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Giovedì, 28 Gennaio 2021

Lunedì, 23 Novembre 2020 - nelPaese.it

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne Le donne del Centro gastronomico e culturale Chikù scrivono una lettera aperta rivolgendosi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Emilia, Rosa, Rosaria e Samantha e tante altre, da dieci anni sono protagoniste dell’impresa sociale La Kumpania nata nel quartiere Scampia da un progetto dell'ass. chi rom e...chi no sostenuto tra le altre da Fondazione Con il Sud, Fondazione Vismara e Unicredit Foundation.

Sono donne del quartiere, napoletane e della comunità rom, che al Chikù hanno avuto un'opportunità' di emancipazione e di riscatto sociale e umano.  Sono parte fondante della prima impresa sociale nata tra donne rom e non sul tema della gastronomia multiculturale.

Ecco il testo della lettera diffuso da Chi rom..e chi no, Chikù e La Kumpania

Mi chiamo Emilia, sono una donna di Scampia, alla quale è stato fatto vivere un sogno. Ho deciso di scrivere questa lettera, anche a nome delle mie compagne d'avventura: Rosa, Rosaria, Samantha e la altre, le cuoche, le operatrici di sala de La Kumpania e di Chikù a Scampia, che fino a prima di questo maledetto virus, cercavano con sacrificio di proseguire il sogno che, grazie a chi ha creduto in noi e agli sforzi fatti tutti insieme, stavamo vivendo. Purtroppo, questo sogno sta andando in frantumi e non so se si può immaginare cosa significa per noi.

Prima di iniziare questa splendida avventura, io come le altre eravamo "semplici" casalinghe - come piace definirmi "casalinghe disperate"; poi è iniziato il nostro cammino di conoscenza, e neanche sapevamo fino a dove ci avrebbe portato. Invece con nostro grande stupore, questo cammino ci ha dato più di qualcosa: dignità, indipendenza, consapevolezza. Personalmente mi ha fatto sentire viva, perché oltre a un piccolo aiuto economico che sono riuscita a portare in famiglia, mi ha fatto provare quell'adrenalina, che ti scuote dentro e ti fa pensare: io sono capace, posso essere oltre che una mamma, una donna che lavora.

Ora, purtroppo, vedo questo sogno svanire, e mi sento inerme, sento essere tornata a prima che tutto avesse inizio, e che ormai mi sta stretto il ruolo solo di casalinga e mamma; cucinare per chi non conosci, mi fa sentire apprezzata, utile, mi emoziona. 

Qualcuno si può domandare: e perché se a causa di questo periodo nero, il nostro ristorante non si riprende, non cerco altrove? Semplice, ma chi prende a lavorare una donna di 45 anni? E poi, cosa ancora più importante, con tutte le mie compagne ci abbiamo creduto con tutte le nostre forze in questo progetto di fusione di cultura, di indipendenza e di crescita professionale, questo posto, Chikù, per noi è casa. 

Sei anni fa lo abbiamo inaugurato con le autorità cittadine, le fondazioni private, varie personalità pubbliche, e siamo diventate un vero e proprio caso mediatico: uno spazio al femminile in una delle periferie più povere d’Italia che prova a generare economia, lavoro e percorsi di liberazione.

La Kumpania invece compie dieci anni, prima impresa sociale in Italia che mette insieme donne rom e italiane, un vero e proprio simbolo, che prima ancora che esistesse Chikù aveva portato in giro per l’Italia i suoi catering e la sua storia unica.

Oggi siamo in cassa integrazione e non sappiamo se riusciremo a riprenderci dopo le due fasi tremende della pandemia. È stato un percorso molto difficile e pieno di sfide che negli anni abbiamo portato avanti con tenacia, creatività, conflitti e gioie.

Quest'ultima sfida ci sembra che si possa superare solo con uno sforzo superiore e congiunto e per questo, a nome di tutte, richiamo l’attenzione di tutte e tutti.

Non so cosa mi aspetto da questa lettera aperta, ma spero che qualcuno creda ancora una volta in noi e che così possa continuare il nostro sogno, possiamo riaccendere i fornelli e farvi gustare i nostri piatti.

 

 

Pubblicato in Lavoro

"Siamo consci dei rischi che ci possono essere all'interno delle strutture residenziali per anziani, per questa ragione cerchiamo di essere il più possibile consapevoli delle difficoltà, problematiche e dell'importanza della dignità delle persone". Così Anna La Diega, vicepresidente della Cooperativa sociale Itaca, spiegava tre anni fa l'esigenza di aggiornare la Carta dei Valori e dei Comportamenti dell'area Anziani Residenziale, di cui è anche responsabile. Nata nel 2012, la Carta e i suoi principi assumono oggi un ruolo ancora più centrale, in un momento storico che ci vede tutti affrontare l'emergenza sanitaria da Covid-19: non solo punto di riferimento in termini di buone prassi nei servizi ma anche, e forse verrebbe quasi da dire soprattutto, per quanto riguarda l'impegno verso i beneficiari e la tutela della loro salute.

Siamo partiti da qui nel dialogo con Luciana Protti, coordinatrice della Residenza assistenziale alberghiera di Cimolais che la Cooperativa Itaca gestisce dal 1997. La "Casa albergo", che si trova in alta Valcellina e accoglie persone anziane autosufficienti provenienti da tutto il Friuli occidentale, è stata la prima struttura residenziale che la Cooperativa sociale friulana ha chiuso ad ingressi esterni, ancora prima del lockdown decretato dal Governo italiano il 9 marzo. "Abbiamo deciso cautelativamente, in condivisione con il Comune di Cimolais proprietario della struttura, di chiudere ad ingressi provenienti dall'esterno il 5 marzo - spiega Luciana Protti - per tutelare la salute dei nostri residenti. All'inizio abbiamo registrato comprensibili difficoltà negli anziani a comprendere le motivazioni di questa decisione, soprattutto perché, in quanto autosufficienti, erano abituati a vivere con una certa autonomia".

Prima del Covid-19, infatti, non c'erano limitazioni nelle uscite, potevano tranquillamente andare a prendere un caffè al bar, le sigarette al tabacchino, andare a messa, uscire per una semplice passeggiata, magari insieme ad alcuni paesani che negli anni hanno conosciuto e con i quali si sono instaurati anche dei legami di amicizia, o ancora prendere la corriera in autonomia per andare a Maniago al mercato settimanale del lunedì. Tutte abitudini "normali" prima del lockdown, che ora non sono più possibili. "Nei primi tempi abbiamo vissuto anche noi operatori una situazione di difficoltà, in primis nello spiegare loro il senso di quelle limitazioni. Il lockdown ancora non era stato dichiarato ed era tutto nuovo e difficilmente comprensibile e accettabile, per tutti anche per noi. Successivamente, grazie anche a quanto apprendevano quotidianamente dai telegiornali, hanno compreso la gravità della situazione".

LA RIMODULAZIONE DELLE USCITE SUL TERRITORIO

"Essendo autonomi e cercando di venire incontro ai loro desideri di contatto con l'esterno, dopo il 5 marzo, abbiamo riorganizzato l'assistenza per garantire le loro uscite in sicurezza, così ogni persona - prosegue la coordinatrice di Cimolais - è sempre stata accompagnata degli operatori, in giorni ed orari stabiliti attraverso la programmazione di un calendario predisposto insieme ai nostri anziani, anche perché avevamo notato in loro la tendenza inconsapevole ad abbassare la guardia e con essa le mascherine. Per questo abbiamo deciso di accompagnarli in poche uscite e mirate, per attivare una salvaguardia discreta ed attenta del loro comportamento, perché la tendenza quasi automatica era quella di abbassare la mascherina appena entravano al bar e l'operatore era subito pronto a ricordare alzarla fino a coprire il naso. Nelle prime settimane abbiamo imparato tutti assieme che, invece, è proprio in quella fase, nel momento dell'incontro con altre persone, che la mascherina va utilizzata in maniera adeguata".

Agli anziani è restata la possibilità di passeggiare liberamente nell'area antistante la Casa, che è piuttosto ampia, dotata di un bel giardino con panchine, gli alberi per ripararsi dal sole estivo, ma sempre in compagnia di un operatore. "Abbiamo anche riorganizzato l'area fumatori, che all'inizio si trovava all'esterno, poco prima dell'ingresso, ed ora si trova sul terrazzo con tavolini e sedie che consentono di rispettare il giusto distanziamento fisico".

LA CHIUSURA DELLE VISITE DALL'ESTERNO

"Parallelamente, dal 5 marzo abbiamo anche chiuso alle visite di parenti e amici che dall'esterno entravano in struttura". Finito il lockdown, per tutta l'estate la Residenza ha preferito comunque mantenere le restrizioni attivate, perché Cimolais è un paese di poco più di 350 persone che durante il periodo estivo, come avviene solitamente nei paesini di montagna, si popola di turisti e villeggianti. "E sono arrivati anche quest'anno, alcuni provenienti anche da aree dell'Italia che hanno vissuto in maniera tragica la pandemia".
Chiudere all'ingresso dei familiari in struttura per tanti mesi non è stato facile. Sono subito partite le videochiamate, che erano costanti per chi usa fluentemente il proprio smartphone e garantite dalla struttura per chi non lo possedeva. Il telefono della Residenza, poi, era sempre attivo e disponibile in qualsiasi orario.

La conclusione del lockdown sembrava suggerire che il pericolo fosse passato, tanto che alcune limitazioni erano state alleggerite e il servizio si era riaperto al territorio in maniera graduale. "Ci siamo allora organizzati per ricominciare le visite in sicurezza, durante l'estate, avevamo predisposto un tavolo all'esterno, le sedie erano poste distanti ma ben visibili tra l'anziano e il proprio caro, veniva effettuato un triage ai familiari con tanto di tracciamento della visita attraverso un apposito registro. In questa maniera l'anziano, indossando mascherina e visiera e mantenendo la distanza di almeno 1 metro, poteva incontrare i propri cari, alla presenza di un operatore che monitorava il rispetto delle distanze. Oggi, con la nuova chiusura, resta possibile la videochiamata, anche perché i familiari vivono lontano e possono venire o nei fine settimana o una volta al mese. Peraltro, molti dei nostri beneficiari non hanno una rete familiare ed allora la nostra equipe diventa famiglia ed è il "congiunto" più prossimo per l'anziano".

Tuttavia, l'aumento dei contagi delle ultime settimane anche in Friuli Venezia Giulia ha portato la Regione ad una nuova chiusura alle visite esterne nei servizi residenziali per anziani. "La sofferenza dei nostri residenti, cui viene nuovamente inibita la possibilità di una relazione in presenza con i propri familiari o conoscenti, è anche la nostra sofferenza. È vero che qui, sinora, è un'isola felice (la Casa albergo di Cimolais non ha registrato situazioni di positività al virus, ndr), ma siamo tutti consapevoli che i rischi ci sono, per questo il nostro livello di attenzione resta al massimo".

IL LEGAME CON GLI OPERATORI SI È RAFFORZATO

"La nuova chiusura neanche io la sto vivendo bene. Dopo tanti mesi, sapere che non possono ancora vedere di persona i loro familiari pesa anche sull'equipe di lavoro, perché è come se stessimo togliendo loro l'autonomia derivante dall'autodeterminazione. Così, a volte, si nota qualche comprensibile stato di agitazione per la frustrazione delle limitazioni ed è necessario intavolare con loro un dibattito serrato e continuo di richiamo al senso di responsabilità personale ed anche nei confronti degli altri residenti della Casa".

In questi mesi, il legame tra anziani e operatori si è ancor di più rafforzato. "Comprendiamo che chi non si trovi a vivere un'esperienza di questo genere possa avere difficoltà a comprenderla sino in fondo, qualcuno mi ha chiesto cosa salvare di questi mesi, ed io ho risposto il rafforzamento dei legami affettivi all'interno del servizio, perché, in un momento in cui ai familiari è tuttora impedito l'ingresso in struttura ed agli anziani di poter vivere l'affetto e la vicinanza delle persone che amano, noi operatori siamo riusciti tutti insieme ad essere con loro e per loro famiglia. Perché c'era davvero bisogno di esserci, per darci forza reciproca, l'uno con l'altro.

Noi diamo come operatori e riceviamo dagli anziani il senso della vicinanza, affettiva ed emotiva, in un momento in cui ci è imposto il distanziamento che per la Residenza di Cimolais è solo un distanziamento fisico ed un avvicinamento sociale".

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Il 23 novembre del 1980 era domenica e fino al tardo pomeriggio non era accaduto nulla di particolare in Italia. Per la terra irpina e lucana, però, il destino aveva riservato un evento storico. Drammatico. Distruttivo.

Alle 19:34 un terremoto di magnitudo 6.9 scuoteva la Campania e la Basilicata causando danni inimmaginabili e migliaia di vittime. La terra, gli abitanti, la scienza e i protagonisti della ricerca del tempo si incontrano in un programma articolato su tre giorni, 23, 24 novembre e 27 novembre 2020, organizzato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'Università La Sapienza di Roma, l'Università Federico II di Napoli, la Provincia di Avellino, il Comune di Sant'Angelo dei Lombardi e l'Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIdA.

Per l'occasione l'INGV lancia il sito "1980_2020, terremoto 80_scienza_memoria_testimonianza", interamente dedicato al terremoto e ricco di informazioni, dove i visitatori possono navigare tra le memorie, le schede scientifiche, le story maps e molto altro al link: terremoto80.ingv.it

Questi gli appuntamenti previsti, tutti online, per raccontare l'evento, insieme con il pubblico: 

Lunedì 23 novembre, dalle 17:00 alle 19:30 la Tavola rotonda “Il terremoto del 23 novembre 1980 | La ricerca, il monitoraggio, la comunicazione scientifica”. In un percorso tra passato, presente e futuro, i ricercatori si confronteranno sulle conoscenze dell'epoca e sul contributo che il terremoto del 1980 ha offerto alla conoscenza scientifica odierna.

Link http://terremoto80.ingv.it/diretta_23nov/

Lunedì 23 novembre, dalle 19:34: Première del DocuFilm dell'INGV "Irpinia80 - Viaggio nella terra che resiste". Un lungo filo rosso attraversa i luoghi colpiti al cuore dal terremoto del 23 novembre 1980. Protagonista di questo viaggio è una terra, l'Irpinia, che resiste pur mostrando ancora oggi i segni indelebili di quelle ferite.

Le donne e gli uomini protagonisti di questa enorme tragedia, i cittadini, le istituzioni e gli scienziati che hanno vissuto in prima persona gli eventi di quarant'anni fa, sono le voci narranti  di questo docufilm e raccontano come le loro vite siano cambiate, sconvolte da questo tragico spartiacque.

Un omaggio ai protagonisti ma anche a chi, dallo studio di quel terremoto, ha saputo sviluppare negli anni una conoscenza sempre più approfondita del fenomeno per comprendere meglio la sismicità del nostro territorio e mitigare i rischi ad essa associati. Il DocuFilm sarà online sul canale YouTube INGV Comunicazione Social e sul sito terremoto80.ingv.it

Martedì 24 novembre, dalle 17:00 alle 19:00 la Tavola rotonda “Il terremoto del 23 novembre 1980 |  Storia, Economia, Stato, Comunicazione e Protezione Civile”. Cosa succederebbe se quel terremoto avvenisse oggi nelle stesse zone? Cosa si può fare perché lo Stato faccia di più per la prevenzione? Ne parlano esperti di protezione civile, sismologi, storici, psicologi e politici. Link http://terremoto80.ingv.it/diretta_24nov/

Venerdì 27 novembre, dalle 17:00 alle 19:00 la Tavola rotonda “Memoria e testimonianze”. Ampio spazio alle testimonianze e alle memorie con la presentazione del libro "Storia di una ricostruzione" di Stefano Ventura, accompagnata dallo spettacolo "Il fulmine della Terra" di Mirko De Martino.

Link http://terremoto80.ingv.it/diretta_27nov/ 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Lo scorso 19 novembre si è svolto l’incontro tra i rappresentanti delle centrali cooperative e l’Assessore alla Sanità Luca Coletto, l’incontro è stato positivo ed ha permesso di iniziare a risolvere i problemi delle 300 cooperative sociali della regione che ogni giorno erogano servizi a 50.000 cittadini. Durante l'incontro, che ha messo al centro gli 8000 soci di cui 800 persone svantaggiate, la Regione Umbria ha presentato una proposta finalizzata all’applicazione dell’Art. 48 del decreto Cura Italia e dell’Art. 109 del Decreto Rilancio convertito in legge il 17 luglio 2020 annunciando la predisposizione di un apposito fondo volto a coprire gli extra costi sopportati dalle cooperative sociali per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei fruitori dei servizi.

Queste proposte pur essendo distanti dalla totalità delle richieste , sono state accolte positivamente da Legacoopsociali, Federsolidarietà e AGCI Solidarietà che valutano in maniera favorevole la disponibilità al confronto dell’Assessore e l’impegno dimostrato a trovare delle soluzioni concrete.

La seconda questione affrontata è stata la garanzia della continuità dei servizi sociali, socio assistenziali e socio sanitari, rimodulandoli ove necessario. L’Art 89 del Decreto Rilancio ha stabilito che questi servizi sono da considerarsi servizi pubblici essenziali, anche se svolti in regime di concessione, accreditamento o mediante convenzione, in quanto volti a garantire il godimento di diritti della persona costituzionalmente tutelati e che le Regioni devono definire le modalità per garantire l'accesso e la continuità di tali servizi anche in situazione di emergenza. Su questo punto le centrali cooperative hanno evidenziato l’importanza della continuità e la necessità di adottare una linea di condotta uniforme in tutta la regione che, tutelando la salute degli operatori socio sanitari e degli utenti, garantisca l’apertura dei centri diurni.

“È stato un incontro positivo – hanno commentato i rappresentanti delle centrali cooperative – in cui abbiamo iniziato ad affrontare le problematicità della cooperazione sociale legate all’emergenza pandemica. Abbiamo condiviso con l’Assessore la necessità di dare continuità a questo confronto in modo da poter affrontare alcuni nodi strutturali come l’adeguamento delle tariffe, l’applicazione dell’art. 112 del codice degli appalti e l’adozione di una norma regione sugli appalti dei servizi di welfare”.

Pubblicato in Umbria

“L’affermazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti passa anche attraverso l’offerta di u sistema di servizi di qualità accessibili a tutti. È questo uno dei principi del Manifesto Cooperativo per l’educazione e la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che abbiamo oggi presentato”.

Lo dichiara la presidente di Legacoopsociali Eleonora Vanni durante l’evento on line in diretta sulla pagina Facebook dell’associazione in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nel corso dell’iniziativa è stato presentato il Manifesto ha visto la partecipazione della Vice Ministra Anna Ascani, dell’deputato Luca Rizzo Nervo componente dell’Intergruppo infanzia e adolescenza e di diversi altri stakeholder che hanno dibattuto dopo l’intervento del Vice Presidente di Legacoopsociali e coordinatore delle reti Crescerete 0-6 e Già (Gruppo infanzia e adolescenza) Alberto Alberani.

“La pandemia – dichiarato Alberani – ha reso evidente l’insorgere di nuove disuguaglianze e povertà che hanno colpito duramente bambini e adolescenti. È necessario garantire servizi di qualità esigibili come diritto solamente definendo e finanziando i Livelli essenziali delle Prestazioni come indica la Costituzione Italiana”.

Secondo Legacoopsociali per garantire servizi di qualità è necessario inoltre modificare il rapporto fra pubblico e privato sociale anche superando l’attuale sistema di assegnazione dei servizi tramite gara d’ appalto. “I bisogni dei bambini e degli adolescenti non devono essere messi all’ asta e i servizi entrare all’ interno di sistemi di accreditamento definiti da una partecipata co-programmazione e co-progettazione”, ha concluso Alberani.

Pubblicato in Diritti&Inclusione

 La Horizon Service Società Cooperativa Sociale, attiva nella gestione di servizi socio-assistenziali ed educativi dal 1998, ha strutturato da fine ottobre una “Équipe Covid” per l’erogazione delle prestazioni socio-sanitarie al domicilio dei propri utenti nei territori della Valle Peligna, dell’Alto Sangro e della Marsica.

Questa équipe è composta da personale sanitario (infermieri e fisioterapisti) e socio-sanitario (OSS) adeguatamente formato per l’erogazione di prestazioni a pazienti affetti da Sars-CoV-2. Gli operatori coinvolti hanno svolto un corso di formazione specifica per approfondire tutte le procedure adottate in campo sanitario necessarie per adoperare al meglio i dispositivi di protezione individuale (DPI), per evitare la diffusione del contagio e svolgere, in condizioni di massima sicurezza, i singoli interventi richiesti.

La strutturazione di un servizio domiciliare ad hoc – altamente specializzato e professionale – è stata ideata sul modello delle USCA mediche predisposte dalle Asl, con l’intento di rappresentare anche una forma di sostegno e supporto al Sistema Sanitario Nazionale.

“Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i nostri operatori coinvolti nei servizi domiciliari e residenziali che, sin dai primi giorni del marzo scorso, non hanno mai cessato di lavorare dimostrando grande impegno, professionalità e senso del dovere. Siamo convinti che la chiave per superare la crisi del momento sia un lavoro svolto in collaborazione ed alta professionalità”, dichiara il presidente Gennaro Settevendemie.

Pubblicato in Abruzzo

“RSA come veri e propri lager”. Queste le parole virgolettate apparse sui quotidiani locali. Parole pronunciate durante il Consiglio dell’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa da parte del capo gruppo Lega Nord, Leonardo Pilastri.

Il Consorzio CO&SO Empoli e le cooperative socie intendono rispondere a questa dura affermazione. “Definire lager le RSA – dichiara Nicola Biondi Presidente Cooperativa Colori gestrice della RSA Le Vele di Fucecchio e Chiassatelle di Empoli- è una duplice offesa che non può passare in sordina. Si offende la memoria e la storia e paragonare i nostri ospiti come deportati nei lager è altamente offensivo e grave; in secondo luogo è non portare rispetto a tutti gli operatori che con abnegazione e senso del dovere ogni giorno sono in prima linea per la cura degli ospiti contro un nemico subdolo e pericoloso”.

Ogni giorno nelle RSA gestite dal Consorzio CO&SO Empoli siamo al massimo dell’attenzione con un lavoro in costante e continua sinergia con la nostra ASL per monitorare, arginare l’espandersi del virus, curare i nostri ospiti e garantire loro la massima attenzione. Il prendersi cura non solo medica, ma anche morale l’essere loro vicini non farli sentire soli (purtroppo le visite nelle RSA sono state interrotte per il distanziamento sociale) è la funzione dei nostri operatori, infermieri, oss, osa e tutto il personale che in front office e dietro le quinte hanno a cuore il bene degli anziani.

“Vogliamo – conclude Biondi - esprimere la nostra vicinanza agli operatori, agli ospiti e alle famiglie della Rsa Villa Serena, che stanno vivendo una situazione davvero drammatica”.

Pubblicato in Toscana
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