Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 20 Gennaio 2021

Martedì, 01 Dicembre 2020 - nelPaese.it

Punteggio massimo confermato. In occasione del rinnovo biennale previsto per il rating di legalità, l’AgCom ha attribuito tre stellette a Cadiai. Come già accaduto nel 2018, nella seduta dello scorso 24 novembre, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha assegnato alla Cooperativa sociale bolognese il massimo riconoscimento previsto per le imprese che rispettano gli elevati standard di legalità e che ne facciano richiesta.

Diverse le condizioni che concorrono ad incrementare il punteggio base del rating di legalità tra cui l’adesione ai protocolli o alle intese di legalità per prevenire e contrastare le infiltrazioni della criminalità, l’utilizzo di sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per somme di importi inferiori rispetto a quelli fissati dalla legge, l’adozione di processi organizzativi volti a garantire forme di Corporate Social Responsibility, aver adottato modelli organizzativi di prevenzione e di contrasto della corruzione, etc..

«Come ormai consuetudine, vista l’importanza del riconoscimento, nel mese di settembre abbiamo presentato richiesta per il rinnovo del rating di legalità - afferma Franca Guglielmetti, Presidente Cadiai -. La nostra politica non è cambiata in questi due anni così come la rispondenza ai requisiti, tuttavia, l’ufficialità della conferma di aver ottenuto il punteggio massimo è comunque un momento importante per il nostro operato basato sulla legalità, sulla promozione della stessa e sul contrasto all’illegalità».

 

Pubblicato in Economia sociale

Contrastare il fenomeno del maltrattamento minorile tramite azioni di prevenzione e di cura dei minori maltrattati, favorire i legami familiari e promuovere l’integrazione tra piano terapeutico e piano pedagogico, garantendo l’inclusione sociale dei minori a rischio o vittime di maltrattamento. Sono questi gli obiettivi principali del bando “Ricucire i sogni”, promosso da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

In risposta al bando sono pervenute 217 proposte e, dopo un’accurata valutazione in due fasi, ne sono state approvate 18. Di questi progetti, 15 sono regionali e 3 multiregionali e interessano le aree del nord, del centro e del sud Italia comprese le due isole. I partenariati dei 18 progetti coinvolgono complessivamente oltre 300 organizzazioni tra Terzo settore, istituti scolastici, enti pubblici. Il contributo complessivo è pari a 13.973.000 euro. Attraverso i progetti saranno raggiunti oltre 29.000 bambini e ragazzi e 12.000 genitori.

In generale, i progetti saranno impegnati nel rafforzamento dei meccanismi di segnalazione che permettono di individuare i casi di maltrattamento e di fare partire il meccanismo d’aiuto. Si punterà al rafforzamento delle competenze di circa 1.200 tra educatori e insegnanti. Inoltre, tra i minori coinvolti, circa 3.600 avranno accesso a servizi di cura e di protezione specialistici.

Nello specifico, al fine di contrastare il maltrattamento minorile, molte organizzazioni hanno colto l’occasione del bando per realizzare ex novo servizi per la valutazione, il supporto e la cura dei bambini a rischio o vittime di maltrattamento. Il tutto in un’ottica di cooperazione tra enti e istituzioni competenti, quali ad esempio centri specialistici presso i quali realizzare percorsi di sostegno psicoterapeutico su segnalazione di servizi sociali e autorità giudiziaria.

In altri casi, i partenariati hanno privilegiato il potenziamento di servizi avviati precedentemente tramite la messa a sistema degli stessi o il rafforzamento delle competenze degli addetti ai lavori per prevenire anche il rischio di burn-out. A ciascuna rete, inoltre, è stato richiesto di adottare un codice procedurale e di condotta per minimizzare il rischio di comportamenti inadeguati nei confronti di bambini e adolescenti.

A guardare nel dettaglio i progetti, sette di questi prevedono l’attivazione e il potenziamento di servizi dedicati di cura di minori vittime di maltrattamento e abuso: centri specialistici di valutazione psicodiagnostica e presa in carico, équipe multidisciplinari per l’elaborazione e la realizzazione di percorsi di cura terapeutici e pedagogici, spazi neutri per lo svolgimento di incontri protetti tra il minore e il genitore maltrattante o negligente. Altri sei proposte si concentrano sugli aspetti relativi allo sviluppo di percorsi psico-educativi per l’intero nucleo familiare, funzionali anche ad un ipotetico recupero del rapporto con i genitori.  valutazione della recuperabilità genitoriale.  Gli ultimi cinque si presentano come progetti di sistema, volti alla sperimentazione di prassi e modelli operativi integrati e concertati con i servizi e le istituzioni competenti per l’intercettazione e la presa in carico precoce dei casi di maltrattamento.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Circa 38 milioni di persone nel mondo convivono con l'HIV/AIDS, di cui oltre due terzi nell'Africa subsahariana. In Repubblica Centrafricana (RCA), classificata come il paese con l'aspettativa di vita più bassa al mondo, l'HIV è ancora oggi una delle principali cause di mortalità: lo scorso anno ha provocato circa 4.800 decessi, mentre ogni anno vengono confermati circa 5.500 nuovi casi nel paese. Eppure meno della metà delle 110.000 persone stimate che convivono con l'HIV sono sotto trattamento con farmaci antiretrovirali. 

La RCA registra la più alta prevalenza di HIV tra i paesi dell'Africa occidentale e centrale, e si trova in una situazione particolarmente critica, alimentata da anni di conflitti e insicurezza, povertà estrema, violenza, grave carenza di strutture e personale sanitario, problemi nella catena di fornitura dei farmaci antiretrovirali e barriere significative alla diagnosi precoce e alla cura delle persone nel paese. Di fronte a tutto questo, i team di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno favorito la nascita di 'gruppi antiretrovirali di comunità' che aiutano a garantire l'accesso alle cure, la continuità di trattamento e il supporto reciproco tra i pazienti. 

Un micidiale cocktail di ostacoli

"Sebbene la Repubblica Centrafricana abbia la più alta prevalenza di HIV in tutta la regione dell'Africa occidentale e centrale, meno della metà delle persone che convivono con l'HIV sono in cura con farmaci antiretrovirali" dichiara la dr.ssa Miriam Zanotti, responsabile medico di Medici Senza Frontiere (MSF) in CAR. "La situazione è ancora più allarmante per i bambini: dei minori di 15 anni che sanno di essere HIV-positivi, meno di un quarto è in cura". 

La RCA è completamente dipendente da finanziamenti esterni insufficienti per la risposta all'HIV. Pochissime delle strutture sanitarie nel paese offrono test e cure e molte persone che vivono con questo virus devono fare viaggi lunghi, spesso pericolosi, per trovare una clinica in cui siano disponibili i trattamenti. Chi riesce a raggiungere una clinica a volte trova scaffali vuoti invece dei farmaci necessari, e questo rende impossibile una continuità di cura. 

"In un paese in cui la maggior parte delle persone vive con meno di 2 dollari al giorno, le barriere economiche all'assistenza stanno aggravando questa situazione" afferma Marie Charlotte Bantah Sana, responsabile del programma contro le malattie trasmissibili del Ministero della Salute e della Popolazione. "La maggior parte delle persone deve pagare per ottenere un test HIV, e poi deve pagare per diversi test extra prima di poter iniziare il trattamento. Di conseguenza, il 30% di tutti i pazienti invitati per una valutazione pre-trattamento non torna per iniziare il trattamento".

Questo micidiale cocktail di ostacoli, combinato con la fine dei test gratuiti per mancanza di fondi, nonché con scarse informazioni e stigma sulla malattia, aiuta a spiegare perché a quasi due terzi dei pazienti affetti da HIV in RCA viene diagnosticato l'HIV avanzato dal momento in cui iniziano il trattamento con i farmaci antiretrovirali salvavita.

Supportare i pazienti con HIV in stato avanzato

In questo ambiente critico, MSF lavora a stretto contatto con il Ministero della Salute e della Popolazione e si impegna con altri attori chiave per supportare l'accesso a diagnosi e cure. A Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, la prevalenza dell'HIV è doppia rispetto alla media nazionale. Dalla fine del 2019, MSF è l'unica organizzazione a fornire supporto medico gratuito e supporto psicologico ai pazienti in una fase avanzata della malattia che hanno anche coinfezioni da tubercolosi (TB). È stato implementato anche un sistema di trasferimenti tra l'ospedale e i centri sanitari periferici, che sarà ulteriormente sviluppato nei prossimi mesi.

In un anno dall'inizio del progetto HIV/AIDS di MSF presso il Centre Hospitalier Universitaire Communautaire di Bangui, 1.851 pazienti sono stati ricoverati per il trattamento dell'HIV, inclusi 558 pazienti con nuova diagnosi. "Ero in ospedale con un mio parente quando ho iniziato ad avere febbre e sintomi di malaria" dice Reine, una vedova di 34 anni e madre di due figli. "Durante la visita, il team medico si è offerto di farmi il test. È così che sono venuta a conoscenza della mia condizione. Sono stata immediatamente sottoposta a trattamento e sono dovuta tornare in ospedale pochi giorni fa perché mi sono ammalata di nuovo. Ora sono in cura e mi sento meglio giorno dopo giorno".

Anche Anita, una madre di sei figli, non aveva idea di essere sieropositiva, nonostante si sentisse male da tempo. "Era un po' di tempo che mi sentivo male, ma non sapevo di avere l'AIDS. Mi sono ammalata due settimane fa e sono stata portata in ospedale per le cure. Ho saputo della malattia quando sono arrivata qui".

Aumentare l'accesso alle cure attraverso i gruppi di comunità

Fuori Bangui, MSF fornisce cure ai pazienti con HIV avanzato a Paoua, Carnot, Kabo e Batangafo. Per aiutare ad aumentare l'accesso delle persone alle cure, MSF ha istituito 'gruppi antiretrovirali di comunità' a Bambari, Batangafo, Bossangoa, Boguila, Carnot, Kabo, Paoua e Zemio. In questo sistema, gruppi di pazienti che convivono con l'HIV e in condizioni stabili designano uno dei loro membri per andare a ritirare le scorte di farmaci per i mesi successivi per l'intero gruppo, riducendo i costi di trasporto e il tempo speso nelle consultazioni mediche.

Oltre a rendere il trattamento più accessibile, questi gruppi aiutano anche i pazienti ad autogestirsi e partecipare al trattamento e incoraggiano il sostegno tra pari e l'adesione alle cure, in un paese in cui lo stigma contro le persone che vivono con l'HIV rimane una dura realtà. I membri di questi gruppi sono i principali sostenitori della prevenzione dell'HIV e hanno dimostrato che un approccio comunitario può essere estremamente efficace. Aiutano a garantire che i pazienti possano continuare il trattamento anche in circostanze difficili o pericolose, come in RCA, dove picchi di violenza possono rendere rischioso il viaggio.

Questa iniziativa guidata dalla comunità si è rivelata ancora più importante nel contesto del Covid-19, quando l'accesso alle strutture sanitarie è stato ridotto a causa delle misure di prevenzione e controllo per prevenire la diffusione di questo virus. "Nel nostro gruppo, un membro va in ospedale ogni anno per prendere i trattamenti delle altre 10 persone" racconta Serge, membro di un gruppo della comunità supportato da MSF a Carnot. "Questo sistema è importante perché alcune persone si vergognano di andare in ospedale per farsi curare contro l'HIV".

Entro la fine del 2020, MSF avrà aiutato a creare 276 gruppi di comunità antiretrovirali in RCA, che rappresentano circa 2.300 pazienti. "In tutti i progetti in cui è stato implementato il sistema di gruppo, il numero di persone affette da HIV che si uniscono è in costante crescita" continua Laurent Lwindi Mukota di MSF. Un sistema simile è stato istituito in altri paesi africani in cui l'HIV è un problema significativo, tra cui Mozambico, Sud Africa, Zimbabwe e Repubblica Democratica del Congo.

Nel 2019 in CAR, sono state trattate con farmaci antiretrovirali 6.600 persone affette da HIV in strutture sanitarie supportate da MSF. Tuttavia, c'è ancora un lavoro importante da fare per decentralizzare, destigmatizzare e assicurarsi che il test e il trattamento per l'HIV siano gratuiti e accessibili a tutti. Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi nell'ultimo decennio, il sistema sanitario indebolito, esacerbato da anni di violenza, sfollamento e insicurezza, continua a combattere la sua lotta per abbattere le barriere alla risposta all'HIV nel paese. C'è un urgente bisogno di aumentare gli sforzi - e aumentare gli investimenti - in modo da offrire test e cure per l'HIV gratuite e alla portata di tutti nel paese.

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Dicembre 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31