativi miglioramenti nelle condizioni di vita di chi abita quelle comunità”.

Le realtà organizzative che si riconoscono come comunità intraprendenti e fossero interessate a far parte dello studio e ad essere aggiunte al database, possono scrivere al seguente indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., visitare la pagina Facebook “Comunità intraprendenti” o il sito internet di Euricse, dove sarà possibile anche compilare un semplice questionario di candidatura. 

Pubblicato in Nazionale

C’è chi avvierà percorsi di formazione per giovani che lavoreranno come organizzatori di eventi e chi realizzerà in un bene confiscato un centro di servizi socio-educativi e assistenziali per giovani, neet (ragazzi e giovani tra 15 e i 29 anni che non hanno un’occupazione, né sono inseriti in un percorso di istruzione o formazione) e anziani; chi offrirà a persone sottoposte a misure alternative al carcere la possibilità di frequentare laboratori professionalizzanti. E poi c’è chi si occuperà di ripartire dai beni comuni (riqualificando piazze o realizzando parchi giochi con materiali di riciclo, itinerari e proposte turistiche dedicate anche ai disabili), ma anche di offrire servizi come un taxi sociale per chi non è autosufficiente ma deve spostarsi per svolgere le attività quotidiane o come la distribuzione di beni di prima necessità.

Sono solo alcune delle 19 iniziative che saranno finanziate dalla Fondazione CON IL SUD attraverso il Bando Volontariato, promosso con l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle “reti locali” di volontariato per contrastare fenomeni di esclusione sociale nelle aree interne del Sud Italia, ovvero nei comuni che, a causa della distanza dai servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità), hanno subìto un graduale processo di isolamento, riduzione demografica e calo dell’occupazione.

I progetti, che saranno finanziati complessivamente con oltre 3,3 milioni di euro (una media di 175 mila euro a iniziativa), coinvolgeranno 107 comuni delle aree interne in tutte le regioni del Sud: 7 iniziative saranno avviate in Sicilia (province di Catania, Trapani, Messina, Caltanissetta, Agrigento, Palermo), 4 in Calabria (province di Reggio Calabria, Catanzaro e Crotone), 3 in Puglia (province di Taranto, Bari e Lecce), 3 in Campania (province di Avellino e Salerno), 1 in Basilicata (provincia di Potenza) e Sardegna (provincia del Sud Sardegna).

I progetti coinvolgono nelle partnership oltre 200 organizzazioni (tra associazioni, fondazioni, università, scuole, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, società profit, enti pubblici) e prevedono di “attivare” 2.600 nuovi volontari, rivolgendosi a 25.000 persone: soprattutto minori, ma anche anziani, disabili, immigrati, detenuti, e giovani neet .

Se circa il 50% dei comuni italiani è definito ‘area interna’ (4.185 comuni su un totale di 8.092), questa percentuale raggiunge il 70% nel Mezzogiorno (1.472 comuni su 2.116), con la Basilicata al primo posto (96%), seguita da Sardegna (84,4%), Calabria (79%) e Sicilia (74%). Tassi più bassi, e più in linea con la media nazionale, si registrano in Puglia (54%) e Campania (49%).

"Grazie all’impegno costante del volontariato, tanti borghi del nostro Sud che rischiano di spopolarsi e “scomparire” possono avere a disposizione nuovi servizi essenziali, o vedere rafforzati quelli esistenti". Ha dichiarato Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione CON IL SUD.

"Sono realtà spesso molto piccole, dove sempre di più i giovani ma anche gli anziani non hanno a disposizione i servizi basilari per potersi istruire, potersi spostare, poter crescere, potersi curare o semplicemente poter 'vivere' la propria comunità. La scuola, i mezzi di trasporto, i servizi sanitari, la possibilità di usufruire dei beni comuni sono diritti: è indispensabile superare il meccanismo distorto per cui si trasformano in privilegio di pochi. In questo cambiamento tante organizzazioni e tanti volontari hanno un ruolo importantissimo che, soprattutto in alcuni contesti, è davvero fondamentale", aggiunge Borgomeo. 

Pubblicato in Economia sociale
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