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Sabato, 28 Novembre 2020

Mercoledì, 11 Novembre 2020 - nelPaese.it

Dopo che il preoccupante accordo raggiunto tra l'azienda farmaceutica AstraZeneca e l'istituto brasiliano di ricerca Fundação Oswaldo Cruz (Fiocruz) è stato reso noto, Medici Senza Frontiere (MSF) esorta i governi a pretendere maggiore trasparenza dalle aziende farmaceutiche sugli accordi commerciali per i vaccini contro il Covid-19 e sui costi e i dati dei test clinici, anche considerando i miliardi di dollari pubblici stanziati per lo sviluppo di questi vaccini.

Fiocruz ha fatto un grande passo in avanti in termini di trasparenza pubblicando online l'accordo stretto con AstraZeneca per produrre almeno 100 milioni di dosi del vaccino (AZD1222). Nonostante l'accordo sia stato pubblicato con alcune modifiche, questo caso deve incoraggiare i governi a fare altrettanto e chiedere maggiore trasparenza. Un precedente accordo solleva dubbi sull'impegno "no profit" di AstraZeneca e rivela come l'azienda si sia attribuita il potere di dichiarare la fine della pandemia per luglio 2021. Ciò significa che dopo questa data AstraZeneca potrebbe vendere a governi e altri acquirenti un vaccino finanziato da fondi pubblici, a prezzi altissimi.

I termini del brevetto esclusivo tra AstraZeneca e la Oxford University non sono ancora pubblici ma da questo dipendono i successivi accordi dell'azienda con gli altri produttori del vaccino nel mondo. Chi è a conoscenza del brevetto AstraZeneca-Oxford ha messo in discussione l'impegno senza obiettivo di profitto di AstraZeneca, rivelando che l'azienda potrebbe far pagare il vaccino il 20% in più del costo di produzione. Con la sola eccezione dell'accordo con Fiocruz, nessun'altra sublicenza con produttori in Sudafrica, India e altri paesi è stata ancora resa pubblica. Un'accurata disamina pubblica dei termini di questi accordi è fondamentale per garantire un accesso equo e a un giusto prezzo a questi vaccini salva-vita.

Le politiche di trasparenza delle aziende farmaceutiche sono davvero carenti su tutta la linea: dagli accordi per i brevetti alla condivisione della tecnologia, dai costi di ricerca e sviluppo ai dati sulla sperimentazione di un farmaco. E le poche informazioni disponibili sull'accordo AstraZeneca sono un segnale preoccupante che dimostra quanto le case farmaceutiche non vogliano agire nell'interesse della salute pubblica.

"Finché non conosciamo i termini degli accordi, sarà l'industria farmaceutica a decidere chi e quando può accedere alle cure e a quali prezzi" dichiara la dr.ssa Stella Egidi, responsabile medico di MSF. "Senza azioni decisive dei governi per una maggiore trasparenza delle aziende, si mette a rischio l'accesso equo al vaccino per il Covid-19. Tutti hanno il diritto di conoscere i termini di questi accordi: nel pieno di una pandemia non c'è spazio per i segreti, la posta in gioco è troppo alta".

Nonostante l'ingente ammontare di fondi pubblici stanziati, rimangono segreti anche gli accordi per il brevetto firmati da altre aziende che stanno sviluppando il vaccino per il Covid-19. In totale sono stati investiti più di 12 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, sperimentazione e produzione dei 6 possibili vaccini per il Covid-19 sviluppati da AstraZeneca/Oxford University (oltre 1,7 miliardi di dollari), Johnson&Johnson/BiologicalE (1,5 miliardi di dollari), Pfizer/BioNTech (2,5 miliardi di dollari), GlaxoSmithKline/Sanofi Pasteur (2,1 miliardi di dollari), Novavax/Serum Institute of India (quasi 2 miliardi di dollari) e Moderna/Lonza (2,48 miliardi di dollari). AstraZeneca ha addirittura dichiarato diverse volte che lo sviluppo del vaccino non avrà alcuna implicazione finanziaria sull'azienda poiché "le spese per lo sviluppo del vaccino sono sostenute dai finanziamenti di governi e organizzazioni internazionali".

MSF esorta anche le aziende che stanno sviluppando il vaccino a rendere pubblici dati e costi della sperimentazione. Senza queste informazioni cruciali le persone, i governi e gli attori di sanità pubblica avranno meno strumenti per negoziare prezzi accessibili e valutare la sicurezza e l'efficacia di questi vaccini. I costi di ricerca e sviluppo e di produzione sono stati finanziati maggiormente, o per intero nel caso di AstraZeneca e Moderna, da fondi pubblici e per questo devono essere resi pubblici.

"Nonostante le rassicurazioni dei capi di Stato che qualsiasi vaccino per il Covid-19 sarebbe stato un bene pubblico e le varie dichiarazioni delle aziende farmaceutiche, non possiamo affidarci alla speranza che l'industria farmaceutica agisca nell'interesse della salute pubblica, nemmeno in questi tempi difficili" dichiara Silvia Mancini, esperta di salute pubblica di MSF. "Nonostante i miliardi di fondi pubblici e i miliardi di vite in gioco, siamo tenuti all'oscuro di informazioni fondamentali come il prezzo e le scorte disponibili che garantiscono un accesso equo al futuro vaccino".

In questo momento critico per la salute di miliardi di persone, i governi devono prendersi la responsabilità per i miliardi di dollari versati per questi vaccini e pretendere dalle aziende farmaceutiche che siano resi pubblici tutti gli accordi, oltre ai dati e ai costi di sperimentazione dei vaccini per il Covid-19.

Pubblicato in Salute

Il progetto L'Atelier Koinè, selezionato da impresa sociale “Con i bambini” nell'ambito del Fondo a contrasto della povertà educativa minorile, si rende protagonista di un'iniziativa a supporto degli adolescenti in un periodo particolarmente difficile come questo.

Sul territorio di Crotone, infatti, sarà avviato nei prossimi giorni - nell'ambito delle attività degli HUB “Attivamente” - un percorso di sostegno e supporto allo studio, rivolto a tutti gli studenti delle scuole medie che ne avranno necessità.

Titolo dell'iniziativa pensata dalla Cooperativa Agorà Kroton Onlus e dall'associazione Maslow - realtà partner del progetto multiregionale con ente capofila la Lanterna di Diogene Cooperativa sociale Onlus di Mentana - è “Studiamo insieme”.

Alla luce delle difficoltà dovute dalla recente chiusura delle scuole in Calabria (dalla seconda media in poi) per via del DPCM che ha istituito la cd “zona rossa”, con conseguente attivazione della didattica a distanza, il gruppo di lavoro de “L'Atelier Koinè” ha pensato di dare una mano concreta agli studenti, fornendo loro un ausilio nell'attività di studio da casa.

Come attivare il servizio gratuito  

I genitori dei ragazzi che ne avessero necessità possono richiedere gratuitamente l'attivazione del servizio “Studiamo insieme” scrivendo una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..Gli operatori concorderanno direttamente con le famiglie interessate le modalità di collegamento e gli appuntamenti, nei giorni e negli orari più consoni alle organizzazioni di ogni alunno.

A gestire le attività di “Studiamo insieme” sul territorio di Crotone saranno gli esperti Andrea Prestinice, che seguirà gli studenti che necessitano di aiuto nelle materie Matematica, Scienze e Geometria, e Debora Basile che seguirà gli studenti nelle materie Italiano, Storia e Geografia.

Gli incontri di "Studiamo insieme" si svolgeranno esclusivamente online con un rapporto docente/discente di 1 a 2. Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un'intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016, è nata l'impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD www.conibambini.org

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Calabria

La partecipazione al progetto di ricerca DIMICOME (Diversity Management e Integrazione. Competenze dei migranti nel mercato del lavoro), realizzato da  Fondazione ISMU e co-finanziato dal  Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI), ha permesso a Cooperativa Animazione Valdocco e Pietra Alta Servizi la nomina tra le 18 buone prassi piemontesi di Diversity Management, raccolte nel repertorio diffuso da ISMU Milano.

Il percorso ha preso vita grazie all’intervento di Roberta Tumiatti che, fin dall’inizio, ha riconosciuto l’importanza degli obiettivi promossi dall’iniziativa e la loro aderenza con quelli delle cooperative: favorire l’integrazione economica dei migranti tramite la valorizzazione delle loro peculiarità e competenze – in particolare quelle sviluppate grazie al percorso migratorio e alla condizione di doppia appartenenza – e massimizzare il loro impatto positivo sulla competitività aziendale.

Per fare ciò, DIMICOME ha individuato oltre 60 aziende che sono solite realizzare una molteplicità di interventi, quali, a esempio, pratiche di Diversity Management, formazione, sostegno all’auto-imprenditorialità, accompagnamento nella ricerca attiva di lavoro, tirocini, programmi di welfare aziendale, progetti per promuovere la cultura dell’inclusione e del dialogo interculturale nelle comunità di riferimento.

Tra queste, per il territorio regionale piemontese, sono state identificate anche Cooperativa Animazione Valdocco e Pietra Alta Servizi.

A Cooperativa Animazione Valdocco sono state riconosciute la gestione, dal 2015, di servizi di accoglienza di primo e secondo livello a favore di cittadini stranieri richiedenti e/o titolari di protezione internazionale su tutto il territorio piemontese; la possibilità di fare un‘esperienza di tirocinio formativo all’interno dei servizi che la cooperativa gestisce oppure presso aziende e organizzazioni esterne, soprattutto nell’area della ristorazione, dove sono coinvolte altre cooperative di tipo B (ad esempio per la trasformazione degli alimenti) e, non ultime, le misure e le strategie di responsabilità sociale adottate ogni anno, senza escludere il suo inserimento nella Vetrina delle aziende responsabili di CSR Piemonte e il suo accreditamento come centro servizi per il lavoro, grazie al quale, si adopera per inserire le persone in percorsi di formazione e tirocini professionalizzanti.

Infine, per quanto riguarda le azioni/iniziative fondamentali di diversity management a favore dei migranti, è stata sottolineata la strategia di apertura verso le diversità riguardanti il genere, l’etnia e la disabilità. La cooperativa, infatti, svolge azioni di valorizzazione della diversità, mettendo al centro della propria mission la cura della persona senza discriminazione. Per quel che concerne le attività rivolte ai migranti e ai profughi, lavora con competenze transculturali e gestisce le diversità culturali ed etniche che si riscontrano quando si ha a che fare con  persone che provengono da diverse zone del mondo: Nigeria, Costa D’Avorio, Mali, Ghana, Gabon, Camerun, Sierra Leone, Senegal e Guinea, Egitto, Marocco, territori palestinesi, Armenia, Georgia, Sud America, Venezuela e Perù. L’attenzione,  la cura e il rispetto della persona, a prescindere dall’etnia, dal genere, dall’età, costituiscono il fulcro dell’attività stessa della cooperativa.

Per la realtà di Pietra Alta Servizi, invece, è stato importante evidenziare le opportunità di accoglienza integrata e di assistenza offerte a favore di cittadini stranieri richiedenti e/o titolari di protezione internazionale nei territori delle Province di Torino, Biella e Cuneo; la messa a disposizione di un servizio di etnopsichiatria e psicologia transculturale, Centro Migranti “Marco Cavallo”, dedicato a tutte le persone che si trovano a vivere difficoltà particolari e situazioni di vulnerabilità e, per quel che concerne l’inserimento lavorativo,  è stato confermato l’impegno ad attivare collaborazioni esterne ed esperienze di tirocinio formativo per gli utenti. Non sono passate inosservate le misure e le strategie di responsabilità sociale e l’annua redazione di un bilancio sociale, così come l’attività di accoglienza perché svolta a partire dall’ascolto e dall’attenzione ai bisogni dell’utenza. Gli immigrati non-UE sono generalmente vulnerabili perché portatori di esperienze complicate, di traumi legati al viaggio, alla prigionia o allo sfruttamento lavorativo in Libia, vittime di abusi fisici e non. Per conoscerne i bisogni, vengono organizzati colloqui strutturati e momenti non formali volti a far sentire le persone il più possibile a loro agio e a consentire loro di far conoscere le proprie esperienze e competenze.

Un esempio sono i percorsi che uniscono la narrazione alla cucina o alla danza. In questi servizi, circa la metà dei lavoratori è straniera e, per questo, le figure professionali coinvolte sono varie: mediatori interculturali, operatori socio sanitari e operatori alla pari, ma anche persone con ruoli dirigenziali e di responsabilità. Gli operatori alla pari sono persone che provengono da percorsi simili a quelli degli utenti, che hanno già fatto, quindi, un percorso di accoglienza e di inserimento e che risultano figure fondamentali per facilitare l’empatia e la creazione di una relazione di fiducia. Ciononostante, la costituzione di team multidisciplinari rappresenta un valore aggiunto alla qualità del lavoro della Cooperativa.

Infine, nel contesto di azioni/iniziative fondamentali di diversity management a favore dei migranti, è stata degna di nota la sua strategia di apertura verso le diversità riguardanti il genere, l’etnia e la disabilità e la valorizzazione delle stesse. La Società lavora con persone provenienti da etnie e culture differenti prevalentemente  dall’area subsahariana (Nigeria, Costa D’Avorio, Mali, Ghana, Gabon, Camerun, Sierra Leone, Senegal e Guinea), ma anche dal Magreb, dall’Egitto dai territori Palestinesi, dall’Armenia, Georgia, e Sud America (Venezuela e Perù).

 

Per maggiori informazioni:

https://www.ismu.org/regione-progetto-dimicome/#1567517660337-672cd99f-0729

 

Pubblicato in Piemonte
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