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Giovedì, 02 Aprile 2020

Mercoledì, 12 Febbraio 2020 - nelPaese.it

Il 13 febbraio alle 11 la Scuola secondaria di primo grado "Amerigo Vespucci" di Marano Lagunare (Ud) ospiterà l'incontro per la presentazione finale del progetto di riqualificazione artistica "Immagina, puoi!". Coordinato dall'equipe educativa della Cooperativa sociale Itaca con il sostegno dell'Amministrazione comunale e dell'Uti Riviera Bassa Friulana Tavolo Politiche giovanili, il progetto ha visto la preziosa collaborazione dei docenti della scuola Vespucci.

Durante il percorso una cinquantina di studenti, guidati dagli educatori di Itaca e dall'artista Claudio "Daker" Paolini, hanno riqualificato attraverso i graffiti gli spazi al piano superiore della scuola cui si accede da via Serenissima, coinvolgendo le associazioni che vi hanno sede, la Teatrale Maranese, Asd Porto Maran, Banda Stella Maris, Afds Marano Lagunare e associazione Archeotipi.

Il progetto

Il progetto ha offerto a ragazzi e adulti l'occasione preziosa di vivere in prima persona un'esperienza di cittadinanza attiva, mettendosi in gioco e al servizio della comunità. Tema di "Immagina, puoi!" è stato un percorso grafico incentrato sul viaggio, grazie al quale i ragazzi hanno rappresentato e messo in collegamento le associazioni che vivono quotidianamente lo spazio comune. I ragazzi, protagonisti delle loro proposte, sono stati posti al centro dell'attenzione in un'iniziativa collettiva, dimostrando come un piccolo spazio di espressione possa essere un'occasione per favorire la loro partecipazione alla vita della comunità, diventando essi stessi preziosi strumenti di conoscenza, collegamento e scambio tra residenti e istituzioni.

Partito lo scorso dicembre e conclusosi pochi giorni fa, il progetto si è sviluppato in tre fasi, quella di conoscenza e scambio di esperienze, la progettazione partecipata e la realizzazione finale. Fondamentale in questa prospettiva il lavoro di apprendimento dentro e fuori la scuola da parte di ragazzi e adulti, che hanno imparato strumenti artistici come la calligrafia sperimentale, la forma e l'illustrazione, per poi arrivare al lettering e ad una serie di indicazioni pittoriche come la prospettiva, il chiaro-scuro, il movimento dinamico e la composizione dell'immagine. I ragazzi sono stati accompagnati, attraverso un percorso immaginazione-creatività-esperienza, in un'analisi delle loro esperienze di vita rispetto alle varie attività proposte dalle associazioni.

Non è la destinazione, ma il viaggio che conta

Ribaltando il concetto in base al quale è più importante ammirare l'opera artistica finita e conclusa, "Immagina, puoi!" ha scelto di puntare sull'importanza del viaggio e sull'evoluzione che il progetto artistico collettivo subisce grazie alla contaminazione di tutti gli abitanti, rendendo un elemento apparentemente "banale" del territorio vera e propria opera d'arte. La scelta delle immagini, che richiamano l'attività svolta dalle associazioni, è frutto di un lavoro svolto durante le ore di scolastiche di educazione artistica nelle classi prima, seconda e terza della scuola secondaria di primo grado Vespucci, attraverso un brainstorming con l'artista Claudio "Daker" Paolini, gli insegnanti e gli educatori di Itaca.

I graffiti come strumento educativo

Il fenomeno sociale e culturale del Graffiti Writing è storicamente legato ad azioni illegali e non autorizzate. Spesso considerato esclusivamente come una forma di vandalismo, viene banalmente inteso come espressione di inciviltà e scarso rispetto del bene comune. Il lavoro educativo portato avanti da Itaca è stato quello di ribaltare questo preconcetto: adulti e ragazzi, grazie a "Immagina, puoi!", hanno imparato assieme che libertà di espressione e legittimità di azioni contribuiscono allo sviluppo sociale culturale di una comunità.

Non è la prima volta che Itaca utilizza con i giovani questo linguaggio artistico ed espressivo, basti ricordare "Dreams On The Wall" (2016-2017), progetto di creatività urbana promosso dalla Cooperativa sociale friulana che si fondava su interventi a sfondo socio culturale in cui l'opera d'arte veniva accompagnata da processi di coinvolgimento dei residenti di Marano Lagunare.

Anche in "Immagina, puoi!" ragazzi e residenti sono diventati il fulcro di un'operazione tanto complessa e articolata quanto dirompente: tradurre umori, sensazioni, odori, emozioni, storie, desideri, difficoltà e rapporti sociali in forme e colori su muro.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Le nuove politiche migratorie di Stati Uniti e Messico stanno bloccando migranti e richiedenti asilo in condizioni pericolose, con gravi conseguenze per la loro salute fisica e psicologica. È quanto emerge dal nuovo rapporto "No Way Out" (Nessuna via d'uscita) di Medici Senza Frontiere (MSF) che si basa su 480 interviste a uomini e donne tra i 15 e i 66 anni, provenienti dall'America Centrale, e sulle testimonianze di alcuni operatori umanitari dell'organizzazione.

Nel dossier anche i dati medici relativi alle oltre 26.000 persone assistite durante i primi nove mesi del 2019, che evidenziano gli alti livelli di violenza e di maltrattamenti subiti dai migranti e dai rifugiati nei loro paesi d'origine, lungo la rotta migratoria e sotto la custodia delle autorità statunitensi e messicane. La violenza nel Triangolo Nord del Centroamerica (NTCA), che include El Salvador, Honduras e Guatemala, è paragonabile a quella testimoniata nelle zone di guerra in cui MSF lavora da decenni ed è uno dei fattori principali che alimenta le migrazioni verso il nord, in direzione del Messico e degli Stati Uniti.

"Dopo anni di raccolta di dati medici e testimonianze è evidente che molti dei nostri pazienti stanno disperatamente fuggendo dalla violenza nei loro paesi di origine" dichiara Sergio Martin, capomissione di MSF in Messico. "Queste persone meritano protezione e cure e, come minimo, l'opportunità di chiedere asilo. Invece lungo la rotta migratoria si trovano esposti a un livello di violenza ancora più grande e non riescono a entrare in paesi sicuri. Restano così bloccati in luoghi pericolosi, senza alcuna possibilità di trovare sicurezza". 

Il 61,9% degli intervistati ha dichiarato di aver vissuto situazioni violente nei due anni precedenti l'uscita dal proprio paese. Circa la metà degli intervistati cita l'esposizione alla violenza come la ragione fondamentale della fuga. Più del 75% delle persone che viaggiano con bambini ha dichiarato di essere partito a causa della violenza, incluso il reclutamento forzato in bande criminali. Le persone sono esposte alla violenza anche lungo la rotta della migrazione in Messico: il 57,3% delle persone intervistate è stato vittima di aggressioni, estorsioni, violenze a sfondo sessuale o torture. 

Oltre alle comuni problematiche delle persone in movimento, come infezioni respiratorie, malattie della pelle o dolori muscolo-scheletrici acuti, le équipe di MSF assistono pazienti con ferite da arma da fuoco o vittime di abusi e violenze sessuali. Ansia, depressione e stress post-traumatico, alimentati da un evento violento, sono alcune delle principali ragioni per cui le persone cercano un sostengo psicologico.

"Quando siamo scesi dall'autobus, alcuni uomini hanno afferrato me e mio fratello e hanno portato mia sorella da un'altra parte. Dopo poche ore, noi siamo stati rilasciati, lei no. Abbiamo pagato un riscatto di 5.000 dollari, tutto ciò che avevamo, ma non l'hanno ancora liberata. Non so chi può aiutarci. Non ci fidiamo della polizia. Il nostro piano era di andare negli Stati Uniti, ma ora non possiamo farlo finché non sapremo cosa è successo a nostra sorella" racconta José, un paziente proveniente dall'Honduras assistito da MSF a Nuevo Laredo, in Messico (VIDEO).

Le dure politiche di deterrenza introdotte negli ultimi anni dagli Stati Uniti e dal Messico hanno aumentato i pericoli per i migranti e i richiedenti asilo. In base ai protocolli statunitensi sulla migrazione, i richiedenti asilo negli Stati Uniti sono costretti a rimanere in Messico in attesa che la loro richiesta di asilo venga esaminata, esposti a rapimenti e violenze per mano dei gruppi criminali. Solo ad ottobre 2019, il 75% dei nostri pazienti (33 su 44) mandati a Nuevo Laredo dal protocollo sono stati di recente vittima di un rapimento.

"I richiedenti asilo in Messico sono bersaglio di rapimenti e violenze, per questo le loro vite sono a rischio" afferma Martin di MSF. "Senza alternative sicure e legali, si trovano in balìa delle reti di trafficanti di esseri umani e delle organizzazioni criminali, che sfruttano le persone più vulnerabili. Tutto questo comporta delle conseguenze gravi per la loro salute fisica e psicologica".

La criminalizzazione di migranti e richiedenti asilo mette ulteriormente a rischio la salute e la sicurezza delle persone. MSF fornisce cure mediche e assistenza psicologica a coloro che sono stati trattenuti e deportati dagli Stati Uniti. Molti dei pazienti di MSF in Messico raccontano di essere stati trattenuti in condizioni terribili negli Stati Uniti - a volte in celle frigorifere (dette in spagnolo hieleras, o congelatori), con le luci accese 24 ore al giorno, con un accesso limitato all'assistenza sanitaria, senza cibo, vestiti e coperte a sufficienza.

In Messico, le équipe di MSF hanno visitato diversi centri di detenzione per migranti dove le condizioni di sovraffollamento, l'assistenza medica insufficiente e la carenza di risorse adeguate sono la norma.

Le recenti politiche statunitensi e gli accordi bilaterali raggiunti con il Messico e gli altri governi regionali stanno di fatto smantellando il sistema di protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Queste misure mettono i migranti centro-americani nella condizione di non poter trovare protezione e di non avere possibilità di sfuggire alla violenza. "Queste politiche, che impediscono di ottenere l'asilo e che respingono le persone nel pericolo, hanno peggiorato la crisi umanitaria nell'area" sostiene Marc Bosch, responsabile per le operazioni di MSF in America Latina. "Gli Stati Uniti e il Messico devono porre fine a queste misure, i governi della regione devono mettere le persone al centro delle politiche migratorie e garantire che le vittime di violenza abbiano accesso all'assistenza umanitaria, ai servizi sanitari e alla protezione. Tutte le persone, indipendentemente dal loro status legale, meritano di essere trattate con dignità".

MSF fornisce cure mediche e assistenza psicologica ai migranti lungo la rotta migratoria in Messico dal 2012. I nostri team forniscono assistenza a Tapachula, Tenosique, Coatzacoalcos, Nuevo Laredo, Mexicali, Reynosa e Matamoros. A Città del Messico, MSF gestisce un centro di assistenza specializzato per migranti e richiedenti asilo vittime di violenze estreme.

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Nell'ambito di "Edu.Co. Educativi-Comuni /Comuni-Educativi", un progetto selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ha preso il via lo sportello "scuola – famiglia – territorio".

Il servizio, che rientra nell'ambito dell'azione dedicata al potenziamento degli ambienti didattici, è tenuto da un esperto responsabile che avrà cura di rafforzare e facilitare i rapporti delle scuole con le famiglie e con gli altri servizi socio-sanitari ed assistenziali presenti sul territorio.

La prima scuola dove è stato attivato lo sportello è l'Istituto Comprensivo "2 Sant'Agata" con una presenza presso tutti i plessi dell'istituto (a Sant'Agata dei Goti e Durazzano), successivamente il servizio è stato attivato anche presso l'Istituto Comprensivo Ilaria Alpi con presenze nei comuni di Montesarchio, Bonea e Pannarano e presso l'Istituto Superiore Enrico Fermi (Montesarchio).

L'obiettivo dello sportello è quello di creare uno spazio di facilitazione nel rapporto scuola-famiglia e territorio. Attivo in tre Comuni della provincia di Benevento e promosso dalla Cooperativa Sociale Nuovi Incontri (soggetto responsabile), il progetto "Edu.Co. Educativi-Comuni /Comuni-Educativi" prevede una combinazione di azioni integrate tra di loro che amplificano, qualificano ed integrano le opportunità educativo-esperienziali e didattiche a favore di minori di età 5-14 anni e delle loro famiglie.

 

Pubblicato in Campania

Continua a diminuire la popolazione in Italia: al 1° gennaio 2020 i residenti ammontano a 60 milioni 317 mila, 116 mila in meno su base annua. Lo rileva l'Istat nel rapporto sugli indicatori demografici 2019.

La popolazione, che risulta ininterrottamente in calo da cinque anni consecutivi, registra nel 2019 una riduzione pari al -1,9 per mille residenti. Secondo l’Istat, la riduzione si deve al rilevante bilancio negativo della dinamica naturale (nascite-decessi) risultata nel 2019 pari a -212 mila unità, solo parzialmente attenuata da un saldo migratorio con l'estero ampiamente positivo (+143 mila).

Le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) comportano, inoltre, un saldo negativo per 48mila unità. Nel complesso, pertanto, la popolazione diminuisce di 116 mila unità.

Il calo della popolazione si concentra prevalentemente nel Mezzogiorno (-6,3 per mille) e in misura inferiore nel Centro (-2,2 per mille). Al contrario, prosegue il processo di crescita della popolazione nel Nord (+1,4 per mille).

Lo sviluppo demografico più importante si è registrato nelle Province autonome di Bolzano e Trento, rispettivamente con tassi di variazione pari a +5 e +3,6 per mille. Rilevante anche l'incremento di popolazione osservato in Lombardia (+3,4 per mille) ed Emilia-Romagna (+2,8). La Toscana, pur con un tasso di variazione negativo (-0,5 per mille), è la regione del Centro che contiene maggiormente la flessione demografica e comunque l'ultima a porsi sopra il livello di variazione medio nazionale (-1,9). Totalmente contrapposte le condizioni di sviluppo demografico nelle quali versano le singole regioni del Mezzogiorno, la migliore delle quali - la Sardegna - viaggia nel 2019 a ritmi di variazione della popolazione pari al -5,3 per mille. Particolarmente critica, infine, la dinamica demografica di Molise e Basilicata che nel volgere di un solo anno perdono circa l'1% delle rispettive popolazioni.

Le migrazioni interne, uno dei motivi spopolamento sud

Nel Mezzogiorno, dunque, il bilancio demografico complessivo presenta per l'ennesima volta (dal 2014) segno negativo (-129 mila residenti, pari al -6,3 per mille abitanti). A tale situazione concorrono sia le poste demografiche relative alla dinamica naturale (-2,9 per mille), sia soprattutto quelle relative alle migrazioni interne (-3,8 per mille).

“Si conta, infatti, che nel corso del 2019 circa 418 mila individui abbiano lasciato un comune del Mezzogiorno quale luogo di residenza per trasferirsi in un altro comune italiano (eventualmente anche dello stesso Mezzogiorno, ma in ogni caso diverso da quello di origine) – afferma l’Istat -, mentre circa 341 mila sono gli individui che hanno eletto un comune del Mezzogiorno quale luogo di dimora abituale (eventualmente anche provenienti da altro comune dello stesso Mezzogiorno). Tale dinamica sfavorevole ha generato, quindi, un saldo negativo pari a -77 mila unità per il complesso della ripartizione, risultando peraltro accresciuto rispetto al -73 mila occorso nel 2018”.

La questione accomuna tutte le regioni del Mezzogiorno (singolarmente prese tutte presentano saldi migratori interni negativi) pur se all'interno di un contesto eterogeneo nel quale i margini di grandezza variano dal -1 per mille della Sardegna al -5,8 per mille della Calabria. Le regioni del Nord, dove globalmente si riscontra un tasso del +2,5 per mille, sono quelle a maggiore capacità attrattiva, rispetto a quelle di un Centro che nel complesso registra un +0,6 per mille. “Sotto questo profilo – si afferma -, emergono flussi migratori netti molto positivi tanto nella zona nord-occidentale (Lombardia, +3 per mille), quanto soprattutto in quella nord-orientale e segnatamente nelle Province di Trento (+3,9) e Bolzano (+3,4) e in Emilia-Romagna (+3,7)”.

 (Fonte: Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale

Arriva al Teatro Franco Tagliavini di Novellara giovedì 13 febbraio alle ore 21 la nuova creazione di Festina Lente Teatro "UBU al Luna Park" liberamente tratta dall'Ubu Re di Alfred Jarry, regia di Andreina Garella, che cura il progetto di teatro e salute mentale insieme a Mario Fontanini, realizzato in collaborazione con Regione Emilia-Romagna AUSL Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia, Scandiano, Fondazione I TEATRI di Reggio Emilia, Associazione Sostegno e Zucchero.

Immaginato in un Luna Park, luogo di divertimento, magico e surreale, ma anche di distrazione, superficialità, noncuranza, spazio che diventa specchio del genere umano, lo spettacolo vede in scena un gruppo di persone con fragilità e disagio psichico, che con sensibilità e creatività, tra verità e finzione, contendono lo spazio scenico alle convenzioni sociali, alla prepotenza, all'egoismo, nel tentativo di liberarsi da imposizioni che imprigionano: Stefano Barbieri, Elena Beltrami, Francesco Campana, Marco Cavalli, Giovanni Coli, Antonio Cirillo, Carmine Cirillo, Marco Di Franco, Gaia Gambarelli, Giampaolo Gualtieri, Caterina Iembo, Giuliano Iembo, Paola Iotti, Patrizia Marcuccio, Stefano Marzi, Laura Nocca, Antonia Prandi, Igli Senka, Aurelio Vergai accompagnati dalle musiche travolgenti della Banda di Quartiere di Reggio Emilia diretta da Emanuele Reverberi.

Ubu vuole a tutti i costi diventare re e prendere il potere e, per fare questo, tutto è possibile. Ubu è grottesco e ingombrante, è vigliacco, vittima, carnefice, buffone, ma soprattutto feroce, fornisce una prospettiva sulla realtà, perché se di Ubu ce n'è uno solo, i suoi imitatori sono tanti e non hanno del suo modello la consistenza fantastica. Non c'è più differenza fra bene e male, giusto e ingiusto, onesto e disonesto, non c'è differenza tra i personaggi tronfi e ridicoli, folli e tragici, sul palcoscenico e quelli della vita reale. Forse siamo tutti diventati un po' Ubu?

«Ubu costringe a misurarci con una umanità ormai deformata, incapace d'empatia e di condivisione - scrive Andreina Garella -  Chi ci salverà? Ci salverà la luna, quella luna raggiunta da tanti viaggi poetici istantanei come dardi, senza implicazioni tecnologiche, consumata da analogie, riflessioni, sogni. Ci salverà la scienza delle soluzioni immaginarie che ci può fare vedere un universo fatto di eccezioni. Ci salveranno i lunatici, i fragili portatori di mille sensazioni piacevoli, quelli che manifestano ogni volta una dolce illusione, quelli che ci fanno volare nello spazio salvi e liberi di pensare, quelli che ci guardano come magnifico sogno, quelli che parlano alla luna e passeggiano nell'attesa di una poesia». 

Festina Lente Teatro da ormai numerosi anni propone un teatro attento alla società, indicatore di eventi e cambiamenti che modificano il modo di essere, un teatro in cui impegno artistico e impegno civile permettono di non sfuggire dalla responsabilità del presente. La necessità del fare teatro è l'urgenza del dire, per creare relazioni, scambi, incontri, per difendersi da un mondo che spesso spaventa e non riconosciamo. È un teatro che fa drammaturgia con i racconti di donne migranti, con le visioni poetiche dei matti, con le storie di donne indigene, con i disagi, con i razzismi e le discriminazioni. Raccoglie nella grande discarica dei valori ciò che quotidianamente viene dispensato dalle relazioni tra gli uomini, fino ad entrare nell'animo dello spettatore attraverso i difetti di fusione del suo sentire.

La Banda di Quartiere è un laboratorio musicale aperto e rivolto a musicisti principianti, 20 elementi coordinati dal maestro Emanuele Reverberi che affrontano un repertorio che tocca varie geografie e tradizioni musicali: dalla tradizione popolare emiliana, ai colori dei Balcani, alle luci della musica ebraica, restituendo il tutto in una personalissima versione.

 

Pubblicato in Cultura

Accoglienza, interazioni e migrazioni. Si chiama Meetu l’incontro con operatori e referenti di progetti provenienti da 12 paesi europei che si terrà a Roma il 19 febbraio alle 14.30. A organizzarlo la coop sociale Idea Prisma 82, Arci Roma, Alternata Silos e Forum Terzo Settore Lazio, Accoglienza libera integrata e Naim

Partecipano gli studenti e le studentesse del corso: Welchome Refugees to Lazio nell’aula consiliare del III Municipio Roma-Montesacro di piazza Sempione, 15.

All’incontro partecipano Emanuele Petrella - referente Well(c)home (ex Sprar- Siproimi) -  di coop sociale Ideaprisma82,  Francesca Danese - Forum Terzo settore Lazio, Luisa Tarantino - assistente sociale III municipio roma, Ahmad Hassani - storie di autoimprenditoria - Tm20 e Pisù, Federica Marciano – presidentessa coop sociale Alternata s.i.lo.s.  e “La casa giusta Formia”, Sara Grimaldi - referente Arci roma immigrazione / “Nonnaroma”, Moez Chamkhi - referente ass. Naim - Osservatorio mediterraneo sulle migrazioni, Lodovico Mariani - referente ass. Ali - accoglienzaliberaintegrata

Nel corso dell’evento ci saranno le suggestioni video, sonore e d’arti-già-nate musiclive: “Bluesamor” - brano singolo: Machebellaumanità e la proiezione: “Notjustfood” di Projectfoodrelations
E ancora “Trame”, la mostra fotografica a cura di Alternatasilos e Arciroma e le degustazioni Meltingfood di cucinameticcia a cura delle famiglie ospiti di Well(c)home e progetto Gabri
con il supporto di “Gecobar”, “Petitcaffè” e “Mozzafiato”

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

“Effetto Impresa Sociale - Il ruolo dell’impresa sociale di tipo B per l’inclusione, lo sviluppo e la rigenerazione economica e sociale nelle comunità e nei territori” è il tema del convegno che si svolgerà martedì 18 febbraio 2020, dalle ore 14 e 30 alle 18 e 30, a Roma, presso la Sala Convegni della Città dell’Altra Economia in Largo Dino Frisullo.

L’iniziativa vuole fare il punto sulla situazione della cooperazione sociale di tipo B a Roma e nel Lazio dopo le vicende giudiziarie, che ne hanno coinvolto una piccola parte, infliggendo, però, anche un pesante danno d’immagine a tutto il settore, con ripercussioni a livello nazionale.

Lo scopo è andare oltre, per proporre un percorso virtuoso che faccia uscire la cooperazione sociale dallo stigma mediatico e le permetta di crescere nei territori e nelle comunità per contribuire al loro sviluppo economico e sociale della Regione Lazio, attraverso il dialogo con il territorio, la società civile e le comunità sui loro bisogni e attraverso l’inclusione lavorativa e sociale.

Un dialogo ad ogni livello

“I temi su cui vogliamo aprire un dibattito – spiegano le coop sociali Maggio ’82 e Tandem - con i Consiglieri Regionali della Regione Lazio, i rappresentanti dei sindacati e gli esponenti del Terzo Settore e delle centrali della cooperazione sociale, sono le leggi e le norme in essere per il nostro settore – nazionali, regionali e locali – e la loro reale applicazione sul territorio da parte delle pubbliche amministrazioni”.

Punti di riferimento sono il nuovo contesto che ha creato la riforma del Terzo Settore per il nostro modello d’impresa e, di conseguenza, il processo revisione della Legge Regionale del Lazio 24 del 1996, che regola la Cooperazione Sociale nella nostra regione, anche alla luce di quanto già fatto da altre regioni, come la Toscana e l’Emilia Romagna.

Saranno, infatti, presenti al convegno l’On Sergio Pirozzi, Consigliere Regionale promotore del progetto di legge di revisione della Legge 24 del 1996 presso il consiglio regionale del Lazio, e la On. Marta Bonafoni, Consigliere Regionale del Lazio, che ha contribuito con convinzione a sostenerne il percorso di riforma.

“Affronteremo, inoltre – prosegue la nota delle cooperative romane - il tema dell’agricoltura sociale, con Matteo Amati, presidente della Cooperativa Sociale Consortium – visto che Roma è il più grande comune agricolo d’Europa e molte realtà della nostra cooperazione sociale regionale operano in questo settore - e quello delle Cooperative di Comunità, una realtà innovativa e di prossimità, rispetto a territori e comunità, su cui la Regione Lazio, al contrario di molte altre Regioni, non ha ancora legiferato”.

“Ci auguriamo che questa occasione di confronto possa aprire un dialogo costruttivo con le istituzioni regionali e locali, in un momento in cui, al di là della crisi economica e sociale complessiva dei territori e delle comunità in cui operiamo, noi stessi viviamo le difficoltà di una concorrenza, soprattutto di soggetti privati tradizionali, che usa spregiudicatamente il dumping contrattuale e il varco ‘dell’offerta economicamente più vantaggiosa’ per farsi spazio, ignorando, in latitanza di applicazione, le regole di mercato esistenti”, conclude la nota.

Ciò si traduce, spesso, in servizi al cittadino economici, è vero, ma anche meno efficaci, effettivi ed efficienti e vicini al cittadino, che precarizzano i lavoratori.

Il convegno “Effetto Impresa Sociale”, vuole essere l’inizio di un percorso comune e condiviso tra cooperazione sociale, parti sociali, politica e pubblica amministrazione per lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio e delle nostre comunità.

Al convegno, promosso dalle cooperative sociali ed integrate Maggio ’82 e Tandem e dalla testata online di settore sociale.it, e coordinato da Mario Dany De Luca, Presidente della Cooperativa Sociale Integrata Maggio ’82, e da Giovanni Sansone, Presidente della Società Cooperativa Sociale Integrata Tandem. Intervengono i  consiglieri della Regione Lazio: Marta Bonafoni,  Francesca DE Vito, Emiliano Minnucci, Sergio Pirozzi;  per i Sindacati la Segreteria Cgil Fp Roma e Lazio, con Giovanni Alfonsi, la Cisl Fp Roma e del Lazio, con Stefania Gunnella, la Segreteria Uil - Fpl Roma e Lazio, con Massimo Mattei; per la Cooperazione Sociale ed Il terzo Settore Anna Vettigli, Responsabile Legacoop Sociali Lazio, Filomena Iezzi, Presidente Confcooperative Federsolidarietà Lazio, Eugenio De Crescenzo, Presidente Agci Solidarietà e Vicepresidente Agci Lazio, Francesca Danese, Portavoce Forum del Terzo Settore del Lazio, Carlo De Angelis - Cnca Lazio, Matteo Amati - Presidente Cooperativa Sociale Integrata “Consortium”, Silvana Giovannini - Presidente Ats “Mastri Biscottai Crescono”

 

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