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Sabato, 28 Novembre 2020

Giovedì, 19 Novembre 2020 - nelPaese.it

Coesione sociale e territoriale, lavoro e salute: essere resilienti e guardare alle generazioni future. Questi i temi proposti da “Generazioni future – Incontro con le istituzioni”, il secondo appuntamento dell’Assemblea dei delegati 2020 di Legacoopsociali. Un’assemblea “diversa” che si è svolta sulla piattaforma zoom ed è stata coordinata da Romano Benini.

“Stiamo vivendo un momento in cui le transizioni (digitale, demografica, climatica, dei modelli di lavoro, dei bisogni di salute e benessere su cui peraltro stavamo già riflettendo) hanno avuto una forte accelerazione legata agli effetti della pandemia. Quello che cerchiamo di fare oggi come Associazione e come cooperative è agire in questa epoca di transizioni accelerate facendo fronte alle emergenze del quotidiano con uno sguardo di lungo periodo e attivando progettualità che pensano agli impatti sul futuro”.

Lo dice in apertura la presidente nazionale di Legacoopsociali Eleonora Vanni che rilancia il ruolo della cooperazione sociale e chiede impegni concreti alle istituzioni:  “noi cooperatori e cooperative possiamo e vogliamo fare solo la nostra parte quindi chiediamo politiche di welfare e di sviluppo economico innovative e di sistema con importanti investimenti, orientati a progetti di filiera e di sistema, all’inclusione sociale e lavorativa e all’innovazione di un settore, l’economia sociale, che può essere traino economico e sociale della ripresa”.

Le proposte e le risposte istituzionali

Sviluppo economico - È essenziale definire: un riferimento dedicato per la cooperazione sociale nell’ambito del MISE per la valorizzazione del suo ruolo imprenditoriale e di agente di sviluppo economico ed il coinvolgimento nelle occasioni di consultazione; una interlocuzione con la DG “Incentivi alle imprese” in relazione alla agibilità al Fondo per le Imprese Sociali e a eventuali ulteriori risorse dedicate; uno stretto raccordo fra la DG “Enti cooperativi” e DG “Incentivi alle imprese” anche ai fini promozionali dell’impresa sociale cooperativa; l’inclusione dell’innovazione dei servizi alla persona con l’impiego delle tecnologie gestionali e assistive nei driver di sviluppo finanziati del Ministero.

Su queste istanze è intervenuta la sottosegretaria al Mise Alessia Morani: “la cooperazione deve entrare nella priorità del governo, soprattutto per la rete dei servizi. La presenza delle coop sociali di inserimento lavorativo deve essere incentivata. Anche le aree interne rappresentano un’opportunità come i borghi, per attivare processi di ricostruzione bisogna intercettare attori che sono portatori di cambiamento”.

Lavoro e welfare - Tra le proposte Legacoopsociali sul tema ci sono: l’inserimento in norma del riconoscimento normativo dell’adeguamento delle tariffe dei servizi al rinnovo del ccnl della cooperazione sociale che lavora in appalto/convenzione/accreditamento con gli Enti Pubblici poiché, per i servizi alla persona, trattasi di servizi con tariffe, generalmente, definite dal pubblico o il cui maggior costo ricade sui cittadini e, per le cooperative B) in considerazione della finalità principale e cioè l’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate; La promozione della cooperazione sociale di inclusione lavorativa come soggetto delle politiche attive del lavoro. La necessità di valorizzare l’apporto della impresa sociale e al suo interno della impresa sociale cooperativa, in quanto ad oggi la realtà maggiormente rappresentativa di questo tipo di impresa.

Su questi punti ha risposto il sottosegretario al Lavoro e al Welfare Stanislao Di Piazza: “condivido le finalità dell’inclusione lavorativa per le persone fragili e le condizioni di soci e lavoratori in rispetto del contratto vigente. Il governo e tutti i ministeri devono mettere in campo strumenti per garantire il rispetto di questi diritti. La cooperativa sociale va riconosciuta come operatore che agisce per il bene comune. Sto lavorando a una obbligatorietà della coprogettazione, anche con Comuni e Regioni i contratti devono prevedere deroghe che non mettano a rischio i servizi alla persona”.

Ed è anche intervenuta sul tema la sottosegretaria al Lavoro Francesca Puglisi: “abbiamo stanziato 500 milioni nelle politiche attive, pensando soprattutto ai Neet. Serve un processo riformatore con collaborazione pubblico-privato, i centri per l’impiego da soli non riescono a rispondere a questa situazione. Serve un assegno di disoccupazione che metta dentro la formazione per riqualificare le competenze anche in un’ottica di autoimprenditorialità”.

Sul tema del lavoro relativo ai servizi di welfare e socio-sanitari è intervenuta anche la senatrice Valeria Fedeli: “bisogna attivare e uniformare armonizzando le normative attive sul lavoro. Bisogna lavorare sulla formazione qualificata per gli operatori superando convinzione che tali attività siano insite nella natura nel genere femminile: il lavoro di cura ha bisogno di qualità e quindi di formazione. Inoltre dobbiamo avere presente l’apporto più complessivo dell’economia della cura”.

Le Regioni

Emilia Romagna – La vicepresidente Elly Schlein è intervenuta portando l’esperienza amministrativa nella sua regione: “Gli spunti di lavoro comune in Emilia Romagna sono tra gli altri quelli sulla sanità pubblica integrata con i servizi socio-sanitari e sociali dentro cui c’è il ruolo della cooperazione sociale. Bisogna adottare una visione tridimensionale tra bisogna abitativo, sociale e sanitario. Bisogna capire come integrare i servizi di prossimità tra pubblico e privato, la cooperazione sociale ha già messo in campo queste esperienze. Sui servizi alla persona abbiamo visto le difficoltà affrontate con la residenzialità che va messa in stretta relazione con la domiciliarità, ma in mezzo c’è una terra da esplorare con le tante esperienze con co-housing e di abitare sociale”.

Legacoop: “riaffermare il nostro ruolo nella transizione digitale”

A concludere l’assemblea è stato il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti. “La pandemia ci dimostra come le fratture si allargano in modo preoccupante -spiega Lusetti- e pone l’esigenza di una grande attenzione al tema dei diritti delle persone e al pericolo di infiltrazioni delle mafie nell’economia. Il ‘tutto non sarà come prima’ e dobbiamo farci carico di uno spazio nuovo di agire imprenditoriale senza fare passi indietro. Secondo un sondaggio realizzato da SWG le persone che individuano nella forma cooperativa lo strumento più idoneo per poter uscire dalla crisi in chiave positiva sono il doppio di quelle che indicano l’impresa capitalistica. C’è, insomma, una domanda di cambiamento del paradigma che vede nella cooperazione un attore importante”.

“Dobbiamo uscire da una concezione di una ‘società al massimo ribasso’, di cui gli appalti sono l’evidenza più lampante; in questo ci può aiutare la transizione digitale, dove l’esigenza di cambiare il nostro modo di lavorare potrà darci l’opportunità di riaffermare e rinnovare la nostra identità per continuare a svolgere con efficacia il nostro ruolo economico e sociale”, conclude Lusetti.

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Un bel modo di celebrare la Giornata mondiale per l’infanzia: il 20 novembre, verrà lanciato, in video conferenza, il progetto nazionale di rilevanza europeaIl carcere alla prova dei bambini e delle loro famiglie - Applicazione della Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti. Un progetto selezionato dall’Impresa sociale “Con i Bambini”, nell’ambito dell’attuazione dei programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Quest’anno, questa data è particolarmente importante perché coincide anche con il rinnovo della Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti firmata il 20 novembre del 2018 dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano e dalla presidente dell’associazione Bambinisenzasbarre Lia Sacerdote.

E proprio la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti sarà il filo conduttore dell’intero progetto nazionale, visto che tutte le azioni previste nelle sedici Regioni italiane coinvolte, sono orientate a dare un’attuazione concreta alla Carta stessa. Nella pratica, questo significa attivare progetti in rete che creino una collaborazione virtuosa tra enti penitenziari, comunità educante ed enti del privato sociale che si occupano di minori e di diritti dell’infanzia.

Un progetto complesso e articolato che ha diversi destinatari: prima di tutto i figli di genitori detenuti e le loro famiglie, che accedono agli Istituti Penitenziari per visitare il genitore detenuto; poi i bambini che vivono con la madre all’interno di strutture detentive-ICAM (Istituti di Custodia Attenuata per le Madri) e sezioni nido; e infine la polizia penitenziaria, impegnata ogni giorno ad accogliere i minori che accedono negli istituti.

All’interno di questa cornice, il lavoro delle professioni sociali è indubbiamente fondamentale per  sostenere e accompagnare il mantenimento della relazione fra genitori detenuti e figli, e lo sanno molto bene gli educatori della cooperativa sociale Il Margine di Torino che, in stretta collaborazione con l’associazione Bambinisenzasbarre, da anni affrontano il tema della genitorialità nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” attraverso molteplici interventi.

«Per noi, partecipare oggi al progetto “Il carcere alla prova dei bambini e delle loro famiglie” come partner torinese dell’associazione Bambinisenzasbarre rappresenta la possibilità concreta di agire in modo ancora più incisivo nell’ambito del contrasto della povertà educativa – spiega con entusiasmo Elena Mapelli, responsabile per la cooperativa Il Margine dell’area minori – L’esperienza che stiamo facendo con le mamme e i bambini che vivono la realtà carceraria all’interno dell’ICAM, l’istituto a custodia attenuata di Torino, ci ha permesso di contribuire a creare un sistema di buone pratiche per andare incontro ai bisogni di questo gruppo vulnerabile di bambini. Adesso, per noi, si tratta di potenziare l’offerta formativa extrascolastica, migliorando e favorendo la fruizione di servizi esterni al carcere: la scuola prima di tutto, ma anche laboratori e attività ludico/sportive».

Nel suo complesso, il progetto si articola in otto azioni tra cui: l’apertura di nuovi Spazi Gialli, ossia di quei luoghi all’interno del carcere dove i bambini si preparano all’incontro con il genitore, accompagnati da operatori opportunamente formati; l’attivazione di percorsi integrati di tutela del rapporto mamma detenuta e figlio, alternativi alla detenzione; la creazione di Gruppi di parola di genitori detenuti e “Il colloquio con solo il papà”; la proposta di attività teatrali in carcere; l’organizzazione di incontri di sensibilizzazione per le scuole sul tema dello stigma verso i bambini con genitore detenuto; la Formazione nazionale della Polizia Penitenziaria.

«Noi in particolare – continua Elena Mapelli – grazie all’acquisto di un pullmino per il trasporto dal carcere, seguiremo i bambini nelle loro attività esterne in strutture sportive, nidi o scuole dell’infanzia grazie alla presenza di educatori in continuità, in modo da favorire la creazione di un legame di attaccamento sicuro con la figura adulta. Il nostro primo obiettivo è stimolare apprendimenti anche in contesti esterni al carcere, grazie ad attività cui normalmente questi bambini non hanno la possibilità di accedere.

Inoltre, mentre i bambini faranno attività all’esterno, la ricaduta “interna” è immediatamente visibile: liberando tempo alle mamme, loro stesse potranno essere impegnate in percorsi formativi all’interno del carcere ed eventualmente iniziare percorsi di re-inserimento lavorativo». Le azioni previste dal progetto, prevedono anche il coinvolgimento diretto delle scuole dei vari territori, per cercare di contrastare il gap educativo di questi minori con la partecipazione a momenti e attività specifiche.

 

Ma è il lavoro di rete che continua a essere il cuore dell’intero progetto. Non a caso è previsto uno scambio a livello nazionale di Buone Prassi attivate dalle diverse realtà regionali per questo target di minori svantaggiati e i loro genitori, a partire dalle esperienze realizzate nei singoli ICAM italiani.

In questa direzione, la Carta dei diritti dei figli dei detenuti diventerà il tema conduttore per promuovere momenti di formazione e informazione per tutta la Comunità educante.

Partner istituzionali nazionali del progetto “Il carcere alla prova dei bambini e delle loro famiglie”  sono il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza con i quali l’Associazione Bambinisenzasbarre ha partecipato al bando promosso dall’impresa sociale Con i Bambini che sostiene il Progetto nazionale.

Pubblicato in Piemonte

Sorridono, hanno espressioni serie o sornione. Chiedono di riabbracciare maestre e amici, i propri affetti più cari, di riavere i propri spazi e soprattutto giocare liberi, come sanno fare solo i bambini. Questa la sintesi del video diffuso dal progetto Ip Ip Urrà, selezionato nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile Con i bambini, di cui fanno parte dieci enti non profit su tutto il territorio nazionale per oltre 23 stakeholder. Il video è stato realizzato in occasione della Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre.

Nell’infanzia risiede la nostra speranza per il futuro, solo se sapremo coltivare, nutrire, proteggere, far camminare. Nell’educazione e nella cura – scrivono i promotori del progetto Ip Ip Urrà – risiedono gli antidoti contro i fenomeni di esclusione e emarginazione sociale, a noi la responsabilità di essere comunità al fianco di chi non ha voce e subisce più degli altri il peso ulteriore di questa crisi. E’ tempo di mettere al centro delle politiche pubbliche l’infanzia e di costruire contesti, città e periferie a misura di bambini e bambine e famiglie competenti che devono poter esser sempre più competenti”.

La ricerca Con i bambini – Demopolis

A pagare il prezzo degli effetti a lungo termine dell’emergenza Coronavirus saranno i più piccoli: ne sono convinti oggi i due terzi degli italiani. La mancanza di dispositivi informatici adeguati e di connessioni idonee si è rivelata un problema nel 14% dei casi, un dato che cresce al 22% al Sud. Ma per il 45% le difficoltà della didattica a distanza dipendono dalla scasa capacità di attenzione nel contesto stesso della DAD. Gli italiani restano convinti che le opportunità dell’istruzione non siano oggi garantite equamente per tutti nel nostro Paese: appena il 9% crede che la scuola italiana garantisca oggi tale opportunità. Ma l’educazione dei giovani non è solo questione della scuola. Per il 67% degli italiani la responsabilità dei minori è di tutta la comunità, dato che si attestava al 49% nella rilevazione dello scorso anno. Per il 91% degli italiani la diffusione della povertà educativa è un fenomeno grave e 9 italiani su 10 ritiene oggi importanti, per lo sviluppo del Paese, le azioni di contrasto al fenomeno.

Partner del progetto

Chi rom…e chi no  (Napoli, capofila), Cooperativa Sociale Il Cantiere (Albino, Val Seriana), Coop L’Abbaino, Consorzio Mestieri Toscana (Firenze), Coop. Soc. Mignanego (Genova), Ass. Comunità Progetto Sud (Lamezia Terme), Ass. Fermenti lattici (Lecce), EcoS-Med coop. soc. (Messina), La Kumpania (Napoli) Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali (Pioltello), Associazione 21 luglio (Roma), Coop. Soc. Educazione Progetto (Torino), Fondazione Zancan, Università Federico II centro Sinapsi.

Con i bambini

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.

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