Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Sabato, 28 Novembre 2020

Lunedì, 16 Novembre 2020 - nelPaese.it

I presidenti di Legacoop Umbria Dino Ricci, Confcooperative Umbria Carlo Di Somma e AGCI Umbria Gabriele Nardini hanno scritto ai prefetti di Perugia e Terni, alla presidente della Regione Umbria Tesei ed all’Assessore alla sanità Coletto per richiedere con urgenza un incontro finalizzato ad affrontare i problemi della cooperazione sociale.

La lettera

"Le cooperative sociali stanno vivendo una fase di grande criticità causata dai ritardi della Regione Umbria nell’applicare le norme nazionali adottate dal parlamento per fronteggiare la pandemia e gli accordi regionali. Questi ritardi stanno causando la crisi del settore e possono causare l’interruzione dei servizi pubblici essenziali erogati.

In Umbria nelle 300 cooperative sociali sono occupati 8.000 soci lavoratori, di cui 800 persone svantaggiate, impegnati nel garantire in maniera capillare servizi educativi, sociali e socio sanitari di grande importanza per la comunità. Nella prima ondata della pandemia molti di questi lavoratori sono stati in prima linea, hanno fronteggiato il virus lavorando con dedizione e senso di responsabilità, oggi nel pieno della seconda ondata continuano a lavorare con impegno e professionalità.

Da mesi le cooperative denunciano i problemi che affliggono il settore e che mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese. Fino ad ora nulla è stato fatto per affrontarli ed almeno in parte risolverli. Le centrali cooperative, insieme alle sigle sindacali, hanno chiesto l’apertura di un tavolo di crisi, dove poter rappresentare le istanze di un comparto delicato ed essenziale per la tenuta socio-economica della Regione.

Le conseguenze economiche dell’emergenza, unite ai ritardi accumulati dalla Regione nell’applicare accordi e norme esistenti stanno mettendo in crisi il Welfare e a rischio gli occupati, le imprese e la rete di servizi costruita negli ultimi decenni".

 

Pubblicato in Umbria

Continuano a crescere a ritmo importante i numeri di coloro che in carcere, tra detenuti e personale, risultano positivi al Covid-19. Come riportato dal Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale, nell'arco di pochi giorni i contagiati hanno superato le 600 unità tra i detenuti (di cui 32 ospedalizzati) e sono oltre 800 tra il personale che, a vario titolo, opera nelle carceri. In 75 istituti su 190 si è verificato un qualche caso di contagio.

Da settembre l'osservatorio di Antigone è tornato a visitare gli istituti penali del paese, dopo lo stop alle attività che la prima fase dell'emergenza coronavirus aveva comportato. In molti casi ci si è trovati davanti a situazioni di sovraffollamento che non aiutano il contenimento del contagio, né favoriscono l'isolamento dei detenuti positivi o di coloro che, dopo un contatto con un positivo, hanno bisogno di osservare un periodo di quarantena. Su indicazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, alcune sezioni sono state sgomberate per fare posto a reparti Covid, questo ha però prodotto un ulteriore sovraffollamento in altre aree degli istituti. Inoltre, la necessità di far osservare il periodo previsto per la quarantena ai nuovi giunti, fa sì che spesso questi vengano trasferiti in carceri anche a centinaia di chilometri di distanza dalla loro città per l'arco di tempo previsto e, solo dopo, ricondotti negli istituti di compentenza.

"Ciò che occorre in questa fase - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - è ridurre i numeri della popolazione detenuta. Dopo l'importante contrazione registrata durante la prima ondata, il dato dei detenuti si era stabilizzato e, dopo l'estate, era ricominciato a crescere. Attualmente ci sono oltre 54.000 persone per circa 47.000 posti realmente disponibili. Con questi numeri, nonostante i protocolli adottati, è difficile poter contenere il diffondersi del contagio. Occorre dunque intervenire attraverso la concessione di misure alternative al carcere, in primo luogo gli arresti domiciliari, per chi ha fine pena brevi o importanti patologie pregresse. Si deve inoltre, così come sollecitato dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, ridurre al minimo gli ingressi, utilizzando la custodia cautelare in carcere solo laddove è strettamente necessaria. Chi non potrà uscire - dichiara ancora Gonnella - ha bisogno di non sentirsi abbandonato. L'angoscia che si vive nel mondo libero è infatti amplificata quando ci si trova in spazi chiusi e con un'inevitabile contatto quotidiano con decine di persone. Per questo vanno potenziate le telefonate e le videotelefonate su cui alcuni istituti, dopo le concessioni della prima ondata, stavano tornando indietro. Va garantito inoltre il diritto allo studio, predisponendo la possibilità che i detenuti seguano le lezioni in dad. Questi riteniamo siano provvedimenti urgenti e necessari. Ci auguriamo che lo stesso Comitato Tecnico Scientifico possa concentrare la propria attenzione sul sistema penitenziario affinché, tanto la salute dei detenuti che quella degli operatori, sia salvaguardata".

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Novembre 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30